Leggi qui tutti i racconti erotici di: fantasypervoi

Gioco d’amore

” Perché sbuffi?”

” Perché ho voglia di vederti, non ne posso più di pensarti: ho bisogno di sentirti, di toccarti come l’ultima volta, ho bisogno di provare le stesse sensazioni, gli stessi piaceri…”

Mauro parlava al cellulare in modo appassionato, inconsueto per lui, ma era evidente che Francesca era diventato il suo antidoto contro la noia di tutti i giorni, un raggio di sole inaspettato in quei giorni bui.

Aveva assaggiato il suo corpo, il profumo della sua pelle lo aveva inebriato e adesso la voleva.

Sapeva che era sposata quando l’aveva invitata ad uscire con lui, ma sin da subito Francesca l’aveva ipnotizzato col suo modo di fare.

Era sinuosa, sensuale, maliziosa nelle sue frasi e aveva un sorriso ammaliatore: insomma, sin dalla prima volta che l’aveva vista, aveva capito che doveva averla.

Era così cominciata la guerra psicologica tra loro due.

Era chiaro che erano attratti, bisognava solo dire le cose giuste al momento giusto.

Quel giorno di un giorno qualsiasi, lei si era presentata davanti a lui vestita con un vestitino semitrasparente che lasciava intravedere tutto il suo ben di Dio e questo era bastato perché lui lanciasse la sua proposta.

” Stasera resti a cena con me: non accetto no!”

” Ma io non ho nessuna intenzione di dirti di no”

L’aveva detto con uno sguardo che era malizia allo stato puro e tanto era bastato a fargli sentire lo stomaco in subbuglio.

La reazione del suo cazzo era stata pari al suo desiderio: ricambiò il suo sguardo e la spogliò con gli occhi pregustando il dopo cena.

Vestita con poco o niente, aveva deciso di fare capire a Mauro che lo voleva e, visto che lui non si decideva a fare la prima mossa, avrebbe fatto in modo di farglielo capire.

Adesso sorrideva soddisfatta per l’invito appena ricevuto: i pochi peli ben curati sotto lo slip si erano leggermente bagnati pensando a quello che sarebbe stato.

Aveva voglia di lasciarsi andare come da anni non faceva, voleva sentirsi una ragazzina senza pensieri e sapeva che Mauro era l’uomo giusto.

Sapeva anche da parte di amiche comuni che lui era un ottimo amante e che a letto era un vulcano; tutto quello di cui lei aveva bisogno: se doveva fare le corna a suo marito per la prima volta, che fosse con uno che lo meritava.

Francesca era nel pieno della sua bellezza: trentadue anni, niente figli, alta 1,65, mora, capelli lisci sino alle spalle, occhi marrone, pelle liscia come quella di una pesca, leggermente abbronzata, terza di seno e un culo che faceva girare gli uomini.

Si sentiva appagata della sua vita e anche nel sesso si era sempre accontentata pensando di avere un uomo giusto, niente di esagerato, ma le sue due scopate settimanali le bastavano.

Il mondo le sembrava perfetto e si sentiva perfettamente inserita nella società e nel mondo.

Poi, un giorno aveva letto degli sms intriganti di una certa Patrizia e la curiosità l’aveva portata a capire.

Vedere il suo uomo tra le braccia di un’altra donna l’aveva completamente sconvolta: aveva passato giorni a piangere di nascosto, aveva cercato mille scusanti per suo marito e sperato che lui le parlasse, ma l’incubo era rimasto e, se possibile, era peggiorato.

Poi, un giorno, erano finite le lacrime.

Mauro la guardava: era rimasta vestita come il pomeriggio, le sembrava ancora più bella in quell’inizio di tramonto, il ristorante sul lago era incantevole, una leggera musica di sottofondo sensibilizzava l’anima e tutto era perfetto.

La guardava incantato aprire la bocca e gustare gli antipasti di pesce e si perse tra le sue labbra.

Pensò a quanto fossero fortunati i gamberetti che venivano spolpati da quei denti.

