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Sono cresciuto senza padre e, in verità, non ne ho mai sentito la mancanza. Mia madre è rimasta orfana di entrambi i genitori appena finita l’università, sola al mondo e con una sorella più piccola da tirare su. Fortunatamente trovò subito lavoro come infermiera e, dopo circa un anno, rimase incinta di me. Probabilmente sono figlio di un medico, forse il primario del reparto dove lavorava mia madre, ma non ho mai insistito per saperlo e non mi importa, ho avuto un’infanzia felice. Mia zia Stefania, la sorella di mamma, è stata sorella maggiore, vice mamma e zia. Appena uscita dall’infanzia ha cominciato a prendersi cura di me quando mamma non c’era poi, diventata adolescente, è diventata la mia vice mamma visto che quella vera, per guadagnare più denaro, decise di fare sempre il turno di notte, 5 giorni a settimana, mai nel week end. Al mattino lei rientrava e noi uscivamo per andare a scuola, poi a ora di pranzo sedevamo a tavola tutti insieme, quindi mamma usciva per il giro dei suoi pazienti privati, con i quali guadagnava in pratica un altro stipendio, e poi andava in ospedale per il turno notturno di lavoro. E così restavamo a casa io e mia zia, studio e poi gioco e cena e a letto. Nel week end però stavamo tutti e tre insieme, spesso andavamo in giro tutta la giornata e poi a sera rientravamo sfiniti dalle lunghe passeggiate, mamma riempiva la vasca da bagno e tutti e tre insieme ci godevamo un lungo bagno rilassante. Questa cerimonia del bagno in verità si ripeteva spesso anche durante la settimana quando, dopo avere fatto i compiti, io e mia zia spesso giocavamo a basket in giardino e, prima di cena, tutti sudati facevamo il bagno insieme, come quando con la mamma. Ero abituato a vederle entrambe nude e, ovviamente, visto che ero piccolo, non mi faceva alcun effetto. Appena entrai nell’adolescenza però, qualcosa cambiò. Cominciai a guardare i loro corpi nudi con attenzione e curiosità e spesso, nella vasca, cercavo il contatto con loro. Un pomeriggio, mentre ero nell’acqua con zia Stefania, presi a guardare con insistenza la fessura che aveva tra le gambe e poi le belle tette. Mi accorsi che quella visione mi stava provocando un qualcosa e lo capii quando mi alzai in piedi e vidi che il mio pisello era diventato nudo. Se ne accorse anche mia zia che mi sorrise senza dire nulla, poi si alzò anche lei e uscimmo insieme dalla vasca da bagno. Ci infilammo gli accappatoi e ci asciugammo, poi io mi sedetti su uno sgabello mentre lei si asciugava i capelli. Appena ebbe finito si tolse l’accappatoio e si infilò le mutandine, poi asciugò anche i miei capelli. Infine mi tolse l’accappatoio per farmi rivestire: il mio pisello era ancora duro. “Ma guarda il mio piccolo ometto, ha il pisellino duro.” Io divenni rosso fuoco per l’imbarazzo e abbassai lo sguardo ma lei mi abbracciò forte. La situazione peggiorò perchè avevo il viso tra le sue tette e il pisello rimaneva sempre dritto e pulsava contro le sue cosce. “Dai, non c’è niente di cui vergognarti. E’ normale che ad una certa età succeda questo. Piano piano imparerai a controllarti e non ci penserai più.” Io però ero smarrito e confuso dalla novità e mi rendevo conto che il modo in cui guardavo mia zia era cambiato. Mi misi una mano tra le gambe per nascondere quell’asta ritta e cercare di farlo ritornare normale ma non ottenni alcun risultato, anzi ad un certo punto vidi che avevo la punta del pisello bagnata e una goccia di liquido trasparente fuoriuscire. Mia zia mi guarda sempre sorridendo, poi mi disse “aspetta ti aiuto io.” Si mise