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Boy sitter 04

Finalmente una dormita come si deve. Sono due giorni che non dormo e ora invece di un classico pisolino pomeridiano, mi sono concesso un vero e proprio sonno ristoratore. Anche se non vedo l’ora, intuisco che è pomeriggio inoltrato. Sara sta dormendo al mio fianco e non sento altri rumori per casa quindi ne deduco che anche Pio dorme. In cucina mi faccio un buon caffè, ne ho proprio voglia e bisogno per svegliarmi. Mentre l’ho sorseggio mi raggiunge Sara. Indossa la maglietta semi trasparente con le spalline a filo che mi fa impazzire e un paio di slip in cui si nota chiaramente il taglio della passerina.

Ancora mezza addormentata mi si siede buttandosi letteralmente addosso. Sento distintamente sul petto la durezza del suo seno e in un attimo, dai miei boxer spunta un erezione immediata. è ancora insonnolita e ciò che vuole sono solo coccole. Le passo una mano sulla schiena e mentre sorseggio il caffè le dò piccoli baci sulla spalla. Si sposta svogliatamente i capelli dalla faccia e anche lei contraccambia con dei bacietti sul collo e sulla mia di spalla. Pio non tarda ad arrivare. E’ nudo, col cazzo mezzo in erezione che ondeggia vistosamente ad ogni passo. Noto che anche lui ha una faccia da sonno. Sbadiglia. Apre il frigo e beve attaccandosi direttamente alla bottiglia lunghe sorsate di the freddo.

Senza staccare la testa dalla mia spalla Sara gli chiede di passargli la bottiglia. Quando l’ho vede nudo non si scompone, beve, ripassa la bottiglia e riporta la testa nella posizione di prima.
Mi chiedo che tipo di rapporto c’è stato fino a quel momento fra di loro.
‘Ragazzi! Sarebbe ora di vestirsi e andare per lo meno al mare a fare un bagno. Restare chiusi in casa è assurdo.’

‘Un modo per passare la giornata ci sarebbe.’ Risponde Pio portandosi una mano al cazzo e muovendola leggermente per far fuoriuscire la cappella dal prepuzio.

L’idea mi stuzzica perché ho un’ incontenibile erezione che preme contro la coscia della mia amata, ma lei mi pare così stanca.
‘Te che dici?’ Rivolgendomi a lei e accarezzandola lungo la schiena.

Con un bisbiglio e un lamento di una che stava benissimo nella posizione in cui si era messa mi dice:
‘mmmhhhh… Andiamo al mare.’

Le annuso i capelli e l’accarezzo con le labbra baciandola delicatamente sul collo e come si alza dalle mie ginocchia, immediatamente aggiusto il mio piccolo fratellino mettendolo in una posizione più comoda. La guardo ancheggiare lungo il corridoio mentre segue suo fratello in camera e penso che mi sarebbe piaciuto passare il pomeriggio in casa, magari sul letto. Mi reco in casa mia a cambiarmi e quando arrivano sono già in quel forno di macchina. Penso che la prossima che prenderò sarà con l’aria condizionata.

Sara si siede al mio fianco, mentre Pio si accomoda dietro e lo guardo un poco contrariato. è mezzo nudo e indossa solo gli slip da bagno mentre lei, pur camminando con il reggiseno del bikini in vista, ha legato un pareo all’altezza della vita. Seduta com’è, le copre solo parte del costume lasciando in bella vista tutta la gamba sinistra. Guidare con quello spettacolo al mio fianco non è facile e mentre le sorrido, al semaforo le prendo la mano e la stringo nella mia mettendola sul pomo del cambio per non perdere il contatto.

Arrivare al mare in pieno pomeriggio ha solo il risultato di non trovare parcheggio. Guido come una lumaca osservando attentamente le persone in modo da intuire se ci fosse qualcuno che volesse andare a spostare la macchina. Dallo specchietto retrovisore scorgo Mirco del chiosco bar corrermi dietro e preoccupato mi fermo.
‘Meno male che ti ho incontrato. Puoi andare a recuperare mio padre in cascina? Non gli parte più la macchina e deve portarci la carne per la festa di questa sera. Puoi?’

