Skip to main content
Racconti EroticiRacconti Erotici EteroRacconti erotici sull'Incesto

Vortice – 07 – Il weekend: domenica

By 21 Novembre 2023No Comments

Nudi.
Soddisfatti.
Abbracciati.
Sfiniti, una sull’altro.
Colmi di piacere, dopo la nuova cavalcata di Cecilia sul mio cazzo, ci addormentammo.
Mi risvegliai direttamente la mattina dopo. Uno sguardo alla sveglia. Nonostante fossero passate da poco le 9, non entrava molta luce da fuori.
“Finalmente delle nuvole e un po’ di tregua?”, pensai. E in effetti il caldo asfissiante delle ultime mattine pareva aver lasciato il posto ad un fresco più primaverile.
Delicatamente tirai su il lenzuolo per coprire Cecilia e mi mossi verso la porta.
Avevo bisogno di una doccia e in men che non si dica ero sotto il getto caldo e rigenerante.
Mille pensieri mi si affollavano in testa. Ero ancora confuso dalla giornata precedente, ma una cosa l’avevo ben chiara in testa: Cecilia e Anna erano la mia vita. E lo sarebbero sempre state.
La mano insaponata accarezzava il mio corpo, lavando via sudore, profumi, piaceri e tracce varie di questa nottata che non avrei mai dimenticato, mentre il pensiero del mondo che stavamo creando con mia moglie mi eccitava, anche se ne avevo anch’io paura. Tutto era iniziata come una mia follia e ora si stava allargando.
“Come guarderò Anna quando tornerà oggi? Come la guarderà Cecilia? Come vivremo da oggi in poi?”. Immerso in questi pensieri, avevo smesso di insaponarmi ed ero immobile sotto l’acqua ad occhi chiusi, godendomi semplicemente il caldo e il vapore intorno a me.
Riaprendo gli occhi vidi i saponi che usava mia figlia, shampoo e balsamo in particolare. Ne presi il flacone e odorai il profumo, pensando a quando lo avrei risentito da vicino, magari abbracciandola più tardi, e ripensando a quante volte lo avevo già avuto addosso.
Un brivido mi scosse.
Vidi il mio sesso crescere.
Dovetti farmi forza per pensare ad altro perchè non potevo continuare così: anche fisicamente avevo bisogno di una pausa da questa situazione.
Finii la doccia e in accappatoio tornai in camera, dove Cecilia era già sveglia.
Nel sentirmi arrivare, posò rapida il telefono, si stirò allungando braccia e gambe scostando leggermente le lenzuola.
– Già fatta colazione?
– No, aspettavo te. Avevo però bisogno di una doccia, mi sono alzato per quello.
– Potevi aspettarmi…- mi fece l’occhiolino sorridendo.
– Chi era al telefono? Lorenzo ha ancora tutto al suo posto?
Ridemmo.
– Non lo so, le ho solo mandato il buongiorno.
Si alzò venendomi incontrò.
Ci baciammo.
Il profumo di sesso che emanava mi entrò nel cervello.
– Dai, vai a lavarti. Io ti aspetto sotto.
Fece un mugolio di delusione.
– Uff…
Mi sfiorò il sesso, prima di andare via.

