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L’ameno agriturismo

Non stavamo andando bene come coppia. Eppure volevamo provare lo stesso. Volevamo vedere se, ritirandoci per le vacanze in un posto sereno, potevamo recuperare il rapporto.
Tutto era iniziato, ovviamente, malissimo. Il giorno della partenza diluviava e, quando arrivammo in serata all’agriturismo che avevamo prenotato, oltre che continuare a piovere, stavamo già litigando come matti. Ma il dado era tratto e l’appartamento già pagato. Sistemammo le nostre cose e dopo aver mangiato con rabbia dei panini ci mettemmo a letto. Ognuno dal suo lato senza neanche augurarci la buonanotte. Le cose si mettevano male.

La mattina il cielo era terso, il sole alto e un canticchiare brioso di uccellini ci svegliò. Sembrava solo di aver vissuto un brutto incubo. L’umore di entrambi era migliorato. Scendemmo nel locale dove servivano la colazione e, così, facemmo conoscenza con i simpaticissimi proprietari dell’agriturismo. I tavoli erano occupati per lo più da famiglie con bambini (molte delle quali straniere) e qualche coppia con diversi anni più di noi. Eravamo gli ospiti più giovani. Poco male.
Il posto era incantevole, tenuto bene e molto curato. L’agriturismo era costituito da più annessi agricoli restaurati con con molta cura e allineati lungo un sentiero che conduceva alla piscina. Tutto intorno un’oliveta fantastica che faceva da quinta ad una corona di colline infinita.
Era davvero un bel posto.

Naturalmente l’umore di entrambi migliorò istantaneamente anche se….qualcosa doveva succedere per forza. Ed infatti appena rientrati in appartamento dopo la colazione, provai a stuzzicarla per…beh…ci siamo capiti…no?…e lei sembrava anche stranamente accondiscendente…ma le sollecitazioni…..(sorpresissima sorpresa!!!)…le stavano per venire !!! ‘ e con una settimana di anticipo !!!

E allora ditelo !!! Se qualcosa può andar male, lo farà. (Legge di Murphy).
Dovevamo stare lì una settimana, anche per recuperare il nostro rapporto tramite meravigliose scopate. Eravamo (io soprattutto) in debito verso il sesso. Eravamo in un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini. Neanche il cellulare prendeva. E proprio adesso le dovevano venire??? Con una settimana precisa di anticipo???…che culo…
Senza considerare che a lei, le mestruazioni, non è che le venissero….normali. Nooooo!!!….erano devastanti, tanto da obbligarla a stare a letto a dormire per ore.
Wow…che bella vacanzina mi si prospettava!!!

Ovviamente, conoscendola, non forzai la mano per ottenere qualche cosa. Sarebbe stato ancor peggio. Quindi, per recuperare almeno un po’ di serenità e calma, andai in bagno e mi feci una tristissima sega.

Naturalmente il giorno precedente alla venuta completa delle mestruazioni fu devastante per i miei nervi. Il suo umore era peggiore del mio. Ci accontentammo di fare sane letture, un salto giù in piscina (con lei ovviamente sotto l’ombrellone), una camminata nei boschi circostanti.
Insomma una sana vacanza da pensionati.

Ci presentammo per la cena in perfetto orario (alle 19.30…come i crucchi!!!). Lì notammo qualche famiglia in più rispetto alla mattina. Infatti gli ospiti tedeschi sfruttavano l’agriturismo come ‘campo base’ per escursioni nelle città d’arte vicine. Partivano la mattina e tornavano la sera.

Una delle famiglie tedesche che non avevamo visto a colazione era costituita da padre, madre e due ragazzotti intorno ai 10 anni. I maschi della famiglia erano mostruosi. Il padre era alto circa 1,60, pelosissimo, pelato, occhiali spessi, stazza da lottatore di sumo. I figli avevano la sicurezza che quel ‘bestio’ (come lo definì la mia ragazza, trovando uno spiraglio di umorismo) era di certo loro padre. Uguali. Brutti, bassi e tarchiati. Della madre davvero non avevano preso niente.
Infatti la donna risultava come un diamante appoggiato sulla merda.
Alta, bionda, grandi occhi azzurri, di lineamenti teutonici. E soprattutto con un seno che mi faceva girare la testa ogni volta che si muoveva. Per fortuna la mia ragazza non se ne accorse.
Tornando verso il nostro appartamento ritrovammo un po’ di voglia di ridere (che ben presto svanì) ironizzando sulla ‘Famiglia Besti’…’Il Bestio e i Bestiolini’…ah ah ah…che brutti che erano. Ed entrambi ci meravigliavamo di come il DNA della madre non fosse stato trasmesso neanche in minima parte alla prole.

