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Dell’Impero di Licanes e di ciò che accadde

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Ordunque, passarono invero molti anni, ben seicento.
Dopo Lyca, seconda regina dal regno quieto e fiorente e figlia del Fondatore Janus e di Layla, giunse Lucius. Egli fu uomo forte e volitivo, condottiero degno e amante delle arti. Grazie a lui, l’Impero di Roma fondato dai Licanei, dai Cimanei e dalle guerriere del Kelreas, prosperò e si espanse.
Invero, egli morì combattendo i barbari di Leutietia Parisiorium, nella regione della Ferancia.
Il suo successore, Lucius Lysander fu il maglio dei barbari ed invero assoggettò gran parte della Ferancia fatto salvo per le paludi del nord e le terre sommerse ad essa confinanti.
Espandendosi verso quello che un tempo era il centro del continente noto come Europa, le armate imperiali colonizzarono vasti territori. Gli Elvecti accolsero gioiosamente l’arrivo delle legioni e si sottomisero pacificamente condividendo la loro cultura e i loro beni ed accettando i Licanei e la loro cultura tra di loro. Invero, il regno di Lucius Lysander fu coronato da conquiste eccelse.
Al termine della sua vita egli aveva espanso l’impero dalla Ferencia Pireneica sino al maestoso fiume Reneus. Con l’eccezione della Ferencia Nordica abitata da mutanti e reietti barbarici, il dominio dell’Impero si era esteso su tutto il territorio ferencio.
Lysander morì a centovent’anni e fu divinizzato con il medesimo nome. Ad egli, successe per diritto di nascita la figlia, Agustea Lysander. Essa fu pacifica e glorificò gli déi dei Licanei, del Kelreas e dei popoli assoggettati, riunendoli in un pantheon quantomai vasto, dichiarando la libertà di culto come valore fondamentale dell’Impero.
Roma ridivenne città fiorente e invero si espanse sino a inglobare il vicino porto di Ostia.
Alla morte, Agustea fu bruciata sul rogo funebre e si dice che un filo di fumo dorato, ritenuto dai sacerdoti e dagli auguri la sua anima, si elevò verso il cielo.
Alla pia madre, successe poi Anthesio Lysander. Egli fu dissoluto ma invero sotto di lui l’impero s’ingrandì ulteriormente, ché egli inviò il generale Severio Tullio verso le Isole Britaniche.
Egli, al comando di dieci legioni, ognuna composta di diecimila uomini, invero ne conquistò la gran parte, edificando la città di Lundinium e facendone capitale della provincia.
Alla morte di Anthesio, fu Severio Tullio adottato Lysander ad ascendere al titolo di Imperator con la benedizione del Senato di Roma. Lieto si ergeva ora lo stendardo di Roma anche sulle isole del mare interno. Il regno di Tullio fu breve ed egli sposò Phaenia, figlia di guerriere del Kelreas.
Con il nome di Phaenia Tullio-Lysander essa ascese al trono mentre il di loro figlio cresceva.
Phaenia regnò per vent’anni, regolamentando le leggi e incoraggiando l’integrazione dei popoli sottomessi nell’Impero. Invero, verso gli ultimi anni di regno, diede grandi feste in onore di suo figlio, Khetelo Tullio-Lysander. Egli ascese al trono a trent’anni per materna volontà contro il volere del Senato. Invero il suo regno fu dissoluto, egli si allontanò dagli déi paterni e sperperò molti soldi nel commercio con potenze straniere per oggetti rari.
Sotto il suo regno, le selvagge tribu della Renea invasero l’Impero due volte, saccheggiando le città limitrofe e arrivando a lambire la terra degli Elvecti. La morte ghermì l’Imperator prima che potesse reagire a tale minaccia e fu Sentenzio Piveo a occuparsi di respingere i barbari oltre il Reno e a garantire invero la vittoria finale su di essi, giungendo a conquistare un notevole tratto dell’entroterra, arrivando sino alla costa baltica che lambiva la Perusia.
Al ritorno nell’Impero, Sentenzio fu acclamato Imperator.
Egli fondò colonie e conquistò altre regioni, tra cui le isole dì Giudecca e Berenizia, regine guerriere barbare dedite alle peggiori nefandezze. Purgate con il fuoco, le isole conobbero nuova gloria. Sentenzio Piveo spirò a settantotto anni a causa di una malattia che falcidiò le sue legioni durante la marcia nei territori selvaggi dei Deserti di Glasero. I superstiti della strage riferirono di tribù non assoggettate, barbari in numero notevole.
Invero, dopo Sentenzio si avvicendarono Giulio Antonio Piveo, Athlia Pivea, Lymanio Piveo, tutti morti in sin troppo giovane età. La linea dei Pivei trovò infine un degno erede in Mekeus Piveo.
Mekeus, uomo di scienza e di mare, mappò il mare baltico, i mari interni, lo stretto di Suezza.
