Leggi qui tutti i racconti erotici di: Nebulus_Drake

“Amore, sei sicuro di volere che faccia una maialata del genere?” chiesi a mio marito, con la voce rotta dal piacere, mentre lo cavalcavo con sempre maggior foga, ormai molto vicina all’orgasmo.
Quella situazione, assieme a quanto era successo le due notti precedenti, era riuscita a farmi accantonare, almeno momentaneamente, i miei propositi di non concedermi più ad altri uomini, anche se fosse stato lui stesso a chiedermelo.

La nostra vacanza in montagna non era iniziata sotto i migliori auspici.
Arrivati all’hotel, dove soggiorniamo abitualmente, fummo informati che, per un disguido nelle prenotazioni, la nostra camera non sarebbe stata disponibile prima del pomeriggio di domenica.
Essendo assidui clienti di quell’albergo, il titolare si prodigò per cercarci una sistemazione in atre strutture della zona, ma c’era il tutto esaurito.
Le uniche due alternative che ci rimasero erano: o rientrare a casa, oppure soggiornare, per tre notti, in un rifugio alpino, a 2450 metri di quota.
Visto che mio marito ed io amiamo profondamente la montagna e siamo persone versatili, reputammo che fosse un’ottima occasione di novità nelle nostre vacanze montane.
Contattato telefonicamente, il gestore del rifugio ci spiegò che, per arrivare, sarebbero state necessarie quattro ore a piedi, lungo un sentiero, oppure un’ora e mezza in fuoristrada, su una pista piuttosto dissestata, con tratti ripidi e alcuni molto esposti.
Avendo un sacco di bagagli, il nostro gatto al seguito e una Jeep Wrangler ben attrezzata, optammo per l’unica possibilità che ci parve più facilmente praticabile.
Arrivammo dopo più di tre ore, a causa della fitta nebbia e di un violento nubifragio che si abbatté improvvisamente sulla zona, che rese ancora più impegnativa la guida su quella strada così malconcia e pericolosa.
In tali condizioni, al rifugio fummo accolti quasi come dei pionieri.
Il luogo era comunque molto accogliente, con un grande soggiorno con camino e una bella sala da pranzo con il bar.
Il gestore ci avvisò che la corrente elettrica era prodotta da un generatore a benzina che veniva spento alle ventidue; così, non c’era la televisione e, la notte, si doveva circolare con le torce. Inoltre, come già avevamo appurato, non c’era campo telefonico, quindi nemmeno Internet. L’unico sistema di comunicazione disponibile era un telefono satellitare, ma solo in ricezione o per chiamate di assoluta emergenza.
Insomma, per una coppia come noi, dopo cena, rimanevano due sole cose da poter fare: scopare e dormire.
Ci venne mostrata la camera ed ebbi il disappunto che si trattava di una camerata da sei posti, suddivisi in tre letti a castello affiancati.
L’altra camerata aveva otto posti e c’era un unico bagno in comune: quindi addio privacy e intimità.
Dato che, in quel momento, eravamo gli unici ospiti, potemmo scegliere in quale letto sistemarci. Optammo per quello in fondo, accanto alla piccola finestra.
Scaricati i bagagli necessari e sistemato anche il nostro gatto nella sua cuccetta, andammo a cena.
Mentre mangiavamo, arrivò una giovane coppia di escursionisti, reduce dal nubifragio che li aveva sorpresi mentre arrivavano faticosamente a piedi tramite il sentiero.
Furono sistemati nella nostra camerata e servirono la cena anche a loro.
Il pasto fu ottimo. Bevemmo una bottiglia di vino in due e concludemmo con diversi assaggi di liquori alle erbe alpine, prodotti in loco.
Quando mancavano più di trenta minuti alla fatidica ora del “coprifuoco”, io ero abbastanza su di giri per l’alcol che avevo in corpo, così dissi a mio marito che volevo andare a fare l’amore.
Entrati in camera, vedemmo che l’altra coppia aveva sistemato le loro cose dalla parte opposta a noi, vicino alla porta d’ingresso.
Lavati i denti e fatta pipì, ci infilammo entrambi nel letto più basso e iniziammo le nostre effusioni sotto le coperte.
Mio marito prese ad accarezzarmi ovunque e impiegò ben poco ad accendere tutti gli interruttori della mia libidine.
La voglia del suo cazzo dentro di me rasentava il delirio, così lo implorai di scoparmi.
