Leggi qui tutti i racconti erotici di: Nebulus_Drake

Erano trascorsi due anni dalla nostra vacanza in Grecia (narrata nel racconto “Mia moglie Monica – Serata a Kos”) e dalla prima esperienza sessuale di Monica con un altro uomo da quando ci eravamo conosciuti. Nel frattempo non ne aveva avute altre.

Quella piacevole trasgressione ci aveva dato un sacco di materiale su cui parlare, fantasticare ed eccitarci nei momenti di intimità.

Dopo due anni da allora, quell’estate decidemmo di trascorrere le nostre vacanze in Corsica.

Prenotammo in un piccolo resort in stile provenzale situato un po’ distante dai più frequentati centri turistici. Questo ci garantiva sia la tranquillità che la possibilità, qualora ne avessimo avuta voglia, di raggiungere velocemente qualche locale sulla costa.

Invece di usare l’aereo, optammo di andarci con la nostra Jeep. Avremmo allungato il viaggio e dovuto prendere il traghetto, ma la Jeep ci avrebbe garantito non solo la totale autonomia negli spostamenti, ma anche la possibilità di visitare un po’ di spiaggette appartate, impossibili da raggiungere con auto normali, quindi praticamente deserte.

Mai scelta fu più azzeccata. Infatti, i primi giorni, giusto per curiosità, visitammo alcune delle più rinomate spiagge. Niente da dire, erano bellissime, ma anche affollatissime e quindi l’esatto opposto di ciò che stavamo cercando.

Consultammo qualche mappa e trovammo alcune mete più confacenti al nostro desiderio di intimità.

Trascorremmo giorni idilliaci in spiagge deserte. Solo qualche avventuriero con il fuoristrada ogni tanto arrivava, ma era molto raro. Avemmo così la possibilità di fare l’amore sulla sabbia o in mare in ogni momento lo desiderassimo.

Alla sera, dopo una doccia ristoratrice, uscivamo a cena in qualche ristorantino sulla costa e, al nostro rientro, bagno nella piscina del resort, quasi sempre deserta anch’essa.

Un giorno, mentre eravamo in una di quelle spiaggette appartate, avevo voglia di sesso, così iniziai a stuzzicare Monica. Inizialmente rispose positivamente ai miei approcci, ma poi mi disse: “Amore, perché non ci teniamo la voglia fino a questa sera? Così, quando torniamo dalla nostra cenetta, lo facciamo in piscina…”.

L’idea era intrigante.

Trascorremmo così la giornata in spiaggia tra tuffi, tintarella e un po’ di lettura.

Arrivò finalmente l’ora di rientrare al resort.

In camera facemmo la doccia; poi io, come il mio solito, mi misi a leggere mentre Monica si preparava.

Come di consueto, Monica curò maniacalmente la sua preparazione: dopo la doccia iniziò il suo rituale fatto di creme profumate, particolare cura dei suoi capelli biondi, smalto sulle unghie di mani e piedi e un po’ di trucco. Infine il vestiario. Aveva già tirato fuori dall’armadio il miniabito bianco, aderentissimo e cortissimo, ma era indecisa sull’intimo. Interruppe la mia lettura chiedendomi di scegliere tra un perizoma color carne, sottilissimo e piccolissimo, che sarebbe risultato completamente invisibile sotto il miniabito, oppure il tanga bianco in lycra, a vita alta, aderentissimo.

Se si fosse trattato di andare in un locale dalle parti di casa nostra, avrei sicuramente optato per il perizomino, invisibile sotto il vestito, più discreto e raffinato.

Ma per la nostra serata con intenti piccanti preferii che si mettesse il tanga bianco che era visibilissimo sotto il vestito. Ero parecchio infoiato, per cui volevo mettere in mostra il più possibile la mia splendida moglie e mi piaceva che avesse l’aspetto un po’ “da zoccola”. Confessai a Monica il motivo della mia scelta.

