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C’era qualcosa che non tornava: forse avevo preso per sbaglio gli occhiali di qualcun altro! Non mi tornavano le proporzioni! C’era una ragazza che stava parlando con Stefano, ma le proporzioni erano tutte sbagliate. Lei sembrava una miniatura. Estremamente figa, ma in miniatura. E invece le proporzioni fra Stefano e l’ombrellone erano giuste! Ma che cazzo! Non avevo mai visto una ragazza con un corpo così perfetto e nello stesso tempo così tanto piccola! Mi avvicinai e sentii che la ragazza stava parlando dell’organizzazione della serata. Capii subito che era un’animatrice del villaggio turistico dove eravamo arrivati quella mattina. Eravamo una strana comitiva, composta da due cinquantenni e quattro ventenni. Non ci voleva molto tempo a capire che non eravamo un gruppo di amici, anche se l’affiatamento non mancava. I quattro ragazzi chiamavano me e l’altro cinquantenne per cognome, mentre noi chiamavamo i ragazzi per nome. Eravamo una squadra sportiva, con due allenatori e quattro atleti. Decathlon, che non è una catena di negozi, ma una disciplina poco conosciuta, che prevede appunto prove in dieci discipline olimpiche miste: 100 metri piani, salto in lungo, getto del peso, salto in alto, 400 metri piani, 110 metri ostacoli, lancio del disco, salto con l’asta, lancio del giavellotto e 1500 metri piani. Naturalmente questo significava che i ragazzi si allenavano in praticamente tutto. Gli atleti avevano due settimane di cosiddette “vacanze controllate”, che non prevedevano allenamenti veri e propri ma che richiedevano la presenza dei due allenatori. Diciamo che le briglie erano molto, ma molto sciolte, ma i cavalli non erano comunque liberi. Eravamo in un villaggio turistico di lusso, dove eravamo alloggiati in due grandi appartamenti con tre camere ciascuno. Io dormivo con i miei due “protetti” e l’altro allenatore con i suoi. Un po’ di Privacy, ma controllo quasi totale. Pasti a pensione completa “alla carta”, ma con l’allenatore seduto al tavolo. Insomma, una sorta di “pace armata”! Intanto la ragazzina aveva continuato a parlare degli avvenimenti previsti nella serata e quando finì la sua presentazione si voltò verso di me, dicendomi: “Ce li manda i suoi ragazzi stasera all’animazione?” “Ma certo! E perché mai non dovrebbero venire alla serata? Ma tu cosa farai stasera?” “Oh, io non sono molto coinvolta stasera, perché ci saranno i miei colleghi che si occupano degli spettacoli. Io sono la responsabile dei giochi di spiaggia!” Stefano mi guardò, con un’espressione che significava qualcosa come: “Questa, prima di andare via, la castigo bene bene!” E infatti, quando la morettina si fu allontanata, Stefano mi si avvicinò dicendomi: “???????, ha mai visto un fisico del genere su una ragazza che sarà al massimo un metro e quaranta?” “Beh, Stefano, effettivamente no. Sembra una fotomodella in miniatura.” “È vero. E allora vedremo se la sua fighetta in miniatura sarà capace di prendere cazzo in misura normale!” E così facendo si stropicciò la patta del costume. Sapevo esattamente come sarebbe andata. E infatti la mattina dopo alle otto, quando la fighetta in miniatura si presentò in spiaggia, Stefano era già lì ed aveva fatto un paio di chilometri di corsa. I primi due giorni partecipò a tutte le attività della spiaggia, poi cominciò a darle dei consigli, che la ragazzina, viste le capacità di Stefano, non poteva che accettare. Il