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CAPITOLO DUE

Elisa si tirò indietro; i suoi luminosi occhi color smeraldo penetrano nei miei. “Oh papà,” sussurrò. “Tutto quel whisky. Ho proprio bisogno di fare pipì.”

Lei sorrise. “Vuoi guardare?”

Il mio cuore si è fermato. Poi mi alzai in piedi, un rantolo emerse dalla mia gola. Le gambe di Elisa mi girarono intorno alla vita e le mie braccia circondarono le sue, stringendola contro di me. Lei strillò.

“Oooh papà, non così stretto,” la sua risata argentata tintinnava nel mio orecchio. “Non vorrai che ti pisci addosso.”

Tenendola in braccio percorsi a grandi passi il corridoio ed entrai in bagno, fermandomi davanti al gabinetto. Elisa liberò le gambe da me e la misi sul pavimento. Non osavo quasi respirare. Con gli occhi fissi nei miei, Elisa fece scivolare i pollici sotto la mia vecchia maglietta, agganciandoli all’elastico delle sue mutandine ai fianchi. Tenendo le ginocchia dritte, si piegò lentamente in avanti, trascinandole sulle cosce, sulle ginocchia, fino alle caviglie. Si raddrizzò e si allontanò con cautela da loro, calciandole verso il cesto. Mentre si fermavano, ho notato una linea cremosa di umidità che tracciava il centro della stoffa. I suoi occhi seguirono i miei ed ebbe un piccolo brivido.

“Me l’hai provocato tu” sussurrò.

Non potevo rispondere. Il tempo era rallentato fino a diventare un’era glaciale, e ogni respiro fischiava quasi dolorosamente attraverso i miei polmoni. Mi sono reso conto che stavo stringendo i denti e dovevo rilassare consapevolmente le mie mascelle serrate. I miei calzoncini erano tesi il più possibile, e io ero duro, duro, duro come l’acciaio! Gli occhi di Elisa si spalancarono quando scesero sul mio inguine e udii il suo respiro affannoso.

“Me l’hai provocato tu!” Ho sussurrato.

Elisa si tastò dietro di sé e sollevò il coperchio del water, poi si abbassò lentamente, percorrendo gli ultimi centimetri con un piccolo tonfo. Non ero sicuro di come avrebbe proceduto, supponendo che la timidezza le avrebbe costretto le gambe a chiudersi e che si sarebbe curvata in avanti, imbarazzata.

La mia Elisa non era affatto così.

Con una mano arrotolò l’orlo della maglietta, tirandolo su fino all’ombelico, poi si appoggiò di nuovo allo schienale e allargò le ginocchia, rivelandomi tutta la sua gloria celata.

Impallidii e caddi in ginocchio tra le sue gambe, sporgendomi lentamente in avanti, per vedere meglio. Le sue labbra esterne gonfie si aprirono con un piccolo “plic”, rivelando la vagina più bella che abbia mai visto, il suo interno rosa brillante luccicante di eccitazione perlacea. Da un adorabile e liscio cappuccio clitorideo triangolare emersero due labbra interne perfettamente simmetriche con bordi strutturati, quasi arricciati.

Mentre li guardavo, anche loro iniziarono a separarsi, sia per l’eccitazione, la postura di Elisa, o forse un po’ per entrambi. Mi è sembrato di guardare un fiore rosa dispiegarsi in una sequenza time lapse. All’interno, ora potevo vedere il suo vestibolo vulvare e, cosa più importante, la sua apertura uretrale. Il mio pene ora martellava dolorosamente ad ogni battito cardiaco e si sentiva più duro di quanto non fosse mai stato prima. Il respiro di Elisa stava diventando affannoso, e mentre guardavo, un rivolo del suo succo cremoso scorreva lungo la parte posteriore della sua apertura e gocciolava nell’acqua.

Sentivo l’odore della sua eccitazione. Il profumo muschiato e intenso della sua secrezione mi stava spingendo sempre più in alto nella mia trance piena di lussuria. Il mio liquido pre seminale stava inzuppando i miei pantaloncini e sapevo che se avessi guardato in basso avrei visto una grande macchia bagnata

“Eli…”

“Papà…”

Abbiamo parlato insieme e, appena l’abbiamo fatto, il flusso di Elisa è uscito fuori da lei, forte e intenso, schizzando contro la porcellana e schizzando goccioline sul mio viso. Lei gemette, e io mi avvicinai ancora di più, annusando la forte piccantezza della sua urina e leccando il sapore salato di lei dalle mie labbra. Elisa iniziò a tremare di passione e il suo flusso vacillò. Stava ansimando ora, un piccolo “Oh, Oh, Oh” ed a quel suono ho raggiunto l’orgasmo.

