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I miei racconti
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Per meglio capire il racconto, alcuni passaggi sono stati corretti mentre altri sono stati lasciati in originale in modo da far comprendere come e quanto sia reale il pensiero della protagonista. Racconto in parte scritto e dettato da lei. Solo, alcuni, nomi sono stati cambiati.

Loli e la gita al campeggio

Nota: il nome Loli è un mix derivante dal nome del padre e della madre cui hanno iniziato vezzosamente a chiamarla così fin da piccola e così per lei è rimasto solo quel nome. Lei è innocente e ingenua ad un livello tale a causa della sua condizione che ai più passa inosservata. Le è stata diagnosticata un ritardo ‘cognitivo lieve’ cui le è costato a scuola un certo isolamento da parte degli altri bambini e compagni di classe a causa del fatto che aveva un’insegnate di sostegno dedicata tutta per lei. La fine della scuola dell’obbligo ha coinciso con l’ingresso nel mondo lavorativo. Un piccolo lavoro presso un supermercato giusto per darle una sufficienza economica e una parvenza di normalità con tutti i limiti connessi.

*****

Riccardo era l’amico e compagno di classe di mio fratello ed era stato assunto nel supermarket dove lavoravo, un giorno mi si avvicina mentre ero intenta a riempire gli scaffali e mi dice.
“Hey Loli, io, tuo fratello e alcuni amici stavamo pensando di andare in campeggio per la pausa estiva. Vuoi far parte del nostro gruppo?

“Tutta la pausa estiva?” Ho chiesto. 

Ha annuito nello stesso momento in cui ha detto: “Sì.” 

“Oh, beh, lasciami controllare per vedere se va bene con i miei genitori.”

Si è scoperto che non erano contrari purché avrei continuato a prendere la mia solita medicina serale e mi fossi comportata da signorina responsabile continuando a fare i miei compiti come a casa.

Le vacanze programmate non sono andate come si sperava. Il negozio cambiava nome e catena, quindi la ristrutturazione del locale comportava la chiusura di un mese oltre a quello estivo più il mese di ferie maturate ed ecco che avrei avuto tre mesi di vacanza. Altro problema sorto fu mio fratello. Aveva trovato la fidanzata e non voleva più venire con noi. Ero enormemente felice per lui perchè è quello che avrei desiderato anche io. I miei non erano felici, ma conoscevano Riccardo e si sono raccomandati di aver cura di me.

Ero ansiosa di andare! Non sono mai più andata in campeggio da quando ero bambina. Non sapevo cosa portare e come sempre i libri con quelle parole difficili avevano la risposta, poi il titolare, il mio “boss” mi ha aiutata. In magazzino c’erano molti articoli invenduti ed era disposto a darmeli per una piccola somma. Ha voluto che li provassi, ma l’ho guardato strano.

“Una signorina per bene non deve far vedere la sua modestia agli estranei. Non sta bene.” Gli ho detto, erano le stesse parole che mi ripeteva spesso mia madre.

“Come faccio a dirti se stai bene o no? Non abbiamo specchi qui e poi non sono un estraneo. Sono il tuo capo e tuo amico. Lo faccio per te.”

Aveva ragione. Ci conosciamo oramai da due anni ed è stato sempre molto gentile. Mi è dispiaciuto essere stata scortese. Quindi ho iniziato a provare i vari capi adatti alle escursioni in montagna, ma poi ha voluto che provassi altri indumenti adatti alla vita in campeggio che poi erano uguali a quelli indossate dalle ragazze ogni giorno e che mamma non era molto contenta se li avessi indossati. Mi ha fatto molte foto che poi mi faceva vedere, così sopperivamo alla mancanza degli specchi. Ho provato anche alcuni bikini e sapevo che mamma non avrebbe voluto che li portassi, ma il titolare era molto felice nel vedermeli addosso e continuamente mi aiutava ad aggiustare la spalline dello spaghetto della coppa o l’elastico; sentivo che mi accarezzava i lati del seno e alcune volte mi ha toccato anche in mezzo alle gambe facendomi il solletico.

Ero felicissima, desideravo un bikini da tanto tempo e li provavo con sommo piacere tanto più che lui mi diceva che stavo benissimo e anche se mamma sarebbe stata contraria, l’avrei portato lo stesso nascondendolo in fondo allo zaino. Potevo portare solo un trolley e lo zaino. Il sacco a pelo me l’avrebbero dato loro. Fra maglie e giubbotti non ci sarebbe stato molto spazio e quei indumenti scelti sarebbero stati perfetti per passare l’estate. Ho notato che il boss si toccava spesso il bozzo sotto la cintura. Mamma mi dice sempre di non essere invadente, ma la curiosità prevalse. “Hai un problema capo?”

“Vedi amica mia. Ho un grosso problema e non so se potresti aiutare.”

“È un problema medico?”

“Prendo delle medicine per il cuore e ogni tanto mi crea questo disturbo. Vuoi vedere?”

Ho annuito e lui si è calato i pantaloni. Non dovrei fissare la ‘sorpresa’ dei maschi, ma il suo pisellino era tutto rosso e gonfio. “Le fa male?”

“Sì cara sono costretto a far scendere la pressione. Così guarda.- Lo ha impugnato e ha mosso la mano avanti e indietro e l’ho fissato lungamente.- Opss devo sparare.”

Non avevo capito cosa aveva detto e l’ho guardato stranita. A volte passo per stupida, ma perché non capisco le parole.

“Piccola mia. Devo schizzare e non voglio fare un caos per terra vuoi ancora aiutarmi?”

“Sì.” Ho risposto mentre muovevo la testa.

“Allora questo dobbiamo toglierlo. Non vogliamo che si sporchi.”

Mi ha slacciato il reggiseno e le sue dita mi hanno accarezzato entrambe le tette. Come mi ha sfiorato i capezzoli ho avuto uno strano tipo di solletico. Quando ha finito mi sono ritrovata con i capezzoli ritti come quando avevo freddo. Poi mi ha tolto lo slip accarezzandomi il sedere e in mezzo alle gambe facendomi il solletico anche lì. Non so se era corretto quello che mi faceva. Osservavo la sua ‘sorpresa’ che ondeggiava attirando il mio sguardo sorpresa e con mille domande che volevo fargli.

“Ecco ora inginocchiati e apri la bocca. Ti farò assaggiare gli schizzi. È come il latte, ma più salato.”

Ha mosso la mano più veloce e il suo… pisellino… è diventato ancora più viola. Ha iniziato a schizzarmi in bocca, sul mento, sulla faccia e sulle tette. Non aveva odore di pipì e non volendo sputare a terra ho ingoiato. Il gusto era particolare, strano, salato e pungente.

“Brava piccola mia. Vedi che è già tornato più normale? Ora con la lingua lecca la punta. Brava. Così mi hai aiutato a restare pulito, ma tu però guardati. Sei mezza sporca. Aspetta che ti aiuto a pulire.”

Con il fazzoletto mi ha pulito faccia, petto e poi anche le ginocchia. Il magazzino era particolarmente impolverato.

“Grazie. Questa condizione medica che ho vorrei che non la dicessi a nessuno.”

“Oh! Mamma l’ho dice sempre. Sono cose private. Come la mia condizione medica che non devo dire a nessuno.”

“Brava.”

Mi sono rivestita e poi ho portato a casa il bikini con i fiori e i leggings nascondendoli in fondo all’armadio. Nei giorni seguenti portavo a casa qualche nuovo indumento nascondendolo nello zaino che poi mi sarei portata al campeggio.

Il titolare talvolta aveva qualche richiesta e io ero ben felice di poterlo aiutare. Lo facevo stare bene e ringraziava sempre tanto, anche se dovevo stare in ginocchio per alleviare la sua condizione medica. Per non farmi sporcare mi faceva spogliare mezza e poi chiudere la bocca sulla punta del pisello che in breve mi si riempiva. Ero un poco preoccupata se quel strano latte mi avrebbe fatto male, ma a parte il gusto bizzarro non percepivo altro a parte una sorta di strano solletico e brividi ai capezzoli quando me li accarezzava perché per aiutarlo ero sempre in ginocchio e mezza nuda, ma questo non c’entra con il suo problema.

Il giorno della partenza ero euforica ed impaziente e se non fosse stato per mio fratello sarei partita mezza nuda. Quando è arrivata la macchina mi ha fatto notare la mia condizione e sono corsa in camera a vestirmi. Ho indossato un vestito estivo leggero che mamma ha reputato adatto al viaggio, comodo e modesto come lo voleva lei, il mio cappello preferito, le scarpe da ginnastica e poi uscii di corsa. 

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa ancora a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.
Continua…

Maxtaxi

Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli…

Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
This novel should not be reproduced electronically or in print with out my written permission.

.,.,.,.,.,.,.,.,FINE. NNN.N. Capitolo.,.,.,.,.,.,.,.;

Day 1 La partenza.

+Eccola lì, Loli la stramba. Fin da piccolo l’ho conosciuta con quel nome e anche altri poco edificanti perché era ed è, diciamolo, un poco ritardata. Non è affetta da strane patologie o morfologie, ma è solo ritardata di cervello. È solare al lavoro e il suo modo di porsi alla gente e di comunicare con noi suoi colleghi ci fa sorridere e a volte è il nostro giocattolo. Le facciamo degli scherzi e le diciamo cose che lei si beve puntualmente e che poi dopo averci fatto ridere e sorridere dobbiamo spiegare duecento volte per farle capire che era uno scherzo.

Ultimamente la facciamo lavorare con il camice da lavoro semi sbottonato e con le tette che si ritrova, mette in mostra molta mercanzia. Anche il fatto di averla invitata al campeggio era una sorta di scherzo. Per farci divertire nei momenti di noia e usarla per le faccende domestiche. Del nucleo originario non c’era nessuno. Da una settimana prevista all’inizio, siamo arrivati al mese, poi due. I soldi per mantenerci ne avevamo più che a sufficienza e poi ci conoscevamo tutti da tempo. Mi sarebbe piaciuto passare i giorni nell’ozio a bere e a fumare e ci siamo preparati a dovere rifornendoci del giusto.

Ero un poco preoccupato per la presenza di lei e devo dire però, che in passato, nelle rare volte che ero a casa con suo fratello, mi ha deliziato con sorprendenti visioni; quasi sempre con le tette al vento o completamente nuda. Anche suo fratello spesso ne ha tratto vantaggio per le sue attività in solitario, ma da quando sta uscendo con la nuova tipa ci siamo visti poco. Ed eccola lì, la Loli che salta gioiosa come siamo arrivati davanti a casa sua. Quello che ho visto era una ragazza dalle forme piene con un vestito che sembrava uscito dall’armadio della nonna, ma quello che non lasciava vedere ci pensava lei a ricordarci chiaramente che poteva non portare il reggiseno da come le tette sobbalzavano. Ogni dubbio sulla sua presenza con noi è sfumata in quel momento e come me, tutti ci siamo soffermati a guardarle i capezzoli inturgiditi togliendoci ogni dubbio sul fatto che portasse o meno il reggiseno.
Decisamente non lo portava!

Ho salutato mio fratello e poi Riccardo, ma poi vedendo il pick-up-camper mi sono gelata. “Aspetta.- Dissi.- Come faremo a stare tutti nel pick-up?” 

Mi guardarono stranamente. “Beh, solo tre saranno in grado di sedersi in cabina, il conducente e altri due a meno che non desideri sederti sulle ginocchia di qualcuno…” 

“Okay, voglio.” Ho detto interrompendolo. Hanno ridacchiato e questa loro felicità mi faceva stare bene.

Sistemati i miei bagagli, siamo tutti saliti, due dei ragazzi si sono seduti nella parte posteriore del pick-up mentre io mi sono seduta sulle ginocchia dell’altro ragazzo. 

“Sono così eccitata!” Ho detto alla gente davanti con me. Beh, anche ai due nella parte posteriore, il finestrino posteriore era stato fatto scorrere ed entrambi stavano guardando dentro per poter parlare. 
“Non sono stata in campeggio da quando avevo sei anni, e sono rimasta sulle ginocchia di mio padre anche in quella occasione! È proprio come quando ero bambina!” Dissi, sentendo una calda nostalgia. I ragazzi mi hanno dato degli sguardi strani, ma non mi importava. Per tutta la vita ho visto quelle facce nella gente.

Pietro, la persona a cui stavo in grembo, ha avvolto le braccia intorno alla mia vita. Mi voltai e gli chiesi cosa stesse facendo. 
“Voglio solo … tenerti al sicuro. Non ti ha tenuto il tuo papà quando eri bambina?” 

Ho annuito sorridendo.

Mi posizionai meglio cercando di stare più comoda sulle ginocchia o per meglio dire in grembo a Pietro. 

+Ci siamo guardati e abbiamo annuito. Sono certo che tutti abbiamo avuto la stessa idea. Le mani di lui erano giuste sotto al seno di lei, ma penso che il suo scopo principale era quello di denudarla infatti da lì a poco il vestito si era ampiamente sollevato lasciandoci vedere buona parte delle cosce. Poi ho iniziato le presentazioni.

Riccardo ha iniziato le presentazioni. 

“Allora, mi conosci già.” Disse Riccardo. 

Pietro lo colpì dolcemente sulla spalla. “Sì, Dick è un vero ragazzo gonfio.”

Ho guardato Riccardo. “Dick, ho pensato che il tuo nome fosse Riccardo?” 

Mi ha dato un’occhiata che non ho capito completamente. “Il mio nome completo è Riccardo Fitosello, ma vado da Dick, Dick Fick, solo tu e gli insegnanti usate Riccardo, tutti i miei amici mi chiamano Dick …” 

+Nomignolo affibbiatomi quando ancora giocavo a pallone. Negli spogliatoi avevo sempre il cazzo duro o quasi e mi hanno dato quel soprannome e anche perché sono leggermente più grande della media.

“Oh, scusa.” Dissi sconcertata per averlo chiamato con il nome sbagliato. 

“Comunque, il fortunato ragazzo cui sei sulle ginocchia è Pietro Insidya.” 

“In-cid-a?” Ho chiesto. 

“No, In-sid-ya.” Ha corretto.

“Eritrea, anche se è cambiato un po’ quando i miei antenati sono immigrati in Italia.” 

“Oh, mi stavo chiedendo perché fossi un po’ più scuro! Questo ha tanto senso!” 

Fortunatamente, non sono riuscita a vedere Peter fare quelle facce che cui ero abituata a vedere nella gente quando mi spiegavano le cose.

“Comunque.- Disse Dick continuando.- Questo è Justin Hermouf”. 

“Juus… ermuu?” Ho chiesto. 

“No, Her-m-ou-f. Justin Her-m-ou-f. Europa orientale, prima di chiedere.” Ha riso, ed ero contenta. 

“Okay, così, Dick Fitosello, Peter Insidya, Justin Hermouf. -Ciascuno ha annuito a sua volta.- I due nella parte posteriore?” 

Uno ha messo la testa fuori e ha allungato il braccio raggiungendomi con la mano il petto e poi una tetta. Sono rimasta un attimo interdetta, ma poi ho tolto la sua presa e messa nelle mie mani e mentre le scuoteva si è presentato. 

“Ciao, sono Michele Oxhard.” 

“Oxhard, va bene, questo è facile, Albania, giusto?”

Non riuscivo a capire se lui annuisse, ma lui ha detto: “Si è accorta.” Il suo respiro ridacchiava un po ‘. 

L’altro ha appena detto il suo nome. “Enrico Cosimato.” 

“Beh, bello devo ricordarvi tutti: Dick Fitosello, Pietro Insidya, Justin Hermouf, Michele Oxhard e Enrico Cosimato.” Dissi, memorizzando ciascuno i loro nomi. “Dick, Pietro, Justin, Michele, Enrico, sono Loli! Sono così eccitata per andare in campeggio con voi ragazzi.” 

Ho risposto di nuovo e ho sentito un lamento da Pietro dietro di me. Stare sulle sue ginocchia si sentiva meno confortevole, qualcosa mi premeva. 

Dopo circa un’ora di questo, ho dovuto scendere dal grembo perché non mi sentivo comoda e mi faceva sentire un poco calda tra le gambe. Mi sentivo quasi come se dovessi andare a fare la pipì, ma, non proprio.

“Umm, Pietro, hai qualcosa in tasca?” Gli dissi, non volendo farlo sentire male, ma avevo bisogno di cambiare posizione. 

I ragazzi ridevano un po’. “Umm, niente che non posso tirare fuori.” Disse Pietro con voce calorosa. 

“Umm, mi dispiace, ma non credo che posso stare per tutto il viaggio in grembo.- Gli dissi sentendomi un poco male per lui.- Dick… ti puoi fermare? Mi butto dietro con Mike o Enrico, uno può venire qui sulle ginocchia di Pietro.”

“No grazie. Puoi sederti dietro con loro che resteranno lì.” Ha risposto Pietro.

Annuii, mi sentivo male, impaurita che avessi ferito i sentimenti di Pietro.

Mi sono arrampicata nella parte posteriore del pick-up dentro all’area camper e mi sono subito chiesta se facessi un errore. Mentre abbiamo viaggiato, ho finito per tenere il mio vestito giù e il mio cappello in testa per via di tutti i finestrini aperti. Il caldo in quei giorni era opprimente. Anche se mamma ha sempre disapprovato perché come dice, una buona signorina non deve mostrare le sue modestie, avevo sbottonato alcuni bottoni del vestito, ma mi sembravano troppi e non mi ricordavo di averli lasciati così tanti liberi. Ho provato a parlare con Michele ed Enrico, ma con il vento che ci colpiva, ho rinunciato alla fine, mentre la mia voce è diventata rauca cercando di urlare per essere sentita.

Ho guardato le montagne venirci incontro, con i boschi che rendevano l’aria di un odore meraviglioso dopo la città. Ancora migliore di quello strano albero che si appendeva alle cose che si acquista presso i lavaggi dell’auto.

A sinistra, vidi un cervo al pascolo sul fianco della montagna. 
“Guarda!” Urlai, indicandolo. Era andato prima che qualcuno avesse la possibilità di vederlo, ma ho anche capito il mio errore mentre il mio cappello volò via dalla testa. Saltai per prenderlo allungandomi, ma era già scomparso volando sulla strada. 

Tuttavia, l’errore si è accumulato sull’errore come improvvisamente non riuscivo più a vedere, aggrovigliato nel mio vestito come il vento lo ha preso, sollevandolo, raggruppandolo intorno alle mie braccia e alla testa.

Michele ed Enrico mi afferrarono strettamente. Michele tenendomi per le gambe mentre le braccia di Enrico mi avvolgevano il torso, con le mani tenendomi fermamente proprio sui miei seni accorgendomi solo in quell’istante di essere senza reggiseno. Sentii che il pick-up ha rallentato sbandando mentre cercavano di portarmi dentro al camper e al sicuro. Ho sentito il mio vestito sfilarsi, oltre le mie braccia, e volare via, lasciandomi con indosso nient’altro che le mutandine e le scarpe da ginnastica. 

Una volta che mi hanno riportato di nuovo alla parte anteriore del letto, accanto alla cabina, Dick riprese la marcia. 

Mi sono appoggiata contro la parete più che un po’ spaventata e scossa, il mio corpo tremava dalla paura. Continuavo ad immaginarmi di cadere. 

“Che diavolo era quello?” Enrico urlò a me per essere ascoltato da tutti.

Gli spiegai, mentre ero costretta a urlare solo per essere sentita. “Ho visto un cervo, stavo cercando di farvelo vedere per voi ragazzi, poi il vento ha spazzato via il mio cappello.- Ho guardato con ansia il retro del camper.- Mi è piaciuto quel cappello…”

I due ragazzi scossero la testa mentre si guardavano e ci siamo sistemati indietro, guardando il paesaggio. Mi sono vergognata di essere una stupida, sciocca ragazza. 

Ho infilato la testa attraverso il finestrino aperto e ho chiesto a Dick se potesse fermarsi in modo da poter prendere i miei vestiti. 

Lui mi guardò dall’angolo dell’occhio, ovviamente strappato tra la voglia di guardare la strada e di voler parlare con me mentre i suoi occhi si sono soffermati a guardare il mio petto, piuttosto che il mio volto. “Ti sembra che ci si può fermare?” Chiese. Ho guardato di nuovo la strada, una stretta strada di montagna a due corsie.

+Mi ha colto completamente impreparato. L’ho vista gettarsi fuori dal finestrino del camper e sporgere per oltre mezzo busto. Poi fortunatamente l’hanno tirata dentro, ma quello che ho visto mi ha lasciato a bocca aperta. L’abito doveva essersi impigliato al gancio perché come l’hanno tirata dentro è rimasta mezza nuda. Poi quando si è affacciata mi è mancata la saliva. Due stupende tette dondolavano libere ad un palmo dalla faccia. Ho cercato di ingoiare, ma non potevo. Avevo bisogno di bere e di aggiustare il cazzo che spingeva eretto nelle mutande.

Noi guidammo ancora qualche chilometro e ora, senza nemmeno la copertura del mio vestito, l’aria fresca di montagna si sentiva più che un po’ bizzarra. Mi accorgo che i capezzoli si induriscono e notò che anche Michele ed Enrico l’avevano notato.

“Va bene.- Dissi a loro.- Lo fanno quando ho freddo.” Hanno annuito, senza smettere di guardare, con quello sguardo ‘stupido’ cui la gente ogni tanto mi guardava. Mi sono seduta aspettando che troviamo un posto da fermare per mettermi dei vestiti, ancora leggermente agitata e mi limito a restare seduta. 
Michele ed Enrico, essendo gentiluomini mi si avvicinavano avvolgendo le braccia intorno a me cercando di aiutarmi a stare calda. Le braccia, sul petto, intorno al mio stomaco, mi hanno aiutata a farmi sentire meglio. Alla fine mi sono trovata per fissare il grembo di Michele e le sue mani che coprono i miei seni, strofinandoli, in particolare i capezzoli, mentre le mani di Enrico corsero sulle mie mutandine. Era un po’ sconcertante, essere coperta e riscaldata e protetta, ma si sentiva meglio a non essere così esposti al vento mordace. Ho quasi chiesto a Michele di fermarsi, che i miei capezzoli non stavano male; serrate fra le dita che si muovevano in circolo e che mi ha fatto sentire strane sensazioni attraverso di me, ma ho deciso di non preoccuparmi. Stavano cercando solo di aiutare.

In quello che sembrava essere passato molto tempo in cui i ragazzi si sono alternati massaggiandomi, sfregando la mia pelle cercando di aiutarmi a mantenermi calda, abbiamo finalmente trovato una parte larga della strada e siamo riusciti a fermarci. 

I ragazzi mi hanno aiutata a tirare fuori la mia roba da dietro i sedili mentre tutti mi accarezzavano la schiena e le braccia confortandomi. Stranamente, il mio ‘fiore’ tra le gambe era tutto bagnato, quindi mi sono allontanata un poco per andare al vasino. I ragazzi semplicemente mi fissavano, come se non avessero mai visto prima qualcuno andare a fare la pipì. Mentre ero accucciata liberando, Pietro si avvicinò e tirò fuori il suo pisellino o la ‘sorpresa’ come lo chiamavo di solito e ridevo guardandolo.
“Non è giusto, non riesco a guidare come voi maschi! Non deve essere permesso! Io non riesco a vedere dove farla.” 

Lui scosse la testa. “No, puoi indirizzare, devi solo sapere cosa stai facendo.”

Si è accucciato come me e mi ha guardata ed aspettato finché non ho finito. “Beh, possiamo tornare al camper e posso mostrarti.”
Mi ha detto come mi sono rialzata.

Annuì e l’ho seguito. Siamo tornati al camper e mi ha fatto sedere sul letto basso dietro la cabina. Tutti i ragazzi si sono radunati mentre si inginocchiò davanti a me. “Allarga le gambe.” Mi disse. 

“Ma è sporco laggiù, sono andata al vasino!” Gli dissi, scoraggiata di far vedere il punto ancora umido e sporco. 

“No, non sei sporca laggiù, la pipì è del tutto buona, non ci sono germi o niente in questo campo, basta che non hai un’infezione, non ne hai vero? Infezione, malattia?” 

Ho scosso la testa, ma non ero ancora sicura di dovergli credere. 

“Posso toccare?” Lui disse. Ho annuito timorosa, non sapevo cosa voleva fare. 

Mise i pollici su entrambi i lati dell’ingresso del mio fiore e poi la spalancò. La mia bocca si è aperta mentre lo faceva, per lo stupore e per i brividi che mi hanno percorsa tutta.

“Okay, qui.- Disse, indicando qualcosa.- È dove la pipì proviene da una ragazza.” Gli altri ragazzi si affollarono, ma non riuscivo a vedere dove stava indicando. 

“Ma non riesco a vedere.” Dissi, poi sospirò mentre mi resi conto che suonavo un po’ malinconico. Dick afferrò il suo cellulare e impostata la fotocamera me l’ha passata. 

Pietro mi ha aiutata a guidarla finché non ho potuto vedere dove stava indicando. Ho ansimato. Sopra il grande foro c’era un piccolo foro. Stava dicendo che la pipì è uscita dal piccolo foro. 

