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Diario di E – Prima di.. 01

By 11 Dicembre 2023No Comments
Curioso, da ragazzina avevo vissuto un complesso di inferiorità rispetto alle altre ragazze che avevano già seni abbondanti a 15 anni e una corte di ragazzi, io, fianchi stretti, piatta come una tavola e con una crescita lentissima, venivo sistematicamente ignorata, niente di più che una amica a cui raccontare imprese amorose.
In più il mio carattere silenzioso e osservatore mi faceva passare praticamente sempre inosservata ad ogni festa.
Così arrivai all’estate e nessuna storia.
Già, perché se la verginità avevo provveduto a perderla da sola, con un dildo che avevo trovato in un cassetto di mia madre, io, quando tutte le mie compagne raccontavano delle loro scopate o dei pompini fatti sul sedile di un’auto, tacevo; non so se sapessero o meno della mia situazione, ma io non dicevo e le altre non chiedevano. A me andava bene così.
Ero ancora la ragazza magra e con poche tette, tornata un’altra volta al paesino al mare con la famiglia.
Stavamo in una grande casa vicino al mare e, finalmente in costume scoprii alcune cose, la mia crescita lenta mi aveva salvata da cellulite e smagliature, avevo gambe perfette e toniche e un culo che faceva una curva perfetta, il mio seno minimo di cui mi ero vergognata per anni adesso sfidava tranquillamente la forza di gravità a differenza di quelle che ho avevano già i seni che cedevano o si trovavano con un culo cellulitico, ebbi anche la conferma che tutti i maschi della spiaggia dai 16 anni in su mi guardavano, chi sfacciatamente, chi, magari accompagnato da mogli o fidanzate, sbirciava da dietro le lenti degli occhiali da sole.
La cosa mi divertì e mi intrigò ebbi un lampo di lucida follia, capii che potevo essere io a condurre il gioco, per prima cosa mi feci una sessione suppletiva di rasoio, e così mi rasai la passerina a zero.
Avevo deciso che qualcuno me lo sarei scopato, occorreva decidere chi.
Certamente nessuno che conoscessi, nemmeno per sbaglio, ci tenevo ai fatti miei.
E scartai i miei coetanei: si rischiava di finire o con degli assoluti incapaci o con degli stronzi pronti a raccontare tutto agli amici appena tolto il profilattico.
No, ci voleva qualcuno che sapesse usare l’uccello, ma che tenesse anche la bocca chiusa e, guarda casa, il tipo c’era.
Due ombrelloni più in là c’era sempre una coppa, sui 45, con un moccioso obeso rompipalle, quelle pesti che rompono a ciclo continuo, e lei che si comportava come se fosse stata la più figa della spiaggia, non lo sarebbe stata nemmeno con 30 kg e 20 anni di meno, figuriamoci adesso che, ad occhio, navigava attorno agli 80 chili.
Ma lui era decisamente tenuto per le palle, a quanto avevo capito ad avere i soldi era la famiglia di lei, dinastia di avvocati, se lui faceva qualche cazzata automaticamente si trovava in mutande, e così sopportava quei due barili di lardo di sua moglie e del ragazzino.
Cazzi suoi, ma lui faceva al caso mio, aveva troppo da perdere a parlare, era il tipo giusto.
Cominciai a stuzzicarlo, dal sistemarmi le spalline del costume quando sapevo che guardava, o a sfiorarlo col seno al banco del bar lì vicino.
Usavo un copricostume con le maniche larghe, così che potesse vedere le mie tettine sode ed eleganti mentre mi muovevo, che facesse il confronto con il disastro che aveva a fianco, e, da come teneva il giornale sui bermuda, il confronto lo stava facendo.
Dovevo trovare il momento e il posto giusto, occorreva che ci fosse abbastanza gente in giro ma non troppa, in maniera da non farsi notare per l’assenza ma nemmeno di correre il rischio di farsi beccare.
L’orario di pranzo andava benissimo, avevo notato che lui restava in spiaggia mentre la trippona e il figlio andavano a rimpinzarsi e non stavano mai via meno di un’ora e mezza.
Regolare come un orologio alle 13 il consorte si trovò solo, si guardò intorno e andò a farsi un tuffo in mare, tempo cinque minuti e stava uscendo di nuovo, mi alzai, feci qualche passo e, quando ero vicino finsi di perdere l’equilibrio, gli arrivai quasi addosso, mi afferrò, lo ringraziai, finsi di fare qualche passo, lamentandomi, la migliore recita per una finta caviglia slogata.
  • Mi può aiutare finché arrivo al motorino in parcheggio? ho paura di non farcela con questa caviglia che mi fa male.
Lo dissi con la voce più suadente che riuscivo a fare sventolando degli occhioni da cerbiatta innocente.
Lui farfugliò qualcosa, ma acconsentì, ci muovemmo verso il parcheggio, io appoggiata a lui fingevo di zoppicare.
C’era un punto poco visibile, stretto tra delle barche messe a secco e dei magazzini usati per le reti, la porta di uno era aperta, lo avevo visto qualche giorno prima, ma non ci entrava nessuno se non il fine settimana, il posto era perfetto.
Raggiuto il punto rallentai.
  • Mi fa male, ci possiamo fermare un minuto, mi siedo su quel muretto?
Prima di una risposta mi fermai e mi sedetti, ero con la testa all’altezza dei suoi bermuda.
  • Grazie che fa tutto questo per me! A proposito, io sono Linda (improvvisai il primo nome che mi veniva in mente), mi scusi, non conosco il suo nome.
  • Mauro, mi chiamo Mauro, nessun problema Linda, mi fa piacere aiutarti.
  • Grazie, signor Mauro, non so proprio come sdebitarmi.
  • Ma non c’è assolutamente bisogno!
  • Nemmeno se…
  • Nemmeno se, cosa?
  • Sa ho visto che mi guardava, quando mi mettevo la crema in spiaggia, mi trova carina?
  • Si, certo, sei carina, molto carina.
Stava deglutendo, cominciava a non capire nulla.
  • Perché vorrei ringraziarla per il disturbo.
Dicendo così sfiorai il suo pacco sotto i bermuda, cominciava a diventargli duro, chissà da quanto non scopava.
  • Ma non serve, cara.
  • Ma io voglio ringraziarla per l’aiuto.

