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melina e le sorelle

Melina e le sorelle
Melina, Fiamma e Ambra vivevano insieme in fattoria. Si occupavano delle bestie, del fieno, dell’orto in perfetta armonia. Io me ne innamorai immediatamente, quel caldo pomeriggio d’estate quando le sorpresi a lavarsi nel fiume. Erano bellissime le tre sorelle. La luce radente filtrava tra le robinie e illuminava i loro corpi morbidi. Tutte avevano fianchi generosi e capelli rossi, seni enormi, tondi e sodi. Ridevano schizzandosi d’ acqua e giocando come ragazzine tra loro. Le osservavo dalla riva, e ridevo della loro stessa gioia.
Il giorno seguente mi presentai alla fattoria, pensando di offrire aiuto vista la fienagione ormai prossima. Bussai alla porta di casa mentre un fantastico aroma di torta di mele mi inondava la bocca di saliva. Mi apri’ Melina, la piu’ anziana delle sorelle. Rimasi folgorato dai suoi occhi e a cascata da tutto il resto. Era lei che stava cuocendo in forno? Perché una donna cosi’ tonda e croccante, con occhi scuri come semi di mela , con capelli rossi come il bacio del sole tra le foglie io non l’avevo mai odorata. Mi sorrise maliziosa e vista la mia difficoltà di parola mi invito’ ad entrare. La grande stanza traboccava di torte di mele. Ovunque un aroma impagabile che mi sconvolgeva piu’ della vista della prosperosità di Melina. Mi mise davanti agli occhi una fetta di torta ripiena e finalmente dopo aver gustato il primo fragrante boccone di crema pasticciera e mele riuscii a parlare. Sorrise guardandomi a fondo. Mi fece sentire come un manzetto alla fiera del bestiame. Il lavoro e’ duro , ma se ti comporterai bene ti tratteremo come un membro della famiglia. Potrai dormire nella stanza dietro la stalla e mangerai con noi. Ti offriamo vitto, alloggio e a fine stagione se riusciremo a vendere quanto prodotto in fattoria, anche una piccola quota di ricavato. Ci stai? E come poter dire no davanti a quella donna, quelle tette , quel sorriso? Iniziai cosi’ a lavorare per Melina e le sorelle.
Ognuna di loro era addetta ad un settore della fattoria, che produceva in abbondanza quanto poi veniva trasformato dalle loro mani. Melina? la capofamiglia, la cuoca, la pasticciera di casa. Facevano la fila al mercato per le sue fragranti torte. Fiamma si occupava del bestiame, era la piu’ solitaria delle tre sorelle e passava buona parte della giornata con un libro in grembo a pascolare le caprette. Ambra, gia’ Ambra, la piu’ piccolina , un volto tenero e timido, che celava brace ardente.
Non nascondo che il desiderio delle tre sorelle mi distraeva parecchio durante le giornate di lavoro. I loro sguardi non aiutavano certo a mantenere la calma. Il mio corpo sudato e muscoloso era davanti ai loro occhi che non erano affatto intimiditi anzi! Solo Ambra non aveva il coraggio di guardarmi direttamente nascosta dietro al cappello di paglia .
