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Io e il figlio di mio marito

Sono Valeria, ho trentaquattro anni, sono alta un metro e settanta, ho un fisico tenuto in forma da palestra e, qualche volta, piscina. Ho una quarta di seno che mi mette in imbarazzo nell’andare a fare jogging al parco, per questo ho scelto di fare attività fisica solo in luoghi chiusi e deputati a farla. Il mio culo, a detta dello specchio e delle occhiate degli uomini, è sodo e ben messo. Ho capelli ricci lunghi fin sulle spalle, occhi castano scuro. La bocca carnosa o, come diceva il mio ex fidanzato, da pompinara, dovuta forse al mediterraneo che è in me, visto che sono di origini calabresi.
Da circa un anno sono sposata con un uomo gentile, colto, attento, benestante. Ma non è quest’ultimo il motivo per cui mi sono sposata con lui, visto che ho comunque mantenuto il mio lavoro di responsabile marketing per un’azienda di servizi per la ristorazione.
Enrico infatti è un uomo che finalmente mi ha dato sicurezza, e protezione, cose che mi mancavano totalmente nel mio lungo rapporto precedente. Il mio ex era di quanto peggio una donna possa avere di fianco. Scostante, lunatico, spesso assente e, soprattutto, traditore nel midollo. Penso che soltanto nei primi mesi sia riuscito a rimanermi fedele. Poi le sue scappatelle sono diventate sempre più evidenti, e lui sempre meno ci teneva a fare le cose di nascosto. Mi ha provato persino a coinvolgere, ed è lì che ho capito che dovevo allontanarlo.

Ne è seguito un periodo davvero difficile, fatto di solitudine, e mancanza di affetto, di una presenza.
Enrico l’ho incontrato sul lavoro, e subito la sua gentilezza e i suoi modi mi hanno conquistata. Il suo corteggiamento è stato lento, ma inesorabile. E io mi sono lasciata corteggiare, come una liceale. MI sembrava di rinascere. La differenza di età tra noi (lui ha cinquantasette anni) non mi ha impedito di innamorarmi di quest’uomo, di lasciarmi attrarre, e infine di accettare la sua proposta di matrimonio. Per lui sono le seconde nozze, essendo divorziato dalla precedente moglie, una stronza che lo ha umiliato e tradito e trattato male. In questo ci siamo scoperti simili.
Non mi mancherebbe nulla per essere felice. Ed in effetti così pensavo fino a qualche mese fa.
Dovete sapere infatti che con Enrico vive il figlio avuto con la sua ex, Cristiano. L’altra figlia, Ornella, di trentanni, vive per conto suo a Torino. Cristiano di anni ne ha ventidue, studia (poco) all’università, ed è il classico strafottente viziato, poco curioso, poco studioso, molto dedito al divertimento, alle serate con gli amici, ai social network, la palestra, la playstation. Insomma tutto quello che un ragazzo della sua età ama. Il suo carattere turbolento, forse amplificato dalla vicenda matrimoniale dei genitori, rende il rapporto con lui difficile. Da subito nei miei confronti ha instaurato una relazione diffidente, respingente. Non mi accettava, diceva al padre che io ero interessata solo ai suoi soldi, che ero un’arrivista. Sono state inutili le proteste di mio marito. Nel letto, la notte, mi confidava tutto ciò. Era affranto. Ma gli dicevo che col tempo le cose sarebbero cambiate.
Infatti.
Le cose sono iniziate a cambiare circa sei mesi fa. Ero in ferie per una settimana, ma non avevamo potuto progettare vacanze con Enrico per via dei suoi impegni di lavoro. Poco male, mi sarei riposata, avrei dedicato più tempo all’esercizio fisico, mi sarei vista con delle amiche.
Da un po’ di tempo notavo, anche se non troppo palesi, gli occhi di Cristiano su di me. Mentre magari incurante uscivo dalla doccia in accappatoio, o mentre in tuta e canottiera giravo per casa. Avevo relegato tutto a una normale morbosità di ragazzo. In fondo a quell’età si ha gli ormoni impazziti, e qualunque femmina vale un’occhiata.
Le cose iniziarono davvero a cambiare un pomeriggio.
Enrico aveva invitato alcuni suoi amici per studiare, mi aveva detto, ma in realtà finirono per passare tutto il pomeriggio a giocare alla playstation in camera sua. E, ne ero sicura, bere qualche birra e fumare spinelli.
Non volli intervenire, perché avrei ulteriormente rovinato il rapporto tra di noi. Gli avrei magari parlato una volta usciti gli amici, con fermezza ma senza esagerare.
Mentre mi trovavo a passare per il corridoio sentii dei gemiti provenire dalla stanza, mi stupii, perché non vi erano ragazze con loro. Mi chinai per spiare dal buco della serratura e vidi che i quattro si stavano guardando dei porno al computer, sempre continuando a giocare alla playstation. Due giocavano e due sceglievano i video di sottofondo. Che imbecilli, pensai. Che sfigati.
