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una storia buia

Storia di fantasia. Con spezzoni reali.

Scrivo racconti. Racconti erotici.
Recupero momenti della mia vita che non voglio perdere, e li espongo.
Solo questo sito, l’anonimato, l’assenza di qualsiasi fine di riconoscimento esterno, mi garantiscono l’assoluta libertà, di scrivere tutto quello che voglio.
Si può scrivere in modo diverso, con qualcuno che giudica quello che hai scritto. Se nessuno si sottoponesse ad un giudizio non esisterebbe una storia della letteratura.
Ma, per quanto mi riguarda, non intendo far parte della storia della letteratura.
Né di alcuna Storia, né di alcuna cronaca.

Ho scritto quindi le mie storie, e dentro ci sono io.
Chi vuole può sapere come sono.

E, chiaramente, mi può scrivere.
E qui inizia la nostra storia.
Un giorno mi arriva una mail.
‘Mi chiamo Nova, dice , mi piaci , mi sei simpatico.’
‘Grazie, grazie infinite’ rispondo
Qualche giorno dopo:
‘Sai ho scritto un racconto anche io’
Vado a leggerlo.
Erotico, esaltante. Scritto benissimo.
L’approccio cambia. Intravedo una personalità forte, sensuale. E ho la sensazione che quel racconto sia scritto per me.
Una donna ha scritto una storia erotica per me. Mi ha letto, le sono piaciuto, in qualche modo ed ha scelto una modalità imprevista per sedurmi.
Non era il mio intento, non era previsto, ma non posso resistere.
L’Avventura mi chiama. Eccomi.
‘E’ bello il racconto’ le scrivo ‘parlami di te’.
‘Sono una donna’ mi risponde ‘ho riso dei tuoi racconti, mi hai divertito e mi piace la tua visione realistica del sesso. Banalmente, ho voglia di capire chi sei’
‘Tu sai chi sono, se mi hai letto. Dimmi di te’
‘Sono strana, sono sola, mi piace fare l’amore, ma con te non lo farò mai’

Non glielo avevo chiesto. Non ci pensavo (bugiardo!) ma quando viene detto così, piatto, &egrave sempre antipatico. Perché non vuole farlo?.
Mi ha già fottuto, sono già io che rincorro. Mi ha rincorso per un secondo, mi ha lisciato le penne, ed io ci sono cascato.
Rispondo: ‘Vabbene, proviamo a costruire una corrispondenza, basata sul fatto che ci possiamo dire tutto, tanto siamo anonimi’
‘Ok’ mi risponde, e continua ‘allora ti dico che io ho problemi con il sesso. Fin da giovane l’ho data senza grande piacere. Forse sono stati gli uomini che ho incontrato, forse che non mi piacevo, ma non riesco a provare piacere. Tu sei uno scrittore erotico, ho deciso di scriverti e di raccontarti le mie storie. Provo a farlo. Quando avevo quindici anni fumavo spinelli come un’ossessa e un giorno’poi un ragazzo mi ha chiesto di fare l’amore con lui perché non aveva mai avuto esperienze ed io gliel’ho data. Lui &egrave venuto dopo due minuti. Poi ci chiudevamo dentro una roulotte’e mi ha portato sul belvedere’poi ho avuto un’esperienza con una donna’ho scoperto che se fumo divento più disponibile, mi lascio andare’.
Le storie si susseguono. Io le leggo, ma non penso più a risvolti concreti. Qualche rara volta le storie mi eccitano. Mi lancio in qualche osservazione, in qualche annotazione, ma ho mollato la presa.
Ad un certo punto la sorpresa:
‘Sai ho parlato di te ad una mia amica. Le ho mandato i tuoi racconti. Lei &egrave diversa da me. Vorrebbe scriverti’
Passa qualche giorno e mi arriva una lettera di quattro pagine.
‘Io sono Velia. Tu mi piaci, uomo. Io non sono come Nova, tremebonda e terrorizzata. Io te la do, se la vuoi’.
Io non sono così scemo. La cosa mi puzza. Chi &egrave che scrive così?. Dai &egrave impossibile , &egrave uno scherzo, mi stanno mettendo in mezzo. Al momento decisivo la cosa uscirà fuori.
Però mi hanno (o mi ha) fregato ancora. Come con il racconto.
Tu puoi vedere chiaramente che ti hanno teso un trabocchetto. Vedi la trappola, ma non riesci a fermarti. Devi vedere, devi sapere. Devi andare oltre, perché sei costretto da quella testa balzana che hai. Non puoi fermarti ora, la curiosità &egrave troppo forte.
Magari chi ti scrive &egrave uno solo, un uomo magari, che sta costruendo per te un mondo di donne inesistenti, e di gruppi violenti, e di storie lesbiche. Tutto per attirarti. Ma dove mi vuole attirare? E perché?.
E poi no, non &egrave possibile, perché pensare cose assurde, quando la realtà &egrave così semplice. Non &egrave facile che un uomo mi possa ingannare a lungo. Il linguaggio, il pensiero, &egrave troppo diverso.
Ho letto delle storie o degli interventi in rete a firma femminile. Tipo: ‘io non porto mai gli slip’
Si vedeva che era un uomo. Gli uomini lasciano tracce di saliva sulle parole. Quella frase non poteva averla scritta una donna. Scritta da una donna, la stessa, identica frase sarebbe stata diversa (più asciutta se non altro).
Quindi non &egrave possibile che sia un uomo.
E se fosse un’unica donna con uno sdoppiamento di personalità?
Possibile. A maggior ragione non posso fermarmi.