La mattina presto Melina mi aspettava in cucina, e mentre facevo colazione mi assegnava i compiti della giornata. Impastava sul tavolo montagne di farina burro ed uova. La mia bocca si riempiva di latte e miele e i miei occhi delle sue abbondanze che uscivano dalla camiciola per la forza delle braccia. Vedere Melina impastare mi lo faceva rizzare all’istante. Le sue mani forti eppure cosi’ delicate nel raccogliere l’impasto e il seno quel seno prorompente e tondo. Si intravedeva il capezzolo curioso prendere aria tutte le volte che lei si chinava sul tavolo. Mi guardava, e sorrideva, con il naso imbrattato di farina. Una mattina mi chiese aiuto. Il burro poco ammorbidito rendeva l’impasto poco duttile. Lavati le mani e vieni qui. Ecco, impasta come mi vedi fare ogni mattina. Mi si avvicino’ alle spalle e mi mise il grembiule, poi con una rapida giravolta me la ritrovai davanti mentre mi rimboccava le maniche. Era piccola , tonda e burrosa. Un gran bel panetto di burro. Per un attimo appena percettibile mi avvicinai alle sue labbra e la baciai. Non si allontano’ , ma non cerco’ altro. Gli occhi neri indagarono appena nei miei e ridendo mi disse impasta, tutto e per bene. Si verso’ il caffe’ sistemandosi all’altro capo del tavolo pronta a godersi lo spettacolo. Capii che a farmelo rizzare non era il gesto dell’impasto, era proprio lei, Melina ! Non riuscivo a smettere di immaginare che sotto di me ci fosse il suo corpo da impastare, modellare, stringere. Si alzo’ e venne a controllare l’impasto. Si mise direttamente davanti a me, scivolandomi da sotto l’avambraccio. Pizzico’ un pezzo di frolla e lo assaggio’. Ottimo disse ma non fini’ la frase, le mie mani strinsero il seno e da dietro il ‘azzo stava freneticamente cercando di strusciarsi sul ‘ulo. Melina non disse nulla, adagiò il busto sul tavolo, si tenne al bordo e spinse alto il ‘ulo. Le rovesciai la veste sulle spalle ed ora in cucina l’odore della fig@ si confondeva con quello di burro. Allargo’ le cosce e mi bagnai il naso nel suo umore caldo. Presto due dita scivolarono in lei mentre eccitato continuavo a leccarla. Inizio’ ad ondeggiare con un lento movimento come l’incantatore davanti al serpente. In un attimo la riempii di me. Il ‘ulo tondo, lei abbandonata alle mie forze e a ogni spinta il tavolo sussultava e lei affondava con il seno in un mare di frolla . La ‘appella strusciava contro le pareti della fig@ , raccogliendo ogni goccia di crema per poi spalmarla nuovamente . Sbatterla sul tavolo di cucina, calda e aromatica. I glutei tondi e polposi che aspettavano soltanto di sentirmi dentro e fuori. Arrossarli di baci dati a cinque dita fu fantastico quasi come sentirla accarezzarsi fino alle contrazioni che mi catturarono il ‘azzo in una morsa . Ci lasciammo con l’impronta del seno nella frolla ormai morbida . Vai al lavoro mi disse, vai da Fiamma . Uscii stordito da quella cucina, ubriaco di lei e con la ‘appella rosso fuoco. Mi pulii le labbra impastate di baci e del suo odore per entrare in stalla. Fiamma era alle prese con la mungitura. Ero un ragazzo allora, e come il miei occhi la misero a fuoco ero gia’ duro come il marmo. Fiamma aveva legato gli scarmigliati ricci rossi in alto sulla nuca, usando paglia intrecciata. La nuca bianco latte la rendeva simile al liquido che spruzzava nel secchio. Il candore di quel punto nascosto del suo corpo mi diede la forza per avvicinarmi a lei. Era assorta, appoggiava la guancia al grosso ventre della giovenca e con naturalezza mungeva le grosse mammelle. Mi dava le spalle, ma le sue manine paffute davano il senso dell’armonia necessaria a spremere latte senza sforzo. Un istante basto’ a farmi immaginare lei che mungeva me con le stesse ditina paffute. Il lavoro le costava comunque un certo sforzo. Sulla nuca bianca era sfuggito al controllo un ricciolo che ora pendeva umido e scurito dal sudore. Mi inginocchiai alle sue spalle e senza far rumore