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Il trattamento Ludovico 3

By 16 Aprile 2022No Comments

Era in piedi di fronte a me, il suo seno bianco era vergato di rosso dalle mie torture, la sua naturale eleganza era stata strappata via dalla feroce passione, respirava profondamente, uscì dalla mia visuale, lasciandomi nuovamente preda delle mie voglie insoddisfatte.

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Dopo un tempo che mi parve infinito sentii sciogliere le corde che mi bloccavano alla sedia, ero libero, lei mi apparve da dietro porgendomi bruscamente i vestiti ed ordinandomi di vestirmi, il suo sguardo era severo, le braccia conserte, il suo seno appariva austero,io ero nudo e con il pene eretto, mi sentivo assoggettato da lei, lei era a conoscenza del mio desiderio e la mia verga pulsante lo sottolineava inesorabilmente, è destabilizzante avere una marmorea erezione e sentirsi umiliato da questa, cominciai ad eseguire gli ordini, e mentre lo facevo mi accorsi di non avere tra le mani i miei boxer, la padrona si era forse sbagliata? Erano di qualche altro schiavo? Un moto di gelosia e ribrezzo percorse le mie membra ed un suono balbettante usci dalla mia bocca “pa.pa..padro…” “VESTITI” mi intimò lei, eseguii lentamente l’ordine e vergognosamente , cominciai dai boxer, erano morbida seta, scivolosi e dal tocco delicato, fasciato da questi il mio pene aumentò il suo vigore e con esso il potere di lei su di me, completai l’ordine sotto il suo severo sguardo e lei indicandomi la porta mi ordinò di uscire, incamminandomi verso essa mi accorsi dell’effetto stimolante della biancheria di seta sul mio pene, stavo per sborrarmi nei pantaloni, “appena arriverò a casa mi sfonderò di seghe” pensai ed in quel momento una voce proveniente dalle mie spalle mi pugnalò ” vedi di non sborrare, vedi di non venirti nei pantaloni, vedi di non venire per niente, altrimenti quando tornerai qui tra tre giorni dovrò punirti”, le sue parole mi gettarono nella più profonda disperazione, il cuore sembrava esplodermi nel petto, “si, padrona” sussurrai in punta di lacrime ed uscii.

Dovevo percorre circa 5 chilometri per arrivare a casa per poi infilare in cazzo sotto l’acqua gelida sperando di calmarlo, ma era dura ed era duro anche lui, il mio cazzo sembrava la freccia di una bussola che indicava ogni culetto ed ogni seno ballonzolante, puntava tutto ciò che lo stimolava freneticamente ed incessantemente, una bocca adornata da denti bianchissimi, degli occhi azzurri di una passante, le delicate mani della studentessa, le gambe che spuntavano dalla gonna dell’avvocato, Roma in primavera può essere una città infernale per chi ha voglie insoddisfatte, anche la panna montata del gelataio sembrava invitante, il cervello mi inviava immagini di scopate, di donne gementi devote alla mia verga e del mio cazzo svettante e sborrante, lo vedevo schizzare su di ogni fanciulla passante, lo sentivo duro dentro i boxer, mi vergognavo del prorompente rigonfiamento dei miei pantaloni, mi sembrava di essere un tossico con la mente annebbiata, mi appoggiavo alle mura per riprendere fiato, il telefono cominciò a vibrare, un altro scherzo di Sara? Meglio rispondere subito, era Maria, la sua voce lacrimosa mi sorprese al telefono, le volevo bene, ed istantaneamente la preoccupazione fece sparire in me ogni traccia del desiderio, ero nuovamente lucido, tra le lacrime mi chiese di raggiungerla, “cosa le era successo?” “cosa la turbava?” Accelerai il passo.

continua.

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