Glielo chiedo scherzosamente’ siete due o una?’
‘due’
‘vi leggete le mail a vicenda?’
‘no’
Bene, in questo modo posso verificare. Se Velia sa qualcosa che ho detto a Nova me ne accorgo.
In quel caso siamo di fronte ad un normale caso di sdoppiamento di personalità.
Altrimenti mi trovo nel più classico scenario tipo ‘che fine ha fatto baby Jane?’
A già , dimenticavo, le due tipe mi scrivono che vivono insieme.
‘sai dividiamo un appartamento!’
La cosa si fa interessante.

Nova ‘&egrave qui davanti a me e ti sta scrivendo’
Velia ‘non voglio sapere che cosa fai con lei’
Nova ‘vi scrivete sempre?, la vedo più energetica del solito’
Velia ‘ieri abbiamo litigato, le ho dato uno spintone, lei ha pianto’
Nova ‘andiamo molto d’accordo lei &egrave fantastica’
Velia ‘ci siamo baciate ieri’
Nova ‘ti ho pensato’
Velia ‘mi fai un po’ senso’
Nova ‘sei un amico’
Velia ‘tu sei innamorato di nova’
Nova ‘tu sei innamorato di velia’

La situazione si complica. Io sono un fantoccio. Loro sono donne, o sono un entità programmata per farmi impazzire (il che in sostanza &egrave la stessa cosa. Buuu’ maschilista!).

Come si sblocca la situazione?. Devo sapere la verità.
Non mi dite che la verità non esiste, ed &egrave dentro di noi. Sono andato anche io con la scuola a vedere Pirandello. Ma , insomma, se sono una , o due , &egrave un dato tangibile. Le conti.
Una .
Oppure una e due.
Sapere, vedere. I migliori di noi sono stati fregati così (ed anche i peggiori).

Velia mi scrive: ‘Ma quando si scopa?, non eri una macchina per scopare, un trapanatore di femmine indifese?’
‘Io? Ma forse ti sbagli con un altro. Anzi io volevo proprio mettere in luce la fragilità del maschio”
‘Vabb&egrave ad ogni modo dimmi, che hai in mente per il nostro incontro?’.
Ed io ‘Semplice ci vediamo , vengo a casa tua, o vieni da me, ci prendiamo un caff&egrave, e se ci prendiamo reciprocamente, facciamo l’amore’
Lei: ‘E tu saresti uno scrittore?. Non sai inventarti di meglio. Inoltre io ho paura di te, chi sei?. Non voglio dirti il mio vero nome. E poi non voglio che tu sappia niente di me’
Mi provochi?,
Vabbene , eccoti servita.