“GAAAH”, riuscii a dire mentre il mio cervello si riempiva di Dio solo sa quali sostanze neurochimiche. “AAARGH, ARGH, ARGH!” La mia vista si è offuscata e ho perso il contatto con tutte le sensazioni fisiche, a parte la pura beatitudine che riempiva e cancellava simultaneamente ogni fibra del mio essere. Il mio cazzo gonfio stava pompando, pompando, pompando il mio seme come mai prima e mi sono sentito scivolare verso l’incoscienza.

Da qualche parte in un altro universo ho sentito Elisa ululare come un animale selvatico, un suono gutturale e bestiale come non avevo mai sentito prima. Quando sono tornato in me stesso, ho sentito le dita aggrovigliarsi tra i miei capelli e tirarmi su selvaggiamente, unendo le nostre fronti. Stava sussultando, i denti scoperti, gli occhi verdi come una schiuma selvaggia, il respiro affannato dentro e fuori di lei in singhiozzi strazianti. La sua mano libera aveva abbandonato l’orlo della maglietta, che una parte di me aveva notato ora era intrisa di urina, e si sfregava freneticamente tra le gambe, emettendo un rapido stridore. Dopo un po’, iniziò a rallentare, passando da maniacale a semplicemente pazza, poi a una specie di contrazione staccata, che alla fine rallentò e si fermò. Lei gemette e si afflosciò verso di me. L’ho presa tra le braccia e siamo crollati insieme sul pavimento freddo e duro del bagno.

Restammo insieme per un po’, la sua testa sul mio braccio, riprendendo fiato, raccogliendo i nostri pensieri. I suoi occhi color smeraldo erano luminosi, illeggibili. Non mi erano mai sembrati più belli.

Quando ho potuto parlare, ho sussurrato.

“Cosa. Cazzo?”

“Papà… penso… di aver rotto… la mia figa!”

“Chi sei?” Ho chiesto. “E cosa hai fatto con la mia Elisa?”

Lei ridacchiò e io sbuffai. In pochi secondi urlavamo dalle risate, completamente impotenti, paralizzati dall’allegria. Per la seconda volta in meno di cinque minuti eravamo persi nelle sensazioni, fuori dai nostri corpi. Mentre i nostri parossismi svanivano, lasciandoci di nuovo senza fiato, ho stretto la mia bambina in un forte abbraccio.

“Oh, mia dolce bambina. Ti voglio bene!”

“Ti voglio bene anch’io, papà!”

“Dai, alziamoci da questo freddo pavimento.”

Mi sono alzato, ho trovato le mie ginocchia, poi i miei piedi. Mi chinai, offrendo la mia mano, ed Elisa l’afferrò, permettendomi di aiutarla ad alzarsi.

Abbiamo guardato il pavimento e sono stato sorpreso di vedere che non era così disordinato come mi aspettavo. Pochi punti bagnati, non di più. Ho guardato Elisa. Era inzuppata dall’ombelico in giù. Ho guardato me stesso. Ero umido nel punto in cui ero entrato in contatto con lei e avevo un’enorme macchia bagnata appiccicosa sul davanti dei miei pantaloncini.

“Allora,” Elisa sorrise. “Bella la pioggia dorata, eh?”

Ho sorriso. “Sì!”

Ci siamo guardati ancora per un momento, poi abbiamo parlato insieme.

“Eli…”

“Papà…”

“Vai tu per primo.” Lei sorrise.

“Okay. Uh. Quello che abbiamo appena fatto, insieme, è considerato molto tabù nella nostra società.” Lei annuì solennemente. “Prima di fare qualsiasi altra cosa, suggerisco di prenderci una settimana per pensare a come ci sentiamo al riguardo. Possiamo sederci e parlare seriamente di come andare avanti, senza alcol”.

Elisa ci rifletté per un momento, poi annuì. “Sembra una buona idea, papà.”

“Ma per ora, perché non ti ripulisci.” Feci un cenno al box doccia. “Andrò a fare lo stesso. Poi andremo a dormire un po’.”

“Ok papà.” È venuta tra le mie braccia e mi ha abbracciato. L’ho baciata sulla fronte, poi l’ho spinta in direzione della doccia.

“Filare.” le ho sussurrato.

Mi voltai e mi diressi verso il mio bagno. L’acqua bollente andò in qualche modo ad alleviare i miei muscoli doloranti, ma non fece nulla per lavare via la macchia di incesto che aveva radicato la mia anima.

Quando sono uscito, con l’asciugamano intorno alla vita, pronto ad andare a letto, ho trovato Elisa, castamente coperta da un gigantesco accappatoio bianco e soffice, seduta sul mio letto.