Intese perfettamente, fece il suo sguardo complice e mi disse: “Sei il solito porcello…”.

Uscimmo e dopo circa 20 minuti di auto arrivammo in paese. Lasciata la macchina ci incamminammo. Eravamo un po’ in anticipo rispetto all’orario della prenotazione del ristorante, per cui approfittammo per fare una passeggiata nelle vie del paese che a quell’ora erano un po’ affollate.

Facevo di tutto affinché Monica si trovasse a camminare sola davanti a me. Vedere il suo splendido corpo fasciato da quell’abitino aderentissimo con il tanga ben in vista, le sue lunghissime gambe affusolate, il suo culetto muscoloso, reso ancora più guizzante dall’effetto dei tacchi alti, mi stavano facendo girare la testa.

Per non parlare di quando vedevo gli sguardi degli altri uomini che se la mangiavano con gli occhi… Ero in totale visibilio.

Arrivammo al ristorante dove cenammo a lume di candela sulla terrazza prospicente al mare. I camerieri facevano a gara per venire al nostro tavolo per avere una visione più ravvicinata su Monica.

Al termine della cena pagai il conto, ci alzammo, attraversammo la sala e Monica aveva tutti gli sguardi su di sé. Come suo solito assunse l’aria non curante di essere al centro dell’attenzione di tutti, ma era consapevole della sua sconvolgente bellezza e dentro di sé era piena di orgoglio. Il proprietario del locale ci venne incontro, mi salutò molto calorosamente esprimendomi il suo auspicio di averci ancora come suoi clienti e a Monica fece pure un accenno di inchino e il baciamano.

Precedetti Monica e, quando fui fuori dal locale – e Monica ancora sulla porta, diedi un’occhiata al suo interno e notai che c’era ancora chi la stava guardando e il titolare del locale stette sulla soglia dell’ingresso ad osservarla fino a quando non ci fummo allontanati.

Io le sorridevo e stavo scoppiando dall’orgoglio dell’effetto che Monica aveva provocato, lei era raggiante e mi disse: “Ma veramente faccio questo effetto?”.

“Certamente amore, guarda che siamo nella realtà ed è tutto vero”.

“Pazzesco che ancora a 47 anni faccia questo effetto. Capisco quando avevo vent’anni, ma adesso…”.

Replicai: “Amore, ma quando ti dico che dimostri al massimo 30 o 35 anni mi devi credere, non lo dico per farti un complimento, ma ti dico la pura verità, punto e basta. È ora che te ne convinci.”

Arrivammo alla macchina e tornammo al nostro resort.

Mentre parcheggiavamo, con nostra sorpresa, e un po’ di disappunto, notammo che quella sera la piscina non era deserta come al solito, ma c’era un gruppo di sei o sette ragazzi e ragazze francesi di età tra i 25 e i 30 anni. Questo avrebbe potuto mandare a monte la nostra intenzione di fare l’amore in piscina.

“Che palle!” Disse Monica.

“Vediamo come evolve la situazione…” pensai io senza dire niente.

Mentre salivamo la decina di scalini che separavano il parcheggio dal giardino, Monica mi precedeva ed io avevo il suo splendido culo in primo piano, che ondeggiava ad ogni scalino e riuscivo anche a vedere la sua patatina fasciata dal tanga.

Terminati gli scalini, Monica si aggiustò il miniabito che nel frattempo era salito vertiginosamente.

I componenti del gruppo stavano ridendo e scherzando tra loro ma uno la vide e, a voce alta, disse in francese: “Regardez quelle beauté! (Guardate che bellezza!)”.

Monica, che parla perfettamente francese, comprese l’esclamazione, si voltò di scatto verso di me, non disse niente ma sprizzò scintille dagli occhi.

“Hai fatto colpo anche qui!” esclamai.

Ci avvicinammo al gruppo rimasto completamente ammutolito. Tutti i ragazzi non toglievano gli occhi da Monica; quella che doveva essere la fidanzata del tipo dell’esclamazione, probabilmente molto gelosa, gli dava delle spinte.