Mi vestii e iniziai a fare il giro per aprire le persiane in ogni stanza.
Ovviamente entrai anche in quella di Anna.
Mi fermai sulla porta ad osservare quel mondo che un po’ alla volta era cresciuto, cambiato, si era evoluto con il passare del tempo: la rividevo giocare per terra con le bambole e con i Lego che per qualche anno tanto aveva amato; rivivevo l’aumentare delle coppe delle sue gare di nuoto che poco a poco stavano invadendo le mensole; le foto della sua crescita, alcune fatte da me (i primi viaggi all’estero all’insegna del “Quanto manca?”, le foto di gruppo con i compagni in gita, un suo primo piano mentre sorseggia una bibita in spiaggia); poster di cantanti a me sconosciuti e di una bellissima Federica Pellegrini con vicino un biglietto di un meeting in cui Anna era riuscita a farsi fare l’autografo; la marea di libri che ormai facevamo fatica a gestire (ma guai a toccare e mettere in ordine…”Non serve: io so benissimo dove si trova tutto, non c’è nulla fuori posto!”).
Entrai per aprire la finestra e le persiane.
Nell’aria il suo profumo.
In un angolo della scrivania vidi il suo diario, tenuto leggermente aperto dalla penna lasciata dentro. Lo sfiorai con le dita pensando a quanti segreti ci potessero essere, magari anche quelli di questi ultimi giorni. Facevo scorrere il bordo delle pagine sui polpastrelli: la tentazione era tanta. Mi guardi dietro. Ero sempre solo, Cecilia sotto l’acqua canticchiava qualcosa di incomprensibile. I dubbi mi assalivano.
Non resistetti.
Lentamente misi il dito vicino alla penna e iniziai ad aprire le pagine. L’occhio mi cadde d’istinto sulle prime due parole che apparvero, le ultime delle uniche due righe presenti su quella pagina: “Marta” e “amicizia”.
– Ma che cazz…-, pensai a mezza voce, ma non feci nemmeno in tempo a finire la frase che mi sentii chiamare da Cecilia e così richiusi tutto e raggiunsi mia moglie in bagno.
– Che c’è? Tutto bene?
– Si si, è che pensavo una cosa: ho voglia di uova strapazzate stamattina…le facciamo? Ti va una colazione salata?
– Ok, volentieri. Comincio a preparare, così quando scendi la facciamo subito.

Finii il giro della casa per fare entrare aria e luce e arrivai in cucina dove cominciai sistemare per la colazione.
Ne approfittai anche per controllare il telefono che avevo lasciato in carica: trovai vari messaggi non letti, sia di Anna che di Marta.
– Ma ri-“che cazzo”…
Anna aveva inviato il primo ad un’ora molto simile a quella in cui ieri sera avevamo ricevuto l’altro sul telefono di mia moglie (e già questo mi fece venire i brividi), il secondo invece risultava inviato verso le tre di notte.
Quelli di Marta invece erano inviati più tardi: oltre la mezzanotte il primo, il secondo ancora più tardi, il terzo stamattina prestissimo.
Iniziai da quelli di Anna e già nel leggere il primo dovetti reggermi al bancone della cucina per il lieve giramento di testa che mi procurò: “Papà, sto bene, non preoccuparti. Ti volevo mandare un abbraccio prima di lasciarvi tranquilli (anche se so che troppo tranquilli non starete!). Pensa a mamma, merita il meglio delle tue attenzioni. A me invece non resta che sperare di avere, almeno stasera, un Lorenzo abbastanza uomo. Un bacio”.
Lo rilessi più volte, sempre più fantasticando sulla complicità che Anna stava creando con noi. L’abbraccio e l’atteggiamento più diretto con Cecilia; il rimando neanche troppo velato a quanto ci eravamo detti il giorno prima in auto.
Il secondo era più corto e anche più enigmatico: “Davvero un bel personaggino la tua amica Marta. Poi ti racconto, ora porto a dormire Lorenzo. Altro che uomo…”
Altri pensieri, altri dubbi.
A questo punto dovevo aprire i messaggi di Marta, troppa la curiosità e la necessità di scoprire cosa fosse successo.
Il primo era un video.
Nel buio della discoteca, intervallato da luci colorate intermittenti, apparivano solo delle scarpe e delle gambe e nel casino di suoni, voci e rumori che regnavano in sottofondo si avvertivano chiaramente le voci prima di Marta, che quasi sicuramente aveva fatto partire il video con la fotocamera principale e non con quella frontale, e poi quella di Anna.
– Ma dove cazzo siamo?
– Girala!!
– Eh??
– Giralaaaa!!!! Cambia la fotocamera!! Stai inquadrando il pavimento!!!
– Ma porca!!!! Come cazz….ooooh!!! Eccoci!!!!!!!- Marta e Anna apparvero nell’inquadratura, Marta più vicina, Anna leggermente dietro, alla sua sinistra. Sorrisi nel vederle, affascinato da entrambe, nonostante la lieve paura di quello che sarebbe potuto succedere: – Ciao papino!!!!- Anna rise nel sentirmi chiamato così da Marta – Guarda chi ho trovato in discoteca?
Anna mi salutò con la mano.
– Ciao paaaa!!!
– Sicuramente stai già dormendo, ma sappi che la tengo d’occhio io.
– Allora sono in buone mani – disse mia figlia, scoppiando a ridere.
– Cosa vuoi dire? Sono lucidissima!
– Si, si. Come no!!
Marta poi si girò alla sua destra. Nel farlo mosse il telefono e nell’inquadratura entrò un ragazzo che mi parve di conoscere, anche se non lo riconobbi subito.
– Si Fabio, si! Ora arrivo!
“Fabio…Fabio…ah sì…quello nuovo dei laboratori! Ecco dove l’avevo già visto.”
L’inquadratura tornò sulle due donne. Ancora Marta che parlava.
– Ammazza che palle questo! Che ansia!! Speriamo almeno se la cavi in qualcosa di utile!! – e fece l’occhiolino ad Anna, che sorride mentre beveva una bibita – Vabbè…papino, ti salutiamo: noi giovani andiamo a divertirci! Anche se non riesco proprio a convincere Anna a bere qualcosa di più forte di questa Coca!!
– Ciao papino!!! Stai tranquillo che resto sempre l’astemia del gruppo!
Entrambe salutarono con le mani.
L’ultima inquadratura fu di Marta che dava un bacio sulla guancia ad Anna, dopo averla abbracciata, con mia figlia che rideva.
La situazione era di per sé divertente, ma pensai a quanto successo giovedì e non potei che avere un leggero brivido, un mix di eccitazione e paura, lo stesso che sempre più mi avvolgeva da giorni e che quindi sempre più spesso, coincidenze o no, ritrovavo in ogni fatto delle mie giornate.
Avevo ancora due messaggi di Marta.
Il primo l’aveva probabilmente mandato una volta usciti dal locale: “Tua figlia è fantastica! Ci siamo divertite un sacco. Si lasciasse andare un po’ di più non avrebbe rivali, ma già così fa impazzire. Peccato per il figuro che si porta dietro… Un bacio voglioso…papino…”
“Eccola lì, la Marta con troppo alcol e troppa eccitazione in corpo…mi sembrava strano che avesse resistito tutti questi giorni senza provocarmi ancora e stanotte ha voluto strafare!”
Ricacciai via certi pensieri per leggere l’ultimo messaggio.
“Buongiorno papino, perchè non riesco a togliermi dalla testa te e Anna? Sei un bastardo! Era un po’ che non te lo dicevo! Ho scopato con quel nerd che abbiamo appena assunto in laboratorio: gran cazzo, grande passione, grande fantasia, ma cristo…se non pensavo a voi due mica godevo mentre me la leccava!!! Vabbè, mi sa che sonno arretrato e alcol non mi stanno facendo benissimo e straparlo. Vado a dormire. Nemmeno so perchè ti sto scrivendo queste cose, tanto tu da bravo padre di famiglia starai già facendo colazione. Notte…giorno…ok, ciao! A domani!”
” Tutto sotto controllo, come sempre”, pensai ridendo tra me e me.

