Leggi qui tutti i racconti erotici di: ivofosco

Mi chiamo Alessandra, ho 19 anni, vivo in una cittadina di provincia vicino a Roma e voglio raccontarvi una brutta avventura che mi è capitata l’estate scorsa. Ho finito l’ultimo anno di liceo, sono una ragazza carina, ho delle belle gambe frutto di tanti allenamenti di pallavolo, sono bionda naturale ho gli occhi blu, e i capelli mossi sono alta 1.70 e ho un bel seno che sta su da solo, anche se mio padre vuole che indossi sempre il reggiseno. Il mio punto forte è il sedere che è un capolavoro della natura, me ne sono accorta da come lo guardano: non i ragazzi, quelli si girano a guardare qualsiasi culo, ma le mie amiche. Quando sono nello spogliatoio o sotto la doccia, attira gli sguardi di tutte. Le meno invidiose me lo dicono pure:
-Beata te l’avessi io un sedere bello come il tuo!
Vivo con mio padre stimato cardiologo mentre mia madre stufa di dover dividere sempre mio padre con tutti i suoi pazienti e i suoi impegni ha visto bene di levarsi di torno accompagnandosi con un industriale svizzero trasferendosi a Ginevra. Io la vado a trovare spesso, però non mi piace il suo compagno. Papà, quando è in vena e parla della sua situazione, dice sempre che lei sapeva benissimo che con l’attività di medico il tempo da dedicare alla famiglia sarebbe stato poco ma guarda caso la cosa era diventata insostenibile solo quando aveva conosciuto l’industrialotto pieno di soldi.
– Figlia mia i soldi mandano l’acqua all’insù. A parole sono tutte brave ma io ancora devo conoscere la donna che lascia il marito benestante per un cassaintegrato della FIAT.
Comunque anche se benestanti io non possiedo soldi miei né ho un libretto di risparmio. Mio padre non mi fa mai mancare niente. I soldi per la benzina, per mangiare la pizza o per andare al cinema con il mio fidanzato. Quando ho preso la patente, mi ha regalato una stupenda cinquecento color rosa e lui con l’occasione ha sostituto la sua Mercedes classe E con una nuova di zecca.
Purtroppo non ho i nonni. Sono morti tutti e sia mia madre sia mio padre sono figli unici. Questo per dirvi che nella mia vita c’è solo mio padre. Lui è molto buono ma anche molto severo. Devo rispettare le regole e non sopporta di non trovarmi a casa senza sapere dove mi trovo. Mi lascia uscire con il mio fidanzato ma non è contento che vada in discoteca la sera. Ovviamente per tutto quello che concerne richieste tipicamente da donna, non avendo vicino la mamma, devo rivolgermi alla mia amica. Vestiti, igiene intima, scarpe, ragazzi etc non sono argomenti da trattare con lui. Fin da piccola, anche quando c’era ancora in casa mia madre, qualche bella sculacciata l’ho presa. Ovviamente per capricci da adolescente o per cazzate fatte con il motorino. Mia madre quando tornava mio padre lo informava della marachella fatta e lui, dopo essere stato messo su dalle lagnanze di mia madre, mi faceva stendere sul bracciolo del divano e poi; se avevo la gonna me la alzava, se avevo i jeans me li abbassava e mi spingeva con il busto sul divano a volte tenuta ferma da mia madre. Poi andava in camera a prendere quelle orribili pantofole di pelle. Penso che non posso sopportarle proprio per quest’uso. Incominciava a scaldarmi il sedere con le mani e poi quando si stancava, prendeva la famosa pantofola e via.
Sciaff, sciaff, sciaff.
All’inizio è sopportabile ma poi t’incomincia a far male il sedere, ti agiti e incominci a piangere e a strillare dicendo di smettere che non lo farai più. Il brutto era quando quella stronza di mia madre diceva a mio padre di abbassarmi le mutandine che lui per pudore mi lasciava su. Era bravissima a farmi incazzare, con una mano me le tirava giù ed io mi sentivo morire sia per la vergogna di mostrare la mia passerina a mio padre sia per il dolore che la pantofola provoca sulle chiappe nude. Finita la punizione, mia madre pretendeva che restassi immobile con il sedere all’aria e mentre mio padre si andava a cambiare, lei tornava con il barattolo della crema nivea e me la passava su tutto il sedere e sulla parte alta delle cosce dove, quando papà sbagliava mira, finivano le pantofolate. Onestamente le più dolorose. Non sopportavo di restare con il sedere in aria aspettando di far asciugare la crema nivea. Mio padre si sedeva vicino a me sul divano dicendomi che a lui queste cose ripugnavano ma era l’unica maniera per farmi capire gli sbagli che commettevo. Lui è un bravo padre e devo dire che queste sculacciate si sono via via diradate. L’ultima volta che le ho prese è quando feci un incidente con il motorino che peraltro era della mia amica. Papà portò il motorino dal meccanico e quando tornò, era molto arrabbiato… diciamo pure incazzato nero. Io indossavo i pantaloni della tuta da ginnastica. Mi disse di andare in camera mia e di stendermi sul letto. Quando tornò vestito da casa capii che era un brutto segno. Si era messo comodo. Di colpo mi abbasso pantaloni e mutande e mi rialzò la maglia che avevo sotto. Prese un cuscino che mise sotto la pancia e poi incomincio a darmele di santa ragione. Stranamente non avevo visto la famosa pantofola. Mi fu subito chiara la situazione quando sfilo dai jeans che avevo lasciato sulla sedia della scrivania la mia cinta di Gucci e con quella mi rifilo una cintolata sulle chiappe che mi fece urlare.
