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La professoressa ricattata discende nella lussuria parte 3

Giovanni uscì dalla macchina ed entrò nella casa della professoressa lasciando la povera e umiliata Sara in macchina con la camicetta aperta, ricoperta di appiccicoso gelato alla vaniglia dalle tette fino alla figa.

Giovanni le aveva ordinato di non macchiare la camicetta con il gelato. Anche se avrebbe voluto, non poteva coprirsi. Sara sapeva che se si fosse sbrigata sarebbe riuscita ad arrivare alla porta senza farsi da vedere da nessuno. Uscì rapidamente dalla macchina e con la gonna che a malapena le copriva il culo e la camicetta che si agitava fortemente corse verso la porta di casa.

Sara fece per aprire la maniglia ma per sua sfortuna era chiusa. Iniziò a suonare ripetutamente il campanello vicino alla porta. Ogni secondo sentiva il panico crescere mentre un venticello freddo le accarezzava le sue parti più intime.

“La prego Signor Giovanni mi lasci entrare”.

Giovanni la stava osservando da dietro il vetro sorridendo. Li piaceva guardare la povera professoressa dimenarsi e sentirla implorare di essere lasciata entrare in casa.

Aprì finalmente la porta dopo averla fatta implorare per almeno 5 minuti. Sara ebbe tuttavia diritto all’ennesima sorpresa quando, aperta finalmente la porta, vide Giovanni con il telefonino fuori che la prendeva in foto. “Dove sono gli acquisti professoressa? Li vada a prendere e entri dal retro. Si sbrighi.” Disse il ragazzo richiudendo la porta.

Sara non bestemmiava mai ma non poté far a meno di imprecare quando dovette tornare verso  la macchina. Era stata così fortunata che nessuno l’aveva ancora vista. Corse e raccolse velocemente i sacchetti con le compere e il lungo righello di legno preso a scuola. Appena chiuse il cofano sentì delle voci avvicinarsi sul marciapiedi. Sara corse verso il retro di casa sua.

La porta sul retro era aperta. Trovò subito Giovanni in cucina. “Giovanni non voglio nessuna foto”.

Un forte schiaffo sul viso. “Quante volte ti devo dire di rivolgerti a me come si deve. E non me ne frega un cazzo di quello che vuoi” rispose Giovanni. “Ora porta tutto di sopra e dopo ritrovami in bagno. Sbrigati”.

Sara salì rapidamente al piano di sopra, lasciò tutto sul suo letto e si diresse verso il bagno. Trovò Giovanni seduto vicino al lavabo. La doccia stava andando e il bagno era dolcemente caldo.

“Si spogli professoressa e si lavi rapidamente. Lasci la porta della doccia aperta”.

Sara si spogliò rapidamente dei due vestiti che le rimanevano. Entrò in doccia e inizio a lavarsi col sapone per pulirsi dal gelato appiccicoso che si era spalmata sul corpo.

“Si insaponi di più le tette professoressa”.

Sara arrossì mentre le sue mani si muovevano verso il suo seno e lo insaponavano maggiormente.

Foto.

“Ora professoressa si tolga il gelato dalla figa. Faccia attenzione a toglierselo tutto”.

Le mani di Sara si abbassarono. Inserì più volte le dita nella figa per assicurarsi di togliere tutto il gelato. Foto. Una scossa elettrica le attraversò il corpo quando le sue dita sfiorarono la sua figa. Si chiese cosa ci fosse di sbagliato in lei per eccitarsi in una tale situazione. Quando ebbe finito ritrasse rapidamente le mani.

Con un sorriso vittorioso Giovanni ordinò alla professoressa di spegnere la doccia e di uscire. “Si sieda sul bancone vicino al lavandino professoressa”.

“Apra le gambe il più possibile professoressa”.

Sara, scioccata, aprì leggermente le gambe.

“Professoressa, ho detto più che può, vuole che vada a prendere il righello di legno?”.

Sara divaricò le gambe al massimo.

“Stia in posa professoressa”. Foto.

Giovanni posizionò la sua sedia tra le gambe divaricate della donna e tirò fuori un rasoio e della schiuma da barba. Sara ebbe un brivido quando li vide.

“La prego signor Giovanni, non mi faccia questo” implorò Sara.

“Stia zitta professoressa” disse Giovanni mentre copriva la figa della donna con schiuma da barba.

