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Vita e amori miei in ambito lavorativo

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I primi giorni di febbraio del lontano 1986 venni assunto da una grossa ditta che produceva scarponi da sci  A quei tempi era una grossa realtà locale e contava ben sei stabilimenti dislocati nel raggio di quindici chilometri. Venni assunto con Contratto di Formazione Lavoro di ventiquattro mesi che poi veniva tramutato, alla scadenza, in contratto a tempo indeterminato se all’azienda andavo a genio. Io personalmente non ero molto contento in quanto le mie mansioni all’interno dell’azienda erano quelle del semplice operaio in catena di montaggio e la cosa non mi garbava per niente; aspiravo ad un’occupazione più concettuale e soprattutto preferivo un lavoro inerente al mio diploma conseguito alcuni anni addietro.

Iniziai a lavorare molto presto; nell’arco di tempo di una settimana e dopo due / tre colloqui con vari responsabili del Personale, della Produzione ecc … venni assunto ed assegnato al reparto stampaggio dove tramite una macchina dovevo stampare, a caldo, il logo dell’azienda sulla tomaia, in materiale plastico, dello scarpone da sci che poi veniva assemblato in catena di montaggio. Tale lavorazione era da sempre considerata il tallone d’Achille della produzione e diversi operai avevano ricoperto tale posto di lavoro ma con dei pessimi risultati tanto che erano stati destinati ad altre lavorazioni in breve tempo. Non so per quale motivo, ma dopo aver compreso il funzionamento della macchina, i punti di forza e i suoi punti deboli, riuscii a farla funzionare al meglio e con un alto rendimento. Il responsabile della produzione fu felicissimo e la mia considerazione e la stima all’interno del reparto e dell’azienda salirono  parecchio. 

Oltre ad avere degli apprezzamenti da parte della dirigenza aziendale ben presto anche gli altri operai vollero conoscermi e capire chi ero e soprattutto come avevo fatto a far funzionare quella macchina infernale che nessuno di loro era stato in grado  di far funzionare al meglio. Durante la pausa pranzo ero quasi sempre attorniato da operai e responsabili che con le loro domande cercavano di carpire i miei segreti. Da parte mia cercavo d’essere alquanto generico e fornivo risposte alquanto vaghe e poco circostanziate. Tra la moltitudine di personale che lavorava c’era parecchio personale femminile a cui venivano affidati  compiti e mansioni meno gravose. Anche le numerose operaie vollero conoscermi e tra le prime persone che vollero fare la mia conoscenza c’era Cinzia. Era una  donna davvero bella, alta 175 – 180 centimetri, volto carino, capelli lunghi , fino alle spalle, castani leggermente mossi, corporatura normale ma aveva un seno con una taglia decisamente sproporzionata che stonava. Penso che avesse un’ottava di taglia ma anche qualche misura di più! Il suo carattere era decisamente spregiudicato e faceva di tutto per mettere in bella mostra il davanzale che Madre Natura le aveva donato. Ogni qual volta un qualsiasi uomo s’avvicinava Cinzia tirava indietro l’esigua pancetta e gonfiava a dismisura il torace facendo in modo che il seno fosse ancora più voluminoso di quello che già era mettendo a disagio ed in imbarazzo qualsiasi uomo s’avvicinasse. Aveva due anni più di me, e cosa non trascurabile, aveva due figli alquanto piccoli frutto di un matrimonio con un uomo finito molto male. Il comportamento nei miei confronti, però, era decisamente diverso da quello che riservava altri uomini era alquanto dolce e romantica e non aveva quel classico comportamento che aveva con qualsiasi altro uomo. Secondo me dovevo piacerle parecchio in quanto ogni volta che ne aveva la possibilità mi veniva a cercare oppure mi aspettava per pranzare insieme nella mensa aziendale. Durante la pausa pranzo Cinzia mi seguiva ovunque io andassi e questo personalmente mi dava alquanto fastidio ma il suo modo di fare alquanto dolce e romantico mi fece accettare la sua compagnia. Una mattina dovetti recarmi in bagno. La toilette era unica nel senso che c’era un unico bagno per uomini e donne. Aprii la porta del bagno e trovai Cinzia in piedi che si stava vestendo. Aveva  gli slip e i pantaloni abbassati e notai un piccolo triangolino di pelo marrone che copriva la figa. Rimasi alquanto esterrefatto e assai imbarazzato.

“Beh allora vuoi uscire?!”