giorno dopo mi disse che la ragazza, diciannove anni appena compiuti, aveva appena finito il liceo ad indirizzo sportivo. Inevitabilmente rimase subito colpita ed un po’ affascinata da un ragazzone poco più che ventenne che era capace di gareggiare praticamente a livello di campionato italiano in dieci discipline olimpiche. E la sera Stefano la tampinava in misura giusta, con una certa maniera di gestire la situazione, cioè senza insistere e lasciando spesso che fosse lei a cercarlo e cose del genere. Gli altri tre ragazzi avevano deciso di indirizzare le loro attenzioni su altra “merce”, così non c’era concorrenza fra di loro. L’altro mio “protetto” manifestò un interesse estremamente discreto per una giovane signora, in vacanza con due bambini piccoli ma senza marito. Mi accorsi che lui aveva cominciato a guardarla insistentemente, per poi cominciare a passare spesso vicino al suo ombrellone, con un timido cenno di saluto. Poi si fermò per fare i complimenti ai bambini, approfittando per scambiare due parole con la mammina. Il giorno dopo, la fermata per la chiacchiera fu un po’ più lunga e gli sguardi continuarono in sala da pranzo. Ma Matteo era molto attento a non creare situazioni che potessero dare adito a sospetti ed infatti i contatti fra i due si interruppero. Ma, ad un occhio attento, sarebbe stato chiaro che i due avevano una incrementata attività dei telefonini. Mossa perfetta! Nessuno poteva sospettare che si stessero scrivendo su Whatsapp mentre erano a venti metri di distanza sulla spiaggia. La seconda sera, dopo cena, Matteo mi chiese il permesso di dormire fuori stanza, visto che aveva ricevuto l’invito a raggiungere la mammina nella sua stanza, una volta che i bambini si fossero addormentati. Mi raccomandai di fare la massima attenzione, visto che i bambini erano nella stessa stanza. “Oh no, stai tranquillo. La mogliettina ha due camere attigue, una per lei e per il marito, quando viene a trovarla, ed una per i bambini.” “Va bene, ma stai attento lo stesso.”
La mattina seguente Matteo arrivò nella sala colazioni e si sedette al tavolo con me. “Allora? Com’è andata?” “Bella nottata ???????, la mammina ha un corpo veramente notevole. Ha la fica un po’ allargata, ma lo prende nel culo come se non ci fosse un domani!” “E bravo Matteo!”
Stefano invece sembrava averla presa con molta calma e dopo tre o quattro giorni mi ragguagliò sulla situazione, dicendomi che la tipa si era rivelata una vera e propria stronza. Non tanto con lui, ma con un paio di ragazzi, uno dell’animazione e uno del bar del villaggio. “E allora, cosa vuoi fare?” “E allora ho pensato ad una bella lezione inconsapevole!” Sapevo che Stefano era capace di organizzare delle situazioni particolarmente ingarbugliate. Una volta, si era scopato la moglie di un dirigente, però poi aveva organizzato un appuntamento al buio con la suddetta “Signora” e aveva fatto in modo che il marito scoprisse l’incontro. Solo che all’appuntamento al buio non c’era andato lui, ma aveva fatto essere presente un altro dirigente, che in passato si era scopato la signora. La moglie, totalmente compromessa, non aveva avuto il coraggio di raccontare tutta la storia e così Stefano si era vendicato di alcuni torti subiti da tutti e due i dirigenti, che in seguito allo scandalo, tenuto rigorosamente interno alla squadra, erano stati “destinati ad altra mansione”! Chissà che diavolo voleva organizzare ai danni della stronzetta in miniatura!