soffiai sul suo collo. La pelle si increspo’ riempiendosi di freddo. La sentii sussultare appena mentre avidamente leccavo i ricciolino pieno di sapore. Perse l’equilibrio e si lascio’ cadere all’indietro , dove ero pronto a riceverla tra le mie braccia. L’arrendevolezza del corpo mi fece capire che era da molto che mi aspettava. La sollevai e ci gettammo tra la paglia. La tenni sopra di me, per poterle leccare il collo buono di sale e per poterle toccare ogni parte del corpo. Mi aiuto’ slacciando il corpetto e guidandomi verso il seno. Averla sopra di me, mi fece impazzire. Piegai le ginocchia per sollevarla e quasi le strappai di dosso la gonna. L’impazienza della mia giovane eta’ non permetteva molto alla mia mente. Avevo urgenza di sentirla dentro, di sentire se era bollente come sua sorella. La lascia sdraiata sopra di me. Piccolina e paffuta, il ‘ulo morbido faceva da cuscinetto sul mio ventre. Il monte di venere pieno di folto pelo riccio accolse le mie dita, che scesero verso la spaccatura tra le cosce. Si allargo’ immediatamente per farmi strada e un lieve gemito acquoso di piacere le usci’ dalla gola. Il ‘azzo svettava tra il pelo compatto . La alzai da me quel tanto per poterla penetrare. Era bollente, piu’ liquida di Melina, ma bollente come lei. La sostenni sui fianchi mentre il suo corpo scendeva rapidamente impalandosi. Io ero a bocca aperta per il piacere mentre sentivo tutto il suo corpo farmi strada, la sentivo dividersi per me, ricomporsi sul mio ‘azzo e poi diventare sempre piu’ sciolta e scivolosa. Usava solo i muscoli che le servivano per reggersi forte ad ogni mio ingresso , e tutto il resto del corpo era annullato da me e dai miei colpi. Fremente si adagio’ completamente su me e accarezzandola la feci godere.
Restammo immobili non so per quanto , poi lentamente ci girammo sul fianco e ci appisolammo. Un fruscio mi fece sobbalzare all’improvviso. Riconobbi il cappello di paglia di Ambra che con passi frettolosi lasciava la stalla.
La sera a cena non sapevo come comportarmi. Furono gli sguardi di intesa di Melina e Fiamma a farmi comprendere che il gioco era piaciuto a tutti e tre. Diciamo che il delizioso piedino di Melina mi fece capire molto altro ancora. L’unica che restava in silenzio sorridendo era Ambra. Non riuscivo a reggere il suo sguardo, consapevole che aveva visto me e la sorella fare l’amore nel pagliaio. Ambra, occhi nocciola con piccole pagliuzze dorate. Il padre di quelle femmine doveva aver amato moltissimo le donne per riuscire a sintetizzare la loro personalita’ in un nome. Ambra non parlava, e solo quella sera ne capii la ragione. Non poteva farlo. Ambra era muta. Capiva quanto le si diceva e a gesti riusciva a farsi intendere , ma non poteva parlare.
A me parlo’ perfettamente comprensibile quando inquadro’ il mio ‘azzo stanco nei suoi occhi ironici increspando le labbra.
Mi rifugiai con piacere nella mia stanza, domandandomi che sarebbe accaduto l’indomani a colazione. Il gallo mi sveglio’ all’alba. Il mio fisico aveva dormito sodo ed era pronto ad iniziare una nuova giornata, qualunque fosse la fatica del giorno. La cisterna piena d’acqua scaldata dal sole mi regalo’ il piacere di una doccia all’aperto. Fui io stavolta ad essere colto di sorpresa, quando aprendo gli occhi me la trovai nuda davanti . Ambra! Sussurrai con un filo di voce, che fai? . Lei sorrise e con l’indice della mano destra segui’ un rivolo di acqua che scendeva attraverso i peli del torace verso il ventre. Ambra! Ripetei, ma lei era come incantata da quel rivolo caldo che si perdeva sul mio corpo. Con il dito teso fermo’ l’acqua che prese a scorrere separandosi in due distinti rigagnoli . Alzo’ lo sguardo verso di me e continuando a fissarmi mi mise l’indice sul pube. L’acqua in quel punto si trasformava in palude perdendosi tra i peli per poi ricongiungersi alla radice del ‘azzo che si stava mostruosamente gonfiando davanti ai gesti di Ambra.