Era ora che mi sbrigassi a preparare la colazione. Cecilia stava per scendere e non avevo ancora fatto molto.
Mi trovò che stavo preparando le uova, dopo aver tostato il pane e preparato la pancetta e messo in tavola due piccoli assaggi di formaggi freschi, un po’ di pane e dei grissini.
– Wow che servizio!
Un abbraccio da dietro di Cecilia mi scaldò e mi fece sentire il profumo del suo balsamo. Mi girai per baciarla, invitandola poi a sedersi.
– Prima da sopra mi pareva di sentire delle voci….
– Era un video che mi ha mandato Marta. Ha incontrato Anna in discoteca e hanno fatto un video in cui mi salutavano. Lei era già parecchio su di giri.
– Strano, non le capita mai.
Scoppiai a ridere anch’io, mentre le portavo le uova e le porgevo il telefono per farle vedere il video.
– Ridi, ridi. Prima o poi quella t’acchiappa e poi in bocca al lupo!!
Finsi stupore e lasciai cadere il discorso.
Riguardai volentieri il video e con Cecilia ci ridemmo sopra, commentando sia la bellezza di Anna che la sfacciataggine di Marta.
– Quello lì dietro è il suo nuovo giro di giostra? Avrà almeno dieci anni meno di lei!
– Così pare…è uno nuovo che lavora da noi, in laboratorio e se ricordo il curriculum gli anni di differenza sono anche più di dieci. Diciamo che non ha perso tempo!!
– Non hanno perso tempo, vorrai dire! Nessuno dei due.
Mentre mangiavamo scherzammo ancora su questo e poi decidemmo cosa fare nel resto della giornata: avevano aperto un nuovo ristorante sul lungomare, potevamo telefonare e vedere se avevano ancora posto.
Mentre finivamo colazione, avevo ancora il pensiero se affrontare o no l’argomento Anna. Dovevo comunque farle leggere i messaggi arrivati anche a me nella notte, anche se questo avrebbe significato svelare parte del segreto che condividevo con mia figlia. Ma era giusto giocare il più possibile a carte scoperte.
– Anna stanotte ha scritto anche a me.
– Scherzi?
– No – e le rilessi il primo messaggio.
Cecilia mi fissava.
Io provai a smorzare la tensione con una battuta.
– Ti ho dato le giuste attenzioni?
– Mmm…non lo so…devo pensarci…- e si avvicinò per baciarmi – Cos’è sta cosa di Lorenzo abbastanza uomo? Cosa voleva dirti?
– Nulla di che…semplicemente l’altro giorno in macchina era un po’ triste e pensierosa e le ho chiesto se ci fosse qualcosa che non andasse bene. Mi ha parlato genericamente di problemi con Lorenzo fino a dire una frase del tipo “Vorrei fosse più…” e non riusciva a finirla. A me è uscito di getto la parola “uomo”. Non volevo fare allusioni particolari e mi sono scusato subito, ma lei ha quasi confermato. Probabilmente è stato poi il discorso che ha voluto affrontare con te una volta tornati a casa.
Alla fine me la cavai con questa mezza verità e Cecilia sembrò crederci.
Rimanemmo entrambi pensierosi. Ruppi gli indugi io, rivelando anche il secondo messaggio, escludendo però la parte su Marta. Mia moglie ne rimase colpita.
– Povera piccola di mamma…
– Ha bisogno di attenzioni.
– Ha bisogno di amore.
Lentamente sentivo di nuovo l’eccitazione salire e prenderci.
– Ha bisogno dei giusti maestri.
Lo dissi spostandomi sulla sedia, avvicinandomi a Cecilia.
Ci guardammo.
Le nostre bocche si unirono in un frenetico vorticare di lingue. Le mani che volavano sui rispettivi corpi. I vestiti che si aprivano. La mia camicia che volava via, la sua maglietta che cadeva ai nostri piedi.
– Aspetta. Fammi prendere il telefono.
– Che vuoi fare?
– “Buongiorno tesoro. Mi spiace per stanotte. Non temere, ho dato le meritate attenzioni a mamma. Come gliele sto dando anche adesso…”
– Ma sei pazzo??
– No. O meglio, si…di voi due. Vediamo quanto davvero vuole giocare la nostra bambina.