in ginocchio e mi prese il pisello con due dita tirando indietro il prepuzio e scoprendo la testa rossa e turgida e completamente ricoperta di liquido. Poi prese un pezzo di carta igienica e mi ripulì. Fu inutile perchè subito uscì un altra goccia di liquido e mi ritrovai di nuovo bagnato. Prese un altro pezzo di carta e stava per ripetere l’operazione. Appena tirò indietro la pelle del prepuzio però io sentii una fortissima pulsazione lì in basso come qualcosa che dal mio interno usciva fuori ed, in effetti, un piccolo fiotto di liquido opaco e vischioso era fuoriuscito dal mio pisello finendo in mano a zia Stefania. Lei non si scompose, mi ripulì e poi mi disse di rivestirmi. L’esperienza mi lasciò sbalordito per la sorpresa e per la scarica di piacere che mi aveva dato. Ero confuso e non sapevo se scappare via o abbracciare la zia, poi capii che volevo solo una cosa: che accadesse di nuovo il prima possibile. Il giorno dopo, appena finimmo il pranzo corsi subito in camera mia a fare i compiti, volevo finire il prima possibile per andare in giardino a giocare e cercare di sudare il più possibile sperando che la cerimonia del bagno si ripetesse. Alle 5 avevo finito tutto e così presi il pallone da basket e cominciai a tirare a canestro come un disperato, desiderando ardentemente che mia zia si unisse a me come faceva sempre. Dopo qualche minuto mi apparve la visione tanto agognata: zia Stefania in pantaloncini corti e maglietta bianca senza reggiseno. “Ma che fai? Inizi a giocare senza di me? Che c’è hai paura che ti distruggo come al solito?” Iniziammo un uno contro uno furibondo con io cercavo il contatto fisico ogni volta che era possibile, con la scusa di marcarla e impedirle di girarsi verso il canestro le mettevo le mani sulle tette tastandole da sopra la maglietta. Poi le spingevo il mio bacino contro il suo sedere o glielo toccavo cercando di spingerla. Dopo circa due ore eravamo esausti e sudati fradici. Ora sperai ardentemente che si realizzasse la seconda parte del mio sogno: che mia zia facesse il bagno con me. Era sempre successo ma, dopo quello che era accaduto il giorno prima, temevo che qualcosa fosse cambiato nel nostro rapporto. “Se sempre la solita schiappa, ti sei fatto battere da una femmina, andiamo a fare il bagno va.” Quelle parole risuonarono nelle mie orecchie come la più dolce delle sinfonie. Andammo in bagno e lei aprì l’acqua per riempire la vasca, poi si tolse la maglietta liberando quelle tette bellissime ed infine i pantaloncini e le mutandine. Si sedette sul water e fece la pipì come faceva spesso. Io non mi perdevo un gesto, solo che oggi la guardavo con occhi diversi, non era più mia zia, era una donna nuda ed io ero arrapato. Fortunatamente non mi divenne subito duro per cui riuscii a infilarmi nella vasca senza dare segnali del mio desiderio. Zia Stefania si asciugò con un pezzetto di carta e poi entrò anche lei nell’acqua. I miei occhio erano puntati costantemente sulle tette di zia che fuoriuscivano dall’acqua, immaginavo di toccarle e che lei mi toccasse il pisello. In men che non si dica me lo ritrovai bello duro. Le tette di zia erano sempre lì ed io allungai una mano e gliele sfiorai; non disse nulla, a dire il vero era successo tante altro volte che la toccassi inavvertitamente o che lei toccasse me, ora invece lo avevo fatto volontariamente. Rimisi la mani sulle sue tette e ce le lasciai, lei mi lasciò fare. I sui capezzoli erano duri. Le carezzai il viso e poi di nuovo le tette. Il mio pisello intanto mi pulsava dolorosamente. Lei sembrò accorgersi della mia sofferenza perchè con la mano lo cercò