– Che fai mi hai fatto malissimo!
– Zitta e torna a pancia sotto.
Io ubbidii e subito schiak! Un’altra cinghiata
– Ahiaa! Che dolore!
– Zitta e torna a pancia sotto!
Una dopo l’altra non so quante cintolate presi sul sedere. Come al solito quando sbagliava mira e mi colpiva sulle cosce il dolore era atroce! Una volta mentre mi divincolavo, mi arrivò una cinghiata all’interno delle gambe che mi colpì in parte sulla fica lasciandomi per un attimo senza fiato per poi schizzare in piedi sul letto urlando a squarciagola.
– Che ti ha preso- disse mio padre.
Non potevo certo dirgli che mi aveva colpito con la cinghia sulla fica. Non l’aveva certo fatto apposta ma io non potevo certo toccarmi li. Gli dissi che non ne potevo più e che era ora che la smettesse. Poi tornai piangente a pancia sotto sul cuscino. Le mie urla furono abbastanza convincenti perchè posò la cinta sulla sedia e uscì dalla stanza. Io ne approfittai per massaggiarmi la fica che mi bruciava poi sentendolo tornare mi rimisi piangendo a pancia sotto. Lui mi accarezzò i capelli cercando di consolarmi. Gli promisi che non avrei preso più il motorino di altri e che mi dispiaceva di quello che era successo. Lui guardando il mio sedere che era diventato viola a forza di cinghiate si rese conto di quello che aveva fatto e mi disse:
– Mi sa che ho esagerato, vuoi che ti spalmi la nivea? L’ultima volta l’aveva fatto la mamma, un po’ m’imbarazzava che mio padre mi accarezzasse il sedere ma l’imbarazzo passò in secondo ordine rispetto al beneficio che ne avrei ricevuto.
– Si – dissi – mi bruciano tanto sia il sedere sia le cosce.
Approfittando del tempo necessario per andare in bagno a prendere la crema, tornai a massaggiarmi la fica che mi sembrava si fosse gonfiata. Quando mi passò la crema sul sedere per la prima volta in vita mia, non pensai a mio padre come papà ma come uomo. Aveva delle mani enormi e morbidissime ed era molto più delicato di quanto lo fosse stata mia madre. Si accorse che ero infiammata anche all’interno delle cosce e delicatamente mi spalmo la crema anche li. Facendomi allargare le gambe avevo paura che potesse vedere la cinghiata che mi aveva rifilato sulla fica, ma per fortuna non se ne accorse. Questa fu l’ultima sculacciata che presi.
Un giorno mi disse che doveva recarsi a Milano per un congresso e che sarebbe stato via una settimana. Mi riempi il frigo e il congelatore di cibo, dicendomi che per ogni necessità potevo contare sulla donna che ogni mattina viene a fare le pulizie. Mi chiese se potevo accompagnarlo all’aeroporto e di non preoccuparmi per il ritorno perché sarebbe tornato in macchina con un suo amico. Al momento dei saluti si raccomandò di non prendere assolutamente la Mercedes perché non voleva nel modo più assoluto. Non mi sembrava vero di restare una settimana da sola! Sarebbe forse stata l’occasione buona per perdere finalmente la verginità. Tornata a casa parcheggiai la cinquecento e, senza tenere a mente le sue raccomandazioni, presi le chiavi della Mercedes, accessi il motore e uscii dal garage. Purtroppo non mi accorsi del taglia erba che papà aveva lasciato in sostanza attaccato al parafango posteriore che nell’uscita dal garage fece una bella riga dalla portiera posteriore fino al paraurti.
Panico! E adesso? Come potevo risolvere? Non volevo assolutamente informare nessuno del misfatto. Quando qualcuno sa, qualcuno parla disse una volta un attore in un film. Non mi persi d’animo e su internet cercai un carrozziere in un’altra zona che mio padre sicuramente non frequentava. Era una zona industriale che non aveva una buona fama per via dello spaccio e della prostituzione notturna. Mi feci coraggio presi la Mercedes e arrivai alla carrozzeria. Qui spiegai tutto al meccanico raccomandandomi che la macchina doveva assolutamente tornare a casa per la fine della settimana.
Il giorno della riconsegna il ragazzo mi fece vedere la riparazione e costatai che non si vedeva niente. Mi disse di andare dal principale per il conto e per prendere le chiavi. Come avrei potuto dire che non avevo un soldo mi tremavano le gambe. Ero stata un’ingenua come potevo pensare di farla franca. Quando fu il momento di pagare la riparazione, la cifra per me era astronomica e, quando dissi che non avevo i soldi per pagare, il carrozziere andò su tutte le furie. Rimase un momento perplesso sul da farsi, poi all’improvviso vidi un lampo nei suoi occhi e capii che era in arrivo una montagna di guai. Mio padre non sapeva del danno e sicuramente mi avrebbe fatto il sedere a strisce se lo avesse saputo. Il carrozziere un omone grande e grosso con un paio di baffi che sembrava il conte Cavour che si vede nei libri di scuola disse ai suoi collaboratori di chiudere la porta che l’officina avrebbe chiuso un’ora prima. Mi prese sottobraccio e mi portò nel retro dell’officina, dove c’era una stanzetta adibita a sala relax con un tavolo, una panca, una macchina da caffè e un piccolo frigorifero.
– Vedi ragazzina io ho 40 anni e ho una certa esperienza. Tu mi hai portato la macchina, io te l’ho riparata nel più breve tempo possibile lavorando anche fuori orario e poi al momento di pagare mi dici che non hai i soldi. Ti sembra un comportamento corretto? Tu mi hai preso per il culo anzi se devo essere sincero, mi hai proprio rifilato un’inculata senza vasellina come si dice dalle mie parti. Ora per dirla pane al pane e vino al vino poiché tu non hai il becco di un quattrino l’unica cosa che mi resta da fare e ripagarti con la tua stessa moneta.