Un paio di sere dopo lo vidi arrivare, con lo sguardo che deve avere il gatto quando sa esattamente che intrappolerà il topo! “Allora Capo.” Stefano mi chiamava Capo solo quando la situazione stava per diventare particolarmente “non ufficiale”. “Credo di aver trovato la soluzione. Stasera la Barbie vuole andare in discoteca, perché domani ha il giorno libero e ha detto che può e si vuole ubriacare. Io la porto alla discoteca del Villaggio turistico qui accanto e poi telefono a lei e ai due ragazzi.” “Non ho capito. A chi telefoni?” “A lei!” “Cazzo Stefano, telefoni a me o alla ragazza”? “Via Capo, non fare il difficile! Telefono a te e ai due ragazzi e venite dove vi dico, ok?” “Scusa Stefano, ma io che c’entro?” “Ecco Capo, lei fa parte della lezione inconsapevole. Quindi veda di presentarsi all’appuntamento armato di tutto punto!” Mi scappò da ridere, perché non riuscivo ad immaginare cosa avrebbe tirato fuori dal cappello, ovvero dalle mutande. Comunque, la sera successiva cenammo con tutti i ragazzi e poi io andai in stanza. Mi buttai sul letto, lasciando il telefono sul comodino. Ad un certo punto sentii uno strano rumore. La suoneria del telefono! Mi ero addormentato ed il telefono mi aveva svegliato, alle 2.40 del mattino. Non risposi e un secondo dopo mi arrivò un messaggio da Stefano: “Ci vediamo al rimessaggio delle barche.” Mi alzai e andai alla mia valigia. In una tasca interna c’era una scatola di Viagra e dei preservativi. Normalmente non avevo bisogno del Viagra, ma Stefano aveva parlato di presentarsi “armato” e non volevo che qualcosa andasse storto. In dieci minuti arrivai al rimessaggio delle barche, dove c’era un ufficio ed un piccolo magazzino. La porta dell’ufficio era aperta e Stefano era all’interno, con la Barbie, come l’aveva soprannominata, seduta su un divano che parlava, un po’ lentamente e biascicando leggermente le parole, con un ragazzo. “Non è che tu non mi piaci, anzi, mi piaci tanto, ma non posso mica darla a tutti quelli che mi piacciono! E allora, a te non te l’ho data! Ma non vuol dire nulla, sai?” “Stefano, ma quanto ha bevuto?” “E il bere non è il di più, Capo. Ha voluto prendere anche qualche pasticca, la ragazzina. E ora sta fuori di cucuzza.” “Senti Giovanna” Stefano si era rivolto alla ragazza “Ma stasera una bella scopata con il nostro bel Mario non te la vuoi fare?” “No, non gliela voglio dare!” “Beh, ma almeno potresti fargli un pompino, non credi? È un bel ragazzo, e hai anche detto che ti piace. Perché non gli lecchi un po’ il cazzo?” “Va bene, Stefano, un pompino glielo faccio volentieri.” E così dicendo cominciò a sbottonare la patta del ragazzo. In pochi secondi si era ingoiata tutto il cazzo dell’incredulo Mario, che per tutta risposta cominciò a tenerla per la nuca e a spingerglielo in gola. La Barbie non sembrava disdegnare e non fece una piega quando nell’ufficietto si presentò un altro ragazzo. Continuò a pompare finché il primo non cominciò a mugolare e a venirle in bocca. Lei succhiò tutto e poi si rivolse al nuovo arrivato: “E tu? Cosa ci fai qui? Non hai sentito cosa ho detto a Mario?” “Veramente io ho solo visto che hai appena fatto un pompino con l’ingoio al mio amico!” “Appunto! Ho appena spiegato che tu ed il tuo amico mi piacete molto, ma che non posso darla a tutti quelli che mi piacciono. Capito?” A quel punto Stefano se ne uscì con lo stesso discorso che aveva fatto in precedenza: “Ma dai, hai appena detto che anche Giovanni ti piace. Non vuoi dargliela, ma un pompino potresti farlo anche a lui, o no?” “Beh, certo, se la metti così, potrei fare un pompino anche a lui!” E, detto fatto, cominciò a sbottonare la patta dell’ultimo arrivato, che si dimostrò estremamente ben fornito, tirando fuori una mazza di notevoli dimensioni, sia per lunghezza che per diametro. “Mamma mia che bel cazzone! Mi sa che ho fatto male a non dartela!” “Beh, intanto comincia a succhiarmi il cazzo e poi vediamo come rimediare!” La cosa andò avanti con lo stesso copione di prima, fino a quando la Barbie non si ritrovò la bocca completamente piena di sborra. A quel punto Stefano, che fino a quel momento aveva manovrato un telefonino, si fece avanti, camminando verso il divano: “E