‘Vuoi la cosa particolare?
Eccola.
Domani, alle 21. Albergo Milu. Stanza 22, primo piano.
Io entrerò alle 20.30. Se vuoi appostati, e guardami, non ho nulla da nascondere.
Entrerò e lascerò la chiave nella toppa. Dentro, luce spenta.
Io sarò sul letto. Nudo. Quando tu aprirai io chiuderò gli occhi. Con la poca luce che filtra tu individua il letto,e dove mi trovo. Poi chiudi.
E poi fai quello che vuoi. Io farò lo stesso’

‘ok’

Ecco. E’ fatta. Una fantasia diviene realtà. Ma &egrave una fantasia che mi piace?. Non lo so. C’&egrave un misto di inquietudine. Bello in teoria. La passione astratta. Perfetta, svincolata finalmente da ogni ingerenza dell’aspetto fisico.
Ma la cosa non mi tranquillizza. L’aspetto fisico &egrave molto. Non &egrave questione di bellezza, ve l’ho detto. Si capisce molto di una persona dall’aspetto, dallo sguardo, da come si muove, dalla voce.
Togli questo e sei veramente al buio. Al buio come non mai.

Entro in albergo. Sono nella mia città , mi sembra strano prendere una stanza nella mia città.
Ad ogni modo l’Avventura mi chiama. Ed io non sarò da meno.
Salgo, corridoi male illuminati, moquette squallida.
Che posto del piffero. Ma chi me l’ha fatto scegliere?. Il nome forse.

Entro nella stanza. Piccola, con un letto matrimoniale al centro, ed una piattaforma per poggiare le valige.
Una doccia? Ma sì, fammi trovare perfettamente pulito.
E poi fa caldo.
E poi sennò che faccio per mezz’ora qui.
La faranno salire?
Che dirà?
Affari suoi, ma se &egrave sveglia come credo avrà una scusa.

Il pomello della doccia.
Lo guardo e mi fisso questa immagine. Io , proprio io sono qui. Che ci faccio?.
Mi capita spesso, in momenti particolari, quando sta per accadere qualcosa di importante, di cercare di rallentare il tempo.
Il momento dell’attesa &egrave un tempo da godere.

Mi sciacquo la pancia.
Com’&egrave?
Migliorata, direi. La dieta ha fatto effetto. Il nuoto &egrave inutile.
No, resta troppa. Ecco si può acchiappare. Così. Guarda, se stringi riempie la mano.
E’ tardi per pensarci, e poi lei non mi vedrà.
Mi sciacquo le palle. Mi tiro giù la pelle del prepuzio, e mi guardo il glande.
Che bel colore roseo. E’ bello non c’&egrave che dire. Non può non piacere.
Ma lei non lo vedrà.
Dirigo sopra il getto della doccia.
Mi fa ridere chi si eccita così. Non &egrave spiacevole, ma di qui ad eccitarsi’

Mi asciugo. Niente profumo.
E’ ora.
Mi metto sul letto.
Scopro le coperte. Sul lenzuolo fresco.
Sono nudo. Non ho freddo.
Sono le nove meno cinque. Devo spegnere la luce.
E se mandassi tutto a monte?
Se mi nascondessi in bagno?
E se non venisse?.
Verrà.

