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Pensavo di essere solo in casa ed ero salito al piano di sopra, per chiudermi in bagno con un catalogo che usavano le donne per scegliere e ritirare dei vestiti; c’erano anche foto di modelle in intimo e noi ragazzi lo usavamo per eccitare le nostre fantasie e consumarci di seghe. Mi ero già chiuso e già avevo iniziato a smanettare, osservando quelle foto di donne in intimo quando, ad un certo punto, la porta del bagno si apre ed entra mia mamma: che stai facendo? Mi chiese. Sapevo che era andata a piedi in campagna, era poco fuori il paese e ci si arrivava in cinque minuti. “Mamma, già sei tornata?” le chiesi. “Ha iniziato a piovere e me ne sono tornata e tu ne stavi approfittando, vedo”. Senza aggiungere altro si avvicinò “fammi vedere” ordinò. Il mio cazzo, per lo spavento di quando era entrata, si era afflosciato. “Fammi vedere” disse ancora ma non era una richiesta, era un parlare per accompagnare quello che stava per fare; si posizionò di fianco a me e afferrò il mio cazzo con la sua mano destra “mamma!” esclamai e lei “zitto, porcello”. Iniziò, senza alcun tentennamento, a segarmi; io fui subito preso da un vortice di piacere incredibile e lei sembrava imperterrita nella sua azione decisa. Venni dopo poco tempo, lei si spostò verso il lavabo e si lavò le mani “mi raccomando, nessuna parola di questo” feci cenno di si, a chi lo dovevo raccontare? La sera, a letto, ripensai a quella sega e mi eccitai di nuovo. Mia mamma e mio papà erano a letto ed io, nel silenzio della notte, li sentivo ansimare: stavano facendo certamente l’amore. Mia mamma era una bella donna, corpo statuario, un pò grossa ma non troppo, era proprio tanta ma non avevo mai pensato a lei come magari altri ragazzi fanno con le proprie madri, dedicando loro le loro seghe. Il giorno dopo sembrò tutto normale, anche lei si comportava con me normalmente, come se non fosse successo niente il giorno prima. E forse quella sarebbe stata unica e sola volta. Era stato bello ed eccitante, mia mamma che mi faceva una sega e, probabilmente, ci avrei pensato su altre volte, sparandomi seghe con quelle fantasie. Il pomeriggio mi chiese di accompagnarla in campagna, a raccogliere qualcosa per la sera. Chiese a mio papà se volesse venire con noi e lui disse di no. Mio fratello studiava e non rispose nemmeno. Ci mettemmo in auto e dopo qualche secondo fummo fuori dal paese, verso la campagna. Arrivammo e lei, senza dire niente, iniziò a raccogliere la verdura. Dopo dieci minuti finì e si avvicinò verso di me che ero appoggiato all’auto. “Non c’è nessuno, se ti va ti faccio quella stessa cosa di ieri” disse, senza alcun preavviso. Io non me lo aspettavo proprio e rimasi intontito “lo vuoi o no, deciditi, non possiamo tardare, facciamo notte”. Feci un timido segno con la testa, per confermare la mia voglia di farlo. Non me lo sarei aspettato, forse aveva pianificato di andare in campagna con la speranza di rimanere da soli. “Vieni dentro casa, qua ci possono vedere” c’era una casa lì, in campagna, non era rifinita ma era abbastanza comoda per tutti, in caso di pioggia o di caldo forte. Entrammo e mi disse di socchiudere la finestra “così tieni d’occhio la strada, nel caso arrivi qualcuno”. Mi posizionai di guardia e lei “beh, muoviti, addormentato, calati i pantaloni”. Mi spaventai, forse per l’adrenalina che avevo addosso e, impacciatissimo, mi slacciai la cintura e calai i pantaloni fino alle ginocchia. I boxer li abbassò lei, con due mani e iniziò subito a toccarmi il cazzo. Ebbi un’erezione in pochi secondi. Mentre lei mi toccava io giravo continuamente lo sguardo alla strada e verso di lei “posso toccarti il seno?” Le chiesi. Non rispose ma sbottonò due bottoni della sua camicia: si vedeva il suo seno che sapevo essere prorompente, forse una quinta e che, adesso, vedevo, bellissimo, avvolto nel suo reggiseno. Allungai la mano sinistra e iniziai a toccarlo: era sodo ed enorme. “Cerca di venire che non abbiamo molto tempo” disse “ti posso toccare anche sotto?” le chiesi ” no, che tocchi, non mi posso spogliare, se arriva qualcuno”. Passò un istante e poi sbuffò, smise di toccarmi, si alzò la gonna con le mani e si abbassò le mutandine fino a sopra il ginocchio “dai, che aspetti?” mi esortò e mi prese la mano destra, posizionandola tra le sue gambe. “Sono proprio pazza, se ci becca tuo padre” disse, sussurrando e ansimando, mentre io iniziavo a toccarle la figa; era bagnatissima e lei, dopo qualche attimo, inziò a sospirare con più animosità. Qualche secondo e poi disse ancora “ehi, mi sa che non vieni, forse è meglio andare” ma, al contrario di quello che aveva appena detto, si voltò, afferrò una vecchia copertina e la buttò a terra, poi si inginocchiò ” guarda fuori, tu, la strada” ordinò e afferrò il mio cazzo e iniziò a leccarlo, poi lo infilò in bocca, tutto e lo spompinò