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VICINI SCHIAVI, Capitolo 1
“Adesso che abbiamo finito di mangiare inizia a pulire casa puttana, e fai presto che mi sta salendo una voglia matta di scoparti! Ma come sai, prima il dovere e poi il piacere!” dissi alla mia schiava Elena dandole un’avvolgente palpata al culo.
“Aspetta però, è il caso che tu prima dia da mangiare al cornuto che ti sei sposata, che è da ieri sera che ha la ciotola vuota!”
“Si Padrone, grazie Padrone” rispose Elena mentre svuotava gli avanzi lasciati sui nostri due piatti nella ciotola disposta ai piedi del tavolo della cucina.
In tutto questo Davide, altro mio schiavo nonché “marito” di Elena, stava immobile guardando famelico il cibo versato, legato con un guinzaglio alla gamba del tavolo. Durante tutto il pranzo era stato accovacciato ai miei piedi, costretto come sempre a passare la lingua tra le mie dita per tutto il tempo. Non che la cosa mi eccitasse particolarmente, ma il suo posto da qualche settimana a questa parte era quello, doveva capire chi era il Padrone, nonché nuovo amante di sua moglie.
“Adesso ti sgancio dal guinzaglio e potrai mangiare cane, ma prima sai cosa devi fare.”
Davide allora si mise in ginocchio davanti a me, e dopo avermi baciato in mezzo alle gambe, dove il mio cazzo e le sue labbra erano divise soltanto dal sottile tessuto delle mutande, disse:
“La imploro Padrone, non sono degno di mangiare tutte queste prelibatezze se prima lei non si scopa mia moglie!”
Sorridendo, diedi un rapido sguardo alla ciotola piena di avanzi informi, poi posai gli occhi sullo splendido corpo nudo di Elena, che conoscendo ormai il rituale, si era già posizionata a pecorina sul divano, pronta a ricevere la sua quotidiana dose di cazzo post pranzo.
“Certo cornuto, e tu guardami bene mentre le apro la figa e la faccio godere come una cagna!”
Mentre mi sfilo le mutande e mi accingo a infilarlo dentro a secco alla troia, ripenso a come tutto era iniziato…

Mi ero trasferito da poco per lavoro in una nuova città. Avevo preso un bell’appartamento all’ultimo piano in un contesto signorile, lo stipendio era buono e mi permetteva di avere un discreto stile di vita.
Finito il trasloco e di sistemare la casa, dopo alcuni giorni ricominciò la routine. Lavoro, palestra, casa e così via. Nel weekend, dove finalmente ebbi tempo di godermi la mia nuova sistemazione, decisi di uscire per fare una passeggiata nel mio nuovo quartiere; presi l’ascensore per scendere al piano terra, ma mentre le porte si chiudevano sentì avvicinarsi un’altra persona. Istintivamente passai una mano davanti al sensore per fare riaprire le porte, e fu così che vidi per la prima volta Elena. Entrò affannata per il breve sprint questa donna magnifica, sui 37/38 anni; capelli neri, carnagione chiara, indossava un vestitino blu smanicato aderente e abbastanza corto, calze nere, il tutto reso più sensuale dal tacco 10 che calzava e la rendeva slanciata, mettendo ancora più in risalto le lunghe gambe e le forme abbondanti. Furono infatti le sue tette a colpirmi, perché la scollatura appena accennata del vestito focalizzava proprio lì il mio sguardo, ma dovetti subito ricredermi su quale fosse la sua caratteristica più interessante: infatti il vestito aderente rendeva particolarmente evidente il suo bel culetto alto e sodo.
“La ringrazio, sono super in ritardo e lei mi ha salvato! Piano terra giusto?”
Alzai gli occhi da quel corpo stupendo e vidi il tipico sguardo sicuro e malizioso della donna consapevole di essere guardata e desiderata da tutti. E in quel momento capì subito che lei doveva essere mia.
Ci salutammo appena l’ascensore si aprì, e da lì iniziò tutto. Scoprì dopo qualche giorno che era la mia vicina di casa, e soprattutto che era sposata. Trovai le informazioni principali sui social, dove venni a conoscenza che suo marito era un ricco imprenditore più grande di lei di una decina d’anni. Scorrendo le foto sul suo profilo, capì subito di essermi imbattuto in un bel puttanone, visti i contenuti che postava abitualmente: vestiti scollati per mettere in mostra le tette, microbikini a bordo piscina, primi piani del culo in riva al mare….. Insomma, non era certo una donna che nascondeva le sue forme e la sua sensualità!
