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La schiava più fortunata del mondo

By 15 Luglio 2023No Comments

Solo sesso anale. Questo mi era concesso. Questo era quello che meritavo. La mia passera è troppo distraente da quello che è il vero scopo: far godere il mio padrone.

È stato lui a spiegarmi questo concetto e da allora non mi è più concesso toccarmi, strusciarmi, masturbarmi la fica in qualsiasi modo. Le brave schiave giocano solo col culo. Quando sento la mia fica chiedere attenzioni l’unica cosa che posso fare è punirla, dandole degli schiaffi o delle frustate, ma solo sotto la supervisione del mio padrone, per non rischiare che ci prenda gusto.

“La tua figa deve essere sempre asciutta, chiaro? Non voglio trovarti a bagnarti come una cagna in calore, non pensi di essere più di questo?” aveva detto il mio padrone. Da allora controlla spesso che io non sia eccitata e, se mi trova bagnata mi punisce.
Essendo successo molte volte, è arrivato alla conclusione che sì, sono una cagna in calore e mi ha quindi comprato un butt plug munito di coda di cane, questo per ricordarmi della cagna che sono e per tenere il mio culo sempre dilatato e pronto all’uso.

“Mettiti sulle mie gambe” aveva detto il padrone una sera, mentre era sul divano a guardare la tv. Io eseguii. Ovviamente ero completamente nuda (i cani non si vestono) e il mio butt plug era inserito, l’avevo tenuto dentro tutto il giorno in cui lui era al lavoro. Il padrone cominciò ad accarezzarmi le natiche, a palparle, poi prese la coda e cominciò a tirarla piano piano, senza farla uscire dal mio buco, per poi lasciarla di nuovo. Tira, lascia, tira, lascia. Il mio buchino stretto in questo modo cominciava ad allagarsi. Il padrone faceva spesso questo giochino, sapeva che con quei movimenti lenti e studiati mi avrebbe eccitata, anche se non toccava la mia passera. Infatti, cominciai a gemere. “Non ti starà mica piacendo?” disse il padrone, e prontamente infilò un dito tra le labbra della mia fica ma senza penetrarla. Ne uscì bagnato. “Così proprio non va, dovremmo insegnare una lezione a quella fica da cagna.”

Rabbrividii. Se era vero cha amavo il mio padrone con tutto il mio cuore, le sue punizioni potevano variare da semplice sculacciate a vere e proprie torture, non sapevo mai cosa aspettarmi. “Mi dispiace, padrone.”
“È tutto qui quello che hai da dire?” mi assestò una forte sculacciata su una natica.
“Aaaah!” gemetti dal dolore improvviso. “Mi dispiace, mi dispiace! Sono una cagna, lo so!”
“Su questo non c’è dubbio, ti bagni anche se non ti sfioro la passera, incredibile!” senza preavviso, prese la coda e la tirò con forza, facendo uscire di colpo il plug dal mio culo. Cacciai un urlo di dolore, il plug era abbastanza grosso e non ero preparata. Sentii le sue mani mettersi sulle natiche e tirare verso l’esterno per esporre al meglio il mio povero buco. “Anche sul culo non ci siamo,” disse il padrone “Non ti dovrebbe fare male farti uscire il plug, il tuo culo deve sempre essere pronto a ricevere un cazzo; invece, la tua figa sembra bella pronta, eh?” mi diede un forte schiaffo sulla figa, gemetti di nuovo.

“Alzati” disse. “Mettiti sdraiata sul tavolino della tv a pancia il su, le gambe aperte e tieniti le ginocchia con le mani. Aspetta che torni.”
Ubbidii. Restavo in completo silenzio, ma sapevo cosa volesse farmi in quella posizione. Voleva battermi la passera. Nonostante non fossi del tutto felice, ero abituata, lo faceva quasi ogni giorno, e non era una delle sue torture. Presi quindi posizione e lo aspettai per un paio di minuti.