Erano le 21.30. Lei ‘decise’ di essere stanca (non avevamo fatto niente tutto il giorno!!!) si sdraiò sul letto e appena letta una pagina di un libro…si addormentò. Grilli….stop. Io ero invece sveglissimo. Mi misi a leggere con scarsa voglia.

‘Spengi la luce…mi dà noia…’ – disse con voce sofferente in mezzo al sonno

Buio. Grilli. CHE PALLE !!!

Non avevo sonno. Mi ero riposato fin troppo quel giorno. La serata era caldissima. Sudavo. Mi stava entrando ansia nello stare lì sdraiato al buio…..Decisi di alzarmi e fare una passeggiata all’aria aperta. L’aria fresca della notte mi avrebbe fatto bene. Piano piano uscii dall’appartamento.

L’agriturismo sembrava immerso nel sonno. Non una voce, non un rumore. Solo il cane dei proprietari che, scodinzolando, mi venne incontro per una grattatina dietro le orecchie. Mi diressi lungo il sentiero che portava alla piscina. Passavo di fronte agli altri appartamenti dove ancora qualche luce tenue era accesa, le finestre e le porte erano aperte per il gran caldo. Gli ospiti si stavano preparando per andare a letto. Qualcuno leggeva sdraiato sul letto, le madri mettevano i bambini a letto, qualcuno parlottava piano piano. Dal buio del sentiero riuscivo a vedere l’interno degli appartamenti. Raramente mi trovavo in situazione di luce tale da essere visto.

Passai anche davanti all’appartamento della ‘Famiglia Besti’.
Il ‘Bestio’ stava coricato su un fianco e credo che se ne stesse dormendo alla grandissima.
Dalla porta del bagno sbucò la moglie con soltanto un paio di mutande addosso. Si stava spalmando una crema sul corpo. La visione di quella donna mi bloccò. Cazzo che fisico!!!…e che tette!!!…anzi più che tette…mammelle!!! Lo spettacolo offertomi era davvero eccitante. Si spalmava la crema con cura, sulle braccia, sul collo, sulle gambe e, quando arrivò a massaggiarsi il seno, il mio cazzo ebbe un sussulto. Non volevo fare la figura del guardone, mi sarei vergognato come un ladro. Ma ero immobilizzato e col fiato sospeso. Alzando la testa verso di me la donna, sforzando probabilmente la vista, piegò la testa due o tre volte, come per individuare chi fossi. Ebbi un sussulto che mi fece riprendere il moto pur senza staccare gli occhi da lei che, alzando una mano, mi salutò sorridendo. Mi vergognai, risposi indifferentemente al saluto alzando anche io la mano e, riprendendo la camminata, mi diressi verso la piscina.

Cercai di calmarmi. Avevo il pacco gonfio. Mi accesi una sigaretta e mi misi seduto sul praticello in discesa che circondava la piscina. Guardai le stelle e mi rilassai. Quando decisi di tornare verso il mio appartamento le luci di tutti gli appartamenti erano spente. Entrai silenziosamente e mi stesi accanto alla mia ragazza che dormiva profondamente. Il mio corpo era sveglissimo.

La mattina dopo ci fu l’arrivo ufficiale delle mestruazioni. Il pessimo umore non le diminuì affatto tanto che non scese neppure a fare colazione. Sedendomi al tavolo mi ritrovai proprio di fronte alla ‘Famiglia Besti’ e la signora, con uno sguardo ed un sorriso, mi salutò. Ricambiai con un po’ di imbarazzo. Feci colazione e, per cercare di essere più carino possibile con la mia ragazza, preparai un vassoietto con qualcosa da bere e da mangiare e glielo portai.