– Cioè dissi impaurita?
– Cioè darti un’inculata che te la ricorderai finché campi!
Di colpo mi precipitai verso l’uscita ma fui subito presa dai 2 lavoranti che mi placcarono immediatamente e mi portarono in braccio dal principale.
– Bene signorina mi piace il tuo temperamento ma sappi che da qui non si esce senza pagare. Voi due tenetela ferma sulla sedia. Bene signorina sei vergine?
– Si sono vergine; non sono mai stata con un ragazzo.
– Poiché sei una bugiarda, adesso controlliamo. Forza toglietele i jeans.
Era estate io avevo un paio di jeans con i buchi sulle gambe e una maglietta bianca. Un paio di sandali bassi allacciati alla caviglia alla maniera degli schiavi romani e un completino giallo coordinato; mutande e reggiseno. Uno mi teneva ferma per le ascelle mentre l’altro mi calava insieme jeans e mutandine. Avevo una paura fottuta e mi misi a piangere. Il capo si alzo e senza troppi complimenti m’infilo un dito nella passerina e incomincio a spingere fino a incontrare l’imene.
– Ahia feci io.
E lui incurante del dolore spinse per ben tre volte sulla membrana facendomi male.
– Questa volta la ragazzina ha dichiarato la verità pertanto non ti scoperò la tua preziosa fichetta, ma ti darò una lezione che non ti scorderai più. Preparatela.
Come se sapessero cosa fare, i due aiutanti mi stesero a pancia sotto sulla panca schiacciandomi i seni e tenendomi uno per parte una mano sulla spalla e una sulla coscia. Ero immobilizzata, i seni mi facevano male e il sedere era in bella mostra indifeso. L’omone si tolse la tuta e si masturbò davanti hai miei occhi. Io fino a quel momento avevo visto solo il cazzo del mio fidanzato che segavo in continuazione e qualche volta succhiavo senza troppa convinzione ma era notevolmente più piccolo. Stavo tremando il carrozziere aveva un cazzo enorme e in quel momento non avevo idea di cosa mi avrebbero fatto e nessuno a cui chiedere aiuto. L’omone prese da un barattolo una ditata di grasso e sentii che la spalmava sul mio buchino. Poi senza grazia spinse il suo grosso dito dentro l’ano procurandomi un dolore atroce.
-AHIAAA! Che sta facendo, si fermi e tolga immediatamente il dito dal sedere!
– Buona bambolina e ringraziami che ti lubrifico! Da quello che sento sei vergine anche da questa parte ma purtroppo per te lo rimarrai ancora per poco…
– Che vuole farmi,… ahia,… non spinga…
– Ti facevo più sveglia per essere una che rifila fregature… secondo te se uno ti infila un dito ricoperto di grasso nel sedere ungendoti per bene il buco cosa mai vorra fare?
– NO TI PREGO NON FARLO! SONO VERGINE ANCHE LI!
– Lo sento da me che questo buchetto non è mai stato usato e, visto che mi hai appena inculato, per la legge del contrappasso non mi resta che restituirti il favore.
Occhio per occhio dente per dente!
Sverginerò il tuo bel sederino in modo che anche tu prenda la tua bella inculata. Quando avrò finito potremo dire di essere pari, considererò pagata la fattura e fine della storia. Tornerai a casa riportando la macchina aggiustata e il culo rotto.
– Non voglio, questo è stupro! Non potete farmi questo vi denuncio!
– Io non stupro nessuna, puoi sempre alzarti e andartene via. Basta che mandi tuo padre a saldare la fattura!
Mi aveva in pugno, avevo troppa paura della reazione di mio padre. In quel momento pensai che in fondo mi conveniva sottostare a quel ricatto, sarei rimasta vergine e nessuno avrebbe mai saputo quello che mi avrebbe fatto. Se avessi saputo quello che mi avrebbe fatto avrei preferito mille volte essere punita da mio padre.
Mentre facevo queste riflessioni il bastardo continuava imperterrito a ruotare il dito nel sedere spingendolo tutto dentro, poi lo sfilò cercando di infilarne un secondo!
– AHIAAA!
– Sono solo dita se strilli adesso, figuriamoci dopo!
– Mi fai maleeee!
Smise di lubrificarmi e senza indugiare sentii la punta del cazzo strusciarmi sul sedere. Cominciai a tremare.
– Stai ferma e cerca di collaborare che ti conviene – disse il ragazzo che mi teneva bloccata.
Il carrozziere appoggiò la punta dell’uccello sul buco cominciando a spingere. Istintivamente strinsi le chiappe tentando di spostarmi in avanti ma i due che mi tenevano ferma e le mani del carrozziere non me lo permisero.
– Ahiii! Che dolore non spinga! Non può entrare! E’ troppo grosso! Ahiiiiiiiaaaaa!
– Ferma ragazzina non ti agitare, la prima volta dite sempre tutte così,… “non può entrare…non può entrare…è troppo grosso” ma alla fine chissà come lo prendete sempre tutto!
Il cazzo non riusciva a entrare, stringevo i glutei per evitare l’intrusione; sudavo freddo, non so quanto ancora avrei potuto resistere. Non riuscendo a incularmi in questo modo il balordo pensò bene di ricorrere a un trucco sicuramente utilizzato altre volte su qualche altra disgraziata come me.