Tentati una fragile difesa gorgogliando il suo nome, ma in risposta ottenni due capezzoli appuntiti puntati sul mio ventre. Ambra era piccola, piccina e vogliosa. Mi domandai se avesse mai visto prima un uomo nudo . Ambra, fermati ti prego tentai nuovamente di fermarle la mano. Osservava l’unica parte di me liscia e dura. Si alzo’ sulle punte dei piedi per poterlo accostare al suo ventre. Piccola e vogliosa. La sollevai stringendole i glutei e la portai all’altezza della bocca. Volevo schiantarla di peso sul ‘azzo, ma ebbe una reazione cosi’ dolce al mio bacio che mi fece immaginare non avesse mai baciato nessuno.
La strinsi forte mentre le gambe mi cingevano e glielo chiesi. Annui’, ero il primo. Mi fermai impietrito, non desideravo affatto essere il primo. Non avevo mai preso una ragazza vergine, ma Ambra non mi diede tempo di reagire. Attaccata al mio collo prese lentamente a calarsi sopra di me. La guardavo stupito di tanta determinatezza. Ormai la ‘appella era completamente entrata e lei spostava lo sguardo sui nostri sessi parzialmente congiunti come a voler calibrare lo sforzo e il piacere misto al dolore che le si leggeva addosso. Mi lasciai scivolare sull’erba umida e la lasciai a cavalcioni del mio sesso. Stava facendo fatica a continuare eppure non volle che salissi sopra di lei. Presi ad accarezzarla piano con una mano il piccolo ‘litoride appuntito che usciva dalle sue labbra turgido e durissimo. Con la mano libera strizzavo i capezzoli e rimanevo in attesa di capire cosa avesse intenzione di fare. Sentii il peso del suo corpo farsi lieve e di colpo decise di calarsi su me. Ambra, la piccola con il fuoco dentro. Mi si getto’ sopra e presi a muovermi in lei prima docilmente, accarezzandola piano poi inizio’ lei stessa a guidare la danza e a inarcare la schiena sussultando per sentirmi meglio. Raggiunse l’orgasmo urlando con il corpo. Inizio’ a contrarre i muscoli e venni risucchiato dalla sua voglia . Le scosse le fecero strabuzzare gli occhi e smise di tremare dopo parecchio, cadendo stremata su me. Intorno a noi ronzavano gli insetti dell’estate e io capii che la mia vita stava per cambiare.
Mi innamorai di Ambra e del suo modo di fare l’amore. Non dissi nulla alle sorelle, che continuavo a far divertire. Ormai la mia giornata era senza tregua. Alla mattina colazione con Melina, dopo pranzo pennichella con Fiamma e la sera l’ardore di Ambra a riempirmi il cuore.
Non poteva continuare in questo modo, avrei finito per diventare il fantasma di me stesso. Decisi di affrontare la questione una sera, dopo cena. Dissi semplicemente la verita’, che tutte mi erano molto care e che stare con loro era appagante sotto tutti i punti di vista. Sapevo che tra loro non si nascondevano nulla, e non ebbi rimorsi nel dire che si doveva prendere una decisione. Risero alla mia richiesta di tregua. Parlo’ Melina per tutte e tre. Non vogliamo perderti, sei prezioso come aiuto e come compagno di letto, ma ci rendiamo conto che così invecchieresti prima del tempo. L’amore si puo’ regolare in armonia . Seguiremo il ritmo della natura. Ambra aspetta un figlio da te, e noi non vediamo l’ora di diventare zie. Lei sara’ la tua donna, la tua legittima sposa. Ma anche il creatore il settimo giorno si riposo’. Ambra alla domenica ti lascera’ a noi e si prendera’ il meritato riposo . Rimasi a bocca aperta .Nessuna gelosia, nessun rancore solo la gioia del sesso e del condividere quotidianamente anche quello come il cibo e il respiro.
Ora a lavarsi nel fiume sono sempre le tre sorelle, vedeste quanto son belle mentre scherzano tra di loro e inseguono i loro 5 figli con i capelli rossi.

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