Monica sorrise e chiese, nel suo perfetto francese, se gli fosse dispiaciuto se ci fossimo accomodati anche noi in piscina.

Tra i ragazzi, dopo un attimo di totale sorpresa, e forse anche di imbarazzo nel rendersi conto che l’esclamazione del loro amico era stata sentita e compresa da Monica, scoppiò la gara a liberare due sdraio occupate solo dalle loro cose e uno di loro le chiese perfino dove preferisse che gliela posizionasse.

Eravamo in imbarazzo da tanta cortesia e disponibilità. “Tutto merito della bellezza aliena di Monica”, pensai.

Ci sistemammo sul lato opposto della piscina rispetto ai francesi. I ragazzi ripresero a conversare tra loro ma notavo che gli sguardi verso Monica, ancora in piedi, non si esaurivano.

“Amore, dici che do troppo scandalo se mi tolgo il vestito qui? O dici che è meglio che salga in camera?”.

Dato che io non perdevo occasione per esibire Monica, la mia risposta fu la più ovvia possibile: “Toglilo pure qui.”

“Ma rimango in mutandine?”

“Non preoccuparti, potrebbero essere un costume da bagno bianco…” Replicai.

Monica si convinse e iniziò a sfilarsi il miniabito.

Tra i ragazzi francesi si fece nuovamente silenzio. I maschi erano estasiati dalla visione che Monica, dandogli le spalle, gli offriva. Le ragazze del gruppo non furono così entusiaste a differenza dei loro compagni. Ma chissenefrega!

“Amore, ci facciamo il bagnetto?” Disse lei appena ebbe finito di togliersi vestito e sandaletti.

‘Andiamo pure, dammi solo il tempo di spogliarmi anche io”.

Monica, sempre della serie “non facciamoci notare troppo visto che fino ad ora siamo passati inosservati…”, si buttò in acqua con un fragoroso tuffo che nuovamente attirò gli sguardi di tutti i presenti.
Io, rimasto con i mie boxer blu, entrai in acqua più rilassatamente non volendo attirare nuove attenzioni.

Monica nuotò a stile libero la prima vasca in direzione dei francesi. Arrivata al bordo fece una piroetta per invertire la direzione e nuotare a dorso.

Trovandosi un po’ distante da me, non potei notarlo subito, ma agli altri ragazzi non sfuggì, che il tanga in lycra di Monica, una volta bagnato, era diventato completamente trasparente, praticamente invisibile, mettendo in piena mostra la sua patatina depilata tranne una sottile strisciolina.

Per due delle ragazze francesi la misura fu colma; iniziarono a discutere con i rispettivi fidanzati, accusandoli di non togliere gli occhi di dosso all’italiana, dicendogli che erano dei “cochons (maiali)” e via dicendo.
I loro fidanzati cercavano di giustificarsi, ma le due ragazze si alzarono e se ne andarono incazzate, seguite dai rispettivi compagni che goffamente continuavano nelle loro giustificazioni. Assistetti alla scenata di gelosia sorridendo e pensai, un po’ perfidamente: “Cari ragazzi, mi sa che stasera non trombate”.

Due ragazzi e una ragazza, forse di vedute più aperte, continuavano ad osservare Monica che nuotava e mi pareva di intuire apprezzamenti molto positivi ed educati per la bellezza di mia moglie.

Mentre Monica terminava la seconda vasca, io mi ero appoggiato all’angolo della piscina dalla nostra parte. Monica mi raggiunse, manifestò tutto il suo gradimento per la temperatura dell’acqua e iniziammo a sbaciucchiarci.

Iniziammo anche a tocacciarci un po’, molto discretamente per non essere visti dai rimasti a bordo vasca, perché entrambi avevamo veramente tanta voglia di fare sesso.

“Dici che poi se ne andranno?” Mi chiese.

“Spero che non decidano di passare la notte qui…”.