Fece un cenno ai due che mi tenevano ferma e loro, all’improvviso, mi pizzicarono con forza i capezzoli. Il dolore fu lancinante, urlai a squrciagola cercando di tirarmi su con il torace inarcando la schiena. Il porco non aspettava altro, approfittò del frangente per sferrare un tremendo colpo di reni con il quale fece entrare la cappella nel culo: la resistenza dello sfintere era stata vinta.
– Ahiaaaaaaaa! Bastardi! Così mi uccidete fermi! Ahiaaaaaaaa! – Urlavo a squarciagola.
I due mi rimisero a pancia sotto e il carrozziere ridendo disse:
– Ecco fatto ragazzina, ti comunico ufficialmente che anche tu sei entrata di diritto nel club delle rotte in culo!
– AHIAAAAAA! MI FA MALEEEE!
– È normale sentire dolore quando lo prendi nel culo la prima volta, strilla pure se vuoi, qui non ti sente nessuno; se serve per sfogarti urla pure quanto ti pare, i tuoi strilli manterranno alta la mia eccitazione. Adesso però vedi di rassegnarti perchè come defloratore ho il dovere di rendere compliante il buco per i prossimi che verranno a incularti e quindi devo aprirlo per bene.
Mi sembrava di avere un tizzone conficcato nel retto. Capii che più mi muovevo e più lui entrava. Quanto era lungo! Finalmente senti la pancia contro le chiappe e pensai che era riuscito a infilarlo tutto, più di così non ne potevo prendere: ormai il più era fatto e il peggio era passato. Purtroppo mi sbagliavo, il bastardo rimase per qualche minuto immobile con il coso ben infilato nel sedere, poi lentamente lo sfilò per ricacciarmelo di colpo tutto dentro.
– Ahiaaaaa! Maledetto porco che stai facendo? Mi fai malissimo.
– Devo romperti lo sfintere se voglio che il buco rimanga aperto. In questo modo chi t’inculerà dopo di me troverà un anello morbido e non dovrà spellarsi il cazzo per sodomizzarti. Ringrazia che ti svergino io e non uno sbarbatello qualsiasi che a quest’ora sarebbe già venuto. Soffri ora per godere poi!
– Mi fai male basta! E’ un tormento mi brucia! Sento di dover fare la cacca! Bastaaaaaa!
– Su piccolina è normale avere lo stimolo di fare la cacca quando si ha nel sedere un cazzo di queste dimensioni. In fondo è come avere un grosso stronzo che sta uscendo! Sopporta e prenditi questa supposta!
– Quale supposta mi fai male smettilaaaa!
– Va bene vedo che il muscolo un po’ ha ceduto adesso viene il bello. Tenetela ben ferma.
Incominciò ad aumentare il ritmo delle spinte aumentando sempre di più la velocità. Ormai era un dentro e fuori dentro e fuori velocissimo. Ciaff Ciaff Ciaff sentivo la pancia sculacciarmi le chiappe. Quando lo sfilava del tutto a quella velocità, mi faceva vedere i sorci verdi! Per non parlare poi di quando lo rinfilava. Per poco non mi sverginò perché stava sbagliando buco.
Ormai non avevo più la voce per gridare né la forza per ribellarmi a quel maglio che mi stava straziando le carni. Quando lo sfolava, avevo l’impressione che la mucosa del retto volesse rivoltarsi.
– Ahiii, basta ti prego, mi brucia, mi fa male non puoi farmi questo vi denuncio, vi mando in galera!
– Fai pure tutti quanti sapranno che sei una rotta in culo e che hai distrutto la macchina di tuo padre!
Purtroppo era vero nella testa di una ragazzina il brutto era di aver rovinato la macchina e non di essere stata sodomizzata da un balordo. Sentivo la pancia gonfiarsi e, poco a poco, lo sfintere smise di chiudersi quando lo sfilava perchè sentivo sempre meno dolore quando lo rimetteva dentro.
Continuava imperterrito a entrare e uscire dal mio culo, alternava serie velocissime in cui me lo lasciava inserito dentro a serie più lente in cui si divertiva a sfilarlo e rinfilarlo. Avevo la sensazione che avesse il cazzo ricoperto di peperoncino per quanto mi bruciava! Finalmente, come se mi volesse aprire in due, dette tre spinte violentissime e iniziò a godere…
– Siiiiii!… Siiiii!….Vengoooooo! Che inculata pazzesca!
RImase conficcato in me riversandomi nell’intestino un fiume di sperma caldissimo. Avevo la sensazione che stesse pisciando nel culo. Quando ebbe finito di godere con un movimento brusco si sfilo dal sedere.
– Ahiaaaa! Allora sei proprio stronzo anche questo dolore era necessario?
– No! Questo era per farti ricordare che non si danno le fregature agli onesti lavoratori!
Stavo per alzarmi quando il carrozziere mi disse di rimanere giù.
– Che altro volete farmi ho il sedere a pezzi e mi brucia, fatemi lavare.
– Non sia mai detto che ti lasciamo così! Lo sai in questa carrozzeria le auto escono solo quando sono tirate a lucido. E’ lo spirito dell’officina. Ti ho appena aperto il culetto con il mio cazzone e ora cercherò di ripulirlo.
Non mi ero accorta che uno degli aiutanti era andato in bagno ed era tornato con una sacca da clistere. Appena la vidi tremai tutta:
– Che cosa volete farmi?
– Mia cara erano giorni che non scopavo e ho riversato nel tuo pancino una quantità incredibile di sperma, poi con tutta l’aria che ti ho pompato dentro, ho sicuramente smosso la tua cacchina e non vorrei che tornando a casa sporcassi le tue belle mutandine gialle da troia!
– Non sono mutande da troia.