“Elisa, pensavo di aver detto…”

“Va tutto bene, papà. Volevo solo augurarti la buonanotte. Ci siamo dimenticati, prima.”

“Oh ok.” È corsa di nuovo tra le mie braccia e ho baciato di nuovo la sua bella fronte. “Buonanotte, tesoro.”

“Buonanotte, papà. Ti voglio bene.”

“Ti voglio bene anche io, Elisa.”

Poi se n’era andata.

La settimana successiva trascorse confusamente. Non riuscivo a decidere come mi sentivo. Da un lato quello che avevamo fatto era sbagliato, sbagliato, sbagliato. Dall’altro, ho ragionato, Elisa era quella che aveva avviato l’attività in bagno, era un’adulta e in grado di prendere le sue decisioni. Immaginavo che Elisa stesse attraversando un simile dilemma morale.

Da parte sua, Elisa si era attenuta al nostro accordo. Aveva evitato qualsiasi discussione sull’incidente e si era comportata bene con i limiti del comportamento familiare “normale”. La nostra relazione era ancora amorevole e fisicamente affettuosa come prima, ma c’era una certa forza, come se entrambi ci stessimo sforzando troppo.

Il successivo venerdì ha fatto un caldo torrido. La colonnina di mercurio doveva raggiungere i 30 gradi. A colazione, ho chiesto a Elisa se sarebbe stata pronta quel pomeriggio per parlare della nostra relazione. Sorrise, anche se un po’ incerta.

“Sì papà. Sono pronta.”

“Brava ragazza. Incontriamoci in piscina dopo che avrò finito di lavorare.” Il suo sorriso si illuminò alla prospettiva.

“Ottima idea, padre.”

Quel pomeriggio dopo il lavoro mi sono cambiato e sono andato in piscina. Non c’era ancora traccia di Elisa, quindi mi sono tuffato e ho nuotato per qualche pigro giro mentre aspettavo. Dopo un po’ Elisa è apparsa nel suo ultimo bikini, quello che le avevo comprato all’inizio dell’estate. Aveva una stampa floreale che pensavo fosse troppo rivelatrice, ma lei aveva affermato che era fin troppo modesta, quindi l’abbiamo definito un giusto compromesso. Sembrava sbalorditiva, i suoi capelli color rame le scorrevano sulle spalle come se fossero vivi, i seni rimbalzavano graziosamente, appesi al laccetto intorno al collo.

“Tuffo a bomba!” Gridò e saltò pericolosamente vicino a me prima di afferrare le gambe al petto e schiantarsi nell’acqua, spruzzando acqua in tutte le direzioni e creando un’onda enorme che lambiva avanti e indietro in lungo e in largo la piscina. Eravamo all’estremità profonda, quindi la forza del suo ingresso l’ha spinta abbastanza in profondità nell’acqua.

Emerse proprio di fronte a me e mi gettò le braccia al collo, premendomi contro e dandomi un bacio sul naso. “Buon venerdì, papà.”

“Grazie, spruzzona. Anche a te.” Le ho detto, poi abbiamo entrambi fatto caso al doppio senso non intenzionale. Siamo scoppiati a ridere.

“Dove sei stata prima?” Ho chiesto.

“Oh, stamattina ho dimenticato di portare la mia bottiglia d’acqua, quindi avevo bisogno di idratarmi. Scusa.”

“Va bene, tesoro. Sei pronta a parlare?” Le ho chiesto.

“Sì! Ma prima voglio mostrarti una cosa.”

“Che cos’è?”

“Ecco, senti questo.” Elisa mi ha afferrato la mano e l’ha infilata tra le sue gambe, con il palmo rivolto verso l’alto, in modo che le mie dita fossero premute contro la sua vulva, fuori dai suoi slip. Potevo sentire la lunghezza della sua fessura lungo il mio dito medio.

La guardai a bocca aperta. “Elisa, pensavo fossimo d’accordo…”

“Shhh,” mormorò. “Aspetta solo che… Ahh!”

Ho sentito il calore fuoriuscire da lei mentre la sua vescica spingeva fuori la pipì, nella mia mano, incredibilmente calda nel freddo della piscina.

“Ti voglio bene, papà. Qualunque cosa accada, niente cambierà mai le cose.”

Il mio cazzo stava già ruggendo, martellando contro le sbarre della sua cella. Ho guardato in basso e ho potuto vedere una nuvola giallastra che si diffondeva intorno alla parte centrale di Elisa. Riuscivo ancora a ricordare il suo sapore di una settimana fa, mentre leccavo le sue goccioline dalle mie labbra. I miei pantaloncini erano di nuovo in tenda, che spuntavano comicamente davanti a me.