“Scusa!” dissi

Venni fuori dal bagno e poco dopo uscì Cinzia fulminandomi con un’occhiata.  Durante la pausa pranzo le chiesi scusa rimarcando la casualità dello spiacevole incidente.  Non molto convinta della fatalità del gesto accettò le mie scuse e tornammo a lavorare.  Nei giorni successivi  il comportamento di Cinzia cambiò nei miei confronti; era decisamente distaccata e se poteva mi scansava.  Mi dispiaceva un po’ che Cinzia avesse un comportamento del genere nei miei confronti; non le diedi importanza in quanto non avevo fatto nulla. Passarono alcuni giorni e il suo comportamento, nei miei confronti, tornò quello che aveva prima dello spiacevole incidente in bagno. Un giorno durante la pausa pranzo ci trovammo tre o quattro operai e ci mettemmo a parlare e scherzare,  poi non so come ma qualcuno fece una battuta spiritosa con dei chiari riferimenti sessuali e tutti ci mettemmo a ridere e Cinzia intervenne dicendomi:

“Ma tanto tu me l’hai già vista!”

E ci mettemmo a ridere. Replicai dicendo:

“Ma io ho visto un ciuffetto di peli. E basta!”

Ci mettemmo ancora tutti a ridere meno Cinzia che ci rimase un po’ male. Avrebbe voluto replicare ma stranamente non lo fece. Tornammo a lavorare e nel pomeriggio andai in bagno; uscito dal bagno trovai Cinzia che mi disse:

“Maleducato! Te la faccio vedere io la …. tra qualche giorno …”

“Scusa se ti ho offeso …. Voleva essere una battuta scherzosa!” replicai

Cinzia non accettò le mie scuse. Pensai a quanto fosse suscettibile quella donna!?! Continuai a lavorare e dimenticandomi delle parole appena dette da Cinzia. Passarono alcune settimane dove c’ignoravamo completamente; poi un giorno, durante la pausa pranzo s’avvicinò dicendomi:

 “Tra qualche giorno compio gli anni e vorrei dare una festa e mi farebbe piacere invitarti a casa mia! … La faccio sabato sera …”.

“Ma certo che accetto l’invito! … A che ora posso venire?” dissi

“Verso le 21:00 ma se vuoi anche prima!”

“Va bene,  ci sarò!”replicai

Continuai a lavorare per tutto il resto della settimana. Sabato nel tardo pomeriggio andai ad acquistare un regalo per la persona che compiva gli anni; presentarmi a casa sua senza nessun regalo mi pareva poco carino ed irrispettoso nei confronti della festeggiata. Mi preparai per andare al compleanno; volevo fare una buona impressione di fronte a Cinzia ma anche di fronte agli altri colleghi di lavoro e anche di fronte ai suoi anziani genitori che erano stati invitati. Quindi decisi di vestirmi con un paio di jeans,  una camicia azzurra e una giacca blu e poi il cappotto. Arrivai a casa di Cinzia; abitava in un condominio al primo piano poco distante dalla fabbrica dove lavorava; suonai il campanello e lei m’aprì. Per l’occasione indossava un abito rosso acceso alquanto aderente che arrivava poco sopra le ginocchia con un’ ampia scollatura che scopriva oltremodo il decolletè e l’imponente seno, collant neri e scarpe decolletè nere con tacco 10 centimetri. Mi fece i complimenti per come ero vestito ed io contraccambiai; anche se trovavo di cattivo gusto un simile vestito per quell’occasione. Il regalo che le portai fu graditissimo rimanendo un po’ allibita in quanto non se lo aspettava. Arrivati tutti gl’inviati Cinzia incominciò a servire il dolce che era davvero molto buono accompagnato da del buon vino bianco frizzante. La serata passò tra battute e risate e qualche bicchiere di vino poi verso le 23:00 gl’ospiti alla spicciolata se ne andarono. Volevo andarmene anch’io ma Cinzia mi disse:

“Tu non te ne andare via! … Rimani qui ….!

Rimasi interdetto  non capendo i motivi per cui dovevo rimanere ancora a casa sua. Quando anche l’ultimo invitato se ne andò via Cinzia mi venne incontro e mi mise le braccia al collo.

“Sei stato l’unico che mi ha portato un regalo …. Non importa che regalo sia! … Sei il solo che si è ricordato!”