Continuammo tra effusioni e qualche nuotata per una quindicina di minuti.

Uno dei due ragazzi francesi e la ragazza salutarono il loro amico. Fecero un cenno di saluto anche nella nostra direzione, saluto che ricambiammo sorridendo.

Ora era rimasto l’ultimo componente del gruppo, probabilmente il single, dato che quelle che sino ad ora si erano allontanate erano tre coppie.

Il ragazzo era rimasto sulla sua sdraio e trafficava con il cellulare.

“Ma questo non se ne va? Ha deciso di rimanere a reggere il moccolo?”.

“E che ne so amore?” Le risposi. Poi aggiunsi: “Tu continua a nuotare, io vado a farci amicizia e sondo le sue intenzioni.”.

“Ok amore, ma torna presto che ho voglia.”

Uscii dalla piscina, presi l’asciugamano e mi diressi verso il ragazzo. Lo salutai con un cenno e gli chiesi se parlava inglese. Mi rispose che un po’ lo parlava. Ci presentammo e mi chiese se gradivo una birra. Accettai e prese una lattina da una borsa termica che teneva vicino alla sdraio.
Ci chiedemmo vicendevolmente di dove eravamo, che lavoro svolgevamo, da quanto eravamo in Corsica e via dicendo.

Monica continuava a nuotare come una sirena. Il ragazzo la guardava spesso e, dopo una delle sue guardate in direzione di mia moglie, mi chiese se era mia moglie o la mia fidanzata. E aggiunse: “Con tutto il rispetto, tua moglie è veramente di una bellezza straordinaria, complimenti.”.

Gli sorrisi pieno di orgoglio e alzai la lattina di birra augurandogli buona salute.

Poi mi chiese se avendo al proprio fianco una donna così non si prova gelosia.

Gli risposi che dipende dal livello di conoscenza di chi ti sta a fianco. Sicuramente non ci sono certezze scolpite nella pietra, ma la fiducia e il legame profondo sono imprescindibili in un rapporto sereno.

Poi, un po’ più audace mi disse: “Deve essere veramente straordinario fare l’amore con una tale bellezza…”.

“E sì, sono veramente un uomo felice ed appagato. È bravissima a fare l’amore, abbiamo una assoluta complicità e ogni tanto posso permettermi di chiederle qualche trasgressione”.

“Cosa intendi per ‘qualche trasgressione’? Intendi che non le importa se vai con qualche altra donna?”

Gli risposi: “Ma che, sei pazzo? Ti pare che con una donna così abbia necessità di andare con altre? No, la cosa è un po’ diversa…”

“E cioè?” Mi chiese molto curioso.

“Aspetta qui qualche minuto e vediamo se questa sera la fortuna ti sorriderà”.

Mi alzai e mi diressi verso la piscina. Il ragazzo mi seguiva con lo sguardo e con un punto interrogativo stampato in faccia.

Entrai in acqua, Monica mi si avvicinò e mi chiese: “Cosa vi siete detti? Ha intenzione di andarsene?”

Le risposi con questa domanda: “Avresti voglia di qualcosa di più piccante del solito?”

“E cioè? Vorresti forse che lo facessimo con lui come spettatore? Per me potrebbe anche andare…” Mi disse, e la sentii eccitarsi.

“Avrei un’idea che mi intriga ancora di più…”.

“Dimmi…”.

“Avrei in mente una sorta di competizione tra me e il tipo….”.

Monica mi guardava sempre più interrogativa.

Ripresi: “La competizione potrebbe svolgersi così: io e il ragazzo ci accomodiamo sulla scalinata della piscina, e tu ci seghi contemporaneamente e vediamo chi riesci a far venire prima. Vince chi resiste di più senza sborrare. Il vincitore fa l’amore con te, sempre sulla scalinata della piscina. Il perdente deve assistere alla scopata fino alla fine.”

Monica mi guarda cercando con tutte le sue forze di trattenere la risata. Lo sguardo era scintillante e capii che aveva gradito la proposta.