I quattro, sotto l’effetto dell’alcol e dell’erba, ridevano, commentavano. Li sentii pronunciare ogni tipo di sconcezza nei riguardi delle donne presenti nei video.
Intendiamoci, non sono una santa. E di film porno ne ho visti anche io, il mio ex tra le altre cose mi costringeva a guardarli con lui, ogni tanto, e devo dire che ogni tanto la cosa non mi dispiaceva. Nei periodi di solitudine poi me ne sono servita per masturbarmi, da sola nella mia stanza, o in salotto.
I quattro erano dei veri e propri diavoli. Mai avevo sentito tanta volgarità insieme. A un certo punto però uno di loro disse:
-Cristiano, ma che figa è tua mamma?!
-Non è mia mamma, è la moglie di mio padre.
-Beh, è figa comunque.
Gli altri aggiunsero altri commenti.
-Ha due tette che mi fanno uscire pazzo.
-E il culo? Ma lo avete visto il culo?
-Mi fare prima succhiare il cazzo io.
Cristiano sembrava un po’ indispettito da quelle frasi, così chiuse il discorso.
-È solo una stronza. Quel coglione di mio padre si è fatto infinocchiare da quella….puttana.
Ero tramortita. Prima i commenti degli amici, poi quelli suoi. Ero turbata, mi allontanai tornando verso la cucina. Qui mi accorsi però di essere tutta rossa in viso, per la rabbia forse, ma i miei capezzoli e la figa dicevano altro. Quelle sconcezze mi avevano anche eccitata. Me ne vergognavo un po’, ma era così. Il sesso con Enrico in effetti non era frequente, un po’ per i suoi impegni di lavoro, un po’ perché con l’età si era evidentemente un po’ raffreddato sotto quel punto di vista.
Andai in bagno, ripensando a quanto avevo appena sentito. Mi abbassai i leggins e constatai di essere completamente bagnata. Come non avveniva da tempo, presi a toccarmi, prima solo la figa, poi alzandomi la canottiera, le tette, stringendomi i capezzoli. Venni quasi subito, e venni riascoltando nella mia mente le parole di quei ragazzi. Che vergogna.
Dopo un paio di ore uscirono, facendo un gran casino. Erano alterati, mi salutarono rumorosamente in salotto, io ero sul divano a guardare la tv.
Una volta chiusa la porta, affrontai Cristiano.
-La prossima volta evitate di fumare in camera.
-E tu cosa ne sai?
-Si sente la puzza in tutta la casa.
-E allora?
-A tuo padre da fastidio, e anche a me.
-Di quello che ti da fastidio non me ne fotte un cazzo.
-Cristiano!
Lui però se ne era già tornato in camera.
Gli andai dietro, ma chiuse la porta. Bussai nervosamente, continuando a chiamarlo.
Dopo qualche minuto uscì, nudo con un asciugamano legato appena in vita.
-Mi fai passare? Devo andarmi a fare la doccia.
Rimasi a osservare quel corpo giovane, vigoroso, ben modellato. Dovetti rimanere qualche secondo più del dovuto, perché lui se ne accorse.
-Beh?
Provai a riprendere terreno.
-Devi rispettarmi!
Lui mi spostò con disprezzo, io provai a prenderlo, e mentre si divincolava gli cadde l’asciugamano.
E notai quello che non avrei voluto. Una minchia lunga e grossa come non ne avevo mai viste. A riposo se ne poteva intuire tutta la pesantezza, e non potei fare a meno di pensarla dura, gonfia.
Anche questa volta mi ero soffermata troppo tempo. E anche questa volta lui mi sorprese.
Sul suo volto comparve un ghigno, consapevole, e si allontanò tronfio, tenendo l’asciugamano in mano, senza coprirsi, regalandomi anche lo spettacolo delle sue natiche lisce e dure.
Ero sconvolta. Non ci dicemmo una parola fino a sera, quando tornò mio marito e ci trovammo tutti a tavola per la cena.
-Come è andata oggi?
-Bene.
Rispose Cristiano. Io ero in imbarazzo, mio marito mi chiese se stessi bene, io gli dissi di si.
-Forse ti annoi a stare a casa senza fare nulla? Perché domani non vai alla SPA? Ti piace così tanto.
Cristiano, domani hai impegni? Potresti accompagnarla. Potreste passare un po’ di tempo insieme.
Noi due rimanevamo zitti. Speravo che quell’idea naufragasse, ma non volevo essere scortese ed essere io la prima a dire di no. E invece Cristiano mi sorprese.
-Massì, dai, anche io ho voglia di un po’ di relax. Ci facciamo l’idromassaggio, il bagno turco, la sauna. Buona idea papà.
-Sono contento. Prima o poi voi due dovrete ammainare l’ascia di guerra.
L’indomani salutai mio marito e venni presa dal panico. Ero di nuova sola con quel ragazzino, e saremmo stati soli per tutto il giorno. Forse andare alla SPA sarebbe comunque stato meglio che stare in casa. Ci preparammo e con l’auto raggiungemmo la SPA. Nel tragitto parlavamo poco, di cose banali, la musica o il paesaggio.