Egli commerciò con i Numisi, con i Finnici, con le popolazioni barbare, convincendo invero i neri abitanti della Numisia ad assoggettarsi all’Impero. I Finnici tuttavia non sentirono ragioni e calarono sull’Impero devastando le Isole Britaniche. Mekeus bandì una spedizione punitiva, devastando i territori dei Finnici e costringendoli a migrare. 
Stabilì finanche una colonia in quei territori, Mekea Ultima. Essa fiorì moderatamente.
Di ritorno verso Roma, Mekeus morì per cause naturali, all’età di sessantasei anni.
Sua figlia Anatlia Pivea ascese al trono. Essa spese molto denaro e favorì i suoi amanti ammantandoli della Porpora Onorefica e dando loro molteplici ricchezze, elevandoli al rango di Gens Nobilitata e spesso addirittura a cariche politiche senza che essi ne fossero effettivamente degni. Il suo regno fu caratterizzato da incompetenza e ciò favorì la distruzione di Mekea Ultima per mano dei Finnici. Decisa a cercare un accordo con essi, Anatlia Pivea si donò al capo dei barbarici predoni, il cui nome era Ufhedhin il Rosso. Dalla loro relazione nacque un figlio ma il Senato rifiutò di riconoscerlo come Imperator. Anatlia fece dunque uccidere molti avversari (veri o presunti). Compose odi poetiche sull’eros e sul godimento carnale e trascurò tutti gli déi eccetto quelli stranieri che potessero conferirle maggior piacere e lussuria. Sfinì i suoi amanti con amplessi continui, tanto che il valoroso generale Anistandio morì nel suo letto, cavalcato dalla lasciva femmina. Invero, il regno di Anatlia coprì di vergogna l’Impero. Ella inviò i mercanti e le legioni a caccia di nuove terre ove trovare uomini dal fisico possente e la virilità inuguagliata.
Il suo comportamento dispotico portò alla condanna da parte del Senato e degli alti sacerdoti.
Il Legato Simone Nero, già vincitore dei Finnici e dei Sarmazi, castigo degli Hiberi, marciò su Roma con le sue Legioni. Ligio al mandato delle leggi divine che volevano che nessun’esercito entrasse in Roma in armi, richiese che l’Imperatrix abdicasse. Ella, ormai settantenne, rifiutò.
Lo stallo si protrasse per sei lunghi giorni, al termine dei quali, Anatlia Pivea morì.
I suoi numerosi figli furono estromessi dalla successione. Di essi Licio Niveo accettò la cosa con maggior serenità, dedicandosi alle austerità per placare gli déi, adirati dalla condotta della madre.
Gli altri figli scelsero l’esilio o la carriera militare. Solo Nathlia Sesta, sesta figlia di Anatlia Pivea, brillò per le sue doti di ballerina e cantante ed ella morì giovane venendo divinizzata come musa delle arti.
Simone Nero fu eletto Imperator. Dedito al culto scoperto dalle Isole Persiche del dio Mithra, fece voto di combattere il male laddove esso sarebbe apparso. Assoggettò l’Hiberia e la Lustania, piantando l’aquila bicefala bianconera dell’Impero sulle remote Insulae Mauritie.
Il suo regno fu lungo, lieto e invero ebbe tre figli da tre diverse donne.
Morì raccomandando ai suoi figli di seguire sempre il giusto, il bene e ciò che vi é di nobile.
Il figlio maggiore, Antonio Nero, ereditò il trono. Il secondogenito, Ludmio Nero divenne Comes Imperatoris, braccio armato del regnante mentre il terzogenito divenne governatore di Ferencia.
Invero, Antonio Nero espanse grandemente l’Impero, arrivando a conquistare anche vase porzioni del Deserto Glasero e dell’Arcipelago Persico.
Tali mirabili vittorie segnarono anche la fine della Grande Flotta Pirata Cilicea, sconfitta e decimata dalla Marina Imperiale durante la Battaglia dello Stretto di Gaugamla.
Succedette ad Antonio Nero il figlio Septimo Nero. La figlia primogenita, Aristarda Nera, fu offesa da tale azione. Le Legioni sotto il di lei comando stanziate in Hiberia, la elessero Imperatrix contro il volere del Senato.
In Numisia, fu eletto dall’esercito, Actio Rubro. Nella lontana Provincia di Clicia Philadelphia, supportato da alcune esuli del Kelreas e diversi guerrieri barbari arruolati, fu eletto Nimandeo Feral. 
Così iniziò purtroppo il triste Periodo della Grande Tribolazione.
I culti barbarici e non licanei furono intanto proibiti da Septimo e le discendenti del Kelreas lasciarono il territorio romano per protesta.

Cronaca e genialogia Imperiale compilata da Lithia di Kelreas, ultima serva della Dea Madre.
Documento ritrovato nel loculum studii della Vestale della Dea dopo la scoperta del suo suicidio.
Reso pubblico per volontà dell’Imperator Septimo Nero.

 

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