Dopo quello che era successo a Kos, non avevo bisogno di darle tutte le rassicurazioni che le diedi all’epoca. Ormai viaggiavamo ad un altro livello di complicità.

“Mi pare che il tuo sia un sì…”, azzardai.

“Va bene amore, però sei una bella lenza: che tu vinca o che tu perda, a te andrà sempre bene…”.

“Ti pare che io sia il tipo da escogitare qualcosa che gli possa andare male? Poi anche a te, in ogni caso, andrà bene. Pensa che in ogni caso uscirai da questa piscina avendo fatto l’amore…”.

Al che uscii dall’acqua e tornai dal ragazzo che era restato ad osservare le nostre confabulazioni.

Gli dissi: “Stasera sarai fortunato o molto fortunato, dipende solo da te!”.

Continuava a guardarmi con sguardo più che interrogativo, così gli spiegai come sarebbero andate le cose.

Il tipo rimase incredulo ma dalla piega della sua bocca capii che era entusiasta.

Lo invitai ad alzarsi e ci dirigemmo verso il “luogo del supplizio”.

Monica continuava a nuotare con aria indifferente ma guardando quando avremmo raggiunto le nostre posizioni.

Mi abbassai i boxer e il ragazzo mi seguì facendo lo stesso. Dato che mi sarebbe piaciuto vedere mia moglie scopare con il ragazzo, avrei dovuto perdere la sfida e, dato che non avevo idea della resistenza all’eiaculazione del mio concorrente, presi l’accorgimento di sedermi alla sua sinistra, in modo che Monica, standoci di fronte, mi avrebbe segato con la sua mano destra, quella più abile e implacabile.

Mentre ce ne stavamo lì seduti con i nostri piselli in aria, entrambi già belli duri, Monica nuotò ancora per un minuto o due davanti a noi perché, conoscendola, era lei che voleva decidere il momento.

Finalmente Monica fece un ampia virata e nuotò verso di noi.

Si fermò a circa un metro di distanza, emerse dall’acqua che in quel punto era profonda solo una quarantina di centimetri, mostrandosi in tutto il suo splendore di femmina.

I nostri piselli ebbero un sussulto. Lei ci sorrise e, con molta grazia, fece un paio di passi e si inginocchiò in mezzo a noi.

Ci guardò nuovamente sorridendoci, tenendo le mani appoggiate sulle sue cosce.

Per me, e immagino anche per il ragazzo, furono istanti interminabili.

Bruciavo dal desiderio di sentire la mano di Monica impugnare il mio pisello.

Colsi l’istante nel quale le mani di mia moglie si staccarono dalle sue cosce. Il cuore mi batteva a mille: tra un nanosecondo io e il ragazzo avremmo sentito la sua mano.

E così fu. Monica impugnò i nostri membri all’unisono, si assicurò che le sue dita fossero per entrambi alla stessa altezza e iniziò lentamente a segarci.

Mio dio quanto era bella in quella posa, spudorata ma regale al tempo stesso. Proseguiva a masturbarci lentamente e con un sorriso smagliante ma beffardo. Come non poteva non pensare di averci in pugno?

Gradatamente aumentò il ritmo e iniziò ad applicare un po’ delle sue tecniche masturbatorie, che ben conoscevo e che sempre mi erano state fatali.

Sempre facendo la massima attenzione a non fare disparità, prima iniziò ad alternare movimenti più profondi ad altri più superficiali concentrati sulla cappella, poi continuò con il movimento rotatorio stile “manetta della moto”.

Ogni tanto mi voltavo a guardare il viso del ragazzo. Durante i primi minuti di quella fantastica sega, il suo viso era in estasi e rilassato. Dopo qualche altro minuto il suo viso era decisamente più teso e concentrato. “Ahia, mi sa che la sua resistenza è messa a dura prova”, pensai.