sottacqua e lo prese. Era quello che più avevo desiderato. “Ma sei proprio un porcellino! Guarda come ce l’hai duro. Alzati un po’, fammi vedere.” Mi alzai in piedi nella vasca e le puntai il mio pisello diritto sul viso. Lei sorrise, poi con la mano mi tirò indietro la pelle del prepuzio e se lo mise in bocca. Le misi entrambe le mani sulla testa mentre zia cominciava a muovere la testa e a succhiare il mio pisello. Come il giorno precedente bastarono pochi istanti per farmi venire. Si alzò in piedi e mi abbracciò, poi uscimmo dalla vasca e ci asciugammo l’acqua che grondava dai nostri corpi. “Vieni”. Andammo nella sua stanza e lei mi tolse l’accappatoio, si tolse anche il suo e si stese sul letto. Mi invitò a salire e mi fece mettere di fronte a lei che nel frattempo si era stesa aprendo le gambe. Con due dita si aprì la fessura mostrandomi la parte più intima rosso vivo. “Adesso leccami”. Mi abbassai sul fiore di carne e con la lingua cominciai a leccare proprio nel centro dove avevo visto un piccolo rigonfiamento, una specie di bottoncino. Non ci volle molto perché zia mugolando stringesse le gambe intorno alla mia testa inarcando la schiena. Mi prese per mano e mi fece stendere al suo fianco. Rimanemmo così un bel po’, poi ci alzammo e, senza dire nulla, ci preparammo per la cena. Dopo quella volta ogni nostro bagno si concludeva con zia che mi faceva venire con le mani o con la bocca ed io lo stesso con lei. Imparai a toccarla dove più le faceva piacere, a succhiarle le tette e anche a baciarla sulla bocca. A me invece faceva piacere qualsiasi cosa mi facesse, mi veniva subito duro e dopo un po’ che me lo stimolava venivo nelle sue mani o nella sua bocca.
Un pomeriggio subito dopo pranzo zia uscì per andare all’università a seguire un corso pomeridiano ed io andai in camera mia per preparare la borsa per andare all’allenamento di basket. Poichè era presto decisi di mettermi un po’ sul letto per riposare una mezz’ora. Iniziai a leggere un fumetto ma, non so bene come, mi addormentai profondamente. Mi svegliai dopo circa due ore, l’allenamento era bello che andato. Mi alzai per andare a fare due tiri in giardino, da solo visto che zia era uscita. Mi misi le scarpette e presi il pallone quando sentii dei rumori. Uscii dalla mia stanza per vedere chi c’era e sentii delle voci dalla stanza di mia zia. Volevo chiamarla ma decisi di stare zitto perchè una delle voci era maschile. Mi avvicinai alla stanza di zia che aveva la porta socchiusa. Mi venne quasi un colpo! Zia Stefania era completamente nuda sul letto e teneva in bocca il cazzo di un ragazzo. Muoveva la testa come faceva con il mio, solo che quello era molto più grosso. Sentii la rabbia montare, mi sentivo tradito, ingenuamente pensavo che zia quelle cose le facesse solo con me. non mi era passato in mente che4 potesse avere un ragazzo con cui fare sesso. Era solo mia, pensavo. Insomma ero geloso di mia zia. “Fottimi ora.” la sentii dire. Il ragazzo le aprì le gambe e le infilò il suo grosso cazzo dentro. A me non l’aveva mai lasciato mettere dentro, avevo le lacrime agli occhi. Vedevo il ragazzo spingere il cazzo tra le cosce di mia zia ed sentivo entrambi mugolare di piacere. Rimasi lì a guardare fin quando lui dopo un’ultima spinta estrasse il cazzo dalla vagina di mia zia che lo prese con la sua mano facendolo venire addosso a lei. Me ne tornai in stanza pazzo di gelosia. Dopo qualche minuto uscii con il pallone e palleggiando mi recai in giardino così dal rumore si sarebbero accorti di non essere soli in casa. Passò circa una mezzoretta e mia zia mi raggiunse e, come se nulla