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In un giorno di pioggia

Il tacco le si era rotto appena fuori dalla stazione della metro. In quelle condizioni e con la pioggia che batteva incessante la ridotta distanza da percorrere a piedi verso casa le sembrava infinita. Per di più era inciampata nel marciapiede sconnesso ed era finita di faccia dentro una pozzanghera. Si stava lentamente tirando su maledicendo la sfortuna, quando una mano forte la prese per il braccio e la aiutò ad alzarsi. Lei si voltò di scatto, quasi adirata per quell’intervento non richiesto, fu allora che lo vide. Doveva avere circa quarant’anni, di dell’aspetto e con un sorriso sincero.
‘Mi scusi, non volevo spaventarla’ disse lui, lei imbarazzata rispose: ‘Ma no, scusi lei. E’ stato così gentile ad aiutarmi. Anzi la ringrazio tanto.’.
Cercò di ricomporsi il più possibile, ma poggiando tutto il peso su un piede sentì la caviglia farle male e dovette nuovamente reggersi allo sconosciuto. ‘Si sente bene?’ provò a chiedere lui, ‘Si, si. E’ soltanto un’altra giornata tremenda che mi sto per mettere alle spalle. Oggi non sono proprio fortunata. Comunque grazie ancora’ disse lei e si voltò per andarsene procedendo a fatica.
Lo sconosciuto rimase per un momento immobile poi gridò per sovrastare il rumore della pioggia e del traffico: ‘Senta, se vuole le do un passaggio a casa in auto. Non mi sembra il caso che cammini sotto la pioggia in queste condizioni’.
Fosse stato un giorno qualunque avrebbe certamente rifiutato, ma in quella precisa circostanza non se la sentiva per nulla di continuare a camminare. Tra l’altro quell’uomo le ispirava una certa fiducia.

‘E’ questa qui?’ chiese lui. Lei gli rispose con un cenno della testa e aprì la portiera. Mentre scendeva lo ringraziò ancora, poi lui le disse: ‘Credo dovrebbe farsi controllare quella caviglia. La caduta non &egrave stata belle e potrebbe essere più di una storta. Si fidi, sono un medico’. Lei gli sorrise e gli rispose: ‘Grazie per il consiglio, ma per adesso non ho alcuna voglia di andare in ospedale’. ‘Se vuole posso controllarla io’ propose lo sconosciuto.

Non capiva perché gli avesse detto di salire. In fondo era sempre un estraneo, ma quel sentimento di fiducia provato dal primo momento continuava a tranquillizzarla. ‘Spero non sia un problema, se prima mi faccio una doccia e mi cambio questi vestiti zuppi. Impiegherò al massimo dieci minuti’ chiese lei con aria mortificata. Lui non oppose alcuna obiezione e accettò l’invito ad accomodarsi sul divano.

La donna fu di ritorno dopo esattamente 12 minuti. Indossava un’ampia felpa che le copriva interamente le mani e dei pantaloncini che a stento si intravedevano. I capelli castani ancora umidi le ricadevano sul viso e sulle spalle. Non sembrava avesse difficoltà a camminare.
‘Dottore’ disse con aria scherzosa ‘Mi dica che ne pensa’. Si sedette accanto all’uomo e gli poggiò sul ginocchio l’arto dolente. Lui lo prese tra le mani con cura ed iniziò ad osservarlo massaggiandolo delicatamente. Infine sentenziò: ‘Non credo sia nulla di grave. Basterà un po’ di riposo’. Lei si ricompose e disse: ‘Adesso mi sento più sollevata. Grazie mille per l’aiuto. Vorrei poterla ringraziare concretamente. Magari con una cena?’