Potevo capirlo che era partito con molti elementi a suo sfavore: probabilmente, essendo single, era un po’ che una femmina non lo faceva godere, mentre Monica ed io il giorno prima in spiaggia, come tutti i giorni dal nostro arrivo, ci eravamo fatti delle scopate memorabili; infine, non era abituato, a differenza mia, a fare sesso con una Dea della bellezza.

Il ritmo delle segate di mia moglie era notevolmente aumentato. Intuendo la poca resistenza residua del ragazzo mi sforzavo e concentravo cercando di sborrare prima di lui.

Macché, il tipo aveva deciso di arrendersi. Lo capii quando fece un gesto che gli sarebbe stato fatale. Consapevole che quelli sarebbero stati i suoi ultimi istanti di resistenza, non perse l’occasione di fare una cosa che non avevo previsto e quindi non avevo esplicitamente proibito, anche perché comunque avrebbe sfavorito chi l’avesse compiuto, in quanto avrebbe inesorabilmente aumentato l’eccitazione e, di conseguenza, abbreviato la resistenza all’eiaculazione. E cioè: toccare Monica durante la competizione.

Il ragazzo aveva allungato una mano insinuandola tra le cosce socchiuse di mia moglie, arrivando a toccarle la patatina ancora inguainata nel tanga.

Monica, invece di opporsi, consapevole che la cosa mi avrebbe fatto vincere la tenzone, favorì la mossa scorretta del ragazzo allargando maggiormente le gambe in modo che lui potesse meglio assaporare il tocco della sua morbida albicocca attraverso quel tessuto così liscio
.
Né io, né Monica ci sbagliammo a valutare le conseguenze. Il ragazzo iniziò ad emettere dei rantoli che preannunciavano la sua imminente esplosione. Monica, con un’aria trionfante, accelerò la sega solo sul pisello del ragazzo che in pochi istanti emise una prima potente schizzata verso il cielo, al che decise di rendergli l’onore delle armi: lasciò la presa dal mio pisello e, con la mano sinistra, che prima impugnava il pisello del francese, gli strinse le palle e con la destra continuò a segarlo a velocità incredibile, provocandogli un orgasmo sconvolgente e numerose altre schizzate di denso sperma che caddero parte in acqua e in parte sulle mani e sulle braccia di mia moglie.

Quando fu certa che il ragazzo avesse goduto completamente, si staccò da lui, si girò e andò a immergersi nuovamente ripulendosi dello sperma che aveva ricevuto.

Da parte mia, assistere alla sborrata del ragazzo e a Monica in piena azione nel soddisfarlo, mi aveva provocato un tremendo sussulto di eccitazione che e a malapena riuscii a trattenere l’orgasmo anche se il mio pisello non era più toccato da Monica.

Lei nuotò a rana verso il centro della piscina. Io ero ancora sdraiato con il pisello, duro come un pilastro, puntato verso la luna che stava sopra la mia testa. Mi voltai verso il ragazzo che, ripresosi dall’orgasmo, si era portato nell’angolo della piscina ad un paio di metri da me.

“Now my prize – adesso il mio premio” gli dissi.

“Yes, a great prize” rispose.

Monica stava tornando verso di noi; giunta al bordo immerso del bagnasciuga, raccolse le gambe sotto di se per appoggiare i piedi sul bordo stesso. Approfittò di quella posizione per sfilarsi il tanga, quindi distese le gambe e si erse in piedi.

Era a circa tre metri da me, teneva le mutandine nella mano sinistra. Iniziò a venirmi incontro camminando lentamente. Non sorrideva anzi, aveva un’espressione un po’ seria e continuava a guardarmi dritto negli occhi, quasi a volermi ipnotizzare.
Ad un metro da me, allargò il braccio sinistro lasciando andare le mutandine che finirono in grembo al ragazzo che si affrettò a recuperarle portandosele al viso, immagino nella speranza di poter percepire il profumo di mia moglie.