Sono al buio. Aspetto.
E’ strano quanto sia diverso il buio se stai con gli occhi aperti.
Se sei così, sveglio come sono io.
La mia pelle &egrave fresca dalla doccia. Il corpo &egrave teso e reattivo.
Sento tutti i rumori dell’albergo.
D’improvviso un rumore diverso.
La porta si sta aprendo.
Dovrei chiudere gli occhi.
Sono un baro. Li chiudo appena, quello che basta per farli sembrare chiusi, per non mostrare il bagliore.
Ma non si vede nulla, perché lei &egrave più furba di me. Si vede solo un breve movimento e la luce cessa, immediatamente.
E’ meglio così. E’ più giusto.
Adesso si comincia.
Non abbiamo detto se possiamo parlare.
Io ci provo, voglio sentire la sua voce.
‘ciao’
…..
silenzio.
Sento fruscii.
Movimenti di un corpo nella stanza.
Il mio respiro si affretta.
Un corpo si siede sul letto.
Una lunga pausa. Sento il suo respiro.
E’ accelerato, quanto il mio.
E adesso?
Sento un movimento sul letto.
Si sta muovendo.
Un tocco, sulla gamba.
Sono labbra.
Labbra si posano delicatamente sulla mia coscia.
L’impatto &egrave lieve, ma dirompente.
Il mio corpo si tende. Mille pulsioni si affollano alla mia mente.
Chi &egrave che vuole perché sono qui che avventura incredibile.
Se la racconto non ci credono, se la scrivo mi prendono per pazzo.

Ma ora basta. Mi trasformio in un recettore di sensazioni corporee.
Sento che sale lungo la coscia.
E’ lenta. Si ferma e torna indietro.
Si ferma ancora.
E’ vicina all’inguine.
Mi sta leccando i peli del pube.
L’uccello &egrave in subbuglio. Spinge e si arrampica nel cielo.
Mi sembra che ruoti.
E’ come un giocatore dell’NBA quando si avvita per la schiacciata, e vola per un tempo che sembra eterno in aria.
Aspetta di essere toccato. E l’impatto avviene.
Flaff .Rumore del pallone che viene schiacciato a canestro, rumore del sangue che arriva violento alle orecchie.

Immagina un pennello, di quelli a punta larga, intinto nella pittura, che si posa delicatamente su un cilindro.
Ecco la sensazione.
Il pennello si muove. Inizia a dipingere il cilindro.
Deve dipingerlo tutto, evidentemente.
In ogni sua parte.
Quando ha finito deve passare una seconda mano. E quindi, diligentemente ricomincia.

Per parte mia ho svuotato la mente da ogni pensiero.
Ho abbandonato le parti del corpo inutili.
Le ho lasciate poggiate e gli ho tolto energia.
Braccia , gambe, schiena. Via.
Sono tutto uccello.
E spina dorsale. Una fibra ottica, che comunica al cervello le sensazioni.
Le domande svaniscono lentamente. E se fosse un uomo?.
A questo punto chissenefrega. Non sono razzista.
Occhio non vede cuore non duole.

Un calore mi scalda.
Ma la situazione muta.
Sento le due labbra, come in un bacio, sulla punta.
Poi si aprono e mi iniziano ad inghiottire.
Io vengo risucchiato, e mi lascio risucchiare.
Arrivano fino a giù. Fino all’attaccatura.
Poi si ferma. E rimane così un tempo incalcolabile.
Mi ha preso. Sono il suo pesce. Sono il suo pranzo.
Ora mi mangia, penso.
Come il serpente. Sloga la mascella e mi mangia.
Invece risale. Succhiando sempre, passo passo.

Ora basta. Mi sto eccitando veramente.
La voglio.
Voglio entrare in lei. Basta con questo gioco.
Devo agire di sorpresa. Altrimenti il pesce, che ha abboccato all’amo, mi scappa.
Appena &egrave su, in punta la tiro indietro.
Sento un suono provenire dalla sua gola.
La rovescio sul letto a pancia in sopra.
Le salgo sopra, e sento per la prima volta il suo corpo.
E’ morbido sotto di me.
E’ femmina, non ci sono dubbi. Glielo appoggio alla porta d’ingresso.
Lo struscio su e giù toccando con la mia punta il suo clitoride.
Sento che si protende in avanti, verso di me.
Lo vuole.
Vuole fare l’amore. Ci siamo.
‘Velia’ dico
‘shhhhh’ mi dice lei e mi mette una mano sulla bocca.
Mi toglie la parola, la mia arma migliore.
Ne farò a meno.
Lo spingo dentro con dolcezza, poi prendo un ritmo stabile.
Niente mattate, niente giochi strani. E’ già tutto abbastanza strano.