Non potevamo però certo stare tutto il giorno chiusi in appartamento. Le proposi di fare un salto in piscina. Non se la sentiva e l’umore le stava davvero andando alla deriva. Andai in piscina da solo. Poca gente. In uno degli angoli, sotto un ombrellone, era sistemata la ‘Famiglia Besti’. Il marito, in costume da bagno, faceva ancora più schifo che vestito. I figli poi….sembravano dei canotti gonfiati in mezzo alla piscina. La donna, invece, sfoggiando un costume intero a fantasia (un po’ pacchiano…ma si sa…i tedeschi non sono certo campioni di eleganza), metteva in risalto un sacco la sua fisicità. Come aveva fatto in situazioni precedenti, con molta educazione, mi salutò. Il marito non staccava gli occhi dal giornale di fronte a sé. Lei si stese sul lettino e, abbassandosi le spalline del costume, rischiò la fuoriuscita di quella massa di tette.
Io me ne stavo dall’altro lato della piscina a godermi il sole, ogni tanto un tuffo per rinfrescarmi. Nascosto dagli occhiali da sole non perdevo un solo movimento di quella valchiria che, sinceramente, mi stimolava davvero sesso estremo.

Le giornate passavano più o meno così, lente e noiose. La mia ragazza raramente partecipava alle scarse attività mondane dell’agriturismo e, solo ogni tanto, si concedeva una breve passeggiata. Dal canto mio provavo, per quanto possibile, ad assecondare i suoi bisogni pur non rinunciando ai miei. E così, la passeggiata notturna fino alla piscina con relativa fumata, divenne per me un momento importante. Tutte le sere passavo davanti alle finestre appena illuminate e già sapevo cosa avrei potuto vedere all’interno. Mamme con bambini piangenti, gente sdraiata a leggere. Ma soprattutto sapevo che avrei rivisto quelle tettone che per me, ormai, erano diventate l’obiettivo erotico della vacanza. Devo confessarvi che, vista l’astinenza forzata, in più di un’occasione mi ritrovai a sbattermi l’uccello pensando a quella donna. Ogni sera passavo davanti al loro appartamento, ed ogni sera, puntualmente, riuscivo a vederla seminuda, ora che leggeva distesa sul letto oppure impegnata a far cose. Ed ogni sera lei si accorgeva di me…e mi salutava indifferente alla sua nudità (ah…gli stranieri…quanto sono meno falsamente pudici rispetto a noi!!!). E così arrivò l’ultima sera. Sembrava il copione delle sere precedenti. La mia ragazza che subito dopo cena si addormentava, la richiesta di spegnere la luce, i grilli, la mia uscita silenziosa, il cane che ti viene incontro scodinzolando. Discesi il sentiero col mio solito passo ma con un’ansia diversa. Era l’ultima sera. Mi sembrava di fare un gioco un po’ da bambini. Un po’ me ne vergognavo. Ma quella vacanza di merda mi avrebbe concesso soltanto quel diversivo. E adesso mi approntavo ai saluti finali a quelle belle tette che tanto mi avevano consolato. Erano fugaci momenti, attimi. Ma mi bastavano a compensare la situazione di castità totale. E quei suoi saluti appena accennati, ogni volta che ci incontravamo, mi facevano sognare, immaginare, fantasticare di quelle tette.

Passai davanti agli altri appartamenti, fregandomene di cosa ci fosse al proprio interno. Mi stavo preparando all’ultima visione. Ma arrivato di fronte al suo appartamento, quasi incredulo, constatai che luci erano spente. Porta e finestre erano aperte…ma all’interno solo buio!!! Solo un potente russare (probabilmente del ‘Bestio’) fuoriusciva dall’interno. Rimasi un po’ fermo lì davanti come a provare a ‘bucare’ il buio con lo sguardo e, deluso, proseguii mestamente verso la piscina per la mia ultima sigaretta notturna. Da buon abitudinario, quale io sono, mi sedetti nello stesso posto del praticello in discesa. Accesi la sigaretta e mi sdraiai a contemplare le stelle. Pazienza, il gioco era finito.

Passi leggeri sulla ghiaia alle mie spalle. Il cane forse? Non mi voltai neanche immerso come ero nei miei pensieri fino a quando piedi nudi non si affacciarono alla mia vista. Alzai lo sguardo e, da quella posizione potei ammirare un panorama fantastico dalle caviglie fino alle mutande. Era lei, con in mano una bottiglia di vino bianco che, in piedi accanto a me, sorrideva. Aveva un cannotterione grigio topo talmente aperto sui fianchi e sul davanti, che era come se fosse nuda. Si sedette accanto a me e, bevendo direttamente a bottiglia, trangugiò una discreta quantità di vino.