Monica era ora in piedi sopra di me con le caviglie attaccate alle mie anche. Da li sotto vedevo la sua patatina in primo piano e lei mi sembrava alta tre metri.

Continuava a non sorridere e a fissarmi intensamente. Portò le mani sui suoi fianchi e rimase così, in atteggiamento di dominazione per qualche secondo, per farmi capire che: “Il premio lo hai vinto tu, ma decido IO quando e come consegnartelo!”.

Poi iniziò a chinarsi continuando a tenere le mani sui fianchi. Man mano che scendeva divaricava le gambe sempre di più.

Scese lenta ma sicura fino a quando la punta del mio pisello centrò in pieno il suo fiore. Arrestò per un attimo la sua discesa e chiuse gli occhi. La sua bocca assunse la forma di una piccola “o”.

Riprese a scendere lungo la mia asta inspirando per tutta la discesa. Arrivata ad essere impalata completamente sul mio pisello, continuando ad appoggiarsi solamente sulle dita dei suoi piedi, rimase immobile così ancora un paio di secondi, poi aprì lentamente gli occhi e, mentre emetteva in lungo respiro, si aprì in uno smagliante sorriso.

Ora i suoi occhi sprizzavano scintille e continuava a non distogliere il suo sguardo dal mio.

Si voltò raggiante verso il ragazzo; mi voltai anche io e lo vidi pietrificato alla visione dell’atterraggio della extraterrestre.

Lo sguardo di mia moglie tornò sul mio e iniziò a muoversi lentamente su e giù lungo la mia asta.

Alle sue spalle il cielo era nero con una magnifica stellata. Monica era la Regina delle Amazzoni che mi cavalcava vestita unicamente con il suo mantello punteggiato di stelle.

Continuò per un po’ al trotto lento, poi appoggiò le ginocchia al pavimento e continuò la sua cavalcata al trotto veloce.

Proseguì per circa due minuti, quindi si abbassò verso di me fino a quando il suo corpo non aderì al mio e appoggiando la sua guancia alla mia. In quel momento le nostre menti si fusero. Eravamo un solo corpo e una sola anima.

Passò un tempo indefinito e poi esplodemmo nel nostro orgasmo in perfetta sincronia.

Mi diede ancora qualche pompata, ma poi fu sopraffatta da spasmi e contrazioni devastanti e si abbandonò completamente sopra di me.

Le diedi un po’ di tempo per recuperare le sue forze senza muovermi, ma mi voltai ancora a guardare il ragazzo che era a bocca aperta paralizzato.

“Adesso sai come fanno l’amore gli dei dell’Olimpo”, pensai con molta superbia.

Monica finalmente si riprese, mi baciò sorridente, si alzò e tornò in acqua per scaricare l’enorme quantità di sperma con la quale l’avevo riempita.

Mi rivolsi al ragazzo chiedendogli, in inglese: “Non è incredibile?”.

“Yes, she is incredible!” Rispose. Si alzò completamente inebetito e si allontanò barcollante con le mutandine di Monica in una mano.

“Hei, le mutandine…” Gli gridai.

Niente da fare, sembrava ubriaco, non capiva più un cazzo. Lo sentii dire ancora una volta: “Incredible…”

Monica era tornata a riva, lo vide anche lei allontanarsi e mi chiese: “Ma le mie mutandine?”

“Se le è fregate” risposi.

“Eh no!” Esclamò lei. Partì di scattò, attraversò di corsa, ancora completamente nuda, il giardino, lo raggiunse e gli strappò di mano le sue mutandine. Il ragazzo non fece una piega e, dopo pochi passi entrò in albergo.

Monica tornò da me facendole roteare in aria. “Le mie mutandine!” Sottolineò.

Recuperammo le nostre cose e, senza rivestirci, attraversammo il giardino, la hall del resort ed entrammo in camera nostra dove ci buttammo sul letto addormentandoci quasi all’istante.

Il mattino seguente ci alzammo non troppo tardi per non perdere la colazione.