Quando lo vidi tornare, aveva più di un oggetto in mano, questo voleva dire che forse ero stata un po’ troppo affrettata nel pensare positivo. Aveva in mano un paddle, un dildo, un butt plug bello grosso, delle mollette e una canna di circa 60cm. Tremai.
Appoggiò tutto a terra affianco al tavolino. “Penso che a volte io sia troppo buono con te, per questo ti bagni ancora, la tua fica non percepisce la punizione, anzi, si bagna pure! Dobbiamo farglielo capire.” Prese le mollette dal pavimento. “Dimmi, cagna, queste mollette dove le mettiamo?”. Sapevo la risposta “S-sui miei capezzoli” balbettai. Di risposta, il padrone mi assestò un piccolo schiaffo su un seno “Brava, cagna.”
Sorrisi timidamente. Ogni volta che il padrone mi complimentava sorridevo sempre, perché sapevo che il mio compito nella vita era di soddisfarlo. Mi preparai al dolore quando vidi la molletta avvicinarsi al capezzolo e quando si chiuse soffocai un urlo. Avevo i capezzoli molto sensibili, il padrone lo sapeva, e per questo gli piaceva torturarmeli. Posizionò anche la seconda molletta, poi le tirò leggermente per assicurarsi che fossero ben fissate, provocandomi altro dolore. “Molto bene,” disse, e si spostò di fronte alle mie gambe aperte. “Adesso occupiamoci di questa figa bagnata.” Prese uno straccio ruvido e lo passò rozzamente sulla mia figa per asciugarla. L’unico momento in cui la mia figa poteva essere toccata era durante le punizioni e doveva essere o battuta o asciugata con un panno ruvido che mi irritava e graffiava, così che non potessi godere.

“Ahi!” urlai quando il panno passò sul clitoride ormai gonfio. Il padrone ignorò le mie lamentele, finì di asciugare la mia figa e prese in mano il paddle, non era uno doi quelli in legno, bensì in pelle, per non creare compunque danni importanti. “Allora, cagna, adesso ti batterò la figa per venti volte, te devi sempre rimanere in posizione, non chiudere mai le gambe e conta. Se chiudi le gambe o dimentichi di contare passiamo alla canna, chiaro?”.

Tremai. “Sì, padrone.” E mi diede il primo colpo. Fu forte, doloroso, dovetti impiegare tutta la mia forza per non chiudere le gambe di scatto. Una lacrima mi scese lungo la guancia “Uno” dissi. Il padrone continuò. “Due… tre… aaaaaah…. Quattro…” i colpi erano ritmati, non troppo veloci, ma decisi e potenti, colpo dopo colpo sentivo la mia figa cominciare a bruciare. “Undici… dodici…” la cosa peggiore è che sentivo che si stava anche bagnando, ed era questione di attimi prima che il padrone se ne accorgesse. “Diciannove… venti!”. Finii di contare e lui finì di colpirmi. “Molto bene” disse. Mi osservò la passera e sorrise nel vederla bella rossa, prese il panno ruvido e lo passò sopra, provocandomi ancora più dolore, vista l’infiammazione. Il padrone guardò il panno. Era bagnato. Mi diede un forte colpo con la mano sulla figa. “Sei proprio incorreggibile! Cosa sbaglio con te? Da quant’è che non prendi un cazzo in figa?”
“Un anno, padrone” risposi.
“Eppure, ancora ti bagni?? Non dovrebbe essersi praticamente chiusa a questo punto? Sei proprio una cagna. Dovrò usare la canna.”
“No, padrone, per favore! La canna no, qualsiasi cosa ma non quella!” implorai. La canna era il modo più crudele che aveva di battermi, in più, la usava spesso per battermi solo il clitoride, ed era un’agonia.