Feci lo sguardo più da bambina indifesa che potessi e iniziai a passargli la mano sul cazzo, in mezzo c’era solo uno strato di tessuto, era cotto.
Cercò di arretrare, ma il suo cazzo prese il controllo.

  • Oh, cazzo, ma non serve!
  • Signor Mauro, io VOGLIO ringraziarla!
Infilai veloce la mano nei pantaloncini, e inizia a menargli l’asta.
  • Guardi se quella porta è aperta (lo sapevo benissimo che lo era, avevo controllato mezz’ora prima), magari è tranquillo.
Lui la aprì, io entrai subito, tenendogli la mano sul cazzo e tirandomelo dietro come un cagnolino.
Gli tirai giù il costume e lo feci sedere, fosse mai che mi svenisse dall’emozione, mi inginocchia tra le sue gambe e mi tolsi il copricostume, avevo un due pezzi a laccetti.
Iniziai a menarglielo, poi, di colpo me lo infilai in bocca, aveva un cazzo non affatto male, magari usato solo per farsi le seghe, ma tutt’altro che male.
Lo sento, sento la cappella tirata, il filetto, scorro con la lingua attorno al glande, lo afferro per le gambe e lo tiro a me, un paio di volte lui cera di prendermi la testa per scoparmi, mi blocco e con un “no” lo fermo.
Riparto, con la lingua gli corro su e giù per l’asta, lo bacio, poi me lo infilo completamente in gola.
Avanti e indietro, veloce, lenta, bacio, succhio, corro con la lingua.
Lo sento ansimare, tremare, ha il cazzo duro come il marmo.
Mi fermo, voglio lasciarlo sbollire un momento, in un attimo libero i nodi del costume, resto nuda, i capezzoli lo puntano dritti e turgidi, la mia passerina è gonfia, gli guido la mano dentro di me, mi infila uno, due. tre dita, mi masturba furiosamente.
Gli riprendo il cazzo, oramai è pronto ad esplodere, mi avvicino, me lo punto contro la figa gonfia e bagnata.
Di colpo lo infila dentro, scivola facile, si ferma quando i nostri bacini si toccano, mi appoggio a qualcosa dietro di me, per stare un attimo più alta, lui inizia a spingere, uno, due, tre colpi, poi rallenta, riparte accelera e rallenta ogni tanto un poco più veloce, in altri momenti si ferma restando dentro di me.
Con le braccia gli cingo il collo, intanto spinge il suo cazzo in fondo, sento la cappella che avanza e torna indietro, accelera sempre di più.
Mi stacco da lui, il suo cazzo esce, sporco di miei succhi, sono ancora allargata, ma ho una passera elastica, tra neanche mezz’ora sarà perfetta.
Lo riprendo in bocca, lo succhio con voluttà, di colpo si blocca, delle pulsazioni esplodono, lo sento tremare, mi sta venendo.
Le pulsazioni rallentano, ingoio tutto.
Mi rivesto rapidamente, con un fazzolettino preso in borsa mi ripulisco, gli stampo un bacio sulla guancia e me ne vado, lasciandolo lì, col cazzo svuotato e senza zoppicare.
Da domani cambiamo spiaggia.
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