“Wow, e tu intendi dire che posso guidare la pipì come te? Ma è ancora un buco, mentre il tuo pisellino è tutto affettuoso.”

Alcuni ragazzi risero e Pietro rispose tranquillamente. “Fammi sapere la prossima volta che ti va, ti mostrerò come fare.” 

“Va bene!- Concordai felice. Poi ripensandoci scossi la testa.- Mah!”

Questa volta, ha arrossito. “Avevo una ragazza che amava le docce d’oro …” Gli altri ragazzi ridevano e fecero altri suoni strani. Mi morsi il labbro, non sono sicuro di cosa stesse parlando, ma non voglio che gli altri ragazzi sappiano che non avevo idea. 

Tirai a posto le mie mutandine, poi mi vestii con un paio di pantaloncini e un leggero maglione che mamma aveva messo nel trolley. Ho volutamente evitato qualsiasi cappello. 

+Stupefacente. Ero, anzi, eravamo eccitati a dismisura. Non solo si è accucciata a fare la pipì davanti a noi come se nulla fosse, ma poi c’è l’ha fatta mostrare e aprire con naturalezza. Ci siamo inebriati del suo afrore eccitato e l’umidità che si intravedeva proveniva dalla sua eccitazione. Voleva vedersela e le ho dato il mio cellulare dopo che ho avviato la registrazione. Non sapevo ancora che era stata toccata dai due e il piano fantasioso di Michele ha preso piede in quell’istante facendole bere il tè preparato appositamente per lei con il sonnifero. Non ne andavo fiero, ma era un modo come un altro per divertirci e poi lei non ne avrebbe avuto neppure sentore o qualsivoglia danno.

Questa volta, Justin ci ha raggiunti, lasciando Pietro e Dick davanti da soli. Mi sono chiesta se dovrei alzarmi, ma rimasi ferma dove ero.

Alla fine, mi è venuto sonno e sono crollata. Il vento mi era divenuto familiare piuttosto che fastidioso come prima, e il ritmo della strada, dondolando delicatamente il camper avanti e indietro mi ha aiutato a farmi addormentare. Ho vagamente notato che mi ero appoggiata su uno dei ragazzi, poi l’oscurità mi ha portato a fare strani sogni e ricordo solo alcuni pezzi. Piccole lumachine strisciando sui capezzoli. Appiccicose piante solleticare il mio fiore. Strani e salate leccornie cremose che si fondono in bocca.

+Come si è addormentata ci hanno avvisato. Ho chiesto se era sicuro o avremmo dovuto attendere ancora. In tutta risposta Michele le ha sollevato la maglia e le ha tirato i capezzoli allungandoli a dismisura. Lei ha gemuto, almeno credo. Con il rumore del motore e del vento non si sentiva bene. Alla prima piazzola ci siamo fermati e ci siamo affollati nel vano camper. Era già nuda e le tette mi hanno colpito. Grosse sode e coi capezzoli turgidi. Solo le areole erano piccole rispetto a quelle che piacciono a me. Eravamo titubanti a toccarla, ma Michele ci ha fatto vedere che era completamente addormentata. Le ha preso la testa e dopo che gliela voltata le ha spinto il cazzo in bocca. L’aveva fatto altre volte in passato e se ne vantava. Non mi piaceva e glielo pure detto diverse volte. Poi ha iniziato a masturbarsi velocemente fino a schizzarle in bocca e in faccia. A turno ci siamo avventati su di lei. A discapito del suo cervello aveva, anzi, ha un corpo fatto per essere toccato. La figa non molto pelosa. Fianchi e pancia moderatamente in sovrappeso, tette polpose e sode. Fantastica. A turno ci siamo segati sborrandole in bocca e sulla faccia. Quando è toccato a me, mi è parso che lo stesse succhiando. L’abbiamo masturbata e lei ricettiva mugolava mentre la fica si bagnava. Rivestita alla meglio sentivamo Michele fare i progetti con lei per le prossime settimane mentre riprendevo la marcia con le palle vuote e i sensi di colpa che mi attanagliava il cuore.

Quando mi sono svegliata, stavo lungo distesa sui tre ragazzi, come a casa quando mi addormentavo sul divano su mio fratello o mio padre. Il maglione leggermente scomposto, sollevato direi. Il mio stomaco era un po’ freddo a causa dell’esposizione al vento. Un gusto strano in bocca, salato e un po’ amaro. Le mutandine me le sentivo come se fossero state tirate da un lato, ma non solo, erano arrotolate in basso, probabilmente a causa del fatto che nel sonno mi agito. Le stelle stavano prendendo il loro posto nel cielo. Le ho guardate mentre mi sono voltata, rimanendo sulla schiena. I ragazzi non si lamentavano che ero su di loro. Nella città non abbiamo mai visto molte stelle, con le luci dei lampioni e delle auto che le coprono e lo smog che le rende difficili da vedere. Qui, in montagna, non c’era tutto quello smog. Non c’erano tutte quelle luci. Il cielo sembrava essersi riempito di stelle. Ho asciugato la bocca imbarazzata trovando liquido appiccicoso. “Oh mio Dio, non posso credere che io abbia sbavato su di loro!” Pensavo a me stesso. “Strano che sia così appiccicoso.” Non ricordavo che il mio cuscino era appiccicoso. Solo bagnato. Mi sono asciugata subito la bocca con la manica della maglia, sperando che i ragazzi non l’avessero notato. Mamma mi ha fatto mille raccomandazioni su come mi sarei dovuta comportare.

Ci siamo fermati e mi sono seduta guardando intorno. Eravamo in una piccola città. Beh, se si potrebbe chiamare anche solo paese. C’erano tre edifici, uno dei quali un ristorante, una pensione per cui c’eravamo fermati davanti, ed era tutto. 

“Che cosa stiamo facendo?” 

Dick, già fuori dal pickup, si appoggiò al bordo della porta. “Non avrai pensato che avremmo fatto tutta la strada in una volta per poi montare il campo la notte, vero?- Chiese.- Arriveremo domani in zona di campeggio. Oggi godiamoci l’ultimo giorno di ‘civiltà.’” Ha detto. 

Dick è andato nell’ufficio prendendo una stanza poi noi tutti siamo saliti e abbiamo notato rapidamente che era una camera singola con due letti. Uno sopra messo lungo la parete ad un posto e uno sotto leggermente più stretto di un normale matrimoniale.

I ragazzi cominciarono subito a lamentarsi fra loro cinque che non avrebbero potuto dormire tutti nello stesso letto.

Uno finalmente ha rinunciato, prendendo l’angolo vicino alla TV, ma gli altri hanno continuato a discutere.

Un altro finalmente afferrò alcune coperte e un cuscino e trovò un posto sul pavimento. Ciò ha lasciato tre a continuare a discutere. 

Irritata. “Basta, dormirete nel letto.” Gli dissi. 

Che li ha portati a discutere con me, che essendoci solo due letti non potevano dormire assieme perché non erano gay. Come una madre severa a un gruppo di ragazzi che litigavano, ho finalmente assegnato uno al letto di sopra e gli altri due all’altro letto. 

Questa mia decisione ha fatto iniziare una nuova discussione in cui entrambi mi dicevano che non avrebbero dormito nello stesso letto e chiedevano dove dovevano dormire. 

Ho visto che questo non poteva funzionare. Gli uomini e le loro stupide idee per essere gay solo perché un altro ragazzo era nello stesso letto.

“Bene.- Dissi interrompendo ogni protesta.- Dormirò in questo letto, tra voi due, quindi non vi toccherete. Okay?”

Hanno subito smesso di discutere e finalmente hanno annuito in accordo. 

“Ora ho bisogno di essere ripulita prima di andare a mangiare.” Dissi, andando verso il mio zaino. Ho afferrato una piccola borsa, ho tolto i miei vestiti e ho riposto quelli che usavo da un lato.

Quando mi sono voltata, tutti e cinque mi stavano fissando. “Dovete separare i vestiti sporchi da quelli puliti” Dissi loro, non so perchè mi stessero fissando così in quel modo. Uomini. Non riescono nemmeno a comprendere tali concetti semplici.

+Basiti L’abbiamo osservata spogliarsi e denudarsi davanti a noi come se non ci fossimo. Come se l’avesse sempre fatto ed era una cosa di tutti i giorni. Quando ho chiuso la bocca mi sono accorto che stavo perdendo bava.

Ho preso la mia borsa per il bagno e sono entrata.

Davanti allo specchio, mi sono esaminata come il mio solito. Il viso, se c’erano punti neri o foruncoli, ma stranamente sporco di bava compreso collo e capelli, il petto poi, soppesandolo come il mio solito. Mentre guardavo i capelli, notai che un ciuffo si era appiccicato, come fosse incollato. Ho osservato la faccia ancora in cui striature di bava pareva si fosse irrigidito e mi tirava la pelle.

Ho tolto lo spazzolino da denti, applicato il dentifricio e avevo appena iniziato a spazzolare quando la porta del bagno si è aperta. 

“Mi dispiace, devo andare con urgenza.” Ha detto Justin. 

“Oh, va bene. Quando devi andare, devi andare.”

“Non vuoi uscire e aspettare?” Chiese, un po’ esitante.

“Ehi, siamo amici, giusto? Tutti usano il vasino e voglio finire velocemente in modo che possiamo andare a mangiare.”

Ha annuito, poi ha abbassato i pantaloni e la biancheria intima.

Continuai a spazzolare i denti, cercando di ignorare lo scroscio. Sputo il dentifricio, cercando di farlo al meglio e il più femminile possibile. Non dovevo preoccuparmi quando vi erano mio padre o madre nel bagno contemporaneamente, ma questi non erano la mia famiglia, quindi dovevo essere il più femminile e cortese possibile. Quante cose mi ha detto mamma da fare.

Mi chinai, bevendo dal rubinetto, poi sputai il più silenziosamente possibile. In modo femminile. 

Mi piegai, presi un paio di boccate d’acqua e mi sciacquai ancora, poi mi voltai.

Gli occhi di Justin erano incollati su di me.

“Huh?- Ho chiesto.- Ho fatto qualcosa di sbagliato? Ho cercato di non disturbarti.”

Scosse la testa negativamente senza distogliere lo sguardo dal mio petto direi. Dopo aver schiarito la gola, mi disse: “Non ho mai visto qualcuno così tranquillo mentre si stava spazzolando i denti.”

“Oh, grazie.” Risposi poi entrai nella doccia. 

La doccia era una di quelle scatole trasparenti. Mi meravigliai mentre si scaldava che ancora i pannelli non si fossero già annebbiati. Ho anche visto riflesso dallo specchio che Justin aveva la sua mano sul suo pisellino e lo scuoteva rapidamente. 

Curiosa, l’ho osservato. Ero confusa perché mio fratello e mio padre non l’avevano mai fatto mentre stavano usando il bagno con me. Mi sono chiesta se ci fosse qualcosa di sbagliato. 

Infine, ho visto i muscoli del sedere contrarsi e della roba quasi bianca uscire a getto fuori dal suo pisellino. Mi ricordai del mio principale e come doveva ottenere fuori tutte le cose bianche prima che il gonfiore si attenuasse. Uno sguardo di sollievo comparve sul viso di Justin e prima che potessi dire o fare qualcosa, lui si è sistemato i pantaloni e poi è uscito di corsa. Mi sono ripromessa di offrire il mio aiuto in futuro se ne avessi avuto la possibilità.

+Lo spettacolo imprevisto ci aveva lasciato in uno stato di eccitazione incredibile. Pur avendo svuotato le palle poche ore prima. Stavamo discutendo le prossime mosse quando Justin è entrato in bagno. Abbiamo origliato e non abbiamo sentito urla o altro, ci siamo guardati in faccia meravigliati quando poi abbiamo sentito la doccia in funzione. Poco dopo lui è uscito dal bagno e ci ha detto cosa ha fatto, così abbiamo tirato a sorte e uno dopo l’altro siamo entrati e ci siamo goduti l’incredibile spettacolo.

Il lungo viaggio aveva lasciato tutti nello stesso stato. Ho visto gli altri quattro entrare, avendo bisogno di usare il vasino mentre ho continuato a lavarmi. Ho cercato di non guardare, ma sembrava che tutti avessero la loro “sorpresa” ingrossata. Tutti dovevano strofinare prima di lasciare. “Strano, ho visto mio fratello e papà andare al vasino e loro non hanno bisogno di farlo per ottenere la pipì fuori. Il loro pisellino sembrava strano.” Scossi la testa, senza riuscire a capire i ragazzi affatto. Forse troverò il coraggio di chiedere la prossima volta. 

Ho lasciato il bagno, dirigendomi nella nostra stanza mentre asciugavo i capelli. I ragazzi stavano guardando una cosa stupida di sport sul televisore, ho aperto lo zaino ed estratto la roba che mi aveva regalato il boss del supermarket. Dallo specchio ho visto come i ragazzi mi stavano osservando. Ho pensato che fossero curiosi tanto come lo sono stata io quando ero sotto la doccia. Sotto il loro sguardo attento ho indossato le mie mutandine pulite, un abito da skater bianco e nero che mi lasciava le spalle scoperte e un paio di scarponcini corti alla caviglia, uniche altre scarpe che ho portato oltre a quelle da ginnastica. Tutti presi dal deposito del negozio regalati dal principale.

+era incredibile con quanta naturalezza si comportava. Lo si vedeva che non era interessata al ben che minimo pudore di coprirsi. Si è asciugata i capelli con cura per poi tornare a ripassare l’asciugamano su tutto il corpo in cerca delle ultime gocce lasciandoci vedere il sedere e parte della figa. Si è pettinata davanti allo specchio in cui le tette hanno fatto solo un lieve ondeggiare e in piedi, nuda, ho potuto contemplare il suo stato. I fianchi e il sedere pronunciato erano il giusto contraltare del petto prominente. Il seno era grosso e prosperoso. Ero curioso di sapere che taglia avesse. Dopo aver indossato le mutandine brasiliane, alte ai lati che incorniciavano il sedere, ha indossato il vestito. L’ho riconosciuto. Era uno dei capi che vendevamo al marker. Le arrivava a metà coscia e le lasciava scoperte le spalle. Le spalline se così si possono chiamare restavano ai lati delle braccia. Se le avesse alzate avrebbe pericolosamente alzato di conseguenza l’orlo inferiore del vestito. Era bianco e nero e sotto la fascia nera vi era una trama a rete trasparente. Non portando il reggiseno le si intravedevano le coppe sottostanti e se avesse alzato le spalline non oso pensare al risultato perché già l’avevo duro e c’eravamo segati in bagno praticamente davanti a lei e senza che dicesse nulla.

Un paio di ragazzi mi ha detto quanto ero bella, ho arrossito leggermente dal complimento e li ringraziai, non ero abituata a riceverli tanto meno che non mi ero truccata. Mamma non voleva, e ci siamo diretti dall’altra parte della strada al ristorante. Volevo mettermi una maglia, ma i ragazzi hanno detto che non si abbinava al vestito e avevano ragione, però il freddo era pungente e si sentiva.

Quando siamo entrati, era abbastanza vuoto. Solo un tavolo aveva altre persone e sembravano una specie di boscaioli. Li ho immaginati con tronchi giganti sulle spalle, oscillando sugli alberi con le corde e i loro attrezzi. Mi piaceva l’idea e mi piaceva un ragazzo con le grosse braccia. Lo so che mamma dice sempre di non fissare le persone, ma mi faceva sentire calda in viso a guardarlo.

Abbiamo mangiato del cibo che per me era del tutto nuovo anche se buono e un poco diverso da quello a cui ero abituata e dopo che avevamo finito di mangiare, godendo delle nostre pance piene sono stata invitata a giocare a biliardo.

Mi hanno aiutato ad imparare a giocare, a toccare la fine del bastone con il gesso, come farla passare attraverso le dita incrociate, accarezzandola su e giù. Mentre mi appoggiai a cercare di tirare, uno o l’altro si spingeva contro la schiena, aiutando a guidare le mie mani correttamente. Dopo un po’, ero sicura di aver capito, ma continuavano a farlo. È un po’ fastidioso, ma ho cercato di sorridere e sopportare. Non volevo far male ai loro sentimenti tanto più che erano così gentili e premurosi. Era divertente, con una gamba seduta sul tavolo, l’altra gamba a terra. Ho avuto un po’ d’imbarazzo perché i boscaioli potevano vedere le mie mutandine, il mio vestito tirato su e le mie gambe si diffondevano ampiamente mostrando la mia modestia. Non è mai bello permettere agli stranieri di vedere le tue mutandine, mia madre me lo ripete continuamente.

+A dir poco esaltante. Si faceva fare tutto quello che volevamo e rideva contenta. Forse era merito della birra anche se aveva bevuto solo mezzo bicchiere piccolo. Noi stavamo esagerando con il bere e spendere soldi che non erano stati contemplati. Lei nel giocare a biliardo si era messa con impegno ad imparare e noi eravamo lesti e premurosi ad insegnarglielo. Le spalline del vestito erano state posizionate sulle spalle e se prima si intravedevano i globi dei seni sottostanti ora erano praticamente ben in vista. Con le gambe ben allargate forse un poco troppo esageratamente, il vestito si sollevava e noi ci accertavamo che non le desse fastidio quindi lo alzavamo ulteriormente.

Si era lamentata che non era bene far vedere le mutante agli estranei quindi ci posizionavamo dietro tenendola per i fianchi e spingendo la nostra dura erezione contro il taglio del sedere. Si giocava tanto per far scorrere delle ore e sollevando il vestito lei non si era accorta che mostrava le tette completamente grazie alla trama a maglia larga e trasparente. Spesso rimaneva lì alla mercé dei nostri sguardi e delle nostre voglie comprese quelle dei boscaioli che vollero offrirci da bere ad ogni costo ringraziandoci in quel modo per lo spettacolo offertogli. Quando siamo usciti l’aria fredda ci ha fatto riprendere, lei invece si è aggiustata il vestito, ma non a tal punto da nascondere completamente il seno che lo si poteva benissimo intravedere come i capezzoli che spuntavano invitanti.

Dopo alcuni giochi, siamo tutti tornati alla pensione, perché abbiamo dovuto alzarci presto per assicurarci di aver fatto il campo prima del buio. 

“Umm, cosa stai facendo?” Dick mi ha chiesto dopo che ho tolto i vestiti per poi sedermi nuda sul bordo del letto.

“Dormire, c’è qualcosa che non va?” Gli ho chiesto, chiedendomi dove fosse il problema. 

“Dormi nuda?” Chiese.

“Sì. Suppongo di girarmi un po’ quando dormo e quando cerco di dormire con qualcosa addosso sempre diventa tutto torto e scomodo.- Lo guardai.- Oh, scusa, vuoi fare cambio con uno dei ragazzi?- Ho chiesto, lui era uno dei due che avrebbe dormito sullo stesso letto come me.- Sono sicura che non salterò su di te o qualcosa del genere.” Dissi, cercando di rassicurarlo per il mio modo di dormire agitato rivoltandomi spesso che non lo avrei disturbato, quasi tutti nella stanza hanno riso. 

“Dormo profondo, pesante, quindi… non posso dire che non ti tirerò un calcio o qualcosa del genere.- Poi ho aggiunto mentre guardavo gli altri.- Ho dormito nello stesso letto con altri e non si sono svegliati per essere picchiati o qualcosa del genere.” Dissi, in un suono scherzoso della mia voce.

“No, va bene, sono solo sorpreso.” Lui ha risposto. 

“Oh, perché è così?” Ho chiesto. 

“Perché anche io dormo nudo.” Disse e gli altri improvvisamente hanno aggiunto che anche loro hanno dormito nudi e liberi.

“È un sollievo che a te ti vada bene dormire libera.- Ha detto.- Normalmente le ragazze non amano i ragazzi che dormono nudi, quindi siamo stati preoccupati che non saremmo in grado di farlo. È bello quando possiamo essere noi stessi.”

Tutti hanno annuito, accondisceso Dick e mi ha detto quanto ero grande, che ero davvero forte e che ci saremmo divertiti tanto a fare campeggio e semplicemente rilassandoci dato che non ero come le altre ragazze sempre a giudicare. 

Sono diventata tutta rossa. Non ero abituata a ricevere complimenti, ma dentro mi sono sentita meravigliosa, essendo stata accettata così bene da parte di loro e tutti hanno praticamente ripetuto le sue parole.

“Comunque, se c’è qualche emergenza o qualcosa di diverso.- Ho detto loro.- Per favore, solo buttate acqua sul mio viso, o semplicemente portatemi fuori se c’è bisogno.”
Certo, dato che io avevo dormito nella parte posteriore del pick-up in movimento, avrebbero già intuito questo. Ridevo, ricordando quando…
“Una volta visitammo dei parenti. Un terremoto ci aveva colpito e gli edifici erano crollati, era stato così male. Ho dormito proprio attraverso di essa.”

“Davvero?” Chiese uno. 

“Sì. Una volta, la nostra casa ha preso fuoco, mio padre non mi ha potuto svegliare, quindi mi ha portato via. Mi sono svegliata poche ore dopo, mentre stavano sistemandosi in un albergo.”

Tutti hanno dato sorrisi veramente grandi e hanno promesso che se ci fosse una qualche emergenza si sarebbero presi cura di me.

Chiusi gli occhi mentre tutti si sistemarono e spensero le luci. Sentii che il letto si muoveva mentre Dick si era messo a letto da un lato, Justin dall’altro lato mormorando una buona notte, e mi sentivo di correre a dormire.

+Dopo quello che ci aveva detto ero certo che sarebbe bastata anche una piccola dose di droga per farla dormire e non ero certo di quanta Michele gliene abbia propinato. Stavo pensando, con chi lei avesse dormito in precedenza e al suo fortunato fratello, averla nuda sempre in giro per casa. Comunque abbiamo atteso qualche minuto e poi la luce è stata accesa nuovamente. “Siamo certi che stia dormendo?” Qualcuno ha chiesto e Justin invece di fare come Michele ha imboccato un capezzolo succhiandolo per poi impastare l’altro. Senza attendere l’ho succhiato e abbiamo sentito lei genere. I ragazzi hanno riso, poi io e Justin abbiamo iniziato a masturbarla. Non era insensibile e si è bagnata molto presto. Sono sceso fra le sue gambe e l’ho assaggiata e qualcuno ha preso il mio posto. Stavo per mettermi sopra quando mi hanno fermato.

“Aspetta. Voglio assaggiare una vergine.”

“Si anche io.” Ha risposto qualcun altro.

A turno tutti gliela leccano e mentre in due le sorreggono e divaricano le gambe, mi metto comodo e guidando il cazzo inizio a scoparla. Dal principio lentamente, ma poi sempre più veloce e più profondo. “È molto bagnata e stretta!”

Michele eccitassimo la scopa in bocca. “Uhhh sta succhiando la scema!” Sborra quasi in contemporanea con me. Mi metto al suo posto e… “Cristo! Sta succhiando.”

Ci alterniamo a scoparla a turno godendo fino a tre volte a testa fra bocca e figa. A notte inoltrata le puliamo la figa con un asciugamano bagnato e dopo che alcuni di noi si sono fatti la doccia, ci buttiamo a dormire esausti.

“Michele odio la droga e drogare le ragazze, ma grazie.” Una risata da parte di tutti ha accompagnato il nostro sonno.

Quella notte ho sognato strano, un cappello di pelliccia e strane banane che mi hanno costretto a mangiare, le loro parole dei miei compagni di viaggio, si confondono mentre ridevano e applaudivano, ogni morso di banana portò un altro scoppio di gioia. Ad ogni urlo di allegria una eruzione del succo di banane in bocca….

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.

Continua…

Maxtaxi

Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli…

Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
This novel should not be reproduced electronically or in print with out my written permission.
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-Day2

Notte agitata quella prima. Sognavo delle piante strane, odori, essere toccata, accarezzata su e giù. Controllare ogni parte di me. 

Sognavo di nuotare, attraverso un lago di acqua strana e appiccicosa. Più difficile ho cercato di nuotare, più lontano la riva è arrivata e più spessa l’acqua è diventata. Ho lottato, ma il mio movimento è stato sempre più limitato, finché non sono riuscita a muovermi.

Ho assaggiato l’acqua mentre correva in gola. Ho sentito l’acqua, come essere spinta nel mio fiore. Ho potuto sentire riempirmi, sia in bocca che in pancia, mentre ho lottato cercando di nuotare contro la cascata. Ho potuto sentire che copre la mia pelle, appiccicando, rivestendomi.

Alcuni altri strani sogni hanno corso per tutta la notte, ma furono dimenticati ancora prima di questi. 

Mi sono svegliata, e i strani sogni sono già fuggiti dalla mia mente. Mi sono immediatamente resa conto di dormire, coccolata su Justin, il braccio di lui che mi stringe a sé. Sentivo calda. Sentivo strana.

Tirai il braccio indietro, poi strisciai su di lui per andare in bagno. I ragazzi erano ancora addormentati, quindi mi sono spinta il più silenziosamente possibile.

Ho notato un dolore tra le gambe, un po’ di rossore. Ho anche lo strano sapore salato, leggermente amaro in bocca. Ho scrollato le spalle, non so cosa fosse. Non avrò digerito. La mia pelle mi ha tirato un po’, un po’ appiccicosa in alcuni punti. Come colla o qualcosa. Di nuovo, qualcosa di strano. Ho visto Dick entrare. “È successo qualcosa la scorsa notte?” Gli ho chiesto. 