Scesi ai suoi piedi. Sempre guardandola negli occhi tirai giù il pantalone della tuta. Rimase con gli slip, seduta sulla sedia. Le spalancai le gambe, di fronte al mio viso.
Trillò il telefono.
– È Anna.- inizia a baciarle le gambe, salendo lungo la coscia. Lentamente la lingua si avvicinava al suo sesso. Sentivo sempre più chiaramente il profumo della sua eccitazione.
– …e…- ansimò, in attesa che leggessi la risposta.
– “Baciala anche per me. Mi mancate. Mi siete mancati stanotte.”
– Piccola mia…così sola e trascurata.
– Brava Ceci, scriverò proprio questo.
Così feci e poi affondai il viso al centro delle sue gambe. Con i denti torturavo le grandi labbra attraverso il tessuto sempre più umido.
– Oddio amore, cosa dici?? Fermati!
– Troppo tardi.
Scostai lo slip e inizia a muovere la punta della lingua sempre più vicino alla sua figa. Il mio naso già sfiorava il suo piacere: inebriante profumo di inebriante femmina.
Ancora il telefono.
– Che figlia che abbiamo…
– Che genitori che siamo! Oddio!! Che scrive? Dimmelo e non ti fermare!!!
– “Vorrei essere lì. Voi di certo non mi fareste sentire così sola.”
Lessi il messaggio e subito risposi.
– “…e nemmeno così trascurata.” Tua figlia ama proprio giocare. Ed è calda come la madre.
La penetrai con un dito mentre tornavo a leccare la figa a lingua aperta, dall’alto in basso.
– Amoreeeee!!! Che dici??? Oddiooooo…siiii!
– Dico la verità. E non mi sembra ti dispiaccia. Eccola di nuovo. – Continuai a scoparla con due dita mentre leggevo il nuovo messaggio – “Anche questo è l’uomo che parla e non il padre? Comunque lo so. Da sempre. Lo so talmente tanto che mi sembra di sentirvi anche ora, nonostante la distanza fra noi, come se fosse una delle scorse notti nel mio letto.” Hai sentito amore? Ci ascolta, la nostra bambina.
– Cosa le stiamo facendo? Cosaaa???
– Nulla amore. Stiamo semplicemente scopando. – dissi alzandomi e facendo alzare anche lei. La bacia. Le succhiai i capezzoli mentre lei mi masturbava forte e poi la feci sedere sul tavolo. Mi avvolse le gambe intorno alla vita e con la mano mi guidò dentro di lei.
– Si, amore. Scopami! Scrivile e scopami! Mi state facendo impazzire!
– “Mamma sta impazzendo a sentirci dire queste cose. La sentissi ora…la vedessi ora…quanto amore…”
– Hai un cazzo durissimo!! E io mi sento fradicia come poche altre volte! Incredibile quanto questa storia ci ecciti!
– Mi eccitate entrambe. – di nuovo la vibrazione del cellulare – Vediamo cosa risponde: “Papà! Davvero stai leggendo questi messaggi a mamma? Li leggi mentre…mentre voi…???”
Mi muovevo lentamente dentro di lei senza mai uscire, ma arrivando con quasi la cappella fuori. Con una mano reggevo il telefono, con l’altra ero aggrappato al suo seno. Mi feci succhiare un dito per poter poi giocare con i capezzoli duri.
– Ora fa la santerellina? “Si Anna, mentre noi…” Non scherzare col fuoco, bimba mia, non lo fare…
– Amoreeee…sei un maiale!!!! Ma non fermarti…ti amo così porco, così mio!!!! Così nostro!!!!
La sua figa era sempre più stretta intorno al mio cazzo, stavamo entrambi per scoppiare. Sentivo le sue unghie nella mia carne, lungo le braccia, mentre con la mano libera continuavo a toccarle il seno e poi a scendere verso il suo sesso oscenamente spalancato e aperto dal mio muoversi.
– Oddio Luigi!!! Ma non scrive più? Che abbiamo fatto??
In quel momento arrivò un nuovo messaggio. Mi bloccai, completamente dentro Cecilia.
– Che succede Luigi? Noooooo!! Perchè ti sei fermato??? Cosa ha scritto Anna?
Sempre restando dentro di lei, feci mettere seduta Cecilia, abbracciandola forte. La baciai dolcemente sul collo, avvicinandomi sempre di più all’orecchio per sussurare quell’ultimo messaggio.
– “Papà…mamma…fermatevi. Aspettate stasera. Aspettate me: voglio godere con voi.”

