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Cristina – cap. 1: il tempo del collegio

By 26 Febbraio 2024No Comments

Ciao, sono Cristina.
Frequento il terzo liceo di un noto collegio della nostra città.
Uno di quelli dove l’insegnamento e la disciplina sono rigidissimi e dove le classi sono divise tra quelle per i maschi e quelle per le femmine. Tutti rigorosamente in divisa.
La nostra è composta da una camicia bianca, la cravatta con i colori del collegio, un magliocino rosso, i calzettoni bianchi e la gonna a quadretti, corta a pieghe, con gli stessi colori della cravatta. Ai piedi, dei semplici mocassini neri.
Col caldo, andiamo così. Col freddo, com’è adesso, indossiamo un mongomery blu.
In classe, siamo sedici sedicenni.
Tutte belline e tutte con gli ormoni a mille, quello giusto per l’età che abbiamo, ma i ragazzi, soprattutto quelli dell’ultimo anno, li guardiamo dal binocolo.
Ed è comprensibile perché, con le nostre divise, sembriamo ragazzine delle medie e non possiamo competere con le ragazze del liceo pubblico vicino. Loro vestono con minigonne ascellari, tacchi, body, top, pantaloni attillati, e sono sempre truccate. Che invidia.
Insomma, tutte e sedici conosciamo soltanto le nostre dita, chiuse in bagno o nelle nostre camerette.

Oggi è una giornata di pioggia.
Siamo uscite alle 16.oo, come tutti i giorni.
Io, imbacuccata e sotto l’ombrello, faccio strada verso casa. I miei genitori non ci saranno, come ogni giorno. Torneranno verso le venti, se non più tardi.
Ma guarda… sull’altro marciapiede, una ventina di metri davanti a me, c’è il professore di latino, un cinquantenne dalla corporatura imponente, alto, ma che porta male la sua età.
Lucia! Non l’avevo notata… una mia compagna di classe… Sarà cinque metri più indietro del professore, anche lei imbacuccata e sotto l’ombrello.

Saremo tutti di strada verso casa, penso, ma è la prima volta che mi accorgo di loro. Non so nemmeno io il perché, forse per la noia, ma rimango a guardare dalla loro parte.
Avremo fatto cento metri e …. vedo il professore entrare in un cinema. Magari vive solo ed è un modo per passare il pomeriggio, ma…..
entra Lucia?? Ma che film proiettano? Cerco di vedere le locandine ma la pioggia battente mi fa vedere male e decido di attraversare la strada.

Sarà passato qualche minuto perché ho dovuto trovare le strisce pedonali e, poi, tornare indietro. Alzo gli occhi e rimango perplessa. Ci sono due enormi fogli bianchi al posto delle locandine e, in ognuno, c’è la scritta V.M.18…. ma Lucia è entrata lì e, dai vetri, guardando dentro non si vede.
Sono stata una pazza, oppure è l’ incoscienza dei sedici anni, ma sono entrata. L’ambiente è in semioscurità, ma sembra trasandato, in uno stato di semi abbandono, un po’ sporco e con la moquette logora. Io arrivo al banco della cassa. Dietro c’è un uomo, non giovane, dai capelli bianchi. Mi squadra:
“E tu chi sei?” Mi dice, con voce scontrosa.
Non so spiegarmi il perché ma rispondo “Cristina.” con una vocina intimorita da quell’uomo.
Lo vedo poggiare le braccia sul bancone e chinarsi verso di me.
“…e Cristina, dimmi, li hai diciott’anni? Questo è un film vietato.”

Rimango impietrita. Cosa ci fa Lucia in un cinema dove proiettiano un film vietato? E Perché è vietato?
“Ma… ma è appena entrata Lucia, la mia compagna…. Anche lei ha sedici anni… dov’è? Non la vedo.”
Si ritira indietro, drizza le spalle e mi guarda sospettoso, ma incuriosito allo stesso tempo.
“È entrata la tua compagna? Come faccio a sapere che dici la verità…”
Lo interrompo e abbasso la cerniera del mongomery. Ma perché l’ho fatto?
“Guardi… abbiamo la stessa divisa.”
Non mi rendo conto che mi sta spogliando con gli occhi. Ha iniziato dalle caviglie ed è risalito su verso il petto e la mia bocca. Mi fissa le gambe nude e, poi, si sofferma sul maglioncino.
“Va bene, signorina … entra.”
“Grazie… ma….il biglietto?”
“Non ti serve, ragazzina.. Entra!”