Come poter dire di no ad un amico. Al volo chiedo se Sara e Pio vogliono seguirmi e mentre lei accetta lui scende.
‘Mi raccomando!- Esclamo osservando Pio e indicandolo con il dito.- Mirco fa le mie veci e se sento che si lamenta… Quando torno io e tè facciamo i conti, chiaro?’ Parto a razzo senza neppure sentire le sue farneticazioni mentre io mi sento proprio un vecchio.

‘Potevi scendere e farti un bagno. Oggi sembra che faccia ancora più caldo.’ Lei coi capelli che svolazzano per l’aria che entra dai finestrini mi sorride senza neppure rispondermi e si appoggia alla mia spalla. Le accarezzo teneramente la faccia, poi non resistendo oltre alla tentazione e le appoggio la mano sulla gamba muovendo solo leggermente le dita formando piccoli cerchietti all’interno della coscia. Anche lei mi imita. Una mano mi percorre la gamba avanti e indietro e ogni volta che arriva sotto all’inguine, mi vengono piccoli brividi di piacere. Guido cercando di concentrami sulla strada e non sulla bellissima donna al mio fianco. Zigzagare fra i turisti in cerca di parcheggio per fare in fretta, mi aiuta a restare calmo anche se ho una decisa erezione al basso ventre e mentre continuo ad evitare motorini e ciclisti, mi vengono in mente i dubbi di questa mattina.
‘Sara. Che rapporto c’è fra te e tuo fratello?’

Senza scomporsi continua il movimento con la mano che ora anzi, apertamente mi stuzzica le palle.
‘Fino a oggi non ci sono stati mai rapporti spinti come quello che è accaduto. Ci siamo sempre comportati come normali e classici fratello e sorella. Forse abbiamo a volte ecceduto con alcune libertà, ma mai ci eravamo spinti a tanto come oggi.’

La mano si è fatta più audace e mi accarezza le palle.
‘Dimmi cosa facevate fino ad ora?’ Gli chiedo interessato mentre la sua mano prosegue nell’accarezzarmi e seguendo la forma evidente del cazzo nei boxer in completa erezione.

‘Ho incominciato ad osservarlo, da quando mi sono accorta che mi fissava spesso il seno. In quel frangente ho notato piccoli cambiamenti in lui come la peluria attorno al pube o sotto al naso. Al mattino poi, aveva sempre il pisello duro quindi dormendo in camera assieme, è normale che cambiandoci, possa capitare di osservare le intimità dell’uno e dell’altro. A volte, aspettavo con lui seduta in bagno che finisse di farsi la doccia, per poterlo osservare meglio e l’ho stesso faceva lui con me. Non posso negare l’eccitazione che provavo nel mostrarmi mentre per lui, la sua era decisamente evidente.’

Ride nel dirlo e mi stringe il cazzo attraverso i pantaloncini.

‘Altre volte mi mettevo a spiarlo quando si segava in bagno o ultimamente quando l’ho faceva in camera a guardare i giornalini porno. Non hai idea di quante volte ho trovato le macchie di sperma fra le sue lenzuola. Quando poi ho scoperto che aveva imparato a godere dentro hai fazzoletti, non puoi immaginare, quante volte mi sono masturbata annusandole. Mi ha colta in fallo diverse volte anche perchè ero io a volerlo. A volte no, altre si… Desideravo che mi vedesse aperta mentre mi masturbavo. Il solo pensiero che era li e che mi spiava, mi eccitava ancora di più. Vuoi sentire amore come l’ho sono ora?’