In un attimo di lucidità, mi ricordai dell’altra coppia che, essendo quasi le ventidue, da lì a poco sarebbe entrata in camera.
Comunicai il mio pensiero a mio marito e lui mi chiese: “Preferisci lasciar stare?”
“Neanche per sogno, amore. Ho una voglia pazzesca!” risposi.
Con molta risolutezza, uscì da sotto le coltri, prese la coperta del letto superiore e la calò sul lato scoperto, tipo tenda.
“Così non ci vedranno, ma potrebbero sentirci. Quindi, amore, cerca di non fare casino.” mi esortò.
Tornò a letto e riprendemmo a baciarci e a toccarci. Poi, scese con la testa tra le mie cosce e mi diede alcune decise leccate che mi infiammarono definitivamente.
Mi venne sopra e trovò subito la mia fica, pronta ad accoglierlo, vogliosa più che mai.
L’aspettativa che l’altra coppia, prima o poi, sarebbe entrata, mi dava sferzate di adrenalina indicibili che, assieme all’alcol e all’altitudine, aveva mandato il mio cervello e i miei sensi in orbita geospaziale.
Ero aggrappata alla testiera del letto e tenevo le gambe spalancate, mentre mio marito, nel loro mezzo, mi assestava delle pompate di cazzo micidiali. Ero persino riuscita ad infilare gli alluci dei piedi tra una traversa del letto superiore ed il suo materasso, così non dovevo preoccuparmi di tenere sollevate le gambe. In quel modo, potei concentrare tutti i miei sforzi sui muscoli vaginali, che contraevo e rilasciavo in sincrone con gli affondi di mio marito.
Essendo ancora soli, non mi ero preoccupata di restare in silenzio, non trattenendo i miei profondi sospiri di godimento e i miei scurrili incitamenti vocali che a lui piacciono tanto.
D’un tratto, sentimmo aprirsi la porta; proprio in quel momento, stavo avendo il mio primo orgasmo ed emettendo un sonoro “aaahhhh”, per la saettata di godimento che ne avevo ricevuto.
Mio marito mise velocemente una mano sulla mia bocca affinché non mi sentissero.
La cosa, invece di silenziarmi, ebbe l’effetto di farmi scoppiare a ridere come una scema, ottenendo un risultato esattamente contrario a quanto voluto.
Era ovvio che l’altra coppia avesse compreso cosa stavamo combinando, così, ormai sgamati, proseguimmo a scopare imperterriti, cercando, per quanto ci fu possibile, di fare meno rumore.
I due, dopo essersi preparati per la notte, senza dire nulla, andarono a dormire.
Mio marito continuò a pistonarmi ritmicamente per altri dieci minuti, poi, arrivammo contemporaneamente all’orgasmo: il secondo per me.
Lui cercò di trattenere i suoi ansimi di godimento, mentre iniziava a spararmi dentro abbondanti schizzate di sperma che, oltre ad allagarmi fino all’utero, mi provocarono intense contrazioni che mi si propagarono in tutto il corpo.
Me ne infischiai dei due compagni di stanza e di ogni proposito di darmi contegno, emettendo sonori e incontrollati rantoli di piacere.
Al che, la ragazza esclamò: “Ma insomma, dove credete di essere? In un bordello? E che cazzo! Un po’ di educazione! Domani riferisco la cosa al gestore.”
Non replicammo. In fondo, non aveva tutti i torti.
Ci demmo ancora qualche bacio, poi mio marito andò nel suo letto e ci addormentammo belli soddisfatti.

Quando ci svegliammo il mattino seguente, i due si erano già alzati.
Ci vestimmo e andammo a fare colazione. Li trovammo intenti a parlare con il gestore del rifugio. Non sentimmo cosa si stavano dicendo, ma dai gesti di quest’ultimo, intuimmo che stava dicendo loro che lui non poteva farci niente e che ce la vedessimo tra noi.
La coppia tornò al loro tavolo, ci guardarono male, sottolineando nuovamente il loro disappunto, non ricambiarono il nostro saluto ma non ci dissero nulla su quanto accaduto la notte precedente.
Terminata la colazione, andammo a prendere gli zaini e ci incamminammo per uno degli itinerari che ci erano stati consigliati dal gestore del rifugio.
La giornata trascorse nell’incanto di quei luoghi selvaggi e incontaminati, tra panorami mozzafiato e cieli infiniti.
Tornati al rifugio e dopo una doccia ristoratrice, venne l’ora della cena che consumammo davanti al camino.
