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The Elephant Man

Si dice che fare il bidello sia un lavoro di merda. Non è il mio caso.
Se lo si prende con lo spirito giusto, può essere un mestiere che dà un sacco di soddisfazioni.
Del resto, uno come me non poteva pretendere molto di meglio. Non ho titoli di studio, e ho una faccia che spaventa la gente. Sono basso, grassoccio, sciancato, pustoloso, guercio e pure gobbo. Gli studenti del liceo mi chiamano “THE ELEPHANT MAN“, per via della proboscide che mi ritrovo tra le gambe (o almeno credo che sia per quel motivo).

Ma dicevo delle soddisfazioni. In primis, le seghe mentre spio di nascosto le maialate altrui. In un liceo frequentato da giovinetti in piena tempesta ormonale, le occasioni di fare il guardone non mi mancano di sicuro. Soprattutto considerando che ho fatto degli spioncini nei bagni, negli spogliatoi, nelle docce, e persino nella sala professori. Le zozzerie commesse nella scuola non hanno segreti, per me.
Ogni tanto faccio anche foto e filmini con cui trastullarmi la proboscide quando torno a casa. La mia vita trascorre beatamente in questo modo. (Ebbene sì, mi accontento di poco. E godo.)

*****

Stamattina sono impegnato nel mio consueto giro di pulizie…quando sento delle imprecazioni soffocate provenienti dalla sala ricreazione.
Strano; lì dentro non dovrebbe esserci nessuno, l’intervallo è tra una ventina di minuti. Così butto un’occhiata nella sala e…

Ohibo’, che vedo?! C’è una ragazzina piegata a 90 gradi contro il distributore degli snacks, con entrambe le braccia incastrate nel vano di uscita delle merendine!
Pure io che non sono una cima capisco al volo quel che è successo: la scema ha cercato di rubare uno snack infilando una mano nel vano ed è rimasta incastrata negli ingranaggi, poi ha cercato di liberarsi usando l’altra mano ma è rimasta bloccata pure quella.

Ancor prima di vederla in faccia la riconosco dal fondoschiena: è SUSANNA BANTI (detta non a caso “Culodoro“), la ragazza più popolare del liceo. Una smorfiosetta più interessata a sculettare che a studiare, e che rappresenta il sogno erotico di tutti i maschietti della scuola (me compreso).

– «O Banti, che ci fai tu qui?», le chiedo. (Come se non sapessi già la risposta: quasi ogni giorno la professoressa Squinzi manda la Banti fuori di classe perché disturba le lezioni, così lei cazzeggia in giro fino alla riammissione in aula.)
Nel vedermi fa un respiro di sollievo.
– «Piero, meno male!…Stavo…ehm…Il distributore si è guastato e così…»
– «Sì, sì, risparmiati le balle, ho capito tutto. Queste cose non si fanno, veh!»
– «Uffa, non farla lunga e apri ‘sto baracchino…Hai la chiave, no?»
– «Calma, giovane. Certo che ho la chiave…ma perché dovrei aprire? Preferisco invece che ti trovino in flagranza di reato.»
– «Ma che, dici sul serio?!»
– «Furto, sabotaggio di proprietà della scuola, presenza in sala ricreazione fuori dall’orario consentito…Secondo me sei in grossi guai, signorina Banti Susanna.»
– «Non facciamo scherzi…Dai, cazzo, APRIIIII!!!»
La ragazzina comincia ad andare in agitazione. Ed anche le sue chiappe, che dimena in modo frenetico. Che spettacolo. Non mi lascio scappare l’occasione di darci una energica palpata.
– «CAZZO FAI! LEVA QUELLE MANACCE ZOZZE!», protesta la fortunata proprietaria di cotanto bendiddio.
– «Facciamo un patto, Banti: la chiave per una chiavata. Scambio equo, no?»
– «Ma te sei scemo! Non se ne parla proprio…Per chi mi hai presa?!»
Mi invita a nozze. Le rispondo fissandola dritta negli occhi:
– «Per una che non si fa problemi a fare pompini al cesso ai compagnucci in cambio di uno spinello. Né a limonare con le amichette nelle docce. Né a farsi scopare dal prof Gaudenzi per accomodare i voti di matematica. Il vecchio Piero ha la vista lunga, sai?»
La sgualdrinella deve aver colto al volo il messaggio, poiché si zittisce subito. Sta valutando la mia proposta. Il pensiero la fa rabbrividire, ma la situazione non le lascia molta scelta.
– «E…e dai, spicciati, allora!», conclude rassegnata.

Sono le 9.45; mancano solo 15 minuti all’intervallo, quando cioè questa stanza verrà invasa da torme di studenti smaniosi di ingozzarsi di caffè e merendine. Bisogna sbrigarsi. Salto perciò i preliminari e le sfodero subito il bigolo davanti alla faccia.
Lei strabuzza gli occhi incredula:
– «Cazzo, che sberla di arnese!»
– «Beh, non è per questo che mi chiamate “The elephant man“?»
– «Ehm…Non proprio; a dire il vero, è perché sembri il tizio di quel film che…GHOUMPFH!»
La interrompo ficcandole l’uccello in bocca; non abbiamo tempo per discutere sull’origine dei nomignoli.
Lei fatica un po’, ma riesce a prenderlo tra le labbra. La posizione laterale non mi permette di schiaffarglielo per intero giù per la gola, ma pazienza; il tempo stringe, bisogna andare in fretta al sodo. Così mi porto alle sue terga e la inforno da dietro senza tanti complimenti.
– «AOH!…Lammadonna, me la stai spaccando!»
Ce l’ho grosso io o ce l’ha stretta lei? Beh, si adatterà; mica posso aspettare i suoi comodi da femminuccia.

