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Sostanziale soddisfazione

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Volevo dapprincipio raccontare quello che mi è accaduto per tantissimi anni, perché essendo per mia indole una ragazza morigerata e irreprensibile, sosterrei pudica e sobria, per nulla invereconda né spudorata, ho trovato solamente adesso, tramite il supporto e le esortazioni della mia fedele amica sia la decisione che la prodezza d’esporlo, riportando seraficamente e in maniera piuttosto imperturbabile l’avvenimento di seguito descritto che mi è capitato di recente. Nel corso del tempo si cambia, a me è successo.

Per svariati periodi di tempo, nel borgo dove risiedo, ho adocchiato sorvegliando un uomo da lontano e in quel periodo gli ho ingenuamente e innocentemente sorriso. Lui invece no, pur non essendo gelido né minaccioso né ostile, m’ha sovente ignorato fingendo di non vedermi. Per molto tempo ho provato affetto, una grande inclinazione sentimentale, squadrando un maschio da lontano, ho desiderato tutto di lui, la sua corporatura smilza e nevrastenica, le sue mani affusolate e nodose, i suoi occhi accorti, irritabili e perfino tormentati, fino a quando parlandomi, lui non m’ha riservato un’occasione fissandomi un appuntamento in una stanza d’una locanda in un paese limitrofo, una camera effettivamente come tante, in verità attuale, impersonale ma scarna, così come una camera d’un policlinico.

Lui al presente m’ammira, m’adocchia per bene, mi scruta a fondo eppure non conversa, non dialoga, perché rimane in piedi quasi pensieroso e timorosamente raccolto. Io non riesco a guardarlo negli occhi, sono interamente appassionata, radicalmente a disagio, casta, composta, alquanto indecisa e riservata. Penso che mi trovo qua per fare l’amore pondero dentro me stessa, malgrado ciò tutto m’appare insolito, strambo ed eccentrico, a tratti chimerico e irreale, giacché fino a ieri sarebbe stato impraticabile. Con un sospiro lui si siede sulla sponda del letto sempre senza parlare, io rimango in piedi al centro della stanza come frastornata e rincretinita dagli eventi, finalmente si gira verso di me e in modo perentorio m’annuncia di svestirmi in modo risoluto. Io eseguo espletando quell’intimazione con un grosso intoppo, sennonché mi sfilo il chiaro indumento che ho indossato per l’occasione. Rimango con il reggipetto e le mutande, le gambe s’innalzano di fronte a lui come due pilastri, simili a quelli d’una scultura di roccia calcarea mentre attendo frattanto il suo segnale:

“Svestiti completamente, desidero esaminarti per bene, mi piace vederti disadorna ed essenziale” – mi enuncia lui in maniera decisa.

Io mi slaccio lentamente il reggipetto e mi sfilo le mutande, non sono depilata, perché mi piace avere la fica villosissima e l’adoro così. Ho infatti, una larga striscia di morbido pelo che sovrasta quel monte, lui mi squadra esaminando il foltissimo pube, complimentandosi in conclusione per quella lasciva e intemperante veduta per il fatto che lo intuisco appieno dalla sua rallegrata e gaudiosa espressione. Mi fissa la fica, avverto che me l’ispeziona con cupidigia e libidine, subito dopo m’intima nuovamente:

“Adesso allungati con calma sul letto” – m’ordina nuovamente, con una voce infiacchita dal tono cavernoso, io comodamente raggiungo la metà libera del letto e mi sdraio di fianco, la mia mano adesso sorregge il capo.

Io gli sorrido, lui è sempre contegnoso e formale, assai misurato, al presente è meditabondo, pare un fedele in procinto di ricevere il pane eucaristico. In realtà è come una mansione religiosa, è un culto politeista che si ripete, malgrado ciò, dietro quell’apparenza d’apatia e di disinteresse che sbandiera insolitamente rabbrividisce. Lui è realmente emozionato, tangibilmente trepidante, per lungo tempo ha rivolto lo sguardo verso una donna studiandola da lontano, esaminandola e aspettandola, analizzandola e pazientando il suo momento. Al momento si slaccia a rilento i bottoni della camicia, s’allenta la cintura, apre la chiusura lampo e si sfila i pantaloni. Toglie le scarpe, le calze, le mutande, adesso è nudo davanti a me, il suo cazzo non è in erezione, si sdraia di fronte a me, la mano sorregge la testa.

