Skip to main content
Interviste Erotiche

Giovanna’S – Intervista 2014

By 28 Gennaio 2014Dicembre 16th, 2019One Comment

– A chi ti ispiri quando scrivi?

Sempre e solo ai lettori. Mi viene in mente un fatto, da quello nasce una storia (che mi auguro intrigante) e da quel momento desidero descriverla con la speranza di creare delle emozioni.

Sempre più spesso sono proprio gli amici che leggono, a inviarmi degli spunti… da quelli, a volte, nasce un racconto. Le storie vere sono quelle che mi scaldano di più.

 

– Quando scrivi metti spesso qualcosa del tuo vissuto personale, o non lo fai mai?

Credo di farlo quasi sempre e se non sono ferrata sull’argomento, trovo una vittima e la intervisto fino a farle maledire il giorno che mi ha incontrata.

 

– Dedichi a qualcuno in particolare il racconto che hai scritto?

In questo racconto specifico sì: a mia zia.

 

– Se tu fossi un libro, che libro saresti? Perché?

Il maestro e Margherita di Bulgakov. Perché lo adoro, nella vita di tutti i giorni sono molto simile alla protagonista, come carattere e come modo di sentire. Anche nelle decisioni, nelle scelte. E poi , per discendenza sono nipote di una strega, infatti lancio spesso anatemi e fatture… purtroppo ho perduto i superpoteri.

 

– Se avessi ideato tu il bando del concorso che tema avresti scelto? Perché?

Avrei scelto l’erotismo… perché

Per vincere, no?

 

– Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Non vorrei proprio dirlo ma visto che mi avete colta con le dita nella marmellata, ieri per una sfortunata serie di eventi mi è capitato tra le mani il libro di tal Fabrizio Corona, che non si chiama Le mie prigioni. No comment.

L’ultimo libro vero che ho letto con passione è: L’impero segreto di Daniel Estulin.

 

– Tra i racconti che hai scritto in quale ti identifichi maggiormente e perché?

Un racconto che si chiama: Un giorno con… Io.

E’ un racconto erotico e descrive un’esperienza romanzata; però mi piace pensarlo come una storia che potrebbe essere molto indicativa per la “razza” a cui appartengo. Impiegata; pendolare; con gli impegni casalinghi che ti bloccano il resto del tempo… allora quella forma di riscatto, contenuta nel racconto, quel lasciarsi vezzeggiare e sedurre, prendendosi una rivincita sul grigio trascinarsi dei giorni, mi pare quasi una rivendicazione sociale.

 

– Secondo te quali caratteristiche tecniche deve avere un buon scrittore?

Credo quella di fare ogni giorno un lungo e consapevole esercizio di umiltà.

 

– Credi che leggere il tuo racconto possa essere anche terapeutico? Perché?

Un po’ ci credo, un po’ ci spero, non sono abbastanza brava da riuscirci ma ce la metto tutta.

Credo che tutti i racconti che passano una mano, dolcemente, sulle pieghe dell’anima alla fine facciano bene e aiutino a superare certi momenti.

 

– Che sensazioni ti ha trasmesso scrivere questo racconto?

Liberatoria. L’ho scritto come un atto dovuto e adesso mi sento meglio. La mia commozione di certo è arrivata anche a lei, come un preghiera. Ne sono certa.

 

– Descrivi in tre parole il tuo racconto.

Sentimentale; evocativo; fotografico.

 

– Cosa ti colpisce di più quando leggi un racconto?

Devo ammettere che da quando scribacchio, la cosa che più cerco sono gli errori, non quelli di scrittura (ne faccio a profusione); non mi piacciono le ripetizioni, il continuo rimestare la stessa minestra. Le incongruenze, i luoghi comuni… insomma è difficile trovare un capolavoro scritto con sincerità. Forse perché, come tutto, anche questo è diventato un business… ed è terribile. Io credo che i libri siano l’ultimo rifugio per l’anima. Se perdiamo anche quello penso davvero che per l’umanità sarà la fine.

One Comment

Leave a Reply