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Mina è una ragazza di 25 anni, alta circa 1 metro e 65.
Corpo tonico e magro, sedere sodo e un seno nella norma, una terza che si fa ben vedere sopra la pancia piatta.
I capelli castani lunghi e mossi le danno unaspetto sexy insieme agli occhi verdi.
La avevo conosciuta qualche tempo prima in ufficio, aveva fatto uno stage universitario e non mi è più uscita dalla mente.
Quando la incontrai per caso in un bar nei pressi dell’edificio nel quale lavoravo, mi sentii subito in dovere di salutarla. Ci trovammo subito e di lì a poco iniziammo a uscire.
Mi sorprese scoprire che le piacessero i film impegnati, i videogiochi e i porno. Mi piaceva!
Tutto procedeva molto bene, ci divertivamo insieme, avevamo anche scoperto la marijuana che ci faceva un effetto particolare, ci eccitava.
Dopo qualche mese di frequentazione però, le cose cambiarono.
Lei mi disse che aveva delle “esigenze” che a suo parere non potevo soddisfare e mai sarei riuscito a farlo. Non volle più prendere quell’argomento, ma da quella volta non facemmo praticamente più sesso.
Una sera però mi feci coraggio e, mentre stavamo cenando a casa mia dopo aver bevuto e fumato, le chiesi cosa non ero stato in grado di fare, quali fossero state le mie pecche e i miei errori
Lei divenne subito rossa in volto, forse accentuata dall’alcool, e disse di lasciare perdere.
Ma io continuai ad insistere fino a farla confessare:
Voleva essere una schiava sessuale umiliata.
Disse che per quel motivo la nostra relazione non poteva continuare, lei non voleva un compagno, cercava un PADRONE.
Non riuscimmo più a parlare, il lungo silenzio imbarazzante prese il sopravvento sulla serata, finito di mangiare la accompagnai alla porta e la salutai.
Subito mi misi su internet ad informarmi su ciò che significava essere un padrone, lo volevo, per lei, per noi.
A 3 giorni di distanza da quella sera le mandai un messaggio
-mandami una tua foto-
-perché? –
-fallo e basta-
Mi arrivò un selfie, lei è bellissima. Dallo sfondo vedo che si trovava a casa.
Mi precipitai da lei, suonai il citofono, lei mi aprì. Feci le scale, entrai in casa e la baciai.
Le dissi di essere pronto a fare tutto ciò che è necessario per renderla felice, le feci capire di essermi informato e di voler diventare il suo padrone.
-davvero? –
-si, davvero-
-ma è meraviglioso-
Dopo mesi di piccoli passi iniziai a prenderci la mano.
Una sera, mentre cenavo le dissi – prendi tutto il tuo intimo e infilarlo in un sacco nero – immediatamente si alzò e prese il sacco da sotto il lavandino. Andò in camera e ci mise dentro tutto l’intimo.
Io la raggiunse con altri sacchi e li riempii di tutti i suoi pantaloni e le suo gonne troppo lunghe.
– da oggi inizierai a cambiare look –
Le impedì poi di indossare abiti a casa ed iniziai a farle cose che mai avrei pensato.
Il suo cambiamento fu così evidente che diversi conoscenti iniziarono a farci visita più spesso solo per vederla.
Oramai indossava solo gonne corte e top attillati e questo faceva piacere ai miei amici.
Ne parlammo e decisi di iniziare a cederla anche ad altri. Sesso a tre, orge, prostituzione della quale io ero informato costantemente tramite foto e video, ormai non avevamo più limiti.
Si faceva fare di tutto, succhiava, leccava, ingoiava e beveva.
Decisi quindi di dare una festa, fu qualcosa di sconvolgente, lei ovviamente nuda, fu l’attrazione principale della serata, una serata per soli uomini.
Tutti la innaffiarono con sperma e piscio ovunque. Alla fine era stremata, faccia, capelli e seno ricoperti di sperma collante e piscio. Aveva i buchi da cui colava altro sperma di chissà chi, a quattro zampe nel salone su una pozzanghera di tutto ciò che non le era rimasto addosso, e lei leccava per terra per ordine di uno degli invitati.
Quando la casa si svuotò andai a letto, lasciandola finire ciò che aveva iniziato.
Il giorno dopo era domenica, mi svegliai e andai in salone, lei si era addormentata mentre concludeva quel che aveva iniziato la sera prima, ancora sporca di sperma in alcuni punti secco.
La svegliai con dei calcetti sul culo
-fammi la colazione puttana-
-si padrone-
-e dopo andrai a fare la spesa-
-si padrone-
Si mise ai fornelli ma, poco prima di appoggiare la padella sui fornelli le dissi
-devo pisciare-
-si padrone-
Si inginocchiò e prese il mio membro in bocca.
Iniziai a pisciarle in bocca, lei inghiottì tutto e poi si rimise al lavoro.
Dopo aver mangiato le dissi
-voglio fumare –
Lei andò a prendermi le sigarette e l’accendino e si mise per terra in ginocchio a bocca aperta attendendo la cenere come le avevo insegnato.