Mi piace il suono della sua voce, amore. Senza farmelo ripetere, insinuo una mano all’interno degli slip e oltrepassato i peli segosi, immergo un dito trovandola calda e bagnata.
‘Il solo pensiero ti eccita a quanto vedo…’ Mi bacia e mi mordicchia il lobo dell’orecchio e impugnato il cazzo ancor più fortemente, incomincia una leggera sega da sopra i boxer. Dal canto mio, visto che ha allargato le gambe per favorire il lavorio, vado avanti e indietro, inumidendo le dita nei suo succhi e masturbando lentamente il clitoride durissimo.

‘mmmhhhh.- Mugola.- Sai, a volte l’ho sorpreso di notte hai piedi del letto che si masturba mentre mi osserva. Quando l’ho fa, trovo duro non imitarlo anche io. Altre invece è più audace e mi palpa o mi dà piccoli bacietti sui capezzoli o annusa la mia patatina. A volte esagera, inserendo un dito all’interno della mia patatina. Io pure ho contraccambiato certe visite notturne, lasciandolo eccitatissimo.’

‘Cosa fai?’ Gli chiedo interessato ed eccitato.

‘Normalmente gli accarezzavo il pisello da sopra gli slip. Altre, quando l’ho trovato a dormire senza, lo lecco, l’annuso e se posso l’assaporo.’

‘Intendi che te lo prendi in bocca come se facessi un pompino?’

‘Sì, esatto. Ma senza portarlo alla fine. Solo una volta mi è capitato di aver esagerato è mi ha goduto in faccia. Ha continuato a far finta di dormire come io quando mè l’ho fa lui.’

‘E’ difficile resisterti quando lavori di bocca. Sei bravissima. Ti ha insegnato qualcuno a farlo?’

‘Non proprio. Diciamo che… Si, anche. Cioè, anche molta pratica.’

Anche se non la vedo intuisco che la imbarazzata questa confessione.
‘Capisco. Comunque devo ringraziare chi ti ha dovuto sopportare in attesa che imparassi così bene.’

‘Come sopportare?- Risponde stizzita dandomi un pizzicotto- Per tua norma e regola nessun ragazzo che è uscito con mè si è mai lamentato.’

‘Col carattere che ti ritrovi non devono essere stati molti.’ Sorrido e guardandola per qualche attimo negli occhi.

‘Purtroppo avessi ragione.. Senza accorgermi mi sono fatta una fama di succhia cazzi. Non certo come qualcuna che è una vera troia a scuola, ma non pensavo di avere dei fans che fanno carte false pur di uscire con mè. Solo tu non ti sei mai accorto che esistevo.’

Accompagna quest’ultima frase con una pacca della mano contro l’interno coscia.
‘Su questo hai ragione. Vedi, quando venivo da tè per aiutarti a fare i compiti, non vedevo una ragazza, ma una bambina. Comunque voglio conoscere questa famosa compagna di scuola.’

‘Ma come? Hai ancora energie per guardare altre donne?’

‘Lui dice di sì!’ Indicando il pube.

Con entrambi le mani mi abbassa i boxer lasciando che il cazzo svetti come un obelisco. L’ho impugna con una mano e mentre con l’altra si tiene i capelli in una sorta di coda di cavallo incomincia a succhiarlo. Sento che fa fatica a respirare da quanto se lo è cacciato in gola. Alza una gamba per favorirmi il lavoro nella sua patatina e come un’assatanata si butta a fare un pompino famelico. Sento che non posso resistere a lungo e incomincio a muovere più velocemente le dita in lei. Veniamo quasi simultaneamente. Devo smettere di accarezzarle il clitoride perchè devo cambiare marcia a causa delle curve, mentre lei resta sempre nella stessa posizione con in bocca il cazzo che non ha voglia di decrescere. Sono costretto mio malgrado a farla alzare, perchè la sua posizione mi impedisce di usare agevolmente la leva del cambio. L’aiuto nel risistemarmi i boxer mentre sono intento ad affrontare i tornanti della strada.

La guardo e le rubo un bacio veloce mentre le sorrido.
‘Siamo due pazzi. Avrei potuto sbandare e finire in un burrone.’