Intanto uno dei due assistenti stava verificando che i jeans non avessero macchie e che le mutande non fossero danneggiate. Avevo ancora su il reggiseno e la maglietta ma quest’ultima me la sfilò subito perché non voleva rischiare di bagnarla con l’acqua del clistere! Quante attenzioni per i miei vestiti quando solo pochi minuti prima mi avevano aperto il sedere senza tanti complimenti. Cercai di evitare quest’ultimo oltraggio ma mi resi conto che era impossibile. Mi misero su un fianco e mi fecero portare le gambe rannicchiate sul petto. Poi il carrozziere sostituì la cannula con una più grossa e alle mie proteste disse che se s’inserisce la sonda piccola in un culetto vergine appena sodomizzato c’è un’elevata probabilità che l’acqua inserita fuoriesca dall’ano e che lui non aveva nessuna intenzione di ripulire la mia cacca. Immerse nel grasso la cannula e poi con le sue rozze maniere me la spinse dritta nel sedere senza troppi preamboli. Mi fece trasalire; sia per la sorpresa sia per il dolore. Dovetti sorbirmi un litro e mezzo di acqua saponata e poi fui fatta mettere a pancia sopra con i due scagnozzi che mi tenevano le gambe in alto. Non mi accorsi che quello stronzo del carrozziere era andato a prendere un cazzo finto, una specie di grosso uovo che finiva con un piattello. Solo dopo seppi che si usa per dilatare i sederini ribelli facendolo indossare alle sodomizzande prima della rottura del culo per evitare traumi. Magari lo avessero usato anche con me! Mi accorsi che qualcosa non andava perché mentre uno mi teneva le gambe alzate, l’altro mi teneva ferma per i fianchi. Il carrozziere disse:
– Adesso sfilo la sonda ma tu non ti contrarre. Chissà cosa voleva dire. Lo capii subito quando sfilata la sonda mi spinse nell’ano l’uovo di cui sopra. Era più largo e molto più duro del suo cazzo. Non riusciva ad entrare, poi il bastardo spingendo con il palmo della mano sul piattello me lo conficcò tutto nel sedere e l’ano richiudendosi richiamò a se il piattello. Mamma mia che dolore questa volta!
– Ahiaaaa! Che cazzo fai! Mi fa male toglietelo subito! Devo cacare toglietelo bastardi.
Cercai di sfilarmi quel maledetto arnese ma mi bloccarono subito le mani. Con fascette di plastica mi legarono i polsi alle gambe della panca. Ero nuda con solo il reggiseno, a pancia sopra su una panca con un litro e mezzo di liquido che sciabordava nell’intestino. Mi ci tennero 10 minuti poi mi slegarono e mi fecero camminare con quel coso piazzato nel sedere. Finalmente dopo l’ennesimo giro intorno alle auto da riparare mi dissero che potevo andare in bagno. Qui senza tanti complimenti il carrozziere prese saldamente il piattello che usciva dall’ano e con un colpo deciso me lo sfilo. Tralascio sull’urlo che emisi per la brutalità dell’atto. Mi scaricai di tutto; aria sperma merda non vi dico l’imbarazzo che provai mentre scureggiavo come una scrofa. Mi pulii e tornai di la dove i tre mi stavano aspettando. Il carrozziere da vero esperto fece notare ai due aspiranti la mia andatura:
– Vedete miei cari questa è l’andatura di chi ha appena preso un bel cazzo nel sedere. E’ tipica di tutte le donne inculate, ma in maniera particolare delle verginelle appena sodomizzate che non sono abituate. Vedete come la ragazza cammina con le gambe divaricate? Passo lento, non alza mai i talloni e ha le punte dei piedi rivolte verso l’interno. Se vedete qualche ragazza camminare in questo modo sappiate che è sicuramente reduce da una bella inculata.
Pensavo fosse finita quando uno dei due portò dentro la stanzetta un cavalletto sul quale avevano saldato una panca di legno imbottita di gommapiuma. Se non mi avessero sodomizzato mezz’ora prima avrei pensato che quella panca serviva proprio a quello scopo. Un cavalletto per sodomizzazioni. La cosa non mi turbò più di tanto forse serviva per poggiarvi sopra qualche parabrezza delicato. Un po’ mi preoccupai quando il carrozziere disse al garzone.
– Vedi di prendere le fascette grandi che la sbarbina ha le cosce grosse!
– Io non ho le cosce grosse replicai piccata.
– Tu intanto prendi quelle.
Non riuscivo a capire ero sempre nuda con il reggiseno allacciato. Il carrozziere con l’aria di chi non accetta no come risposta mi disse di salire sulla panca. Io non capendo lo scopo salii sopra tenendo le gambe strette per pudore. In quel momento uno dei due ragazzi mi prese per le spalle e l’altro mi fece portare la gamba dall’alta parte come se stessi in sella a un motorino solo che il sellino era una panca imbottita larga 20 cm. Mi fecero mettere con il sedere sul bordo della panca in modo da avere davanti a me 80 cm di panca libera. A quel punto il carrozziere tocco la mia coscia destra e guardando la dimensione della fascetta disse che lì non andava bene. Non si perse d’animo e subito andò a toccare la mia caviglia portandola leggermente in avanti dove c’era un gancetto sul cavalletto e in un attimo mi bloccarono le due caviglie in modo da non poter più muovere le gambe.
– Vedi ragazzina non le ho strette perché altrimenti ti segherebbero la pelle; comunque poiché siamo professionisti, ti ci metto un po’ di ovatta che usiamo per lucidare le auto.
– Cosa volete farmi ancora?