Pagammo l’ingresso e ci trovammo dentro, una volta cambiati. Ambedue indossavamo l’accappatoio fornito dalla SPA e sotto i nostri costumi. Bevemmo del the e mangiammo dei biscottini, offerti dalla struttura. L’atmosfera era rilassata, forse non era stata del tutto una brutta idea quella di Enrico.
-Facciamo l’idromassaggio?
Acconsentii. Ci recammo nella zona delle piscine. Dovemmo toglierci l’accappatoio, e rimanere in costume. MI sentii nuda. Capii di aver sbagliato a scegliere un costume troppo piccolo, che lasciava scoperto troppo corpo. Cristiano mi dedicò diverse occhiate, senza nascondersi.
Attorno a noi c’erano altre persone, ma non troppe. Una delle piscine era tutta per noi. Mi abbandonai al massaggio dell’acqua, rilassandomi finalmente e provando a non pensare a nulla.
Dopo un po’ vennero a stare nella vasca un uomo e una donna. Avranno avuto circa quarant’anni, forse lui qualcuno di più. Lei e Cristiano iniziarono a scambiarsi occhiate furtive, sempre di più. Ero nervosa, mi trovavo in mezzo a uno spudorato corteggiamento.
Andai a fare un percorso per i piedi, e una doccia tonificante. Tornata, non vidi più Cristiano. Trovai invece l’uomo di prima da solo, mentre si faceva massaggiare i piedi da una inserviente.
Camminai attraverso i corridoi, arrivando nella zona delle saune. Ne avrei cercata una vuota, dove godermi una rilassante solitudine. Gettai l’occhio dentro le prime, trovandole occupate. A un certo punto vidi Cristiano, dentro una. Stavo per entrare quando mi accorsi che, insieme a lui, nell’angolo (si erano quasi nascosti) c’era la donna di prima. Cristiano le teneva una tetta in mano, pastrugnandola. Quella si faceva toccare, e piano massaggiava il cazzo di Cristiano da sopra il costume. Non potevo crederci!
Dopo un po’ i due, incuranti di essere alla portata dello sguardo di chiunque, passarono oltre. Cristiano si abbassò il costume e fece uscire quel meraviglioso pezzo di carne di cui era dotato. La donna ebbe una smorfia di piacere, gli occhi le brillavano. Si avventò su quella minchia iniziando a succhiare, con Cristiano che le accompagnava il movimento con una mano, e con l’altra le toccava il culo. Lui aveva reclinato la testa all’indietro, godendosi il pompino.
Non riuscivo a distogliere gli occhi da quella scena, ma mi sforzai di andarmene. Cercai la doccia più vicina e mi ci gettai sotto, rimanendovi per lunghi minuti. Ero sconvolta, arrabbiata, schifata ma anche eccitata all’inverosimile. Tutta quella lussuria in libertà. Tutta quella porcaggine. E quella donna, fare una cosa simile con il compagno vicino? Come era possibile.
Provai a cercare ancora l’uomo, per capire se si sarebbe accorto di qualcosa. Ma non lo trovai più. Mentre mi aggiravo disorientata per i corridoi vidi arrivarmi incontro Cristiano. La sua espressione soddisfatta mi riportò alla mente quello che avevo appena visto, e mi bagnai all’istante. I capezzoli spingevano sul costume. Scioccamente non avevo reindossato l’accappatoio.
-Dove eri finita?
-Ehm…ho fatto una sauna.
-Anche io. Potevi raggiungermi.
-Non ti ho visto.
-Peccato.
Che insolente. Mi prendeva anche in giro.
-Mangiamo qualcosa? Ho una gran fame!
E ci credo, avrei voluto rispondergli. Devi recuperare le forze, piccolo bastardo.
Ci recammo verso la zona cibi e bevande. Incrociammo l’uomo e la donna di prima, abbracciati. Proprio mentre ci passavano di fianco lei baciò sulla guancia lui, ma Cristiano non la degnò di uno sguardo.
Dopo pranzo ci spostammo in una zona relax, con dei materassi d’acqua. Immersi nel buio, mi concessi un po’ di sonno. Un sonno agitato, mi risvegliai in preda alla tachicardia. Ricordai le ultime ore. Ero sudata. Non vidi Cristiano, era andato via. Feci una doccia e provai a cercarlo, aspettandomi di trovarlo in ogni anfratto insieme con quella donna. O con altre.
Lo trovai invece all’aperto, su un lettino, mentre smanettava al cellulare.
-Ehi, ben svegliata!
-Ho dormito tanto?
-Un’ora e mezza.
-Oh, mi spiace.
-Figurati, sono stato qui a prendere il sole. Anche tu dovresti prenderne, sei bianca.
Lui guardava me e io guardai il mio corpo. Era vero. Mi posizionai sul lettino di fianco, ma lui mi fermò.