Per qualche ragione mi ha dato un’occhiata alzando le sopracciglia con quello sguardo cui ero abituata a guardare. “No, niente, ho dormito tutta la notte.” Lui disse.

“Okay.” Gli risposi alzando le spalle. Era ancora strano, come normalmente non mi svegliavo appiccicosa, un po’ malata e con un gusto strano in bocca, ma non pensavo a nient’altro a parte lo strano sogno e lasciai andare. C’erano cose più importanti da fare. 

Ho aperto l’acqua della doccia per farla venire calda mentre lui utilizzava il vasino e io spazzolavo i denti. Sono entrata giusto quando Michele si è presentato.

“Oh, stai già usando la doccia.- Disse, con una espressione un poco triste.- Speravo di poterla fare prima di uscire.”

“Okay.- Gli dissi esitante.- Immagino che posso aspettare e farla dopo di te.”

Scosse la testa negativamente. Poi, improvvisamente, sembrava avere un’idea. “Ehi, forse possiamo fare la doccia insieme, quindi possiamo lavarci l’un l’altro, sai quanto sia difficile lavare la schiena.” Mi ha guardata dritto in faccia sorridendomi.

Tengo le mani dietro la schiena, stringendole insieme. “Vedi, è facile!” Gli ho detto. Mi sembrava che guardasse il petto più che guardarmi le mani. Maschi.

Pensò un attimo, poi cercò di stringere le mani insieme come avevo fatto io. “Vedi, non è facile.” Disse. 

Ero sorpresa. “Allora, come ti lavi la schiena?”

“Oh, normalmente uso solo un panno.” Mise una mano vicino al collo, l’altro vicino al fondo, e imitò strusciando la schiena con un asciugamano come faccio io per asciugarmi. “Ma non l’ho qui, l’ho lasciato a casa.” 

Ho annuito, poi ho afferrato il mio. “Puoi usare il mio se vuoi.” Gli dissi, consegnandogli il mio telo grande e morbido che mi piaceva tanto, Hello Kitty stampato nel mezzo bello grande.

Mi ha dato un’occhiata male. “Oh, vedo, non vuoi aiutarmi.”

Mi sono sentita male, e le lacrime mi si sono avvicinate gonfiandomi gli occhi per essere così mediocre. “Certo, ti aiuterò”. Gli ho detto. 

Mi sono posizionata dentro e lui ha seguito. 

Era un po’ stretto, quindi ci siamo trovati molto vicini. Ho potuto sentire il suo pisellino toccarmi di tanto in tanto. Lo so che una ragazza deve dimostrare modestia, ma ero curiosa e non è bene essere impertinente, come dice mamma e mi pareva che fosse gonfio e arrossato.

“Umm, il tuo piccolo, cioè… la tua sorpresa.- Dissi indicandolo.- Cioè, sembra che tutto il tuo pisellino sia diventato gonfio.” Ero curiosa e l’ho afferrato stringendolo nel mio pugno. Lui mi ha afferrato la mano bloccandola mentre ha fatto un salto. “Mi dispiace, non volevo farti del male.” Gli ho detto.

“No, non hai fatto male.” Disse, guardandomi con quello sguardo confuso cui ero abituata a vedere nelle persone.

“Oh, sono contenta, mi ricordo, una volta… Qualcuno… Mi spiace, non posso dire chi, informazioni confidenziali e mediche… Aveva male al suo pisellino e l’ho guardato attentamente mentre l’ho teneva in mano. Lo stava sfregando e quando ho visto, mi disse che lo faceva per cure mediche e avrebbe aiutato ad alleviare il suo problema strofinando. Credo che doveva ottenere tutto il bianco, beh, una specie di roba bianca, fuori di esso prima che iniziasse a smettere di fargli male, quindi l’ho aiutato, come si fa come quando uno cade e si fa la bua, l’ho messo in bocca e l’ho aiutato.”

Diede un’espressione illeggibile. “Mi stai prendendo per il culo?” Chiese. 

Gli ho dato un aspetto sorpreso. “Non dovresti dire parole così.” 

“Quanti anni hai?” Chiese. 

“Ho 18 anni! Li ho fatti da un po’ i 18.”

“Wow, appena 18… e davvero non sai cosa sia una pompa?” 

Gli ho dato uno sguardo confuso. “No. È proprio così, i ragazzi del benzinaio che gonfiano le ruote?” 

“Ummhhh. No… Pompino.” 

“Oh, scusa, non lo so.” 

“Sai cosa è il sesso?” 

“Sì, è quando la mia bocca tocca la bocca di lui, non sono stupida.” Ho lasciato la presa e mi sono voltata dando la schiena. 

“Scusa… sì, è il sesso…- Fece una piccola risata.- Scusami.”

Sbuffo e dopo un sospiro mi volto. “Ragazzi. Okay, accetto le scuse. Comunque, hai bisogno di aiuto per il tuo pisellino?” Gli ho chiesto. 

+Ehi ragazzi state a sentire. Mi sta per fare un pompino e non ci crederete, non lo considera sesso. Questa è proprio svampita. Pensa che sia un dovere aiutare il prossimo.

Lui è rimasto lì fissandomi, e si voltò, uscendo dal bagno. Lo sentivo ridere, poi parlare con gli altri ragazzi. Alla fine è tornato, nel momento in cui mi ero detta che lui avesse rinunciato al mio aiuto e iniziavo a fare la doccia. 
“Mi piacerebbe se mi aiutassi. Come se avessi la bua.” Disse sorridente. 

“Va bene!” Mi inginocchiai davanti a lui, mettendo la bocca sulla punta del pisello poi ho iniziato a dargli dei baci sulla punta. 

Mi sono sentita prendere dalla nuca e poi ha iniziato a spingere. Mi sentivo la sua ‘sorpresa’ andare in fondo alla gola e quando avevo lo stimolo per vomitare ha allentato la presa e ho potuto tirare in dietro la testa, ma lui ha spinto ancora. Io tiravo in dietro la testa e lui spingeva di nuovo. Per un paio di volte abbiamo continuato a fare questo e tutte le volte facendomi sentire malato e io tirando indietro la testa. Infine, ho impugnato il suo pisello e l’ho tirato fuori dalla bocca e lo guardai.
“Tu mi farai ammalare!” 

Mi ha dato un’espressione perplessa, poi ha detto: “Ma devi spostare la testa, succhiare il mio… in mezzo alla bocca… Altrimenti nessuna delle cose bianche uscirà…” 

“Oh.- Ho risposto.- Mi dispiace, non sapevo!” 

L’ho riportato in bocca, poi ho spostato la testa cercando anche di succhiare. Mi immaginai di bere dalla cannuccia. Ci sono voluti pochi minuti, ma presto il suo pisellino ha sparato la sua roba bianca. L’ho sputato tutto fuori, nel piatto doccia, ancora non ero sicura di credere al principale che quella roba era giusta. Dopo tutto, se c’è qualcosa di sbagliato, perché sarebbe ok per me per inghiottire… qualunque cosa fosse, sembrava stranamente familiare. Perché ha il gusto come il mio sonnellino di mattina?

“Okay, tempo per fare la doccia!- Sono rimasta sorpresa di vedere la porta del bagno aperta e sono andata a chiuderla.- Dovresti sempre chiudere la porta del bagno se avete degli ospiti!” 

Un’altra espressione illeggibile attraversò il suo volto. 

Siamo entrati nella doccia. “Ok, ti laverò e tu mi lavi, okay?” Ho detto. Ha annuito e il suo sguardo era strano, illeggibile sul suo volto. Mi stavo chiedendo se qualcosa fosse sbagliato. 

Ho preso il sapone e ho iniziato a lavare. Petto. Braccia. Schiena. Gambe. Mi sono messa anche in ginocchio per lavare tra le dita dei piedi. Ho lavato il suo pisello e il culo. Ho notato la sua ‘sorpresa’ gonfiarsi di nuovo. ”Che cosa c’è di sbagliato con i ragazzi!” Sembrava che stava sempre gonfio. Mi sono chiesto se dovrei dirgli di andare a vedere un medico.

Infine, ho finito. Gli ho consegnato il sapone per potermi lavare. Mi ha lavato magnificamente il petto, forse un po’ troppo bene, ma non ha fatto altrettanto bene con le mie braccia e la schiena. Ha fatto grande con il mio culo e il fiore, ma ho dovuto fermarlo mentre continuava a lavare ancora e ancora, strofinandolo. Ho iniziato a sentirmi divertente laggiù. Da un lato, si sentiva meraviglioso, ma dall’altro si sentiva strano. Mentre lavava le gambe, teneva il viso dritto invece di guardare ciò che stava facendo. Cominciai a chiedermi come gli uomini si lavavano se tutti lo facevano male. Probabilmente avrei dovuto lavarmi di nuovo. 

Una volta terminato, ho guardato giù e ho sospirato. “Tutto è gonfio di nuovo. Sei sicuro di non andare a vedere un medico?” 

“No, va bene, conosco un modo più veloce per prenderne cura.”

Mi ha portato fuori dalla doccia e ci siamo asciugati. “Ecco, piegati sul lavandino.” 

Ho fatto, confuso. Ha afferrato la bottiglia di lozione gel sul bancone, i motel forniscono sempre piccole cose e lo ha strofinato sul pisello.

Si è messo dietro di me, poi mi ha spinto le gambe un po’ a lato mentre lui continuava a restare in piedi dietro di me. Ha spinto il suo pisellino contro il mio fiore. Le sue dita avvicinavano delicatamente le due parti, e lui spinse di nuovo. Ho potuto sentire la sua piccola ‘sorpresa’ spingere, scivolare un poco. Un sentimento strano mi ha attraversato. Non ero sicuro di come descriverlo. Ha spinto di più, un po’ di più ancora e ha ferito un poco. Per qualche motivo ero dolente laggiù dopo il mio sonno. 

“Che cosa stai facendo?” Ho chiesto. 

“Non hai mai fatto sesso?”

“Non farò sesso finché non troverò il mio vero amore!” Gli dissi, un po’ indignata. 

“Aspetta, il sesso è davvero quando tocchi la bocca dei ragazzi? Come un bacio?” 

Ho annuito. “Certo, non lo sapevi?” 

“Umm, no…” Disse. Lo vedevo dietro di me riflesso nello specchio, un’altra strana espressione. 

“Beh’, questo potrebbe essere un po’ a disagio in un primo momento, ma sarà meglio.” Ha detto. Non capivo cosa intendesse. 

Poi ha spinto. 

Il mio fiore dolorante improvvisamente danneggiava di più. Gli ho quasi detto di smettere. Sembrava strano e ha ferito un poco, ma è andato via in fretta.

Ho cominciato a sentirmi… Bene. Non riuscivo a capire le parole per descriverlo.

Guardai nello specchio, mi vidi piegata sul lavandino. Vidi che stava dietro di me fissando in basso quello che stava facendo. Con orrore, ho visto il petto ondeggiare mentre lui continuava ritmico a sbattere contro il mio sedere spingendo la sua sorpresa dentro e fuori al mio fiore. Ogni volta che si muoveva, si sentiva quasi come il solletico, ma un buon tipo di solletico. Sono diventata tutta rossa e piena di imbarazzo quando ho aperto la bocca e ho sentito un lungo gemito scappare dalla mia gola. Chiusi la bocca con un… “Scusa.”

Fece una pausa. “Scusa per cosa?” Chiese. 

“Quel suono, è solo… Mi sento un po’ strana… una sorta di bene, non so perché ho fatto quel rumore.”

“Oh, è normale.- Disse dandomi uno sguardo perplesso.- Significa che il tuo corpo sta godendo.” 

“Sì, si sente, una sorta di… Buono e si sente, non posso descrivere come.”

“Non preoccuparti, puoi grugnire e fare tutti versi che vuoi, infatti, più ci si lamenta, tanto più io so che ti piace.” Mi ha accarezzato la schiena facendomi venire i brividi e poi mi dette una spinta facendomi sentire come la sua ‘sorpresa’ era andata in fondo dentro di me. Poi ha aggiunto. “Sono contento di poter farti sentire bene mentre mi aiuti con il mio problema.”

Con questo, ha ripreso nuovamente. Ha iniziato lentamente, poi ha iniziato a spingere il suo pisellino nel mio fiore più forte e più veloce. Mi sentivo, qualcosa. Una pressione. Crescere dentro di me, diventando quasi insopportabile. Più costruiva, più forte avevo trovato i gemiti che mi sfuggivano. Presto, mi sentivo urlare mentre diventava insopportabile. Non il tipo di grido quando vedi un mostro saltare fuori spaventare te. Un genere diverso. Poi, è esploso. Era quello che sembrava. Una ondata di incredibile sensazione mi ha lavato su di me e le mie gambe improvvisamente mi hanno impedito di tenermi in piedi. Mi sentivo cadere contro il bordo del lavandino, la mia faccia pressata contro il bordo freddo. Ho completamente perso traccia di qualsiasi cosa, ma questa stranezza, meravigliosa sensazione dal mio fiore, irradiando tutta la strada attraverso il mio corpo.

All’improvviso sentivo un caldo inondare in me mentre lui tremava tutto gemendo. Mi chiedevo se fosse accaduto a lui la stessa cosa che è accaduta a me. Ha grugnito mentre ha spinto duro contro di me, tremando, poi ha tirato il suo pisellino indietro e spinto, duro ancora una volta. Presto eravamo entrambi immobili respirando pesante. Mi voltai a guardarlo e notai un paio degli altri ragazzi a guardare attraverso la porta del bagno parzialmente aperta. Strano, perché dovrebbero stare a guardarci? 

+era incredibile, impressionante. Se non l’avessi visto con i miei occhi non ci avrei mai creduto. In ginocchio ha fatto un pompino a Michele, dal principio guidata e poi ha continuato da sola. Ha continuato sotto la doccia facendosi lavare e lavando lui e infine si è fatta scopare come la più navigata delle troie godendosi la scopata come se lo avesse sempre fatto. Michele l’aveva presa per i fianchi e ci dava botte secche come se la stesse sculacciando, come se volesse infilarle tutto il cazzo dentro e farglielo uscire dalla bocca. Ad ogni spinta, ad ogni affondo, gemiti e urla emetteva lei tanto quanto lui. Non ci potevo credere se non l’avessi visto con i miei occhi. Quando ci ha raggiunto, Michele aveva un’espressione che era tutto dire. Ero eccitato come tutti da quello che avevamo visto e se non fosse stato per una certa vergogna mi sarei masturbato davanti a tutti e poi, avevo paura di sborrare nelle mutande da un momento all’altro.

Ha tirato fuori il suo pisellino e ho visto che aveva della roba bianca filamentosa dalla pelliccia alla punta. Ho anche notato che fuoriusciva dal mio fiore. Il suo pisellino ha smesso di essere gonfio ed è tornato alla sua dimensione normale.

“Umm… Torniamo a lavarci, okay?” Gli dissi e lui annuì e si fece una rapida doccia mentre io sono rimasta in ginocchio respirando e tutta accaldata. Poi ha lasciato il bagno mentre tornai nella doccia. Lo toccai con il dito, guardandolo. Quella roba che mi imbrattava l’interno coscia e poi le dita. Ho guardato mentre è sgocciolato dal mio fiore. Quasi come rugiada di fiori! Solo, leggermente bianco.

Era strano. Era puss? Come quando si ottiene schiacciando un brufolo? Sembrava una cosa simile, ma meno bianca. Più appiccicoso. Ho scrollato le spalle e lavato via. Ho lavato il mio fiore quando ho notato che ancora stava gocciolando, poi attaccai la testa contro la superficie della parete della doccia. Il bocchettone della doccia mi stava dando nuovamente un po’ di formicolio, piacevole.

Non volevo, ma se dovevamo montare il campo di giorno dovevo smettere di fare questo con il bocchettone della doccia e con un sospiro profondo sono uscita e mi sono diretta al lavandino per avvolgermi con il mio asciugamano e poi mi sono diretta in camera.

“L’ho fottuta seriamente, credo davvero…” Improvvisamente, tutti smisero di parlare fissandomi.

“Di cosa state parlando?” Ho chiesto.

“Oh, niente, solo che sei stato così utile per aiutarmi a prendermi cura del mio…- Fece una pausa, guardò gli altri ragazzi, poi continuò.- Gonfiore.”

“Oh, non è un problema, deve essere così difficile essere un ragazzo, non devo preoccuparmi di questo tipo di cose.” Ho detto.

Con questo, mi sono vestita. Ho notato un paio di volte che i ragazzi tutti mi stavano fissando e mi chiedevo a cosa stavano pensando.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.

Continua…

Maxtaxi

Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli…

Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
This novel should not be reproduced electronically or in print with out my written permission.

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Uno dei ragazzi mi ha aperto la porta, lasciandomi davanti, con Dick, mentre tutti e quattro gli altri si sono seduti dietro. 

“Nessuno di voi sta venendo a sedersi qui?” Ho chiesto. 

“No, vogliamo godere l’aria fresca.” Ha detto Harry. 

“Oh, posso venire e farlo anche io?” 

Guardò gli altri, con la faccia sconvolta nel pensiero. Peter saltò dentro.

“Mi dispiace, dopo quello che è successo durante il viaggio di ieri, vogliamo stare attenti. Spero che tu lo capisca.”

Mi sono sentita male. “Devono pensare che sono una ragazza stupida.” Pensavo fra me e me. Mi promisi che avrei dovuto fare di tutto per essere buona con tutti e cercare di aiutarli. 

“Okay, capisco.” Dissi, provando a fare il broncio. 

Non sembrava funzionare. 

La porta era chiusa e si avvicinavano dietro. Ho aperto la finestra per cercare di parlare con loro. Purtroppo, sembrava non parlassero molto e mi annoiai.

Li ho lasciati chiudere di nuovo, guardando la foresta intorno a noi scorrere via. Poco dopo che l’hanno chiusa, sembrava iniziare una lunga discussione. Ogni volta che l’avevo aperto, ho preso frammenti di conversazione prima che improvvisamente smettessero di parlare. Per qualche motivo, non sembrava mai continuare a parlare mentre la finestra era stata aperta, tranne che per rispondere brevemente quando cercavo di chiedere qualcosa o dire qualcosa. Così male alla conversazione. Ho cominciato a chiedermi se fossero arrabbiati con me per il mio cappello e il vestito che era volato via. “Ma era il mio cappello e il vestito. Perché dovrebbero essere arrabbiati con me?” Ero determinata nuovamente a mostrargli quanto fossi meravigliosa. 

“Puoi credere che lei davvero …” Mi ha lasciato perplesso, chiedendomi chi davvero cosa. 

“Wow, così caldo…” Ho tremato leggermente, l’aria qui era un po’ fredda, chiedendomi come pensavano che fosse caldo.

“Pensi davvero che possiamo…” Più puzzle. Sembrava che avrebbero voluto fare qualcosa. 

“La monterò per bene…” Dopo aver sentito questo, mi sono chiesto se avessero un cavallo o qualcosa in campeggio. Mi sentivo molto eccitata. Avevo sempre voluto cavalcare un cavallo. 

“La sua micia è così stretta…” Mi chiedevo come un gatto potrebbe essere stretto. 

“Voglio davvero…” 

“Stiamo andando…” 

Mi sono spaventata, chiedendomi di cosa stessero parlando e decisi di essere un po’ una spia. Era sempre divertente cercare di origliare di nascosto anche se poi non capivo metà delle parole che diceva la gente. Ho aperto la finestra, solo un poco, così non avrebbero notato. 

“Quindi, ecco quello che facciamo, ognuno di noi proverà, uno alla volta e vedi quello che fa: se sembra che sia bene…”

“Pensi davvero che possiamo farla tutti insieme?” 

“Beh, staremo qui per qualche tempo e lei sembra troppo stupida per capire, per cui scommetto che possiamo.”

“Sì, voglio dire, hai visto come lei…” Improvvisamente, si fermarono e chiusero nuovamente la finestra, lasciandomi ancora più confusa con quello che stavano discutendo. Speravo che non fossi io. Non sono così stupida e questo mi ha fatto stare male. 

“Humm, Dick?” Dissi, la mia voce tremava. 

“Sì?” Non mi ha guardata, teneva gli occhi sulla strada. 

“Ho fatto qualcosa di sbagliato?” Chiesi, temendo la risposta. 

“Cosa intendi?” 

“Beh, sembra che nessuno vuole parlare con me.- Stavo per piangere e non volevo.- Vedi come stanno parlando così tanto, ma quando provo… Beh, voglio dire, sembra che si divertano e mi piace fare nuovi amici, ma li hai conosciuti più a lungo, quindi forse sai cosa ho fatto di male.”

Ha riso. “Oh, fidati, non hai fatto niente di sbagliato, già ti amano.- Ha ridacchiato di nuovo.- Fidati di me, sembra che spenderanno un sacco di tempo con te.”

“Okay.” Dissi, non ancora completamente rassicurata. 

Sembrava che sentisse la mia esitazione e ha aggiunto. “Stanno pianificando le cose per gli eventi futuri, vogliono sorprenderti, tutto qua.”

“Quindi, come una festa a sorpresa.”
Ho cercato di immaginare le sorprese. La mia faccia si illuminò. Forse era davvero un cavallo! Ho sentito una gioia, immaginandomi di andare su un cavallo. 

“Va bene!- Ho detto.- Smetterò di cercare di ascoltarli.”

Lui solo annuì. 

“Dick?” Lo guardai cercando di fare gli occhi dolci.

“Sì?”

“Puoi darmi un suggerimento?” Ho chiesto, mettendo la faccia nel miglior volto carino. 

“Spiacente.”

Gli ho fatto la linguaccia e il viso brutto. Lo notò dall’angolo dell’occhio, poi scosse la testa sorridendo.

L’orizzonte era carino, l’aria fresca e chiara. Più di una volta, sono stata in grado di vedere la fauna selvatica vicino alla strada. Cervo al pascolo in un campo di erba sul lato di un sentiero. Grandi uccelli che volano sopra noi con alcuni che sembrano seguirci prima di volare in un’altra direzione. Una volta, sono stata anche in grado di vedere un cavallo bambino, carino, un poco lontano dalla strada. 

Ci siamo fermati in un ultimo ristorante intorno a mezzogiorno, un altro strano, per lo più vuoto, tranne il cameriere e il cuoco. Il ristorante era fatto di tronchi di legno, come una casa di legno. Sono andata in bagno per liberare me stesso mentre gli altri hanno preso posto. Quando sono tornata, la conversazione è scomparsa rapidamente, con l’ultima frase, “tutto il suo cazzo”, prima che fosse stato tagliato da Justin.

“Benvenuta Loli.” Mi ha dato un sorriso e non ho potuto fare a meno di sorridere. Era così divertente e sembrava sempre felice. Ancora più quando mi vide. Ha reso le mie paure che erano arrabbiati con me che si scioglie. 

Abbiamo ordinato e mangiato, qualche piccola conversazione qua e là, soprattutto per la loro vita e per quello che erano contenti di allontanarsi. 

Verso la fine, Justin si voltò e disse: “Siamo davvero contenti che tu ti sia unita a noi. Sarà meraviglioso e cercheremo di assicurarti un sacco di divertimento.”

Ho sorriso e ho risposto. “Farò del mio meglio per assicurarmi che voi non siate delusi che mi avete portato.”

Tutti erano a dirmi intorno al tavolo di quanto sono felici che ero qui, come non li avrei delusi, mi faceva sentire caldo e brillante dentro.

Dopo le ultime pause al bagno, il cibo mangiato e pagato, siamo tutti andati nel camper. Questa volta, Dick lasciò Enrico a guidare e si sedette dietro con gli altri. 

Ora che siamo ripartiti avevano smesso di parlare, hanno aperto la finestra e stavano guardando nella parte anteriore. La testa di Michele era all’interno della cabina. Sembrava quasi che stessero guardandoci, ma che sarebbe sciocco. Il bel paesaggio era molto meglio. Eravamo noiosi visto che non parlavano. 

Ho notato la ‘sorpresa’ di Enrico, il pisellino, non era nei pantaloni. Stupita esclamo. “Enrico!”

“Sì?” 

“Penso che tu abbia perso qualcosa, il tuo, pisellino sta mostrando.”

“Oh, mi piace guidare così. Ha bisogno di ottenere aria.”

“Oh, ma sei sicuro che dovresti farlo dove qualcun altro può vedere?” 

“Beh!- Rispose.- Non vedo nessun altro in giro, solo tu e loro.” 

“Oh, è giusto.- Ho detto mentre lo guardavo.- Immagino che sia giusto, finché non ci sono sconosciuti, non dovresti mai lasciare che gli sconosciuti vedano il tuo pisellino. Mamma mi ha insegnato, ma… è tutto gonfio.”

“Sì, è per questo che lo sto accarezzando. Michele ci ha detto che l’hai aiutato. Vuoi aiutarmi?”

“No, non potrei farlo”. Gli ho detto. Uno sguardo di delusione spuntò sul suo volto, avevo bisogno di spiegare. “Noi stiamo guidando, ho bisogno di mantenere la cintura di sicurezza e non posso farlo con la cintura di sicurezza.”