Il tempo del nostro racconto sta terminando.
Batto gli ultimi caratteri sulla tastiera del PC, seduto sul divano, mentre Cecilia riposa a letto e Anna è seduta a tavola, intenta a scrivere non so cosa.
Ha passato l’intera mattina in cantina.
Ad un certo punto, poco prima di pranzo, non vedendola ritornare mi sono affacciato giù.
Mi accolse un caos indescrivibile, scatole su scatole, aperte, lasciate da parte, cose ammucchiate, un intero mondo, passato di trasloco in trasloco, improvvisamente questa mattina avevo ripreso aria dopo anni.
– Anna…ma…stai bene?
Da dentro l’ennesimo scatolone aperto mi giunse una voce ovattata.
– Si pa! È che non trovo una cosa, eppure so che è qui…
– Ci stavamo preoccupando, non tornavi più su.
– Ho quasi fatto, non mi resta mol…eccoloooooo!!!! Sapevo di averlo ancora!!!
Riemerse.
Tutti i capelli arruffati, e soprattutto le non poche tracce di polvere, testimoniavano le difficoltà avute nel ritrovare quel cimelio. Ma il sorriso e lo sguardo pieni di gioia gridavano soddisfazione per l’impresa compiuta.
– Posso almeno sapere cos’è?
– Una sorpresa per voi. Quindi girati e torna su, quando sarà il momento lo vedrete, anzi lo vedremo tutti insieme.
Rassegnato, tornai in casa a finire di preparare il pranzo.
Casualmente il destino ha voluto che fosse un pranzo della domenica anche quello di oggi. Il destino gioca scherzi, cercandoci e solleticandoci con coincidenze e segnali. Spesso, in questi anni, mi sono chiesto quanto il destino abbia giocato con noi: una frase sentita per caso sulle scale porta ad un’evoluzione di rapporti famigliari che parevano consolidati fino a stravolgerli completamente e che a loro volta, in questa nuova veste, portano a nuovi rapporti con il mondo esterno.
Un vortice (ormai avrete capito che ci piace questa parola).
Un vortice da cui si esce solo impattando con la realtà, con la vita vera con cui vi saluteremo finito il racconto.
Un pranzo della domenica.
Un evento così banale.
Quasi una normalità, una routine, una tradizione.
Ma ormai di tradizionale non era rimasto più nulla.
Continuammo la giornata in sordina. L’idea di andare sul lungomare a mangiare non venne più ripresa. La passammo invece seduti sul divano. Guardando spesso l’orologio, come se avessimo un appuntamento importante che si stava avvicinando, come se dalle ore successive potessero dipendere eventi fondamentali. Quegli eventi che poi a distanza di anni ricordi anche minimi particolari: la temperatura, la pioggia, la colazione e il pranzo, i vestiti scelti e quelli scartati, il gran premio non guardato (nonostante la TV accesa), il libro non letto (nonostante le pagine sfogliate), le parole dette e scritte, il suono del campanello di casa, l’ora di ritorno di Anna accompagnata da Lorenzo.
Le 16:52.
L’ora dell’impatto.
L’ora della realtà.
Le 16:52.
Adesso.