Rimasi alquanto imbarazzato per le parole che Cinzia mi aveva appena detto. Cercai di minimizzare quanto successo. I nostri volti erano molto vicini e Cinzia mi baciò sul volto poi non so come mai i baci si spostarono dalle guance alle nostre labbra. Ci baciammo in modo molto passionale; con le mani iniziai ad accarezzare il corpo di Cinzia scendendo e salendo lungo i fianchi. Lei sembrava gradire e ci spostammo sul divano sedendoci. Continuammo a baciarci ed io continuai ad accarezzare i fianchi poi siccome l’eccitazione iniziava a salire spostai le mani dai fianchi al seno. Mamma mia era talmente grosso e voluminoso che non riuscivo a contenerlo nelle mie mani. Sopra al vestito cominciai a  toccare il seno delicatamente con piccoli sfregamenti e movimenti che scatenarono intense emozioni che, poco a poco, aumentarono il livello d’eccitazione. Cinzia mi prese e mi portò in camera da letto e si tolse il vestito ed i collant neri. Indubbiamente aveva un gran bel corpo alquanto magro e longilineo rimanendo con  solo indosso  la biancheria intima; s’avvicinò e mi baciò in modo passionale. Io la presi e la distesi sul letto in posizione prona e iniziai a massaggiare le spalle con la giusta pressione delle dita, per sciogliere i muscoli, e scesi fino ai glutei, poi sulle gambe ed infine ai piedi. Pizzicai la carne leggermente ogni qual tanto; carezze e dolore la facevano impazzire! La feci girare, in posizione supina e ricominciai a massaggiarla partendo dai piedi e salii fino all’inguine. Cinzia indossava ancora la biancheria intima e notai che il tanga era alquanto bagnato di umori che provenivano dalla figa. Proseguii col massaggio fin sopra al seno, le dedicai qualche succhiotto e succulenta leccatina ai suoi capezzoli ancora imprigionati nell’indumento. Salii di nuovo fino al collo.  Cinzia era eccitatissima e in men che non si dica si tolse la biancheria intima. Il seno svettava prepotente sul resto del corpo e cominciai a toccare con le dita le areole mammarie con  movimenti lenti e circolari che scatenarono un piacere intenso in Cinzia. Proseguii a toccare la punta del capezzolo, con un lento giro a spirale e poi estesi il tocco al resto della zona e sull’areola  come per disegnare dei cerchi. A Cinzia piaceva ciò che stavo facendo. Decisi allora d’aumentare il livello d’eccitazione e tolsi le mani dal seno,  accostai la bocca al capezzolo senza toccarlo ed espirai aria umida e calda sopra. Con la punta della lingua realizzai dei movimenti circolari sui capezzolo stimolandoli e poi li leccai  dall’alto e verso il basso, ma non per troppo tempo. Sempre con delicatezza li baciai e li succhiai mordicchiandoli un po’. Cinzia era in preda ad un’  eccitazione mai provata. Mi prese e mi spogliò togliendomi quel poco che avevo ancora addosso. Il cazzo era già dritto, turgido e pronto all’uso da diverso tempo. Si distese supina a letto e divaricò le gambe; la vista era davvero eccitante! Iniziai a strusciarglielo in mezzo alle grandi labbra che erano decisamente bagnate, non volevo scoparla subito. Entrai nella sua figa solo con il glande, lentamente, provocandole un mormorio soffocato. Il respiro si fece veloce ed affannoso.! Glielo infilai stavolta fino ai coglioni,  iniziai scoparla molto lentamente, per godermi ogni momento di piacere e per poter vedere le espressioni del suo volto che stava godendo, ma anche per non eiaculare subito. Ebbe un primo orgasmo, poi, in rapida sequenza, un secondo,   dimenandosi e poi mordendosi le labbra. Mi piantò le unghie nella schiena mentre veniva per l’ennesima volta. Venni anch’io riversando nella figa lo sperma e continuando a muovermi dentro di lei fino a quando l’ultima goccia di liquido seminale non fuoriuscii. Mi fermai, rimanendole sopra. Lei m’accarezzava i capelli  dolcemente e mi baciava.

Non ho mai goduto così tanto come stavolta!”