Il suo tocco la fece sussultare, Sara non era mai stata toccata li sotto da altre dita che quelle grosse e sformi di suo marito. Giovanni aveva le dita schelettriche, lunghe, dita degne del miglior pianista.

Sara senti i suoi capezzoli indurirsi e un’ improvvisa quanto inaspettata sensazione di calore mentre Giovanni con precisione e attenzione passava il rasoio sulla sua foresta. Sopra e sotto, sopra e sotto, il ragazzo continuò a passare il rasoio fino a quando non ci fu neanche più l’ombra di un pelo. Giovanni prese un pò di acqua calda e pulì la schiuma da barba restante.

Giovanni arretrò. “Sorrida professoressa”. Foto. “Si Apra la fica professoressa”.

Sara sapeva di non avere scelta mentre si abbassava le mani per aprirsi le grandi labbra come ordinato dal suo insaziabile studente.

“Mi aspetto che la mantenga sempre così. E’ chiaro professoressa?”.

“Si, signor Giovanni”.

“Ora si sieda qui” disse Giovanni indicando una sedia.

“Non vorrai mica rasarmi i capelli?” disse la professoressa piangendo.

“Ovviamente no professoressa, solo un piccolo taglio. Uno dei miei tanti hobby è tagliare i capelli e non ho dubbi sul fatto che lei sarebbe molto più sexy con un taglio più corto”. Giovanni prese delle forbici e i capelli di Sara iniziarono a cadere per terra. Lei essendo opposta allo specchio, non aveva idea di cosa stesse facendo, solo che un sacco di suoi capelli stavano cadendo a terra.

Dopo circa un quarto d’ora di taglio  Giovanni ordinò a Sara di girarsi e di guardarsi allo specchio. Non si riconobbe nemmeno. Sembrava avere 10 anni di meno e con quella figa depilata era veramente sexy. Non credeva ai suoi occhi. Foto.

Giovanni porse a Sara il collare. “Se lo metta professoressa, d’ora in poi dovrà sempre portarlo con se. Se è da sola lo porterà indosso, se non è da sola lo porterà nella sua borsa nel caso io voglia che lei lo indossi”.

“Si, signor Giovanni” rispose la professoressa con il collare al collo. 

Giovanni attaccò il guinzaglio al collare di Sara. “Ora mi faccia vedere la casa”.

“Si signor Giovanni”, Sara fece per uscire dalla porta ma Giovanni la bloccò con forza.

“In ginocchio”.

Sara si mise in ginocchio. “Ora mi faccia vedere la sua casa a quattro zampe”.

La professoressa umiliata iniziò a muoversi a gattoni attraverso la porta attaccata ad un guinzaglio tenuto da un suo studente.

“Iniziamo dallo scantinato e poi andiamo fino all’ultimo piano professoressa”.

Sara scese lentamente e attentamente due rampe di scale a quattro zampe. Quando giunsero nello scantinato il freddo del pavimento fece tremare tutto il suo corpo nudo. Giovanni ordinò a Sara di tenersi in ginocchio mentre esaminava la stanza per possibili prossimi utilizzi.

“Professoressa sta tremando, non le piace questo freschetto?”.

“Sono molto sensibile al freddo signor Giovanni”.

“Lo vedo con piacere” disse Giovanni pizzicandole un capezzolo.

“Risaliamo di sopra professoressa”.

Giovanni si godé la vista della professoressa che saliva le scale a quattro zampe con le tette che le dondolavano e il culo nudo. “Ha proprio un bel culo professoressa”.

Sara avrebbe voluto essere invisibile, non era mai stata più imbarazzata in vita sua.

Sara mostrò a Giovanni tutte le stanze della casa, aspettandolo in ginocchio ogni volta che voleva osservare una stanza più in dettaglio. Lo aspettò particolarmente a lungo quando gli fece visitare la stanza di Lucia. Il ragazzo osservò con attenzione ogni dettaglio della stanza e in particolare i vestiti presenti nel guardaroba della ragazza.

“Ora mi porti in camera sua professoressa, voglio dare un’occhiata anche ai suoi di vestiti”.

Questo è il mio primo racconto, scrivetemi cosa ne pensate e come vorreste che la storia continuasse a mastersole95@yahoo.com. 

Ps: un pensiero per Alessandra, spero che questo racconto le abbia fatto rivivere le stesse sensazioni degli scorsi

A presto.

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