“Capisco. Ti dispiace se continuo a prendermi cura? Puoi guardare se vuoi.”

Lo guardai, confusa. “Perché dovrei guardare? Voglio dire, è il tuo materiale privato e medico. Non dovrei prestare attenzione a questo.” 

Ho sentito Michele sbuffare, e quando lo guardai, il suo volto era tutto rosso e sembrava che stava cercando di smettere di ridere. 

“Beh, va bene, come hai detto, siamo tutti amici, quindi puoi guardare se vuoi. Tutti noi qui.- Ha detto indicando dove gli altri quattro erano.- Hanno lo stesso problema. Non ti disturba?” 

“Certamente no, siamo amici, non importa se lo vediamo. Mi è piaciuto a volte andare in giro senza vestiti, dentro, con la mia famiglia e con gli amici, mi sento meravigliosa.” 

“Davvero? Beh, siamo tutti amici qui. Puoi farlo anche subito.”

“Che cosa? In un pick-up? No ti ringrazio, uno straniero potrebbe venire.” 

Michele nuovamente sbuffò, la faccia sconvolta, come se stesse soffocando un insetto o qualcosa, cercando di non ridere sicuramente. Non ho visto quello che era così divertente. Si trasformò in un rosso brillante. “Stai bene Michele?” Gli ho chiesto. 

Mi ha dato i pollici in su e la sua voce è stata strangolata mentre ha detto “Tutto buono.”

Enrico si strofinò per un po’ poi si è fermato quando prendemmo una strada sterrata. Ho potuto vedere il gonfiore scendere mentre guidava, quindi si sentiva meglio, ora che sembrava bene. 

Dopo tutto, tutti si sedettero e si tenevano stretti. Era molto sconnesso. La strada sterrata era stretta e tortuosa. Da un lato era il bordo della montagna, dall’altro lato era una caduta ripida. A volte mi ha spaventata a morte.

E’ stato anche molto lento. C’è voluto molto tempo prima di arrivare alla radura. La strada conduce ad un campo, dall’altro lato vi è un laghetto, con un rio quasi a fine prato. La radura e il lago erano circondati da alberi ed oltre a questi ho potuto vedere un altro picco di montagna in agguato su di noi. È stato bellissimo.

Siamo usciti, camminando un poco per la radura prima di montare il campo. 

Abbiamo disimballato un tavolo pieghevole, sedie, una di quelle grandi cose che coprono il tavolo. Una stufa per campeggio, alcune canne da pesca e ho rabbrividito quando li ho visti, i fucili. 

“Per quali sono?” Ho chiesto, fissandoli con orrore. 

“Nel caso abbiamo bisogno.” Fu la risposta, con un altro puzzle. 

“Perché avremmo bisogno di questi?” Ho chiesto.

“Orsi, leoni di montagna, lupi, cose del genere”. Io annuii, capivo, ma non mi sentivo comoda a guardarli. Enrico mi ha salvato dalla vista orribile. 

“Loli, il gonfiore. Beh, è tornato, e non stiamo guidando.- Ha detto.- Mi puoi aiutare?” 

Mi ha mostrato la sua ‘sorpresa’ tutta gonfia, rossa, arrabbiata, con il piccolo occhio del pisellino che mi guarda dritto. 

“Oh, poveretto- Dissi toccando delicatamente la punta.- Va bene.”

Mi ha portata alla parte posteriore del camper, dal lato opposto dove tutti stavano mettendo le cose e mi sono inginocchiata a terra. Lo misi in bocca nel modo in cui avevo fatto con il capo e poi ho mosso la testa come mi aveva suggerito Michele e ho spostato la testa in avanti e indietro come mi era stato detto. Presto, avrei potuto assaggiare tutta la roba che lascia senza avere problemi di trattenere il vomito come quella mattina. La roba non era pipì. Non volevo sputarlo nell’erba, il direttore aveva detto che non mi avrebbe fatto del male. Poi per un verso lo sputare non era molto da signore. Fra l’altro, non desideravo fare un casino iniziando a sporcare sull’erba proprio vicino al nostro campeggio. Così, l’ho inghiottivo, non sapendo cos’altro fare. 

+Ci siamo affollati nel camper osservando attraverso i finestrini. Lei era in ginocchio ed Enrico era tutto rigido e fermo. Ci ha visto e sorriso, per darci poi un miglior spettacolo le ha spostato con la mano una ciocca di capelli giusto dal nostro lato. Muoveva la testa ritmicamente con una sua mano sopra e penso che nessuno in quel momento avesse il cazzo dentro le mutande, il mio era dritto e duro che penso la cerniera dei pantaloni faticasse a restare chiusa. Ha continuato a muovere la testa succhiando e non si è fermata quando Enrico ha visibilmente iniziato a sborrare. Abbiamo proprio visto come ha trattenuto gemiti e muscoli mentre lei imperterrita continuava a succhiare e a bere. È stato uno spettacolo incredibile e quando lui non ha più potuto sopportare oltre, le ha tolto la testa dal cazzo. Siamo rimasti impressionati dalla voracità con cui lei lo ha succhiato e se lei era estranea al sesso, era anche vero che era una pompinara nata!

Mi ha ringraziato e siamo tornati indietro. Ha alzato il pollice in alto agli altri ragazzi, poi ha contribuito a finire di disimballare. 

Il sole stava incominciando a scendere giusto prima di finire le ultime cose e qualcuno ha chiesto di ottenere legna da ardere.

“Andrò io.” Mi avvicinai e subito Justin si offrì anche di andare con me. 

Noi uscimmo, cercando nella foresta legna da ardere mentre la luce stava diminuendo rapidamente. Stavo prendendo un bastone quando Justin si schiarì la gola. 

“Umm, mi stavo chiedendo, hai aiutato Michele ed Enrico, puoi aiutare anche me?” Stava diventando un po’ strano, tutti questi ragazzi avevano la loro sorpresa che ondeggiava lunga e gonfia, avendo bisogno di aiuto. Sospirai. “Ok, ti aiuterò con il tuo problema medico.”

“Però, sta diventando troppo scuro, dobbiamo finire velocemente, possiamo farlo come Michele e te avete fatto.”

Ero confusa. “Ma, come? Non vogliamo essere qui spogliati, fa freddo.”

“No, basta tirare giù i pantaloni e appoggiare le braccia contro quell’albero.” Disse indicando un albero caduto. Non ero sicura, quindi mi ha aiutato. Presto, i miei pantaloni e biancheria intima erano intorno alle mie caviglie, con i pantaloni di Justin e la biancheria intima intorno alle sue. Mi ha piegata dolcemente contro l’albero, poi ha spinto il suo pisello contro il mio fiore. L’ho visto sputare. 

“Cosa fai?” Ho detto. 

“Oh, beh, vedi, aiuta a farla bagnare laggiù, quindi non ti farò male.”

“Eww, vuoi sputare sul tuo pisello?” Dissi, un po’ disgustata. 

“Fidati di me, vedrai.” Non credevo ancora in questo, ma credo che sapesse come affrontare il suo problema. Dopo tutto, era il suo piccolo pisello. Sapeva meglio di me.

Sentii spingerlo nuovamente contro di me, spingendolo a piccoli tratti. Presto, il suo pisellino era tutto dentro il mio fiore. Ho sentito ogni spinta, ho sentito che mi ha mandato delle ondate di calore dentro di me. Sembrava… strano, ancora, ma anche sentivo bene. Non sapevo dire quanto fosse bene, ma mi è piaciuto.

Mi sentii spingere e ho raschiato lungo la corteccia, ma l’ho trattenuta mentre continuava, più veloce e più forte. Ho sentito i miei gemiti, ricordando quello che aveva detto Michele, per non preoccuparmi di tenerli dentro. Ho sentito i suoi grugniti, come se stesse esercitando anche lui la gola. Presto ho sentito una sensazione familiare, un caldo che si inondava nel mio fiore. Qualcosa su di esso si sentiva… bello. Ho tenuto i miei pensieri per me stesso. Era un po’ strano che tutti avessero questo problema, stavo cominciando a non ingannarmi in questo modo. Non mi piaceva tanto aiutarli con la mia bocca quanto il gusto della roba bianca non era molto buona. Forse la prossima volta che Enrico avrebbe bisogno di aiuto, gli chiederei se potremmo provare questo. 

Non mi è venuto freddo fino a quando non si è fermato, sentendo il mio cuore battere, la mia pelle un po’ caldo. Justin aveva ragione, era così bene.

Ho tirato la mia biancheria intima cercando di ignorare la sua roba bianca contro di loro. Avrei sicuramente bisogno di capire come lavare questa roba. 

Con quello fatto, abbiamo finito di raccogliere legna da ardere. Quando siamo tornati, era già buio e mi aggrappai alla mano di Justin per non perdermi mentre aggiustai la mia legna nel mio braccio. 

Siamo arrivati e avevano già avuto un fuoco. Quella notte, hanno raccontato le storie di fantasmi mentre ho scherzato fingendo paura.

“Lydia era mia figlia. Dice la vecchia. Morì in un camion da quel cavalcavia nel 1923.”

Ho chiuso gli occhi in paura, poi li ho aperti, volendo vedere altre persone, non le tenebre dietro le mie palpebre.

“È successo davvero?” Ho chiesto e mi hanno annuito, dicendo che era davvero successo. Ho tremato, sperando che non ci siano stati dei fantasmi. 

Con questo abbiamo cominciato a prepararci a dormire, stanchi del lungo viaggio. 

Abbiamo tutti spogliato, questa volta due degli altri mi hanno raggiunto nel primo letto del camper. Notai che due prendevano l’altro, non litigavano per essere nello stesso letto con un altro ragazzo. Sono stata contenta che non hanno fatto gli stupidi una volta tanto. Uno sdraiato in un sacco a pelo sul pavimento. Abbastanza sorprendente, questa volta, solo i due che dormono nello stesso letto con me hanno tolto tutti i loro vestiti. 

Si precipitarono contro di me, uno davanti, uno dietro. La loro pelle era calda, sentivo piacevole premuti contro di me. Mi sono addormentata essendo coccolata da due ragazzi. Ho sempre amato le coccole.

+Eravamo così eccitati che non so se abbiamo aspettato abbastanza tempo che facesse effetto la droga poi non ho mai capito se era la droga o il suo stato di rilassamento totale a portarla a dormire così profondamente. Come la sera prima, l’abbiamo scopata a turno con l’unico handicap che non potevamo infilare il cazzo in bocca contemporaneamente. Lo spazio era quello che era.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.

Continua…

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Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
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DAY 3

Mi sono svegliata, con un volto davanti alla mia faccia e mi sono avvicinata. Così vicino. Troppo. Stava provando qualcosa mentre dormiva? 

Lo guardai un po’. No, non stava cercando di baciarmi, non stava cercando di fare sesso con me. Mi sono chiesta se era il caso che dovessi dormire con loro. Cosa potrebbe accadere se le nostre labbra si toccavano mentre dormivamo? Come spiegherei ai miei genitori che ero incinta, che non ci siamo baciati in modo mirato. 

Sembrava così innocente, e subito mi sentivo male a pensare che potrebbe stare cercando di fare sesso con me così, mentre dormivamo. 

Mi sono alzata stando attenta di non svegliarli, poi sgattaiolai fuori. Il sole era già alto e mi ferì gli occhi e anche se era un po’ freddo, non era così male come quando il sole scendeva, o quando stavamo seduti mentre viaggiavamo nella parte posteriore del pick-up. L’erba fredda sotto ai piedi mi faceva gelare e quasi non riuscivo ad arrivare al limitare del bosco per fare la pipì. Mi bruciava e da quello che vedevo era tutta rossa ed irritata, quasi gonfia. Era come se la loro malattia fosse stata passata in me in un qualche modo. Questo mi ha preoccupata, ma vedendo le loro espressioni di felicità quando li aiutavo, mi faceva sentire bene e poi dovevo ammettere che anche a me piaceva. Mi lasciava in uno stato di intontimento che al solo pensiero sentivo un certo brivido salire da dentro.

Sono tornata indietro, ho trovato lo zaino con i miei vestiti regalati e ho afferrato la mia biancheria intima, li ho indossati, seguita da una gonna elastica nera, una camicetta bianca in pizzo e le mie scarpe da trekking. Non corrispondevano bene, ma le mie altre scarpe non erano così adatte per il campeggio, quindi non avevo molta scelta e non sapevo dove erano le mie scarpe da ginnastica.

Ho fatto alcuni passi attorno alla radura e ho visto il lago e subito mi ha colpito un pensiero. Nuoto!

Sono tornata indietro, ho guardato tutti i miei vestiti imballati. Reggiseni e mutandine. Bleh sui reggiseni. Si sentiva meglio senza e non c’erano sconosciuti in giro. Camicie, magliette, maglioni, cappotti. Jeans, gonne, pantaloncini. Abiti. Ciabatte.

Mi resi conto che avevo completamente dimenticato il mio costume da bagno e non c’era traccia neppure nel trolley che mamma mi aveva preparato.

Con un sospiro, ho spinto tutto dentro, troppo frustrata con me stessa per preoccuparmi di metterli dentro correttamente. Come ho finito, un paio dei ragazzi aveva cominciato a svegliarsi. 

Sono uscita fuori e ho cercato di installare la stufa per il campeggio. Non importa ciò che ho fatto, non ho potuto farla funzionare. 

Pietro corse fuori dal camper, ancora mezzo addormentato e l’ho visto prendersi in mano la sua ‘sorpresa’ e pisciare contro il lato del camper. 

“Ehi, non farlo!” Gli dissi, pensando a come sarebbe stato difficile fermare la sua piscia. Mi guardò, un po’ scioccato.
“Fare?”

“Pisciare qui, staremo qui per un po’, non voglio che sia tutto puzzolente con piscio e cacca!”

“Sì, guarda lì, in una camicia trasparente, seduta lì a fare tutti i ragazzi…” È stato interrotto improvvisamente quando Justin è uscito e ha urlato a lui di “Chiudi il becco.” Mi chiedevo di cosa stavano parlando. Ho guardato giù e ho capito che si potrebbe vedere il mio petto attraverso la camicia. 

“Justin, c’è qualcosa che non va nella mia camicia?” Chiesi, mentre lui discuteva con Pietro. Mi ha guardato facendomi sapere che mi stava bene, era bella, e lui e Pietro stavano andando via. Ho sentito un urlo: “Non scopo questo stronzo!” Poi hanno continuato a parlare, ma erano troppo lontani per sentire.

Stavo ancora cercando di risolvere come accendere la stupida stufa del campo quando Enrico e Dick sono usciti. “Uno di voi sa mettere insieme questa cosa stupida? Mi dispiace, ho voluto cucinare la colazione per voi ragazzi, ma non riesco a farla funzionare…” 

Ridevano, poi Enrico si avvicinò. Lui schioccò e tirò su, e tutto era pronto. “Okay, ora che è impostato, tutto quello che devi fare è trasformare questo, spingere questo.” Ha detto, girando e spingendo. 

La fiamma si è accesa e tutto era pronto.

Improvvisamente, un altro urlo arrivò dall’altra parte del camper. Nessuno poteva capire quello che si dicevano. “Come va?” Enrico chiese a Dick.

“Stanno discutendo.” Ho detto a loro. Entrambi mi guardarono, poi annuivano. “C’è ne occupiamo.” Disse Dick, e lui e Enrico andarono a trovare Pietro e Justin. Presto, sono tornati, con Pietro che tiene la testa in giù. 

“Scusa Loli, non ho intenzione di urlare, sono solo un po’ fuori la mattina.”

L’ho abbracciato e gli ho sorriso. “Va bene. Anche mio padre diventa scorbutico quando si sveglia.” 

Mi sono tirato indietro, guardandolo negli occhi. “Allora, stai per pisciare vicino al campo?”

Ha rotolato gli occhi, ed è stato raggiunto da una gomitata “No. Mi dispiace.”

“Okay.” Annuivo felice e stavo bene adesso. Dovevo assicurarmi che tutti sapessero le regole o sarebbe un casino totale. Ho fatto l’espressione da cucciolo. “E la mia camicia?”

Si schiarì la gola. “La tua camicia è meravigliosa Loli, è molto bella.”

L’ho abbracciato di nuovo e gli ho dato un forte grande abbraccio. 

“Va bene, grazie.” Feci un passo indietro, avvicinai il naso al suo e gli dissi: “Se continui a essere scorbutico, comincerò a chiamarti orso scorbutico invece di Pietro Insidya.” 

Alla fine, tutti hanno iniziato ad aiutare mentre cucinai il cibo. Sinceramente non mi piaceva l’aspetto della maggior parte di esso. Bacon. Salsiccia. Frittelle. Le uova erano okay. Mentre tutti si sedettero a mangiare, ho preso il cervello cercando di capire come farli mangiare più verdure. 

Ho mangiato un uovo e questo era tutto. Abbiamo messo il bollitore, fino a quando era bello e caldo, poi riempito le coppe piene di caffè istantaneo e acqua calda. Piccoli sorsi mentre abbiamo lasciato raffreddare.

“Allora.- Dissi.- Qualche cavallo in giro?” Ho chiesto. 

“Non da quello che vedo.” Fu la risposta in una voce seria. Mi morsi il labbro, completamente delusa. Avevo pensato che la sorpresa fossero i cavalli. Che altro era? 

“Oh, ma la sorpresa…” Ho tagliato, non volendo rovinarlo. 

“Oh, la sorpresa.” Disse Enrico guardando gli altri accanto a lui.

“Loli, non c’è nessuna sorpresa, stavamo solo progettando quello che avremmo fatto durante il campeggio. Pensavamo che la sorpresa fosse l’escursionismo, il nuoto e cose così. Abbiamo anche pianificato dei giochi.”

“Oh.” Dissi, non so se fossi deluso o no. 

“Oggi, abbiamo solo intenzione di rilassarci qui.”

“Oh. Ho dimenticato il mio costume da bagno…” Ho detto delusa.

“Beh, avevamo detto di viaggiare leggeri e poi fare il bagno in quella piscina è più come una vasca da bagno, quindi, non serve.” 

“Immersione libera?” Ho chiesto, cercando le parole corrette, non sono sicura che cosa significassero. 

“Sì, tu, noi, proprio senza vestiti, proprio come in casa.”

“Ma non ti preoccupi per le cose che cercano di nuotare, beh, lo sai, lì.” Ho detto loro. Avevo la visione orribile di un pesce che nuotava nel mio fiore e di non riuscire a farlo più uscire. 

Ridevano, uno ruggiva e cominciai a ridere insieme a loro. “Non ti devi preoccupare Loli. Ciò non accade nella vita reale. I pesci preferiscono stare lontani dalle persone, così ci eviteranno.”

“Oh.” Dissi annuendo. Ha senso.

Era un po’ eccitante. Non mi era mai stato permesso di nuotare nuda. I miei genitori non mi avrebbero nemmeno permesso di indossare un bikini. Motivo per cui sono stata frustrata di averlo lasciato a casa, sperando di poterlo indossare mentre ero lontano dai miei genitori, ma il pensiero di poter nuotare senza niente era altrettanto divertente. 

“Va bene!” Dissi e guardai i ragazzi mangiare e parlare. 

Dopo, che mi sono lavata, prendendo le poche stoviglie al fiume, lavandoli, poi raccogliendo tutti i tovaglioli di carta che i ragazzi avevano usato abbandonandoli in giro. Volevo urlare a loro per ripulire il proprio ristoro, ma non volevo rovinare il divertimento da parte di una piccola ragazza, dal momento che tutti sembravano felici come me.

Dopo, un paio di ragazzi sono andati a pescare e io ho camminato un po’ fra gli alberi nel bosco attorno al campo. Come mi sono avvicinata al camper, Justin mi ha chiesto se potessi aiutare ancora con il suo gonfiore. Sospirai. Era più facile, ed ero contenta di indossare la gonna. Sono stata in grado di togliermi la mia biancheria intima e lasciare la gonna, anziché essere con i pantaloni attorno alle caviglie. Ripetè lo stesso rituale, sputando sulla mano, poi strofinandolo tutto sul suo pisellino, prima di spingerlo. Finì rapidamente e mi rimisi a posto le mutandine con la roba bianca che usciva dal mio fiore. Eravamo abbastanza vicini al campo per vedere gli altri, ma abbastanza lontani da riuscire a non farci sentire. Sembrava quasi che stessero guardandoci, ma era difficile dirlo. 

“Justin.” Gli chiesi. 

“Sì?” 

“Che cosa è questa roba?- Vedendo il suo sguardo perplesso.- La roba bianca, beh, non abbastanza bianca, ma… quasi. È come un puss o qualcosa del genere?”

Scosse la testa negativamente guardandomi con quello sguardo strano che ero abituata a vedere nelle persone quando mi spiegavano le cose. “Si chiama sborra. Quello che succede è che si accumula qui.” Poi mi ha mostrato le due cose appese al di sotto del suo pisello. “Se non lo liberiamo, comincerà a farci male, lo chiamiamo palle blu.”

“Oh.”

“Comunque, il nostro, questo.” Disse impugnando il suo pisello. 

“La tua ‘sorpresa’?” Gli ho chiesto. 

“Sì, il nostro pisellino, è gonfio per tutta la sborra che sta qui, quindi non è tutto grosso perché qualcosa non va, ma a causa del troppo sperma accumulato.”

Ho annuito. “Ha senso.”

Ha ridacchiato. “Lo fa, ovvio. Generalmente lo strofiniamo solo finché non riceviamo gli extra. Non tutti i ragazzi hanno un amica così meravigliosa che ci aiuta come te.” 

Mi fermai, un po’ nervosa. “Umm, fa bene?” 

“Cosa intendi?” Chiese. 

“Beh, io… Ho inghiottito qualche volta, prima.” 

Ha riso. “Tu sei davvero speciale. Sì, sono proteine. Sai, come le uova.”

Ero confusa e preoccupata. “Oh, così, non mi ammalerò?” Scosse la testa negativamente.

“Oh, beh, voglio solo aiutarti. Grazie per aver spiegato.” Volevo dire che non mi piaceva il gusto, ma non volevo farlo sentire male, quindi ho solo tenuto in silenzio.

Fece un cenno, poi si diresse verso il campo. Ho pensato a questo e su come tutti i ragazzi sembravano avere questo problema. Mi chiedevo se c’era comunque il modo per fermare. Non ho ancora capito cosa fosse. 

Justin mi ha detto che sono un amico meraviglioso e comunque mi faceva sentire tutto caldo e frizzante. Ho promesso di non irritarmi quando mi hanno chiesto di aiutare nuovamente. Ho capito come potrebbe essere. Come i crampi durante il flusso della luna, ma da fuori invece di dentro. Ho sempre odiato quel tempo e mentre non potevo prendermi cura più di quanto avessi potuto, ero contenta di poter aiutare loro.

Mi sono aggiustata le mie mutandine e ho apprezzato la foresta. La brezza che porta gli odori di fiori e pini. Era così fresco qui e così pulito. Nessun smog nell’aria. Era anche bello essere lontani da tutte le persone della città. Mi piace la città e tutti, ma era bello allontanarsi. Nessun clacson che suona o sirene rompi orecchie. Nessuno che si arrabbia. Nessun urlare dalle case. Nessuno si spara a vicenda. Solo pace e tranquillità. 

Alla fine, sono tornata al campo, per iniziare a preparare il pranzo. Di fronte alla stufa c’era un mazzo di pesci che era stato preso.

Avevo visto la mia mamma cucinare il pesce fresco appena pescato, pulirli e cucinarli, quindi sapevo cosa fare. Presto, ho avuto un vassoio di pesce per andare con qualche patata. Di verdure invece, i ragazzi erano, beh, ragazzi. Volevo ringhiare a loro, ma mi morsi la lingua. Non mi piaceva che gli animali muoiono per nutrirmi, quindi ho mangiato raramente carne. Pesce, uova, latte, erano bene. I vegani sciocco erano proprio così, sciocco, perché pensavano che tutto il materiale animale fosse sbagliato. Ho mangiato i miei pesci e abbiamo parlato di diverse questioni. Ho guardato i ragazzi discutere un po’ di questo o quello, ma era rilassante. Stomaco pieno porta buoni pensieri, come dice sempre mamma. Sono stata contenta di essere venuta a fare questi nuovi amici.

Dopo che abbiamo finito e ho finito di ripulire, ho guardato come tutti sbadigliavano, non facendo niente se non fumare e bere e godendo della tranquillità. Una coppia ha preso una pausa andando a dormire e io, dopo che ho messo via la roba lavata, ho deciso di andare a giocare con la sabbia e forse a nuotare un poco. 

Sono andata nel camper, ho tolto tutti i miei vestiti, le mie scarpe, fino a quando non sono rimasta lì con niente. Ho apprezzato il sole sulla mia pelle, la brezza che solleticava dolcemente.