Si ritrovò a sorridere per il pensiero stupido che aveva fatto e sentì crescere il suo desiderio sotto i calzoni.

Parlarono di tutto.

I discorsi alla fine divennero maliziosi, poi audaci.

” Che ne dici di andare a bere un buon bicchiere di vino da me?”

Ecco, era arrivato il momento decisivo: adesso Francesca doveva decidere cosa fare, saltare il fosso e lasciarsi andare o aspettare che suo marito venisse da lei prima o poi per spiegarle cosa stava succedendo.

Guardò Mauro negli occhi e capì che non era lì solo per vendicarsi, quell’uomo l’aveva attratta sin da subito, solo il fatto di essere una donna fedele l’aveva fatta resistere alla tentazione.

” Vengo solo se hai del buon vino”

” Il migliore, vedrai che vorrai berlo ancora”

Adorava le donne che sapevano giocare con lui sui doppi sensi, quelle che sapevano erotizzare i momenti e creare atmosfere sensuali.

Pagò il conto e le mise un braccio attorno ai fianchi mentre la portava verso il paradiso.

Il contatto reale dei loro corpi era stata elettricità pura.

Lei si sedette nella macchina di lui e non fece niente per fermare la mano che dolcemente si era appoggiata sulla sua coscia nuda: non si mosse neanche quando la mano sinuosamente cominciò a salire millimetro dopo millimetro e furtivamente scomparve sotto il suo vestito.

Il cuore aveva rallentato il suo ritmo e il respiro era diventato più affannoso quando le dita erano arrivate al bordo dello slip e poi oltre ancora.

Aveva divaricato leggermente le cosce, chiuso gli occhi e si lasciò trasportare dal suo piacere.

Mauro sapeva cosa fare e come farlo: il difficile era rompere il ghiaccio, ma una volta superato il primo momento, lui sapeva cosa fare e lo fece.

Con piacere saliva su quella pelle vellutata e con gli occhi semichiusi dalla tensione del momento guardava tramite le specchietto le reazioni di Francesca.

Sentirla divaricare le cosce, vederla chiudere gli occhi, sentire l’umidità tra le sue cosce lo esaltò e desiderò che la sua macchina si trasformasse in un razzo e lo portasse velocemente nel suo appartamento per approfondire quel contatto.

Francesca era tutta concentrata su quelle dita che giocavano col suo inguine: aveva dimenticato quanto fosse piacevole sentirsi toccare in quel modo.

Sentì la macchina fermarsi e provò un doloroso senso di vuoto quando Mauro staccò la mano dal suo pube; riaprì gli occhi e quello che vide negli occhi di Mauro le piacque molto.

Le fece strada, le aprì la porta, la fece entrare e portò la sua passione tra quelle quattro mura.

Un bacio languido, un tocco breve di mani.

Cominciarono a cercarsi scoprendo le loro intimità, lei era fiera dell’effetto che gli faceva, vedeva il suo cazzo turgido e deglutì pensando a quando sarebbe stato dentro di lei.

Lui l’aveva denudata: vedeva chiaramente i segni della pelle bianca nascosta dall’intimo che indossava durante l’estate, sembrava avesse stampato addosso un piccolo tanga e un piccolo reggiseno a copertura dei seni che graziosamente svettavano al cielo, seni piccoli ma capezzoli grandi, aveva notato subito quella incongruenza mentre li toccava.

Guardava quel corpo flessuoso, stupendamente modellato: con la lingua cominciò a leccarla tutta, partì dai piedi, un dito alla volta, ogni volta simulava un coito orale, sentiva i gemiti di Francesca a quel gioco e vide chiaramente che aveva la pelle d’oca, poi smise con le dita e cominciò a salire a cercare il paradiso, la lingua imparò velocemente tutti i segreti delle gambe e arrivò al nettare nascosto sotto due polpose labbra vaginali, con dolcezza le aprì e si immerse nel suo mare.