– Devi sapere che il trattamento che ti ho appena fatto ti ha infiammato le mucose del retto e per qualche giorno avrai il sederino che ti andrà a fuoco. Avrai lo stimolo di fare la cacca e non potrai stare seduta troppo tempo. Con questo rimedio ti voglio alleviare le sofferenze.
– Lasciami stare non voglio più fare niente, lasciami andare a casa, mi hai sverginato il sedere, mi hai fatto un clistere mi hai sodomizzato con quell’aggeggio infernale lasciami andare e finiamola qui!
– Non sia mai signorina, te ne andrai da qui con un servizio completo! Quando fra qualche anno racconterai quest’avventura, potrai dire che chi ti ha rotto il sederino l’ha fatto con tutti i crismi. Vedrai sono poche le ragazze che potranno vantare questa prima volta.
– Lo spero bene per loro poveracce non so quante disgraziate come me hanno subito questo trattamento che non auguro neanche alla mia peggior nemica!
– Se ti può far piacere quello che sto per farti è una novità anche per me! Te lo faccio perché ho visto che il tuo ano è abbastanza elastico. Dopo tutto quelle spinte che ti ho dato non hai perso un goccio di sangue. Di solito, quando si sodomizza una verginella, dopo un po’ lo sfintere comincia a sanguinare per le piccole lesioni che lo sfregamento del glande provoca sulla mucosa del retto. Nel tuo caso le mucose sono integre, arrossate ma integre.
– Adesso ti faccio un trattamento lenitivo. Non so se indolore o no ma lo scopriremo presto.
– Che dite la lego con una cinta sulla pancia o le lego le mani? Disse ai suoi aiutanti.
– Leghiamole le mani altrimenti se li sfila.
Cosa mai avrei dovuto sfilarmi? Uno dei due mi avvolse del cotone intorno ai polsi mentre l’altro mi fece stendere sulla pancia con i seni a contatto con la panca. Il carrozziere in un attimo mi legò i polsi alle sbarre del cavalletto e in pochi minuti rieccoci nella posizione di prima. A questo punto il carrozziere mi fece vedere un calco di gesso di un grosso cazzo.
– Come vedi puttanella questo è il calco originale del mio cazzo che tu ben conosci avendolo apprezzato da poco. Con questo ho fatto degli stampi di plastica e li ho riempiti di acqua ed ecco qui il risultato.
Aprì il congelatore e tirò fuori un cazzo di ghiaccio delle dimensioni del suo con delle enormi palle spropositate.
– Vedi le palle servono come fermo per frenare la corsa. Mi vennero i brividi non per il freddo ma per la paura! Incominciavo a capire cosa intendeva fare con quei ghiaccioli!
– Per carità se è quello che penso sarà terribile. Non lo fate! Non voglioooo!
– Su animo te ne infiliamo solo quattro di misura decrescente! Iniziamo dal mio che come vedi ha una bella circonferenza e finiamo con l’ultimo che ha la larghezza di un grosso dito! Un’inculata al contrario. Vedi troietta adesso il mio cazzo di ghiaccio sarà infilato in questo preservativo così scivolerà dentro senza attrito. Se vuoi un consiglio, il ghiaccio si scioglie con il calore e prima si scioglie prima finisci. Per tua conoscenza posso solo dirti che il ghiaccio si scioglierà più rapidamente se nel frattempo stringi lo sfintere. Lo so che un culo appena sverginato non è recettivo a questa procedura ma sappi che se ti abitui a farlo il prossimo che t’inculerà, potrà giovarsi delle tue doti! Non è da tutti contrarre lo sfintere intorno al cazzo del suo inculatore! Sarai apprezzata da tanti!
– Vaffanculo brutto stronzo quando uscirò da qui ucciderò chiunque tenti di sodomizzarmi di nuovo!
– Ti prendo in parola bambolina vado proprio a fare un culo, … il tuo! Ah! Ah!
Detto e fatto con le dita dilatò le natiche della ragazza esclamando:
– Questa ragazzina è proprio fuori dal comune le ho appena rotto il sederino e l’ano già si sta richiudendo! Deve proprio avere uno sfintere elastico.
Le infilò un dito in culo e la ragazza ebbe un sobbalzo!
– Sei un porco bastardo spero che qualche balordo ti faccia provare quello che tu stai facendo a me!
– Chissà dolcezza intanto goditi questo ghiacciolo!
Lentamente appoggiò il cazzo di ghiaccio sul buco del sedere e aspettò. Lì per lì la sensazione era di fresco quasi piacevole dopo la tremenda ingroppata che avevo subito. Poi come sempre, senza un minimo di grazia prese il cazzo per le palle e lentamente lo infilo su per il culo.
– Ahiaaaa! Bastardo mi fa male toglilo ti prego mi sento morire!
– Guarda che è uguale ha quello che già hai conosciuto! La dimensione è identica!
Piangevo e urlavo fino a che non ho sentito le palle sbattere contro l’ano. Era fatta. Almeno questo non si muoveva. Non passarono 2 minuti che il culo sembrava andarmi a fuoco un’altra volta.
– Ahiaaaaaaa basta vi prego fate qualcosa basta toglietelo! Mi brucia.
Cercavo di espellerlo ma come fuoriusciva di un millimetro, immediatamente, lo riposizionavano dentro. Poi presero del nastro adesivo e mi fissarono il ghiacciolo in modo da non poterlo espellere. Le mie grida risuonarono per tutta l’officina. Il carrozziere disse:
– Se vuoi terminare prima il tuo tormento prova a stringere lo sfintere. La pressione esercitata sul ghiaccio faciliterà lo scioglimento.
