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Gli occhi di lei erano bassi, incollati sul libro di diritto commerciale. Anche quelli di lui erano bassi, ma sulla scollatura di lei. La canotta di colore verde tenue metteva in risalto il colorito bruno della carnagione, incorniciando il solco tra i due seni.
Quando allargò le braccia per sgranchirsi, incrociò lo sguardo basso e compiaciuto di lui. Non potevano esserci dubbi su cosa attirasse la sua attenzione.
«Guarda che siamo qui per studiare.»
Lui sbuffò alzando gli occhi al soffitto della stanza: «Manu, già diritto commerciale non se ne scende, se ti metti pure scollata. Non so’ mica de legno!»
Manuela rise con un sorriso malizioso disegnato sulle labbra.
«Allora mi abbottono la felpa? Se no poi non combini niente e te la prendi con me.»
«No dai fammi sbirciare un altro po’. Ancora non sono riuscito a vederti i capezzoli.»
«Ma vafanculo!» Manuela si alzò ridendo e cercando di fingersi corrucciata.
Così facendo, Gianluca poté osservare anche il sedere della compagna di studi. Ed anche il lato B, non aveva niente da invidiare al seno. La studentessa possedeva un fisico degno di un hentai giapponese. Curve accentuate e sinuose, abbondanza nei punti giusti, corporatura e vita snella che mettevano splendidamente in risalto le forme provocanti. La carnagione bruna, lunghi capelli neri e setosi, occhi profondi color nocciola dal taglio allungato e labbra carnose, completavano un quadro che difficilmente sarebbe potuto essere più eccitante.
«Sei un porco!»
«Alle donne piace» sorrise malizioso Gianluca alzandosi e avvicinandosi all’amica.
«Potrebbe piacere. Mettiamola così.»
Gli occhi della donna scivolarono tra le gambe dell’uomo. I jeans di questi non riuscivano a celare la sua erezione.
«Vedo che ti faccio proprio un bel effetto.»
«Decisamente!»
Gianluca non si mostrò per niente intimidito. Conosceva bene Manuela e sapeva come comportarsi per intrigarla.
«E sentiamo un po’» iniziò a fare lei con tono civettuolo, «secondo te come sono i miei capezzoli?»
«Piccoli. Scuri. Sporgenti. Per l’ultima, ovviamente dipende dalle circostanze.»
«Non so. Potresti aver indovinato» Manuela si tolse la felpa, restando solo con la canotta dall’ampia scollatura, «ma potresti anche esserti sbagliato. Chissà!»
«A questo punto toglimelo il dubbio, no?»
Gianluca era molto più alto di Manuela. Avvicinandosi abbassò lo sguardo sulla scollatura. Non cercò in alcun modo di nascondere il tentativo di spingere lo sguardo sino ai capezzoli.
«Così ti vengono gli occhi storti, Gianluca! Ma voglio premiare i tuoi sforzi.»
Manuela si abbassò le spalline della canotta. Con l’avambraccio trattenne la canotta come se fosse una fascia, per poi abbassarla lentamente sino alla vita, mettendo in bella mostra uno stupendo seno.
«Avevo indovinato!» Esclamò Gianluca, mentre si riempiva gli occhi della forma piena e soda del seno di Manuela.
Anche privo del sostegno del reggiseno, le due mammelle non si appiattivano. Anzi, restavano ben tonde, con i capezzoli piccoli e sporgenti che guardavano dinanzi ad essi, come due fieri occhi che non abbassano mai lo sguardo. La parte interna del seno era ravvicinata, tanto da toccarsi e formare una bella e languida V.
L’erezione nei pantaloni premeva, e Gianluca non poteva certo accontentarsi di riempirsi solo gli occhi, così allungò una mano e strinse uno dei seni soppesandolo e sentendo il tocco ruvido del capezzolo.
«Non mi sembra di averti detto di poter toccare.»
«Fermami allora.»
Manuela accarezzò con delicatezza la mano dell’uomo allontanandola dal suo seno. La strinse nella sua mano accarezzandola. Poi se la portò al viso e iniziò a baciare le dita, prima di ficcarsi l’indice di Gianluca in bocca.
«Niente toccare. No no!» Disse dopo aver succhiato il dito dell’uomo.
«Però così, fa male.»
Questa volta fu lui a prendere la mano di lei, con delicatezza, sino a portarla tra le sue gambe, dove poté accarezzare la sua erezione attraverso i jeans.
«Tranquillo non sono così cattiva. Ti offro, due possibilità. La prima, ti arrangi, e se proprio vuoi te ne vai in bagno a farti una sega. La seconda, facciamo un bel gioco, ma devi promettermi di fare solo quello che ti dico quando te lo dico io.»
«Ci sto» rispose sicuro Gianluca dopo qualche istante di riflessione, durante i quali i due si erano guardati negli occhi con intensità.
«Allora inizia a spogliarti, ti voglio nudo. Completamente!»