Ciunf-Stok, Ciunf-Stok, Ciunf-Stok…Ad ogni affondo, la disgraziata pesta la zucca contro il distributore.
– «AHI, cazzo…Fai un po’ più piano, animale!»
Macché “piano”; mica le ho chiesto io di rimanere incastrata nel distributore! Queste giovinette prima si mettono nei guai, e dopo pretendono di essere trattate con tutti i riguardi. Troppo comodo.
In più, a giudicare da come la sgualdrinella geme, non sembra che il trattamento le dispiaccia poi tanto (testate a parte, ovviamente).

Mentre la stantuffo da dietro, ho modo di apprezzare il suo fondoschiena. Il soprannome “Culodoro” è più che meritato: chiappe sode e tonde, pelle liscia e morbida, e quel buchino che si contrae al ritmo degli affondi…così invitante…quasi quasi…
Tasto il terreno con un pollice, provocando l’immediata reazione della damigella.
– «AHIO! Ma che idee ti sei messo in testa, zozzone?»
Ignoro le sue proteste e procedo spedito con la sacra missione. Sfilo il batocchio da sotto e miro qualche centimetro più in alto. Appena inizio a premere lei va nel panico:
– «NO! No, eh? Non ci provare, brutto sgorbio, lì non l’ho mai presOOOOOOHIAAAHHH!!!»
Eeeh, quante storie per un cazzo nel culo…Sarà bene che ci si abitui in fretta, che la vita ne dispensa tanti…
– «Ahiahiahia! P-puzzone, bestia…NNGH!…Porca troia, che male…AOH!…Mostro!»
Mugugna e impreca, ma ha comunque il buonsenso di mordersi le labbra per non fare troppo baccano. Sa bene che le conviene non richiamare l’attenzione di nessuno.
In proposito, controllo la tabella di marcia. Mancano solo due minuti all’intervallo…Meglio serrare i tempi.
Aumento il ritmo di pompaggio, e intanto le ravano la fregna con una mano. In breve le sue invettive si trasformano in un ansimo godurioso.
– «Ohw!…Ohw!…Ohw!…Omiodio, ma che co…Che mi sta…Ahnf…Oh! O-O-O-OOO-OOOWWHIIIIKKK!!!»
Contemporaneamente al suo orgasmo, anch’io le inondo le viscere di sborra. Proprio quando suona la campanella dell’intervallo. Ora bisogna affrettarsi a concludere, altrimenti sono cazzi per tutti e due.

Mi sfilo dal suo culo e prendo la chiave del distributore. Apro il pannello frontale, ma mentre cerco di liberarle le braccia la stupidina mi interrompe:
– «Aaauk…Piero, devo scaricarmi l’intestino…»
– «Ma che, sei cretina?! Vuoi cagare una chiazza di sborra in mezzo alla sala…con tutta la gente che sta per arrivare?»
– «Non ce la faccio proprio a tenerla dentro, scusa…»
Maledizione alla jella…E adesso?
Agisco d’istinto: prendo un bicchiere di plastica dal distributore e glielo piazzo davanti al culo, in modo da raccogliere l’espulsione di sperma.
Il vociare all’esterno della sala mi fa capire che rimangono solo pochi secondi per completare le operazioni.
Disincastro le braccia della disgraziata, che così può rialzarsi di scatto proprio mentre la porta d’ingresso si apre. Uff, è andata!
…anzi, no: ho ancora in mano il bicchiere con le prove del misfatto. Senza pensare, lo riposiziono all’interno del distributore con un movimento fulmineo.

La prima persona ad entrare in sala ricreazione è la professoressa Squinzi, quella che ha buttato la Susanna fuori di classe. Nota subito il pannello frontale aperto.
– «Salve, Piero…Ci sono problemi col distributore?»
– «Eh? No, no…Ho solo fatto il rifornimento di bicchieri…», le rispondo mentre richiudo il pannello.
– «Ah, perfetto, avevo giusto voglia di un bel caffé con panna», dice la prof inserendo una monetina.
Mi viene un brivido freddo pensando a QUALE è il primo bicchiere predisposto a scendere. Anche Culodoro se ne avvede e sbianca di colpo.
Inconsapevole, la prof si rivolge alla Susanna rimestando lo zucchero nel bicchiere.
– «Bene, Banti, spero che dopo questa ennesima sospensione tu la smetta di disturbare le lezioni!»
– «Io…S-sì, professoressa, le chiedo scusa…»
– «Di’, ma ti senti bene? Sei tutta pallida…Vuoi un sorso di caffè?», chiede la prof porgendole il bicchiere.
– «Ehr…N-no, grazie, sto benone così…»
Dopo di che, la prof sorbetta il suo caffè corretto. Dopo il primo sorso fa una faccia stranita.
– «Uhm. Oggi il caffè è particolarmente buono. Ha forse messo una nuova miscela nel distributore, Piero?»
E cosa le devo rispondere? Sì, una miscela di sborra sciacquata nell’intestino di una troietta 18enne? Meglio sorvolare…

*****

Insomma, come vi dicevo, fare il bidello può essere un mestiere ricco di soddisfazioni. Basta prenderlo con lo spirito giusto.
(Ah, ho saputo che adesso gli studenti non mi chiamano più “The elephant man” bensì Quasimodo, come quel granduomo che ha vinto il nobel per la poesia. Anche queste sono soddisfazioni.)

[FINE]

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