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Adriana. Fu lei a corrompermi, ad insegnarmi piaceri proibiti, a portarmi a vivere una seconda personalità sessuale. Abitava nella mia stessa palazzina, in periferia, un edificio ad un piano che conteneva 4 appartamentini. Lei stava a piano terra, la conobbi quando m trasferii li. Aveva forse 55 anni, era una donnetta piccola di statura magra, che portava capelli corti e vestiva di scuro. Le dissi che avevo bisogno di una donna che mi aiutasse a tenere in efficienza la casa e che facesse funzionare la lavatrice. Si offrì lei e non mi chiese molto. Io al lavoro avevo dei turni rotativi e spesso ci incontravamo in casa. Lavoravo una notte ogni quattro giorni, poi di mattina e di pomeriggio. Quando smontavo dal turno di notte, dovevo dormire almeno per mezza giornata e lei faceva in modo da non produrre rumori. Era efficiente, discreta, ma poco socievole e dovetti insistere per darle qualcosa in più ogni tanto. Era magra, sembrava non avesse seno, aveva occhi taglienti e mani forti e sorrideva raramente.
Una mattina che stavo a casa preparai caffè e la invitai a sedersi per prenderlo.
– Sei un buon ragazzo, Bernardo, ma mi domando perché non hai una donna o una ragazza. Solo casa e lavoro.
– Vedi, Adriana, ho avuto qualche donna, ma sono stato deluso tutte le volte. Non mi davano ciò che desidero.
– A letto? – chiese
– Si, a letto. A me non piacciono minestre riscaldate e donne che non hanno desideri forti come i miei.
– Ti capisco. Per molte donne si tratta solo di aprire le cosce e basta. Ma anche molti uomini sono così, l’amore di venti minuti a settimana, come mio marito. Ti capisco. Ho avuto qualche amante, ma gli uomini sono egoisti, ti lasciano sempre a metà. Eppure è una cosa di cui si ha bisogno, vero? Ora sono anziana e nessuno si interesserebbe ad una donna come me.
– Sei una donna ancora viva, con tutte le sue sensibilità, non dovresti arrenderti.
– Tu lo faresti con una donna come me? Anche se ho trenta anni più di te?
– Dipende solo da ciò che sarebbe capace di farmi vivere.
– Bernardo non mi tentare. Per te sarebbe facile portarmi a letto.
– Se tu lo volessi, dovresti farmelo capire.

Quella sera, io già stavo a letto, lei aprì la porta con la chiave che le avevo dato, venne nella stanza del letto, tirò via la coperta, mi aprì il pigiama a cominciò a succhiarmi e mordicchiarmi i capezzoli, mentre mi carezzava il cazzo che diventava duro.
– Lo capisci, adesso? Mi è venuta voglia di farti appena ti ho visto.
Lo prese in bocca, mentre con le dita mi strizzava e mi torceva i capezzoli. Aveva una abilità incredibile a farmi sentire lampi di libidine con la lingua. Continuò, mi stava portandomi all’orgasmo, si fermò e disse:
– Se mi vieni in bocca poi devi baciarmi, lo sai?
Mi provocò un orgasmo incredibile, le venni in bocca mentre succhiava, lei si alzò, mi venne vicina, mi tenne ferma la testa stringendomi sulle guance e mi baciò con il mio sperma in bocca. Poi andò nel bagnetto a sciacquarsi la bocca, ci andai anch’io e lei mi lavò il cazzo al lavandino.
– Sai perché ho voluto che mi baciassi? E una cosa che fanno gli amanti ed io non sono la tua puttana. Domani sera ti voglio nel mio letto, ora sai cosa ti puoi aspettare con me.

Il giorno dopo ero a casa, ma non la vidi per tutta la giornata. L’avevo aspettata e scesi giù da lei. Mi aprì la porta e la richiuse appena entrai.
– Sei venuto per fottermi? – disse – ma voglio anch’io la mia parte e tu sei n debito con me.
Le alzai la veste, le baciai le cosce ed arrivai fino alle mutandine; gliele abbassai un poco e le feci sentire la mia lingua sul clito.
– Bravo, così, fammelo, lo voglio.
Si spogliò e si mise sul letto:
-Apriti tutta – le dissi
Divaricò le cosce e le succhiai forte le piccole labbra. Si torceva sotto il piacere, stillava umori che le colavano sulle cosce; la penetrai con due dita e le presi in bocca il clito che era grosso e turgido, succhiandolo e mordicchiandolo mentre la chiavavo con le due dita incrociate.
– Bravo, così, ancora, continua ancora, fammi venire.
Il suo orgasmo fu molto forte, si spingeva con la fica contro la mia bocca, ansimava e gemeva; io continuai, volevo che consumasse tutto il suo orgasmo ed alla fine, lentamente si placò. Mi prese, mi asciugò le labbra con l’orlo del lenzuolo emi baciò in bocca.
– Sei bravo, ma non mi basta. Mettimelo e voglio sentirti godere dentro di me. Hai un bel cazzo grosso, fammelo sentire forte.
La misi in ginocchio e la penetrai da dietro, in modo da pressarla forte sul punto G. Ansimava, godeva ancora e stava per avere un altro orgasmo.
– Sbattimi forte, più forte, vieni insieme a me.