La voce di quell’uomo mi mette soggezione e paura. Vado avanti ed entro in sala più per scappare da lui che non per trovare Lucia.

La sala è buia, anche lo schermo è buio, e non vedo nulla. Prima di inciampare decido di sedermi nel primo posto utile dell’ultima fila.
Istintivamente, per una forma di protezione che non comprendo, mi alzo il cappuccio del mongomery.

Improvvisamente lo schermo diventa bianco per un attimo e iniziano a scorrere immagini di pubblicità, sono tutte attività commerciali della città, ma la luminosità mi permette di guardare un po’ in sala.
Ci sono in tutto otto persone, oltre me. Per quello che posso capire ci sono solo uomini, oltre me e la mia compagna. Ma cos’è venuta a fare in questo cinema?

Vedo il professore, è sei file davanti a me, proprio nella prima poltroncina della fila, entrando dal corridoio di destra.
Lucia è nella fila davanti a lui, in una poltrona più centrata, quattro posti più a sinistra del professore. È la fila del corridoio centrale.
Anche lei indossa ancora il mongomery.

Accanto a lei, non c’è nessuno, ma tre posti dopo, sulla sua sinistra, c’è un uomo che avrà una cinquantina d’anni.
Guardo gli altri quattro. Sono tutti seduti nelle file dietro quella dov’è Lucia e nessuno di loro mi ha notata, del resto perché dovrebbero girarsi. Non posso capire la loro età ma posso escludere che siano dei ragazzi.

Inizia il film.
Già dalla prima scena mi sento le guance in fiamme.
Due ragazzi erano con le loro biciclette a passeggio in una pineta.
Si fermano, le posano, si sdraiano e lui esce il cazzo dai pantaloni.. lei glielo prende in una mano e si china con la testa, ma…

…Vengo distratta dall’uomo che era seduto tre poltrone più in là di Lucia. Si è alzato dal suo posto e si è riseduto accanto alla mia compagna, alla sua sinistra.

Guardo il professore che si agita e che non guarda più verso lo schermo. Cerco gli altri spettatori, nessuno di loro sta guardando le scene del film. Sono tutti puntati su Lucia.
Torno a guardare Lucia e chi le è seduto accanto.
Lei si agita, ma non capisco, perché non vedo da dove sono seduta.

Una pazza! Sono stata una pazza.

Mi sono alzata e sono tornata indietro, come se volessi uscire dalla sala.

Invece, ho percorso il corridoio di fondo, sino a raggiungere quello laterale alla sinistra. Ho camminato oltrepassando il corridoio centrale e sono entrata nella prima fila dopo, sedendomi un cinque posti alla sinistra di Lucia.
Ho tenuto il cappuccio e mi sono accucciata per guardare dietro, attraverso le fessure tra le poltrone della mia fila. La luminosità che proviene dallo schermo mi fa’ vedere benissimo.

Stavo per svenire.

Il mongomery di Lucia è aperto e quell’uomo ha una mano sotto la sua gonna e una sul suo seno, anche se sul maglioncino …. e lei ha la testa reclinata all’indietro…

Sono incantata ad osservare quella scena quando uno degli uomini, un vecchio, si è alzato per andarsi a sedere, nella fila del professore, nella poltrona dietro quella di Lucia, ma alla sua destra. Un altro si è alzato e si è andato a posizionare nella poltrona dietro quella di Lucia, ma alla sua sinistra. Se il primo avrà settant’anni, il secondo ne avrà quaranta.
Intanto, il cinquantenne che è su di lei le ha alzato la gonna e le si vedono le cosce, nude.
Cosa combineranno?

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