Leggi qui tutti i racconti erotici di: Karina

Negli incontri successivi provai gli altri “giocattoli“ ma le mie preferenze si fissarono sul fallo con ventosa che potevo applicare su una qualsiasi superficie liscia come uno specchio o un piatto oltre che contro le piastrelle del bagno, ma prediligevo il plug facile da nascondere, tanto che lo tenevo per la maggior parte della giornata immerso nel sedere. Scoprii quanto fosse bello godere avendolo nell’ano e con le dita malmenarmi il clitoride e raggiungere così l’orgasmo.

Trascorse un’altra settimana che sarebbe noioso raccontare se non che il ripetere degli orgasmi era diventato per me una droga di cui mi accorsi che difficilmente avrei potuto fare a meno.
Ero riuscita a padroneggiare i miei muscoli sfinterici tanto che potevo, contraendoli e rilassandoli insieme ai muscoli pelvici, procurarmi degli orgasmi a comando anche mentre camminavo o seduta a scuola o in mezzo alla gente. Sentivo di avere la coscienza sporca, talmente che non andavo più a confessarmi né riuscivo a dire le mie preghiere; mi sentivo depravata, ma di questo non davo la colpa a Ben ma solo a me stessa.

Il mercoledì successivo, eravamo alla fine dell’anno scolastico, faceva un caldo afoso in cui non spirava un alito di vento; percorsi il viale incontro a Ben in un bagno di sudore che il plug che tenevo conficcato nell’ano non contribuiva certo a mitigare. Anche Ben sudava abbondantemente e si faceva aria con il giornale. Notai mentre si detergeva la fronte il suo sorriso particolare, come di chi sta per fare una sorpresa o uno scherzo.
– Ben, andiamo subito a casa, non ce la faccio proprio più. Dissi mentre porgevo la mia fronte per il bacio.
Nel fresco della casa, non ci stringemmo come facevamo di solito né ci baciammo per il fastidio di sentire nell’abbraccio i nostri vestiti appiccicati alla pelle, Ci spogliammo guardandoci un l’altra, lui aveva ancora quel sorriso strano fra l’ironico e il malizioso e quando allungai la mano al suo pene, si sottrasse.

Andammo insieme sotto la doccia per toglierci il sudore di dosso poi chiuso il rubinetto ci insaponammo passandoci un l’altra la saponetta fino ad essere ricoperti da una patina bianca e liscia. Era un rito che non mancavamo mai di compiere e che rendeva estremamente piacevole il contatto dei nostri corpi. Adesso si che mi sentivo rilassata; sollevai a lui il viso offrendogli le labbra socchiuse; le nostre lingue si cercarono giocando nelle nostre bocche in schermaglie voluttuose mentre strofinavo le mie tettine contro il suo petto, i mie capezzoli già irti mi dolevano piacevolmente, le nostre mani percorrevano le nostre schiene accarezzandole, accarezzando le nostre natiche, le nostre cosce, poi lui mi fece voltare.

La mia schiena adesso era contro il suo petto, le sue mani accarezzavano i miei seni facendone roteare i capezzoli con le dita e fu mentre i suoi polpastrelli li massaggiavano che mi strappò il primo lamento.
– Mhhh Ben. . .
D’istinto protesi all’indietro il sedere cercando con esso il suo pene, lo trovai ma con mia grande sorpresa lo sentii più gonfio e quando lui portandovi una mano lo mise verticale premendo l’asta nel solco delle mie chiappette compresi che si stava indurendo e ne fui spaventata.
– BEN COS’HAI FATTO? IL DOTTORE TI AVEVA . . .
Avevo urlato nel mentre mi giravo. Il suo cazzo era contro il mio ventre, perché era di un vero cazzo che si trattava e non più di un pene più o meno gonfio cercai di scostarmi ma Ben me lo impedì stringendomi fortemente alle natiche, strofinandomi contro di lui.

– Il dottore mi aveva sconsigliato di prendere la pillola, non me l’aveva proibito capisci la differenza? l’ho consultato e lui mi ha detto solo di non esagerare.

L’emozione prese il posto dello spavento iniziale facendomi muovere il ventre per sentire meglio quella durezza, fu bellissimo il bacio che ci scambiammo; dolce in principio poi voluttuoso, infine animalesco per il gioco delle lingue nelle nostre bocche; le sue mani aperte sulle mie natiche mi stringevano contro di lui guidando il mio ancheggiare che il plug che avevo nell’ano rendeva estremamente piacevole.
– Oh Ben. . . adesso lo voglio dentro! Dammelo. . .
Lui mi scostò leggermente, pensai fosse per accontentarmi invece portò la mano a flettere l’asta e a spingerla fra le mie cosce; era tesa come una molla quell’asta, tanto che la sentii premere verso l’alto lungo il taglio della mia fica. Flettendo leggermente le ginocchia prese a muovere le reni facendo scorrere il membro fra le mie labbra intime senza però penetrarle.

Un paio di anni addietro ad una festa di compleanno, un ragazzo mi attirò in corridoio dietro l’attaccapanni dei cappotti, mi alzò la mini e senza neanche scostare le mie mutandine, mi fece un “infracosce” muovendosi come se mi stesse scopando facendomi bagnare e venire; venne anche lui e nell’eiaculare imbrattò la parte interna della mia mini, ma quello che adesso stava facendo Ben era tutt’altra cosa per le dimensioni del membro.
Aveva riaperto l’acqua dirigendo a mano il getto della doccia lungo la mia schiena che deterse giù fino al sedere che palpò a piene mani, poi tirò il plug senza fargli superare del tutto il gonfiore del bulbo in modo che rilasciandolo veniva risucchiato nel mio culo, lo rifece diverse volte.

L’allargarsi e il restringersi del mio orifizio anale fece salire la mia eccitazione alle stelle, mi aggrappai alle sue braccia e mi piegai in avanti in modo che la sua verga adesso sfregasse contro il mio clitoride; lui capì, accelerò sensibilmente il suo va e vieni e . . .
– Ben! Oh Ben, Ben, Beeeen ! ! !
L’orgasmo mi fece quasi venir meno, divenni pesante, lui mi sostenne e accompagnò il mio godimento continuando a muovere le reni finché questo ebbe fine, usando una sensibilità di cui gli fui grata.
Mi sostenne ancora mentre ci sciacquavamo; mi asciugò senza strofinare, solo allora mi accorsi della Nikon montata sul cavalletto insieme al flash; mi ricordai dei lampi di luce ai quali essendo voltata non avevo dato peso.
– Me le farai vedere le foto che hai scattato vero Ben?
– Certo piccola e anche le altre, te le regalerò!

Percorremmo il corridoio camminando abbracciati fianco a fianco, la sua mano sul mio sedere seguiva i movimenti che le natiche facevano ad ogni mio passo, io non riuscivo a staccare gli occhi dal suo membro che pur oscillando puntava costantemente il soffitto staccandosi appena dal suo ventre tanto era teso.

Autore Pubblicato il: 28 Agosto 2019Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

Lascia un commento