Era troppo, e sono scattato. Alzai la mano finché le mie dita trovarono l’elastico in vita del suo bikini sotto l’ombelico. Ho abbassato la mano, tracciando il suo contorno fino a quando il mio dito medio non è scivolato nella sua fessura, e mi sono tuffato più a fondo, seguendolo fino a quando ho trovato il suo ingresso, che stava ancora pompando pipì bollente nella piscina. Ho spinto il dito fino in fondo. La sensazione è stata incredibile, le sue pareti scivolose hanno offerto resistenza ma allo stesso tempo mi hanno accolto.

“Oh!” Elisa squittì, il flusso di calore si fermò per la sua sorpresa. Ci pensò, poi si alzò e mi mise le mani sulle spalle. “Oh, in effetti!”

Il flusso caldo ricominciò, ed Elisa dondolò i fianchi in avanti, poi indietro. L’effetto fu che il mio dito scivolò lentamente avanti e indietro in lei e il suo clitoride si sfregò contro il palmo della mia mano. Il mio cazzo stava impazzendo nella sua reclusione, nel disperato tentativo di liberarsi. Elisa mi tirò vicino e mi sussurrò; “Baciami, papà.”

Gemetti e mi appoggiai a lei. Il morbido calore delle sue labbra era scioccante nella sua intensità. La sua lingua cercò la mia e poi fummo bloccati nel bacio. Il mio mondo, il mio intero universo, si è ridotto alla sensazione del suo calore scivoloso sul mio dito, sul mio palmo, al profumo del suo respiro e al sapore della sua bocca. Ero vagamente consapevole di una sensazione di strappo ai miei fianchi e all’improvviso il mio cazzo si è liberato, ondeggiando legnosamente nella corrente della pompa della piscina. Una stretta mi circondò la circonferenza e io gemetti nella bocca di Elisa mentre iniziava ad accarezzare la mia asta dura come una roccia.

I fianchi di Elisa dondolavano sempre più velocemente contro la mia mano. Piccoli grugniti di piacere le sfuggirono, accompagnati dai miei sussulti estatici mentre lavorava il mio cazzo con entrambe le mani. La mia mano libera arrivò al suo petto, e l’ho spinta sotto il cordoncino del suo bikini, spingendolo su, sopra i suoi seni. Afferrai il suo seno liscio e sodo, sentendo il capezzolo duro scivolare nel mio palmo come se fosse sempre stato lì.

Strappai il nostro bacio, le mie labbra cercarono l’altro capezzolo. Ho baciato la strada lungo il pendio del suo petto finché non ho trovato il mio premio, succhiandolo avidamente nella mia bocca. Elisa gridò di piacere e si scagliò contro di me, contraendo ora con crescente fervore e sapevo che era vicina alla sua fine. Le ho afferrato il capezzolo e l’ho fatto rotolare saldamente tra l’indice e il pollice, spingendola oltre il bordo.

Un grido gutturale esplose da Elisa, e lei si strinse forte sul mio cazzo mentre veniva, i fianchi spingevano in modo incontrollabile e la sua piccola figa stretta si stringeva saldamente sul mio dito, innescando il mio rilascio. Le mie gambe si sono indebolite mentre il mio orgasmo mi ha investito, minacciando di sommergermi. In qualche modo, ho trovato la forza di rimanere in piedi, pompando la mia gioia nell’acqua mentre il mio cervello balbettava nell’incoerenza, e tutta la mia consapevolezza era centrata sul piacere incandescente del mio orgasmo.

Mi resi conto che le braccia di Elisa erano intorno al mio collo, la sua bocca cercava la mia mentre usava la spinta dell’acqua per avvolgere le gambe intorno alla mia vita. I suoi seni nudi premevano in modo seducente contro di me mentre la sua lingua si faceva strada di nuovo oltre le mie labbra. Ho ricambiato il bacio, tenendola stretta e crogiolandomi nella gloria di questa splendida creatura avvolta intorno a me. Dopo pochi istanti abbiamo rotto il bacio e ho guardato in quelle incredibili sfere verdi e ho sorriso.

“Beh, immagino sia la tua risposta, Elisa.”

“Era così ovvio?”

“Tipo.”

“E tu, papà? Quale sarebbe stata la tua risposta prima che ti dirottassi?”

“Asciughiamoci e parliamo.”

“Va bene, papà”

Ci aggiustammo il costume, ci asciugammo e ci avviammo verso la casa. Mentre ci avviavamo, sentii la mano di Elisa scivolare nella mia, le dita intrecciate. Il mio cuore si è gonfiato nel mio petto. Niente era mai sembrato così giusto.

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Commenti per questo racconto

  1. asterix90 22 Settembre 2022 at 11:58

    Sempre più interessante il percorso tra padre e figlia

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