Mi fa piacere!” dissi

Rimasi lusingato; c’alzammo dal letto e Cinzia andò a lavarsi,  terminato m’andai a lavare anch’io il cazzo togliendomi gli umori miei e suoi; mi rivestii e me ne andai a casa non prima d’averla baciata appassionatamente. Ci rivedemmo lunedì al lavoro,  Cinzia era felice e raggiante quando mi vedeva, mentre io  cercavo di tenere un comportamento freddo e distaccato. Il lavoro procedeva bene; la macchina a cui ero addetto lavorava a pieno regime. Decisi quindi di proporre ai miei superiori qualche modifica alla macchina in  modo tale da poter aumentare il rendimento; la cosa fu presa con un po’ di scetticismo da parte dei miei capi. Spiegai le ragioni per cui le modifiche andavano fatte e dopo diversi giorni d’attesa mi concessero solo delle parziali modifiche.  Tramite l’officina dell’opificio feci fare le modifiche ma ahimè il rendimento della macchina aumentò solo di qualche decimale di punto. Mi rammaricai parecchio! Però il mio tentativo di migliorare le performance della macchina non passò inosservato  alla dirigenza aziendale che mi propose di frequentare un corso, finanziato dalla Comunità Economica Europea, sull’organizzazione aziendale e gestione del personale che accettai ben volentieri. Informai Cinzia, durante la pausa pranzo, che si complimentò del mio operato. Parlammo, ancora, di quanto successo sabato sera e capimmo che altre occasioni per poter ancora scopare erano davvero molto molto poche,  soprattutto per lei in quanto parecchio impegnata tra lavoro in fabbrica e gestione  della casa, dei figli piccoli e dei genitori alquanto anziani.

Decidemmo quindi di cogliere tutte le poche occasioni che ci capitavano. Passarono diversi mesi senza poter stare insieme poi una mattina entrando in fabbrica notai un volantino, appeso in bacheca aziendale, con cui s’invitavano tutti i dipendenti a una cena di commiato del Direttore dello Stabilimento. Colsi l’occasione al volo e informai Cinzia dicendole che potevamo andare alla cena poi,  terminata,  stare un po’ insieme. Lei sinceramente era molto titubante,  mi disse che non voleva lasciare i figli piccoli in casa da soli e non aveva intenzione di portarli dai suoi genitori in quanto molto anziani ma al contempo aveva voglia di stare con me. Mi disse che sicuramente avrebbe trovato una soluzione magari chiedendo a sua sorella più grande se poteva tenere i suoi figli solo per quella sera. Dopo qualche giorno mi disse che i figli, quella sera, li avrebbe tenuti sua sorella e demmo l’adesione per la cena che si sarebbe tenuta venerdì sera presso un rinomato ristorante che era poco distante dalla fabbrica. L’adesione alla cena fu data anche da altro personale e decidemmo per fare una lunga tavolata in modo da poter scherzare e chiacchierare e passare la serata in allegria.  La settimana proseguì in modo abbastanza tranquillo e monotono poi venerdì sera mi preparai, mi vestii in modo distinto ed elegante, così indossai una classica camicia  grigio chiaro senza cravatta, pantalone grigio chiaro e scarpe nere,  pullover in tinta con il pantalone e cappotto nero e andai a prendere Cinzia. Quando la vidi vestita le dissi :

Meglio che usciamo immediatamente, altrimenti ti salto addosso!”

Si mise a ridere e mi diede un bacio.  Aveva indossato, per quell’occasione, un vestito nero con uno spacco posteriore con un’appariscente trasparenza, in tulle, sulle spalle e sul decolletè, calze autoreggenti color carne con riga posteriore e scarpe decolleté nere con tacco di 10 centimetri; era una splendore per gli occhi e avrebbe fatto girare la testa a chiunque.

Salimmo in macchina, il locale era ubicato ad una decina di chilometri dalla casa di Cinzia, mentre conversavamo le arrivò la telefonata di sua mamma, prima di rispondere mi chiese cortesemente di fermare la macchina e di spegnere la radio; rallentai,  accostai sul ciglio della strada. Terminata la telefonata ripartii e dopo poco arrivammo al ristorante.

