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mio marito: il mio mentore – 11 – epilogo

By 9 Aprile 20244 Comments

mio marito: il mio mentore – 11

Quella domenica ci recammo insieme, da sole ( avevo avvertito R. che la signora Anna ci aveva convocate per pulire la stanza), nella casa della , ormai, nostra padrona. Mia madre mi chiese dove stessi andando, sempre più diffidente; mi limitai a dirle ” in chiesa, con Alda e dopo a fare una passeggiata”. Non poteva sospettare come ormai avevo consolidato la mia dissoluzione, totalmente plagiata dal mio ragazzo. Rabbrividii pensando che avevo coinvolto anche Alda ma scacciai il senso di colpa dalla mia testa , considerando che la mia amante era già stata traviata dalla sua ineffabile madre. Ci abbracciamo calorosamente e ci sfiorammo, furtive, le labbra mostrando la nostra felicità ed ansia di essere di nuovo insieme. Durante il tragitto che ci avrebbe condotte in quella casa, mi raccontò le sensazioni che aveva vissute la sera prima, al rientro a casa.
“avevo le mutandine piene di sperma lievemente rosato dalle tracce di sangue a seguito della deflorazione. Sentivo bruciore alla fica ma ero anche eccitata pensando a come mi aveva scopato Corrado ed alla vostra partecipazione. Ho raccontato tutto a mia madre e lei si è mostrata alquanto d’accordo sulla mia decisione , sentendosi tranquilla che, essere adottata dalla signora Anna, la rendeva confortata per via del poco tempo che le restava da vivere. Mi ha raccomandato, ove possibile, che dopo la sua morte avrei potuto essere accolta in quella casa anziché restare con mio padre. Ha aggiunto che questo si sarebbe potuto concretizzare al compimento dellla maggiore età ( a quel tempo si raggiungeva a 21 anni)” .
Giunte a casa della signora, questa ci accolse con soddisfazione: era da sola perché Corrado era andato a prelevare i gelati per venderli la sera al cinema).
Ci spiegò, senza girarci attorno, che una volta la settimana avremmo dovuto recarci a casa sua per riordinare, pulire e prenderci cura della nostra stanza. Aggiunse, con un riferimento un pò ambiguo, che un giorno ci saremmo trasferite in quella casa più spesso se non addirittura definitivamente. Alda riferì quanto sua madre, la sera prima, aveva auspicato e la Signora ne fu soddisfatta. Io osservai che per me sarebbe stato impossibile. Replicò:
“quando ti sposerai con R. vedrai che ti sarà possibile. In ogni caso sarà necessario , per entrambe di voi, per ciò che io e Corrado abbiamo in mente di realizzare”.
Sorrise misteriosa e ci baciò sulle labbra una dopo l’altra e nel farlo strizzò forte i capezzoli di Alda mentre a me infilò la mano tra le cosce, trovando le mie mutandine bagnate.
“Adesso al lavoro: valuterò impegno e bravura e spero di non dovermi arrabbiare e punirvi. A casa vostra, immagino , che vi diate da fare da signorine a modo quali le vostre madri vi hanno cresciute”
Poco prima di pranzo , avendo noi due completato il compito, ci accomiatò dopo aver giudicato positivamente il lavoro fatto. Ci disse che , inizialmente, tutto si sarebbe svolto come era stato fino ad allora: ogni venerdi ci saremmo recate al cinema o con R. o, preferibilmente, da sole per essere concupite da Corrado o in sala sedute oppure nei bagni a seconda dalle voglie di lui di scoparci oppure limitarsi a toccarci e farsi toccare tra le file dei sedili.
Ci raccomandò di impegnarci a scuola al massimo per l’anno che si stava per concludere, per essere promosse e, successivamente, conseguire il diploma senza perdere tempo.
Il sabato e la domenica ci saremmo recate da lei per servirla sessualmente e procedere con l’addestramento e la domenica per riordinare casa.
Fu così per il resto del tempo che culminò con la conclusione dell’anno scolastico che ci vide promosse, Alda ed io , insieme a R., al quarto superiore. A me era stato impiantata la spirale con grande sollievo di mia madre che, quantomeno, avrebbe visto scongiurare rischi di gravidanze indesiderate e premature per la mia età.
