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Racconti Erotici Etero

Il tesoro di Cristina

By 31 Ottobre 2012Dicembre 16th, 2019No Comments

Cristina era una donna normale, non particolarmente bella, ma neanche brutta, i capelli castani, un viso regolare, un seno di medie dimensioni e delle gambe assolutamente normali, né dritte e né storte, né magre e né grasse.
Era insomma una donna che tendeva a passare inosservata, a meno di ricorrere a particolari abbigliamenti che potevano dare nell’occhio.
Certo, se avesse indossato delle minigonne vertiginose, o dei vestiti scollati e aderenti, molti uomini si sarebbero voltati per strada, ma Cristina vestiva in maniera normale, diciamo uno sportivo tradizionale che non metteva in evidenza il suo corpo.
Quale fosse il suo punto di forza, lo aveva scoperto verso i quattordici anni, a scuola.
Frequentava il primo anno di liceo ed in classe c’erano sicuramente delle ragazze più carine di lei. Un giorno aveva raccolto un foglio caduto dal diario di un compagno di classe. Stava per restituirglielo, quando lo sguardo si era soffermato sul contenuto del documento: si trattava di una specie di tabella, con in orizzontale segnati i cognomi dei maschi ed in verticale quelli delle femmine di tutta la classe.
In testa troneggiava un titolo breve ed inequivocabile: CULO.
Che scemi, avevano fatto una specie di votazione per nominare miss culo della classe.
Decise di non restituirlo.
A casa, quasi per gioco, si andò a guardare i voti.
In alcuni casi se lo aspettava. Per esempio Eliana Toselli, la prima della classe, che era anche un po’ stronza, aveva avuto la media del 3, che ci poteva stare, visto che, oltre alla scarsa simpatia, disponeva il sedere largo e completamente piatto.
Quelle che avevano più successo con i ragazzi, carine e spigliate, avevano ottenuto buoni voti, diciamo una media tra il 7 e l’8.
Ma la sorpresa più grande era arrivata quando aveva letto la sua colonna.
DIECI!
Aveva preso tutti dieci. Non ci poteva credere, forse era uno scherzo, e quel foglio l’avevano fatto finire di proposito nelle sue mani.
Quella sera Cristina, prima di andare a dormire, si guardò attentamente allo specchio.
Cosa aveva di speciale il suo culo per essere acclamato all’unanimità come il migliore della classe?
Lei aveva i fianchi un po’ larghi e quindi anche il sedere non poteva essere di piccole dimensioni, ma a differenza di quello della Toselli, non era affatto piatto.
Aveva due belle chiappe rotonde, sporgenti e sode.
Passò dolcemente le dita sulla pelle morbida dei suoi glutei e per la prima volta si sentì fiera del suo corpo.
Dopo quella piacevole scoperta, prese l’abitudine di osservare il comportamento dei compagni di classe. Anche se lei continuava a vestirsi in maniera dimessa, gli sguardi dei maschietti, ora che ci faceva caso, erano molto eloquenti.
Quando si alzava per andare alla lavagna, si sentiva molte paia di occhi puntati sul suo didietro, e quando tornava a posto vedeva diverse espressioni dispiaciute per la fine dello spettacolo.
In compenso, diverse sue compagne, con in testa la Toselli, che sembrava avesse mangiato un limone intero, la guardavano con ostilità.
Insomma aveva scoperto di possedere un tesoro, da custodire gelosamente e da utilizzare con attenzione.
Aveva preso ad andare in palestra, per mantenere le sue chiappe sode e toniche, anche se alla sua età era forse una precauzione inutile.
Verso i diciassette anni ebbe il suo primo ragazzo.
Nel frattempo il suo corpo, era passato dalle forme un po’ acerbe di una ragazzina a quello di una giovane donna.
Anche il suo tesoro, si era adeguato di conseguenza, aumentando di volume senza però perdere la forma rotonda e sporgente.
Il suo ragazzo andavo pazzo per quel culo, fosse stato per lui, avrebbe passato ore a guardarlo, carezzarlo, toccarlo.
