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Lo sento tirarmi per il guinzaglio e mi alzo per seguirlo, ormai completamente asservito, ma mi sento strattonare per il collo e tirare verso il basso.
– A quattro zampe, come la cagna che sei.
Non provando neanche più a ribellarmi, mi rimetto a pecorina e seguo quello che ormai è il mio Padrone.
Arrivati in camera mi fa salire sul letto con un cenno per poi prendermi la testa e accompagnarla di nuovo sul cazzo.
– Dai, da brava succhiacazzi. Come ti ho insegnato.
Cerco di compiacere il mio Padrone leccando bene l’asta. Lo sento mugolare di piacere.
– Si, così. Lo sapevo da quando ti ho vista che eri una troia. Vedrai, abbiamo appena iniziato. Ora è tempo dell’ultimo atto della tua iniziazione.
Così dicendo si alza e lo vedo armeggiare dentro un cofanetto.
– Ora girati, culo rivolto verso di me e mani dietro.
Ormai passivo eseguo senza fiatare.
Sento il metallo freddo cingermi i polsi e in un attimo capisco che mi ha ammanettato.
– Non ti preoccupare, è solo per avere più campo libero. Non che servisse. Ahahah
Arrossisco, in effetti non serviva ero già asservito completamente.
– Adesso mettiamo questa –
mi mostra una gabbietta di castità in plastica rosa – l’ho presa apposta per te.
– Ma non voglio, mi farà male.
Non faccio tempo a finire la frase che un sonoro ceffone mi scalda il viso.
– Finora ti sei comportata bene per essere la prima volta. Ma forse non ti sono chiari i ruoli. Chi sono io?
– il Padrone
– E tu?
– lo schiavo
Altro schiaffo, più forte di quello precedente.
– Cosa hai al collo?
– Un collare
– Quindi cosa sei?
– La sua cagna.
– Tu sei la mia cagna, sottomessa, rizzacazzi, pompinara e, fra poco, rotta in culo. Voglio sentirtelo dire.
– Io sono la sua cagna, sottomessa, rizzacazzi, pompinara e, fra poco, rotta in culo.
– Allora stai zitta e fai quello che ti dico senza fiatare. Ho avuto sin troppa pazienza con te fino ad ora. Alla prossima lamentela prendo la cinghia.
– Si, Padrone.
– Forza allora.
Così facendo mi afferra il cazzetto e mi infila la gabbietta chiudendola a chiave.
– La chiave ovviamente la tengo io. In mia presenza la pisellina va sempre tenuta così, salvo che io non decida diversamente. Tanto non è con quella che tu devi godere. Ora manca un ultimo tocco – ghigna
Estrae un plug di circa 7-8 cm a forma di coda.
– Forza, alla pecorina troia.
Titubante, eseguo. Ho paura che mi faccia male, non avendo mai messo niente nel culo. Non voglio, però altri ceffoni nè, tantomeno, la cinghia.
Sento del lubrificante colarmi sul buchetto e un dito entrare.
– Bello strettino, dovrò lavorarci un po’. Vedrai che presto sarà largo come si addice ad una zoccola come te. Anzi sai cosa facciamo ora? Una bella foto ricordo del tuo culo.
– No, Padrone. La prego, foto no.
– Ti avevo avvisato di non contraddirmi, troia.
Lo sento sfilarsi la cinta e rapidamente mi trovo due cinghiate sul culo.
– Ahhh, brucia.
– Che ti serva da lezione. Faremo le foto che voglio, ma stai tranquilla puttana. Non prenderemo il viso, così magari qualcuno non si accorge che sei una vacca. Anche se con quella faccia da puttana è difficile. Ahahah 
Sento una mano allargarmi le chiappe e il click del telefono scattare.
– Ecco, guarda come è venuto bene il tuo buchetto. Almeno hai un ricordo di quando era stretto. Presto sarà bello slabbrato.
Sento massaggiarmi di nuovo il buchino. È quasi fastidioso, ma cerco di sopportare. Diventa peggio quando le dita diventano due, lo sento sditalinare sempre di più. Comincio ad abituarmi, quando in un attimo sento la punta del plug premermi sul buccino.
– Rilassati troia.
Sento l’ano cedere e il plug scivolarmi dentro e abituarsi piano piano.
Ormai è completamente inserito, con la coda che oscenamente mi penzola dal culo.
– Brava, ti sta benissimo. Ti dona molto, vieni a vederti – dice, indicandomi uno specchio e togliendomi le manette.
Ero osceno, il pomeriggio ero un normale ragazzo e ora mi guardavo riflesso conciato come mai avrei immaginato: con un guinzaglio e un collare di pelle, una canottiera trasparente, gabbietta di castità rosa e plug a forma di coda.
– Manca solo il tocco finale.
E mi porge un paio di scarpe con il tacco, completamente trasparenti. Le guardo pensando che non sarei, mai in grado di camminarci. Hanno un tacco di 15 cm e anche sulla pianta sono rialzate.
– L’ho ordinate in un sexy shop appena dopo averti conosciuto. Forza mettile.
Le indosso, ma a malapena riesco a stare in piedi.
– Forza, sfila per me.
Così dicendo mi slaccia il guinzaglio, lasciandomi però il collare e mi dà uno schiaffo sul culo.
Comincio a camminare per il corridoio con passo incerto su quei trampoli.
– Dai sculetta di più zoccola. Fai finta che io sia un cliente e tu una troia da marciapiede, mostrami bene quel culetto.