All’ingresso della strada sterrata mi soffermo a baciarla. Avendo ora le mani libere, mi beo delle sue tette palpandole e liberate dal bikini, le saluto baciandole entrambi sui capezzoli. Lascio che sia lei a risistemarsi mentre ad andatura moderata mi avvio lungo la strada.
‘Devi sapere che il padre di Mirco è una via di mezzo fra un originario pittore e un uomo sui generis.. Nella sua tenuta di campagna, dove vive quasi come un eremita, tiene di tutto. Un sacco di volte siamo venuti qui per aiutarlo nei campi o per sistemarci i motorini ed ora ovviamente le macchine. è un vero artista con quelle mani e dalle voci che circolano in spiaggia non solo con quelle..’

Ci accoglie calorosamente con indosso solo un paio di pantaloncini sgualciti. Baci, abbracci e gli occhi sono calamitati quasi solo su Sara cui ne lode anche le fattezze. Lei non si discosta anzi ne è visibilmente contenta. Certo, ‘svestita’ com’è, coi capezzoli duri che risaltano dal bikini, non si può non rimanere estasiati dalla sua giovane bellezza. Scambiate due parole e bevuto un bicchiere di vino ritorniamo verso il mare con il mangiare e qualche regalo doveva portare alla spiaggia.

‘Sai che è proprio simpatico il signore?’

‘Lo dici perchè ti adulava o perchè non ti ha tolto gli occhi dalle tette?’

‘Ma dai..- Mentre se le sistema sollevandole con le mani.- Non sono mica così grosse da attirare l’attenzione!’

‘Certo come no! Dillo hai tuoi capezzoli.. Sono così duri che sembrano voler bucare il costume.’

Scosta leggermente il bikini per guardarsi il seno e l’ho abbassa. Mi coglie di sorpresa. Quasi esco di strada per guardare quei globi bianchi non accarezzati dal sole in cui risaltano i piccoli scuri capezzoli. Questi, durissimi con le aureole violacee, mi fanno venire letteralmente l’acquolina in bocca e accosto la macchina in uno slargo. Le prendo con entrambe le mani incominciando a baciarle alternativamente. Prima un capezzolo, poi l’altro. Passo ad accarezzare anche il solco della patatina da sopra il costume trovandolo umido per raddrizzarmi successivamente e riprendendo poi il mio posto di guida. Quando torno ad osservarla dopo che sono ripartito, noto che mi fissa con un’espressione fra il voglioso e l’ho sconcerto.

‘Ma mi lasci così eccitata?’

‘Certo. Abbiamo una consegna urgente da fare.’

Guido come un razzo anche perchè il traffico è tutto in uscita dal paese, mentre noi andiamo verso il mare. Infatti, come speravo, trovo subito parcheggio davanti allo stabilimento. Come arrivo, Mirco si prende i vassoi della carne e della verdura e si reca a cucinare, mentre io mi soffermo a parlare con dei clienti e amici del bar. Ci fermiamo per cena. Alle feste organizzate da noi in spiaggia, come sempre aleggia l’allegria e il divertimento. Ci conosciamo tutti e anche se c’è qualche faccia nuova, viene invitato a partecipare attivamente. Fattosi buio, continuiamo a cantare e a bere in riva al mare mentre il gran finale è rappresentato dal consueto bagno.
Per via delle stampelle non partecipo mentre più di una volta ho visto Sara che si teneva in disparte, come se fosse di malumore, mentre suo fratello si imbosca con una nota assatanata villeggiante.

In macchina Pio non fa altro che decantare le lodi della signora maiala e di come hanno scopato. Sottolinea a lungo le sue performance e io ben conoscendola, so bene quello che è capace fare. In casa passiamo direttamente a farci la doccia. Ci spogliamo tutti e tre in bagno e incominciamo il gioco dell’insaponamento. Ci strusciamo, ci palpiamo, in un intreccio di mani e lingue. Quando Sara gode sotto la doppia presa delle nostre mani, anche noi ci lasciamo andare masturbati da lei godendole addosso e svuotandoci completamente. Appagati, usciamo da sotto al getto dell’acqua e ci asciughiamo a vicenda. Pio sfinito si accascia sul suo letto mentre noi ci sistemiamo sul balcone a bere del the freddo.