La mia vita tuttavia procedeva tranquilla, con la consapevolezza di avere una vicina molto attraente, ma per una settimana non ci fu più nessun contatto. Io comunque, essendo sessualmente impegnato con alcune ragazze del posto conosciute sui siti di incontri, arrivai quasi a dimenticarmi di lei.
Finché un giorno, uscito sul mio terrazzo per prendere una boccata d’aria dopo qualche ora intensa di smart working, la rividi oltre la bassa siepe che divideva le proprietà nel terrazzo adiacente, intenta prendere il sole in bikini sullo sdraio. Era a pancia in giù, con quel bel culo sodo e sporgente che inglobava la sottile striscia di tessuto del costumino bianco che indossava. Mi avvicinai il più possibile per fissarla meglio: era uno spettacolo magnifico! Iniziai a tastarmi il cazzo da sopra i pantaloni, avrei voluto saltare dall’altra parte per spogliarla ed infilarle la lingua tra le gambe, ma rimasi li a fissarla inebetito con la mia mano che adesso si era diretta dentro le mutande per stimolarmi meglio il cazzo che mi era diventato di marmo. Ad un certo punto per cambiare posizione lei si girò di scatto, e per non farmi vedere balzai velocemente di lato, colpendo però inavvertitamente uno dei vasi della siepe. A quel punto lei si accorse della mia presenza: “Ehi vicino, sei tu??” Mi chiese con voce preoccupata.
Non potendo più fare finta di nulla, sporsi la testa dalla siepe e salutai: “Scusi Elena, mi stavo sgranchendo le gambe in terrazzo e sono inciampato su questi dannati vasi! Spero di non averla spaventata!!”
“No no ma figurati!!” disse maliziosamente, sapendo benissimo che la stavo fissando di nascosto “Anzi è un bene che tu sia lì, sono a casa sola soletta e non ho nessuno che mi spalmi l’olio abbronzante! Sai, ci tengo ad avere una bella abbronzatura per l’inizio delle vacanze! Non è che per caso potresti passare di qui e… spalmarmi tutta con l’olio??”
Mi diedi una rapida sistemata per cercare di nascondere il più possibile la mia evidente erezione e mi catapultai dall’altra parte spostando leggermente uno dei vasi. Lei mi sorrise, e senza aggiungere altro mi passò il flacone dell’olio. Era a pancia in su, con le tette che catturavano il mio sguardo coperte dai due striminziti triangolini del bikini. Mi fece posto sullo sdraio accanto a lei, e mi appoggiò un piede proprio in mezzo alle gambe, facendomi capire che avrei dovuto cominciare dal basso.
Iniziai quindi a versarmi l’olio sulle mani e a massaggiarle i piedi, salendo poi lungo le gambe. Arrivai alle cosce, e a quel punto lei divaricò ulteriormente le gambe e cercò il mio cazzo con la pianta del piede, esercitando una lieve ma decisa pressione. Cazzo quanto era porca e provocante!
Mi avvicinavo sempre di più al costume, ma appena arrivai a sfiorarlo con un dito, lei mi prese la mano e me la spostò sul suo addome. Sapeva come far impazzire dalla voglia un uomo, certamente voleva vedere quanto sarei riuscito a resisterle. Stando al gioco, continuai a spalmarle l’olio su tutta la pancia, sulle braccia e sulle spalle, finché con un rapido movimento lei si slacciò il pezzo sopra del costume rimanendo con le tette di fuori.
“Meglio l’abbronzatura integrale non credi?? Per favore se non ti dispiace dedicati anche ai capezzoli, sono particolarmente sensibili e non vorrei scottarmi proprio lì…”
Senza farmelo ripetere due volte versai un’abbondante quantità di olio abbronzante direttamente su quel bel seno, e con entrambe le mani mi misi a spalmarlo minuziosamente, palpandola, strizzandole le tette e prendendole i capezzoli tra le dita, pizzicandoli leggermente per vedere se la troia era veramente sensibile in quel punto. Era visibilmente eccitata, tanto che con il piede iniziò a massaggiarmi energeticamente il cazzo.
Rimasi per un paio di minuti come sotto ipnosi a massaggiare quelle meravigliose tette con lei che mi stimolava, ma quando finalmente mi decisi a tirare fuori il cazzo per riempirle quella boccuccia da troia, lei si girò porgendomi la schiena e il suo bellissimo culo, interrompendo inaspettatamente anche il massaggio in mezzo alle mie gambe.