– Anna…Lorenzo… Ben tornati! Come state?
Aprii io la porta di casa.
Cecilia rimase seduta sul divano. Posò il libro e si girò semplicemente salutando da lì la coppia che entrava.
– Dai. Venite a sedervi. Volete qualcosa da bere o da sgranocchiare?
– No, grazie. – rispose Lorenzo per tutte e due – Siamo andati a mangiare a Marina e siamo sazi.
– A Marina? Davvero? Al ristorante nuovo?
– Si, papà! Lo conosci?
Sorrisi rispondendo.
– No Anna, ma proprio stamattina se ne parlava con mamma di volerlo provare, poi abbiamo cambiato idea.
– Nooooo! Peccato!! Sarebbe stato bello essere insieme!
– Secondo me lui ha preferito così…
E ridemmo tutti e quattro insieme. Questo aiutò tutti quanti a rilassarsi.
Vennero altre risate, poi ad Anna venne l’idea delle foto e perdemmo almeno un’ora dietro alla sua mania di perfezionismo. Vennero rapidamente le 19:30 e Lorenzo ci salutò per tornare a casa. Anna lo accompagnò alla macchina, fermo alla porta li guardai baciarsi. Sembravano così belli e felici insieme. Quel qualcosa di quasi eterno e intoccabile che solo a quell’età pare esistere.
Mi venne naturale girarmi e guardare Cecilia, che intanto si era diretta verso la cucina a preparare la cena. Capii che quel mondo che stavo mandando in frantumi era troppo più importante di tutto il resto.
Dovevo avere gli occhi lucidi quando Anna ritornò dentro, perchè mi guardò e mi accarezzò la guancia, quasi per consolarmi.
– È bellissima mamma, vero?
– Si. È bellissima.
– Senti…
– Senti…
Parlammo insieme.
– Vai, parla tu, piccola mia.
– Senti pa… Io…non so stamattina cosa mi sia successo, come non so cosa mi stia succedendo in generale… Forse dovrei prima capirlo bene…io…- e si girò per guardare la porta chiusa- …io…forse dovrei capire tante cose…
– Anna, amore…temo che dovremmo capirlo in tanti… Io sono il primo a dovermi scusare con te, oltre ad essere il primo a dover molto probabilmente ragionare su quanto mi frulla nel cervello.
– E cosa ti frulla?
– Vuoi il padre o l’uomo?
– Entrambi.
Sospirai forte.
– Beh…il padre ti vuole proteggere, l’uomo…beh, diciamo che è meglio se ora non ci abbracciamo, perchè probabilmente lo capiresti da sola…
Mi abbracciò lei. Stretto e forte.
– Un abbraccio non è peccato.
– Anna…
– Sss!!! Non dire nulla! Dai, andiamo ad aiutare mamma.