-Devi mettere dell’olio, però, altrimenti ti scotti.
-Mah…io, non credo, dici?
-Aspetta, vado a chiederlo in reception.
Tornò poco dopo con due flaconi.
-Scegli quale ti piace di più.
Me li fece annusare. Poi ne prese una goccia per flacone e lo spalmò ognuno sul dorso di una mia mano, delicatamente. Sembrava un’altra persona, così gentile, così premuroso.
Scelsi uno dei due unguenti e mi alzai per iniziare a spalmarmeli. Ma lui scelse per me.
-Stai giù, faccio io.
-Ma no, Cristiano, grazie, ma figurati.
-Guarda che sono bravo.
-Ne sono sicura, ma…
-Niente storie, hai sentito quel che ha detto mio padre? Devi rilassarti. E io sono qui al tuo servizio.
E questo fu il mio errore.
Mi sdraiai a pancia in giù un po’ titubante. Lui si posizionò al fianco del lettino e spruzzò un po’ di olio sulle gambe. Cominciò a massaggiarmi. Bravo era bravo, pure troppo. Mi abbandonai alle sue carezze subito, mani forti e decise, ma delicate. Era davvero bravo.
I nostri lettini erano in una zona un po’ appartata, me ne accorsi solo in quel momento. Nessuno pareva badare a noi, e in fondo potevamo sembrare una coppia come tante, il che mi rendeva orgogliosa del mio aspetto ancora così giovane.
Cristiano mi massaggiò le gambe, i piedi (cosa che mi faceva impazzire), poi si spostò sulla schiena, sulle spalle. Senza chiedere nulla mi sciolse il costume, poggiando i lacci di fianco.
Non abbi nemmeno il tempo di protestare, il suo massaggio continuava e io me lo godevo.
In fondo quel gesto non era così azzardato, avrebbe impedito all’olio di bagnare il costume.
Ma improvvisamente il suo tocco cominciò a essere diverso, più avvolgente. Si spostava sui lati, rasentando i miei grossi seni schiacciati, che traboccavano di lato. Sentii le sue mani indugiarvi. Dovevo stopparlo, ma non ne ebbi la forza. E lui ne approfittò.
Ben presto scese con le mani di nuovo sulle gambe, ma subito si mise a cavalcioni su di me. Sentii le cosce avvolte dalle sue. E le sue mani si spostarono sui glutei. Adesso il massaggio era non più che una scusa per toccarmi. L’olio era stato spalmato.
Mi apriva e chiudeva le chiappe, separandole e poi riavvicinandole. Infilò le mani senza ritegno sotto il costume. Era troppo.
-Cristiano, va bene così, adesso basta, me lo hai spalmato…
-Aspetta, qui sei tanto bianca.
Continuava a rimanere sotto il costume. Dovevo interrompere quello scempio, ma mi stavo bagnando come una porca. Ero piena di vergogna ma anche di desiderio.
E di sicuro lui se ne accorgeva.
Prese ancora un po’ d’olio e se lo mise nel palmo della mano. Riprese a massaggiarmi il culo.
-Hai un corpo fantastico.
-Grazie Cristiano, ma adesso fermati…
Le sue dita azzardavano sempre di più. Adesso mi toccavano il buco del culo, roteando delicatamente. Con il pollice mi sfiorava la figa. Un dito insisteva sul mio buco del culo, il pollice iniziò invece ad entrare poco tra le grandi labbra.
Era una tortura, dovevo porvi fine.
Il pollice entrò tutto, io emisi un grugnito. Lui trovò la strada bagnata. Stavo colando. Lui continuò il movimento, due tre volte. Se avesse continuato sarei venuta.
Trovai la forza di ribellarmi, mi alzai di scatto e lo disarcionai.
-Basta ora…grazie…va bene così.
Alzandomi ero rimasta a seno scoperto. Mi coprii come potevo. Il costume rimaneva sulla sdraio.
Lui mi guardava con quel ghigno che ben conoscevo. Adesso il ragazzo gentile aveva di nuovo lasciato spazio alla belva.
-Ma non abbiamo finito. Devo spalmarti l’olio davanti.
-No, no, lo farò io.
-Come vuoi, Valeria.
I miei occhi si abbassarono sul suo cazzo. Era dolorosamente relegato nel costume, che pareva scoppiare. Lui se lo sistemò, facendomelo apprezzare in tutto la sua grossezza, sempre guardandomi negli occhi.
Avevo combinato un bel pasticcio.
La giornata proseguì sostanzialmente con io che cercavo di evitare ogni contatto con Cristiano, e lui che trovava ogni scusa per starmi vicino, sfiorarmi, mostrarmi la sua erezione e il suo corpo prestante. Tra le gambe avevo il fuoco, e i miei capezzoli erano duri da fare male, si vedevano benissimo da sotto il costume, chiunque mi guardava con bramosia. Mi sentivo sporca, nuda, vacca.