Stanchi della giornata, ci ritirammo presto nella camerata e ci infilammo insieme nello stesso letto, solo per farci qualche coccola e parlare della trama del nostro prossimo romanzo.
Quando l’elettricità andò via, ci demmo il bacio della buonanotte e mio marito salì nel suo letto.
Pochi istanti dopo, sentimmo entrare nella camerata l’altra coppia che, cercando di non disturbarci, si preparò per la notte.
Stavo quasi per addormentarmi, quando udii degli strani rumori. Per un momento pensai che fosse il nostro gatto che raspava le unghie da qualche parte, invece lo trovai accoccolato, in fondo al mio letto, che dormiva come un ghiro.
Rimasi ancora in ascolto e realizzai che quelli erano i rumori tipici di una scopata soffocata.
Sentii chiaramente i sospiri della ragazza e il ragazzo che le sussurrava qualcosa che non compresi. Nel buio totale, cercai di distinguere qualche movimento ma non ci riuscii.
Mi alzai dal letto per vedere se mio marito dormiva già.
Invece, era sveglio e aveva udito anche lui quei rumori.
Gli dissi in un orecchio: “Amore, quelli stanno scopando…”
“Ho sentito.” mi rispose bisbigliando.
“Cosa ne diresti se anche noi…”
“Anche stasera?”
“Sì, dai amore, mi è venuta ancora voglia.”
Senza lasciare che aggiungesse altro, mi arrampicai nel suo letto e mi infilai svelta sotto le coperte.
Cercai il suo cazzo e lo trovai già barzotto. Allora mi rannicchiai verso il basso, fino a quando la mia bocca non arrivò all’altezza giusta per riceverlo tutto.
Adoro sentire il cazzo ancora morbido che, piano piano, diventa duro, mentre lo tengo serrato tra le mie labbra.
Non impiegò molto a raggiungere la massima erezione, così, dopo averlo ben lubrificato, lo lasciai libero dalla morsa della mia bocca e salii a cavalcioni sopra marito. Le sditalinate che mi ero data, mentre lo spompinavo, mi avevano fatta bagnare parecchio, consentendomi di impalarmi istantaneamente fino alle sue palle.
Dopo i primi su e giù, tesi le orecchie per captare eventuali rumori emessi dall’altra coppia e capire se stavano continuando a darsi da fare.
Mi parvero particolarmente silenziosi e sperai che non avessero già finito di scopare.
Un lieve gemito di lei mi ridiede speranza, così ne emisi uno anche io, giusto il necessario per far capire loro che non erano gli unici a scopare in quel momento.
Il mio input non cadde nel vuoto, tant’è che la ragazza si lasciò andare e, negli istanti successivi, mi sembrò non soffocare più i suoi sospiri di piacere.
In questo modo, fui incoraggiata a non trattenere nemmeno i miei.
Ovviamente, i nostri rispettivi compagni udirono i nostri gemiti, così non trattennero più nemmeno i loro.
Dalla posizione dell’amazzone, mio marito mi fece sdraiare alla missionaria, si aggrappò alle mie tette e tornò ad immergere il suo pisello nella mia vulva, accompagnando gli affondi verticali con movimenti rotatori che mi facevano sentire fottuta come una troia.
Nel volgere di pochi minuti, l’atmosfera della rustica camerata del rifugio si trasformò in quella degna del più promiscuo e licenzioso dei lupanari.
Noi ragazze, sotto gli affondi sempre più decisi e profondi dei cazzi che ci stavamo prendendo, godevamo come maiale e non ci risparmiavamo a comunicarcelo con sospiri e rantoli.
I nostri uomini sembravano impazziti dalla situazione così erotica e ci scopavano come dannati.
I letti di legno scricchiolavano e sbattevano contro le pareti di pietra, sotto l’incessante martellamento dei loro pistoloni.
Con quel ritmo e quella potenza, gli orgasmi non tardarono ad arrivare. Udendo la ragazza dire, a voce alta: “Ahh, siii, cazzooo… Vengooo…”, anche io venni come una fontana, seguita a ruota da mio marito.
“Bravo, amore, dai, riempimi tutta, ahhh, che sborrata…” esclamai senza ritegno.
Evidentemente, le mie parole eccitarono l’altro ragazzo, che sentimmo gemere incontrollatamente, mentre si svuotava nella sua compagna.
A noi ci vollero diversi minuti per riprenderci dalla goduta, e decidemmo di rimanere abbracciati ancora un po’.