Lui mi bacia sulla bocca, m’introduce la lingua tra le labbra, avverto che la sua saliva è leggermente amara, perché ha la sapidità spiacevole di tutte quelle sigarette Lucky Strike fumate. La sua lingua è ruvida, i baffi e la barba mi pizzicano lievemente il viso, al momento ho chiuso gli occhi, lui si stacca lentamente, con la mano m’accarezza la chioma, il mento, la spalla e in ultimo il seno sfiorandomi il capezzolo. Io trattengo un sospiro, la sua carezza prosegue lungo i fianchi, digrada fino alla mia pelosissima fica proseguendo infine lungo le cosce. Percepisco di netto un distinto bollore fra le gambe, sono tutta intrisa, lui esegue una rotazione, comincia a baciarmi i piedi, poi le ginocchia, fino ad arrivare alla mia fica fradicia, con la lingua gioca con il clitoride intumidito.

Il suo cazzo si sta indurendo, è davanti al mio viso, con la vista annebbiata e fra i numerosi gemiti io incomincio a leccarlo libidinosamente ma adagio, con dovizia dal basso verso l’alto. Con le labbra mordicchio la punta, poi aggiungo la lingua, leccando tutta quella punta rosa e succosa, sicché continuiamo a stuzzicarci così. Le mie e le sue gambe sono rigide, ci scappano sospiri sempre più sonori, la sua lingua è sempre sul clitoride che è diventato irto ed enorme, io sono sommersa dal desiderio, voglio che mi penetri, lui prontamente quasi come se mi sfogliasse nel pensiero, spinge la lingua dentro di me facendomi urlare. Anch’io ho approfondito i miei baci, il suo cazzo è ormai in bocca, ne apprezzo la compattezza e il sapore, vado avanti e indietro con la testa simulando il coito. La nostra presa è immediata, scattante, per il fatto che ansimiamo rumorosamente. Repentinamente velocizza i movimenti della lingua, mi lecca tutta, le grandi labbra e le piccole, entra ed esce con la lingua da me e poi ritorna sul clitoride. Io strepito, la vista s’appanna e poi giunge il buio. Lui ha uno scatto, celermente s’inginocchia di fronte a me che giaccio come svenuta, inizia a penetrarmi, spinge senza fretta, solamente la punta, mentre ansimiamo entrambi guardandoci negli occhi. Lui spinge ancora, chiudo gli occhi ed è in me.

Lui si muove moderatamente, ma bastano pochi colpi che ricomincio a urlare. I muscoli della sua faccia sono corrugati, di tanto in tanto socchiude gli occhi trattenendosi visibilmente. Sta verosimilmente per sborrare, tuttavia non vuole ancora spruzzarmi il suo seme, perché gradisce proseguire, immaginando questo concetto io vengo ancora, sempre urlando, dopo gli chiedo di girarmi, lui m’annuncia d’aspettare ancora per qualche istante.

A ben vedere, osservandolo con attenzione, adesso è tutto rosso in viso, i suoi occhi sono imbambolati, quasi straniti, perché compie una smorfia di dolore ed esce da me. Io mi giro di schiena, sono a quattro zampe, aspetto che mi penetri da dietro, alzo e abbasso il bacino ritmicamente, sono al culmine massimo dell’eccitazione, sennonché eccolo che sbuca.

Lui accede, m’invade con tutta la forza, per intero. Io godo e strepito come un’esaltata il mio fragore, poiché esulto completamente sobillata dalla mia lussuriosa e incontinente veemenza, gli chiedo di farmi male, di sculacciarmi, a ogni colpo lo sento di più, ma è quando mi stringe i capezzoli che sento che la fica esplode, disorientandomi, dissestandomi e scompigliandomi totalmente e irrecuperabilmente le viscere e scompaginandomi insanabilmente la psiche.

Attualmente però e lui che ansima sempre più in fretta, fino al rantolo, perché crolla abbattendosi in definitiva su di me, intanto che estenuati e innanzitutto svuotati perdiamo i sensi, gustandoci totalmente il nostro inebriante, libidinoso, intrinseco e voluttuoso benessere.

{Idraulico anno 1999} 

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