+Era incredibile. Loli continuava a stupirci ogni volta. Non si lamentava dei lavori domestici da fare. Li faceva come se era il suo compito a discapito che c’eravamo anche noi nullafacenti che oziavamo bevendo, fumando e raccontando inezie quando i nostri discorsi non vertevano su di lei. Tornata dal fiume è entrata nel camper e pensavo che finisse a letto per aiutare ad alleviare il problema a qualcuno quando invece è uscita completamente nuda. Si è fermata guardando il sole e questo ci ha permesso di osservarla per intero. Era bella anche se con qualche chilo di troppo sui fianchi e il ventre, ma era stupefacente vederla così impudica.

Ho camminato nell’erba scalza e mi è piaciuto e mi sono seduta sulla sabbia, facendo piccoli castelli e delle forme divertenti. 

Ho notato i ragazzi che non stavano dormendo che mi guardano, sorridevano, si avvicinavano e poi tornavano al nostro accampamento; parlavano di qualcosa per poi tornare ad osservarmi che giocavo con la sabbia. 

Alla fine, sono venuti poi tutti. “Cosa stai facendo?” Ho mostrato a loro le figure che avevo fatto con i sassi e la sabbia. I castelli che purtroppo non fecero molto bene a stare insieme, dato che la sabbia non sembrava piace attaccarsi. 

Lo hanno commentato e ho deciso che era il momento di lavare via la sabbia e la terra da dosso.

“Sto andando a nuotare, chi mi accompagna?” Ho chiesto. Tutti i ragazzi hanno convenuto che sembrava meraviglioso, come il sole caldo sembrava essere al suo picco. Si spogliarono, gettando i vestiti a terra a casaccio e ho visto le loro piccole sorprese che erano molto grosse mentre ho raccolto gli abiti e li ho portati al camper. 
“Li laverò più tardi.” Gli dissi. 

Mi sono gettata in acqua urlando come il freddo gelido mi ha colpito. Era freddo, così freddo, che ho perso il fiato. Sono tornata più vicino alla riva e l’ho presa più lentamente. Alla fine, ho cominciato a sentirmi bene come mi sono abituata. Ho nuotato poche bracciate e ho raggiunto i ragazzi. Quando ho nuotato sotto l’acqua, ho capito che tutte le loro piccole sorprese erano piccole. Grande. Non dovrei preoccuparmi di aiutarli adesso.

Abbiamo giocato a ‘c’è l’hai’ e alcune volte hanno nuotato sotto di me con le dita che colpiscono il mio fiore. Un paio di volte le hanno anche spinte dentro di me. Poi, escono e dicono: “Tu!”

Altre volte, mi hanno spremuto le tette prima di proclamarmi che ero la toccata oppure altre il mio culo. Dopo un po’ di tempo, mi sono unita al loro gioco e ho preso i loro pisellini e le loro palle. Immagino che queste erano le nuove regole anche se non mi hanno detto nulla. Era da tanto che non giocavo e che ridevo così.

Quando ci siamo fermati, l’acqua era veramente fredda, ho preso i vestiti dei giorni precedenti, un sapone, e ho lavato tutto, poi ho chiesto un filo per stendere. Insieme, hanno finalmente trovato qualche corda e un paio di alberi un poco lontano dal campo per appendere la lavanderia. Dal momento che nessuno pensava di portare le mollette o il ferro da stiro, sono rimasta a tirarli sopra la corda.

Pietro è rimasto, mi guardava, e ho notato il suo pisellino gonfio. Il resto dei ragazzi tutti avevano i loro vestiti, ma Pietro era ancora nudo, come me. 
“Ummhhh, mi dispiace per oggi.” Lui disse. Gli ho fatto sapere che era tutto okay. “Allora, ummmhhh…- Con un sorriso ha indicato la sua ‘sorpresa’.- Mi è stato detto che potresti aiutare?” 

“Certo.” Mi sono ricordata di quello che mi disse Justin. Mi sono inginocchiata e l’ho messo in bocca facendo come mi era stato insegnato. Presto, ho assaggiato il suo sperma sulla mia lingua anche se lui mi ha spinto fino a toccare la gola mentre mi teneva per la parte posteriore della testa. Mi ha ringraziato e poi ha aggiunto: “…che sarebbe meglio se lo leccassi quando lo facevo alternando il va e vieni con leccate di lingua.”

“Oh, come un lecca lecca? Okay, proverò la prossima volta.” Ero contenta di aiutare e loro non erano arrabbiati per il mio modo maldestro di fare. Non erano come tutti sempre pronti ha sgridare se facevo male qualcosa. Ero sempre più contenta di essere venuta al campeggio e di avere fatto nuovi amici.

Una volta arrivata al camper, era il momento di iniziare la cena. Ho indossato i miei vestiti e i ragazzi hanno dato un collettivo “aww” di disappunto. 
“Sarà presto freddo e non voglio cucinare senza vestiti… roba calda può schizzare e bruciare ovunque.”

Annuirono e anche loro poi hanno messo i vestiti come il sole è calato. 

Abbiamo mangiato, abbiamo parlato. Alcune storie, ma più divertenti questa volta invece di quelle spaventose. Alcune canzoni hanno suonato mentre i marshmallow li abbiamo arrostiti sul fuoco. Alla fine, abbiamo cominciato a prepararci a dormire spegnendo il fuoco, mettendo via le cose e poi ci siamo avviati verso il camper. I ragazzi hanno ruotato e sul letto ero con Michele ed Enrico.

A differenza delle notti precedenti, sono rimasta sveglia, sentendo un paio di ragazzi che russano quasi subito. Poi mi sono ricordata e forse era perché mi ero dimenticata di prendere la medicina e mi sentivo in colpa. I pensieri continuavano ad andare a quello che Justin mi aveva detto. Per quanto riguarda l’accumulo, la necessità di sbarazzarsi della sborra. Potrei aiutare i miei amici, ma c’erano milioni di ragazzi al mondo. Come poteva essere risolto? Mi sono resa conto che non ne sapevo abbastanza, ma ho ancora cercato di pensare alle idee. 

Mentre stavo lì, pensando, ho sentito la mano di Michele contro le mie gambe cercando di aprirle. Lo guardai al buio, a malapena scorgevo la forma del viso e sussurrai: “Cosa stai facendo?” 

“Oh, mi dispiace, non sapevo che tu fossi sveglia, avevo solo bisogno, sai, sei stata così utile per noi, pensavo che non ti dispiaceva, mentre dormivi.”

Volevo dire che doveva almeno chiedere. Non è bello fare cose alle persone.
“Okay. Sussurrai.- Basta che sei tranquillo, non voglio svegliare tutti.” Lui ha riso. “Che cosa?” Ho chiesto.

“Tu sei più rumoroso di me.” Disse. 

Ho dovuto concordare. 
“Okay, farò del mio meglio.”

Si avventò su di me, posando il suo corpo tra le gambe. Non ha sputato come Justin ha sempre fatto e ho immediatamente capito perché Justin ha fatto questo, in quanto ha ferito un poco in un primo momento. Era lento, perciò era sopportabile e alla fine, le strane e meravigliose sensazioni cominciarono a sorgere dal mio fiore facendomi grugnire. Ho notato la sua testa scendere e ho spostato la mia giusto in tempo per evitarlo, mentre la sua bocca si avvicinava verso la mia. Ho girato rapidamente la testa, ho sentito le sue labbra colpire l’orecchio. Sollevò la testa e l’ho schiaffeggiato. Ho sentito uno degli altri ridere nel sonno.

“Cosa fai?- Gli ho chiesto, rendendo la mia voce ruvida e di rimprovero.- Ho detto che ti aiuterei, non ho mai detto che avrei fatto sesso con te, non sono così.” 

“Cosa vuoi dire?”

“Cercando di baciarmi così, tu non sei il mio ragazzo, non mio marito, io non farò sesso con te.”

Si era alzato in ginocchio e potevo vederlo sfregare la guancia. ”Buona. Cercando di fare il sesso con me così.” 

“Guarda, mi dispiace se hai frainteso, ho detto che ti aiuterei a sbarazzarsi della sborra extra, non ho mai detto che avrei rapporti sessuali con te. Sto risparmiando per quando sono sposata.”

Lui è tornato a sdraiarsi. “Okay, mi dispiace che ti abbia tirato così forte, ma davvero, provando questo, pensavo che siamo amici.”

“Okay.- Gli dissi tirandolo tra le gambe nuovamente sopra di me.- Per favore, non provarci più.” Ha cominciato a spingere nuovamente, beh, ha cercato di farlo. Ho allungato la mano toccando e accarezzando cercando di trovare la sua piccola ‘sorpresa’. Il pisellino. Ho scoperto che non era più gonfio. “Oh, credo che tu sia buono adesso.”

Ha brontolato qualcosa mentre l’ho spinto via da me. 
“Buona notte Michele, non tentare di fare sesso con me.” Un’altra risata da parte di qualcuno; deve avere un sogno divertente ho pensato.

+Atteso qualche minuto ancora, ho bisbigliato a Michele. “Ma non le hai dato la medicina?”
“No. Non ha preso neppure la sua. Pensavo che potevamo divertirci sapendo che era così disponibile.”
“Pazienza.” Ho risposto e mi sono girato nel sacco a pelo con il cazzo che mi tirava nelle mutande.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.

Continua…

Maxtaxi

Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli…

Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
This novel should not be reproduced electronically or in print with out my written permission.

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DAY 4

La mattina successiva, mi sono svegliata in un camper vuoto. Sembrava che tutti gli altri si erano svegliati prima di me. Ho preso alcuni vestiti e sono andata fuori nella luce del giorno. 

“Buongiorno.” Ho detto a tutti. Beh, eccetto a Michele. Non l’ho guardato bene a lui.

“Guarda, Michele ha qualcosa che ti vuole dire.” Disse Dick. Ha dato a lui uno sguardo e ho sentito un sussurro. “Non rovinare questo per noi uomo.”

Lui era davanti a me. “Mi dispiace per aver tentato di fare sesso con te.”

“Okay.” Gli dissi, tenendo la mia fredda maschera attaccata. 

“Sei una ragazza molto carina e ammetto, ho pensato di fare sesso con te. Sembri che saresti una ragazza meravigliosa. Non lo farò più.” 

Non potevo mantenere l’espressione fredda sul mio viso. Ma, è diventato un’espressione triste. Notò il cambiamento, mi ha dato uno sguardo perplesso.

“Michele, tu sei mio amico.- Ho annuito.- Voglio dire, mi piace, sei un ragazzo simpatico.” Ora era lui che ha annuito e si è guardato attorno verso gli altri ragazzi. “Ma, mi dispiace, non sono innamorata di te.” Un’altra espressione perplessa come ero abituata a vedere nella gente. “Beh, sei un ragazzo, conosci il sesso!- Non ha detto niente, solo ha guardato sbattendo gli occhi.- Due persone, su un letto, le loro labbra insieme, baciandosi, poi il bambino comincia a crescere nella sua pancia.”

“Okay.” Disse, chiaramente non capendo.

“In ogni modo, non ti amo e non voglio fare sesso con te. Spero che tu lo capisca.- Lentamente ha annuito con la testa.- Tu sei un ragazzo meraviglioso.- Gli dissi, forse non si sarebbe sentito così ferito da quello che gli ho detto.- Troverai la giusta ragazza un giorno e sarai così romantico: voi due si sposeranno e poi tornerai a casa, starai accanto a lei e le tue labbra toccheranno le sue e…” Mi fermai, arrossendo, pensando a parlare di sesso con lui in questo modo davanti a tutti. Amico o no, ci sono stati limiti, specialmente con i ragazzi. “Oh, Michele, sarà meraviglioso, aspetta solo che tu abbia incontrato la persona giusta, lei è là fuori e la incontrerai un giorno.”

Tutti erano storditi. Stavano seduti lì, fissando, un paio con le loro bocche aperte. Mi sono sentita grande per il mio discorso e ho sperato che Michele avrebbe fermato questa cosa e quindi non dovevo preoccuparmi di lui che cercava di farlo nuovamente. 

“Cercherò di non farlo più.” Disse. 

Ho annuito. Poi gli ho dato un abbraccio. “Vedrai, lei sarà così bella”. Ho sussurrato all’orecchio. Mi sentivo un po’ male, ferendolo così in questo modo, soprattutto davanti ai suoi amici, ma dovevo assicurarmi di sapere che non ero per lui, quindi che non ci ha provato di nuovo. Dopo tutto, avrei speso molto tempo con lui, e non volevo che una litigata o una incomprensione stupida rovinasse il nostro viaggio in campeggio.

La sua espressione era ancora strana, ma mentre mi allontanai, sentivo di aver fatto quello che era giusto. Sono andata da Dick, afferrai la mano e l’ho tirato un po’ lontano dagli altri. “Dick, devo preoccuparmi di Michele? Ha cercato di fare sesso con me la scorsa notte.”

“No. Non lo farà.” Mi ha rassicurato sorridendo. Ho annuito e mi sentivo meglio. 

“Mi dispiace se suona come una sciocca domanda.- Dissi, mordendomi il labbro.- Come si chiama?” 

“Cosa è chiamato?” 

“Quando un ragazzo mette il suo pisello dentro un fiore delle ragazze”. Gli ho chiesto, sentendomi sciocco che non sapevo come fosse chiamato.

“Oh, è chiamato.- Si fermò per un attimo.- Boinking.” Alzò la voce. “Ragazzi giusto? Quando un ragazzo mette il SUO pisello… NEL fiore delle ragazze… si chiama boinking.” 

“Sì, boinking, saltellare.” Hanno ripetuto tutti.

“Oh capisco.” 

Boinking. Boinking. Boinking. Dopo aver ripetuto in me qualche volta, ha cominciato a suonare un po’ stupido. Boink. Boinking. 

Ho scrollato le spalle e sono andata a fare colazione. 

+La zona dove campeggiavamo aveva poco segnale per i cellulari quindi eravamo tornati a scambiare messaggi con la civiltà. Di internet quasi non si parlava. I genitori di lei volevano venire a trovarci, ma sapendo come era la strada abbiamo deciso di incamminarci verso la locanda giù al paese. Non volevo che venissero a rovinare il momento magico in cui stavamo vivendo e poi avevamo bisogno di provviste. Vestiteci e svuotati gli zaini abbiamo iniziato a camminare. Due ore fra i boschi lungo i sentieri su e giù per una vallata. Giunti al paese li abbiamo trovati in piazza che ci aspettavano e avevamo tutti paura per quello che avrebbe potuto dire lei. Alla domanda di sua madre come si comportano questi maschi? Lei ha risposto. “Sono un po’ ruvidi a volte, ma basta parlare e metterli in riga ed ecco che si comportano bene.”

“Non c’è nessuno che, sai, vuole qualcosa da te che non vuoi fare?”

Ci siamo congelati in attesa della risposta di Loli.

“Michele ha provato a baciarmi, ma gli ho spiegato che non si fa. Siamo amici, è un bel ragazzo, ma non il mio fidanzato. Niente sesso.”

Sua madre ha tirato un sospiro di sollievo e poi abbiamo guardato Michele abbassare la testa e arrossire. Ci hanno invitato a pranzo nella trattoria dove ci eravamo fermati quando siamo arrivati e lì Loli nella sua innocenza, ha detto che gli avevamo insegnato un nuovo gioco con le palle. Suo padre è stato piacevolmente sorpreso nell’apprendere che ci prendevamo cura della figlia inglobandola nei nostri giochi. Se avesse saputo che tipo di giochi facevamo con lei non credo che sarebbe stato molto contento. Prima di lasciarli, subito dopo pranzo, li ho rassicurati che sua figlia si prendeva cura di se stessa e del campo come una vera padrona di casa. Sono rimasti colpiti nell’apprendere che la loro figlia lavava i panni come una vecchia massaia e cucinava per tutti noi. Fatta la spesa di alcuni prodotti e prese le razioni che ci avevano portato, ci siamo poi incamminati per il bosco. Vuoi per il peso degli zaini o per la mangiata o la salita, ci impiegammo più di tre ore per giungere al campo. Mettere via le scorte dei prodotti, preparare il fuoco, prendere la legna, cucinare, ed ecco che era già scesa la notte. Quando ci siamo messi a letto non abbiamo pensato a molto se non a dormire almeno per me, ma quando l’ho vista nuda mi sono venuti altri pensieri. Fortuna che Michele ci aveva pensato così con calma uno alla volta abbiamo potuto svuotare le palle. Uno alla volta e comunque solo per alcuni di noi due volte.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.

Continua…

Maxtaxi

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Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
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Dick Fitosello, Pietro Insidya, Justin Hermouf, Michele Oxhard e Enrico Cosimato.
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DAY 5

Al mattino mi sono svegliata tutta indolenzita e sola. I ragazzi erano già usciti dal camper e li sentivo trafficare nel preparare la colazione. Mi sono vestita e ho corso nel bosco per fare la pipì. Mi bruciava un poco. Dopo la colazione ci siamo lavati al fiume ed è stato divertente, hanno voluto aiutare a lavarmi, Michele ed Enrico. Poi ho ricambiato il favore e quando è stato il momento di lavare i loro pisellini gonfi è stato strano. Ho sempre pensato che risolvere il loro problema fosse un atto privato, ma Michele si è impugnato il pisello e me lo ha infilato in bocca. Guidata dalle sue mani che mi avevano afferrato la testa, ho presto ingoiato la sua sborra mentre le mani di Enrico mi toccavano in posti che mi facevano venire i brividi, poi anche lui ha voluto che gli risolvessi il problema e poco dopo ingoiavo il suo sperma. Quando loro poi sono andati via ringraziandomi mi sono messa a lavare i panni con il sole che scaldava la mia pelle nuda. È stato faticoso e non avevo ancora finito quando mi sono rinfrescata nel fiume raggiunta nel mentre da Justin chiedendomi se potevo aiutarlo con il suo problema. Era nudo e vedevo la sua ‘sorpresa’ gonfia, ma ero anche un poco irritata alla gola e avrei preferito farlo nell’altro modo, ma quando mi ha detto di usare di più la lingua non ho avuto scelta.

Stavo stendendo quando mi sono imbattuta in Justin nuovamente. Mi ha aiutato tranquillamente ad appendere tutto, poi mi ha chiesto di aiutarlo ad alleviare il suo problema. 

Ho annuito pensando che non era passato molto tempo dalla volta precedente e infatti il suo pisellino era normale. Eravamo entrambi ancora nudi dalla nuotata e dal lavaggio dei vestiti e potevo vederlo bene. Volevo chiedere perchè se non era ancora gonfio, ma era la sua condizione medica e sapevo che lui ne sapeva più di me.

Mi ha spinto in avanti facendomi posare le mani contro il tronco d’albero, diffondevo le gambe e aspettavo. 

Poi ho saltato sorpresa.

Non aveva spinto il suo pisello contro di me, oppure sputato su di esso o altro. Improvvisamente, la sua bocca è stata spinta contro il mio fiore, il naso quasi nel mio culo e ho provato sorpresa e solletico per quella cosa strana che aveva fatto.

“Cosa fai?- Dissi tornando di fronte a lui.- Pensavo che avessi bisogno di aiuto, non solleticare!” 

“Aspetta, non è così. Ti prego, torna di nuovo, proprio come ti avevo messa.- Ha sorriso.- Beh, cerca di piegarti di più, è difficile farlo mentre ti sono dietro, piuttosto che tra le gambe.”

“Fare?” Gli ho chiesto. 

“Oh, fidati, ti piacerà!- Stava ancora sorridendo.- E cercherò di non solleticare.” 

Ho toccato con le mani il tronco d’albero caduto, lasciando le gambe dritte e divaricate. In questo modo avevo il sedere in alto rispetto al resto del corpo. “Come questo?”

“Un poco più basso, va bene, come puoi fare, vedi se puoi toccare con la testa l’albero.” 

Mi sono piegata ancora più in basso, come aveva chiesto. Fortunatamente, ero piuttosto flessibile, quindi ho potuto toccare l’albero come ha chiesto. 

Con questo, ha spostato la sua bocca al mio fiore. Mi morsi la lingua mentre il suo volto mi ha solleticato, colpendo i peli, il suo respiro spostandolo intorno, facendomi continuare a non tentare di ridere a voce alta. Poi di nuovo, piegata com’ero in quel modo non era facile poter ottenere un respiro profondo per ridere forte.

Poi cominciò a leccare. Sembrava strano. Poi, si sentiva bene. Presto, si sentiva più di una specie di bene. La sua lingua correva lungo la parte divisa, centrale, poi verso la parte superiore, o forse meglio dire in fondo rispetto alla posizione cui mi aveva fatto assumere. Verso qualcosa. Poi, cominciò ad alternarsi tra il leccare la parte divisa e leccare… la cosa… in cima. E la mia mente è andata malandata. La mia visione lampeggiava mentre continuava a leccare, intervallate da piccoli morsi. Baci. La sua lingua ha lavorato più duramente e più forte, facendomi fare versi che non credevo di essere capace. In pochissimo tempo, ho sentito il mio corpo tremare come la pressione che non avevo sentito mai è salito, è salito, è salito fino ad esplodere. Continuò a colpire un certo punto che mi teneva a perdere il controllo, finché non mi sentivo completamente esausta e sudata, poi non potendone più, sono collassata a terra.

Mentre ero inginocchiata lì, la mia mente ha raggiunto una sconosciuta beatitudine, il mio corpo tremava, entrò facilmente nel mio fiore con la sua ‘sorpresa’ e ha finito rapidamente. 

Dopo che lui finì, mi aiutò ad alzarmi in piedi, il mio corpo si bloccò in quella posizione e mi tenne vicino mentre continuavo a tremare fra le sue braccia. 

“Che cosa…- Dissi, trovando difficile anche parlare.- Che cos’era questo?”

“Oh, si chiama orale.- Mi disse. Ridendo leggermente.- Immagino che ti piace.” 

Non potevo fare altro che annuire contro il suo petto. Le gambe mi tremavano ancora per qualche minuto prima che potessero anche solo sostenermi. 

Mi sono trovata a pensare di attende che Justin mi stordisce ancora. Ho voluto stuzzicarlo. Beh, forse più di una specie. 

Poi, il disastro colpì. 

Il mio flusso della luna ha iniziato proprio lì in quel momento mentre ero sorretta a lui. Dal mio fiore non uscivano solo gocce di rugiada, ma anche piccole striature rosse.

Quella sera eravamo rilassati attorno al fuoco quando ho detto qualcosa che li ha fatti ridere mentre parlavano di ieri. Sì, perché la lunga camminata mi aveva tutta indolenzita compreso il mio fiore. Poi ho detto che avevo la luna e ho dovuto spiegare che avevo il pannolino. Ho arrossito nel dirlo. Era una cosa privata da non dire agli estranei, ma loro erano miei amici. Poi ho chiesto vergognandomi, perché le loro ‘sorprese’ non erano tutte uguali. Erano perplessi e ho dovuto indicare. Due di loro avevano la ‘sorpresa’ come papà mentre tre no, proprio come mio fratello. Fu Dick che mi aiutò tirandomi fuori dal l’imbarazzo spiegandomi la differenza. Poi mi spiegarono come fare per aiutarli a stare bene. Usare la lingua alternando con la bocca e succhiando. Massaggiare delicatamente le palle anche con la lingua e le labbra volendo. Cercare di ingoiare più cazzo possibile, muovere velocemente la testa e la mano. Non gli ho detto che mi faceva male la gola e che mi faceva venire i conati di vomito. Erano tutti così premurosi con me che dopo la lunga scuola hanno voluto che facessi pratica. Uno alla volta sono venuti dietro al camper e lì ho aiutati con il loro problema.

Avendo il flusso della luna e tutti i ragazzi hanno rifiutato il mio aiuto con il mio fiore, quindi, ho dovuto aiutare tutti loro con la mia bocca. Odiavo il gusto del loro sperma, ma avevo promesso di aiutarli. Mi piaceva veramente fare boinking e avere quel sentimento un po’ stordito, specialmente dopo l’orale di Justin. Mi ha fatto sentire tutta formicolante ogni volta che ci pensavo. Mi ha fatto sentire bene aiutarli ed era qualcosa che sembrava giusto. Come, i pisellini dei ragazzi avrebbero dovuto essere nel mio fiore, come fanno insieme. Mi ero abituata a volte a guardarlo andare dentro, chiedendomi come potrebbe andare lì in quel modo. Come si sentiva così bene.

Ora, era solo la mia bocca. Ho pensato a come mi sentivo con la bocca di Justin lì e mi chiesi se i ragazzi avessero la stessa sensazione. Mi ha fatto sentire un po’ meglio. Aiutarli con il loro problema e farli sentire bene. Naturalmente, anche io sentivo abbastanza nausea dal flusso della mia luna, così finì più di una volta di corsa nella foresta per vomitare dopo aver ingoiato il loro sperma viscido. Ho nascosto da loro, non voglio che si sentano male per questo. A volte era a causa di un pelo rimasto in gola, altre perché mi spingevano troppo in profondità.