Gli altri due, accompagnati dalla luce del loro cellulare, andarono in bagno insieme.
Io adoro sentirmi piena dello sperma di mio marito e addormentarmi mentre mi cola tra le cosce e i glutei, così attesi immobile, abbracciata a lui, che il sonno avesse il sopravvento su di me e sulla mia estasi di aver vissuto, e anche favorito, una situazione così intrigante.

Come accadde anche la mattina precedente, quando ci svegliammo, l’altra coppia aveva già lasciato la camera.
Dopo esserci lavati e vestiti, scendemmo per la colazione e li trovammo ad un tavolo vicino al nostro. Appena ci videro, entrambi ci fecero grandi sorrisi. Giunti loro vicini, ci salutarono calorosamente e ci presentammo.
Nessuno fece cenno a quanto accaduto poche ore prima, ma ci informarono di essere in procinto di lasciare il rifugio, per spostarsi verso la successiva tappa del G.T.A. che avevano in programma di seguire.
Anche quel giorno lo dedicammo ad una bella escursione ma, nonostante fosse piuttosto impegnativa, non riuscivo a non pensare a quanto era stata eccitante l’esperienza della notte precedente.
Fantasticavo su come avrebbe potuto evolvere, se quella coppia avesse trascorso un’altra notte nella nostra camerata.
Come le altre sere, dopo il pasto serale, ci ritirammo nella camerata piuttosto presto, anche perché quella sarebbe stata l’ultima notte al rifugio e, il mattino successivo, volevamo partire prima possibile, per sistemarci al nostro albergo e goderne tutti i confort per i pochi giorni di vacanza restanti.
Entrati in camera, con nostra grande sorpresa, trovammo un tizio che dormiva in uno dei letti occupati precedentemente dall’altra coppia. Evidentemente, si trattava di un alpinista, visto che sul pavimento aveva depositato un bel po’ di attrezzatura da scalata: ramponi, moschettoni, imbragatura e corde, con una delle quali il nostro gatto ci stava giocando.
Per non svegliare l’ospite, cercammo di fare meno rumore possibile. Andammo in bagno e poi filati a letto.
Nonostante le mie buone intenzioni, il pensiero della nostra scopata “sincronizzata” con l’altra coppia continuava a riemergere nella mia mente e non mi lasciava dormire, così decisi di tampinare un po’ mio marito.
Con un filo di voce, sussurrai: “Amore, dormi?”
“Non ancora.”
“A cosa stai pensando?”
“A quell’incubo di strada per tornare a valle.”
“Ah! Io, invece, stavo pensando ai nostri compagni di stanza e a quello che è successo…”
“Beh, non è la prima volta che facciamo sesso nello stesso ambiente con altri. Come mai ti ha colpito particolarmente questa volta?”
“Non saprei. Forse perché l’abbiamo fatto al buio e la mia fantasia volava ad immaginarli in azione.”
“È possibile, amore.”
“Ti va di venire nel mio letto? Ho bisogno di coccole…”
“Va bene, arrivo.” rispose pazientemente.
Ero così eccitata dai miei pensieri che avevo già in mente di fare ancora l’amore, nonostante la presenza dell’estraneo, dato che sembrava dormire molto profondamente. Appena mio marito arrivò nel mio letto, presi a dargli un po’ di baci, non nascondendo le mie intenzioni porcelle.
“Certo che sei proprio assatanata, amore mio!” esclamò nei pochi attimi che gli concessi, tra un bacio e una lingua in bocca.
Con la mano, scesi a toccargli il pisello e lo trovai già bello duro: “Anche tu non scherzi.” replicai.
Ero già in un lago, quindi, senza aggiungere altro, iniziai a segarlo dolcemente, gli montai sopra e presi a scoparlo lentamente.
“Cerchiamo di non fare rumore, questa volta.” mi raccomandò.
Facile a dirsi: ma, nonostante cercassi di tenere la bocca chiusa, il piacere che stavo provando mi rese molto difficile evitare qualche sonoro sospiro. In più, anche il legno secco del letto contribuì ad accompagnare i miei movimenti con cigolii e scricchiolii.
Avevo voglia di avere un orgasmo, ma anche il timore che, aumentando il ritmo della mia cavalcata, i rumori sarebbero aumentati e, con loro, il rischio di svegliare il tizio.
Quella sera, notai che la camera non era così buia come nelle sere precedenti. Guardai verso la finestra e vidi che la persiana non era completamente chiusa.