Non volevo dargliela vinta e non lo feci. Poi stanchi di sentire le mie urla, i tre continuarono nel loro lavoro e a quel punto, poiché ormai non sapevo più che inventarmi, provai a stringere lo sfintere.
– Ahiaaaa porca troia! Che cazzo mi è venuto in mente! Che dolore pazzesco!
Non so se fu un’impressione, ma mi sembrava di sentire uno scalino nel punto in cui lo sfintere entrava in contatto con il ghiaccio! Mi feci forza e provai a ristringere il culo.
Ahiiaaaa! Altro urlo ma sempre la sensazione dello scalino che sentivo se provavo a spingere fuori il ghiacciolo per quel poco che il nastro adesivo mi consentiva. Così urlo dopo urlo il ghiacciolo cominciava a sciogliersi proprio in quel punto. Le urla non più continue ma distanziate suscitarono l’interesse del carrozziere che mi stava osservando di nascosto accorgendosi che mentre stringevo le chiappe urlavo come un’ossessa!
– E brava la mia piccola rotta in culo sei una bugiarda ma sai ascoltare! Hai fatto come ti dicevo.
– Bastardo toglimelo ho tutto il sedere anestetizzato ma se stringo i muscoli dello sfintere, sento un male boia! Ti prego ti sei divertito abbastanza toglimelo!
– Poiché questa tecnica è la prima volta che la sperimento, se collabori ti abbuono un ghiacciolo così finisci prima.
– Quale esperimento mi stai di nuovo rompendo il culo smettilaaaaa! Mi fa male.
– Allora collabori o no!
– Si collaboro ma facciamola finita ahiaaaa!
Il carrozziere tolse il nastro e sfilo un po’ il ghiacciolo non senza dolore. Poi con fare scientifico disse che il ghiacciolo si era ridotto di dimensioni e in particolare la parte a contatto dello sfintere aveva le dimensioni ormai di un grosso dito. Se farai come ti dico, finiremo subito. Riposiziono il ghiacciolo che si stabilizzò da solo. A quel punto disse alla ragazza di stringere il culo.
– ahiaaaaaaaaa! Che dolore!
La ragazza aveva stretto le chiappe ma il dolore era insopportabile.
– Facciamo così mentre tu stringi il sedere, ti faccio mordere una manopola di gomma ed io ti stringo le chiappe con le mani ma tu devi stringere finché senti la mia spinta sulle chiappe. Inizieremo con 5 secondi!
– Tu sei matto 5 secondi sono un’eternità.
– Non mi pare che tu sia nelle condizioni di negoziare. Andò a prendere una manopola di gomma che infilò in un preservativo e gliela mise in bocca.
– Che schifo poteva almeno togliere l’olio.
– Su troietta al mio via io conto e tu stringi. Pronta’
– Si
– Via.
Mentre il carrozziere stringeva le chiappe della ragazzina lui, incomincio a contare:
– 1 ahiaaaaaaaa! 2 Ahiaaaaaa! 3 Ahiaaaaa! Bastaa!
– Resisti e stringi
– 4 Ahiaaaaaaaa! Che dolore! 5 Ahiaaaaaa che dolore assurdo. Brava adesso riposati.
– Sei uno stronzo sapessi che male che mi stai facendo provare.
– Vogliamo riprovare?
– No, no ce la faccio non sento più il sedere.
– Sciaff – Ahi! Urlai – Mi era arrivata una sculacciata violenta su una natica di sicuro mi avrebbe lasciato stampata sulla chiappa l’impronta della sua mano.
– Su poche storie stringi la manopola e ricominciamo!
– Brutto testa di cazzo questo non è un allenamento! Mi tratti come se fossi un personal trainer! Sei un bastardo che per il tuo sadico piacere stai violentando una ragazza la cui unica colpa è di non avere soldi per pagarti la riparazione della macchina! Stronzo figlio di puttana!
Sciaff! Sciaff! Altri due sculaccioni.
– Così impari a tenere la bocca chiusa e a trattare con rispetto le persone che hanno lavorato per te. Un giorno mi ringrazierai per questo trattamento. Così dicendo mi rimise in bocca la manopola che nel frattempo era scivolata sulla panca.
– Sei pronta?
– Mmhhhh – bofonchiò-
– Lo prendo per un sì.
– 1 Ahiaaaaaaaa! 2 Ahiaaaaaa! 3 Ahiaaaaa! 4 Ahiiiiii!
Stock. In quel preciso momento il ghiacciolo si era rotto e le palle che fuoriuscivano dall’ano erano cadute sulla panca. La ragazzina aveva solo parte del preservativo che stava per essere risucchiato all’interno dei suoi visceri. Per fortuna il carrozziere fu lesto nell’afferrarlo con le dita.
– Che cosa è successo?
– Brava bimba mia sei riuscita a rompere il ghiacciolo adesso te lo tolgo.
– Faccia piano per favore.
– Ahiaaa!
Come al solito il bruto aveva sfilato quel che restava del ghiacciolo dentro il preservativo con la sua solita grazia. Strappò da un grosso rotolo alcuni fogli di carta e asciugò il sedere e la panca. Poi accarezzo la zona del perineo.
– Sei freddissima da queste parti, anche la tua micetta è gelata.
Intanto con quelle mani enormi stava massaggiando le piccole labbra. Devi proprio aver sentito un male del diavolo,… la tua patatina è asciutta!
– Che cazzo vuol dire!
– Voglio dire che qualche volta si può provare piacere anche dal dolore ma certamente non nel tuo caso. Penso proprio che mi fermerò. Non potresti sopportare un’altra inculata con il ghiacciolo anche se di dimensioni ridotte: ed io non voglio avere noie. Da un cassetto prese delle pinze e fece saltare le fascette stringicavo che mi tenevano bloccate braccia e gambe. Per un po’ rimasi ferma in quella posizione, poi lentamente cercai di sollevare il busto ma così facendo l’ano entrò in contatto con la panca e sobbalzai piangendo.