+Era incredibile. È bastato dare le giuste istruzioni e da un movimento meccanico ne è venuta fuori un’artista del pompino. Non ci siamo nascosti e ne zittiti per farlo in silenzio. A volte ci alternavamo a ciclo continuo eccitati nel spiare quello che stava accadendo ad uno o all’altro di noi. Lei pareva non accorgersi. La spiavamo in continuazione e le suggerivamo come vestirsi o meglio, come non vestirsi e quando poi parlava con noi non potevamo non sentire il suo alito che sapeva di sperma e ne ridevamo fra di noi, non per schernirla, ma in segno fra di noi che tutto andava bene. Non perdevamo occasione di toccarla. Stando spesso nuda aveva preso una bella scottata, come noi d’altronde, quindi a turno le spalmavamo la crema solare soffermandoci a lungo sulle tette e non tralasciando ovviamente il resto del corpo. Dopo il trattamento avveniva lo svuotamento delle palle e questo andava a ritmo sostenuto dalla mattina alla sera.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
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Day 9

Infine, il mio flusso è finito. La prossima volta che uno dei ragazzi mi si sarebbe avvicinato, ero più che contenta di boinking, piuttosto che gustare la loro roba schizzosa sulla mia lingua. Justin aveva iniziato a far sentire il mio fiore così bene che per tutto il periodo della luna non facevo altro che pensarci e quando non ho più usato il pannolino sono stata io ad avvicinarmi. 

“Hey Justin.” Dissi, un po’ in imbarazzo. 

“Hey Loli, che succede?” Chiese.

“Beh. Mi chiedevo…- Mi sono fermata, poi mi sono affrettata con le parole che sono uscite dalla bocca velocemente come non mi era mai accaduto prima.- Mi fai sentire così bene, così tantissima, speravo che potessimo trovare un posto tranquillo e potresti, potresti…” Con questo, ho trovato che non potevo dirlo. 

Ha ammiccato. Sorpreso, poi abbiamo riso entrambi. “Certo.” Disse, e trovammo un posto lontano dal campo.

Poco dopo, stavo sdraiando una coperta, ho tolto le mutandine, le gambe le ho aperte e la sua testa era già lì che si muoveva dandomi brividi e solletico mentre baciava l’interno coscia. Poi è andato a lavorare. Per quasi un’ora o forse più, rimase lì, facendo cose con la lingua che mi faceva urlare. Spingendo il dito e che mi ha fatto urlare. Mi trovai a malapena in grado di concentrarmi su nulla tranne a ciò che stava accadendo tra le gambe, respiro pesante, occhi chiusi fortemente, singhiozzi e gemiti e urla di gioia che risuonano attraverso di me. Per altre due ore dopo, lui si alternò fra il salirmi sopra spingendo la sua ‘sorpresa’ nel mio fiore e leccare. Lui leccava facendomi urlare e stordire e poi mi saliva sopra grugnendo e facendomi gemere e stordire ancora. L’abbiamo ripetuto più e più volte. Una volta finito, il mio fiore era affaticato e le mie gambe si sentivano così scosse che non potevo nemmeno stare in piedi.

+Attratti dalle urla andammo a vedere. Fu uno spettacolo meglio dei film porno. Era attiva e passiva. Subiva gli orgasmi dati con la lingua, le dita e il cazzo e attiva urlando, grugnendo e andando in contro al piacere. Si vedeva come muoveva il bacino contro la faccia di Justin spingendo o sobbalzando. Spingeva Justin quando la scopava e ci siamo fatti ben due seghe di fila continuando ad osservarli mentre si sono amati godendo uno con l’altro. Non siamo riusciti a staccare la mano dal cazzo. Volevamo saltare e partecipare tutti assieme, ma non sarebbe stato corretto; anche perché lei continuava a dire che era una cosa medica e privata, da fare in privato, da non dire a nessuno. Dopo pranzo ci siamo alternati a scoparla fino a notte inoltrata. Ogni 30 minuti in un giro prestabilito allo scadere, uno di noi si presentava a lei chiedendo aiuto per il sollievo e lei si concedeva sdraiandosi e aprendo le gambe oppure in ginocchio o in piedi e chinandosi in avanti. Ogni volta la sentivamo godere e questo, oltre al fatto che spiavamo il fortunato di turno, ci faceva stare in perenne eccitazione. Giunta la sera, mangiamo e complice un bicchiere di vino e la stanchezza dello scopare nel pomeriggio, lei si recò a dormire prestissimo lasciandoci di stucco. Mike aveva un largo sorriso. “Non solo il vino aiuta.”

Quella sera è durata più del solito provando posizioni inusuali grazie alle forti braccia di tutti noi. Lei ha gemuto per tutto il tempo e una nuova cosa che abbiamo provato è stata quella di scoparla mentre qualcuno le infilava un dito nel sedere. Il risultato è stato incredibile. Era come se avesse la figa viva e pulsante. Dopo aver scopato nel pomeriggio e poi una prima volta la sera, quel nuovo gioco ci ha riportato in estasi facendoci godere in brevissimo tempo.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.

Continua…

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Dick Fitosello, Pietro Insidya, Justin Hermouf, Michele Oxhard e Enrico Cosimato.
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DAY 10
La mattina dopo, mi sono svegliata piuttosto presto. Ero di fianco fra due corpi caldi e questo non era una novità come non lo era sentire la loro ‘sorpresa’ gonfia e calda che mi premeva dietro la schiena. Ho cercato di muovermi, ma l’unico risultato è stato quello di svegliare Michele. Aveva già una mano sulla mia tetta e sentire i ragazzi sfregare i capezzoli o essere baciati mi piaceva. Sono salita su di lui per poter uscire, ma mi ha bloccato afferrando entrambi i seni e poi succhiando i capezzoli. Sentivo il pisellino caldo contro il mio fiore e mi piaceva, ma poi ho visto i ragazzi ancora sdraiati e l’urgenza di andare.

“Fermo Mike. Devo andare al vasino o te la faccio addosso.” Ha grugnito di disappunto e qualcuno l’ho sentito ridere.

Finita la colazione, ci avviammo verso il paese. Impiegammo più del previsto perché avevo male alle gambe. Fare boinking aveva i suoi pregi, ma comportava anche un certo costo. Mi faceva male il fiore dentro e mi bruciava tutta l’area esterna. Il refrigerio del fiume aiutava, ma durava poco, fortuna che quella mattina i ragazzi hanno voluto essere aiutati con il loro problema solo con la bocca. Mi è dispiaciuto anche perché provavo un certo formicolio e avrei voluto aiutarli con il fiore, ma poi sarebbe venuto tardi per andare in paese. Papà e mamma ci stavano aspettando alla pensione ed è stato bello farsi la doccia con l’acqua calda. L’ho detto a loro e hanno riso. Si sono anche complimentati per il bel colorito che avevo preso e mamma mi ha fatto un sacco di domande sui ragazzi ed era contenta per come rispondevo. Papà ha riso quando gli ho detto che volevano insegnarmi a ballare. Ed ero contenta che lui era felice. Poi uno alla volta i ragazzi sono venuti a farsi la doccia e devo dire che è stato un bel cambiamento nel vederli arrivare al ristorante, rasati soprattutto.

Ho detto alla mamma che quella loro visita mi sarebbe costata due giorni di bucato al fiume e ha detto che la prossima volta che sarebbero arrivati mi avrebbe portato una videocamera da registrare come la sua bambina viveva. Era felice che io mi prendevo cura del campo e dei ragazzi. Le ho risposto che anche i ragazzi erano felici e che tutti stavamo bene. Che ci prendevamo cura dei nostri problemi. Mamma era contenta di sapere che durante il periodo della luna i ragazzi sono stati gentili con me e che mi davano del tè caldo e la cioccolata prima di andare a dormire. Prima di partire ho fatto vedere a papà come tenevo la stecca e come sapevo giocare. Abbiamo fatto due partite assieme con i ragazzi e mamma applaudiva.

Tornati al campo, eravamo sudati come non mai. Gli effetti della doccia calda erano oramai scomparsi e abbiamo apprezzato il bagno nel laghetto con la sua acqua fredda. Non abbiamo fatto nessun gioco semplicemente ci siamo spogliati con i pochi vestiti che ancora avevamo addosso e ci siamo immersi nel refrigerio dell’acqua.

Quella sera abbiamo fatto il barbecue e pur non essendo una grande estimatrice della carne ne ho apprezzato il gusto. I ragazzi hanno cucinato a turno mentre io ero sempre fra quelli che non cucinavano facendomi vedere come ballare. C’era sempre uno dietro che mi faceva muovere, che mi stringeva, che mi toccava mentre mi muovevo facendomi venire i brividi. Vedevo che avevano le loro ‘sorprese’ gonfie e le sentivo premere fra le natiche del sedere, ma non mi chiedevano di aiutarli anzi, ero io che avrei voluto, ma non osavo. Mi vergognavo. Sapevo che li avrei fatti stare bene, ma anche io provavo piacere a fare boinking e sentivo il mio fiore tutto frizzante e pruriginoso.

Mi facevano ballare e muovere mentre loro mi stringevano uno contro l’altro toccandomi anche il fiore e talvolta spingendo le dita dentro. Stuzzicavano i capezzoli a volte baciandomeli e, compreso come si balla, anche io facevo altrettanto con loro che mi dicevano spesso come fare per farlo meglio. Toccavo i loro piselli accarezzandoli con le dita, con le tette, con la punta della lingua baciando la punta della loro ‘sorpresa’ e più il tempo passava e più ero calda e frizzante. Stava per scendere il buio e non sentivo freddo anzi. Quasi sudavo. Il mio fiore poi era tutto umido in mezzo alle cosce. Per mangiare ci siamo coperti alla meglio e bevuto vino e poi mi sono addormentata sulla sedia.

+Michele aveva esagerato con la droga, troppo presto, ci stavamo ancora divertendo, ma lui non voleva aspettare doveva scopare.
“Sei uno scemo. Poteva farci un pompino e poi ci saremmo divertiti.”

Con difficoltà l’abbiamo messa a letto e mentre due le tenevano divaricate le gambe a turno la scopavamo. Eravamo stanchi, ma dopo la prima abbiamo fatto la seconda e qualcuno la terza usando il trucco dell’inserire un dito nel sedere. Quella notte dormiva fra me e Pietro e in piena notte l’ho sentito scoparla e quando ha finito ho preso il suo posto. Al mattino avevo una voglia matta e come l’ho sentita muoversi ho chiesto se poteva aiutarmi con il problema. Ha detto di sì come sempre, ma l’ho guidata sopra di me e ho lasciato che fosse lei a fare tutto il lavoro mentre io mi dedicavo a succhiarle le tette.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.

Continua…

Maxtaxi

Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli…

Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
This novel should not be reproduced electronically or in print with out my written permission.

Dick Fitosello, Pietro Insidya, Justin Hermouf, Michele Oxhard e Enrico Cosimato.
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DAY 11

Mi sono accorta di essere a letto fra due corpi caldi e non mi ricordavo come c’ero finita. Mi sono guardata attorno e ho riconosciuto il viso di Dick. Mi ha sorriso, ma nel muovermi con la gamba ho sentito che aveva un problema alla sua ‘sorpresa’. Mi ha chiesto se potevo aiutarlo e ho sorriso contenta anche se avrei voluto uscire per andare nel bosco. Stranamente ha voluto che gli salissi sopra. Mi ha detto di impugnare il pisellino e guidarlo nel mio fiore. Era una cosa nuova e mi piaceva anche perché mi succhiava i capezzoli facendomi venire i brividi.

Sentivo al principio un certo fastidio dentro, un certo bruciore anche fuori, ma poi quando ho sentito quel calore espandersi tutto in me ho fatto versi strani con la bocca fino a sentire quel stordimento di piacere e calore nel mio fiore. Sono rimasta sdraiata su di lui sentendo il suo problema sgonfiarsi e fuoriuscire lentamente. Mi ha ringraziato e l’ho visto sorridente, mi ha abbracciato e mi ha dato un bacio sul collo prima di alzarsi. Poi è stata la volta di Pietro e a seguire tutti hanno dovuto essere aiutati con il loro problema. Tutti hanno voluto farlo con me sopra. Non capivo perché chiamavano quella posizione alla cavallina, montare alla cavallina.

Oramai era tardi quando finalmente ho potuto andare nel bosco con tutta la sborra che mi colava fra le gambe per fare la pipì. Per colazione ho bevuto solo una tazza di caffè caldo e poi sono andata al fiume a lavare me, i panni e le stoviglie. Il sole era caldo e non mi sono vestita. Alcuni dei ragazzi anche erano nudi e sono venuti premurosi a spalmarmi la crema solare. Ero grata per i loro consigli e premure. Anche se il loro gonfiore mi faceva impensierire. Pensavo che avrebbero dovuto vedere un medico ed ero grata di essere una ragazza. Non avevo un tale problema. Poi mi piaceva aiutarli a risolvere il problema e spinta in avanti, in ginocchio, loro da dietro, liberavano la sborra dentro di me. Mi piaceva, ma spesso mi facevano male dentro quando spingevano troppo forte.

Dopo pranzo siamo stati attorno al laghetto tutti assieme e mi hanno voluto tagliare i miei peli. Non so se era giusto. Mamma li aveva in mezzo alle gambe, certo non sotto alle ascelle e sulle gambe. Quindi li ho lasciati fare, poi Pietro per controllare che non ci fossero più peli attorno al mio fiore ha attaccato la lingua. Anche gli altri hanno voluto controllare e il tempo è volato. Ero stordita, il più del tempo urlando, gemendo, strizzando gli occhi chiusi. Si sono attaccati alle tette come se fossero dei bambini e io la loro madre e ho provato piacere e brividi e stordimento. Ho urlato quando mi hanno infilato le dita dentro e anche se non volevo hanno infilato le dita anche nel sedere. Ho smesso di urlare quando oramai non avevo più la forza. Poi uno dopo l’altro hanno dovuto liberare la loro sborra nel mio fiore e non sono certa se erano tutti presenti o no. Ero stordita. Dopo che mi sono lavata nel laghetto aiutata da Justin e da Dick, siamo poi andati al calar del sole a mangiare.

Quella sera mi hanno spiegato che c’erano molti modi per aiutarli con il loro problema e molte figure. Con la bocca che si chiama pompino, poi in ginocchio alla pecorina, poi in cima a cavallo come lo chiamavano e altri tante decine di modi compreso nel sedere, che non mi piaceva l’idea. Lo consideravo sporco. Lo so che mi dimentico le cose e non capisco a volte le parole che mi dicono, ma i nomi che mi hanno detto per stordire mi hanno fatto ridere il più del tempo. Ero stanca e affaticata. Mi addormentavo sulla sedia mentre loro mi parlavano.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
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Day 12

Quella sera ero esausta e dopo cena mi sono subito messa a letto. L’indomani mi sono svegliata prestissimo per correre nel bosco e quando mi sono alzata, Enrico che dormiva con me e che ho dovuto scavalcare mi ha detto di tornare presto. Ho sentito la sua ‘sorpresa’ rigida e calda sfregare lungo il mio fiore e quando mi ha liberata dalla stretta alle tette, ero tutta frizzante. Aveva baciato e succhiato i capezzoli e mi faceva fare quei versi e se non era per il forte stimolo sarei rimasta nel camper a letto sopra di lui. Ho stordito tutti i ragazzi, forse più di una volta e dopo che sono tornata dal fiume per essermi lavata e con i piatti della sera prima lavati, i ragazzi avevano preparato i panini per andare a fare una passeggiata.

Hanno scelto cosa farmi indossare e quando ho detto che volevo mettere qualcosa sopra, hanno risposto tutti che la mia camicia era nello zaino e che tutti loro anche erano a petto nudo. Ero contenta delle mie scarpe da montagna. Non dovevo preoccuparmi di scivolare. Non troppo. Avevo i pantaloncini corti, come tutti. Beh, loro li avevano che arrivavano sopra al ginocchio mentre i miei, quelli che chiamano con quelle parole straniere, mi sembravano più corti del normale. Come se li avessero tagliati ancora. Siamo andati a fare una passeggiata nei boschi verso la vetta della montagna che avevamo davanti e verso l’ora di pranzo mi hanno piegato sopra un tronco di un albero abbattuto e sono rimasti dietro di me. A volte mi faceva male, quando spingevano troppo. Inutile dire che alla vetta non ci siamo mai arrivati e tornare al campo ho avuto le mutandine sempre bagnate per la loro sborra che usciva dal mio fiore.

Dopo che si siamo rilassati e rinfrescati nel laghetto, l’acqua era gelida sulla pelle calda dal sole, mi hanno chiesto di aiutarli con il loro problema. Tutti. Vista la mia disponibilità, hanno detto che avrebbero messo il materasso del camper fuori sull’erba in modo da poter essere più liberi per insegnarmi nuove cose. Mi piaceva stordire, ma tutti mi sembrava troppo, poi vedevo la loro felicità nei loro volti e come mi sentivo e e come mi dicevano quanto erano fortunati ad aver trovato una brava ragazza come me che ogni fatica svaniva. Quasi.

Mi hanno insegnato qualcosa chiamato cowgirl inverso. Risi a questo, non capace di capire. Dopo tutto, non erano cavalli e mi ha fatto piacere comunque anche se spesso mi strizzavano con le mani i capezzoli facendomi male, ma quando invece con le dita mi toccavano il fiore, urlavo e rimanevo stordita per molto tempo. La sera, nel buio del camper si alternano e io ero felice di aiutare. Andata a dormire esausta con il fiore che mi bruciava e il loro sperma che fuoriuscita bagnandomi il sedere e le cosce.

Mi hanno insegnato nuovi modi e anche se mi piaceva essere stordita, a volte provavo fastidio al punto da farmi sentire malata poi. Come la gola quando Enrico mi stringeva troppo e avevo il naso schiacciato contro i suoi riccioli. Mi piaceva che iniziavamo facendo usare la mia lingua e la bocca per poi continuare e finire con il fiore, stordita. Alla sera, forse perchè ero troppo stanca, dopo che ero stordita, sono andata a nero e mi sono svegliata che tremavo e facevo ancora boinking per poi dormire su di lui. A volte, il più delle volte sotto di lui. Quale lui non lo so.

Stare alla pecorina, il modo, era doloroso perché Enrico spingeva duro e faceva malato dentro. Venivo stordita bene quando venivo toccata insieme nel mio fiore in un posto che mi faceva urlare, meno quando mi stringeva troppo le tette o i capezzoli o mettere un dito nel mio sedere. Quando lui inondare il mio fiore, se mettevo la testa in basso, mi dava ancora due o tre colpi forti che mi faceva urlare, ma non era di stordimento.

Justin mi ha insegnato il cerchio magico. Era strano. Mi faceva sentire piena troppo. Con un cuscino sotto al sedere lui in mezzo alle gambe. Voleva che ero io a guidare la sorpresa dentro al mio fiore. Quando era tutto dentro, mi ha spiegato più volte come muovere il sedere. Ho fatto come mi ha detto e mi faceva sentire scosse. Erano bene. Ero senza fiato e sudata. Quando ha iniziato a volere il latte dal mio seno, ho fatto versi strani. Ero stanca e malata dentro, ma bene. Molto bene e senza fiato.

Michele ha voluto liberare il suo problema con le ginocchia che mi premevano sul petto. Ero senza fiato e malata dentro. Quando ha finito ha liberato il suo seme sopra di me e l’ho sentito caldo, correre sulla mia pancia e il petto. Ero malata dentro e non ho sentito molto bene.

Pietro ha voluto con me sopra. Poi mi ha fatto stringere le gambe e avevo le mie ginocchia fra le sue. Diceva che sentiva bene e stretto, ma io piena e non molto bene. Mi ha afferrato per il sedere per farmi muovere sempre più. Poi Dick mi ha aiutata muovendo i fianchi e sentivo bene e frizzante. Poi ha voluto che mettessi le ginocchia di fianco a lui e lì ho iniziato a saltare sopra. Si sentiva bene molto. Anche quando Dick mi ha messo in dito nel sedere. A volte era un poco male dentro, ma è stato bene. Così è finita la serata con tutti.

Sono andata a nero sopra un corpo caldo e sudato con la sorpresa ancora nel mio fiore che pulsava e liberava la sborra.

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DAY 13

Mattina presto, Michele mi sveglia baciandomi le tette e toccandomi il fiore con le dita. Quando si è messo sopra di me mi ha sorpresa, mi ha piegato le gambe e se le è messe contro le spalle. Mi sentivo schiacciare il petto e la sua ‘sorpresa’ andare in profondità. Sentivo bene, ma era faticoso. Avevo le ginocchia all’altezza delle orecchie e mi è sembrato incredibile. Sentivo le sue spinte profonde farmi malata e abbiamo continuato a fare boinking finché la sua sborra non mi ha riempito il fiore. Come ha finito ho potuto sdraiarmi e respirare liberamente, ma poi un altro e un altro ancora hanno dovuto risolvere il loro problema. Ero esausta. Mi piaceva essere stordita, ma volevo andare al vasino e fare colazione quando nuovamente Michele è entrato nel camper e ho visto la sua ‘sorpresa’ gonfia. Volevo dire che forse era meglio consultare un medico visto i loro problemi continui, ma non mi ha lasciato parlare. Mi ha piegata con le ginocchia che mi arrivavano alle orecchie e poi è salito sul letto. Si è guidato il pisellino nel mio fiore e in quella posizione strana ha spinto dentro.

Vedevo le sue palle dondolare schiaffeggiarmi poi non ancora soddisfatto ha infilato un dito nel mio piccolo sedere. Forse due. Ha continuato per qualche tempo, ma poi si è voltato e con le mie gambe ai lati della sua testa ha continuato a spingere profondo e così ha continuato. Non mi è molto piaciuto perché mi faceva male dentro. Altri sono tornati dopo. Mi dispiaceva dire di no, ma ero sempre più stanca e dolente e poi dovevo andare al vasino di corsa.

La mia colazione oramai era saltata, avevamo fatto quasi ora di pranzo. Dopo che sono tornata dal fiume che mi sono lavata, ero seduta al tavolo che mi sorseggiavo il caffè quando ho detto: “Sono ansiosa di cosa mi potete insegnare ancora.” Hanno riso felici e mi hanno risposto che a volte potrebbe essere piacevole, altre solo buona. A volte potrebbe sembrare che non funziona affatto, ma io ero felice di voler provare tanti modi diversi per stordire.

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DAY 14… e DAY… DAY…

La sensazione di caldo che inondava in me presto diventò normale. A volte, ho avuto qualcuno chiedere aiuto mentre avevo appena ricevuto lo sperma di quello di prima e non avevo ancora iniziato a perdere dal mio fiore, portare le mutandine era diventato quasi superfluo come i vestiti. A volte ho trovato strano quando ero vuoto laggiù. Un giorno sono uscita dal camper solo per bere il caffè e andare nel bosco e fino a sera mi hanno insegnato molte figure e ripassare quelle già conosciute, il tutto mentre li aiutavo a liberare il loro problema. All’ora di cena mi hanno aiutata a darmi una rinfrescata al laghetto ed esausta e affamata mi hanno imboccato.

Hanno fatto un nuovo gioco, mentre ero seduta su Pietro, nelle mani tenevo i piselli di Justin e di Dick che dovevo scuotere. Dal principio non capivo perché visto che erano normali e piccoli, ma poi le loro ‘sorprese’ si sono ingrossate come quella di Pietro e presto mi sono ritrovata ad avere una familiare presenza nel mio fiore. È stato un gioco divertente anche se mi sono vergognata. Pensavo che doveva essere una cosa privata da tenere segreti i loro problemi e invece erano tutti felici e mi incoraggiavano. Forse è così che si comportano gli amici e presto, anche se non volevo farlo davanti a tutti, li ho presi in bocca finché non hanno svuotato lo sperma. Pietro invece, mi ha tenuta seduta su di lui con il suo pisellino dentro di me. Mi ha fatto impalare sul suo pisellino e muovere avanti e indietro e su e giù mentre eravamo seduti sulla sedia in mezzo a tutti. Il fiore mi bruciava tutta, ma mi sentivo quel piacere di stordimento che mi avvolgeva e mi faceva fare quei versi strani.

Facevamo nuovi giochi che mi facevano stordire e piacere e imparavo nuove parole. Me le dimenticavo presto, ma non i giochi che facevamo. Erano divertenti il più delle volte e poi loro erano tutti molto felici e facevano stare bene anche se era un poco stancante.

Ad essere sinceri usando le parole non mie, quello che facevo ai ragazzi era diventata una sana pausa dai soliti compiti ripetitivi di tutti i giorni. Cucinare, pulire il campo, andare a cercare e tagliare la legna per il fuoco. Sarebbe diventato noioso il campeggio dopo qualche tempo mentre i ragazzi lo hanno reso entusiasmante e mi hanno fatto sentire bene e importante nell’aiutarli anche se spesso quando sono andata a dormire ero malata laggiù.

Fare colazione oramai era diventato il nostro pranzo, il mio almeno, perché al mattino restavo nel camper a liberare il loro sperma finché non era ora di pranzo, poi si andava al fiume a lavare le stoviglie usate, gli abiti usati il giorno prima e l’igiene personale. I ragazzi erano di un grosso aiuto aiutandomi in tutte le faccende, spesso le loro mani mi stuzzicavano toccandomi e accarezzandomi impedendomi di svolgere il lavoro celermente anche perché talvolta avevano bisogno di aiuto con la loro sorpresa. Volevo dire qualcosa, ma poi pensando al bene che facevo e al bene che ricevevo, mi mordevo la lingua per non fare discussioni. Dopo che ero stata aiutata ad essere lavata e dopo aver aiutato Dick e Pietro con i loro problemi, siamo andati a stendere i panni e poi indossate le scarpe e due indumenti presi dallo zaino siamo andati tutti a fare una escursione e a caccia di legna.