– segarmi mentre fumo, e masturbati anche tu, ma senza venire-
Mi abbassò i pantaloni e prese in mano il mio pene iniziando a massaggiare, mentre con l’altra mano si toccava la figa rasata e fradicia di chi è in preda all’eccitazione.
Quando fui sul punto di venire le dissi
– voglio venirti in faccia puttana-
Lei subito si mise con il volto davanti al mio membro
-bocca aperta-
Venni, le innaffiai il viso e parte le finì in bocca, presi la sigaretta e la spensi sulla lingua piena di seme.
– ingoia-
Mi alzai poi per andare a stendermi sul divano a guardare un po’ di tv.
Quando vide chei ero seduto sul divano subito venne a mettersi a quattro zampe di fronte al divano, in modo da poterla usare come poggia piedi.
In tutto questo, come da miei insegnamenti, non smise di masturbarsi.
-posso godere padrone? –
Vederla implorante mentre era ancora ricoperta del mio spera e quello di tutti gli invitati della sera prima mi fece tornare il cazzo duro.
-si d’accordo –
Le mi sorrise e, continuando a masturbarsi, iniziò a contorceesi mentre una fontana di liquidi le usciva dalla vagina che, incredibilmente, ancora gocciola a sperma.
Arrivò l’ora di pranzo.
-ho fame-
-si padrone, ma devo ancora fare la spesa-
-e cosa stai aspettando stupida puttana, vai-
Non se lo fece ripetere due volte e si alzò.
Viviamo in quartiere di periferia, e in zona tutti hanno imparato a conoscere la mia Mina.
Per pubblico pudore, visto alcuni precedenti, non potevo più farla uscire nuda, avevo deciso quindi di farle indossare solo un prendisole, visto che ci trovavamo in estate, e delle scarpe con il tacco.
Ancora sporca di sperma e piscio, con un abitino, giallo che a stento riusciva a tenerle il seno nascosto e la gonno evidentemente troppo corta, avevo preso l’abito di una misura in meno, era ancora più volgare di quando era nuda.
-Posso andare in bagno prima? –
-no, se devi pisciarle ti piscerai addosso, in ascensore, e pulirai il pavimento con quel vestitino che hai addosso.
Le diedi 10€
-se non bastano paga in natura, tanto sei brava giusto puttana?
-si padrone-
Lei uscì e chiamò l’ascensore, aveva bisogno di andare in bagno, lo si capiva da come stringeva e dondolava le gambe.
Una volta nella cabina si lasciò andare, tenendo però una mano tra le scosce in modo che il vestito assorbisse quanto più liquido possibile ed evita così di dover perdere troppo tempo a pulire.
Terminato di fare pipi si tolse il vestito e, rimanendo completamente nuda eccetto per le scarpe, si mise a quattro zampe per pulire per terra.
Ci mise meno di 2 minuti, si rivestì ed uscì di casa.
Con il volto e i capelli coperti di sperma e l’abito bagnato che emanava odore di piscio si diresse verso il minimarket di un amico, uno di quelli della sera prima.
Prese un carrellino ed iniziò a gironzolare per le corsie, prese in necessario per il pranzo ed andò in cassa.
-sono 22€ puttanella-
-il padrone mi ha dato solo 10€, posso pagare il resto in natura? –
-certo che si, anche se avresti potuto farti una doccia prima, sei piena di sperma secco da ieri sera?
-si, il padrone non mi ha ordinato di lavarmi ancora-
-vecchio porco – disse il commerciante con un sorrisino in volto.
Lui si slacciò i pantaloni e iniziò a masturbarsi.
Mina si mise in ginocchio e subito lo prese in bocca.
Era diventata una professionista nei pompini, ed in poco tempo il commerciante le riempì la bocca con il caldo sperma.
-non ingoiare, fai vedere al tuo padrone quanto sei stata brava-
Mina annuì.
-sai, ora che ci penso dovrei anche pisciare, e mi piacerebbe farlo nel tuo culo-
Mina annuì di nuovo. Posò la spesa dietro al bancone e si mise caproni, allargando con le mani le antiche.
Il commerciante si prese il membro in mano e lo infilò nel buco posteriore di Mina, alla quale scappò un leggero gremito, che con lo sperma in bocca fece colore una piccola goccia sul viso ancora imbrattato.
Il padrone del negozio cominciò ad urinarie riempiendo lo sfintere della ragazza poi, dopo aver finito, prese una bottiglia di birra mezza vuota che aveva sul bancone e le svuoto nell’intestino anche quella.
La pancia della malcapitata si dilatò. A quel punto il commerciante prese un tappo di sughero e lo infilò nell’anno di Mina chiudendo birra e urina nel suo intestino.
Prese poi un paio di forbici e fece alzare Mina.
Prese la gonna ed iniziò a tagliare verso l’alto, arrivando a dividere il vestito fino all’elastico che reggeva il seno. Posò le forbici e prese del nastro con cui legò le mani di Mina dietro la schiena.
