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Il cammino gli era ostacolato da secchi rami che gli pungevano le braccia e trattenevano le gambe. Il suo passo si faceva sempre più incerto, sempre più lento man mano che penetrava più in profondità in quella natura vergine.
Ma sapeva che se fosse riuscito a non distogliere lo sguardo dalla sua Stella, allora sarebbe stato sicuramente appagato.
Le gialle foglie autunnali calpestate che lastricavano il passaggio scoppiettavano ad ogni passo, lasciando dietro di loro un’eco inconfondibile. Erano i ricordi di un passato che ossessivamente ripiombavano insistenti nella sua vita. Ricordi che potevano bruciare, anche in quel luogo umido e oscuro.
All’improvviso da una curva sbucò una giovane donna che spingeva una carrozzina. Dentro c’erano due piccoli scheletri che si stavano dimenando tutti tarantolati. Appena si accorsero di lui si bloccarono, fissandolo con i loro occhi cavi e profondi . “Lei ti sta…” disse uno dei due “ …aspettando”, concluse l’altro.
La giovane donna possedeva due bellissimi occhi azzurri, che investivano la mente con il tipico velo che ammalia, ma donavano speranza ai cuori solitari e vagabondi.
“Mi piace il tuo sguardo”, le dichiarò l’uomo con ingenua schiettezza.
Lei gli mostrò il seno, gonfio del latte che avrebbe nutrito i due esseri già morti, ma che forse era destinato anche a lui. Le due grosse mammelle gli ricordavano il calore di un forte abbraccio quando si è alla ricerca di un porto sicuro. Lui tastò con voluttuosa ingordigia le grazie generose della donna, soffermandosi sui grossi capezzoli pulsanti.
“Succhiamele, ti prego”, lo invitò lei, accompagnando la testa maschile sul proprio seno. Egli ubbidì come fa un bravo bambino ubbidiente, e si trastullò divertito con la lingua su quella pelle morbida e gonfia. I languidi mormorii di piacere della donna accarezzavano la libido dell’uomo, che aumentava il ritmo del suo gioco di lingua. Ad occhi chiusi il buio gli appariva come l’infinito il piacere che gli saliva trascendendo i normali freni inibitori della piatta quotidianità. Lei gli accarezzava la testa e lo spingeva con sempre maggiore vigore addosso alle sue mammelle palpitanti. Lui addentò un capezzolo e tirò forte. Un urlo. Poi uno zampillo di bianco…
“No!”, gridò la donna quasi spaventata. “Lei ti sta aspettando. Lei ha aperto le porte dei confini tra il regno del passato e quello del presente: lei è Halloween!”.
“Cosa?”, fece l’uomo alquanto perplesso, spaesato da quel cambio di rotta. Ma non fece in tempo a pensare altro che i due scheletri gli balzarono addosso spingendolo indietro e facendogli perdere l’equilibrio.
L’uomo sprofondò all’improvviso, seguito nell’abisso da un mare di foglie e da quello sguardo azzurro che sembrava un addio: “Guarda nel profondo”.
Ora egli stava cadendo sospeso in uno spazio che non aveva trovato ancora la sua identità, veloce come il tempo di un’idea.
Finché arrivò lei.
La Regina delle Zucche lo stava aspettando. Seduta pigramente sul suo trono, in fondo al lungo salone, circondata dalla sua tribù, lo fissava intensamente con divertita curiosità.
Completamente nuda e luccicante nei prismi dei ventagli di luce che emanavano le gemme attorno al suo collo e ai lobi delle orecchie, era così affascinante! Avvolta nei suoi effluvi che sapevano di umida morte e febbrile lussuria, era il richiamo perfetto e irresistibile per ogni anima sensibile. Era il futuro al quale tutti anelavano.
“Al pipistrello non servono gli occhi: con il suo radar è in grado di volare solo con la sua percezione”, pronunciò enigmatica la Regina.