Il padrone tirò le mollette attaccate ai miei capezzoli e le premette tanto da farmi urlare. “Vedi che non collabori? Vedi perché continui a bagnarti e non fai progressi? Perché non riconosci che quello che faccio lo faccio per il tuo bene. Vuoi continuare ad essere una cagna o vuoi tornare ad essere una schiava umana?”
Singhiozzai. “Una schiava umana, padrone.”
“Allora preparati” disse, prendendo la canna.

La posizione per la canna era la stessa del paddle, solo che non dovevo tenere le mie ginocchia ma con entrambe le mani aprire le labbra della mia passera per esporre il clitoride. Lo feci con le mani tremanti.
“Ora, sai che la canna è molto dolorosa, e il clitoride non può prendere tanti colpi prima di farsi effettivamente male, cosa che non vorrei succedesse, anche se te lo meriteresti. Quindi sarò buono. Cinque colpi. Ma te dovrai stare ferma, senza muovere le gambe o le mani, quelle non le colpirò, e voglio che conti e che mi ringrazi dopo ogni colpo. Voglio che tu dica ‘Grazie padrone per punire il mio clitoride da cagna’, capito?”
“Sì, padrone.”

Lui si avvicinò e oscillò la canna avanti e indietro per prendere la mira sul mio clitoride, ormai gonfio e arrossato. Alzò infine la canna e io strinsi i denti. Arrivò il colpo, dritto sul clitoride, e io urlai molto forte, le mie gambe si mossero, ma non abbastanza per aizzare l’ira del padrone. Cominciai a piangere inconsolabilmente “Uno. Grazie padrone per punire il mio clitoride da cagna” riuscii a dire a stento.
Lui prese la mira di nuovo ed arrivò il secondo colpo. Urlai di nuovo. “Due. Grazie padrone per punire il mio clitoride da cagna”. Arrivò poi il terzo e il quarto, ogni colpo sentivo come se il mio povero clitoride si spezzasse in due. Per l’ultimo colpo si premurò di colpire con tutta la forza che aveva e, quando lo fece, gridai a squarciagola, piangendo inconsolabilmente. “Cinque! Grazie padrone per punire il mio clitoride da cagna!”
Il padrone appoggiò a terra la canna ed osservò la mia fica. I segni della canna erano ben visibili sul clitoride, un colpo doveva avermi fatto uscire una goccia di sangue, perché quando il padrone passò il panno ruvido vidi una piccola macchia di rosso. Il padrone, però, sorrise. “Bene, questa volta non ti sei bagnata, forse dovrei usare questo metodo ogni giorno, cosa dici?”
Ero spaventatissima all’idea, ma sapevo di non poter replicare. “Sì, padrone, so che sta facendo il meglio per me”.
“Molto bene, direi che adesso ti meriti un premio. Lo sai, la figa serve per il dolore, il culo per il pacere, e ti sei meritata il piacere.”
Sorrisi, ancora con le guance bagnate dalle lacrime “Grazie, padrone.”

Il padrone tolse lentamente le mollette dai miei capezzoli, che si presentarono anch’essi arrossati e dolenti. “Alzati e mettiti di nuovo sulle mie ginocchia, dobbiamo allargare quel buco che a quest’ora si sarà ristretto”.
Eseguii, felice che la tortura fosse finita. Nel fare quei pochi passi fino al divano sentivo ancora il mio clitoride gonfio provocarmi dolore. Mi stesi sulle ginocchia del mio padrone, sentii che la sua erezione spingeva sul mio stomaco e provai molta gioia nel sapere che la mia punizione l’avesse eccitato. Per una schiava l’erezione del padrone era il miglior complimento e prendere il suo cazzo in tutti i buchi il più grande onore.
Il padrone allargò le mie natiche e ispezionò il mio buchino. Ci passò sopra il dito ma gli venne un dubbio. “Ti sei fatta il tuo clistere quotidiano? Non voglio sporcarmi le mani.”
“Sì, signore, poco prima che tornasse a casa, come ogni giorno.”
“Molto bene” disse, e affondò profondamente un dito nel mio culo. Gemetti. La sensazione di essere penetrata dalle mani del padrone era fonte di grande gioia e piacere, tanto che ancheggiai leggermente.
“Ehi, sta’ ferma!” mi disse “E con una mano tieni allargato bene il tuo culo, se no non riesco ad allargarti bene.”
Eseguii e il padrone di risposta inserì un secondo dito. Lì sentì il mio culetto dilatarsi e tirare. Il padrone non utilizzava lubrificanti, diceva che il culo doveva abituarsi ad essere pronto a prendere un cazzo da sé e doveva quindi produrre lui i succhi per la penetrazione, a meno che non dovesse inserire un dildo o un plug talmente grossi da potermi lacerare il buchino, che negli anni era rimasto comunque molto stretto. Il padrone ci teneva che rimanesse così. Cominciai a mugulare sottovoce, la sensazione del mio buco che si allargava era davvero piacevole. Inserì un altro dito e cominciò muoversi. Dentro, fuori, dentro, fuori. I movimenti erano lenti, per permettere al mio buco di allargarsi senza l’uso di lubrificante.