La signora Anna incontrò la madre di Alda con la quale si instaurò un rapporto di proficua solidarietà ed entrambe furono d’accordo a che la figlia andasse a vivere stabilmente a casa della signora Anna dopo la sua ormai vicina dipartita. Morì, infatti, ad ottobre di quell’anno e Alda restò a vivere col padre che la detestava quanto aveva detestato la madre e solo marginalmente si occupava della figlia. Alda, appunto per questo, poteva passare più tempo con la nostra padrona di quanto fosse consentito a me, per via del controllo asfissiante di mia madre.
Così si snodò la nostra vita per tutto quell’anno scolastico e l’anno successivo. Alda ed io eravamo molto innamorate con la benedizione della signora Anna e la complicità del mio fidanzato e del nostro, ormai, amante Corrado. Il quale adesso ci scopava senza preoccupazione di venirci in fica.
Corrado ci partecipò che la moglie non aveva potuto avere figli per via di una malformazione degli organi riproduttivi e che questo aveva pesato tanto nella loro vita. Raccontò che questa frustrazione accrebbe il suo carattere duro verso le donne che , anche casualmente, incrociava. Specialmente quelle giovanissime. Ne corruppe alcune che fecero emergere anche la sua bisessualità. Tuttavia, quelle con le quali ebbe occasione di agganciare duravano poco, soprattutto perché non dimostravano un carattere sottomesso, mentre sessualmente erano incline alla bisessualità: evidentemente, ciò, non era sufficiente per soddisfare le inclinazioni della moglie. Qualcuna di quelle ragazze, di tanto in tanto, la sollazzavano e giacevano a letto con lei. Qualche volta era lo stesso Corrado che le agganciava al cinema , usando la stessa strategia che aveva favorito con successo il mio coinvolgimento erotico e sessuale.
Alla fine delle sue confessioni, concludeva che con noi tutto era diverso e che, insieme con la moglie, facevano affidamento per realizzare i loro sogni. Alda ed io, per quanto ne parlassimo dopo, non riuscivamo a dare un senso a quei sogni.
Spesso lo chiedevamo a R. ma lui era vago nell’indagare insieme a noi e non ci fu d’aiuto. I rapporti intimi ormai tra noi quattro erano frequentissimi e coinvolgevano tutti reciprocamente. Gli unici che non facevano sesso tra loro era il mio fidanzato , la signora e Corrado. Ma spesso , Alda e R. , si accoppiavano in una di quelle combinazioni che stabiliva la signora. Tra me e Alda non ci fu mai competizione o gelosia, tenendo fede all’iniziale assicurazione che ci facemmo, lei ed io, quando iniziammo il nostro rapporto amoroso. Tra l’altro , lei ed io, vivevamo con grande entusiasmo il nostro amore avendo via libera quando mi recavo a casa sua, dove il padre era assente, e, sporadicamente a casa mia quando mia madre non c’era. Ciclicamente , mia madre mi conduceva dal ginecologo per controllo e presto anche Alda si affidò allo stesso mio medico. Ormai mia madre , contando sul fatto che Alda vi si recava insieme a me, tralasciava di venire. Lo specialista , presto, si rese conto che avevamo una vita sessuale intensa e che le vagine non erano da meno dei nostri retti ad essere oggetti di tale attività. Commentò, ma senza mai andare oltre la constatazione, che non ci facevamo mancare nulla. Noi , ormai, neanche provavamo disagio a quelle osservazioni senza altri intenti del medico.
Giungemmo , alfine, ad affrontare gli esami di Stato che vide, tutti e tre , superare felicemente la prova.
Corrado e sua moglie furono felici di festeggiare, a modo nostro, la notizia del conseguimento del diploma, nell’occasione facendo dei piani per il nostro futuro. Alda ed io avevamo, all’epoca, 18 anni da compiere a breve e la signora, spesso, esortav R. a cercare e trovare una sistemazione per programmare il nostro matrimonio. Io trovavo eccessivo il loro interessamento mentre il mio fidanzato dimostrava unità di intenti con loro e questo mi sembrò altrettanto strano.
Ed arrivarono insieme, per tutti e tre, le assunzioni presso tre aziende diverse.
Quando Alda ed io compimmo 21 anni ci festeggiarono in due diverse serate a casa loro. Facemmo sesso e la signora si accanì particolarmente con Alda in una sessione durissima nella quale abusò molto , umiliandola e somministrandole molto dolore. Le inserì degli aghi nelle mammelle, le torturò i capezzoli e la colpì sadicamente sulle grandi labbra della fica con mazzetti di ortica che la fecero soffrire molto. All fine la portò, da sola, nella stanza sua da letto e si fece leccare fica e capezzoli dopo averla umiliata facendole bere la sua pipì e obbligandola a leccarle il culo. In quella occasione le ordinò di preparare il suo trasferimento a casa loro nel più breve tempo possibile. Riteneva che fosse tempo che lei prendesse possesso totale della sua schiava. Concluse , sibillinamente, che adesso i desideri suoi e di suo marito erano più vicini a realizzarsi.