‘Che ti è preso questa sera in spiaggia?’ Le chiedo mentre lei mi si siede sulle ginocchia.

‘Mai nessuno pur essendo eccitato, mi ha lasciata eccitata e a bocca asciutta.’

‘Vuoi dire che tutti quelli con cui sei uscita ti hanno sempre soddisfatta?’

‘No. Magari fosse vero. Solo che non credevo che tu mi avresti mai lasciata eccitata.’

‘Insoddisfatta vuoi dire!’

‘Sì… In un certo modo direi di si.’

‘Guarda, io non so fino ad ora, con chi hai avuto a che fare, ma a mè piace giocare. Credo che te ne sei resa conto da sola. Ogni donna con cui sono stato l’ho soddisfatta, ma non esiste solo l’atto carnale. C’è anche la seduzione, il gioco di portarsi al limite e non venire mai. Ci sono le coccole, la tenerezza, come l’atto vero e proprio che ci lascia alla fine sfiniti e appagati.’

‘Hai avuto molte amanti?’

‘E te? Non è la quantità che conta, ma la qualità. A volte bisogna saper scegliere. Abbiamo degli impegni professionali o di responsabilità che non possiamo rimandare. Come oggi, se ci si poteva appartare l’avrei fatto, ma avrei rovinato l’amicizia con Mirco e la serata a tutti quelli che dipendevano da noi per la festa.’

‘Hai ragione scusami.- Mi si accoccola addosso appoggiando la testa sulla mia spalla.- Mi sono comportata come una bambina.’

Mi volto e la bacio. La stringo fra le braccia e come allento la presa, la mano scorre lungo il suo corpo fino ad arrivare a palparle un seno. Giocherello con i suoi capezzoli, mentre le nostre lingue si intrecciano infiammandoci nuovamente. Continuo ad accarezzarla ancora tutta, fino a discendere lungo le cosce. Mi soffermo giocherellando coi peli del pube per poi passare direttamente all’interno della sua vulva che trovo calda e umida. Lei desidera il massaggio e me lo fa capire allargando le gambe. Ogni volta che le sfioro il clitoride la sento gemere di piacere. Una mano si insinua fra noi e si impossessa del cazzo che sta tornado turgido e pur impegnato ancora nel baciarla, le sorrido. So quello che vuole come so bene ciò che desidero.

Allento la presa fra le braccia e ci discostiamo anche se le nostre mani continuano ad accarezzare e ad eccitare. La guardo per un lungo attimo.
‘Alzati… Andiamo in camera dai.’

Mi precede e i miei occhi sono attirati dal suo ancheggiare. Il bianco dell’abbronzatura del sedere mi attira e la seguo con tutto il mio desiderio e la voglia di possederla. Si siede sul letto e come le sono vicino, mi prende per il cazzo e resto un attimo interdetto. Non ho idea di cosa voglia fare. Inizia a baciarmi la punta del cazzo per poi iniziare ad ingoiarlo e a succhiarlo tutto. Resto estasiato dal sapiente lavorio, ma non è quello che voglio in quel momento. Facendo forza con le braccia, la distacco dal piacevole lavoro e guardandola, l’accompagno a sdraiarsi sul letto dove mi allungo al suo fianco.

Siamo caldi, eccitati e vogliosi di sentire i nostri corpi a stretto contatto. Mi chino leggermente e incomincio a leccarle l’interno coscia di una gamba. Salgo alternando con baci e carezze date dalle mie labbra fino alla sua conchiglia a cui dedico poco tempo. Da come ansima e geme, intuisco che è eccitatissima e vedo il clitoride durissimo. La sento caldissima, brucia dal desiderio e il nettare che esce dalle sue piccole labbra interne, non fa altro che alimentare il fuoco che ci stà divorando. Dopo alcuni rapidi colpi di lingua dati al clitoride in cui la sento tremare tutta, risalgo lungo il suo corpo soffermandomi a baciarla attorno all’ombelico.