Sono dentro di lei. Morbida e tenera come un burro squagliato.
E’ una donna-acqua. Non &egrave una donna-carne o una donna-pane, &egrave una donna acqua.
Sulla donna carne ci si avventa e la si sbrana. La donna pane &egrave pace dello spirito, fresca e croccante.
Della donna acqua avverti però un bisogno profondo, e primordiale. E quando ce l’hai senti la sua freschezza che ti scorre dentro.
Ed io mi bevo la donna acqua.
Senza volto, senza seno, senza voce.
Solo fica.
Quanto possono sfregarsi cazzo e fica?
Un tempo potenzialmente infinito (diciamo molto lungo).
Io sento che posso venire in ogni momento, ma non lo faccio.
Dirà qualcosa prima o poi lei.
Deve parlare.
Mugolerà.
Sospirerà.
Possibile che riesca a tenere tutto dentro.
Piacere le piace, &egrave bagnata in modo folle, e sento le vibrazioni (o &egrave il condizionatore dell’aria)
Perdo la nozione del tempo, sono in uno stato di deprivazione sensoriale, ed inizio a vedere piccoli angioletti volare per la stanza, nel buio.
Sfluff, sfluff.
Il rumore del cazzo &egrave come uno sciabordio notturno di barche.
Vabb&egrave hai vinto. Tanto vincete sempre voi , si sa.
Non vuoi parlare, non vuoi venire, o non me lo vuoi dire.
Contenta tu.
Accelero il ritmo, e inizio a lasciarmi andare.
Via.
Sfluff sfluff sfluff.
La abbranco sui reni. La stringo e mi tiro un po’ su.
Non l’ho baciata, mai. Non mi va di farmi rifiutare.
Accelero ancora, sento contrazioni in tutto il suo corpo, ma non emette un suono, solo un respiro forte e profondo affrettato.
Hhh hhh hhh hhh.
E’ un suono dolce. Mi perdo ad ascoltarlo.
Hhh hhh hhh ‘.
Si &egrave fermato.
Che cos’&egrave?
Sta venendo, lo sento. In silenzio ed in apnea sta venendo.
La tenerezza mi invade.
E quando mi invade la tenerezza io vengo e mi innamoro un po’.
Mi innamoro un po’ e vengo.

Poi dico:
‘Tutto quanto hai fatto per non farti riconoscere, per non farti vedere, merita che io rispetti la tua volontà. Per cui ora vado in bagno e mi chiudo dentro. Quando hai finito bussami alla porta. Ti lascio altri due minuti ed esco’.

Così faccio.
Vado in bagno. Esco.
Nulla.
Guardo sul letto.
Cerco un regalo, ma perché ci dovrebbe essere?

Chi era? Era Velia, o Nova o tutte e due, o una delle due ma con doppia personalità e si credeva l’altra. O mi avevano venduto ad una donna ricca che voleva solo il mio corpo. O era solo una mia fantasia e non era venuto nessuno quel pomeriggio, e mi ero fatto una sega.
Credo proprio che non lo sapremo mai.
Volevo un finale a sorpresa. Ma la sorpresa l’ho avuta io,. Tutti i finali di questa ipotetica storia sono stati esplorati, compreso quello di assenza di finale. L’unico rimasto disponibile era:

Vedo la stanza vuota. Nulla più per rintracciarla. Il segno di un abbandono tangibile, ed irrevocabile.
E decido di scrivere tutta la storia e di pubblicarla su un sito di racconti erotici.

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