invece, a me avevi detto che volevi darmela, o mi sbaglio?” “No, non ti sbagli. A te avevo detto che stasera mi sarebbe piaciuto scoparti. E infatti siamo venuti qui alle barche, che c’è un bel divano su cui scopare. Ma c’è anche il tuo allenatore? E perché è venuto qui?” “Beh, sai, io non posso scopare se il mio allenatore non è d’accordo, allora gli ho detto di venire. Allora, Mister, posso scoparmi questa bella ragazza?” “Ma certo Stefano, se lei vuole e se è d’accordo.” “Ma certo che voglio! Anzi, adesso, per farti vedere che sono d’accordo, lecco un po’ il cazzo al tuo giovane atleta!” “Oh no, non ce n’è bisogno. Girati a mettiti in ginocchio sul divano.” E così dicendo Stefano prese la ragazza e la fece girare. In una decina di secondi lei era a pecorina sul divano e Stefano, che si era messo un profilattico a tempo di record, le era già entrato dentro fino alle palle. Cominciò così a cavalcarla, aumentando via via il ritmo fino a quando, in qualche minuto, non le scoppiò dentro, con un rantolo di piacere. Il telefonino aveva continuato a registrare, anche se la ragazza non era sempre inquadrata. “Oh Dio, mi dispiace! Mi è piaciuto così tanto che sono venuto subito. E tu sei venuta?” La ragazza sembrava provata dalla monta che aveva ricevuto e aveva un po’ la voce rotta: “Oh Stefano, non preoccuparti, mi è piaciuto molto anche se non sono venuta.” “No, mi dispiace. Non voglio lasciarti a metà. Però potrei farmi aiutare da uno di questi baldi giovani. Magari ci pensano loro a portarti all’orgasmo. Dai, fallo per me! Altrimenti mi sento terribilmente in colpa!” “Ma no, dai. Non ce n’è bisogno. Io sono stata bene.” “Assolutamente no, insisto. Non voglio assolutamente lasciarti a metà!” “Allora, se la metti così, ti lascio aiutare da uno di loro.” In men che non si dica Mario era già entrato nella fica della Barbie, cominciando a martellarla con forza. Dopo qualche minuto, anche lui aveva concluso la sua corsa. La ragazza aveva mugolato per tutto il tempo e non sembrò neanche accorgersi che dietro di lei si era presentato il secondo ragazzo. Ma appena le entrò dentro lei ebbe uno scatto in avanti: “Oh Dio! Com’è grosso! Questo deve essere il cazzone che non era proprio il caso di perdermi, vero?” E così dicendo si portò le mani sulle natiche, come per allargarsele. Giovanni se la prese con un po’ più di calma, fino a quando Stefano non intervenne: “Senti, non stare dietro a darle piacere. Devi montarla come una cagna, capito?” A queste parole il ragazzo reagì cominciando ad affondare colpi a più non posso, fino a rantolare di piacere anche lui. A questo punto Stefano cominciò ad accarezzare la fica della bambolina, ormai completamente allargata. “Che bella che sei. E sei anche generosa, a permettere ai miei amici di aiutarmi. Ma non sei ancora venuta, vero?” “No, non sono ancora venuta. Certe volte ci metto un po’ a godere…” “Oh, non ti preoccupare. Adesso vediamo di rimediare.” E a questo punto Stefano mi guardò, facendomi cenno di farmi avanti, mentre cominciava a spalmare gli umori della fica sul buco del culo della ragazza., che nel frattempo era rimasta a pecora sul divano. “Senti, che ne dici di ringraziare il mio allenatore per la fiducia che ti ha dimostrato dandomi il permesso di scoparti? Sai che senza il suo permesso non avremmo potuto fare l’amore?” “Oh, grazie per aver dato a Stefano il permesso di fare l’amore con me!” “Ma adesso devi ringraziarlo per bene. E al mio allenatore non puoi dargli la fica, tutta allargata dai cazzi di tre ragazzi. Mi sa che devi ringraziarlo in un altro modo.” “Vuoi che gli faccia un bel pompino?” “Oh no, penso che una bella scopata nel tuo culetto sia molto più appropriata. Che ne pensi?” “Ma, veramente, non saprei se … Ohhhhhhh…”
