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Un’incantevole sconosciuta

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E’ giunta finalmente la mia prima settimana di ferie e devo ritornare dai miei beneamati e anziani genitori a Todi in Umbria. Al momento cerco come posso d’accomodarmi sul convoglio seppur a fatica in quel chiassoso scompartimento, in realtà c’è un po’ di calca, svariati ragazzi schiamazzano ostinati da una parte all’altra del vagone rumoreggiando con gli zaini stracolmi assieme agli svariati sacchi a pelo sparpagliati qua e là nel corridoio, altri borsoni e qualche fanciullo sbraitante per il caldo a dispetto della presenza dell’aria condizionata regolarmente accesa. Pochi sedili più avanti, là di fronte osservo che c’è lei abbandonata e beata, allungata pigramente, invasa da un sonno profondo, disinteressata e noncurante del caos che le sta attorno, perché squadrandola accuratamente pare che abbia l’immagine d’una principessa bersagliata e colpita dall’incantesimo.

Lei è di carnagione castana con i capelli lunghi, il suo viso è rotondo scaldato leggermente dal sole, porta addosso una maglietta di color arancione aperta sopra una scollatura magnifica come raramente ho visto in vita mia, perché deve avere dei seni generosi e pieni, quasi materni m’azzardo ad esprimere. Dalla scollatura sbuca di tanto in tanto un brillantino, per il fatto che dev’essere attaccato al reggiseno, dal momento che entra ed esce dalla scollatura, laddove i seni le sobbalzano cullati dall’andatura ritmata del treno. Io sono curioso di poter incrociare il suo sguardo e il suo sorriso, però quando squilla il cellulare lei di soprassalto si ridesta e risponde. Da qui posso percepire soltanto una voce amorevole e calorosa, una risata aperta con quegli occhi brillanti, frattanto ci addentriamo in galleria e bruscamente cade la linea, lei ansima un po’ corrucciata per quell’insperato disappunto, in quelloccasione si stiracchia brevemente, poiché deve sentirsi analizzata, tenuto conto che rivolge per un attimo il suo sguardo verso di me provando a riprendere sonno.

Quello sguardo curioso, insolito e impiccione m’ha aperto e infine spalancato sennonché un mondo di desiderio e d’ardore, un ambiente di bramosia inedita, può darsi che lei sia maritata, che abbia della prole, oppure abbia addirittura un promesso sposo che l’aspetterà là di fuori dalla porta all’arrivo del convoglio in stazione, però io al presente la desidero focosamente, anzi, svisceratamente innanzitutto adesso. Bramerei senz’ombra di dubbio alcuno collocarmi nei suoi pressi, spasimerei dirigere altrove quella folta capigliatura, anelerei baciarla sul collo e sulle labbra, desidererei pronunciare il suo nome, sfortunatamente al momento sono però un completo individuo senza fama né voce né popolarità, perché manca giustappunto poco tempo per realizzare tutto quello che ho in mente, giacché non posso accostarla senza dare l’impressione d’essere un accanito maniaco, un caparbio squilibrato che s’improvvisa tale per ottenere il suo intento.

Io posso limitarmi immaginandola che lei proceda in uno di quei numerosi uliveti che s’innalzano maestosi su quella terra nera che posso osservare dal finestrino, vestita con un lungo abito leggero che svolazza mosso dal vento dun torrido giorno, cosicché io la seguo invitato dal suo sguardo e dall’ipnotico portamento dei suoi fianchi e della sua completa ammaliante movenza. Lei adesso si è lasciata acciuffare, infine lei lascia che io ne annusi avvedutamente il suo naturale effluvio, scottato peraltro dal sole della sua pelle appena colorita, perché dal suo trapezio nel frattempo io spio infatti il magnifico décolleté, lei rabbrividisce di caldo e di desiderio fintanto che io le mordicchio libidinosamente il collo.

Lei diventa sempre più arrendevole, cedevole e indulgente, senza dire nulla m’afferra di proposito la mano e mi porta su per una scala ripida e stretta fino all’ultima stanza della masseria ben in alto, appena più fresca dell’atmosfera per i muri spessi, lì infine unisce i miei avambracci, si rifugia nel mio petto così da poterla baciare con passione e sbottonarle quell’abito, che non sembra più sopportare per l’afa per la voglia della mia epidermide inerme contro la sua. A quel punto ci mordiamo, ci baciamo, lei lascia cadere per terra l’indumento, io le stacco il reggipetto in un baleno, uno dei suoi seni non alloggia all’interno d’una mano, e per quanto io provi a spremerlo o a stringerlo, quest’ultimo pullula fuoriuscendo, giacché non riesco adeguatamente a contenerlo. Lei è estasiata, poiché essendo assai inebriata si dirige verso la fibbia della mia cintura, slacciandola e sbottonando i miei pantaloni in maniera precisa, veloce e definita.