Istintivamente, volsi lo sguardo in direzione del nostro compagno di stanza e mi accorsi che aveva cambiato posizione, rispetto a quando entrammo in camera. Ora era sdraiato supino e il suo respiro mi parve più frequente e meno regolare, rispetto a qualche minuto prima.
Lo feci notare a mio marito, ma lui mi rispose di non preoccuparmene. Infilò una mano tra il suo ventre e il mio clitoride e mi incitò ad aumentare il ritmo.
D’un tratto, mi disse: “È sveglio, e si sta segando.”
“Cooosa?” replicai, voltandomi in direzione dell’alpinista. Nella penombra, vidi chiaramente la sua mano muoversi lungo il suo pene. Dopo lo stupore iniziale, sentii una fiammata di libidine salirmi al cervello. L’idea di avere un nuovo spettatore mi aveva provocato una scarica di adrenalina indicibile, così aumentai la velocità delle pompate sul cazzo di mio marito, sicura che avrei avuto un orgasmo memorabile.
“Mi è venuta un’idea.” bisbigliò mio marito.
Mi abbassai verso di lui e sussurrai: “Quale idea, porcello?”
E lui, con tono rotto dall’emozione per quello che stava per chiedermi: “Perché non vai da lui e lo aiuti?”
“Aiutarlo? A segarsi?” gli chiesi, fingendo un tono un po’ scandalizzato.
“Decidi tu come aiutarlo. Io non ti impongo o suggerisco niente, come al solito. Se non vuoi, continua a scoparmi che tra poco vengo.”
Come di consueto, mio marito fu molto delicato e dolce nell’esprimere i suoi desideri. Mi presi qualche attimo per riflettere, perché, a mente lucida, non mi piace interagire sessualmente con altri uomini, sempre per il timore di fargli un torto o provocargli il dolore della gelosia.
“Amore, sei sicuro di volere che faccia una maialata del genere?”
“Sì, amore. Mi piacerebbe. Ho voglia di sentire il brivido della gelosia che mi divampa dentro e che mi fa percepire, ancora più intensamente, il profondo amore che provo per te.”
“Sei consapevole che, quando mi metto in gioco, poi gioco fino in fondo, senza pormi limiti e riserve?” gli chiesi con tono serio.
“Sì, lo so ed è anche questo che mi piace di te.” replicò sicuro.
Non dissi altro. Interruppi la cavalcata e mi sfilai dal suo pisello. Scesi dal letto e mi diressi verso il fondo della camerata. Il tizio, alla chetichella, tirò sopra di sé le coperte, cercando di dissimulare ciò che stava facendo.
Mi avvicinai al suo letto, mi ci sedetti e cercai immediatamente di individuare il suo pisello da sopra le coperte. Mi fu facile trovarlo, dato che era piuttosto grosso e ben in erezione.
Nella penombra, vidi i suoi occhi brillare e lo sentii deglutire dall’emozione. Lo capivo: non capita tutti i giorni di trovarsi una strafica, per di più sposata e con il marito a pochi metri, che ti si infila nel letto in un rifugio d’alta quota.
Scostai le coltri e impugnai il suo randello, iniziando a segarlo lentamente, sempre nel silenzio più totale. Proseguii per almeno dieci minuti, ma, nonostante applicassi tutte le mie abilità masturbatorie e gli avessi consentito di accarezzarmi tette e cosce, il tizio non dava cenno di essere vicino a sborrare.
Iniziava a dolermi il braccio e il polso, data anche la mia posizione non troppo favorevole, perciò decisi la soluzione estrema che avrebbe accontentato molto anche mio marito.
Siccome non mi piacciono le situazioni banali e volendo conferire alla cosa il massimo dell’intrigo, interruppi, per un momento, le attenzioni al nostro ospite, mi alzai dal suo letto e mi diressi verso la finestra della camerata, sotto lo sguardo molto incuriosito di mio marito.
Gli sorrisi un po’ beffarda, pensando a quanto sarebbe successo, da lì a poco, tra me e l’alpinista. Poi, accostai meglio l’imposta, in modo che nell’ambiente ci fosse il buio più completo.
Camminando a tentoni, cercando di non andare a sbattere da nessuna parte, tornai dal tizio.
Recuperai la presa sul suo cazzo e iniziai a deliziarlo con un bel pompino. Feci in modo di accentuare il più possibile il suono dei miei risucchi e delle mie potenti pompate, in modo che mio marito potesse facilmente immaginare ciò che stavo facendo.
