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Il suo sesso si sgonfia con piccoli sobbalzi mentre, seduto contro la spalliera a gambe aperte e braccia abbandonate, ansima forte cercando di recuperare un ritmo di respirazione più normale. Vado ad accoccolarmi in mezzo a quelle gambe nervose, volgendogli le spalle e appoggiandole al suo torace. Mi chiude in un delicato intreccio di gambe e braccia, e comincia a baciarmi piano il collo.

“Memorabile -sussurra piano- un pompino memorabile… da vera prof…” Me la rido beata… sì, se lo ricorderà per un pezzo. E del resto anche io non lo dimenticherò tanto presto: il primo pompino completo… io, che fino a ieri sera manco sapevo che sapore avesse il sesso di un uomo…

Già, il sapore… rivoli di sperma (ma quanto ne aveva?) mi bagnano mento e gola… una goccia è andata a fermarsi contro l’ostacolo di un capezzolo, altre scivolano nel solco che separa i seni. Le raccolgo tra le dita e le assaggio con attenzione: un sapore dolciastro, un sottofondo leggermente acido, una consistenza densa e appiccicaticcia… si sta pure freddando…insomma, niente di speciale.

Ma ormai ho imparato che il piacere sta tutto nel tirarlo fuori dal suo nascondiglio, nel dettare i modi e i tempi di quella resa zampillante… e nella consapevolezza di saperlo fare con maestria. Mi abbandono contro di lui ridacchiando soddisfatta: “Bravo, sei andato bene… fatti un po’ di ricreazione, poi ricomincia la lezione… e se sei bravo te faccio un altro”

Non dura molto, la ricreazione, perché dopo un po’ le sue mani cominciano a cercare i miei seni, a scendere alla pancia, ad aprirsi un varco nel mio cespuglietto biondo. Ne ha di energie, il ragazzo Leonardo: ho fatto proprio bene a trovarmelo giovane, l’amante. Mica quel bavoso del collega dell’ingegnere, che due anni fa mi ha tormentato per mesi promettendomi chissà quali meraviglie. Me le immagino, le sue meraviglie… è anche più vecchio dell’ingegnere.

Ma ora basta: qualcosa laggiù, in fondo al nostro incastro, sta cominciando a premere contro il mio fondo schiena e io ho un’idea birichina che mi serpeggia in testa. Voglio vedere la professoressa Elisa all’opera, voglio godere di quello spettacolo che ieri sera, la prima volta che il ragazzo Leonardo è entrato in me, pareva incantarlo: la sottoscritta impegnata a cavalcare un uomo. E voglio un posto in prima fila… niente interferenze: lo specchio che copre una parete della palestrina e la panca fanno proprio al caso mio.

Suona la campanella, la ricreazione è finita: trascino la panca davanti allo specchio e gli ordino di sdraiarcisi sopra a pancia in su, i piedi uniti appoggiati a terra, verso lo specchio. Soggiogato dalla mia decisione ubbidisce: non sa cosa lo aspetta ma si fida, e il rinnovato turgore della sua erezione evidenzia tutta la sua aspettativa.

Volgendogli le spalle, mi metto a gambe larghe sopra di lui, afferro il suo sess… (e basta col linguaggio da educanda) il suo cazzo rigido e lo guido verso l’imboccatura del mio sess… (e basta col linguaggio da educanda) della mia fica già abbondantemente lubrificata all’idea di quello che sta per succedere.

Poi, lentamente ma con decisione, mi calo su di lui. Gli occhi fissi allo specchio, lo guardo sparire dentro di me. Lo ingoio fino in fondo, mi fermo un attimo per godere della sensazione di pienezza quasi intollerabile che mi regala, poi inizio a roteare lentamente i fianchi per sentire il suo contatto su ogni millimetro delle pareti vaginali, che riconoscono e accettano festanti quell’ingombrante presenza, e si attivano per massaggiarlo con delicatezza, mentre la mia pancia si accende di mille brividi di piacere.

Ecco, ora lo spettacolo può cominciare…

Autore Pubblicato il: 29 Aprile 2022Categorie: Racconti Erotici Etero, Sensazioni, Tradimento0 Commenti

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