Nel tragitto di ritorno non dicemmo una parola, lui per fortuna lo passò al telefono con un amico.
A casa ci separammo, poi con mio marito a cena finsi di essermi rilassata, e Cristiano fu abile nel tenere banco raccontando ad Enrico le nostre attività del giorno. Ometteva ovviamente una parte fondamentale. Quello che avevamo fatto era imperdonabile, e io ne ero responsabile.
Una volta a letto mi accorsi di essere ancora in fregola, e mi strusciai addosso ad Enrico, dichiarando la mia voglia di sesso. Lui chiuse il libro, posò gli occhiali sul comodino e sorridendo mi disse di calmarmi, che nel fine settimana ci saremmo “coccolati”, ma che ora era stanco e doveva dormire.
Per la prima volta fui presa dallo sconforto. Altro che coccole, volevo una severa scopata!
Mio marito prese le sue gocce per il sonno, si mise il copriocchi e si girò dall’altra parte. Fino alle sette dell’indomani sarebbe stato fuori uso. Un sacco di patate di fianco a me.
Nel buio, presi a masturbarmi. Pensavo alla giornata, al cazzo di Cristiano e alle sue mani. Più mi vergognavo e pentivo di quei pensieri, più godevo come una cagna. Mi facevo schifo, ma non ne potevo fare a meno.
Non prendevo sonno lo stesso, anche dopo l’orgasmo. Ero agitata. Andai in cucina per bere dell’acqua.
Ero a piedi nudi, indossavo una vestaglia semitrasparente e delle mutandine. Quello che speravo avrebbe fatto arrapare mio marito. E invece niente…
Mentre me ne stavo assorta nei miei pensieri, rivolta verso il lavandino, non mi accorsi che alle mie spalle era piombato qualcuno. Era Cristiano.
-Ancora sveglia?
Non mi girai, avevo paura di guardarlo negli occhi.
-Avevo sete.
-Anche io.
Mi si avvicinò ulteriormente, sentivo il calore del suo corpo. Prese la mia mano con il bicchiere e se la portò alla bocca, bevendo un sorso di acqua. Per farlo dovette spingersi ancora di più addosso, e lì capii che era nudo!
Sentii il suo cazzone appoggiarsi sulla mia coscia, e sbattere. Stava indurendosi. Lo spettacolo di me semi nuda doveva incoraggiarlo.
Ora si posizionava in mezzo, sulle natiche, potevo sentirlo spingere.
-Lo senti cosa mi fai?
Me lo disse nell’orecchio, facendomi rabbrividire. Stava per avvicinare la bocca al mio collo, e il cazzo sempre più contro di me. Non so come trovai le forze e scappai via dalla cucina, ma non entrai in camera, avevo paura di fare rumore e svegliare Enrico.
Entrai nel bagno, sedendomi sulla tazza del water. Lì mi avrebbe lasciata in pace.
Invece dopo qualche secondo sentii bussare.
-Devo fare pipì.
Dissi quasi sottovoce.
Lui aprì la porta, e la richiuse alle sue spalle.
-Se volevi stare da sola dovevi chiudere la porta a chiave.
-Mi…mi sono dimenticata.
Mi guardò tra le gambe.
-E ti sei anche dimenticata di abbassare le mutande. Come farai a fare pipì?
Non sapevo cosa dire, e poi avevo il suo cazzo sempre più vicino. Adesso era quasi eretto, puntava dritto, era maestoso. Lui camminava lentamente verso di me.
-Non mi hai ancora ringraziato per la giornata di oggi.
-Ma…io…grazie…si, grazie Cristiano.
-Oh, Valeria, ma sono sicuro che sei capace di fare di meglio che dirmi grazie.
Rimasi zitta, ferma, seduta. Lui mi era di fronte, il suo cazzo adesso a pochi centimetri, potevo sentirne l’afrore. La cappella era grossa, rossa scuro, e da lei mi separavano pochissimi centimetri ormai.
-Forza, fai quello che devi fare Valeria. So che lo vuoi fare.
Voleva vedermi umiliata. Voleva che mi sporgessi io verso il suo scettro, verso quel ben di dio di carne.
Lo feci. Feci sparire il cazzo nella bocca, mentre lui ghignando mi disse che ero una brava troia bocchinara. Con una mano entrò dentro la vestaglia e mi strinse una tetta, prese a giocare con un capezzolo. Era doloroso, ma era la fine di un tormento. Quei due chiodi erano duri da tutto il giorno.
-Hai voglia di essere munta, non è vero?
Quelle parole mi indignavano, ma aumentavano l’eccitazione.
-Con una mano stringiti l’altro capezzolo, e con l’altra toccati la figa.
Mi tolsi il cazzo dalla bocca per un attimo.
-No, ti prego…
-So che ne hai voglia…
Feci anche questo, e in pochi secondi venni, soffocando i gemiti sul suo cazzo.
-Brava, così, hai bisogno del mio cazzo, vero? Te ne darò quanto ne vuoi, vedrai. Adesso svuotami i coglioni, su.