Ridemmo per tutta la cena. Era un’atmosfera felice. Anna ci deliziò raccontandoci della serata in discoteca: Lorenzo e un altro loro amico che si erano addormentati abbracciati su un divanetto; Marta che sembrava conoscere tutti e che fra un ballo e l’altro tornava al bancone a baciare appassionatamente la sua nuova avventura; questa persona, questo Fabio, che praticamente mai si mosse dal suo sgabello, provando anche a parlare con Anna ma senza grossi risultati; il pranzo al ristorante, dove sia Anna che Lorenzo scoppiarono a ridere davanti al cameriere che non riusciva a dire “amuse bouche” e con Anna che risolse la situazione con “Facciamo che lo chiamiamo assaggio, ok?”.

Finita cena Anna andò a fare la doccia e noi rimanemmo in cucina a finire di sistemare e poi ci spostammo sul divano.
Un curioso deja-vù.
– Beh, poteva andare peggio, no?
– Si Ceci, poteva…
– Ma…?
– Ma nulla…sulla porta abbiamo parlato un po’ e credo sia chiaro come tutti quanti siamo convinti di aver fatto il passo più lungo della gamba. Penso che Anna abbia mille pensieri in testa, anche su quello che sarà la sua vita futura, e…- presi fiato nel finire la frase – …non possiamo essere noi ad incasinargliela ancora di più.
A mia moglie cominciarono a scendere lente e solitarie lacrime lungo le guance. Mi strinsi a lei, abbracciandola e baciandola dolcemente sui capelli.
– Mi spiace amore…- le sussurrai.
– Luigi…no, non dispiacerebbe…è giusto così. Sono lacrime di sollievo le mie.
Mi sorrise dolcemente, accarezzandomi la guancia, e mi baciò. Tenera, piano, dolce, piena di amore.
– Che succede? Tutto bene?
Anna ci spaventò.
– Si si, piccola mia. Vieni qui.
Ci abbracciamo tutti e tre insieme.
– Abbraccio collettivoooo!!
Anna gridò questa frase che non sentivamo da quasi un decennio: lo facevamo quando lei era piccola e le piaceva gridarlo mentre si faceva stringere fra i nostri due corpi.
La tensione svanì immediatamente.
– Vi chiedo scusa, ma sono stanchissima e vorrei dormire un po’ stanotte. Vado a letto.
Prima di salire ci baciò entrambi.
Vicinissimo alle labbra. Per un tempo che mi parve infinito.
– Buonanotte mamma, buonanotte papà. A domani!
La guardammo salire e dopo un po’ sentimmo chiudere la porta della sua stanza.
Ci guardammo.
Cecilia sorrideva. Si toccava la guancia dove prima Anna l’aveva baciata. Un sorriso denso di amore e gioia per un rapporto che temeva di rompere in qualche modo ma che riconosceva ancora saldo e forte.
L’abbracciai di nuovo.
– La mia Cecilia.
– Il mio Luigi.

Dopo circa un’altra ora salimmo anche noi per andare a letto.
Io mi diressi verso il bagno, Cecilia verso la camera.
Sorridevo allo specchio, contento della serenità che pareva avessimo riconquistato. Sarebbero passati i giorni e tutto sarebbe stato un bellissimo ricordo, nient’altro. O almeno quello era il pensiero che mi girava in testa in quel momento.
Pensavo che Cecilia mi avrebbe raggiunto, ma non arrivò. Così la raggiunsi in camera.
Era seduta a letto.
Guardava il cassetto aperto del comodino davanti a lei.
Alzò lo sguardo per guardarmi, mentre mi avvicinavo a lei.
– L’ho trovato così.
– Beh? L’avrai dimenticato stamattina, no?
– No, non l’ho proprio toccato oggi. Ma non è questo il problema.
– E allora quale sarebbe?
Fissò ancora il cassetto aperto e poi mi guardò di nuovo prima di parlare.
– Il dildo non c’è.
– Scusami?
– Non c’è. Ho guardato bene e ho guardato anche in giro per la stanza. Magari ieri sera…. Ma non c’è…
– E scusa…e che fine può aver fatto?
In quel momento sentimmo aprire la porta della stanza di Anna.
Solo la porta che si apriva, nessun altro rumore. Nessun passo. Nessun fruscio di vestiti.
Nulla.
Fino a quel inconfondibile ronzio.
Fissai Cecilia, che si portò le mani alla bocca.
– Cazzo…

10

Leave a Reply