Dopo un paio di minuti, tirò fuori le dita e me le fece pulire con la bocca. Osservò poi bene il mio buco che tirando le natiche si poteva osservare quanto si fosse allargato. “Bene, direi che possiamo inserire il dildo.” Lo prese in mano e mi infilò anche quello in bocca. Non lo faceva per permettermi di bagnarlo, ma per farmi apprezzare la sua grandezza, per farmi immaginare quanto mi avrebbe aperto il buco del culo tra qualche secondo. In effetti era bello grosso, ma niente che non avevo mai gestito, il cazzo del padrone era molto più grosso, tanto da sentirmi impalata quando me lo metteva nel culo.
Tirò fuori dalla bocca il dildo e premette la punta sul mio buco. “Pronta? Devi rilassarti, perché ho intenzione di ficcartelo tutto nel culo fino in fondo in un colpo solo. Dovrei averti allargato abbastanza. Se non ti rilassi ti farà molto male.”
Annuii. “Sì, padrone. Spingi quel grosso dildo in fondo al mio culo, lo voglio.”
“Che puttanella” disse con un sorriso malizioso e poco dopo spinse con forza e, come promesso, mi affondò l’intero dildo nel culo, lo tenne fermo per qualche attimo, studiando la mia reazione. Io avevo urlato gemiti di piacere, certo, il dolore era presente, ma era una frazione di quello provato pochi minuti fa, la sensazione invece di dilatazione e pienezza che mi portava il dildo era eccitante. Oh, no. Sentivo la mia figa diventare bagnata di nuovo. Sperai che il padrone non se ne accorgesse.

