Leggi qui tutti i racconti erotici di: _Valentina_

Sono Valentina ho 32 anni, ho scoperto questo sito qualche mese fa e ho letto molte storie, sono attratta da questa letteratura amatoriale erotica e in questi mesi avrei voluto scrivere anche io di qualche mia esperienza, ma non ho mai avuto qualcosa di interessante da confessarvi. Sono single da 5 anni dopo la fine del mio primo ed unico rapporto serio, lasciata perché ritenuta incapace di fare sesso, quindi, dopo un paio d’anni di astinenza, dovuta anche da uno stato depressivo che mi ha lasciato la fine di questa relazione, mi sono decisa ad essere più intraprendente, dato che gli uomini mi cercavano solo per sesso e non per creare qualcosa con me.
Ho incontrato diverse persone più o meno grandi di me, sicuramente gli uomini sposati e maturi mi hanno lasciato qualcosa a livello sessuale, in me vedevano la dolce ragazza da far crescere sessualmente e capii che era questo che li attirava di me, dato che non sono una modella, sono piuttosto curvy, ma bella, come mi hanno detto in diversi. Corpo abbondante sia su seno, fianchi, pancia, sedere cosce, ma con un bel viso, un bel sorriso, ora porto i capelli a caschetto con frangetta, castani.
Come dicevo non trovo interessanti le esperienze sessuali fino ad oggi avute, ho fatto l’amante di diversi uomini sposati, lo ammetto, non ciò che cerco, ma gli uomini sposati sono i più affidabili, rispettano più la mia privacy rispetto ai singoli che, in alcuni casi, mi hanno anche messa in imbarazzo.
Ho una vita normale, vivo in un paesino sulla costa di una regione del sud, sono una di quelle donne che ha avuto la fortuna di trovare un buon lavoro senza dover andarsene altrove, come hanno fatto alcune mie colleghe di università. Vivo sola in un piccolo appartamento, ho diverse amicizie nate ai tempi della scuola, ma anche nate sul posto di lavoro, oltre a quelle che faccio sui social.
Eccoci al fatto che mi ha dato l’opportunità di condividerlo qui con voi.
Qualche sera fa con due colleghe decidiamo di andare a mangiare una pizza in un locale sulla costa, ma un locale semplice non da turisti proprio per stare lontani dalla calca che la stagione estiva inizia a portare qua da noi.
Arrivo con una collega e suo marito con la loro auto, prendiamo un tavolo all’esterno e ci sediamo in attesa dell’altra collega che stava arrivando con suo marito. Ero vestita con un abito smanicato con motivi floreali con colori accesi sul giallo arancione e rosso, senza scollo per non esporre il mio seno abbondante alla vista dei mariti delle mie colleghe, scarpe dei sandali semplici con un tacco quadrato lieve, unghie di mani e piedi con lo stesso smalto arancione, il trucco lieve. Per dire come avevo scelto un abito semplice, anche se curata, la mia collega appena mi vide mi disse che sembravo sua zia…non certo un bel complimento, ma tant’è non stavo uscendo per fare conoscenze.
Una volta accomodati noto nel tavolo davanti una famiglia i genitori sui 50 anni, con due ragazzini che non arrivavano ai 14 anni che erano seduti ad aspettare la loro pizza. Ho sentito subito gli occhi di lui addosso, che mi squadravano, un bell’uomo alto, moro, con un fisico curato. Il suo sguardo che mi spogliava mi piaceva, vedere un così bell’uomo con accanto sua moglie, una bella donna curata, più magra di me (si lo ammetto a volte soffro il complesso del mio fisico abbondante specie nei confronti con altre donne), mi soddisfaceva. L’ho guardato anche io, i nostri occhi si sono incrociati e ho sentito le farfalle nello stomaco, ho sentito salire il calore nel ventre e ho iniziato a sentirmi bagnata. Oddio che sensazione, non l’avevo mai provata, con uno sconosciuto, per di più un turista che era sicuramente di passaggio da li, non ci fosse stata sua moglie avrei anche pensato a fare in modo che quel gioco di sguardi avesse avuto un seguito, ma sapevo che non sarebbe stato così, quindi, pur apprezzando quel gioco cerebrale, decisi di non farmi illusioni e di alternare i colloqui con le colleghe con gli sguardi dello sconosciuto che, mentre parlava una volta con i figli una volta con la moglie, spesso mi guardava, uno sguardo deciso, che percorreva il mio corpo, che fissava i miei occhi, oddio che strana sensazione, che emozione, che eccitazione.
Quando mi sorrise sentii il cuore esplodere, era più che un’attrazione fisica? Mi stavo innamorando? Non ci capivo molto, ero anche distratta dal colloquio con le colleghe e i loro mariti, tanto che Patrizia, la collega che era seduta accanto a me, mi sussurrò all’orecchio “E’ proprio un bell’uomo vero?” palesemente riferendosi a lui, capendo che ne ero attratta, le risposi con un sorriso affermativo senza però proferire parola.
Era uno strazio credetemi, desiderare di stare tra le braccia forti di quello sconosciuto, ma essere conscia che non sarebbe mai accaduto. Per un istante avevo anche pensato di andare in bagno magari facendogli un cenno per farmi seguire, ma no, non volevo quello e in quel luogo e soprattutto non volevo creargli casini con la moglie, so quanto si debba essere discrete con gli sposati.