Nella radura c’era un grosso ceppo di un enorme albero che avevano tagliato. Su di esso mi avevano già una volta fatta sdraiare e i ragazzi avevano potuto essere aiutati semplicemente per me restando con le gambe alzate e i ragazzi giusto in piedi. Mi avevano tenuto le gambe divaricate sulle loro braccia, avvolte ai loro fianchi, dritte in alto, piegate all’indietro contro il mio petto. Era stato bello, ma anche stancante tornare poi al campo con tutta la legna poi da portare. Quel giorno c’eravamo svegliati con la solita calda giornata, ma poi come ci siamo inoltrati nel bosco è venuto brutto e come ero sdraiata sul ceppo ha iniziato a piovere.

Era piacevole sentire le leggere gocce d’acqua cadere su di noi mentre facevamo boinking perché ci aiutava a non sudare. A fare e a volte solo stare ferma si sudava e ci accaldavamo mentre lo stordimento pervadeva il mio cervello. Abbiamo continuato ugualmente e la pioggia ha iniziato a venire più intensa e più forte. Presto eravamo completamente zuppi.

Abbiamo indossato i nostri vestiti e siamo tornati al campo, mi è sempre piaciuta la pioggia, lavava lo sporco della città e lì nel bosco aveva un odore particolare. Arrivati sotto alla tettoia eravamo zuppi. Tutti mi fissavano e mi sono accorta che era come se fossi stata nuda, indossavo un abitino corto bianco che mi aveva regalato il capo e ora che era bagnato era come se mi si fosse incollato addosso ed ero consapevole che era trasparente. Vedevo le mie tette e anche la maglietta bianca di Pietro era diventata trasparente. Poi c’era il fatto che non indossavo mutandine. Hanno sempre dovuto risolvere quindi avevo smesso di preoccuparmi di indossare. I ragazzi mi fissavano, come se non mi avessero mai vista prima. Non mi preoccupava però. Mi avevano tutti visto senza vestiti.

Mi sentivo tutta appiccicosa in mezzo alle gambe e volevo andare al fiume a lavarmi, ma Michele mi ha chiesto di aiutarlo con il suo problema. Ci siamo messi dietro al camper piegata in avanti contro la parete e da dietro velocemente ha risolto il problema. L’acqua cadeva su di noi ed era gelata ora. Si è concluso il tutto rapidamente e mi sono sentita un po’ frustrata che non ho nemmeno avuto modo di godere e mi sentivo come frizzante ed irrequieta. Quella sera abbiamo mangiato presto e poi ci siamo messi nel camper. Ci siamo asciugati a vicenda ed è stato divertente con tutte le loro mani che mi toccavano e baciavano e poi a letto.

Il calore dei due ragazzi fra me si sentiva bello, le loro mani ancora mi accarezzavano e sentendo il loro bisogno sono salita su di loro alla cavallina; come la chiamavano e mi piaceva anche se era faticoso. Loro baciavano e succhiavano i miei capezzoli. Credo che tutti si sono alternati chiedendo aiuto. Era buio e se per loro andava bene per me andava bene. Facevo del bene e ricevevo del bene. Non mi ricordo di essermi addormentata volutamente. Credo che hanno continuato anche dopo che mi sono addormentata. Credo, perché anche nei miei sogni venivo presa e stordita.

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DAY… 18

La mattina successiva, siamo stati accolti ancora con la pioggia. Era piacevole sentirla battere sul tetto del camper. Ho risolto il loro problema mattutino e poi andare nel bosco o a lavarsi è stato un problema. Eravamo completamente zuppi dopo poco. Erano tutti lì, sotto al telone a guardare malinconici la radura sotto la pioggia. Stavo sorseggiando del caffè caldo quando Dick mi sussurrò nell’orecchio e siamo entrati nel camper. Pietro era dentro sdraiato sul letto che rispondeva ai messaggi al telefono.

“Oh.” Dissi e guardai Dick, infelice. 

“Come va?” Chiese Pietro.

“Niente.” Mormorò Dick. 

“Dick, ha lo stesso tuo problema, capirà.” Dissi

Dick e Pietro mi hanno dato uno strano sguardo. 

Sussurrai nell’orecchio di Dick: “Va bene se gli dico? Ha lo stesso tuo problema, ho dovuto aiutare anche lui.”

Dick ridacchiò, poi annuì che avrei potuto dirglielo. 

Poi ho sussurrato all’orecchio di Pietro. “Sai quel problema che hai? Che hai bisogno di me per aiutare?- Annuì.- Anche Dick lo ha.” Non ho detto che tutti i ragazzi sembravano avere. Era la loro condizione medica, e dovevo avere il permesso prima di aver detto qualcosa a qualcun altro. “Bene, con tutta la pioggia, non possiamo andare nel bosco e l’ho aiuterei, ma non credo che vuole che tu vedi.”

Gli occhi di Pietro si allargarono. “Umm, cosa vuoi che faccia? Posso uscire, ma credo… ”

Ho bisbigliato di nuovo a Dick, chiedendogli se volesse che Pietro uscisse. Mi disse no, se andava bene per lui, Pietro poteva rimanere.

Presto, io e Dick ritornavamo nel letto, nudi, con il problema di Dick che spingeva dentro di me. Ho visto Pietro guardare dall’angolo dell’occhio, ma Dick non sembrava che se ne fosse accorto fortunatamente. Non ho detto nulla, come Dick ha iniziato a spingere i fianchi, spingendosi in me, poi fuori di me. Dentro, poi fuori. Dentro, poi fuori. Presto, stavo spingendo i fianchi contro di lui, e ho sentito i suoni bagnati. Ho guardato ancora una volta Pietro e ho finito di guardarlo negli occhi. Lo guardavo cercando di farlo sentire in imbarazzo, poi la mia mente si è offuscata dalle sensazioni di stordimento mentre Dick si spostava più velocemente, la bocca passava sui miei capezzoli, succhiandoli mentre il suo pisello continua nel mio fiore. Lo sentivo sborrare, ma continuava a correre. Più veloce. Più forte. Presto, non ho potuto vedere molto in quanto il mio corpo ha liberato il suo piacere. I suoni riempivano il camper e Dick aumentò ancora di più. Sborra, più veloce. Più forte. Sborra. Più profondo. Di Più. Sborra. Sborra. Sborra. Dopo l’ultima volta, l’ultima spinta profonda è caduto sopra di me esausto ansante tanto quanto lo ero io. Ho guardato la porta del camper e anche Enrico era entrato, ed entrambe le bocche di Pietro ed Enrico erano aperte e ci osservavano con gli occhi sgranati.

Ho fatto dei movimenti sconnessi con la mano, cercando di farli smettere di osservarci. Si sono voltati verso l’un l’altro e alla fine sono usciti. Fortunatamente, la porta era chiusa prima che Dick si allontanasse da me e si guardasse intorno. Tirai un sospiro di sollievo. 

Mi ci vuole sempre qualche minuto per riprendermi e ho osservato Dick semi vestito aprire la porta ed è entrato Pietro. Hanno sorriso l’uno all’altro e poi mi guarda. “Mi dispiace, ho bisogno anche io di un aiuto.” Ha detto. Lui e Dick sorridevano l’uno all’altro, Dick annuì e si allontanò. Presto, Pietro era tra le mie gambe, facendo quello che Dick aveva appena finito e poi fu la volta di Enrico, di Michele e..

Quella notte, dopo che tutti erano andati a dormire, sono stata svegliata, con le mie gambe divaricate e il pisello di Enrico dentro di me. Era dietro di me, quindi non riuscivo a guardarlo negli occhi, per farlo sapere che ero sveglia e cercare di aiutare, ho portato la mia mano e spinto contro il suo culo, cercando di spingerlo dentro di me. Si fermò per un secondo. 

“No, non fermarti, va tutto bene, sono tutti addormentati.” Gli dissi. Ha iniziato a spingere di nuovo e presto la mia mano era sopra la mia bocca, cercando di non svegliare gli altri, mentre ha boinking da dietro. Una volta che finalmente sborrò, mi avvolse tra le braccia, e presto i russetti morbidi mi riempivano le orecchie. Ho sentito la sua piccola sorpresa tornare piccolo, scivolare fuori e ho iniziato a dormire sentendo la sua sborra fuoriuscire.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
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DAY…19

Il giorno dopo, la pioggia sembrava che si era trasformata in tempesta. Era veramente difficile andare nel bosco, cucinare e stare anche solo fuori sotto al tendone. Dopo che avevo esaurito il rito del mattino con i ragazzi, ho usato il piccolo bagno del camper. Mi hanno portato una tazza di caffè caldo e poi mi è stato chiesto di aiutarli. Ancora. È stato Michele a chiedermi di usare la bocca mentre sorseggiavo il caffè. I ragazzi tutti stavano guardando sorridendo e annuendo e se a loro stava bene essere guardati e giudicati per avere il problema a me stava bene. Solo l’odore era un poco forte e che mi ha fatto arricciare il naso. Poi, uno dopo l’altro, tutti, hanno guardato mentre aiutavo con il loro gonfiore, quindi tutti sembravano sapere che condividevano la stessa condizione. Il gonfiore del pisellino. Cominciai anche a notare che, mentre ero boinking con qualcuno, qualcun altro improvvisamente si stava gonfiando. Un paio di volte, anche loro hanno preso il loro pisellino fuori mentre mi hanno guardato, strofinandoli con la mano fino a quando sono venuti da soli. Sembrava che il problema fosse peggiorato. Qualcuno è stato sempre gonfiato adesso. Forse era solo perché erano tutti bloccati all’interno del camper, quindi non potevano uscire e fare esercizio fisico, pescare, escursioni e tutto il resto.

Ero esausta, stanca e dolorante dentro e fuori al mio fiore. Avevo ed avevamo bisogno di lavarci. L’ho detto in un orecchio a Dick mentre bevevo il caffè. Era ora di pranzo ed eravamo ancora tutti a letto.

Hanno organizzato una spedizione al fiume tutti e sei assieme ed ero contenta che eravamo tutti uniti perché mi ha fatto paura l’acqua. Troppo forte scorreva. Abbiamo lavato le stoviglie poi ho cercato di lavare i vestiti. Infine ci siamo lavati. Quattro di loro tenevano il telone di plastica sopra le nostre teste e io aiutavo a lavare il ragazzo di turno per fare prima. Nel tempo che abbiamo terminato a lavarci tutti, eravamo con i vestiti bagnati e gelati. Tanto valeva averlo fatto stando nudi. Come siamo arrivati al camper abbiamo dovuto spogliarci e asciugarci poi per scaldarci ci siamo coperti e stretti vicini, vicini. All’interno hanno acceso la stufa per scaldare il caffè e solo dopo molto abbiamo iniziato a smettere di battere i denti e di tremare. Quando ho detto che la prossima volta saremmo andati tutti nudi a lavarci hanno annuito. È più facile poi asciugarsi invece che togliere i vestiti bagnati e metterne di altri asciutti sporcando inutilmente gli abiti.

Durante la nostra spedizione mentre li lavavo, notai che fra loro oltre a guardarmi, parlavano in modo eccitato. Ho provato a chiedere cosa stessero dicendo, perché sembravano così eccitati. Ma, tutto quello che mi dicono è “comprare roba” e mi ha lasciato volendo sapere cosa fosse.

I vestiti erano stati stesi ad asciugare per un tempo infinito un po’ ovunque all’esterno. Non è che ci fossimo poi portati molti cambi, loro almeno. Dopo pochi giorni di pioggia, non c’erano rimasti molti vestiti asciutti. Comprese le scarpe. Così mentre ci stavamo scaldando con la tazza di caffè abbiamo preso la decisione di restare tutti nudi nel camper fintanto che non finiva la pioggia.

Subito ho cominciato a vedere prove di quanto le loro condizioni erano male. Sembrava che le loro sorprese continuavano a gonfiarsi tutto il tempo. Mi ha fatto capire quanto sia bello essere una ragazza invece di un ragazzo. Ho dovuto affrontare crampi una volta al mese, durante la mia luna, non ogni giorno, più di una volta al giorno. Erano persino tutti gonfi quando si svegliavano!

La pioggia fuori proseguiva, io ero sul letto di sotto come sempre. Qualcuno era ai lati che guardava da vicino, altri sul letto di sopra. Se andava bene a loro andava bene anche a me. Poi, mentre stavo aiutando Pietro, Justin è sceso dal letto di sopra e mi si è inginocchiato davanti. Pietro stava dietro di me, mentre ero piegata, immagino nella posizione della pecorina. Ha spinto la sua piccola sorpresa lunga e gonfia verso le mie labbra. Lo guardai sorpresa, ma ero stordita dal bene che provavo, ha messo una mano sulla mia testa e l’ha abbassata. Non ho posto alcuna resistenza e né ho detto nulla. Mi sono trovata a succhiare il pisello di Justin mentre Pietro spingeva dentro il mio fiore. Si sentiva extra frizzante per qualche ragione, e non mi è dispiaciuto quando è venuto dentro la mia bocca. 

I ragazzi avevano fatto tutta una serie di commenti e sì avevo dato spettacolo. Così, Enrico, Dick, e Michele sembravano tutti essere sul letto. Mentre Dick era dentro il mio fiore, Enrico mi ha spinto il pisello in bocca. Michele ci ha guardato finché Dick ha finito, poi si è inserito dentro. Mi sono trovata più di una volta andare oltre il bordo, stordita. Ho cercato di urlare, ma non sapevo se l’ho stessi facendo o erano echi del mio animo nella testa. Ho sentito il mio corpo rabbrividire mentre continuavano alternandosi a senso d’orologio apparentemente senza fine.

Ero contenta di fare bene e ricevere bene. Mi sentivo stordita, dolorante e stanca. Credo che più di una volta sono andata oltre addormentandomi. Forse siamo andati avanti tutta la notte a fare boinking. Ho anche iniziato ad usare le mie mani. 

Riconoscere che ciò era giusto e forse funzionerebbe, finalmente cerco di metterlo nel mio culo. Avevano chiesto più di una volta, ma non volevo. Avevo solo la mia bocca, il mio fiore e due mani. Mi hanno detto che avrei potuto aiutare tutti allo stesso tempo.

Mi sono seduta sopra a Dick, che ha usato un po’ di sborra dentro di me e usando le dita per farlo, poi si è impugnato il cazzo e mi sono seduta su di lui nella posizione della cavallina inversa. In un primo momento, ha fatto male. Mi sono abbassata lentamente, e infine, il suo pisello mi entrava completamente. Era strano. Sembrava che dovessi usare il vasino. Poi Enrico ha spinto dolcemente il suo pisello nel mio fiore dolente e caldo. Era elettrico. Potevo sentirli insieme, dentro di me. Mi sentivo incredibile e meravigliosa e ho completamente perso il controllo del mio corpo. Quando ero riuscita a vedere di nuovo, Justin era in piedi sul letto, le gambe su entrambi i lati delle mie cosce, il suo pisellino mi ha puntato proprio in bocca. Mentre Dick e Enrico facevano cose meravigliose alle mie parti più basse, Justin mi faceva succhiare. Volevo urlare, respirare, ero stordita.

Michele e Pietro sono venuti a stare entrambi ai nostri lati. Hanno accarezzato e stretto le mie tette e pizzicato i capezzoli. Mi hanno preso le mani e guidate sui loro gonfi piselli.

Mi sono trovata in cima al sovraccarico delle sensazioni, più e più volte. Sentii di fare io stesso. Alla fine, dopo un’ora, due ore, era così difficile sapere quanto tempo era passato, annegata nella beatitudine, tutti eravamo in una massa nuda e sudata. Il mio corpo era ancora tutto un formicolio quando abbiamo mangiato la cena oramai a notte fonda. Il dopo cena non c’è stato nulla. Sono crollata a letto morta.

Mi sono trovata con qualcuno che mi spingeva da dietro nel sedere. Mi faceva male e mi bruciava, ma non ho detto nulla. Attendendo che finisse e come ho sentito le sue forti spinte e la sborra calda invadermi l’intestino ho sospirato finalmente. Quando si è finalmente tolto ho dovuto usare il vasino interno. Faceva freddo e mi bruciava tutto, oltre ad essere indolenzita. Sia fisicamente che il mio fiore e sedere. Ho provato a lavarmi poi mi sono rimessa a letto.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.

Continua…

Maxtaxi

Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli…

Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
This novel should not be reproduced electronically or in print with out my written permission.
Dick Fitosello, Pietro Insidya, Justin Hermouf, Michele Oxhard e Enrico Cosimato.
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DAY…20

Al mattino mi hanno svegliata mentre un pisellino stava entrando dentro di me. Non ero contenta perché avrebbero potuto chiedere e poi siamo andati avanti tutto il giorno saltando la colazione e il pranzo. Uno alla volta, due. Mi ero ripromessa di non farlo più dietro, ma vi entrava ogni tanto un dito e messa in mezzo ad Enrico e Michele sono andata oltre ad essere stordita. Ho visto nero e sono crollata incapace di andare avanti. Loro, tutti, hanno usato ancora il mio corpo. Il mio fiore e la bocca fino a quando non ci siamo fermati all’ora di cena.

Mentre era l’ultima volta che ho cercato di occuparmi di tutti in una volta, è diventato normale per me aiutare due alla volta e per qualcun altro a spingere la sua sorpresa in avanti l’istante in cui uno degli altri aveva finito. Se pensassi che stiamo stordendo molto prima, ora continuavano ad andare, uno dopo l’altro. Non poche volte, abbiamo persino perso il nostro pasto perché ero così occupata con tutti loro. Quasi mi ha fatto meraviglia, se il suono fosse questo piacere, quale sarebbe il sesso? Anche se ho promesso di aspettare, sono stata tentata di provare con uno o due. Ma volevo salvarmi e cosa direbbero i miei genitori se avessero scoperto di aver fatto sesso con un ragazzo in un viaggio in campeggio? E, in particolare, non volevo rimanere incinta. Questi ragazzi erano simpatici, ma non mi sentivo proprio così. Non volevo fare sesso con nessuno di loro. Solo il formicolio che il mio corpo continuava a ripetere finché continuavano a boinking mi faceva anche considerarlo. Come mai le persone non sono felici con la felicità di fare sesso? Dopo tutto, questo stesso mi ha reso inerme, completamente immersa nell’estasi pura. Ho sicuramente bisogno di trovare il ragazzo giusto. Non vedevo l’ora di provare il sesso.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
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DAY… 22

Dopo quasi una settimana finalmente la pioggia ha cessato del tutto. Ci siamo svegliati nel silenzio totale in cui solo gli uccelli si sentivano. Siamo usciti fuori dal camper colpiti dai raggi del sole. Il prato era ancora tutto gonfio d’acqua e di fango. Faceva molto freddo, ma eravamo felici. Abbiamo corso nel prato, fatto le capriole, ci siamo tirati il fango uno contro l’altro. Eravamo tutti nudi e vedevo le loro sorprese normali. Avevo fatto bene ad aiutarli mentre eravamo chiusi nel camper perché ora eravamo pieni di energia, felici e sorridenti e completamente vestiti solo di fango. Avevo fame, ma ci siamo diretti al fiume ancora tumultuoso e mi faceva paura. L’acqua era a dir poco gelata, ma dovevamo lavarci in qualche modo ed è quello che abbiamo fatto compreso il lavare i capelli. Avevamo mille compiti da fare, anche se dopo esserci asciugati con il sole a picco che ci scaldava, alcuni di loro avevano bisogno di aiuto; Dick e Justin hanno detto che prima c’erano cose urgenti da fare.

Asciugare i vestiti era la prima priorità che mi hanno dato da assolvere mentre loro hanno sistemato il campo. Mi faceva ridere vedere i ragazzi nudi senza preoccuparsi del loro stato. Con le loro ‘sorprese’ ballare libere e lunghe che puntavano dritte in avanti. Eravamo solo noi. Un gruppo di amici. Verso sera ci siamo alternati al fiume a lavarci. Sembrava che si era un poco calmato il fiume anche se era ancora gelido. Justin mi ha aiutata a lavarmi e io a lui, poi ha voluto che lo aiutassi con la bocca, ma non capivo perché visto che era normale la sua piccola sorpresa, ma come ho iniziato a usare la lingua e le labbra è stato incredibile. L’ho sentito e visto crescere, gli ho baciato il sacchetto dello sperma come mi è stato insegnato e succhiato, usato la lingua ancora per un po’ poi mi ha messa alla pecorina e abbiamo fatto boinking. Devo dire che ne sentivo la mancanza e l’indolenzimento che provavo dentro era passato e ne sentivo il bisogno. Ci siamo lavati ancora poi dopo e quando siamo arrivati al campo abbiamo incrociato i ragazzi che andavano a lavarsi. Mi hanno chiesto se li accompagnavo, ma ho fatto presente che oramai qualcuno doveva preparare da mangiare. Non era ancora freddo. Il sole scaldava la pelle nuda e avevo notato che era piacevole perché ti aiutava ad asciugarti.

Con il ritorno dei ragazzi avevo quasi finito di preparare la cena. Avevo una fame incredibile. Nei tre-quattro giorni precedenti o forse più avevamo mangiato un pasto al giorno. Come sono arrivati i ragazzi, Michele mi ha abbracciato da dietro stuzzicandomi le tette e sentendo il suo corpo freddo lo stavo scaldando poverino. Percepivo il pisello crescere e le sue mani mi facevano venire i brividi toccandomi tutta. Mi ha fatto piegare in avanti e ha iniziato a penetrare il fiore da dietro. Poi mi ha guidata a camminare in quel modo nella ilarità di tutti e come si è seduto io ero seduta sopra di lui.

Pietro sì è avvicinato succhiandomi i capezzoli e poi Michele si è sdraiato e Pietro mi ha divaricato le cosce. Ho visto che si chinava in avanti e ho iniziato ad urlare. Mi piaceva il lavoro che faceva con la lingua mentre urlavo e saltavo su Michele. Mi strizzava le tette, i capezzoli. Mi baciava il collo e mordeva le orecchie. Sono andata in nero come ho sentito la piacevole onda di sperma nel mio fiore; poi è stata la volta di Pietro entrare in me. Non mi ero neppure tolta da Michele che anzi ero ora sdraiata su di lui. Mi chiamava con nomi che non conoscevo mentre Pietro andava dentro e fuori di me. Avanti e indietro facendomi ancora urlare. Qualcuno ha finito di preparare cena e visto che non avevamo acceso il fuoco abbiamo cenato nel camper. Eravamo nudi e sorridenti.

Oggi avevamo preso il sole ed eravamo scottati. Ci siamo spalmati la crema uno con l’altro senza discutere di essere gay o altro. Erano tutti preoccupati per l’indomani in quanto non avevamo nulla da mettere. Saremmo andati in paese con il pick-up, avevano già staccato la cellula del camper e caricato tutto nel cassone, saremo poi andati ad alloggiare in un B&B per una notte lavando noi e tutta la roba con l’acqua calda. Ero contenta. Acqua calda e sapone. Ho pensato che avevo ancora il trolley di mamma con i vestiti che mi aveva messo dentro e solo le scarpe erano bagnate.

La sera abbiamo fatto un gioco che si chiamava kamasutra. Quello che ho chiesto ai ragazzi era di non farlo più dietro. Nel sedere. Perché, hanno chiesto. Perché poi sento male e devo andare al vasino e brucia. Ho visto i loro sguardi tristi e mi dispiaceva. Ho ammesso e glielo detto, che si sentiva incredibile farlo con tutti assieme, ma forse avremmo potuto riprovare un giorno più avanti. Non erano dispiaciuti. Erano tutti felici per quanto brava ero a prendere a cuore i loro bisogni e che anche loro cercavano di prendersi cura dei miei bisogni cercando di farmi stare bene. Mi hanno abbracciata, accarezzata. Baciata ovunque. Abbiamo poi iniziato a giocare a kamasutra. C’erano posizioni bene che mi facevano stare bene, altre che avevamo già fatto e alcune incredibili. C’erano 100 posizioni e tutti erano lì ad aiutare ad assumerle. Mi baciavano, mi toccavano, mi facevano avere i formicolii mentre ero sempre stordita. Quasi sempre. Ogni tanto avevo un pisello in bocca, a volte grosso, altre piccolo che poi diveniva incredibile.

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Non so quando abbiamo finito. Sono stata stordita il più della sera e sono andata in nero non so quante volte. Non so neppure se mai i ragazzi abbiano smesso. Se hanno continuato tutta la notte, perché ho avuto l’impressione di essere presa anche da dietro, in due contemporaneamente. Il sole è sorto e io ero sotto ad un corpo con le gambe divaricate, con il pisello dentro il mio fiore. Era Pietro, poi Dick che mi ha augurato il buon giorno come ha liberato la sborra e poi…. E poi…

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DAY…23

Volevo dormire, ero stanca, indolenzita, ma dovevo andare nel bosco. Il sole mi ha ferito gli occhi e la fredda erba mi ha dato una scossa elettrica svegliandomi. Poi mi sono recata al fiume per lavarmi. Avevo il fiore tutto rosso e gonfio. Mi sentivo ferita dentro. I muscoli delle gambe quasi non mi sorreggevano, avevo pure male alle tette, ai capezzoli, braccia e spalle. Attorno al tavolo mentre eravamo a bere il caffè, i ragazzi parlavano dei progetti della giornata. Eravamo tutti nudi o semi nudi. Erano tutti felici e premurosi chiedendomi se avevo bisogno di aiuto per fare qualcosa. Per andare in paese ho messo le mie scarpe da ginnastica, un paio di mutande, i pantaloncini che li ho trovati larghi e una maglietta. I ragazzi tutti si sono seduti nel cassone e io con Dick in cabina. Abbiamo fatto la stessa strada paurosa e dopo non molto eravamo al paesello.