“Lo senti questo dildo riempirti il buco del culo? Ti piace? Sei proprio una puttana” e con queste parole il padrone cominciò a muovere il dildo. Dentro, fuori, dentro, fuori. Io stavo godendo da matti, era bellissimo, ed ero felice che il padrone fosse riuscito ad inserirlo tutto senza problemi, perché sapevo che era soddisfatto della cosa.
Dopo qualche minuto, il padrone si sentì la gamba bagnata. Affondò ancora una volta tutta la lunghezza del dildo nel mio culo e lo lasciò lì, ordinarmi di non spingerlo fuori”. Prese il panno ruvido e me lo passò sulla figa ancora irritata. Sospirò nel vedere il panno bagnato. “Ma com’è possibile?? Ti ho battuta per mezz’ora e ti bagni ancora? Sei senza speranza.”
Mi vergognai di me stessa, avevo fallito ancora una volta le sue aspettative. “Mi dispiace, padrone. Ha ragione, sono e sarò sempre una cagna, la prego, mi punisca ancora se lo ritiene necessario.”
“Necessario lo è di certo, tuttavia, vorrei proprio scoparti il culo adesso, non so però se te lo meriti.”
I miei occhi si accesero. “Padrone, la prego, mi scopi il culo, per favore, per favore!” Implorai quasi urlando.
Il padrone rifletté un attimo. “Vorrei, ma conosci le regole. Se la tua figa si bagna, niente cazzo in culo. A meno che… proponi tu delle punizioni che possano bilanciare.”
Ci pensai un attimo. Proporre delle punizioni? Non me l’aveva mai chiesto. Sapevo però che per meritarmi il suo cazzo dovevano essere punizioni severe, non potevo cavarmela con una semplice sculacciata. “E se mi scopasse il culo e poi mi facesse la pipì dentro? Potrei tenerla dentro con un plug tutta la notte.”
“Non mi sembra abbastanza. È una bella idea ma dobbiamo ricordarci di punire anche quella figa da cagna che ti ritrovi.”
“E se usassimo la macchina? Può tenermi lì a battermi la figa tutta la notte, anche tutto il giorno dopo, ma la prego mi metta il cazzo nel culo adesso!” La “macchina” era un dispositivo che permetteva, una volta che la schiava era legata ed immobilizzata, di colpirla con un paddle in automatico, finché il padrone non l’avrebbe fermata. Poteva essere usata per le semplici sculacciate oppure per la passera, e poteva essere regolata con diverse potenze.
“Ora cominciamo a ragionare. Sono felice che tu desideri tanto il mio cazzo da sottoporti ad una nottata di botte sulla passera. Tuttavia, per essere giusta la punizione, dovrà essere azionata alla massima potenza, sei sicura? Possiamo anche finirla qui e lasciare il tuo culo vuoto.”
Ormai ero troppo eccitata. Volevo il suo cazzo in culo, ne avevo bisogno. Forse sarebbe stata una decisione di cui mi sarei pentita, ma in quel momento avrei fatto di tutto. “Sì, padrone. Mi scopi il culo, mi pisci dentro, me lo chiuda con un plug e mi lasci ad essere battuta tutta la notte.”

Ormai sentivo l’erezione del padrone molto grossa sotto la mia pancia, sapevo che anche lui non vedeva l’ora di scoparmi. Mi prese di colpo i fianchi, mi sollevò da sopra le ginocchia e mi mise a quattro zampe sul divano, schiacciandomi la testa verso il basso. Tolse il dildo dal culo e ammirò il buco allargato compiaciuto. Sentii che si sfilava i pantaloni, la mia figa grondava fluidi: finalmente sarei stata scopata.
Il padrone non mi avvertì e conficcò il suo cazzo fino alle palle nel mio culo. Era più molto grande del dildo, tanto da farmi sentire solo male a quella prima penetrazione. Ma era sempre così, lo sapevo, una volta preso il ritmo avrei provato solo piacere. E così fu, cominciò a penetrarmi ritmicamente, sempre profondamente, fino alle palle, tanto che queste colpivano la mia figa da cagna, facendomi godere ancora di più. I miei gemiti si facevano sempre più intensi, le mani del padrone avevano afferrato i miei fianchi, spingendo il mio culo verso di lui, a volte mi assestava qualche ferma sculacciata sul culo, bruciava, ma io ero in estasi di piacere.

Mi spinse giù il culo, in questo modo ero sdraiata a pancia in giù sul divano e lui poteva spingere ancora più forte contro il mio culo. Mi piaceva sentirlo così vicino a me, sapere che i suoi versi li stavo provocando io, che io ero la fonte del suo piacere. Mi tirò i capelli verso di lui, alzandomi la testa. Io ormai mugolavo con la lingua di fuori, come la cagna che ero. Lo volevo sempre più in fondo, sempre più dentro di me, mi sarei fatta scopare in ogni posto, in ogni buco, in ogni modo, se era con lui. Potevo sopportare ogni dolore, ogni lacrima, perché sapevo che era un gesto d’amore verso il mio padrone. Avevo deciso di donargli tutta me stessa, anima e corpo, e lui si era scopato entrambe, rendendomi la sua più fedele schiava.