Fatto sta che la serata continuò tra sguardi rubati, forse la moglie se ne era anche accorta, perché mi sono resa conto, all’ennesimo sguardo che gli davo, che mi stava fissando. Capii che era giunto il momento di smettere quel gioco eccitante che mi stava emozionando, eccitando, facendo innamorare di lui.
A malincuore il restante tempo non lo guardai più se non in un momento che raccontava alcune sue esperienze lavorative ai figli, lo faceva con trasporto, passione, determinazione, lo guardai per capire che lavoro fosse, non capivo se fosse medico o infermiere, ma poco importava, guardandolo mi stavo immaginando come quel trasporto, passione e determinazione che metteva nel raccontare del suo lavoro fossero in un letto con me.
Si alzò per andare a pagare, non potetti resistere e lo riguardai, lui fece altrettanto sorridendomi, avrei voluto seguirlo, ma lo sguardo di sua moglie era di nuovo su di me. Quando tornò al tavolo raccolse la sua famiglia e se ne andarono, non mi guardò più, la moglie si era messa tra me e lui impedendogli di ricevere il mio sguardo di addio.
Rimasi li per un altro quarto d’ora poi tornai a casa con la collega.
Appena scesa di macchina affrettai il passo per entrare in casa, ero fradicia, quell’esperienza mi aveva sconvolta, il desiderio per quell’uomo non si era placato, anzi, con la sua partenza si era accentuato.
Entrata in casa corsi in camera, mi tolsi il tanga che avevo sotto, tolsi i sandali e senza spogliarmi iniziai ad accarezzarmi, ero fradicia, pronta per una penetrazione.
Chiusi gli occhi e mi immaginai di essere su quello stesso letto assieme al lui che mi baciava, mi stringeva forte con quelle braccia allenate, mi immaginai che mi toccasse il seno, così lo esposi e iniziai a massaggiarlo con forza, come avrei voluto che facesse lui con me, mentre il dito iniziava a muoversi maggiormente sul clitoride. I primi spasmi di piacere furono accompagnati da lievi gemiti di piacere, posi un secondo dito sul clitoride aumentando il ritmo e con l’altra mano iniziai a tirarmi il capezzolo, sentivo la mia eccitazione che colava tra le mie gambe andando a bagnare il lenzuolo, poco importa l’avrei cambiato il giorno dopo.
Mi immaginai che salisse su di me, possente, deciso, allargai ancor di più le gambe come per accogliere il suo bacino su di me; sempre ad occhi chiusi lo vedevo sopra di me, mi baciava il volto, il collo, succhiava i miei capezzoli, mentre strusciava il glande sulle grandi labbra, il tutto senza profilattico, si lo avrei fatto senza protezioni con lui.
Al momento che nella mia testa il suo pene, volutamente non definito, iniziava a penetrarmi, mollai la presa del seno e diressi la mano tra le gambe. Mi penetrai lentamente con due dita, immaginando che il suo glande si facesse strada tra le grandi labbra, poi iniziai a infilare completamente le due dita in vagina fino che potevo. Grondavo di piacere, presa dall’estasi di quel momento, dall’immaginarmi presa, usata, scopata da quell’uomo che ora vedevo sopra di me, il suo bel viso contratto dal piacere e dallo sforzo della penetrazione. Oddio come lo avrei baciato fosse stato li con me, gli avrei donato tutto di me, partendo dalla lingua.
Con i polpastrelli delle due dita mi massaggiavo la parete vaginale superiore, alternando movimenti rapidi a più lenti, sempre senza mollare con l’altra mano il clitoride.
Aumentò l’eccitazione quando mi immaginai il torpiloquio che avrei voluto che usasse con me, facendomi chiamare troia, puttana, si lo sarei stata per lui, come mi sarei data secondo il suo desiderio, ma tant’è che non c’era e mi immaginavo che il suo pene scivolasse dentro me aumentando la lubrificazione.
Non so quanto mi masturbai, forse 15 minuti, forse più, ma quando raggiunsi l’orgasmo gemetti forte, forse come non avevo mai fatto durante una masturbazione, ma soprattutto schizzai, cosa che mi riuscì solo in un’altra occasione con un amante che ci sapeva veramente fare non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente. Mi sorpresi per lo schizzo che infradiciò le lenzuola e capii le parole di quell’uomo che mi ripeteva che l’eccitazione e il piacere nascono dalla testa, il corpo era solo il mezzo per raggiungere il vero orgasmo.
Rimasi distesa sul letto ansimante, sorridente, ripensando a quello splendido sconosciuto e al suo sorriso che ancora oggi che ci ripenso mi fa sentire le farfalle nello stomaco.

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Autore Pubblicato il: 21 Luglio 2022Categorie: Erotici Racconti, Racconti sull'Autoerotismo, Sensazioni2 Comments

2 Comments

  1. Carletto63 22 Luglio 2022 at 08:30

    Bellissimo eccitante racconto!!complimenti per come mi hai saputo eccitare

  2. ATuins Lady 23 Luglio 2022 at 09:09

    Che bella la tensione erotica che hai raccontato! A volte incontri di questo genere sono quelli che tirano su il morale. Per quello che riguarda la tua collega che ha detto sembri essere sua zia, io per vendetta mi scoperei il marito. Aspetto di leggere altri tuoi racconti.

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