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Ero ancora seduto fuori dalla stanza della vice preside, e pensavo a quello che mi era appena capitato durante il colloquio con la segretaria Sabrina: non solo mi aveva spogliato, ma mi aveva anche fatto un super pompino con ingoio!
Ero da un lato eccitato, dall’altro un po’ spaventato: che cosa mi sarei dovuto aspettare dal secondo colloquio?
Mentre facevo questi discorsi nella mia mente, valutando se restare o meno, fui interrotto da una voce femminile che mi chiamò da dentro all’ufficio: era la vicepreside che mi invitava ad entrare.
Spalancai la porta e mi trovai di fronte un’altra bellissima donna, anche se molto diversa dalla precedente: Matilde, 52 anni, più alta della segretaria mora, aveva una chioma bionda e folta, era un po’ più alta (173 circa, contro gli 165 di Sabrina), fisico sportivo e tonico, di chi probabilmente aveva avuto una vita sportiva ma che continuava a praticare, delle belle gambe affusolate ed un seno generoso (una terza, probabilmente rifatto) ma sodo; il lato b non ebbi la fortuna di ammirarlo subito, ma immaginai fosse scolpito, come il resto del corpo.
Mi si presentò vestita in modo stupendo: aveva un abito leggero bianco (una camicia lunga, praticamente) con i bottoni, tenuto da una cintura in vita, che metteva in mostra sia le sue gambe bellissime sia il suo generoso decolté.
Era molto diversa anche caratterialmente rispetto a Sabrina; molto più spigliata, chiacchierona e “sportiva”, sia nel comportarsi sia nel parlare.
“Buongiorno Filippo. Diamoci pure del tu, sei un ragazzo giovane e mi sento a mio agio se mi chiami Matilde, se no mi fai sentire più vecchia di quello che già sono”, mi disse, con un grande sorriso sulle labbra. “Ok Matilde, grazie mille, molto volentieri”, risposi, ricambiando il suo sorriso “ma non sei per niente vecchia! Avrai 2-3 anni più di me”.
“Mi lusinghi, sei troppo buono e dolce”, mi disse, e fece per alzarsi, venendo a sedersi nella sedia accanto a me, mettendo in mostra così le sue lunghe gambe scolpite da anni di palestra e attività sportiva.
“Ma sei una ballerina?” le chiesi, ammirando vistosamente le sue gambe, che ora erano davvero a pochi centimetri da me; potetti anche ammirare i suoi piedi, visto che calzava dei sandali rossi che lasciavano scoperti i suoi bei piedi, molto curati, con lo smalto in tinta con le scarpe.
“Dici che si vede? Ballo da una vita” e, dicendo così, si scoprì totalmente le gambe, andando sbadatamente a mostrarmi le mutandine che indossava: rosse, di pizzo, come i sandali.
Ovviamente subito ebbi una spinta dentro le mie mutande, cercai così di nascondere il mio durello accavallando le gambe.
“Scusami, ho esagerato, mi faccio troppo prendere dall’entusiasmo” e, ridendo, mi appoggiò una mano sul ginocchio; quella stretta, seppur innocente mi fece rabbrividire.
“Ho letto il report scritto da Sabrina dopo la tua prima parte di colloquio, direi che non possiamo lamentarci” disse sorridendo, e mi spiazzò con questa frase, non pensavo tirasse fuori il discorso proprio adesso.
Ero da un lato imbarazzato e dall’altro incuriosito, non sapendo cosa avesse raccontato la segretaria del nostro incontro, se era tutto programmato o se aveva nascosto il lavoro che mi aveva fatto Sabrina.
“Potrei sapere cosa ti ha detto di me? Sono curioso” le dissi senza fronzoli; mi sembrava proprio un tipo alla mano, così decisi di buttarmi. “E’ stato un colloquio davvero particolare, li fate sempre così?” incalzai.
Si sporse dalla sedia per prendere un foglio dalla scrivania, così guardai la sua scollatura, senza farmi guardare, e mi sembrava di aver visto che non indossasse reggiseno.