Diverse volte aveva manifestato il desiderio di metterglielo dietro, ma Cristina era irremovibile. Aveva intenzione di continuare a custodire gelosamente il suo prezioso tesoro, ed aveva anche un po’ paura di farsi male.
Anche il suo secondo ragazzo, conosciuto all’università, andava pazzo per il suo tesoro.
Le diceva sempre che aveva una fantastico culo da negra ed aveva faticato non poco a farlo rimanere integro, perché tutte le volte che erano soli, glie lo appoggiava in mezzo alle chiappe e la supplicava di lasciarlo entrare dentro.
Ormai Cristina aveva superato la trentina, aveva avuto diverse esperienze, ma non aveva mai acconsentito che nessuno dei suoi partner violasse il suo tesoro.
Continuava ad andare regolarmente in palestra, per mantenere rotondo e sodo il suo bel didietro e ogni tanto, quando aveva bisogno di tirarsi su, se ne andava in giro per un quartiere lontano, dove era praticamente impossibile incontrare qualcuno che la conoscesse, con indosso qualcosa, gonna o pantaloni, particolarmente aderente.
Gli sguardi ammirati, che venivano dedicati al suo rotondo e voluminoso tesoro, erano sufficienti a farle tornare il buon umore.
Ma per il resto del suo tempo continuava a vestire in maniera poco appariscente, anche se, a volte, questo non era sufficiente a nascondere agli estranei l’esistenza del suo tesoro.
Da qualche mese si era messa a chattare su internet ed aveva fatto amicizia con un uomo che abitava nella sua stessa città, almeno diceva così.
Fino ad ora era stata molto attenta a non lasciare tracce di sé che potevano farla individuare da qualche malintenzionato, ma quando il suo corrispondente le aveva chiesto quale fosse il suo punto forte, Cristina aveva risposto subito, d’istinto, ‘il culo’.
‘Cosa intendi?’, l’aveva incalzata lui.
‘Ho un gran bel culo, grande, rotondo, morbido e allo stesso tempo sodo.’
La risposta aveva tardato qualche minuto ma l’aveva allarmata e sorpresa: ‘non ci credo, mandami una foto.’
Sin dall’inizio avevano fatto solenne promessa di mantenere i loro contatti solo a livello virtuale, senza scambiarsi elementi che potessero portare alla loro identificazione.
‘Non è possibile, è l’unica regola che ci siamo dati, non posso mandarti una mia foto.’
‘Non ti ho chiesto una foto di te, ma solo del tuo culo.’
Lui aveva insistito per molti giorni, finché Cristina si era decisa ad accontentarlo.
Aveva sistemato le luci nella sua stanza da letto, per creare un’atmosfera vagamente soffusa, aveva disposto la macchina sul cavalletto, e si era messa sul letto con indosso soltanto una maglietta nera ed un perizoma.
Era finita da poco l’estate ed il contrasto tra le chiappe bianche ed il resto della pelle abbronzato, lo faceva sembrare ancora più grande ed ancora più rotondo.
Fece una ventina di scatti, utilizzando l’autoscatto e cambiando spesso posa, poi scelse quella che le piaceva di più e la inviò al suo compagno di chat.
‘Non può essere! è una meraviglia. Beato chi se lo gode.’
‘Nessuno, non se lo gode nessuno.’
In quel periodo Cristina era sola, e lui lo sapeva, ne avevano parlato spesso.
‘Va bene, diciamo beato chi se lo è goduto in passato, ed anche il fortunato che se lo godrà in futuro.’
‘No, no, nessuno.’
‘Come nessuno? Mi stai prendendo in giro?’
Cristina non gli aveva mai confidato che, nonostante le insistenze di tutti i suoi partner, nessuno di loro era mai riuscito a violare il suo tesoro.
‘Non è possibile, tu hai una simile meraviglia e nessuno, mai nessuno dico, te lo ha potuto ficcare dentro? Scusami se mi esprimo in termini così volgari, ma non ho potuto fare altrimenti.’