Francesca stava tremando, quello che Mauro le stava facendo era sempre stato il suo desiderio più intimo: un uomo che la baciasse tutta, la leccasse con dolcezza, che la facesse morire di piacere con la lingua.

Assaporava quel momento come un sogno raggiunto e presto riempì la bocca di Mauro dei suoi umori caldi.

Mauro cominciò a muovere violentemente la lingua dentro la figa di Francesca, aveva capito quanto le piacesse e voleva farla urlare dal piacere, così, quando la senti vibrare sotto le sue pennellate, si sentì felicemente soddisfatto, strinse forte le natiche della ragazza e ancora una volta apprezzo la durezza del suo corpo.

Continuò a leccarla anche dopo il primo orgasmo e continuò anche dopo il secondo.

Lei si sentiva esausta e nello stesso tempo piena di passione, voleva ricambiare il piacere a quello splendido amante, così cercò il cazzo, lo prese decisa in mano e si svincolò da lui per possederlo.

Si posiziono in ginocchio davanti a lui, ne ammirò la bellezza selvaggia, la forma prepotentemente rozza e poi chiuse gli occhi e lo prese in bocca, dischiuse le labbra e cominciò a sentirne il sapore.

Giocò con il glande mordicchiandolo, strinse forte le labbra e lo accolse tutto, simulò una figa stretta: sapeva cosa piaceva agli uomini.

Mauro aveva arcuato il bacino e lo spingeva prepotentemente verso quella bocca ardente; le mani appoggiate al tavolo per non cadere, gli occhi chiusi per aumentare le sensazioni, stava gustando Francesca e il suo pompino: si rendeva conto della passione che lei stava mettendo e dell’esperienza che aveva, una fitta di gelosia lo attraversò pensando a chi prima di lui, l’aveva avuta, poi, sentì il suo sperma salire e si perse in quella bocca.

Francesca sentì il primo fiotto caldo nella bocca e si impose di stare calma; voleva fare con Mauro quello che non aveva mai fatto con altri, voleva il suo sperma nello stomaco, che le scaldasse l’anima e la facesse sentire un’unica cosa con lui; deglutì piano e fece spazio ad altri fiotti violenti, aprì gli occhi e lo guardò con sguardo soddisfatto.

Lui le aveva messo le mani nei capelli mentre stava per venire.

Quando sentì che lei continuava a tenerlo dentro di s&egrave aprì gli occhi e incrociò i suoi: quello che percepì guardandola fu stupendamente erotico.

Lei continuò a succhiarlo anche dopo, sentiva la carne più morbida, ma sapeva che era questione di tempo.

Il tempo sembrava essersi fermato, tutti e due stavano giocando con il sesso dell’altro e sembrava che non esistesse altro.

Ad un certo punto, Mauro disse:

” Ti voglio”.

Lei quasi pianse a quelle semplici parole.

Smise con la bocca e si alzo da lui, si appoggiò al tavolo e indecentemente si aprì al suo sguardo:

” Allora scopami”

Mauro si alzò a sua volta, le accarezzò la figa, infilò un dito dentro, poi lo tolse e portandolo alle sue labbra e le disse:

” Succhiamelo”

Spinse il dito in bocca e nello stesso tempo il suo cazzo prepotentemente in lei.

Il tavolo scricchiolava sotto le spinte di Mauro, ma tutto era erotismo puro.

La scopò sino alla fine delle sue forze e ancora una volta il suo caldo sperma si impossessò di lei.

Francesca non capiva più niente, era venuta un casino di volte e si sentiva esausta.

Quando Mauro la riempì ancora una volta del suo caldo liquido si sentì una donna completamente appagata.

Rimasero minuti in silenzio, ognuno con i propri pensieri, tutti e due stavano facendo i conti con la realtà che tornava prepotentemente, poi si diedero un bacio che era più di un semplice bacio…

scrivetemi le vostre opinioni
fantasypervoi@libero.it

Autore Pubblicato il: 15 Maggio 2008Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

Lascia un commento