Stavamo nel letto, con i corpi a contatto.
– E’ così che la volevi la donna? – mi chiese
– Si, Adriana, la volevo come sei tu.
– Abbiamo solo cominciato. Vedrai quante sensazioni saprò darti. Ti do tutto ma voglio tutto.
Il contatto dei corpo cominciava ad eccitarmi di nuovo e lei lo sentiva. Si abbassò e mi prese il cazzo inbocca, lo leccò e succhiò fino a quando lo sentì duro ed emersero le gocce di erezione. Allora mi pese e mi baciò.
– Così, un bel bacio col sapore del tuo cazzo. Ti è piaciuto, vero? Aspetta, te lo faccio di nuovo. Succhia la mia lingua con sapore del tuo cazzo, fai come ti dico.
Poi passò ai capezzoli, mi eccitava da morire a succhiarli e mordicchiarli e lei lo faceva sempre un po’ più forte.
– Masturbati mentre te lo faccio, lentamente, fai arrivare l’orgasmo lentamente. Continuava sempre con maggiore forza, quel piccolo dolore mi eccitava, mi faceva desiderare che lo facesse più forte. Leo toccava il mio cazzo mentre mi masturbavo e mi metteva in bocca le dita con le quali lo aveva toccato. Continuava sui capezzoli, dandomi una eccitazione incontenibile. Io stavo disteso e lei mi allargò le gambe e cominciò a passare il polpastrello del dito medio sull’ano e lo spingeva un po’ dentro.
– Adriana….-le dissi
– Lasciami fare, vedrai come ti faccio godere. Non ti opporre, lasciatelo mettere.
Era un tipo di piacere che non conoscevo ed era davvero coinvolgente; lei seguiva il movimento della mia mano col dito medio che entrava sempre di più, fiche, quando stavo venendo, spinse anche il dito indice dentro.
– Quale donna ti avrebbe dato questo piacere? – disse – Sono io la tua maga del sesso e mi piace troppo sentirti godere.

Qualche sera dopo volle farmelo di nuovo. Cominciò col penetrarmi e disse:
– Vedi quanto ti piace? Hai il cazzo durissimo. Adeso voglio fartelo forte.
La sentivo ansiosa di farmelo e stavolta stringeva i denti provocandomi dolore fono alla soglia della mia resistenza.
– Resisti, mescola dolore e piacere e non stringerti, debbo sbatterti un poco.
– Adriana, ma così mi stai inculando.
– Anche il culo può dare piacere, solo che gli uomini non lo capiscono. Lasciami fare ed impara a godere anche così.
Era troppo energica per fermarla, stavo nelle sue mani e lei godeva a farmi quel gioco. Capiva che mi piaceva e mi forzava a farmelo fare. Avevo i capezzoli gonfi e fiorarli mi dava brividi di piacere ed istintivamente, mentre mi masturbavo, mi spingevo sulle sue dita dure e tese che si muovevano con forza nel mio culo. Ma non mi fece venire, volle che la penetrassi e che stessi a braccia tese per darle lo spazio di masturbarsi il clito. Venimmo quasi insieme e lei mi sembrò felice che era successo.
– Tu non rinuncerai a me – disse
– Io non voglio rinunciare a te – le dissi – sei diventata la mia padrona, mi dai troppi piaceri.
– A te il sesso piace troppo, come a me e noi insieme dovremo avere altre esperienze, insieme.

Dovetti aiutarla finanziariamente ; aveva problemi con bollette arretrate, lei non mi chiese nulla ma io presi le sue bollette e glie le pagai. Si offese quasi.
– Io non sono la tua puttana, non voglio soldi da te.
– Ti ho solo dato un piccolo aiuto, Adriana, perché non voglio vederti in difficoltà.
– Si, ma non me lo hai detto nemmeno una volta.
– Cosa?
– Che sei mio ed io sono la tua donna, anche se dentro di te lo senti.
– Si, lo sento e voglio un bacio adesso.

Lo facevamo quasi tutte le sere, quando non ero al lavoro. Lei, ogni volta lo faceva con più intensità, sembrava che la sua libidine stesse crescendo. Avevo sempre i capezzoli gonfi e mi eccitava pure la stoffa della camicia quado li sfiorava.

Andai a fare il turno di notte e quando tornai, il mattino dopo, bussai ad Adriana. La baciai in bocca.
– Ho avuto nostalgia di te, stanotte, al lavoro.
– Anch’io. Oramai mi sei entrato nel sangue. Dimmelo che sei mio.
La chiavai in piedi, contro il muro e lei si voltò per farsi penetrare da dietro. Prese il mio cazzo e se lo mise sull’ano.
– Spingi – mi disse – non importa se mi fai male, voglio che mi inculi.
Aveva il culo stretto, le venni nel culo nonostante il dolore dell’attrito.
– Sei contenta adesso.
– Si, mi fa male, ma volevo che mi prendessi anche li. Ora sono tutta tua.

Un giorno mi chiamò ed andai giù da lei. C’era una donna a casa sua, una donna circa della sua età. Aveva grossi seni e grossi coscioni ; stava seduta di fronte a me e faceva di tutto per farmi vedere le sue cosce. Non era brutta in viso e la pelle delle braccia era tesa e liscia. Si chiamava Marina.
– Amore – disse Adriana – Marina vuole farti vedere le sue cosce, a lei piace se la guardi.
– Adriana ! Tu vuoi che gliele guardi?
– Voglio che te la scopi. E’ un favore che ti chiedo. Le devo dei soldi e così mi metto in pari.
….dai, amore; in fondo è solo una scopatina, venti minuti per liberarmi da un problema. In fondo non è brutta e poi ha la fica stretta.
(continua)

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Autore Pubblicato il: 23 Settembre 2022Categorie: Racconti Erotici Etero, Racconti Gay0 Commenti

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