Iniziò così a leggere il report scritto da Sabrina: “Filippo A., 38 anni, esteticamente molto bello, fisico sportivo, spalle larghe e mani grandi; vestito in maniera molto curata ed elegante, ho potuto notare abito di marca, fatto su misura e scarpe di livello alto. Fisico molto bello, con addominali scolpiti, curato e pulito. Pene di dimensioni notevoli, 22cm. e mezzo, ben curato e rasato, Controllo della situazione notevole, ci ha messo 15 minuti a venire dopo lavoro di mano, bocca e seno (con venuta in bocca, molto copiosa). Direi tra i tre migliori, per dimensioni, durata e controllo, non mi ha sfiorato nemmeno con un dito ed ha eseguito tutti i miei ordini”. Posò così il foglio e mi sorrise.
Io, mentre lei leggeva, diventai rosso come le sue scarpe; non mi aspettavo che Sabrina potesse descrivere con questi dettagli tutto quello che era capitato, ed anche che lei leggesse tutto con tale naturalezza. Quando lesse la parte in cui descriveva il mio arnese, alzò gli occhi e fece una faccia, come per dire: “Apperò”.
“Come avrai capito, caro il mio ragazzo, questa è una scuola molto particolare: è stata creata 5 anni fa, e per tutti questi anni siamo state solo donne, per scelta della proprietà e della preside. Quest’anno, un po’ per un volere comune (professoresse e studentesse comprese) si è voluto aprire intanto ad almeno un insegnante di sesso maschile, per vedere come può andare e per poi in un futuro aprire anche ad altri uomini, ma sempre come insegnanti o dipendenti di questa scuola privata.” Io la ascoltavo ammirandola, mi piaceva un sacco la sua voce, era ammaliante e decisa, ma mi metteva anche molto a mio agio.
“Jennifer ha deciso di mantenere i canoni che abbiamo sempre preteso, aggiungendo in più questo lato “divertente” che hai potuto scoprire: ci piace molto il sesso, ed abbiamo stabilito che, il nuovo professore, debba anche saperci fare in quel campo”.
“So che possa sembrarti tutto assurdo, ma questa è la nostra scelta, prendere o lasciare”.
Annuì ovviamente, direi che una situazione così, per me, non aveva davvero alcun problema, anzi: sarei stato pagato (molto bene, tra l’altro) per insegnare a ragazze (tutte maggiorenni, per fortuna, essendo la mia classe una quinta) e lavorare con donne molto belle e in cerca di divertimento.
“So che sei single, quindi parti già con un buon punto a tuo favore, direi che Sabrina sia rimasta molto soddisfatta, se no non ti avrebbe fatto arrivare a me. Ora sei tu che dovrai fare qualcosa a me per convincermi a farti passare all’ultimo colloquio: sappi che fino ad oggi nessuno ci è riuscito, quindi impegnati, faccio il tifo per te!”.
Mentre mi diceva queste cose, si era sfilato uno dei due sandali, aveva già allungato il suo piede, e lo aveva appoggiato sul mio pacco, muovendolo lentamente.
Non mi sorpresi più di tanto, ormai era stato chiaro il loro intento: andavo bene come insegnante, dovevo andare ancora meglio come amante. E, per fortuna, per merito e per Madre Natura, quello era il campo dove riuscivo meglio.
Avevo capito benissimo cosa intendeva la bella e tonica Matilde, quindi decisi di farmi avanti e prendermi questo lavoro.
Tolsi subito il piede della ragazza dal mio pacco (anche se avrei voluto farla continuare); senza alzarmi, presi l’altro piede e iniziai a slacciare l’altro sandalo rimasto, così da lasciare nudo anche il piede sinistro. Lo accarezzai e me lo presi tra le mie mani, andando anche a toccare il polpaccio, che era sodo e duro come il marmo.
Lei mi disse: “Che mani forti che hai, si vede che ci sai fare”, ed io le risposi: “E tu hai una pelle stupenda, oltre che delle gambe magnifiche”. Mi misi così in ginocchio davanti a lei per accarezzarle al meglio le gambe; aprì del tutto il suo vestito, sbottonando l’abito e liberando le sue gambe affusolate, così da poter ammirare anche le mutandine rosse col pizzo; non mi fece ancora vedere le tette, aspettava probabilmente la mia mossa per quello.