fosse, mi disse la solita frase “Vuoi essere distrutto?” Risposi di no, che ero stanco e che avevo da studiare e la lasciai lì da sola rinchiudendomi in camera mia. Non le rivolsi più la parola e non giocai più a basket con lei e tantomeno cercai un qualche contatto fisico, mi aveva tradito e non volevo più vederla, si godesse il cazzo grosso del suo ragazzo. Mia madre si accorse che qualcosa era cambiato nel mio atteggiamento nei confronti della sorella ma, probabilmente, lo imputò alla fase adolescenziale. Poi però vide che non passava e pensò di fare qualcosa. Organizzo una escursione tuti e tre insieme. Non rifiutai per non farla insospettire ulteriormente e, devo ammetterlo, mi divertii moltissimo. Al ritorno eravamo tutti e tre stanchissimi visto che avevamo camminato tutta la giornata e stavo per buttarmi sul mio letto quando mamma mi chiamò dicendomi che il bagno era pronto. Non potevo rifiutare anche se vedere di nuovo Stefania nuda mi avrebbe ferito e fatto sanguinare il cuore al pensiero di quello che avevo visto. Decisi di non guardarla e mi concentrai su mia madre, sicuro che non mi avrebbe fatto lo stesso effetto di quando guardavo la zia. Ci immergemmo tutti e tre nell’acqua ed io mi posizionai di fronte a mamma ignorando la sorella. Ad un certo punto però mi resi conto che le tette di mamma erano uguali a quelle di zia. E il pisello mi divenne duro. Mi sembrò anche di vedere un accenno di sorriso sul viso di zia Stefania ma continuai ad ignorarla. Lei lo sapeva quello che mi sarebbe successo e gongolava al pensiero che fosse a causa sua. Invece io mi ero arrapato guardando mia madre. Non so bene per quale oscuro motivo mi alzai in piedi nella vasca mostrando la mia erezione, forse volevo solo che terminasse presto quella tortura. “Ma tu guarda, sei diventato grande e non me ne ero accorta” disse mia madre. In effetti lei non aveva mai visto il mio pisello eretto, e da quando zia Stefania aveva cominciato a toccarmelo era cresciuto un bel po’ e mi erano spuntata anche una leggera peluria. “Lei però se ne è accorta” dissi. “Che vuoi dire?” Vidi l’espressione imbarazzata di mia zia mentre mia madre mi rivolgeva quella domanda, ma ormai la frittata era fatta e non potevo tacere. “Lei lo sa bene come sono diventato visto che me lo ha visto un sacco di volte dritto così.” Pensavo che mia madre avrebbe fatto una scenata invece rimase tranquilla e annuì come se la notizia non fosse una novità per lei. E in effetti non era una novità visto che probabilmente le due sorelle ne avevano parlato anche se non sapevo cosa effettivamente mamma sapesse. Decisi di andare a fondo. “Vedo che la cosa non ti sorprende, quindi saprai anche quello che succede ora.” “Cosa succede?” disse mia madre. Presi la mano di mia zia e me la misi sul cazzo. “Fa vedere a mamma cosa facciamo.” Stefania guardò la sorella con uno sguardo interrogativo ma poi tolse la mano dal mio pisello. Io ero sconvolto e anche arrabbiato per cui le lasciai lì in bagno e corsi in camera mia dove, bagnato come ero, mi buttai sul letto. Dopo qualche minuto mi raggiunse mia madre che aveva indossato una tshirt e si era data una sommaria asciugata ai capelli. Si stese al mio fianco e mi abbracciò. “Ma perché sei arrabbiato con zia? Non è che hai una cotta per lei? Guarda che so tutto dei vostri giochi e di come ti accarezza. Mi va bene purché tu non ne faccia una malattia e vivi la tua vita come lei vive la sua.” Rassicurato dalle parole di mia mamma le raccontai quello che avevo visto fare alla zia con il ragazzo e ammisi che ero arrabbiato per quello. “Sai mamma quando ho visto