Entrammo nel locale e ci fecero accomodare in una tavolata riservata solo a noi, trovammo anche gli altri operai che avevano aderito all’invito. Io e Cinzia ci sedemmo uno di fronte all’altro. I camerieri iniziarono  a portarci gli antipasti e iniziammo a cenare, e ordinai una bottiglia di  vino Cabernet. Il cibo era decisamente buono! Proseguendo con le portate arrivarono i primi piatti e  poi i secondi. Ordinai la seconda bottiglia di vino. Cinzia parlava e rideva con chi sedeva al suo fianco e mentre stava per terminare anche la seconda bottiglia di Cabernet guardai Cinzia e mi ritrovai alquanto eccitato, alla chetichella m’allungai accarezzandole con i piedi una gamba. Improvvisamente smise di parlare e mi lanciò un ‘occhiata. Poi riprese a ridere e a parlare; con molta naturalezza si sfilò una scarpa,  appoggiò il piede a una mia gamba  facendolo risalire fino al membro, che era già duro,  adagiandolo. Cominciai a sudare freddo e iniziai a parlare con chi mi stava al mio fianco con nonchalance ma il timore di essere scoperti mi faceva ribollire il sangue.

S’avvicinò il cameriere chiedendoci se desiderassimo ancora dell’altro arrosto e fortunatamente c’erano le tovaglie lunghe, che erano perfette per nascondere ciò che noi stavamo combinando sotto il tavolo. Poi non contenta allungò e adagiò anche il secondo piede.

Iniziò a masturbarmi da sopra i pantaloni, me lo prendeva con i piedi e li muoveva ritmicamente, quando arrivò il dessert lo degustava in maniera lenta assaporandolo e nel frattempo m’accarezzava il cazzo prima solo con un piede, poi si strusciava e infine lo riprendeva in mezzo ai piedi, ero completamente in sua balia.
Cominciavo a non sopportare più questa dolce tortura erotica; e allora m’abbassai la cerniera, il cazzo era in piena erezione e talmente duro e lungo che non riuscivo neanche a farlo uscire comodamente, dovetti slacciarmi la cintura e sbottonarmi il pantalone.

Me lo prese nuovamente tra i piedi e cominciò a segarmi,  guardandomi mordendosi le labbra. Le feci un cenno per farle capire che stavo per eiaculare. Mollò la presa, ed iniziò a ricomporsi, in quanto la cena era terminata e stavamo per lasciare il ristorante e ringraziare l’ex Direttore dello Stabilimento dimissionario. Mi guardò facendomi intendere che dovevo affrettarmi; nella mia mente pensai che per lei era alquanto facile, stavo quasi per avere un orgasmo ad un tavolo di un ristorante con il cazzo fuori dai pantaloni. Celermente cercai di mettermi in condizione tale da potermi alzare dalla sedia; mi sollevai e mi diressi a ringraziare la persona che aveva offerto la cena. Usciti dal ristorante, c’incamminammo  verso la macchina a braccetto e Cinzia alzò il viso guardandomi:

GianLuca ma che cosa ti è successo?”

Scusami, non so cosa mi sia capitato, ti ho guardato e mi sono eccitato come non mai.”

Ci baciammo appoggiati alla mia auto, ancora eccitati da quanto successo al ristorante, sentimmo vicino a noi una macchina accendere il motore:  rimanemmo sorpresi, ci staccammo e decidemmo di salire in auto.

Arrivammo a casa di Cinzia: parcheggiai e ci sbrigammo ad entrare in casa, chiusa la porta la feci appoggiare al muro e le alzai il vestito;  iniziai a baciarla ed a toccarle la figa,  lei, invece, aveva cominciato  a sbottonarmi i pantaloni e toccarmi il cazzo. Poi in un momento di buonsenso capimmo che forse sarebbe stato  più coerente terminare di svestirci, e andare a letto dove eravamo più comodi. Entrammo in camera da letto e volle  spogliarmi e iniziò a togliermi la  maglia, la camicia e degli altri indumenti; poi toccò a me,  tirai giù la cerniera che era lato del vestito e glielo sfilai; rimase con la biancheria intima, calze autoreggenti e scarpe.  Era alquanto sensuale e particolarmente sexy!?!

C’adagiammo sul letto:  lei mi prese il membro con le mani e riprese da dove avevamo interrotto al ristorante, in certi momenti aumentava il ritmo guardandomi negli occhi, poi  si fermava  accarezzandomi i testicoli, capivo che non voleva farmi eiaculare, il massaggio andò avanti per una decina di minuti.

Sto quasi per venire Cinzia!”

Fermai la masturbazione,  le tolsi la biancheria intima e l’afferrai mettendola a pecorina e glielo piantai dentro, uscii un rantolo di piacere dalla sua bocca:

 “Mmmmmmh … Sì dai così mi piace! ….”

 Iniziai con un veloce andirivieni di bacino. Stavamo godendo entrambi quando Cinzia mi disse:

Voglio venire guardandoti!”