Iniziai poi, dopo averle toccato tutte e due le gambe, sentendo che anche le cosce erano belle toniche, a darle bacini partendo dai piedi, usando ogni tanto anche il tocco della mia lingua, leccandole così tutte le gambe, lentamente, fino ad arrivare all’interno coscia.
Ero a pochi centimetri dalla sua fichetta e potevo vedere che le sue mutandine iniziavano ad essere un po’ umide, segno che il lavoro che stavo eseguendo stava proseguendo bene.
Decisi così di privarla totalmente del suo abito bianco lungo, prima di procedere a giocare tra le sue gambe. La tirai su in piedi, la feci girare di spalle e le tolsi di dosso quel vestito, lasciandola così solamente con il perizoma addosso.
Avevo così di fronte a me la sua schiena nuda, muscolosa ma non troppo e il culetto, probabilmente la sua parte migliore: era sodo e lo si vedeva anche senza aver bisogno di toccarlo.
Mi avvicinai a lei e decisi così di appoggiare il mio pacco alle sue chiappe d’oro, così da farle sentire il mio arnese che cresceva, mentre con la bocca iniziavo a baciarle e leccarle il collo e dietro all’orecchio.
Lei, mentre mi diceva “Mmmm, cosa abbiamo nei pantaloni? Sei già arrivato a 22 cm?”, si strusciava sinuosamente per farmelo rizzare ancora di più; nel frattempo, prese le mie mani e se le posò sulle sue belle tette, che, come immaginavo, erano rifatte.
I suoi capezzoli erano già belli rigidi, l’eccitazione cresceva forte in lei ed il mio tocco sul suo seno mi faceva esplodere ancora di più i pantaloni, che ormai trattenevano a stento il durello che avevo nelle mutande.
Decisi di girarla, volevo vedere al meglio quelle due belle tette sode; dopo averle ammirate le presi tra le mani e cominciai a strizzarle e stingerle, utilizzando poi la mia lingua e le mie labbra per ciucciare e succhiare quelle due splendide montagnette.
Non riusciva più a trattenersi, mugolava ormai ad alta voce e continuava ad incitarmi ad andare avanti, voleva soprattutto che gliela leccassi o che almeno usassi le mie dita. Appoggiò così il suo sedere al tavolo mentre io cercavo di continuare a giocare con le sue tette; lei, invece mi tolse la giacca, la cravatta e la camicia, per lasciarmi a torso nudo.
“Non vedo l’ora di sentire il tuo bel cazzo”, mi sussurrò nell’orecchio, ma io ero ora concentrato sul suo piacere ed ero intenzionato a farla godere come non mai.
Decisi così di toglierle anche quello splendido perizoma che copriva a stento la sua patatina; finalmente, una volta tolto, rimase così totalmente nuda.
La sua fichetta, totalmente rasata, era molto umida e me ne accorsi quando presi la sua biancheria in mano e la odorai, prima di mettermele in tasca: volevo portarmele a casa come premio.
Le dissi: “Adesso tornerai a casa senza biancheria, intanto già eri senza reggiseno”.
Le piacque tantissimo questa mia mossa, lei mi rispose: “Non sarebbe la prima volta che vengo al lavoro senza mutandine, se avessi saputo di avere a che fare con un bel porcellone come te, di sicuro non le avrei indossate.”
La feci finalmente accomodare sul tavolo, lei appoggiò i piedi sulle sedie e le mani sul tavolo, così da avere la fica totalmente aperta, pronta ad essere posseduta. Mi inginocchiai, indossando ancora i pantaloni e le scarpe e iniziai così ad avvicinarmi, ancora una volta leccandole ed accarezzandole le cosce.
Arrivato poi finalmente alle sue grandi labbra, mi aiutai con due dita ad aprirle e verificai cosa già pensavo: era bagnata come una pozzanghera. “Ti prego, leccamela, non ce la faccio più”, mi disse, e con una mano mi prese per i capelli e mi spinse contro la sua bella topina.