***

Gianluca non iniziò subito a spogliarsi, ma non per timidezza, semplicemente perché incuriosito dalle intenzioni della donna che, nuda per metà, si era avvicinata alla parete attrezzata del soggiorno ed aperta un’anta aveva estratto la custodia di un violino.
«Che intenzioni hai?» Chiese incuriosito.
Manuela estrasse il violino dalla custodia, lo appoggiò sul divano con molta cura ed estrasse l’archetto. Ne accarezzò i crini, con un tocco delicato del polpastrelli. Quindi tirò fuori una boccetta di qualcosa che Gianluca non aveva la minima idea cosa fosse.
«Allora?» Chiese la donna mentre continuava ad armeggiare con il violino.
«Cosa?»
«Hai accettato le mie condizioni. Quindi perché sei ancora vestito?»
E va be. Se proprio vuole.
Pensò tra se iniziando a sbottonarsi la camicia Gianluca. Mentre lui si spogliava, lei utilizzando un batuffolo di cotone e delle pinzette, passo la sostanza contenuta nella boccetta sul crine dell’archetto.
Gianluca restò solo con le mutande, che riuscivano a celare ben poco della sua erezione.
«Ho detto completamente nudo» lo richiamò con tono da maestrina la donna, mentre cercava la posizione corretta del volino. «Se ci hai ripensato basta dirlo. Il bagno è in fondo al corridoio.»
«Nessun ripensamento!»
Detto ciò si abbassò senza ulteriori esitazioni le mutande, con il membro che libero dalla costrizione della biancheria, restò dritto come l’asta di una bandiera.
Manuela distolse per qualche istante l’attenzione dal violino, per osservare il membro dell’uomo.
Questi aveva un fisico robusto, per niente palestrato, ma l’altezza aiutava a non farlo apparire tarchiato. Il membro era gonfio di eccitazione in quel momento, con il glande rosso e del tutto scappellato.
«Niente male come pensavo» si complimentò Manuela.
«Adesso però siediti su quella poltrona. Ancora poco ed iniziamo.»
Dopo un’ultima occhiata al violino, Manuela si sfilò le scarpe e si abbassò i leggins che aveva indosso.
Gianluca sentì la pressione tra le gambe aumentare. Le gambe erano atletiche, dalla forma piacevole, mentre il sedere avvolto solo da un ridottissimo perizoma color pesca, era alto, sodo e lussurioso.
Manuela si girò a guardare Gianluca, prima di sfilarsi anche il piccolo triangolino di tessuto restando completamente nuda. Tra le gambe era depilata alla brasiliana.
L’uomo deglutì più volte mentre con lo sguardo accarezzava il fisico statuario della donna. Non resistette alla tentazione di accarezzarsi il membro, nel tentativo di alleviare la pressione che avvertiva tra le gambe.
«Ecco bravo!» Esclamò Manuela «Proprio a questo volevo arrivare.»
Manuela prese il violino, lo mise nella corretta posizione ed iniziò a suonare. Le note si diffusero subito nella casa silenziosa. La musica era avvolgente e dolce.
«Ti piace la musica?»
«Quando sei tu a suonare nuda, la adoro!»
«Allora goditi lo spettacolo!»
Manuela continuò a suonare con maggior impeto.
Gianluca non sapeva cosa stesse suonando la donna, per quello che ne capiva, poteva anche stare suonando note a caso, ma la nudità, unita al portamento che la studentessa aveva assunto, rendeva il tutto coinvolgente ed eccitante.
L’uomo la osservava rapito. I suoi occhi scrutavano la nudità animata dai piccoli movimenti necessari a suonare. Il seno vibrava e si agitava seguendo i movimenti del braccio che muoveva l’archetto. Gli occhi erano fissi sui capezzoli. La mano strinse ancora più forte il membro turgido, il passaggio dalle carezze alla masturbazione fu spontaneo.