– Che dolore atroce – dissi.
Il carrozziere allora mi aiutò a scendere dalla panca e lentamente mi diressi verso la sedia, dove avevano lasciato i miei jeans ben piegati insieme alle mutandine e alla maglietta. Ero tutta intorpidita un po’ per la posizione assunta per tutto il tempo della tortura, un po’ per il tremendo dolore che dall’ano sembrava propagarsi a tutto il corpo. Il carrozziere aveva ragione. Quando ti maltrattano il culo, riesci a camminare con difficoltà. Non riuscivo a tenere le gambe strette; le punte dei piedi erano ruotate verso l’interno e non potevo alzare i talloni senza sentire dolore. Per fortuna che avevo i sandali bassi. Come m’infilai le mutandine mi accorsi che il solo sfregamento del cotone sulle mie parti basse mi faceva male. Il carrozziere se ne accorse e mi disse.
– Appoggia i gomiti sul tavolo e lascia le mutande calate.
– Che altro vuoi farmi?
– Voglio mandarti via – disse prendendo dal cassetto un tubetto di pomata.
– Che cos’è?
– E’ una crema anestetica che utilizzo quando sodomizzo la mia segretaria. Si chiama Luan serve per le colonscopie. Lubrifica e fa sentire meno dolore.
– Brutto stronzo e non potevi usarla con me?
– No mia cara, la tua doveva essere un’inculata punitiva, ringrazia che ti ho unto con il grasso!
Lentamente il carrozziere le unse con la pomata l’ano e le parti adiacenti senza tralasciare la sua tenera fichetta. La ragazza sembrò gradire. Poi rovistò nell’armadietto della segretaria alla ricerca di un assorbente. Lo aprì e lo fece aderire all’ano e alla fica tirando su le mutandine. Le diede un buffetto sulla chiappa e l’aiuto a infilare i jeans.
Mi sentivo stordita, mi sembrava di vivere un sogno, solo il tremendo dolore che avevo tra le gambe mi ricordava che era tutto vero. Ero stata violentata nel modo più esecrabile. Per fortuna ero rimasta vergine davanti. Quel bastardo sapeva bene che se mi avesse sverginato, nel caso lo avessi denunciato, una visita medica avrebbe potuto inchiodarlo. Invece aveva scelto d’incularmi e, tutte quelle attenzioni nel pulirmi, forse avevano lo scopo di eliminare ogni traccia del suo passaggio dentro il mio culo. Cercavo comunque di vedere il lato positivo. Avevo riparato la macchina del babbo senza spendere un euro. Oddio avevo pagato con la rottura del mio sedere e nella mente pensai per un attimo come una prostituta: chissà se ci fosse stato qualcuno disposto a pagare 1.300 euro per fare la festa al mio culo! Forse sì, il culetto di una diciannovenne vergine forse sarebbe stato pagato anche di più, ma come fare? Non potevo certo mettere un annuncio sul giornale! Assorta nei miei pensieri, aprii lo sportello della macchina e sprofondai sul sedile della Mercedes.
– Ahiaaaa! – un urlo mi riportò alla realtà. Subito mi sollevai tenendomi al volante.
– Che c’è piccola hai la bua al culetto? Disse lo stronzo dell’aiutante ridendo.
Intanto il carrozziere mi venne incontro e mi aiutò a scendere dalla macchina.
– Quando torna tuo padre?
– Domani mattina – risposi.
– Bene lasciami l’indirizzo che la macchina la porto a casa io e mi faccio venire a riprendere da questi due che oggi si sono gustati lo spettacolo ed è giusto che paghino il biglietto. Tu vai a casa e stenditi sul letto a pancia sotto. Vedrai che fra qualche giorno non sentirai più niente e se lo vorrai, potrai farti inculare anche dal tuo fidanzato.
– Tu sei matto. Nel mio retto non entrerà più nemmeno una supposta. A proposito per me è chiusa qui ma sappi che se fra un’ora non vedo la macchina nel giardino di casa vaso di corsa alla polizia e ti denuncio per stupro. Regolati e guarda che non sto scherzando!
– Che caratterino che hai! Stai tranquilla sono un uomo di parola. Spero che la punizione subita ti serva da lezione. La prossima volta sono sicuro che starai più attenta a comprare cose che non puoi pagare! Comunque in un modo o nell’altro sempre il tuo culo ne avrebbe fatto le spese. Se tuo padre avesse saputo dell’incidente, ti avrebbe fatto il sedere a strisce a forza di cinghiate. Come vedi mia cara ragazza nella vita e sempre questione di culo! Ah Ah! Comunque sappi che per me è stata l’inculata più bella della mia vita! Il tuo ano mi massaggiava la cappella in modo divino e quando involontariamente lo stringevi, … uhmmm che goduria! E poi le tue urla… sono state la ciliegina sulla torta! Penso che difficilmente scorderò questo giorno!
– Anche per me, purtroppo, sarà difficile scordare questo giorno! Adesso vattene affanculo di nuovo e a non più rivederci. Addio pezzo di merda!

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2 Comments

  1. Luna7 26 Giugno 2022 at 21:12

    Ciao, racconto molto interessante…se ti va contattami per parlarne, luna0703@libero.it

  2. Luna7 26 Giugno 2022 at 21:13

    Ciao, scrivimi se vuoi discutere di un’esperienza simile, luna0703@libero.it

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