 Mi fermai:  lei si sdraiò supina, ed io m’adagiai tra le gambe aperte di lei, mi distesi e glielo infilai immediatamente dentro, non ci volle molto, una decina di colpi e venne con un orgasmo lanciando un urlo. Lasciai qualche secondo che si riprendesse e poi glielo infilai dentro ancora. Cinzia iniziò ad incitarmi di venire con parole scurrili mai sentite o forse mai pronunciate da quella bocca, ed eruttai abbondante sperma. Ci guardammo e c’accarezzammo, ogni tanto usciva qualche languida parola dalle nostre bocche. Poi andammo a lavarci ed io me ne tornai a casa non prima d’averla baciata in modo passionale.

Lunedì ripresi a lavorare e il Responsabile della Produzione,  persona molto affabile e socievole,  mi disse con  un tono molto confidenziale che c’erano delle importanti novità che riguardavano il mio futuro in azienda. Rimasi sorpreso e alquanto allibito dalle parole dette da questa persona e rimasi decisamente incuriosito su quale fosse il mio futuro. Passarono le settimane e anche qualche mese, non ricordo bene, ma di novità in merito al mio futuro non ne sentii proprio e me ne dimenticai. All’inizio della primavera m’arrivò una comunicazione scritta con cui m’invitavano il giorno e all’ora prestabilita a recarmi presso l’Ufficio del Personale per comunicazioni urgenti. Terminata la lettura rimasi a bocca aperta!  Il giorno prestabilito mi presentai dal Responsabile del Personale e dopo qualche attimo di silenzio mi fece accomodare su una poltrona e mi disse che visto il mio eccellente operato ed i notevoli miglioramenti in quella posizione lavorativa mi promuoveva a Responsabile della Produzione presso una catena di montaggio. Feci un sorriso a 64 denti:  per me era un notevole traguardo conquistato sia dal punto di vista professionale che economico. La nuova mansione l’avrei iniziata appena terminate le ferie estive ma non nello stabilimento dove attualmente lavoravo ma bensì in un altro stabilimento che era molto vicino a dove abitavo. Questo voleva dire non vedere mai più Cinzia; già le occasioni per stare insieme erano davvero pochissime; con la nuova mansione e con lo spostamento in un altro stabilimento  diventavano pressoché nulle. Ero contento ma allo stesso tempo dispiaciuto!

Durante la pausa pranzo lo comunicai a Cinzia che ci rimase davvero molto male e qualche lacrima scese sul suo viso.  Nei giorni successivi Cinzia cambiò atteggiamento:  era molto più attaccata e molto più vicina a me; non c’era un momento della giornata che non l’avessi al mio fianco; sinceramente stava diventando un po’ asfissiante! Arrivarono i mesi estivi e incominciai a passare le serate e i weekend a Jesolo in discoteca  con i miei amici ma notai che Cinzia non era proprio per niente contenta. Ogni lunedì mi faceva l’interrogatorio di terzo grado e voleva sapere Con chi ero andato? …. Che cosa avevo fatto? … Dove ero andato? e così via; sinceramente a me non garbava proprio per niente. Non capivo perché dovevo raccontare ciò che facevo durante il fine settimana. Ci fu un’accesa discussione che degradò in bisticcio tra me e lei e terminammo il colloquio in modo biasimevole. Dopo il bisticcio ognuno di noi due riprese la solita vita di fabbrica ignorandoci.  Verso la fine di luglio, quando mancavano pochi giorni all’inizio delle ferie estive s’avvicinò e mi disse:

“Scusami Gianluca,  volevo invitarti a casa mia a mangiare l’anguria visto che dopo non ci rivedremo mai più!”

Accettai volentieri; l’ultimo giorno di lavoro salutai tutti e ringraziai i miei superiori e anche gli operai con cui avevo lavorato poi la sera andai da Cinzia. Arrivai a casa sua e trovai alcuni operai che avevo salutato poco prima e i suoi genitori. Vestiva con una canottiera e un paio di pantaloncini molto corti e alquanto attillati che facevano risaltare il sedere. Ci sedemmo a tavola e Cinzia portò una grossa anguria che iniziò a tagliare a fette e a distribuirla tra i vari  invitati. La temperatura dentro all’appartamento iniziava a salire e molti invitati iniziavano a soffrire la calura estiva e quindi, terminata l’anguria, decidemmo d’andare nel giardino condominiale. C’era una leggera brezza che sembrava mitigare il caldo opprimente di fine luglio.  Uscirono tutti fuori sedendosi sulle panchine che c’erano nel giardino mentre Cinzia iniziò a rassettare la cucina ed io mi fermai per darle una mano. Tra noi due calò il silenzio poi improvvisamente:

“Scusami per l’ultima volta …”

La guardai basito anche se capii che si riferiva al bisticcio che avevamo avuto qualche mese prima.