Per me fu un sollievo, presi tra le labbra il suo clitoride ed iniziai così a giocarci con la mia lingua, sentendo che si gonfiava e bagnava sempre più ad ogni mio tocco; senza dirle niente, mentre la leccavo ancora in maniera decisa, come piaceva a lei, infilai due dita dentro la sua vagina.
Era in fiamme, calda e bagnata in un modo inverosimile; ormai i gemiti erano diventati dei versi veramente forti, intervallati da sue parole.
Dopo poco che sgrillettavo quella splendida fichetta, la donna chiuse ancora di più le gambe, stringendomi a sé, e capì che stava venendo, dal tremolio che aveva e i gemiti che si erano fermati in un silenzio surreale; non feci in tempo a togliere le dita che una fontana spruzzo dalla sua umida vagina, bagnandomi in viso e sul petto. Appena finito la donna, con una faccia da maiala mai vista, mi disse: “ora tira fuori il tuo cazzo e riempimi coi tuoi 22 cm. e mezzo”
Non me lo feci ripetere due volte: tirai fuori il mio bastone aprendomi la zip dei pantaloni; appena lo tirai fuori (già abbastanza duro) la sexy Matilde passò i suoi piedi curati sul mio cazzo, facendomelo rizzare ancora di più, coi suoi bei piedi curati e col collo bello dritto, visto il suo passato da ballerina.
Decisi di non aspettare troppo, le allargai le gambe e passai la mia cappella sul clitoride e grandi labbra, ancora molto bagnate.
Non ci misi molto ad entrare dentro di lei, anche perché con le mani se lo mise proprio dentro, mentre mi diceva “Ti prego, mettimelo dentro, non resisto più senza avere il tuo cazzo dentro di me”.
Entrò molto facilmente , siccome era davvero bagnata, e decisi di spingerlo fino alle palle.
La donna quasi perse il respiro quando sentì tutti i miei 22cm. dentro di lei, e con le gambe mi tirò a sé ancora più verso il suo corpo; i colpi piano piano si fecero sempre più forti e regolari, le mie labbra prima si scambiarono effusioni con le sue, le nostre lingue incastrate, ed ogni tanto mi concentravo sui suoi capezzoli resi turgidi dall’eccitazione del momento.
Dopo qualche minuto la splendida vice preside venne con grida di piacere e le sue unghie erano piantate sulla mia schiena, cosa che mi fece eccitare tantissimo.
Non mi diede il tempo di fare nulla, ma si alzò in piedi, mi fece sedere sulla sedia e a sua volta si sedette sopra di me, accogliendo il mio arnese tutto dentro di lei. Il nuovo contatto con la sua fica grondante mi fece trasalire, anche perché iniziò subito a saltare con maestria per far sparire dentro di lei il mio bestione, facendomi succhiare le sue belle tettine sode ed ogni tanto concedendomi di leccare le sue dita, bagnate dei suoi umori.
Ero proprio sul punto di venire, Matilde se ne accorse e in un men che non si dica si inginocchiò, me lo prese tutto in bocca e con poche pompate della sua splendida bocca mi fece venire copiosamente. Non se ne perse nemmeno una goccia e mi guardò con la sua faccia più porca che potesse fare, dicendomi: “Complimenti, nessuno mi aveva fatto venire due volte”, nel mentre non aveva ancora mollato il mio pene e continuava a giocarci con le mani e lo riprese ancora un po’ in bocca.
Speravo me lo facesse tornare duro per scoparla ancora, ma invece (purtroppo) si fermò e si rivestì in pochi secondi, ricomponendosi e invitandomi a rivestirmi, lasciandomi come ricordo le sue mutandine di pizzo rosso.
Mi accompagnò alla porta e mi disse, dopo avermi dato un bacio appassionato con la lingua e mettendomi la mano sul cazzo: “Farò di tutto per convincere la preside ad assumerti, fai anche tu il tuo lavoro, come hai fatto con me e Sabrina e il posto sarà tuo.”
Uscì poi dal suo ufficio e mi disse di tornare il giorno dopo per l’ultimo colloquio decisivo con la preside.

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Autore Pubblicato il: 15 Settembre 2022Categorie: Erotici Racconti, Racconti Erotici0 Commenti

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