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Racconti Erotici Etero

la modella

By 21 Ottobre 2006Dicembre 16th, 2019No Comments

Ma sarò davvero capace di farla? Di alzarmi la gonna e chiedere un prezzo, e vendermi a pezzi perché intera non voglio, e l’anima in fondo non è fatta di carne. Ma davvero sarò capace di farla? Come le tante sui bordi di strade, affollate di notte che sciamano in coda, e riscaldano al fuoco la merce migliore? Oddio come sono patetica, non so perché penso a quelle figure, in fin dei conti mica devo battere in strada, nessuno l’ha chiesto e nessuno lo vuole!

Sono qui che rispondo e cerco parole, dentro la mia stanza e fuori c’è neve, mio marito che legge a solo due passi, e Valentina che dorme dentro la culla. Fisso lo schermo e mi sento a disagio, leggo e rileggo la sua ultima offerta, devo solo decidere e rispondergli certa, con un sì od un no perchè il resto non conta. Lui mi offre un rimborso ed è così che lo chiama, perché delicato mai parlerebbe di soldi, mi rapisce e mi prende il suo modo di dire, per farmi sentire davvero a mio agio. Mi riscrive l’offerta ed io ne ho davvero bisogno, devo partire per Vienna per un servizio importante, è la svolta che cercavo da mesi e da anni, e non ho un euro per pagarmi il soggiorno. E come il destino che raramente m’aiuta, lui è spuntato tra le tante email che ricevo, dai miei fans inconcludenti sparsi nel mondo, che mi dicono bella e mi chiamano amore.

Faccio la modella e lui vuole conoscermi, mi dice che mai ne ha vista una più bella, perché lavora nel campo e se ne intende, e in nessun’altra mi giura ci ha fatto dei sogni. Perché ho un sito per farmi ammirare, un punto com dove espongo le foto, e lui mi ha scritto davvero estasiato, colpito da quella con la veletta e il capello. Per giorni mi ha condotta nel suo gioco di ruolo, e dopo parole fitte di corte, è spuntata l’offerta come un atto dovuto, che ora davvero non mi fa dormire la notte.

Ma sarò davvero capace di farla? Non l’ho mai fatta e lui sa che non sono un’esperta, che al massimo posso mettermi in posa, la gonna che s’alza la bretellina che cala, il seno che ammicca tra il vedo e non vedo. Che cambierebbe davvero? Mi spaventa l’idea, mi spaventa l’offerta! E’ davvero così tanto labile il confine? Un piccolo passo senza pensare, e trovarmi nel ruolo che non avevo previsto, da madre e modella che già cozzano insieme, a prostituta di classe perché è questo che vuole.

Mi ha trasportata leggera per vicoli e ponti, fino a convincermi in fondo che non c’è nulla di male, ad offrirmi ad un uomo che guarda e si sazia, e mi inquadra con gli occhi senza farmi una foto. E poi in crescendo dicendomi oltre, che lui non compra ed io non vendo, se tutto sommato non passa di mani, la merce che intatta rimane sul banco.

Mi ha scritto 500 come ultima offerta, semplice e netta in lettere e in cifre, ed io ho sentito un brivido intenso, perché per meno non m’avrebbe convinta. Mi ha detto 500 senza pensare, 500 per me come fossero rose, come un mazzo tempestato di rosso, che mi offre non appena scendo dal treno.

Lui è di Roma ed io di Milano, andrei apposta per fare il servizio, perché è la versione ufficiale e mio marito ci crede, e devo solo pensare dove lasciare mia figlia. Mi ha detto due ore perché non ci vuole più tempo, e quelle più lunghe le passo all’andata a pensare, al ritorno felice dondolata dal treno, a contare convinta che se voglio riesco.

Sono 500 e non sono uno scherzo, tutto il resto non conta non avrebbe alcun senso, lui dice che è un gioco trasgressivo e intrigante, che coinvolge soltanto le nostri parti infantili. Mi ripete che dopo sarà tutto come prima, ma lo so che lo dice per non farmi sentire una troia, sì proprio quelle di prima ai bordi di notte, che scaldano la merce come castagne per strada.

Mi ripeto che dopo sarò sempre modella, di nudo e glamour con in più l’occasione di Vienna, perché sono 500 come i baci che offro, a mio marito la sera senza avere ritorno! Mi ha detto che non vuole fare l’amore, che è solo il gusto di pagare una donna, che non batte la strada ma fa la modella, che non gira per alberghi ma si lascia pagare! Mi scrive che di donne ne ha prese a mandrie, ma quello che vuole non è una mucca di carne, ma una donna che a pezzi scopre ad arte, il seno le gambe il dietro che ama.

Alle volte mi sento scema davvero, perché ho questi dubbi che mi dilaniano dentro, in fin dei conti è come se stessi facendo un servizio, se davanti ci fosse un fotografo esperto. Non vuole altro ed io ci credo, perché è particolare e me lo dice ogni sera, perché non è col sesso che s’appaga un uomo, non è con la figa che mi sento più bella.

Mi vuole vestita con la veletta e il cappello, con un vestito a tubino che mi fascia i fianchi, ed un paio di calze con la riga che corre, un paio di tacchi alti e importanti. Mi vuole vestita tutta di nero, perché il rosso che vede sia sulle mie labbra, che spunta evidente dalla retina velata, e valga quel prezzo che lui mi ha offerto.

Mi porta in un posto a due passi dal centro, un tugurio a due stelle di nome Samantha, per rendere il gioco ancora più vero, perché quel posto è frequentato da quelle, sì proprio da quelle che scaldano merce, per la coda che aspetta e non raffreddare le voglie. M’ha detto due ore ma anche poi meno, perché dipende da quanto ci metto a spogliarmi, a fargli ammirare un pezzo e poi l’altro, il ricamo intrigante e la coscia più chiara, e lui che rimane disteso sul letto, che fuma e che pensa di farsi una donna, rimanendo distante a due metri dal sogno.

E già! Che sogno sarei se poi mi prendesse, perché mi vuole eterea volatile e sparsa, uno strascico lungo che rimanga per sempre, come un profumo che resta di fiore mai colto. Guardo mia figlia e mi guardo allo specchio, sto scrivendo l’email per dargli conferma, domani alle sette al terzo binario, vestita di nero senza valigia.

Domani alle sette, lui con un mazzo di rose, che mi guarda estasiato per la scelta che ha fatto, che lo guardo convinta e gli domando per dove, è previsto il servizio della signora di classe, vestita di nero col capello e veletta. Domani alle sette che scendo dal treno, e lui che m’aiuta per via dei tacchi, sottobraccio corriamo perché andiamo di fretta, perché ho solo due ore ed un treno m’aspetta.

Domani alle sette ed invio conferma.

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