Le mise la spesa in mano e le sputò in faccia.
In quel momento entrò l’inserviente, anche lui invitato alla festa della sera prima.
-guarda chi c’è! Avevo proprio voglia di svuotarmi i coglioni-
Immediatamente la raggiunse e si calò i pantaloni
-succhiarmelo baldracca, non voglio nemmeno toccarti ridotta così-
-non può – rispose il padrone del negozio – ha la mia sborra in bocca e lo ho detto di non ingoiare-
Scoppiarono entrambi in una fragorosa risata mentre Mina si sentiva sempre più umiliata ed eccitata.
-allora farò diversamente – disse l’inserviente, le prese i capelli e iniziò a segnarsi, dopo pochi minuti, vicino al venire, l’illuminazione
– ho avuto un’idea –
– cioè? –
– sborrale sulle mani, sarà dura tenere la busta della spesa con le mani legate e sborrate fino a casa –
Di nuovo si misero a ridere, l’inserviente puntò con il membro le mani di Mina e venne colpendo anche il vestito e il sacchetto della spesa
– vai ora –
Mina si avvia verso la porta, camminando in modo da non far stappare il culo.
-perché cammina così? – chiese l’inserviente
-bhe, le ho riempito il culo di piscio e birra-
Ennesima risata.
-Ah ma allora manca il colpo di grazia. – disse l’inserviente
-mettiti in ginocchio-
Mina era già arrivata alla porta automatica, si inginocchiò arrivando abbastanza vicino alla porta da far aprire il meccanismo.
Così esposta, in ginocchio, con l’abito che, tagliato, svolazzava esponendo le sue intimità a chiunque passasse, sporca di sperma secco ovunque, con le mani piene di sborra che tentavano di tenere il sacchetto, un tappo in culo e la bocca piena di sperma, venne avvicinata da dietro dall’inserviente.
Lui le prese i capelli e li arrotolò attorno al suo membro, lo puntò poi sul collo di Mina ed iniziò ad urinare.
Il liquido passò per i capelli e, giunto sul collo, colò sulla schiena bagnandole il vestito.
Finito di urinare, l’inserviente si pulì con i capelli di Mina e poi la congedò.
Sfatta e gocciolante la ragazza si alzò, ma perse per un attimo l’equilibrio sui tacchi, la borsa le stava per cadere e, per evitarlo, si abbassò leggermente. Troppo in realtà, perché il tappo cadde.
Appena l’inserviente vide il tappo cadere per terra le tirò un calcio per farla uscire. Mina si ritrovò sul marciapiede con un flusso di urina e birra che le usciva da sotto il vestito.
Umiliata e gocciolante tornò a casa.
-hai preso tutto? Perché non rispondi? –
Capii subito che il proprietario del supermercato le aveva fatto la festa.
La liberai, e, dopo aver gettato il vestito le dissi di mettersi subito a preparare il pranzo. Non sentendo risposta le urlai – Come si risponde? –
-mmmmm mmmmm-
-sborra in bocca? –
Mina annuì
– ottimo, tienila li. Mettiti il ballerino e cucina, se vieni riempi un bicchiere ogni volta –
Il ballerino era un dildo applicato su un piccolo motore elettrico che si muoveva su e giù, simulando una penetrazione, alto abbastanza perché Mina lo potesse usare in piedi.
Ero sul divano mentre lei cucinava ed ansimava.
Venne un paio di volte, squirt andò ogni volta in un bicchiere che si riempiva sempre di più.
Dopo qualche minuto vidi lei nuda di fronte a me in ginocchio con i due piatti di pasta in mano.
-ottimo, sputa ciò che hai in bocca nel piatto, poi masturbami e fammi aggiungere altra sborra al pasto-
Lei sputò il seme del commerciante nel suo piatto, mi porse il mio e, con la mano libera, iniziò a segarmi.
Pensai di divertirmi, così, mentre me lo menava, copriì il mio piatto per proteggerlo da eventuali schizzi, ed iniziai a pisciare sul suo volto e sul suo piatto.
Lei, vedendo la mia urina bagnarle le mani, il piatto e il seno, ebbe un sussulto di piacere che le provocò un’altro orgasmo, che la fece spruzzare senza nemmeno essersi toccata.
-a questo punto il latte è da bere-
Lei colse al volo, si alzò gocciolando dalle gambe l’umido del suo ultimo orgasmo, andò a prendere il bicchiere pieno dei suoi umori, vi inserì il mio pene e tornò a massaggiarlo, finché non venni.
La obbligai poi a mangiare il piatto ricolmo di piscio e sperma, a bere i suoi umori uniti al mio seme in piedi con il ballerino attivo dentro di lei.
Venne nuovamente un paio di volte, era stremata.
Le dissi che per il momento era tutto, le permisi di lavarsi e di andare a riposarsi.
Passò in bagno circa 3 ore e mezza, andò poi a dormire, io la raggiunse verso sera. Ci addormentammo senza neppure cenare.

Prof. G.

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