Lei anela velocemente nella ricerca del mio cazzo ansando e smaniando in modo forsennato, poiché se lo poggia addosso accarezzandoselo e sfregandoselo con il clitoride e con l’interno delle cosce, percorrendo con rapidi baci il mio petto se lo infila in fretta in bocca, perché dopo solamente un primo lungo affondo lo lecca per tutta la sua lunghezza come se fosse un bisogno improrogabile, poi ancora in bocca e in gola. La netta esalazione della sua odorosa e vogliosa fica comincia a sprigionarsi nel locale, io comincio a sragionare, perché la sua essenza si spande dal suo intimo nascondiglio aleggiando in ultimo per aria, i suoi seni sono attualmente sodi e appuntiti, lo è perfino il mio cazzo giacché è diventato incredibilmente granitico. Io mi siedo sul bordo del talamo, lasciando che lei mi protenda la sua favolosa e pelosissima nera fica in maniera inattesa e sfrontata, mentre si piega per sfilarsi le mutandine lasciando che io le dia un paio di colpetti con la lingua, attratto e sedotto inevitabilmente da quella persistente e indubbia fragranza di femmina in calore, dopodiché si gira e con le ginocchia sul bordo del giaciglio si auto trafigge in conclusione con il mio cazzo cavalcioni su di me.

Lei è davvero amabile, certamente incantevole e per di più sorridente, dentro di lei tutto si distingue e risplende, lei è accogliente, bollente e ospitale come il suo abbraccio, come i suoi seni che m’avvolgono le guance, come le sue labbra che cercano ghiotte la mia lingua. Repentinamente ambedue cominciamo a grondare, così come due gocce della stessa acqua, le sue cosce si sono in quest’istante interamente schiuse e lei si dilania il ventre più a fondo per ogni stimolo ricevuto. La sua gustosa e inconfondibile essenza di femmina mi gronda addosso, il mio sudore si posa sopra i suoi arti superiori, lei a ogni stimolo diventa più esigente, impulsiva, pretenziosa e rabbiosa, in quanto sembra che mi voglia integralmente dentro di sé, sento che sono suo soltanto per portarla all’orgasmo, per soddisfare caldeggiando tutta la sua voglia quando all’improvviso sospira:

“Sì ecco, adesso, così, mio Dio è magnifico, che meraviglia” – nel tempo in cui s’accascia su di me stringendomi forte, acutamente invasa e tangibilmente travolta da un orgasmo animalesco, irragionevole e veemente, perché quella potenza mi spinge ad azzardare di più.

Non appena lei si è calmata, infatti, io estraggo il mio cazzo dalle carni e la giro carponi sul letto, dato che senza molti complimenti né lusinghe gliel’infilo nelle reni sentendola dibattersi contorcendosi di voglia, lei è alquanto sorpresa per l’occasione, cosicché io me la scopo lasciando che le lenzuola soffochino logicamente le sue urla voluttuose di piacere. In quest’istante mi sento affrancato e libero di godere del piacere che mi dà quel suo corpo così sudato ed eccitato, quella polpa talmente vellutata, tenuto conto che nel bagliore del dopo pranzo a stento filtrata dalle tende appare persino più fulgida e sfavillante. Lei chiama con sempre più vigore la mia carne nella sua, m’incita spronandola a inondarla di sperma, finché io non riesco più a trattenermi, poiché dopo averle assestato qualche colpo le regalo tutto il mio seme sul suo incantevole, foltissimo e seducente ben curato boschetto, sborrando vivamente sopra quella magnifica e pelosissima fica nera imbrattandola in ogni parte, prima d’atterrarla al letto con un abbraccio avvolgente che ha il sapore del nostro sesso.

In seguito l’eccitante e la conturbante sconosciuta s’alza e prendendo il borsone protendendo di proposito il fondo schiena avvolto dai jeans nella mia direzione, quelle stesse chiappe che ho tenacemente immaginato e vagheggiato di scopare, prima di dirigersi in conclusione verso l’uscita. Lei in quell’occasione mi guarda un’ultima volta come se avesse assimilato e capito ogni cosa, ma in special modo captato e intercettato appieno i miei lascivi e lussuriosi concetti, i miei impudici e immorali pensieri e le mie intime e spontanee riflessioni.

E’ realmente un’autentica fortuna e finanche una semplice coincidenza, che nessuno abbia notato la mia poderosa erezione, anche se delle volte il sesso è compiacente e malleabile, persino attraente e piacevole, anche se sperimentato e vissuto unicamente nei sogni.

Addio devo adesso annunciarti, ripetendoti fervidamente un gradito arrivederci cara Ludovica, femmina indiscutibilmente incantata, persona certamente magica, indubbiamente sconosciuta creatura dai seni generosi e dallo sguardo ilare, molto entusiastica, fervida e giuliva.

{Idraulico anno 1999}

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