Scendemmo al piano principale e, quando fummo per varcare l’ingresso della sala delle colazioni, ci fermammo per lasciare uscire la comitiva dei ragazzi francesi che, in fila indiana, procedeva in questo ordine: una delle due ragazze gelose precedeva il suo ragazzo che camminava ad occhi bassi.

Lei ci superò senza degnarci di uno sguardo, voltandosi solo per assicurarsi che il compagno non guardasse Monica.

Dopo di loro l’altra coppia con la lei gelosa, che lanciò a Monica un’occhiata che avrebbe voluto essere fulminante, prontamente parata dal sorriso sereno di Monica, quindi ci passò a fianco il di lei compagno che non osò guardare mia moglie ma guardò me come per dire “tu sei un grande e io una cacca”.

Due o tre passi dietro a loro arrivò la coppia alla quale eravamo simpatici. Lei, molto carina, ci salutò allegramente, sorrise a Monica e guardò me flirtando con gli occhi. Il fidanzato salutò Monica e a me strinse la mano.

Infine, il nostro “amichetto di una notte” che, un po’ più in ritardo, uscì dalla sala mandando uno sguardo di complicità a Monica e salutando me strizzandomi l’occhio in segno di intesa.

Ci sedemmo al nostro tavolo e Monica mi chiese: “Secondo te, il tipo avrà raccontato agli altri cosa é successo?”.

“Non saprei, amore. Io spero di sì!”. Io davo le spalle alla vetrata che divideva la sala dalla zona della piscina. Ad un tratto vidi Monica che si spostò da un lato guardando verso la piscina ed esclamò con grande sorpresa: “Ma pensa te! Ma guarda anche tu la fuori!”. Mi voltai di scatto e vidi il nostro amico che stava mostrando con dovizia e gesti, ai suoi amici, il luogo dove noi tre avevamo fatto sesso poche ore prima!

Monica ed io ci lanciammo un’occhiata fulminea e scoppiammo in una fragorosa risata che sorprese e spaventò il cameriere che stava servendoci la colazione.

“Adesso siamo certi che gli ha raccontato tutto!” Esclamò Monica. Io risi ancora.

Ci riprendemmo dalla nostra ilarità e finalmente ci accorgemmo che al centro del nostro tavolo c’era una rosa bianca con sotto in biglietto di cartoncino. Monica lo prese, lo aprì e vi lesse, scritto in francese: “Bellissima e gentilissima Signora, credo proprio di essermi innamorato di Lei. Con grande rispetto e profonda gratitudine, il Suo per sempre devotissimo, Thomas”.

Lui non lo rivedemmo più, ma il biglietto lo conserviamo ancora adesso.

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Autore Pubblicato il: 25 Novembre 2021Categorie: Racconti Cuckold, Racconti Erotici Etero2 Comments

2 Comments

  1. max.ge 27 Novembre 2021 at 23:42

    Ciao, ho appena finito di leggere questo tuo ultimo racconto e devo dire che mi è piaciuto molto, come anche tutti gli altri. Io faccio parte di una casa editrice che pubblica soprattutto e-books del genere dei racconti scritti da te e ti voglio chiedere se ti consiglio con noi. Se ti interessasse quanto ti propongo rispondimi a max16146@libero.it e verrai contattata per ricevere maggiori informazioni. Un saluto da Max

  2. max.ge 27 Novembre 2021 at 23:51

    Ti rimando il mio commento perchè il precedente è stato pubblicato con un testo modificato. Quello esatto è questo (almeno spero!): Ciao, ho appena finito di leggere questo tuo ultimo racconto e devo dire che mi è piaciuto molto, come anche tutti gli altri. Io faccio parte di una casa editrice che pubblica soprattutto e-books del genere dei racconti scritti da te e ti voglio chiedere se ti piacerebbe collaborare con noi. Se ti interessasse quanto ti propongo rispondimi a max16146@libero.it e verrai contattato per ricevere maggiori informazioni. Un saluto da Max

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