da impazzire. Le venni in bocca ma lei lo sputò. Si pulì e disse “dai, andiamo via, veloce”. Si compose i vestiti e io i pantaloni e salimmo in auto “i pompini non sapevo nemmeno cos’erano” disse “li ho scoperti grazie ai giornalini porno di tuo padre, è il primo che faccio” disse. Non ci credevo, aveva fatto il suo primo pompino a me “non li fai a papà?” “No, lui è all’antica, pensa che siano sconvenienti, però se li guarda nei giornalini” e sorrise. La cosa non mi sorprese poi tanto, avevano 45 anni lei e 50 lui ed una mentalità all’antica, soprattutto mio padre. All’epoca del fatto, io avevo 23 anni, andavo all’università: i miei si erano sposati giovani ed io ero nato subito. Per qualche giorno non successe nulla. Mio padre decise di fare il suo solito viaggetto annuale a Salsomaggiore, per un pò di relax e per bere la famosa acqua: ci stava dieci, dodici giorni, ogni volta. Siccome mio fratello doveva seguire le lezioni mi disse di rimanere a casa e di studiare senza andare in città, all’università, per fare compagnia a mamma. Accompagnammo mio fratello al treno, l’università era a due ore di treno o autobus e mio padre prese il treno per il suo viaggio. Io e mamma saremmo ritornati a casa. “Passa dal corso, devo comprare delle cose” mi disse mia mamma. Aspettai in auto e lei, dopo una quarantina di minuti, tornò. Durante il viaggio di ritorno pensai immediatamente al fatto.che fossimo rimasti da soli, per almeno 5 o 6 giorni, prima che tornasse mio fratello “mamma, adesso.che siamo soli a casa” mi interruppe “certo, adesso che siamo soli” non concluse la frase e si voltò verso di me, sorridendo. Ero eccitatissimo solo all’idea, quello che c’era stato mi aveva sorpreso ma sognavo molto di più. Arrivammo a casa ma, subito, arrivarono degli zii che si fermarono più di un’ora. Quando se ne andarono erano le 12 30. Mamma preparò da mangiare e dopo disse “salgo sopra un pò”. Non disse altro e io non chiesi niente: era giorno, poteva arrivare qualcuno e pensavo che avremmo dovuto attendere la sera per fare qualcosa. Mi venne il dubbio che potesse cambiare idea. Origliavo, per cercare di capire cosa stesse facendo. Non riuscivo a capire. Dopo un pò la chiamai “mamma” dal piano di sotto ” che c’e?” domandò “ma poi stasera faremo qualcosa?” “Stasera” rispose e finì lì. Dopo un quarto.d’ora, mentre guardavo la tv, mi chiamò “Claudio, vieni qua” mi sorprese e il cuore iniziò a battere più velocemente ” chiudi la porta” ordinò. Mi accertai che le porte e le finestre fossero chiuse e iniziai a salire le scale. Quando arrivai in camera da letto, la sua, non credevo ai miei occhi: era in lingerie, nera e trasparente, aveva un tanga e i tacchi, non molto alti ma non l’avevo mai vista con tacchi alti così. Era pure truccata, direi in.maniera evidente, sugli occhi e, soprattutto, sulle sue labbra carnose e bellissime. “Beh, ti sei incantato?” domandò “sognavo da anni di vestirmi così ma con tuo padre, sia mai”. Si voltò e fece vedere le spalle quasi scoperte e il suo sederone, grande e bellissimo dove il filo del tanga scompariva tra le sue natiche. “Ma non dici niente? Non ti avvicini, che ti è successo?” Mi chiese, ancora. Si avvicinò lei; io ero immobilizzato dall’adrenalina, dall’eccitazione repressa per ore. ” Ti piacci o no?” “Sei, sei stupenda, mamma” sussurrai. Mi avvolse il collo con le sue braccia e iniziammo a baciarci: le sue labbra erano meravigliose, aveva un seno fantastico, adesso che lo vedevo meglio, avvolto solo da quella lingerie trasparente, era enorme e spettacolare. Iniziai a toccarglielo, magnifico, sodo e perfetto poi allungai le mani sui suoi fianchi lisci e iniziai a toccargli quel bel culone prosperoso e, anche quello, sodo. Era bellissima e sensuale, avevo già una bella erezione. Lei se ne accorse perchè carezzò i pantaloni proprio li, poi iniziò a sbottonarli. Mentre mi toglievo pantaloni e boxer si levò il tanga e mise in mostra la sua figa bellissima, pelosa ma non troppo ma sembrava enorme. Iniziammo a toccarci reciprocamente, lei il mio cazzo e io la sua… patata. Ci baciammo ancora poi iniziai a leccargli il seno. Finimmo a letto, lei mi faceva un pompino ed io la leccavo alla figa: sembrava le piacesse tantissimo e certamente pure a me. Dopo qualche momento smise e disse ” prima che ti faccio venire” e si spostò da.quella posizione, si coricò di spalle e allargò le gambe. Mi posizionai e iniziai a penetrarla, tenendola per i fianchi, poi baciandola e infine leccandole il seno. Altro che venire, gli sfoghi dei due giorni precedenti mi avevavo aiutato a durare. “Puoi venire dentro” mi disse, ansimando “non c’è pericolo”. Dopo un altro minuto scarso venni, con molta foga. Quando finimmo restammo abbracciati per qualche minuto. Facemmo l’amore tutti i giorni successivi, fino a quando mio padre fece ritorno.

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