‘Cold wine…..fantastic.’ – e porgendomi la bottiglia mi invitò a berne
‘Danke…’ – risposi goffamente in tedesco e la imitai.
‘Tutto buono…tutto belo Italia…’ – disse con accento tedesco
‘Si…’ – non sapevo che dire…e soprattutto come….in inglese forse?

Ci provai. Le chiesi qualcosa su quello che aveva visto in Italia, da quanto tempo erano qui…le solite amenità che si usano per rompere il ghiaccio. Senza ombra di vergogna la donna si era seduta accanto a me con la maglia che le lasciava scoperte le mutande e con le tette che, ad ogni movimento che faceva, rischiavano di uscire fuori dall’indumento.
Guardandomi come per scusarsi disse qualcosa in tedesco misto a qualche parola di italiano per farmi capire che di inglese non spiccicava una parola.

‘Parla poca Italiano…’ – disse goffamente
‘Beh…io non parlo per niente tedesco!!!’ – risposi come per dire che sarebbe stata dura capirci.
‘Bere vino….bere….buono vino italiano’ – e mi ripassò la bottiglia

Questo passare di mano la bottiglia era una cosa davvero da intimi amici. Bere a bottiglia…beh…lo feci…volevo dimostrarle che volevo entrare in intimità con lei.

‘Ah ah ah…tutta bella Italia…’ – esclamò nuovamente
‘Dove…siete…stati?…’ – domandai scandendo le parole come se mi rivolgessi ad un alieno…
Non capiva
‘Firenze…Siena…Roma?’ – riprovai
‘Ah…Ya Ya…Florenze…Ziena….tutto belo….belissimo…’ – rispose entusiasta tracannando un’altra gozzata di vino – ‘…tutto belo…buono manciare….beli uomini…bele donne…beli vestiti…’
‘Ah ah ah….’ – risi soddisfatto per gli apprezzamenti coloriti detti con quel tono e con quell’ingenuità genuina
‘Beh…anche Germania…belle donne…’ – provai a stuzzicare
‘No !!! Tonna tetesca…crassa…crosso culo….ah ah ah…come dire…culo?….ah ah ah…tonna italiana zempre…pene vestita…Ya?…pene vestita?…come dire?’
‘Elegante’
‘Ya…elecante’
Lasciai fare la pronuncia…..in questa conversazione in lingua mista mi sembrava già abbastanza che riuscissimo ad intenderci almeno un po’. Mi venne in mente che se il ‘Bestio’ si fosse svegliato e non l’avesse trovata nel letto forse…sarebbe potuto venire a cercarla. Osai chiedere notizie di suo marito.

‘Ma tuo marito…Your husband…Herr…come cazzo si dice?…’ – cercavo di farmi capire
‘Mein Mann? …’ – e con la mano fece il gesto della panciona che caratterizzava l’uomo
‘Si…Mann…non ti cerca?’ – dissi guardando un po’ preoccupato in direzione del loro appartamento
‘Ah ah ah…lui..mancia…torme….’ – disse imitando il russare dell’uomo – ‘…e tua….Freundin?…racazza…come dire?…’
‘Non si sente bene. Malata…capisci?
‘Si…capito….’

[silenzio]

‘Tu pello racazzo italiano…’ – disse quasi seriamente
‘E tu bella donna tedesca…’ – risposi cortesemente
‘Crazie…io….Ich bin alt …vecchia?…’ – disse schernendosi e mi disse con le dita gli anni che aveva
‘Ah ah ah…tu no vecchia…solo sei anni tra me e te…pochi….’ – cercai di compiacerla
‘Tu ciofane…belo racazzo italiano…’ – e mi dette una carezza sul volto
‘…e tu bella donna tedesca…’ – ricambiai la carezza

L’atmosfera era giusta, la bottiglia di vino ormai giaceva vuota sul prato accanto a noi. La baciai e lei rispose al bacio aprendo la bocca. Senza aspettare ulteriori sviluppi le mie mani corsero ad impossessarsi di quel seno che avevo sognato per giorni. Con una mano riuscivo a malapena a sostenerlo. Lei, come se avesse capito i miei desideri, fece volare via la leggera canottiera e le mammelle mi esplosero davanti agli occhi in tutta la loro superba forma. Altro che le tette e tettine che fino ad allora mi erano capitate per le mani. Quello era un seno. Anzi era IL SENO!!!…così come ce lo immaginiamo tutti quanti noi maschietti. Alto, morbido, tondo, abbondante….mi ci avventai sopra con un lattante affamato. Lei non aspetto alcuno sviluppo della mia manovra e con una facilità estrema si impossessò del mio uccello che già fuoriusciva durissimo dai pantaloncini.