Faccio scorrere la lingua prima da un lato e poi dall’altro fianco, alternando baci e carezze. Percorro il corpo scosso da brividi di piacere. Hai capezzoli dedico l’ho stesso tempo a cui ho dedicato al clitoride e anch’essi li trovo duri e sensibilissimi. Ogni volta che vengono mordicchiati e succhiati, Sara geme e mugola in modo forte e distinto. Proseguo ad accarezzarla con la punta della lingua lungo il collo. Quando le nostre labbra si sfiorano, vengono di riflesso calamitate anche le lingue in un bacio in cui anche le nostre anime si scambiano e si fondono. Non siamo più due persone, siamo tutt’uno avvinghiati e abbracciati.

Senza mai smettere di baciarci, mi punto leggermente su un gomito e impugnato il cazzo lo dirigo verso l’entrata della figa. Trovo subito l’ingresso e lei, come sente la cappella premere fra le calde e umide labbra vaginali, punta i talloni al mio sedere e si spinge in avanti. Ho appena il tempo di togliere la mano che il cazzo viene aspirato dentro.

Sara si sente riempire di colpo e le manca il respiro. Per l’eccitazione e per il desiderio, non riesce a fermare le lacrime che le colano hai lati delle tempie. Inizio a muovermi lentamente, ma lei è presa da una frenesia irresistibile e vuole sentire la cappella contro l’utero.
‘Voglio godere! Voglio godere!’

Ad ogni affondo del cazzo, lei solleva il bacino in modo che tutta la dura asta di carne la possa penetrare e ogni volta che la cappella le colpisce la cervice, geme e sussulta tremando come una foglia. Il suo desiderio e la passione è tale, che il piacere le esplode improvviso. Davanti a me, la vedo strabuzzare gli occhi e tenere la bocca aperta in cerca di aria e quando può respirare, urla tutto il suo piacere. Chiude gli occhi e piange per la contentezza mentre non smetto di spingere il cazzo e di ritirarlo alternativamente.

La sento gemere ed urlare, come tremare e irrigidirsi ogni qual volta un possente orgasmo la raggiunge e si sussegue al prossimo. Accelero le spinte e posso percepire distintamente le contrazioni uterine quando lei raggiunge l’orgasmo e faccio del mio meglio per non godere e resistere ancora aspettando il successivo.
La stringo a me fortemente mentre le spinte sono forti. La sento gemere fortemente nel mio orecchio e io nel suo.
‘Amore… Non resisto…’ Spingo fortemente sentendo come i bacini si scontrano rumorosamente.

‘Amore… Vengo…’

Si irrigidisce, trema. Allunga il collo buttando la testa all’indietro e ad ogni affondo del cazzo un roco urlo le esce dalla bocca come se provenisse dall’anima.

Anche io gemo per il piacere liberatorio che sto provando, mentre ondate di caldo sperma le si riversano direttamente nell’utero. Siamo in due ad urlare e sono le nostre anime che si dicono che stiamo godendo.

Squassati dal piacere, tremanti e sfiniti, ma felici di aver toccato il cielo, ci abbandoniamo l’uno sopra l’altro. L’uno dentro l’altro. Quando finalmente ci separiamo per riprendere un poco di fiato, siamo matidi di sudore. La tenue freschezza notturna accarezza i nostri corpi ansanti e poco dopo ci addormentiamo, felici e appagati.

Maxtaxi

Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli’

taximassimo@yahoo.it ‘ mail e msg nelle poche volte che sono collegato.

Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
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Ultima correzione 26-03-10

Autore Pubblicato il: 29 Marzo 2005Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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