Nei giorni successivi lei aveva scattato numerose altre foto, perché il suo compagno di scrittura si era talmente appassionato, che la supplicava di continuo di inviargli altre immagini.
E poi insisteva di continuo per farle cambiare idea.
‘non sai che ti perdi ‘ è un vero peccato …’
E lei ribatteva che in quel periodo era sola, e non le sembrava affatto bello uscire di casa per trovare uno che glie lo ficcasse di dietro, non era affatto quel tipo di donna.
Alla fine arrivò la proposta, quella che da tempo aleggiava nell’aria, e che Cristina forse un po’ temeva.
‘Potresti farlo con me, in fin dei conti, anche se non ci siamo mai visti, ci conosciamo abbastanza bene.’
‘Ma sei impazzito? Noi non dobbiamo mai incontrarci di persona.’
Il tempo passava e lui insisteva, mentre Cristina pensava che si stava avviando verso i 35, che il suo tesoro con il tempo si sarebbe sciupato, e che forse, in futuro, se ne sarebbe pentita.
Comunque aveva cominciato a documentarsi sul sesso anale, era diventata assidua lettrice di alcuni forum che descrivevano questo tipo di esperienze e si rendeva conto che, prima o poi, avrebbe trovato il coraggio per fare il grande salto.
Il suo compagno di chat, che diceva di chiamarsi Nicola, continuava ad insistere e, alla fine, Cristina si era lasciata scappare una mezza promessa: passata l’estate, forse, avrebbe acconsentito.
Intanto, aveva preso qualche chilo in più e, a parte un leggero accenno di pancia, il grosso dell’aumento si era riversato sul suo sedere.
Nicola era tornato alla carica e, a forza di insistere le aveva strappato la promessa che si sarebbero visti il prossimo sabato sera. Su consiglio di una ragazza che scriveva su un forum per donne, aveva preso un piccolo plug anale. Le aveva dato questo consiglio una che si definiva molto esperta, perché lo sfintere di una trentacinquenne, completamente vergine, avrebbe potuto subire danni, se violato di colpo, le aveva detto.
Quando era andata a comprarlo, nel sexy shop, si era vergognata come una ladra, ma ora si stava abituando e, quando era a casa, lo portava ormai per parecchio tempo.
Aveva preso tutte le precauzioni del caso e, per evitare spiacevoli fuori programma, si era fatta anche un micro clistere, seguendo sempre i consigli dell’esperta.
Per l’appuntamento con Nicola aveva scelto un vestito rosso molto aderente, che fasciava perfettamente il suo rotondo e monumentale sedere.
Per l’occasione aveva comprato un paio di autoreggenti grigie, molto velate, mentre per la biancheria intima, in un primo tempo aveva pensato di eliminarla del tutto, poi però aveva optato per il tanga, quello usato per le prime foto.
Proprio al momento di uscire di casa, si ricordò di non essersi tolta il plug. Ormai era così abituata che, a volte, quasi non lo sentiva.
Non le andava di tornare in bagno e mettersi a trafficare in mezzo alle chiappe, per una volta, sarebbe uscita con il plug.
Era una fresca serata di Ottobre e capì subito la differenza tra un collant ed un paio di calze che arrivano solo a metà coscia, specie se sotto la gonna si indossa solo un minuscolo triangolino di stoffa, visto che l’aria fredda ed umida si infilava in mezzo alle sue gambe scoperte, risalendole in mezzo alle cosce.
Comunque l’autobus, per fortuna, arrivò subito, permettendole di mettersi al riparo.
L’indirizzo che le aveva dato Nicola era in un quartiere molto elegante e questo, tutto sommato la rassicurava.
Che tipo di persona si sarebbe trovata di fronte? Un vecchio porco mezzo impotente, oppure un giovane aitante? Beh, ormai aveva accettato e doveva andare avanti.