Disse qualcosa in tedesco che, onestamente, non saprei ripetere. Ma vista la foga con cui mi toccava doveva essere una specie di esclamazione di sorpresa. Con tutta la sua fisicità, infatti, mi ribaltò a terra e con la testa corse verso il mio cazzo eretto. Pronunciò qualche altra frase…ma non era importante capire in quei momenti. Sentii solamente che la sua bocca aveva preso il controllo dell’asta eretta….La afferrai per i biondissimi capelli e cercai con il moto del bacino di scoparla in bocca in profondità. Lei assecondava in miei movimenti con mugoli strozzati (che bello quando le donne sono così disponibili!!!). Ad un tratto mi fermò. Capii che il posto in cui eravamo non era il massimo. Ci avrebbero potuto vedere…e così…seminudi come eravamo, ci spostammo dietro un alto cespuglio vicino alla piscina.

Lei, in un attimo, si sfilò le mutandine e si sdraiò sull’erba a pancia all’aria e con le mani cominciò ad allargarsi la figa. Si rivolgeva in tedesco nei miei confronti per farmi capire quello che voleva. Io ero rimasto in piedi davanti a lei col cazzo ritto fra le mani e mi godevo lo spettacolo di quella donna che mi desiderava. Pensavo che mi avrei avuto bisogno di due cazzi per affrontare sicuro quella donna: era davvero tanta !!! Mi lanciai senza pensarci troppo con la testa tra le sue possenti cosce e mi ritrovai di fronte ad una bellissima figa bionda (ma bionda davvero!!!). L’odore dell’erba umida e della sua figa mi fecero salire ancora di più la pressione erotica ed inginocchiatomi davanti a lei le piantai in un solo colpo tutto l’uccello dentro. Pensavo fosse più larga e invece dovetti rimanere ben fermo per diversi secondi per abituarmi a quella calda stretta. Le fui addosso e con foga davvero esagerata le morsi, ciucciai, leccai quelle tette che erano state il motivo della mia follia.

Lei gemeva in tedesco, il mio ritmo si era fatto costante con variazioni sul tema. Con una potenza inaspettata mi sollevò rovesciandomi sotto e alzandosi su di me mi iniziò a cavalcare. Le tette erano lontane da me ma lo spettacolo che mi offriva mi faceva dimenticare quasi che la stavo scopando. Alle sue tette ci stava pensando lei… stringendole…sollevandole e succhiandosi il grosso capezzolo….sarei morto volentieri in quella posizione. Pensai però che non volevo finire così. Sarebbe stato uno spreco. Occasioni del genere non si ripetono nella vita. Accelerai la sua venuta mettendomi a giocherellare con il suo clitoride gonfio. Quando venne crollò su di me quasi soffocandomi con quel seno. A quel punto la ribaltai io e mi ci piazzai sopra col cazzo ben infilato tra le sue tette.

La donna capì perfettamente quello che volevo e con le mani si sollevò i seni accomodando il mio uccello in una stretta mortale….Cominciai un lento strusciare su e giù…ed ogni volta che la cappella faceva capolino la sua bocca lubrificava ulteriormente favorendo lo scorrimento fantastico. L’esplosione di sborra fu molto gratificante per entrambi tanto che lei, ripulendosi con le dita della mano, non si vergognava a portarsi alla bocca quanto le avevo sparso su tette e viso.

Crollai a suo fianco, esausto e felice. Lei rideva. Sollevandosi col viso su di me e con la bocca ancora umida del mio piacere mi baciò profondamente facendomi sentire il mio sapore.

‘Buonanotte…belo racazzo italiano.’

Si infilò velocemente le mutande, raccolse la canottiera e, silenziosamente come era arrivata, se ne andò.

Quando, dopo poco, passai di fronte al suo appartamento, le luci erano spente e la porta chiusa.

Mi stesi accanto alla mia ragazza col terrore che si svegliasse e capisse o sentisse qualcosa. Russava, per fortuna.

La mattina, quando scendemmo per caricare la macchina con le valigie, la ‘Famiglia Besti’ era già partita. E con lei la mia Valchiria.

Per me e la mia ragazza fu l’ultimo viaggio in macchina. Non ci vedemmo più.

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