***

Il ritmo delle note che venivano fuori dal violino iniziò ad accelerare, diventando meno continuo e più sincopato. La musica faceva da eco al corpo della donna e a ciò che sentiva. Le gambe iniziarono ad avere piccoli movimenti nervosi, come di chi è in piedi da molto ed inizia a sentirsi scomodo, ogni tanto si stringevano.
«Devi fare pipì o ti stai eccitando?» La prese in giro Gianluca, con la mano ancora stretta intorno al membro e gli occhi che avvolgevano ogni curva della musicista.
Proprio questo faceva eccitare la donna. La musica faceva parte della sua vita, ma mai prima di allora aveva provato a mescolarla al sesso. E adesso suonare del tutto nuda, sotto gli occhi di un uomo, quantomeno piacente, che mostrava con la sua erezione di apprezzarla ed essere eccitato almeno quanto lei, gli stavano accendendo un fuoco tra le gambe.
Sentiva chiaramente i fluidi vaginali bagnarla ed iniziare a colare lungo l’interno delle cosce. La tentazione di mettere il violino da parte ed iniziare a toccarsi per dar sfogo alla sua eccitazione, darle compimento lasciandola esplodere invece di tenerla intrappolata, era forte.
La musica diventava sempre più sincopata, spigolosa. I movimenti non erano più fluidi, lisci e continui. Per un attimo pensò a cosa avrebbe detto il suo maestro a sentirla suonare a quel modo. Poi gli occhi tornare sul membro gonfio di Gianluca, e pensò che se il suo anziano maestro di violino, l’avesse ascoltata e soprattutto vista in quel momento, gli sarebbe venuto un accidente.
Strinse le gambe, non per trattenere la pipi, ma nel tentativo di sentire uno sfregamento nella sua vulva. Ma era inutile, l’eccitazione continuava a crescere spingendo sempre più. Era come un animale che cercasse una via di fuga.
«Ti scappa proprio» rise Gianluca.
«Invece di fare lo spiritoso, vieni qui e mettimi due dita nella figa. Sai come si fa, no?»
«Ma non dovevo solo guardare?»
«Se ti dispiace chiamo qualcun altro. Non devo neanche lasciare il palazzo per trovare qualcuno a cui non dispiaccia sditalinarmi un po’.»
«Questo è sicuro!»
Gianluca si alzò avvicinandosi alla donna nuda, il membro eretto e sporgente come un’asta. Si mise alle sue spalle ed iniziò ad accarezzarle il sedere duro e sodo. La mano si infilò tra le due natiche, poi le dita accarezzarono il perineo per arrivare alle labbra umide.
Un brivido di eccitazione percorse la pelle di Manuela, echeggiando in una nota stridula del violino.
Con la punta delle dita Gianluca cercò il clitoride di Manuela, piccolo e umido, iniziò a girarci intorno accarezzandolo con il polpastrello. Lo stesso dito percorse la fessura formata dalle grandi labbra per poi insinuarsi con decisione al loro interno.
Un gemito accompagnò l’ingresso del dito nell’intimità della donna. Le note, che all’inizio erano una melodia fluida ed uniforme, adesso somigliavano agli spasmi di un animale pronto all’attacco. Ogni nota era uno scatto isolato ed isterico.
Quando le dita dentro la vulva di Manuela divennero due, la musica mutò in un autentico parossismo. I gemiti di Manuela, al contrario, si fecero invece più continui.
Due dita di una mano erano dentro la figa, stantuffando e grattando le pareti vaginali. Con l’altra mano Gianluca, cercò il clitoride iniziando ad accarezzarlo.
I gemiti divennero urla di piacere, mentre la musica sembrò sbriciolarsi. L’eccitazione era troppa per poter continuare a suonare, ma Manuela si sforzava di tirare fuori delle note dal suo violino. Questo sforzarsi faceva sì che la sua volontà divenisse una pietra che andava ad urtare sull’eccitazione che la pervadeva, traendone un piacere sempre più intenso e coinvolgente.
Manuela si piegò leggermente, spingendo il sedere verso dietro. Il membro di Gianluca la sfiorò tra le natiche. Questo contattato fu l’ultima scintilla che fece si l’orgasmo esplodesse prepotente.
La musica cessò di colpo. Un lungo gemito acuto e liberatorio ne prese il posto. Un fluido bianco e appiccicaticcio colò dalle grandi labbra mentre le gambe tese presero a tremare.
L’uomo continuò ancora per un po’ a masturbare la donna, per poi tirare fuori le dita e avvicinarle alle labbra ansimanti di lei. Manuela iniziò a leccare e succhiare, gustando il sapore del proprio piacere.
Messo da parte il violino, Manuela si accasciò sul divano con gli occhi languidi che fissavano l’eccitazione ancora dura dell’uomo.
«Adesso però non puoi lasciarmi così.»
«Tranquillo non sono così crudele» disse lei afferrando il membro di Gianluca come fosse stata una maniglia ed attirandolo a se.
Senza preamboli avvolse il glande tra le labbra carnose e prese a succhiare con avidità. Con la mano accarezza al contempo l’asta turgida. Fu questione di poco, Gianluca era troppo eccitato per potersi trattenere e godersi l’abilità di Manuela.
Un primo schizzo caldo finì direttamente in gola alla ragazza, che fu svelta a tirare fuori il glande dalla bocca, usandolo per accarezzarsi il viso mentre altri schizzi caldi fuoriuscivano. Quando tutto lo sperma era sgorgato, continuò a baciare ed accarezzare il membro che andava perdendo la sua erezione, mentre se lo passava sul viso cospargendo come fosse una crema il frutto dell’orgasmo.
Gianluca accarezzò i capelli di Manuela e si soffermò a guardarle il viso imbrattato dal suo sperma.
«Ottima idea. Però la prossima volta, voglio aprirti le gambe e scoparti per bene.»
«E chi ha parlato di una prossima volta?»
I due si scambiarono un sorriso complice.

FINE

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Autore Pubblicato il: 3 Luglio 2022Categorie: Erotici Racconti, Sensazioni2 Comments

2 Comments

  1. Rebis 3 Luglio 2022 at 18:43

    Bel racconto. Articolato il giusto, atipico. Una sensualità sottile, nondimeno pronta a emergere prepotente come un’eruzione vulcanica.

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