Nella mia mente, immaginavo i sentimenti contrastanti che lo stavano attraversando: la gelosia che corrode la mente e l’eccitazione, che si insinua nelle fenditure appena aperte, producono un mix esplosivo di eccitazione e di libidine.
Il fatto che poi lui non potesse vedere, ma solo immaginare, avrebbe moltiplicato esponenzialmente le sue emozioni.
Dopo un paio di minuti, lasciai la presa della mia bocca, scavallai il suo corpo e mi impalai sul suo membro.
Anche se non ero molto entusiasta o eccitata dallo scoparmi un estraneo, volli procurare a mio marito il maggior livello di sensazioni possibile, per cui accompagnai la mia cavalcata con intensi sospiri.
Al ragazzo, tutto ciò provocò molto entusiasmo, tant’è che presto ruppe il suo immobile imbarazzo, mettendosi a pastrugnarmi le tette e il culo senza risparmiarsi.
Per tutto il tempo, si godette in totale silenzio l’azione dei miei muscoli vaginali che accompagnavo a movimenti del mio bacino in tutte le direzioni. In quella situazione, mi sentivo veramente una grande troia, ma ciò non mi turbava, in quanto adoro comportarmi da puttana per far piacere ed eccitare il mio dolce marito.
L’unica cosa che lo sentii dire fu quando arrivò al punto di sborrare: “Che figa che sei. Devo venire, scusami…”
Aumentai il ritmo della cavalcata e, dopo pochi affondi, sentii tre o quattro potenti e bollenti saettate di sperma, sparate dritte in vagina.
Continuando a impersonare la mia parte di grande zoccola, proseguii a mungerlo ancora un po’, perché volevo che si svuotasse completamente.
Quando ebbi la certezza di averlo completamente soddisfatto, sentendo il suo cazzo iniziare ad ammosciarsi, mi sfilai lentamente, serrando la mia vagina con una mano, per evitare che la sua crema colasse fuori.
Andai verso il letto di mio marito. Il cuore mi andava a mille per l’emozione di quanto stavo per dirgli. Decisi che avrei parlato con un tono di voce normale, così che il mio amante sentisse quanta complicità c’è tra noi due: “Mamma mia, amore, sono piena come un cannolo. Vado a lavarmi.”
Mio marito non lasciò che mi allontanassi: allungò il braccio, mi prese per un gluteo e mi trascinò sopra di lui.
Sentii il suo cazzo che era ritto come il pennone di una nave. Mi fece capire che voleva che lo scopassi immediatamente. Misi da parte ogni riserva, tolsi la mano che avevo tenuto a fare da tappo e la usai per accompagnare il suo membro dentro di me.
Per la prima volta in vita mia, provai l’incredibile sensazione di un pisello che si immerge nella mia vagina, già piena dello sperma di un altro.
Il rumore della crema densa che cerca una via di uscita per lasciare spazio al cazzo e che sgorga fuori, compressa da esso, e la sensazione di essere piena all’inverosimile, mi avvicinarono molto velocemente all’orgasmo.
Mio marito riuscì a trattenersi nemmeno trenta secondi, poi si svuotò completamente anche lui dentro di me, mantenendo completamente l’erezione.
Mi piegai fino ad appoggiare il mio busto al suo, misi il mio viso attaccato alla sua guancia e gli sussurrai in un orecchio: “Hai visto quanto so essere troia, quando me lo chiedi? Dimmi che mi ami anche perché sono una grande porcella.”
Lui ripeté le mie parole e ne aggiunse altre. Proseguii a scoparlo più forte che potessi, quindi venni in maniera devastante. Mentre squirtavo, mio marito estrasse il cazzo, così, oltre al mio intenso spruzzo di miele, le forti contrazioni vaginali fecero uscire anche gran parte del cocktail di sperma che avevo ricevuto.

Dedicato a:
Rossana ed Emilio, escursionisti della loro sessualità
Alberto, alpinista e onanista

Protagonisti di questo racconto sono Monica e suo marito Manuel. Potete trovare altri racconti delle loro bollenti avventure erotiche e cuckold nel volume “Mia moglie Monica – Vita lussuriosa di una amazzone – Libro II” di Manuel Drake, in vendita su Amazon.
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Autore Pubblicato il: 14 Settembre 2022Categorie: Racconti Cuckold, Racconti Erotici Etero, Tradimento0 Commenti

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