Mi prese la testa con ambedue le mani e spinse sempre più velocemente il cazzo nella mia gola. Con le mani mi reggevo alle sue natiche, trovandole fresche, sode, virili.
Lo sentii irrigidirsi, e venne, tanto, sborra calda che mi riempì tutta e che faticai a deglutire. La presa sui miei capelli si allentò, e lui sfilò il cazzo dalle mie labbra.
-Sei brava a succhiare il cazzo. Da domani vedremo come te la cavi con il resto.
Se ne andò, lasciandomi seduta e sola, con in bocca il sapore del suo sperma, senza poter replicare e dirgli che si sbagliava, che dovevamo smetterla subito.
L’indomani lo avrei affrontato. Questa storia avrebbe dovuto finire in fretta.

Il bacio di Enrico sulla fronte mi destò da un sonno pesante e disturbato. Lo salutai appena, girandomi dall’altra parte, lentamente. Il cervello riprese a lavorare e così gli altri sensi. La bocca, il sapore acre che mi avvolgeva il palato e la lingua, mi riportò a poche ore prima, a quello scempio commesso nel nostro bagno. Mi alzai, avrei voluto che fosse una giornata lavorativa e invece ero in ferie, ma non ne ero contenta. Nel corridoio sentii silenzio, e mentre mi dirigevo verso il bagno ero sicura di essere sola in casa. Una volta uscita dalla porta però mi trovai faccia a faccia con Cristiano. Rimasi ferma sulla soglia del bagno. Indossavo la stessa corta vestaglia semi trasparente della notte, le stesse mutande. Cristiano aveva avuto invece il pudore di mettersi un paio di boxer, che malcelavano una imponente erezione. Avevo il suo corpo, e il suo cazzo, pronti a esplodere davanti a me. Fissai per qualche secondo la sua figura, soffermandomi irrimediabilmente in mezzo alle sue gambe.
-Adesso ho voglia di scoparti.
Non ci aveva girato molto intorno, il ragazzo.
Lo guardai inebetita. Lui fece un passo per arrivarmi addosso. Sentii la sua bocca sul mio collo e subito una mano ad agguantarmi il culo da dietro, e un’altra che si infilava sotto la vestaglia, cercando un seno.
-Smettila…Cristiano…smettila!
Non so come trovai la forza di ribellarmi, mi divincolai dalla sua morsa e gli diedi un ceffone.
-Devi lasciarmi stare!
Lo spinsi di lato e mi avviai quasi correndo verso camera mia. Raccolsi i primi vestiti che trovai e uscii di casa, incurante di Cristiano, della casa, di tutto. Con l’automobile percorsi dei chilometri a caso, fermandomi in un autogrill sperduto a bere un caffé. Chiesi anche una sigaretta a un camionista, anche se non fumavo da anni. Quello mi guardò come una in cerca di qualcosa di altro che una sigaretta. Il mio sguardo dovette farlo desistere. Dovevo apparire una furia.
Dentro di me si stavano scontrando delle forze potenti, nessuna delle quali prendeva il sopravvento.
Avrei dovuto chiamare le mie amiche. O tornare prima del previsto a lavoro. Sicuramente dovevo passare meno tempo possibile sola in casa con Cristiano. Poi, con il tempo, le cose sarebbero tornate normali. Così credevo…
Tornai a casa solo in tarda mattinata. L’ingresso e il salone erano immersi nella penombra, pensai che il giovane diavolo fosse anche lui uscito. Bene, pensai, avrei potuto recuperare i miei spazi, la mia casa. Proseguii verso la camera da letto, volevo spogliarmi e farmi un bel bagno caldo. Poi, rilassata, avrei deciso cosa fare nel pomeriggio. Magari un po’ di shopping con la mia amica Elena, sentire dei pettegolezzi, distrarmi. Ero indecisa se fosse stato intelligente raccontarle di quella storia con Cristiano. Elena era una tipa un po’ porcella, forse non era la amica adatta con cui confidarmi. Almeno di questa vicenda.
Immersa nei miei pensieri non mi accorsi di essere arrivata quasi davanti alla stanza di Cristiano. La porta era socchiusa, e dei gemiti provenivano dall’interno. Mi fermai. Sentivo delle voci.
Erano Cristiano e una ragazza. Mi sporsi un poco per spiare all’interno. I due stavano limonando duro e toccandosi ovunque. Erano ancora vestiti, anche se i gesti di Cristiano stavano velocemente facendo togliere tessuto alla ragazza.
Rimasi in quella posizione, dalla quale potevo scorgere l’intero letto senza essere vista. Dovevo andarmene, ma qualcosa mi tratteneva. La curiosità? La morbosità? Gelosia?
Certo che quei due avrebbero potuto chiudersi dentro! Forse avrei dovuto fermarli, urlarglielo.
