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Ho iniziato a lavorare a 27 anni; un concorso vinto presso un ente pubblico, prima destinazione Savona. Quando mi diedero la destinazione i miei partirono con me, per aiutarmi ad ambientarmi e per trovare una casa adatta alle mie esigenze. I prezzi erano folli in città e io volevo abitare da solo; i miei erano d’accordo con me, perciò ci guardammo intorno, nei piccoli paesini di provincia. Per farla breve trovammo un appartamentino in un paese a 20 km da Savona, avrei dovuto viaggiare ma, per il resto era tutto più abbordabile. Mio padre disse a mia madre di rimanere qualche giorno con me, la casa andava pulita e poi mi avrebbe aiutato ad organizzarmi per i primi tempi. Io dissi che non ce ne era bisogno ma anche mia madre insistette. L’appartamento era piccolo ma funzionale, un bagno, la cucina non troppo piccola e una camera da letto abbastanza grande da contenere un letto matrimoniale ed un lettino singolo. Quando mio padre partì mia mamma commentò: “mi servirà stare qui, mi riposo il cervello da tuo padre” e sorrise per la battuta. “Ma non c’era bisogno che rimanessi, ho 27 anni, me la saprò cavare, no?” “Ormai sono qua e poi glielo avevo detto a papà che sarei rimasta qualche giorno, forse qualche settimana, fino a quando non mi cacci” concluse, sorridendo. Trascorse il pomeriggio a pulire l’appartamento e poi, la sera, siccome era stanca, uscimmo a mangiare una pizza. Mentre facevamo ritorno a casa, a piedi commentò “ah, sono già rilassata”. Quando entrammo in casa, siccome erano passate le 22, ci preparammo per andare a dormire. “Senza che disfiamo anche il lettino, aggiusto il letto grande e ci mettiamo tutti e due lì”. Faceva caldo ed io mi coricai solo con i boxer, accesi la tv e iniziai a guardare un film. Lei arrivò poco dopo, aveva una sottoveste nera, corta sopra il ginocchio e con un decolletè abbastanza ampio da evidenziare il suo seno: appena la vidi non pensai altro che fosse bellissima, lo era di viso e di corpo, un corpo non magro ma non troppo grosso, robustina quanto basta ma bello sicuramente a vedersi. Che avesse un bel seno lo si immaginava anche quando vestiva normalmente, molto coperta, a dire il vero, papà ne era geloso; adesso, con quella sottoveste, il seno si intravedeva nella sua bellezza e prorompenza. “Questa ce l’avevo da anni, tuo padre non me la fa mettere e la tenevo nascosta, altrimenti chissà quante domande mi fa però mi piace e la indosso qua ma non glielo dire; non gli dire nemmeno che abbiamo dormito insieme, penso sia meglio”. Si sdraiò accanto a me, il letto matrimoniale non era poi così ampio ed era proprio accanto. Alzo le gambe e la sottoveste scivolò verso i suoi fianchi: le gambe, leggermente grosse, mi sembrarono spettacolari. Cercai di non pensarci, era sempre mia mamma, era la prima volta, però, che notavo la sua straordinaria bellezza fisica e non potevo non farci caso. Si girò sul fianco sinistro, verso di me “è noioso questo film, sparano, sparano senza un perchè” “se vuoi cambiamo” “no, no, per me la puoi chiudere, parliamo un pò”. Dopo aver spento la tv, rimasi immobile, a fissare un punto indefinito del soffitto: filtrava una leggera luce dalla finestra chiusa che rendeva ancora più belle le sue gambe; poggiò un ginocchio sulla mia gamba e si avvicinò a me, toccandomi il braccio. “Se ci vedesse qualcuno, qui, coricati nello stesso letto, chissà cosa penserebbe”. Non risposi. “Ma una ragazza l’hai avuta?” Mi chiese. Feci segno di no con la testa. “E come, il bellissimo figlioletto mio, cresciuto ormai, chissà, magari ne conoscerai qualcuna qua ma sappi che mammina è gelosina”. La guardai con la coda dell’occhio e non potei fare a meno di fissarle il seno che sembrava debordare dalla vestina. “Divertiti, scherzo, non fare come me che ho avuto solo tuo padre”. Fece una pausa poi riprese “certo che, a pensarci bene, mi ha toccato solo lui ma