“Scusata! Ma perché mi facevi tutte quelle domande?”

Rimase in silenzio per qualche minuto poi:

“Ero gelosissima e non volevo perderti ….”

L’abbracciai e senza dire nulla ci baciammo teneramente. Poi uscimmo insieme alle altre persone che ci stavano aspettando. Molto tardi gl’invitati se ne andarono a casa mentre io volli rimanere un po’ di più. Entrammo in casa e ripresi il discorso iniziato prima e interrotto bruscamente.

“Ma non potevi dirmelo prima in modo tale che così s’evitava il bisticcio?”

“Sì! … Ma non sapevo come tu l’avessi presa …. E poi non ti conoscevo  molto bene ….”

Ci guardammo negli occhi e ci baciammo con tanto ardore. Ci sedemmo sul divano e cominciai ad accarezzare il corpo soffermandomi sul viso e poi scendendo sempre di più fino al seno. Iniziai a stuzzicare il seno e poi passai ai capezzoli; Cinzia s’alzò dal divano e andammo in camera da letto; si spogliò togliendosi quel poco che aveva addosso e notai che non indossava il reggiseno e anch’io mi spogliai. Ci distendemmo sul letto. Cinzia era alquanto eccitata, e non tardò a  prendermelo in bocca, cominciò leccandomi il glande, per poi passare ai testicoli e poi l’asta e a masturbarmi sempre con maggior veemenza, le misi una mano dentro agli slip e scesi sempre di più  fino ad arrivare a toccare la figa già bagnata e lei emise un gridolino di piacere.

Interruppi Cinzia che stava facendomi un meraviglioso pompino e la feci distendere sul letto:  spostai, di lato, un lembo dello slip e feci uscire le grandi labbra. Leccai lentamente lungo tutto l’interno cosce, risalii per scambiare un bacio passionale poi scesi giù ancora. Con le dita divaricai le grandi labbra e affondai la lingua dentro lei. Subito uscii  un gemito e di colpo m’afferrò la testa spingendola verso di sé nel tentativo di avere una penetrazione più profonda con la mia lingua.

Leccai intorno alla vagina, anche sopra il tessuto delle mutande in modo che lei  percepisse appena lo sfioramento della lingua. Le sfilai il tanga e con il palmo della mano le massaggiai il pube.

Durante il massaggio vidi che la vagina  era  completamente arrossata e fuoriuscivano alcune gocce biancastre dalle grandi labbra. Le infilai un dito nella figa senza badare alla profondità. La vagina era assolutamente impregnata di umori. Continuai a masturbarla facendo avanti ed indietro ed alternando movimenti lenti a veloci e pressioni più decise ad altre più delicate. Feci uscire il dito e lo leccai golosamente come se fosse ambra sotto il suo sguardo pieno di gratificazione. Continuai a leccare, succhiare e mordicchiare le piccole e le grandi labbra. La penetrai con la lingua cercando di arrivare in fondo il più possibile. Aumentai il ritmo della mano e sentii arrivare l’orgasmo. Sentii le sue urla e  i suoi gemiti; vidi la  testa piegarsi all’indietro, gli occhi girarsi all’insù e socchiudersi.

Le lasciai qualche minuto che si riprendesse poi portai il mio cazzo all’imboccatura della vagina e lo spinsi dentro e cominciai un andirivieni molto cadenzato. Cinzia m’incitava a venire con parole alquanto licenziose. Variavo il movimento della scopata poi percepii che ero molto vicino all’orgasmo quindi aumentai il ritmo, pompandola con ardore e veemenza ed eruttai una gran quantità di sperma in vagina. Rimasi dentro ancora un po’ fino a quando il cazzo non perse di turgore uscendo insieme ai nostri umori. Ci coccolammo e amoreggiando per un bel po’ di tempo poi andammo a lavarci; mi rivestii e baciai Cinzia e me ne andai ben consapevole che quella era l’ultima volta che saremo stati insieme.

CONTINUA

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