che quello la penetrava e che a lei piaceva mi sono sentito impazzire di gelosia, soprattutto perchè il coso di quello sembrava enorme rispetto al mio.” “Ma tu sei ancora piccolo e poi ti posso assicurare che anche tu hai un bel pisello.” Mentre diceva così mia mamma mi aveva scoperto e mi guardava proprio lì. “Davvero il mio pisello va bene, mamma?” “Ma sì sciocchino, non hai nulla da invidiare ad un adulto.” Non so se per lo sguardo di mia madre o se per le sue parole, ma quasi certamente per il contatto del suo corpo che sentivo nudo sotto la maglietta, il mio pisello era diventato di nuovo duro. Guardavo mia madre e poi il mio pisello. Appoggiai il volto sul suo petto e da sotto la stoffa sentii le sue tette. Aprii la bocca e ne presi una tra le labbra. Lei impugno il mio cazzo e ne tirò fuori il glande umido e rosso. Cominciò a muovere la mano su e giù come faceva la sorella, pochi colpi e il risultato non si fece attendere, le venni in mano. Mi baciò sulla fronte e andò via. “Mi raccomando, non trattare male zia.” Non avevo alcuna intenzione di trattarla male, anzi avrei voluto riprendere i nostri incontri, però il pensiero di quello dentro di lei mi angosciava. Comunque il giorno dopo appena finiti i compiti la invitai come al solito a giocare a basket in giardino. Mentre eravamo intenti a tirare lei mi disse: “Allora, tutto bene? Tutto come prima? Sono sempre la tua zia preferita?” “Tu sei la mia zia preferita, sono io che non sono il tuo nipote preferito visto come mugolavi di piacere l’altro giorno mentre quello te lo infilava tra le gambe.” Una espressione di sorpresa comparve sul suo volto, finalmente aveva capito che avevo visto tutto, non solo sentito. Ne volle essere certa. “Di preciso cosa hai visto?” Le raccontai la scena per filo e per segno e di quello che avevo provato e provavo. “Non devi fare così, quello non è nessuno, solo un’avventura. Era tanto che mi stava appresso ed io quel giorno ero arrapata, pensavo che tu fossi andato all’allenamento e allora ho pensato di scopare con lui, ma non si ripeterà, non mi piace.” “A me sembrava ti piacesse fin troppo, prima glielo hai preso in bocca come fai con me, ma poi gli hai chiesto di fotterti e a me non lo hai mai chiesto.” Mi prese per mano e mi portò nella sua stanza, si spogliò nuda e fece altrettanto con me, poi si inginocchiò e me lo prese in bocca come faceva quando facevamo il bagno. Il mio cazzo divenne duro e dritto, allora zia Stefania si stese sul letto e aprì le gambe. “Fottimi, voglio sentire il tuo cazzo dentro.” Mi misi tra le sue gambe come avevo visto fare all’altro, puntai il mio pisello sulla sua vulva bagnata e lo infilai dentro. La sensazione di calore e di bagnato era bellissima. Iniziai a muovere i fianchi e a dare piccole spinte incerto sul cosa e come fare. poi presi il ritmo e affondai i colpi più decisamente. Questa volta non venni subito come facevo prima, sentivo di avere controllo delle mie pulsioni e volevo far durare quel momento il più a lungo possibile. Zia Stefania volle invertire le posizioni, mi fece stendere sulla schiena e salì sopra il mio cazzo dritto. Ora era lei che muoveva i fianchi ritmicamente mentre io le tenevo le tette tra le mani. Il suo ritmo aumentò vertiginosamente finchè, mi disse in seguito, ebbe un vorticoso orgasmo. Ci rimettemmo nella posizione originaria e io le rimisi il cazzo dentro. Bastarono pochi colpi per raggiungere il culmine del piacere e, come avevo visto fare al ragazzo, estrassi il cazzo e le venni sul ventre. Rimanemmo abbracciati fino a ora di cena.

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