Ma era troppo tardi. Cristiano era con la testa tra le gambe della ragazza, stava leccandole la figa, e quella gemeva godendosi la lingua del ragazzo. Erano due bei corpi, freschi, giovani. La ragazza aveva una seconda di seno. Mi soppesai le tette, orgogliosa della mia prorompenza. Ma cosa stavo facendo? Mi stavo paragonando a lei?
I due intanto continuavano le loro effusioni. Adesso Cristiano aveva sfoderato il suo cazzone, e la ragazza rimase a fissarlo incantata. Avevamo tutte la stessa reazione. Quell’idolo di carne ci catturava.
-Succhiamelo, dai.
Lei non si fece pregare.
Io mi stavo eccitando, dovevo ammetterlo. Mi doleva sembrare una guardona, ma la verità è che avrei voluto rimanere lì a guardarli ancora.
E così feci, quando i due iniziarono a scopare come bestie, sudando, urlando. Cristiano era un amante instancabile, fantasioso, duro, selvaggio. La ragazza godeva e godeva, diceva sconcezze e chiedeva cazzo. Lui la accontentava, le urlava parolacce e quella accettava tutto.
-Sei una puttanella, sei una puttanella, adesso ti scopo sempre.
-Fai quello che vuoi, Cristiano, fammi quello che vuoi.
-Ti faccio tornare dal cornutone piena della mia sborra.
Quindi quella ragazza era fidanzata? Doveva essere una fissa, quella di Cristiano, per le donne impegnate!
Pochi minuti dopo ebbe anche l’occasione per umiliare quella coppia. Infatti squillò il telefono di lei, e lui le disse di rispondere. Lei non voleva, ma un affondo di cazzo più forte la convinse.
Così mentre lei parlava al telefono con il suo fidanzato, Cristiano la fotteva. Lei mascherava i gemiti, ogni tanto si tappava la bocca per non urlare, ogni tanto copriva il microfono del telefono e soffiava fuori il fiato.
Erano crudeli, spietati, ma eccitanti. Mi stavo bagnando. Sotto quel martellamento avrei voluto esserci io. Avevo bisogno di scopare. Forse chiamare la mia amica Elena non sarebbe stata una cattiva idea, lei aveva sempre per le mani qualche bello stallone, con cui puntualmente faceva lunghi weekend di sesso. Forse avrei potuto chiedergliene qualcuno in prestito. O forse mi sarebbe bastato andare in camera a masturbarmi selvaggiamente.
La realtà mi richiamò a se in fretta.
Cristiano stava dicendo alla tizia che doveva sborrare.
-Dove la vuoi? Dove vuoi che vengo? La vuoi bere?
-Dove vuoi tu amore.
-Non chiamarmi amore, troia. Chiama quel cornuto del tuo fidanzato amore. Io ti chiavo e basta.
-Quello che vuoi, quello che vuoi tu.
-Ti meriti solo la sborra in faccia.
Mi venne una scintilla di perversione, così decisi di interromperli sul più bello. Corsi verso la porta e suonai il campanello ripetutamente.
Dopo qualche lungo secondo sentii chiedere chi è.
-Sono Valeria, ho dimenticato le chiavi.
Mi accolse Cristiano, evidentemente contrariato. Era in boxer, e maglietta. Forse si aspettava il postino, sicuramente non me.
-Ah, se tu. Come mai non ti sei portata le chiavi?
-Sono uscita di fretta. Scusami.
-Beh, la prossima volta ricordati.
-Stavi dormendo? Ti ho svegliato?
-No, stavo facendomi i cazzi miei.
Dal corridoio spuntò fuori la ragazza, vestita.
-Buongiorno.
-Ciao, scusate se vi ho disturbato. Stavate studiando? Vi ho interrotto? Volete che vi preparo qualcosa?
-No signora, ero passata solo a prendere delle dispense da Cristiano. Stavo andando via.
-Come vuoi cara.
Salutai i due con un sorriso beffardo e mi ritirai in camera. Era una vittoria sciocca, evidentemente, ma mi soddisfaceva. Quello che non mi soddisfaceva erano le mie mutande fradice. Mi distesi sul letto e una volta spogliata mi accinsi a toccarmi. Dovevo dare sfogo al mio corpo.
Rimasi in mutande e reggiseno. Stavo per sdraiarmi, quando sentii bussare alla porta.
-Si?
-Apri, cazzo!
Scostai la porta.
-Cosa vuoi?
-Che ti salta in mente?
-Che intendi dire?
-Sono sicuro che non hai dimenticato le chiavi.
-Non so cosa tu stia dicendo.
-Senti stronza, le chiavi le avevi eccome.
Cristiano teneva in mano la mia borsa. L’avevo lasciata in sala. Dentro c’erano le mie chiavi.
-E caso strano eri uscita senza giacca? Eppure non mi sembrava.
Nell’altra mano teneva la giacca.
-Tu ci hai visti, vero?
-Visti? Io?
-Brutta stronza, tu ci hai visto e hai voluto rompermi i coglioni, vero?