Ancora una volta, non persi la lucidità e stetti al gioco spalmando l’olio sui polpacci, e poi direttamente sulla schiena. Il culo era il punto di arrivo; sapevamo entrambi che da lì a poco avrei fatto la mia mossa, e lei avrebbe ceduto definitivamente.
Mi spinsi sempre più in basso, finché arrivato ai bordi del costume, iniziai a farmi strada sotto di esso, mentre con l’altra mano le strizzavo vigorosamente le chiappe. Avendo le mani già lubrificate, non fu difficile infilarle un bel dito nel culo, a cui ne seguì un secondo subito dopo. Elena non protestò ma anzi, allargando le gambe mi diede il consenso a procedere con quella piacevole intrusione! Decisi quindi di eliminare anche il pezzo sotto del suo costume, lasciandola completamente nuda in balia delle mie mani.
Lei non mi fermò, ma anzi mi ordinò: “Togliti i pantaloni che voglio vedere il tuo grosso cazzo”.
Mi tolsi tutto di corsa, me lo prese in mano e iniziò un lungo ed eccitante palpeggiamento, dove lei iniziò a segarmi lentamente, accarezzandomi le palle con l’altra mano, mentre io con le mie le stringevo una tetta e le stimolavo in modo alternato figa e buco del culo con le dita.
Ad un certo punto si alzò di scatto, mi spinse sul lettino per farmi sdraiare, sedendosi poi sulla mia faccia in modo che la bocca fosse in perfetta corrispondenza con la sua figa, dopodiché si spinse in avanti a cercare con le labbra il mio cazzo eretto. Iniziò così un fenomenale 69. Si capiva perfettamente che di cazzi ne aveva presi in bocca moltissimi nella sua vita, perché sapeva alternare leccate e succhiate nei punti e nei momenti giusti, per non parlare di quando se lo infilava tutto in gola mentre mi massaggiava sapientemente le palle! In tutto questo anche io mi davo da fare, con la lingua alternata a leccare e penetrare superficialmente figa e buchetto del culo. L’insieme di tutti questi elementi fece si che non durammo molto in quella posizione: la sentivo gemere sempre di più, soprattutto quando iniziai ad usare anche le mani per stimolarla, finché non fu scossa da un violento orgasmo proprio sul mio viso, ormai completamente zuppo dei suoi umori. A quel punto non riuscì più a trattenermi neanche io, e le riversai un’abbondante sborrata dritta in gola, cosa che non le dispiacque visto che rimase attaccata a succhiare fino all’ultima goccia del mio nettare. Alcuni secondi dopo ci staccammo da quello splendido incastro, e lei con la bocca ancora piena della mia sborra mi guardò negli occhi, mostrandomi il liquido biancastro nella sua lingua, dopodiché lo ingoiò tutto dicendomi: “Anche oggi ho fatto una deliziosa merenda ahahah” e mi baciò appassionatamente, intrecciando la sua lingua con la mia, e facendomi sentire il mio sapore di maschio.
Dopo quel bacio, il mio cazzo era già pronto al secondo round. Volevo scoparla in figa li, nel suo terrazzo, nella casa che condivideva con il suo caro maritino. Feci per metterla a pecora ed entrarle dentro, ma lei mi fermò: “Tesoro per oggi basta, devo andare a fare shopping con un’amica, ma ci saranno altre occasioni!” disse dandomi un veloce bacino sulla punta del mio cazzo nuovamente eretto, dopodiché prese da terra il costume e l’asciugamano e tornò dentro casa, facendomi ciao con la mano.
Pensava di avere il controllo, di essere lei a decidere i tempi del gioco, ma non immaginava che molto presto la situazione sarebbe cambiata.

Ripensavo a tutto questo mentre la chiavavo con vigore sul divano di casa sua.
Mentre lei a pecora gemeva come una cagna, io la sculacciavo ripetutamentante e violentemente sul culetto, che stava diventando tutto rosso:
“Ahhh siii grazie Padrone, sono la tua puttana, scopami più forte ti prego siii ahhh, sono solo una cagna in calore da fottereee siii” urlava, mentre il marito cornuto stava lì a guardarci al guinzaglio, con il cazzo chiuso dentro una gabbietta di castità e un plug con la coda infilato nel culo, consapevole che per mangiare dalla ciotola doveva aspettare che io finissi di aprire per bene la figa di sua moglie. Quando fui sul punto di venire, tolsi il cazzo da Elena e mi diressi verso la ciotola, riversando un’abbondante sborrata sugli avanzi che Davide avrebbe dovuto mangiare: “Ora mangia in fretta cornuto, che stasera abbiamo ospiti!”

Continua…

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