L’uomo non capì subito, ma si stava pian piano avvicinando a lei, per ammirarla in tutto il suo cerimoniale splendore e per udire meglio ciò che aveva da dirgli.
Lei continuò: “Così come lui, io voglio che tu ora chiuda gli occhi e che ti lasci guidare solo dai tuoi sensi, che ti abbandoni assolutamente ad essi…e che ti affidi completamente a me. Io sono ciò che unisce. Io sono la chiave che tutti gli spiriti cercano inviano ”.
L’uomo ebbe un’erezione improvvisa. Ebbe la visione di due enormi seni nascosti in una foresta verdeggiante. Erano i seni della donna che sveva incontrato poco prima. Aveva gli occhi aperti ma la sua mente ormai viaggiava in un’altra dimensione, un luogo dove il tempo è effimero e il corpo schiavo di una volontà superiore.
La Regina delle Zucche fece un cenno con la mano e all’improvviso apparvero dall’oscurità una mezza dozzina di suoi servitori. Erano figure antropomorfe dal corpo umano e la testa di zucca. Sollevarono di peso l’uomo e lo portarono al cospetto della loro padrona. Lui era in uno stato di estasi irreale, immerso con la mente in un mare di colori intensi e sensazioni animali. Il suo pene ben eretto svettava con orgoglio davanti a lui, cosa che la Regina evidentemente aveva apprezzato fin da subito.
“Vedo che affronti con il giusto spirito la situazione, bravo!”, si complimentò mentre allungava la mano per saggiare personalmente quella tentazione. Iniziò quindi a masturbarlo lentamente e a lungo. L’uomo sentiva aumentare in maniera vorticosa la passione che gli saliva dal suo sesso martoriato da quel dolce inganno. Bramava disperatamente di penetrare il tenero fiore della donna, ma non riusciva a muoversi. Solo gli occhi potevano esprimere quel fuoco di forte desiderio, e lei li vide bene!
Fece quindi stendere l’uomo e gli salì sopra. Tra le gambe nascondeva una vulva succulenta e praticamente perfetta, con le tenere carni dalle labbra dischiuse. Un po’ più in alto, sul pube, la corta striscia di pelo era stata rasata in modo che raffigurasse una zucca ghignante e perversa. Che stava calando inesorabile sopra di lui…
Si sentì scoppiare il cuore nell’istante in cui fu dentro la Regina. Ora davanti a lui ballavano i seni generosi della sovrana in una cornice si preziose luci caleidoscopiche, enormi palle si carne che enfatizzavano la forza di quella celebrazione orgiastica.
Il pene dell’uomo pulsava all’impazzata dentro l’accogliente vagina regale. Lei lo cavalcò sicura e decisa fino al momento dell’estrema estasi, quando iniziava a sentire dentro di sé gli intermittenti fiotti del seme maschile. Prese allora ad aiutarsi con le dita sollecitando il grosso clitoride, perché voleva a tutti i costi raggiungere l’orgasmo insieme a lui.
“Eccomi…arrivo!”, esclamò finalmente, con il membro dell’uomo che continuava ancora ad eiaculare e non la finiva più di venirle dentro. Stavamo godendo insieme, sotto gli occhi di decine di zucche che ci fissavano compiaciute.
Risuonò in lontananza un boato profondo come un gong. La Regina delle Zucche inarcò la schiena concentrata nel suo orgasmo, unendo le sue urla di piacere al suono basso della Terra.
Le vibrazioni che si diffusero nell’etere erano così potenti che l’uomo iniziò a sgretolarsi dissolvendosi in polvere. Ora poteva finalmente vedere gli spiriti e le anime di chi c’era stato prima di lui e di chi si era consumato come lui in quell’intensità di energia sessuale. Il volo durò giusto il tempo per andarsi a depositare lentamente sulla Madre Terra e sulla sua Regina, fecondando ogni cosa per una nuova rinascita.

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