Piano piano comincio a migliorare l’andatura.
– Ecco brava, stai benissimo.
Lo vedo prendere il telefono e fotografarmi.
– Tranquilla troia, niente viso come al solito. Solo qualche scatto per far vedere agli amici cosa mi monto stasera.
Ormai cammino disinvolto e riesco anche ad ancheggiare.
– Ora basta, vieni qui davanti allo specchio.
Mi prende e mi cinge a sè mettendomi una mano sul culo.
– Guardati, non ti dona? Cosa vedi nello specchio?
– La sua cagna Padrone.
– Bravo. Questa è la tua divisa ufficiale quando sei con me. Tacchi, gabbietta, plug e collare. Devi sempre averli. Questo plug però presto sarà piccolo per il tuo culo rotto.
Mi riaggancia il guinzaglio e mi prende di nuovo le mani fissandomele dietro la schiena con le manette e mettendomi a 90 sulla cassettiera di fronte allo specchio.
Sento le sue mani palparmi il culo e mi arriva qualche sculacciata secca che mi fa guaire.
Sento il plug che mi viene tolto e subito sostituito da tre dita che mi lavorano l’ano aiutate da abbondante lubrificante.
– Allora sai cosa succede ora, troia?
– Credo di si…
Mi arriva uno schiaffo fortissimo sul culo, che mi fa sobbalzare.
– Credo di si, Padrone.
– Meglio, cosa sta per succedere?
– Mi sta per fare il culo, Padrone.
– Esatto, stai per diventare un rotto in culo. Ora implorami di montarti.
– Per favore Padrone mi scopi.
– Più convincente.
– Per favore Padrone mi monti, mi svergini e mi renda un rotto in culo.
– Solo perché me lo chiedi puttana. Voglio che ti godi tutta la scena dallo specchio, cosi potrai averla stampata in mente e potrai toccarti per bene quando sarai a casa a ripensarci.
Sento la sua cappella premermi contro e forzare, sento dolore e tiro un urlo.
– Ah mi sono dimenticato di dirti che ho sparso la voce in tutto il condominio che stasera sei qui a cena. Se vuoi urlare fai pure, ma sapranno tutti che ti stai facendo trapanare il culo. Ahahah. Dai magari non ti dispiace.
Non finisce di dirlo che affonda ancora, questa volta entra e io trattengo il respiro e le urla. Mi dà fastidio, ma comincia a muoversi dentro di me, lo sento sempre più in fondo.
– C’è quasi tutto cagna.
Sento un ultimo colpo, il mio culo aperto e le sue palle picchiarmi sul culo.
– Eccoti, ora sei una rotta in culo.
E comincia ad alternare colpi a sculacciate. Ho il sedere in fiamme, ma inizio a provare piacere e ad ansimare.
Va avanti così per circa venti interminabili minuti in cui non mi risparmia epiteti e sculacciate.
Quando lo sento irrigidirsi dentro di me capisco che sta per venire, lo sento togliere il cazzo e subito mettermelo in faccia.
– Apri la bocca. Non osare sputare.
Mi sborra copiosamente in faccia e in bocca. Ne ho anche sui capelli.
– Perfetta, ti dona moltissimo la mia sborra in faccia. Apri la bocca ora, fammi vedere. Eseguo e vede la sua sborra ancora in bocca.
– Brava, tienila un po’. Gustala, assapora per bene.
Ha un sapore che tutto sommato non mi dispiace.
– Ora ingoia e dimmi com’è.
– Buona Padrone.
– Come si dice?
– Grazie Padrone.
– Ora puliscimi bene il cazzo.
Lecco per bene il cazzo del Padrone che mi fa i complimenti nel mentre.
– Brava, brava troia. Ora ancora a pecorina che facciamo una bella foto al tuo buchetto rotto.
Eseguo e lo sento scattare. Poi mi toglie le manette:
– Ora allargati bene le chiappe che ti si veda bene il buco.
Mi metto di nuovo in posizione.
– Ecco, guarda.
Me le mostra, una mi mostra a pecorina vestita come una zoccola e nell’altra si vede il mio buchetto spanato rispetto a prima.
– Ora dato che in faccia non ti si vede e non ti si può riconoscere queste me le tengo. Le mando ad un paio di amici e vediamo cosa ne pensano. Magari finisce che guadagni qualche altro cazzo. Ahahah.
Adesso fuori che è tardi.
Domani dopo lavoro porta qui quel culo rotto – Mi toglie la gabbietta e il collare – Immagino ti serva qualche vestito per scendere le scale. Ti prendo qualcosa io.
Lo vedo tornare. Mi porge un perizoma, un paio di shorts cortissimi e una specie di top.
– Ecco, vai pure giù con questi. Domani torna vestita così. Quando tornerai troverai all’ingresso gabbietta, collare e plug. Metti tutto subito e vieni da me a quattro zampe a darmi la chiave della tua gabbietta.
– Ma Padrone non posso andare via vestita così.
Mi arriva un altro sonoro ceffone.
– Invece ci vai così e non osare pulirti per punizione. Sborratoio. Muoviti e toccati il cazzettino quando sei in letto. Ti mando le tue foto così magari ti viene dura quella pisellina.
Dicendo così mi sbatte fuori di casa. Corro giù per le scale senza essere visto da nessuno con il cuore in gola e entro in casa.

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Autore Pubblicato il: 30 Maggio 2022Categorie: Erotici Racconti, Racconti di Dominazione, Racconti Gay0 Commenti

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