Tutto ciò fu materia di discussione quella notte in cui restai a casa sua, dopo aver avvisato mia madre. Alda era entusiasta di trasferirsi dalla signora Anna e , tuttavia, non riusciva a comprendere a cosa, alludesse con “desideri suoi e di suo marito”. Facemmo l’amore tutta la notte e potei notare come l’aveva conciata la sera prima: la fica era martoriata per essere stata flagellata con i mazzetti di ortica ed anche le mammelle erano livide ed arrossate per le punture e per i colpi delle terribili foglie urticanti. Ciò non le impedì di venire sulle mie labbra diverse volte ed io e riversai quel che rimaneva delle abbondanti sborrate, dentro il mio ventre, che Corrado e R. mi avevano depositato.
Alla fine, esauste, ci abbandonammo al sonno.
R. , alcuni giorni dopo, mi disse che voleva ci sposassimo presto. Lo comunicò a mia madre, dopo averlo detto alla sua. Mia madre, pur sorpresa per la celerità della decisione, sembrò contenta: poteva ben essere felice che non avrebbe patito l’onta del disonore familiare per una , sempre paventata, rottura di fidanzamento che mi avrebbe compromesso tra i nostri parenti , amici e conoscenti.
Alda comunicò a suo padre che voleva abbandonare la casa senza dirgli della destinazione futura. Suo padre , com’era prevedibile, non battè ciglio. Alla vigilia di Natale di quell’anno , Alda andò a vivere dai coniugi Anna e Corrado. Si sistemò nella stanzetta che era stata, inizialmente, assegnata a me ; ma presto, tutte le notti, giaceva nel letto matrimoniale tra i due coniugi. che ne disponevano sessualmente.
R. trovò casa per noi e, ad aprile dell’anno successivo, ci sposarmo per la gioia e le lacrime di mia madre e di mia suocera. I testimoni per la sposa furono Corrado e la padrona, per lo sposo Alda ed un compagno nostro di classe del tutto ignaro della nostra vita ” dissoluta” .
Il viaggio di nozze fu una sorpresa!
Me lo comunicò la stessa Alda una settimana prima del matrimonio.
” amore, non posso più tacere una verità che ti ho tenuto nascosta per ordine della padrona. Tu e R. farete finta di partire per il viaggio di nozze perché, senza dirlo a nessuno, rientrerete la sera stessa della finta partenza a casa di Corrado e la padrona. Prima che tu ti sposi dovremo andare dal ginecologo e farci rimuovere diaframma e spirale. Corrado ci feconderà perché vogliono che tu ed io restiamo incinte di lui e coronare il sogno di diventare padre. Gli daremo un figlio ciascuna e loro due ci aiuteranno a crescerli. R. è da 5 anni che è al corrente dell’intento e assicurò la sua complicità al loto progetto”
Così mi disse abbracciandomi , commossa e tremante. Facemmo l’amore nella stanzetta che, da qualche mese usava da quando s’era trasferita, con la benedizione della padrona di consentirci di amarci.
Il giorno dopo andammo dal ginecologo che rimosse i meccanismi anticoncezionali. All’ultimo momento, per non rischiare di disperdere un’ovulazione utile di entrambe, la padrona decise di anticipare l’evento a quella sera stessa. Alda ed io andammo a letto col nostro amante mentre la signora, dalla stanzetta, origliò tutta la notte per sentirci mentre il nostro toro ci fecondava. Tutta la notte si alternò tra me e la mia amante per riempirci gli uteri del suo seme.
All’altare mi accompagnò mio padre e già, forse, ero incinta di Corrado.
A pochi giorni l’una dell’altra partorimmo
( io per prima,due giorni avanti, un maschietto e lei una femminuccia) e la padrona e Corrado toccarono il cielo, coronando il loro desiderio a lungo covato.
In seguito, R. mi diede una figlia mentre Alda regalò un maschietto a Corrado.
Adesso, Anna e Corrado sono morti da tempo e Alda ed io abbiamo figli quasi quarantaquattrenni e, con Alda, viviamo insieme con mio marito, vero mentore della mia vita.

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