L’autobus l’aveva lasciata sul viale principale e cominciò a salire, lungo una via secondaria, che si inerpicava per una collina alberata.
Lungo il marciapiede deserto, i tacchi alti e sottili di Cristina emettevano un rumore sordo, mentre lei camminava veloce, cercando di leggere i civici dei cancelli.
Ville, erano tutte ville di lusso, circondate da ampi parchi alberati.
Quando suonò il campanello, le rispose una voce maschile, calda, sensuale e dall’aria educata.
Attraversò il vialetto del giardino, un’ultima esitazione davanti alla porta di casa, poi suonò il campanello.
Nicola era un uomo tra i quarantacinque ed i cinquanta, alto, affascinante e dai modi distinti.
‘Vieni avanti Cristina, ‘che fuori fa freddo. Fatti vedere. Direi che dal vero è anche meglio che in fotografia’, le disse mentre le sfilava premurosamente la giacca.
Si trovavano in un grande salone, arredato lussuosamente ed avvolto in una tranquilla penombra, con esclusione del grande tavolo situato vicino alla parete opposta.
‘Guarda cosa ti ho preparato’, le disse conducendola per mano verso il tavolo, illuminato da una grande lampada da pavimento.
Sul tavolo era steso un grande telo bianco, ma fra questo ed il piano, ci doveva essere qualcosa di morbido ed imbottito, a giudicare dalle ondulazioni della stoffa.
Non capiva, si era aspettata che l’avrebbe portata in camera da letto e non riusciva ad immaginare l’uso di quel tavolo.
‘Sotto al lenzuolo ho messo dei morbidi cuscini di piume d’oca, ora ci salirai sopra e ti ci sdraierai, sarà confortevole come un letto, ma ti farà stare all’altezza giusta, per quello che dovremo fare.’
La aiutò a salire i gradini di uno scaletto, che aveva disposto davanti al tavolo, e la fece mettere seduta, con le gambe penzoloni.
A questo punto le slacciò le scarpe e glie le tolse.
‘Sei pronta? Possiamo cominciare?’
Cristina era confusa ed emozionata e fece appena cenno di sì con la testa, poi si mise in ginocchio sui cuscini, volgendo le spalle a Nicola.
Le mani di lui le sollevarono il vestito scoprendola completamente, iniziò a carezzarle le chiappe facendole mille complimenti.
‘Vediamo a che punto è il tuo buchino’. Lo vide prendere un paio di lunghe forbici d’acciaio e per un attimo Cristina temette per la sua incolumità.
Zac e zac. ‘Ecco fatto’.
Aveva tagliato in due punti il perizoma intorno alla vita. Lei sentì la stoffa che le scorreva tra le gambe, solleticandole la vagina e sfiorando la parte terminale del plug, che le spuntava fuori dall’ano, poi il perizoma fu lasciato cadere sul lenzuolo.
‘E questo che cos’è? Ah, un tappino. Adesso lo leviamo.’
Il viso dell’uomo si avvicinò al suo corpo, sentì le labbra che le sfioravano la vagina, poi afferrò con i denti il pezzo sporgente del plug.
Iniziò a tirare lentamente, Cristina era senza fiato, mentre il plug usciva dal suo corpo, millimetro dopo millimetro.
Era fuori. Le passò la lingua sullo spacco della vagina, che iniziava a bagnarsi, poi prese a solleticarle l’ano, rimasto leggermente aperto.
Cristina iniziò a gemere.
‘Bene, mi sembra che sei pronta, ora iniziamo a prepararlo, bisogna fare con cautela, perché è parecchio stretto, si vede che non lo hai mai usato. Iniziamo con una bella lubrificata, poi lo allargheremo gradualmente.’
Prese un tubetto, ne spalmò sull’indice appena una punta, ed iniziò a strofinarle leggermente l’orifizio.
Ne prese ancora e questa volta il dito entrò in profondità.
‘Ahi!’, gridò lei.
‘Rilassati, cerca di rilassarti.’
Iniziò a carezzarle una natica, mentre con il dito dell’altra mano, riprendeva la lenta penetrazione.