Arrivò il suo getto di sperma nel mio culo, seguito da un mio orgasmo, che contrasse i muscoli del culo, come a voler spremere tutto il suo prezioso seme, cosa che volevo fare. Lo sperma non doveva mai essere sprecato, nelle sessioni in cui finiva da qualche parte che non fossero i miei buchi dovevo leccarlo e ingoiarlo. Troppo prezioso per una schiava, come una medicina che cura tutti i mali.

Il mio padrone ansimava, il cazzo ancora profondo nel mio culo, non diceva nulla, ma percepivo la sua soddisfazione. Si stese sopra di me senza tirare fuori il cazzo dal culo e mi abbracciò cercando i miei seni con le mani. Anche io ansimavo, felice come non mai. Mi godetti quei secondi di silenzioso affetto, sentii la sua erezione sparire dentro al mio culo e poco dopo sentii che un liquido caldo cominciava a riempirmi il retto. Il suo piscio. Aveva aspettato dentro al mio culo per poterci pisciare dentro appena l’erezione svaniva.
Ero abituata ai clisteri, e il liquido caldo mi provocava piacere e rilassamento, anche essere utile come gabinetto per il padrone mi portava gioia. Il padrone mi baciò il collo alzandosi lentamente, poi mi morse la spalla. Quanto lo amavo. “Grazie, padrone.”

Lui sembrò riprendersi e tornò severo. “Adesso ti tolgo il cazzo dal culo, attenta a non lasciare uscire neanche una goccia di ciò che hai dentro o saranno guai.” Annuii. Sentì il suo cazzo svuotarmi il culo e dovetti comprimere i muscoli per non fare uscire il clistere di piscio misto a sperma. Mi girai verso di lui e gli pulii il cazzo con la lingua. Era solo giusto che una schiava pulisse il membro del padrone dopo che l’aveva scopata. In più, ogni tanto speravo di poterlo fare eccitare di nuovo, così che mi potesse infilare di nuovo il cazzo in culo. Questa volta non fu così. Finii di pulire il cazzo e lui mi disse di girarmi di nuovo per mostrargli il culo. Lo osservò, soddisfatto del buco allargato e, senza troppe cerimonie, inserì il grosso butt plug per assicurarsi che nessun liquido potesse uscire durante la nottata. Il plug era più largo del cazzo del padrone e mi fece molto male, ma ero così felice dall’orgasmo provato che non ci pensai più di tanto.
Il padrone prese di nuovo il panno e me lo strofino sulla figa, non che servisse per notare il lago che avevo tra le gambe. “Direi che la nottata di colpi sulla figa tu non la possa proprio evitare.”
“Lo so, padrone. Me lo merito, punisci la mia figa da cagna per tutta la notte. Fammi tanto male.”

E così fu. Mi portò in cantina e mi legò perché avessi le gambe spalancate e non ci fosse modo di liberarmi, posizionò la macchina e la azionò a massima potenza. “Aaaaaaaah!” gridai dopo il primo colpo. Dovendo passare lì tutta la notte, il padrone mi imbavagliò per bene, così da non svegliarlo nel caso di grida troppo forti. Si abbassò verso il mio viso mentre la macchina continuava a battermi molto forte e a ritmo moderato, ad ogni colpo i miei muscoli si contraevano e sentivo il grosso plug piantato nel culo spingere per uscire, anche se sarebbe rimasto fisso tutta la notte. Il padrone mi diede un bacio sulla fronte, incurante delle mie grida soffocate. “Sei stata brava, ora assicurati di soffrire il più possibile, okay? Non voglio che tu rimanga una cagna per sempre. Ci vediamo domani mattina.”

Nonostante il dolore sentii l’amore riempirmi il petto. E mentre il padrone usciva dalla porta lasciandomi al buio e la macchina continuava a battermi sapevo di essere la schiava più fortunata del mondo.

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