La troietta non si era neanche accorta che mi ero messo un profilattico e che ero andato dietro di lei. Giusto il tempo di appoggiarle la cappella sul buchetto, prendendo il posto del dito di Stefano e di infilarle tutto il cazzo nel culo. Appena sentii le natiche della bambolina appoggiarsi alle mie cosce misi un piede sul divano, cambiando l’angolazione dell’entrata e mi appoggiai, entrandole ancora più a fondo. Lei rantolò ancora qualcosa ma era così fuori di testa per quello che aveva bevuto e per le pillole che aveva preso che non era in grado di avere la minima reazione. E ormai per lei era arrivato il tempo della punizione. Il Viagra aveva già fatto effetto da cinque o sei minuti e questo significava che la mia erezione sarebbe durata intorno ai 45/60 minuti, indipendentemente dal fatto di venire o meno. C’era tutto il tempo per sfondarle letteralmente il culo. Cominciai a far quasi uscire la cappella, per poi spingermi dentro fino a far sbattere le cosce sulle sue natiche. Poi cominciai ad uscire completamente, costringendo il suo sfintere ad aprirsi ogni volta per far passare nuovamente la cappella dall’anello dei muscoli sfinterici. Era un’inculata di tutto rispetto e la troietta mugolava come una cagna. Gli altri tre si gustavano la scena, con Stefano che continuava a fare riprese con il telefonino. Me l’ero presa con calma e alternavo i modi per tirarla a me ogni volta che le sprofondavo nel culo. Per un po’ la tenevo per i capelli, poi per i fianchi, che erano così sottili che avevo la sensazione di sentir scorrere il mio cazzo fra le mani, e certe volte la prendevo per le spalle. Insomma, una monta in piena regola. Lei era completamente andata e continuava a non dare segni di resistenza. Ad un certo punto sentii l’orgasmo che saliva come un’ondata bollente dal cazzo ai coglioni, per poi esplodermi in testa. Cominciai a sbatterla con tutta la forza, schiacciandola completamente sul divano e lei cominciò ad urlare. Stefano le spinse la testa verso lo schienale, in modo da tapparle un po’ la bocca ed attutire gli urli. Per un attimo pensai che si sarebbe spezzata, dalla forza con cui avevo spinto le ultime bordate di cazzo nel suo culo, ma la cagnetta era molto resistente. “Brava ragazza, mi hai fatto godere!” Le uscii dal culo. Avevo bisogno di riprendere un po’ fiato dopo averla sbattuta con tutta la forza che avevo. “Adesso potresti dare ancora un po’ di piacere a questi ragazzi, che se lo meritano!”
Stefano fu il primo a entrarle nuovamente nella fica, sbattendola fino a che lei non venne. “Oh Dio Stefano, sto venendo, sto venendo, sto… Ahhh…” Stefano continuò a fotterla e poco dopo lei venne per la seconda volta. Gli altri due ragazzi erano già in tiro e presero il posto, o il buco, lasciato vuoto da Stefano. Verso metà scopata del secondo ragazzo la Barbie venne di nuovo, con un orgasmo che sembrò essere particolarmente forte. Dopo qualche minuto, quando lei ormai sembrava inanimata, venne anche il ragazzo. La ragazza si era lasciata andare sul divano e sembrava una bambola di pezza, ma Stefano la sistemò un po’ e riprese il telefonino. Era giunto il mio turno. Il cazzo era rimasto duro e gonfio ed io mi ero abbastanza riposato da poter ricominciare a sfondarle il culo. Perché a me era stato riservato questo privilegio, quindi ne approfittai e le entrai nuovamente nelle budella, iniziando a fotterla abbastanza piano. Stefano capì immediatamente dove volevo arrivare, così cominciò a sollecitarle il clitoride. In una decina di minuti lei ebbe due orgasmi mentre mi prendeva nel culo e finirono tutti e due nei video di Stefano. Sentii che potevo raggiungere un secondo orgasmo e cominciai davvero a martellarla. I coglioni mi facevano male dalla forza con cui sbattevano nella fica della bambolina, che ormai, dopo cinque orgasmi, era veramente una piccola bambola gonfiabile, ma quasi sgonfia. Sentii lo sperma che risaliva dai coglioni e mi piantai più profondamente possibile dentro di lei. Bene bene, la ragazza stronza era stata castigata. Le uscii dal culo e andai nel bagno dell’ufficio, dove buttai il preservativo nel bagno assicurandomi di tirare due volte lo sciacquone. Tornai nella stanza dove c’era il divano e Stefano mi disse che adesso ci avrebbe pensato lui. I ragazzi lo guardarono con aria interrogativa e lui disse loro di andare in albergo e che avevano solo partecipato ad una scopata con una ragazzina, maggiorenne, particolarmente arrapata e consenziente.

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Autore Pubblicato il: 4 Giugno 2022Categorie: Orgia, Racconti Erotici0 Commenti

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