Ora il dito era entrato completamente e si muoveva dentro di lei, mentre il dolore si era attenuato.
‘Sei pronta?’
Cristina si voltò. Lui se ne stava con il pene eretto tra le mani e lo stava spalmando con il contenuto del tubetto.
Fu presa dal panico, anche se non era di proporzioni enormi, era pur sempre molto più largo del suo dito, che prima era entrato a fatica.
‘No aspetta, ho paura, mi farò male, fammi scendere, voglio tornare a casa.’
‘Dovevi pensarci prima, ora è troppo tardi, rilassati, andrà tutto bene.’
Le spalmò di nuovo l’ano e poi prese a carezzarle la vagina.
Cristina gridò di piacere quando incontrò il clitoride, poi accadde tutto in un attimo: Nicola lasciò cadere il tubetto, le allargò le chiappe con le mani e poggiò la punta del pene sul foro semi aperto.
Cristina gridò di nuovo, questa volta di dolore, e lui si fermò.
Era entrato solo per un pezzetto, ma bruciava forte e si sentiva tirare.
‘Tranquilla, rilassati, rilassati.’
Sentì la tensione che si allentava e lui ne approfittò per spingerlo più dentro.
Sentì una fitta dolorosa che le causò un piccolo spasmo, e lui si fermò di nuovo.
Riprese a spingerlo dentro, ora non sentiva più dolore, ma solo la pressione fastidiosa di un intruso che si faceva largo nel suo corpo.
‘Visto che non è stato così difficile?’
Solo in quel momento Cristina si rese conto di essere stata penetrata completamente: Nicola le aveva infilato il pene fino in fondo, al punto che il ventre di lui le premeva forte contro le natiche.
Cominciò a muoversi, dapprima in maniera leggera, quasi impercettibile, poi il movimento si fece più ampio e più veloce, mentre le mani di lui, dopo averla afferrata per le chiappe, la costringevano a muoversi al suo ritmo.
Le faceva male di nuovo, ma non era il momento adatto per protestare.
Con una serie di colpi più forti degli altri, che strapparono a Cristina qualche lamento soffocato, arrivò l’orgasmo.
Nicola rimase un po’ dentro di lei, poi quando Cristina iniziava a sentire la pressione diminuire, segno che l’erezione stava venendo meno, lo tirò fuori e si allontanò dal tavolo.
Si sentiva stanca, indolenzita, sporca ma anche terribilmente eccitata.
‘Dovrei andare in bagno.’
‘Ma certo, aspetta che ti aiuto a scendere dal tavolo. Prima però rimettiamo il tappino, così non vai in giro a sgocciolare.’
Le infilò di nuovo il plug, che entrò facilmente nell’ano allargato e lubrificato.
Scese a fatica i gradini dello scaletto e si diresse verso il corridoio, dove Nicola le aveva detto che si trovava il bagno.
Camminava lentamente, scalza ed a gambe larghe, tenendosi il vestito arrotolato in vita, per evitare di imbrattarsi con lo sperma che era uscito dal suo corpo, prima che le rimettesse il plug.
Si sedette sul bidè e sfilò il plug con cautela. Temeva che uscisse sangue, invece colò solo un po’ di sperma.
Aprì l’acqua calda ed iniziò a lavarsi, ma quando nel tentativo di regolare il getto, l’acqua le bagnò la vagina cambiò idea.
Aprì il rubinetto al massimo, ora l’acqua investiva in pieno il suo sesso.
Si spostò più volte cercando di far cadere l’acqua nei punti più sensibili, finché non scoprì il clitoride, allargandosi la vagina con le mani e lo lasciò sotto il getto tiepido.
Solo dopo che ebbe raggiunto l’orgasmo riprese a lavarsi.
Quando uscì dal bagno era perfettamente pulita ed asciutta, ed anche molto soddisfatta.
Rientrò nel salone e solo allora si accorse, con grande stupore, che lei e Nicola non erano soli.

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