ormai è tardi per fare qualcosa” concluse, sorridendo. Ci fu qualche lunghissimo istante di silenzio, poi “come mi trovi, pensi che sono ancora bella, potrei piacere ad un altro uomo? Tranquillo, non ho intenzione di fare niente, ho 49 anni, ormai”. Io tornai a guardarla di sbieco e poi le dissi “sei bellissima, mamma, veramente” “grazie, ci devo credere?” “Certamente” “se tu non fossi mio figlio, saresti attratto da me?” “Si, si” “cosa ti piace di me?” “Fisicamente, dici?” Annuì. Io sorrisi e “adesso che ti ho vista meglio con questo vestitino direi che hai un seno bellissimo ed anche delle belle gambe, oltre il tuo bellissimo viso, mamma”. “Grazie” rispose e mi diede un bacio sulla guancia, poi ” no, te lo meriti sulla tua boccuccia” e mi diede un bacio direi casto sulle labbra, schioccandole sulle sue. Pensai che avesse delle labbra morbidissime e la cosa mi eccitò alquanto. “Toccami un attimo il seno” attaccò, improvvisamente “co, come, il seno?” “Non ti preoccupare, non ti mangio, solo perchè voglio farti una domanda. Scattò in ginocchio sul letto, osservandola da sdraiato sembrava infinita, si, era questo l’aggettivo che mi venne in.mente. “su, alzati” mi esortò. Mi alzai lentamente e mi posizionai di fronte a lei “su, tocca”. Allungai la mano, carezzai il suo seno per pochi secondi ” e questo lo chiami toccare? Hai bisogno di lezioni, figlio mio. Su, tocca come toccheresti un’altra donna” e mi prese le due mani e se le portò ai seni. Iniziai a palpare quel seno meraviglioso; ad un certo punto lei abbassò la vestina e me lo fece.vedere “mamma!” esclamai. “Su, continua, tonto”. Toccai per qualche istante poi lei, mentre continuavo a palpare mi chiese “allora, che te ne pare?” ” è bellissimo, hai un seno spettacolare”. Sorrise e poi mi sorprese ancora “adesso toccami il culo” e prese le mie mani e le portò fino al suo fondoschiena: anche il culo era sodo, due belle natiche corpose e sode. “Vediamo se tutto questo ha fatto effetto” disse e allungò repentinamente la mano sui miei boxer “mamma! Esclamai ancora ” mamma, mamma, non sai dire altro?” e mentre parlava mi abbassava i boxer e iniziava a toccarmi il cazzo “uhm, che bel cosino che hai” un fremito di piacere mi accompagnò per qualche istante. Lei iniziò a baciarmi sul collo, prima e poi sulle labbra, prima schioccando poi inserendo la sua lingua. Io continuavo a toccarle il culo e poi il seno, iniziai anche a leccarglielo, era bellissimo. Lei si tolse le mutande e si sdraiò sul letto “dao, che aspetti, vieni dentro di me” avevo il cazzo rigido e non poteva essere altrimenti, considerata la sua sensualità, accentuata dal fatto che fosse mia mamma. La penetrai con vigore e lei gemeva per come godeva. Le baciavo il seno e la tenevo per i fianchi, poi aumentai il ritmo e lei mi suggerì di venire dentro, tranquillamente che non c’era pericolo. Dopo che finimmo dormimmo abbracciati. La mattina seguente altro round, lei mi svegliò che mi stava spompinando e poi si posizionò in.modo che le leccassi la figa: la figa, meravigliosa figa pelosa ma non tanto, morbida ed enorme, mi perdevo con la lingua dentro di lei. Venne solo con le mie leccate, agitandosi come non mai e quando finì restò posizionata sulla.mia bocca ed io continuai a leccarla “bastaaaa” mi implorò. Passammo almeno venti giorni a quei ritmi, non mi ricordo di aver mai avuto così fame di sesso come con lei e lei sembrava condividere le stesse sensazioni. Mi piaceva prenderla alla pecorina, tenendola per i grossi seni, non mi sarei mai stancato di farlo; anche a cavalcioni su di me era spettacolare:la tenevo per i fianchi prosperosi o per il culo e osservavo quel seno immensamente bello barcollare su e giù mentre lei godeva, anche perchè io duravo tantissimo, proprio perchè sfogavo più volte. Mi ricordo il terzo giorno la penetrai per più di un’ora e lei, penso abboa avuto più orgasmi.

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