-Ti stai sbagliando. E stai sbagliando tono. Ti ho succhiato, questa notte, non ti basta? Mi hai obbligato a succhiarti, ti sei svuotato, cosa vuoi ancora? Non ti basta?
Gli occhi di Cristiano percorsero il mio corpo. Mi ero dimenticata di essere in intimo. Il suo sguardo mi fece indurire i capezzoli, che spingevano sul tessuto. Tra le gambe il bagnato aumentò.
-Tu sei solo una grande puttana. Tu hai voglia di essere scopata per bene, non è vero?
Non risposi. Continuavo a guardare alternativamente i suoi occhi e il suo cazzo.
Era una belva assatanata. E io la preda in procinto di essere sbranata. Ecco cosa stava per succedere.
Lui spalancò la porta.
-Non devi dirmi bugie, Valeria.
Fece cadere la borsa, e dall’altra mano la giacca. Guardavo i due oggetti sul pavimento. Poi con un gesto naturale e volgare si tolse la maglietta. E infine i boxer. Era nudo. Bello e muscoloso e virile. Il suo cazzo spingeva verso l’alto. Maestoso. La cappella rossa infuocata. Le vene gonfie che pompavano sangue.
-Valeria…
Non risposi ancora. Non c’era davvero più nulla da aggiungere.
Gli diedi le spalle, e lentamente mi avviai verso il letto. Sganciai il reggiseno, e sfilai le mutande. Adesso ero anche io nuda. Appoggiai le ginocchia sul letto, mettendomi a pecorina, con la figa e il culo rivolti verso di lui. Era un segno di resa, come quando gli animali accettano la sottomissione dell’animale dominante. Io accettavo la sua vittoria.
Rimasi ferma, il respiro aumentava. Potevo vedere le mie tette pendere e i capezzoli duri puntare verso il basso. Le mie gambe semi aperte, la mia figa umida e pronta. Aspettavo la monta.
Pochi secondi e sentii le sue mani posizionarsi sui miei fianchi. Toccarmi appena il culo e la schiena. Poco, non c’era tempo e voglia per carezze e preliminari. La mano rimase una, perché l’altra la immaginai impegnata a impugnare il cazzo, come un’arma. Sentii la sua presenza alle spalle, e la carne toccare la mia. Entrò lentamente, facendomi sentire ogni millimetro di quella strepitosa minchia. Fu come rinascere, una sensazione incredibile. Sembrava non finirgli mai, il cazzo. Arrivò in fondo al mio utero, sbattendovi. Spinse ancora, tendendo i miei tessuti. Infine sentii appoggiarsi il suo pube contro il culo. Era tutto dentro. Non dicevamo nulla. Io inarcai ancora di più la schiena, come una gatta accondiscendente. Lui allora riprese il movimento al contrario, svuotandomi sempre lentamente, e fu come morire, depredata dalla sua presenza dentro di me. Allungai il braccio per toccargli la coscia, la gamba, il culo. Riuscii a sfiorarlo, come a incitarlo a tornare in fondo. Lo fece, questa volta più violento. E iniziò ad aumentare ritmo, sempre più.
Godevo, dio mio se godevo. E venni urlando quando Cristiano mi si mise addosso, alla maniera dei cani, raggiungendo con le sue mani le mie mammelle gonfie. Mi scopò così, come un accoppiamento selvaggio, sentendomi godere e rabbrividire e non facendomi muovere da quella posizione. Non rallentò, dopo il mio orgasmo. Anzi, il suo cazzo parve gonfiarsi ulteriormente e capii che doveva svuotarsi. Quello che non aveva fatto con quella ragazzina lo otteneva con me.
-Devo sborrare…
Sembrava una domanda. Era una piccola concessione alla mia età. Stava chiedendomi dove farlo.
-Fai quello che vuoi.
Non mi importava nulla.
E lui mi venne dentro, nella maniera più feroce e selvaggia, nella maniera più dirompente, segnando il suo possesso sul mio corpo, perché venendomi dentro si liberava e liberava me. Anche io godetti ancora, lui mi morse sulla nuca, proprio come avrebbe fatto un cane, o un orso, con la sua femmina domata. Quello ero.

3 commenti

  1. Buona sera
    Racconto molto lungo ma nei minimi particolari! Mi sono eccitato tanto! Ma te scopi ancora il tuo figlistro?
    Mi farebbe piacere che mi contatti x e mail.. magicoantonio@yahoo.it
    Sono un ufficiale che lavora su navi da crociera. Magari ne avete già fatta qualcuna. Mi reputo una persona abbastanza seria e riservata con precedenza assoluta a educazione e rispetto reciproco. Mi piace la donna elegante che veste vedo non vedo. Donna insospettabile .. fine..
    In attesa di un tuo riscontro.
    Dimenticavo… Sono calabrese… Pv di vibo..
    Tony

  2. Una grande pagina di letteratura erotica.
    Un racconto appassionante come ne ho letti raramente e nessuno recentemente.
    Spero solo che tu voglia scrivere ancora.
    Andrea

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