‘La cena &egrave stata veramente ottima. Sei una cuoca eccezionale’ disse lui mentre sorseggiava un bicchiere di vino. Lei lo raggiunse davanti al tavolo sul quale era rimasta soltanto una bottiglia, sorridendo si schernì: ‘Ad essere sincera, stasera mi sono giocata l’unica cosa che so fare bene. In realtà sono molto imbranata in cucina’. Lui ricambiò il sorriso, poi si alzò dalla sedia dicendo: ‘Faccio io i piatti’ e si diresse verso la montagna di stoviglie che attendevano di essere lavate. Lei quasi con un balzo si frappose tra il lavabo e il suo ospite esclamando minacciosa: ‘Assolutamente no! Io ti ho invitato e io faccio i piatti’.
Con quel movimento si erano ritrovati pericolosamente vicini, si guardarono a lungo negli occhi, rimanendo in silenzio. Si strinsero l’uno contro l’altra e senza ulteriori indulgi si baciarono. Senza più dire una parola, lei si liberò della felpa mettendo in mostra il suoi seni minuti, ma dalla forma perfetta.
Svestì con pazienza il suo uomo, lasciandolo con indosso solamente i boxer. Gli si accostò nuovamente per potersi adagiare contro il suo petto, lo accarezzò con cura, poi lasciò scivolare una mano sopra l’ultimo indumento e lo rimosse. Il membro semi-eretto veniva adesso maneggiato con delicatezza da quelle dita rapide ed esperte. L’uomo fece qualche passo indietro come stordito, lei lo seguì senza mai perderne il contatto.
La ragazza si chinò sulle ginocchia e con la punta della lingua iniziò ad esplorare lentamente quel membro che stava rapidamente prendendo vigore. Senza aiutarsi con le mani, la padrona di casa prese a spingere dentro la sua bocca quel meraviglioso strumento di piacere, assaporando l’eccitazione che sempre più sentiva salire dalle sue intimità.
L’uomo rimase a lungo immobile con gli occhi chiusi e i pugni stretti, godendosi quella meravigliosa bocca avvolta attorno al suo più sensibile organo.
Era troppo.
A malincuore fece alzare la ragazza. Il contatto già gli mancava. Con le mani iniziò a correre sopra quel corpo di donna e liberò la compagna da quegli inutili pantaloncini. Davanti ai suoi occhi apparve una splendida fessura umida decorata da un minuscolo quadratino di peli castani. Vi passò sopra la lingua più volta gioendo del sapore unico, poi prese la ragazza in braccio e la fece sedere sul tavolo.
Lei si distese completamente e aprì le gambe mentre già immaginava il piacere che presto avrebbe ricevuto. L’uomo afferrò dalla base il membro e lo strofinò delicatamente tra le cosce della compagna, poi iniziò a spingere lentamente in quell’apertura rovente.
Più andava in fondo, più gli sembrava di perdere il contatto della realtà sprofondando in un’estasi magnifica.
Cinque, dieci, venti minuti.
Lui continuava a spingere sempre con più audacia e lei sussultava ad ogni nuovo colpo, ad ogni nuova spinta gli stingeva le mani più forte graffiandolo con le unghia.
L’uomo sembrava sfinito, allora lei si alzò e quasi lo spinse via. Con agilità saltò giù dal tavolo e fece sedere il suo compagno su una sedia. Quei brevi istanti di separazione sembrarono per lui un’attesa troppo lunga. Quando finalmente la vide mettersi a cavalcioni su di lui per riprendere il loro gioco, gli sembrò di tornare alla vita.
Lei si teneva con le mani alla spalliera della sedia e agitava il bacino avanti e indietro accogliendo dentro di se il membro teso sino alla base, mentre lui le baciava i seni ed accarezzava il corpo. Diede un ultimo movimento rapidissimo, poi si bloccò e gridò senza freno il suo piacere. Rimase ferma per un momento. Il suo respiro era pesante ed irregolare. Quando ebbe recuperato forze e lucidità, si sollevò e si sedette su una gamba del suo uomo. Afferrò il membro con una mano e iniziò a masturbarlo tenendo sempre gli occhi fissi sulla causa del suo orgasmo.
Lui si tranne più che poté, infine si lasciò andare schizzando abbondantemente sulla coscia e sul fianco della ragazza.

‘Adesso &egrave meglio che vada’ disse lui mentre raccoglieva i vestiti. Lei non disse nulla e prosegui a ripulirsi con un fazzoletto di carta. Lui proseguì: ‘Un ultima cosa: ti ho mentito riguardo la mia professione. Io sono elettricista. E’ meglio se ti fai vedere da un medico. Ne conosci qualcuno?’. Lei alzò lo sguardo verso l’uomo e sorridendo replicò: ‘Non preoccuparti. Ce l’hai davanti’.

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