Al B&B la signora anziana, gentile, ci ha accolti in casa. Ci ha fatto vedere le due stanze da letto, il bagno, la cucina. Era tutto per noi fino al giorno dopo. Ho riempito la lavatrice con le lenzuola e poi abbiamo iniziato a lavarci. “Ci aiuti Loli?” Ho passato il resto del tempo nella vasca da bagno. Sembravano tutti dei bambini. Ho dovuto poi aiutarli con il loro problema e infine quando anche l’ultimo è stato lavato, è toccata a me essere lavata. Stretta fra Pietro e Justin, mi hanno lavato da testa ai piedi come fossi una bambina. Mi piaceva essere coccolata. Mi hanno depilata come gli piace a loro e giocato a lungo con le mie tette e il mio fiore.

Senza fare boinking sono stata bene e anzi sono crollata poi in ginocchio esausta. Non ho capito cosa avevano fatto su di me. Hanno usato solo le dita e le loro bocche oltre al getto caldo della doccia. Quando mi sono ripresa li ho soddisfatti con la bocca anche se il gusto non mi piace poi molto. So che a Pietro piace molto e dice molte parole carine. Quando sono finalmente uscita dal bagno era ora di pranzo. Qualcuno aveva fatto la carbonara e l’insalata. Lavato tutte le stoviglie nostre che avevamo portato e usato; sul balcone avevano steso le nostre lenzuola e caricato la lavatrice. Eravamo tutti seminudi quando è venuta la signora gentile. Le abbiamo offerto il caffè e parlato di qualcosa mentre io sono andata in bagno a caricare un’altra lavatrice e avviata la asciugatrice. Non mi piace. Lascia gli indumenti stropicciati.

I ragazzi avevano assunto un altro aspetto. Erano sbarbati e profumati. Mi piaceva essere nelle loro braccia e coccolata. Tre poi sono andati a fare la spesa e noialtri siamo rimasti in casa a lavare e stendere. Sdraiarmi sul letto e non avere nessuno mi è parso strano. Mi sentivo quasi sola e abbandonata. Quasi ne sentivo la mancanza delle loro sorprese nel mio fiore. Quando mi sono svegliata ho caricato l’ennesima lavatrice, preso la roba dalla asciugatrice e stesa per ridurre le pieghe. Poi ho parlato con mamma per un’ora e forse più. Le ho raccontato tutto e abbiamo riso tanto. L’indomani sarebbero venuti a trovarci, erano preoccupati. Avevano sentito della pioggia e delle frane, ma ora che avevo chiamato erano sollevati.

Alla sera i ragazzi hanno portato le scorte per il campeggio e dopo cena siamo andati al ristorante. Abbiamo bevuto birra che non mi piace molto e abbiamo giocato a biliardo. Indossavo un vestito della mamma a fiori con i bottoni tutti davanti. Mi avevano detto di non allacciare i bottoni in alto sopra il mio petto perché tanto faceva caldo, ma così non era. Lungo la strada faceva fresco. Poi abbiamo giocato al biliardo ridendo felici per tutto il tempo.

+Quando siamo arrivati al pub, lei non si è accorta di avere i capezzoli duri a tal punto che anche i pochi avventori non sono riusciti a distogliere lo sguardo. Con i due bottoni lasciati liberi si vedeva buona parte del petto e poi, Michele ha iniziato a giocare con lei accarezzandola, stuzzicandola; lei per qualche minuto ha ballato come le avevamo insegnato ed era super erotica ed era sempre felice e stava al gioco e allo scherzo, ma non si è accorta che quasi tutti i bottoni venivano liberati. Solo pochi vi rimanevano che a fatica contenevano il seno. Ogni volta che si abbassava per tirare con la stecca pareva che stessero per saltare fuori. Si intravedevano quasi i capezzoli. Le areole erano in bella vista più di una volta. Non si è neppure ricomposta per tornare alla villetta. Si lamentava del freddo e stretta fra Enrico e Michele la tenevano al caldo con le mani sulle tette e nelle mutandine. Effettivamente non faceva per niente caldo.

In casa sul letto potevamo muoverci liberamente e non eravamo stretti uno contro l’altro. Hanno iniziato Enrico e Michele. Uno sdraiato sul letto e l’altro dietro di lei che la scopava. Lei prendeva il cazzo in bocca come poteva, ma poi visto la libertà di movimento che avevamo, abbiamo cambiato. Lei sdraiata con uno che le scopava la bocca e l’altro la figa. Aveva imparato a tenere la mano sul cazzo, ma il più delle volte poteva ingoiare il cazzo e lo sperma in una sola volta. Ci si alternava a scoparla mentre due succhiavano le tette. Quasi non abbiamo goduto nella figa, ma solo in bocca. Forse alla fine del giro qualcuno si è scaricato in lei. Non so. Preferivo di gran lunga la bocca. Aveva imparato a succhiare e a ingoiare con maestria meglio di molte ragazze e donne che conoscevo. Come sempre siamo andati avanti fino a notte inoltrata e non so neppure chi si è ritirato prima per andare a dormire e chi ha finito per ultimo restando con lei a dormire. Al mattino mi sono svegliato con la sveglia. Dopo la corsa al bagno sono andato a trovarla e come Justin l’ha liberata mi sono messo io dentro di lei. Ha finito poi con Enrico che insieme sono andati a farsi la doccia.
L’ultima doccia calda, poi chissà quando potremmo farne ancora. Abbiamo fatto una ricca colazione e stavamo sistemando i letti quando la nonnina è venuta a vedere lo stato della casa. Era gentile, ma un po’ troppo esosa per le nostre finanze, in compenso tutti noi eravamo lavati e tutta la nostra roba profumava di fresco. Tornare al campeggio alla vita selvatica quasi mi pesava, ma come ho visto lei ho cambiato idea. Indossava quella corta gonnellina nera cui le si intravedeva la figa o parte delle chiappe, la camicetta bianca con una profonda spaccatura a V allacciata sopra l’ombelico cui le si vedevano perfettamente i seni e il fatto che non portava il reggiseno poi, i capezzoli turgidi spiccavano attraverso il leggero tessuto che attirava i nostri sguardi. Ultimamente li aveva sempre duri ed eretti e le areole mi pareva fossero cresciute da quando ha iniziato il campeggio. Con i suoi genitori quando sono arrivati non sapevamo come poter stare tranquilli. Non sapevamo cosa potesse dire lei, ma a parte qualche battuta che Loli non ha capito, loro non hanno detto nulla sul abbigliamento della figlia. Ci hanno portato scorte di cibo e ci hanno offerto il pranzo, poi dopo una lunga camminata e chiacchierata ci siamo congedati. Devo dire che i suoi genitori avevano ragione. Loli aveva preso un bel colorito, come tutti noi e in più era dimagrita. Le facciamo fare molta ginnastica e una dieta di spermatozoi, ma non ho certamente detto questo.

Come siamo arrivati non abbiamo finito di scaricare e riporre le provviste e gli indumenti che subito qualcuno l’aveva denudata con la scusa del sole e la stava scopando. Sempre Enrico e Michele, erano i primi bulletti da quattro soldi e smargiassi. Anche io non mi sono sottratto. Stava saltellando su Justin sulla brandina quando mi sono avvicinato. Le ho preso la mano e impugnato il cazzo che se l’ho è guidato in bocca. Sublime. Deliziosa. Sentirla mugolare mentre ti succhiava il cazzo mi faceva vibrare le palle al punto che quasi godevo subito. Dovevo fare molti sforzi di volontà per resistere. Come ha finito con lui ho preso il suo posto scopandola alla pecorina. Mi piace tirarla a me prendendola per le tette, poi quando non resisto più la prendo per i fianchi e la scopo con forza e velocità. È come farsi una sega, ma con la figa calda e pulsante.

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DAY… 25

Tuttavia, con il ritorno del sole, volevo fare escursioni, nuotare ed esplorare. Ogni volta che mi voltavo però, c’era qualcuno che voleva aiuto. Ha cominciato a diventare fastidioso. Infine, ho organizzato una riunione. Dopo ogni pasto, li avrei lasciati a fare boinking, ma solo per un’ora. Beh, dopo la cena, non c’era limite d’orario, ma solo se non avevo niente di programmato.

DAY…27

Così, ogni giorno prima e dopo la colazione e dopo pranzo, avrei assunto una qualche posizione. Nel camper o fuori nel campo, da qualche parte sul letto, sul tavolino o sdraiata a terra e si sarebbero allineati, e uno dopo l’altro a due a due mi boinking facendomi stordire. Non abbiamo più provato tutti insieme, anche se era interessante, non ho lasciato più che facessero qualcosa con il mio culo, anche se non potevo impedire che mi infilassero delle dita a volte. Erano disponibili le mie mani, la bocca e il fiore e quello doveva bastare.

Il dopo cena iniziava dopo che mi insegnavano a ballare ed era divertente ed interessante, si finiva sempre con le loro sorprese ingrossate. La serata era faticosa e più volte restavo stordita a lungo, spesso andavo a nero e mi addormentavo sfinita senza neppure essermene accorta. Non sapevo neppure se passavano ore o minuti a fare boinking con loro. I ragazzi sono entrati dentro di me e su di me, più e più volte alternandosi senza litigare. Il mio fiore era affaticato quasi ogni notte che sono andata a dormire e ancora dolente il giorno successivo quando abbiamo iniziato nuovamente. Poche notti, sono stata costretta a dire di no, non stasera. Odiavo la delusione sui loro volti, ma mormoravano che capivano e si accontentavano della bocca per non lasciarli totalmente scontenti e ammalati.

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DAY…29

+I giorni erano volati con lei che ci teneva compagnia. Si lasciava fare di tutto ed era divertente in un certo qual modo. Si beveva qualsiasi cosa le dicevamo, poi magari la dimenticava dopo dieci minuti. Il sesso con lei era una maratona. Avevamo acquistato una certa resistenza e facevamo l’amore con lei. Se si fosse fatta baciare forse qualcuno si sarebbe realmente innamorato di lei. Fino a metà mattinata la passavamo a scopare. Poi c’erano gli abituali compiti come lavarci, lavare i panni e le stoviglie, raccogliere la legna e si arrivava all’ora di pranzo che come sempre era lei la nostra cuoca anche se noi tutti aiutavamo soprattutto quando c’era da cucinare alla griglia. Lei con il fuoco non andava molto d’accordo. Il dopo pranzo era di nuovo sesso. Un’ora che si trasformava in ora e mezza di maratona. Una galoppata fatta per arrivare a sera, ma che, la quale, ci lasciava stremati. Il più delle volte oziavamo a bordo laghetto sotto al sole completamente nudi. Eravamo diventati una comune di nudisti viziosi. Dopo la pennichella, il bagno. L’acqua era da infarto eppure riuscivamo a resistere complice il fatto che avevamo fatto in modo di incrementare la superficie e la profondità. Al centro dei nostri giochi c’era lei e il premio era sempre lei. Veniva coccolata, stuzzicata al punto di farci vistosamente arrapare, ma dovevamo aspettare dopo cena e questo era anche una piacevole tortura. Aumentava la nostra libido e la nostra sicurezza. Una sera abbiamo organizzato una cena romantica al lume di candela con chi avrebbe resistito di più in apnea, aveva vinto Justin e lei ne è rimasta colpita. Aveva indossato quel suo vestitino sexi bianco che vendevamo al market e che lasciava intravedere tutto visto che oramai non indossava più intimo, poi avevano fatto una passeggiata romantica per terminare al bar con gli amici. Tutto per finta, ma cercando di renderlo realistico. La serata è proseguita con Justin e Pietro che si erano cimentati a farla impazzire con la lingua. Non che mi sottraevo anzi, mi piaceva farlo come preliminare, ma con tutto lo sperma che le veniva inoculato non era il massimo del piacere. Quasi ogni sera dopo cena ballavamo e allenavamo lei. Se avessimo avuto un palo l’avremmo trasformata in una lap dancer perché come spogliarellista era diventata eccezionale. Un fatto che mi ha colpito era che aveva due anime. Sexi erotica quando si vestiva aprendo lo zaino e casalinga suora quando apriva il trolley. Ho riconosciuto molti dei capi venduti al supermarket e le stavano addosso magnificamente. Aveva perso quei chili di troppo che le fasciavano fianchi e vita, era diventata più tonica ed elastica. Anche noi, mi è parso che siamo diventati più sciolti, meno rigidi. Avevamo perso chili anche noi e l’ho reputato alle figure del kamasutra. Era diventato il nostro gioco preferito del dopo cena. Ogni figura per due minuti e come uno sborrava l’altro proseguiva con la figura dopo. Spesso lei passava la notte e non solo quella, con un cazzo in bocca mentre due bocche erano avvinghiate ai capezzoli. Chi aveva goduto stava in disparte a recuperare e gli altri giocavano. Aveva sempre una mano sul clitoride, un dito nel culo e due mani che le strizzano le tette. Tal volta facevamo delle passeggiate nei boschi e in montagna, altre ci cimentavamo nella pesca anche se dovevamo andare molto a valle. Avevamo due fucili, un 12 e una carabina calibro 22 che era più un giocattolo. Lei ne aveva una paura folle. “Le armi uccidono.” Ha detto lei. “Sono le persone che uccidono.” Abbiamo risposto. Come con il biliardo, è bastato insegnarle ed a piccoli passi è diventata bravissima. Dovevamo andare ad incontrare i genitori di lei l’indomani e fare provviste e non sapevamo se andarci con il pick-up oppure a piedi, ma la sera avevamo stabilito di giocare al kamasutra. Lei aveva scelto quali figure per averlo dietro, noi invece le abbiamo detto che erano molte di più quelle che erano più adatte ad averlo e fiduciosa si è lasciata scopare in entrambi i buchi quando sarebbe toccata la figura e fosse stato possibile. Quando questo accadeva erano ben più dei due minuti stabiliti per la scopata… Che urla che faceva poi quando godeva, lei tanto quanto noi!!!

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.

Continua…

Maxtaxi

Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli…

Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
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Dick Fitosello, Pietro Insidya, Justin Hermouf, Michele Oxhard e Enrico Cosimato.
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DAY…33

Era trascorso quasi più di un mese e i miei genitori sarebbero arrivati quella mattina. Ero stanca e affaticata per la notte trascorsa con loro che mi hanno portata a nero molte volte. Mi sono sentita pentita quando sono dovuta andare nel bosco a fare vasino. Mi sono lavata nel fiume e l’acqua fredda ha aiutato. Mi sono lamentata con Dick e lui e tutti, non hanno fatto altro che elogiare quanto sono brava e il grande divertimento che abbiamo avuto. Ho dovuto ammettere che mi è piaciuto, anche se ora a stare seduta avevo male mentre le gambe le avevo dure. Terminata la colazione mi hanno fatto mettere in ginocchio sulla sedia. Trovavo incredibile dover leccare, baciare e succhiare le loro sorprese e vederle gonfiarsi, dopo il trattamento Dick stava spingendo il suo pisellino in me, mentre Pietro mi ha messo il suo in bocca. Come Dick ha goduto e stata la volta di Pietro riempire con un po’ di più di sborra. Poi è stata la volta di Justin e mi sentivo colare fra le cosce. Michele mi ha afferrata per le spalle, per i capelli, tirandomi contro di lui mentre con forza si spingeva nel mio fiore facendomi male dentro. Enrico poi ha chiuso il giro.

Siamo andati a lavare e a lavarci. Ci siamo aiutati reciprocamente per fare presto e poi in pick-up siamo andati al paesello. Papà e mamma erano arrivati da pochi minuti e sembrava che non ci vedessimo da molto tempo. Mi hanno detto che stavo bene, che ero dimagrita e il colore della pelle aveva assunto una lucentezza molto bella. Mamma si è accorta che qualcosa non era bene e glielo detto. Avevo mal di pancia. Ah! Questi influssi lunari ha detto guardando papà mentre mi abbraccia. Mi mancavano le sue coccole e non volevo lasciarla. I ragazzi parlavano con papà di quanto bene facevo e di come ero brava. Ridevamo mentre lo dicevano ed ero contenta.

“È autoritaria e cocciuta quando si mette in testa una cosa e se è no, è no! Pulisce, lava e poi cucina in modo incredibile. Basta farle vedere come fare un paio di volte e l’ho impara dopo un po’.”

“Vero mamma. Mi hanno insegnato a sparare.”

“È un fucile giocattolo.” Ribatte Dick e vedendo la faccia buia di mamma aggiunge. “Quale comportamento devi tenere quando trovi un arma?”

“Non la devo toccare, se non in presenza del proprietario e se la devo spostare, mai mettere il dito sul grilletto e tenere l’arma con la punta rivolta verso il basso.”

“Brava la mia piccola.” Mi abbraccia e mi da un bacio sulla fronte. Divento tutta rossa e calda. Non ero abituata a queste scene di affetto davanti ai miei genitori, poi torno a prendere la mano della mamma che sento che mi mancava tanto. Mangiamo e beviamo. Non mi piace la birra, ma il vino sì. Dopo pranzo facciamo una camminata e ci fermiamo del piccolo parco giochi. Li faccio tutti, anche se sono pochi e per i piccoli. I ragazzi anche giocano con me. Prima di andare via, i miei genitori ci dicono che le vacanze termineranno presto perché dobbiamo andare, sia io che Dick, a firmare il nuovo contratto di lavoro. Poi mi dicono che se voglio posso fare ancora qualche giorno di vacanza al mare con mio fratello. “Siii!!!” Urlo felice. Penso al bikini da mettere che avevo dimenticato in casa.

“Beh. Abbiamo il camper. Potremmo fare anche noi qualche giorno così ci rivediamo.” Ero felice per quello che aveva detto Dick. Lo abbraccio e lo guardo. Forse lo avrei baciato se mi avesse detto che voleva diventare mio fidanzato.

Mamma mi prende per un braccio mentre andiamo verso le auto. “Piccola mia, hai qualcosa da dirmi? Hai trovato il fidanzato?”

“No mamma. Michele credo che abbia una cotta per me. Ha provato a baciarmi, ma ho detto di no. Non mi piace e non avrò sesso se non con il mio futuro marito.”

“È ti trattano bene?”

“Sì mamma, mi fanno stare bene e li faccio stare bene anche se a volte sono un poco ruvidi. Sai come sono i maschi.” Lei ride e anche Michele scuote la testa sorridendo.

Arrivati al campo vedo i ragazzi che discutono. Invece di scaricare le provviste parlano e parlano lasciando a me il compito di fare tutto. Poi.. “Loli, visto che oggi dopo pranzo abbiamo saltato la nostra ora, vorremmo recuperarla adesso. Ti va bene?” Scrollo le spalle. La pausa mi aveva tolto il fastidio dentro al fiore, ma mi piace essere stordita e il caldo dentro quando rilasciano lo sperma. Andiamo al torrente a rinfrescarci e facciamo pure il bagno nel laghetto. Si stava bene e mi piace quando messa fra loro mi accarezzano toccandomi ovunque e mettendo le dita nel mio fiore. Non volevo, ma il dito lo hanno messo anche nel culetto. Siamo tornati al campo e Dick mi ha detto. “Ognuno di noi farà 2 figure del kamasutra, 4 minuti ognuna alternando finché non avrà finito.”

Seduti sulla sedia uno sopra l’altro e uno dentro l’altro. Con le gambe piegate ai lati lei. Il movimento è alto basso. Poi ha continuato leggendo le varie posizioni che avevano scelto di fare.
“Per questa posizione romantica e seducente è necessario stringersi l’un l’altra il più possibile. È una posizione soddisfacente per entrambi i partner perché l’angolazione sensuale che assume il bacino della donna permette all’uomo di penetrarla in profondità e a lei di godere di una stimolazione clitoridea ottimale. Sia l’uomo che la donna, inoltre, hanno il controllo sul ritmo e sulla profondità delle spinte. In questa posizione sarete vicinissimi, l’uno di fronte all’altra. Approfittatene: lasciate vagare le mani ed esplorate il partner.”

Seduti, ma sdraiati a terra e lei nell’incavo fra le gambe di lui. Entrambi hanno le mani tenute dietro e lei tiene le ginocchia sollevate.
“Seduti l’uno di fronte all’altra sarete entrambi in grado di assumere il controllo sul ritmo e sulla velocità dei movimenti; potrete perfino fare a turno! In questa posizione vi ritroverete a fare sesso faccia a faccia, ma sarete troppo lontani per baciarvi comodamente. In cambio, però, avrete la possibilità di guardare il partner negli occhi. Mantenere il contatto visivo durante il sesso è un gesto incredibilmente intimo e istruttivo, perché vi permette di osservare le reazioni dell’altro ai vostri movimenti e alle vostre carezze.”

Una gamba è distesa fra le sue e una è piegata. Ha il tronco ruotato in modo che le facce si guardino. Il gomito destro sorregge lei.
“È l’angolazione insolita a fare la differenza: la torsione del tronco di lei assicura un’aderenza perfetta! È sempre un bene inserire nel proprio repertorio delle posizioni laterali come questa, perché aggiungono una nuova prospettiva alla domanda ‘chi sta sopra’ e hanno la caratteristica di garantirvi una presa serrata.”

Lui completamente sdraiato e lei su di lui con le gambe piegate sopra, modello fachiro. Tutto il peso gravita sul pube di lui.
“Forse dovrete dimenarvi un po’ per trovare la posizione migliore (fate attenzione ai fondoschiena ossuti e agli ilei aguzzi), ma una volta che vi sarete assestati le gambe incrociate conferiranno all’uomo una tenuta ermetica e intensificheranno le sensazioni di entrambi i partner! In questa posizione non bisogna aspettarsi spinte profonde e forti: la donna può controllare l’azione roteando e girando i fianchi mentre l’uomo deve usare la presa sulla vita di lei per attirarla a sé.”

Con le tette a penzoloni dal letto entrambi si sorreggono sulle braccia a terra.
“In questa posizione, vi ritroverete a farlo guancia a guancia e avrete la possibilità di sussurrarvi parole dolci (o istruzioni piccanti!). Il contatto ravvicinato e la precarietà della posizione la rendono doppiamente erotica, quindi morirete dalla voglia di provarla di nuovo! Nell’impeto dell’amplesso fate solo attenzione a non cadere dal letto e a non ritrovarvi a terra.”

Lui seduto in poltrona e lei lungo distesa in avanti con le braccia sul tavolino davanti.
“Da buon voyeur, l’uomo si poggia allo schienale della sedia in modo da avere un’ampia visuale sulla sua protagonista preferita seduta a cavalcioni su di lui e di schiena. Protendendosi in avanti, allungando le gambe all’indietro e appoggiando le braccia su un’ottomana, su un tavolino o su una sedia davanti a sé, la donna può controllare la velocità e il ritmo, mentre l’uomo gode di una vista a cinque stelle sul suo didietro. Sistemare i mobili nel modo più appropriato vi aiuterà nei vostri scopi.”

Uno di fronte all’altro lui si sorregge sulle braccia. Lei ha le ginocchia che le schiacciano le tette.
“È importante che lei gli avvinghi comodamente le caviglie intorno al collo invece di limitarsi a posargli le gambe sulle spalle, perché dalla vicinanza dei piedi dipenderà l’aderenza con cui lo avvolgerà dentro di sé. Il peso dell’uomo contribuirà a tenere le ginocchia di lei vicino al petto e imprimerà maggiore profondità alle sue spinte. Questa posizione permette comunque a entrambi i partner di guardarsi negli occhi per tutto il tempo e a lui perfino di abbassarsi per uno sporadico bacio appassionato. Però, in momenti come questi, l’uomo dovrebbe fare attenzione a non gravare troppo sulla donna, impedendole di respirare agevolmente. Un gioco di gambe stuzzicante per una posizione davvero intima!”

Alla pecorina, ma con la testa schiacciata a terra mentre la trattiene per un braccio piegato all’indietro.
“Questa posizione, anche se non si avvale di una cravatta argentata, è rude quanto basta! Perciò provatela quando vi sentite particolarmente birichini. Anche se lei sembra inerme, può comunque muovere i fianchi per venire incontro alle sue spinte oppure usare la mano libera per avere ancor più aderenza. Allo stesso modo, l’uomo può sfruttare la presa sulla partner per aiutarsi a spingere in profondità. Questa posizione esige degli extra: lui può aggiungere un pizzico di rudezza tirandole i capelli oppure sculacciandola, ed entrambi possono dare libero sfogo alle peggiori oscenità che passano loro per la mente.”

Lei sdraiata lui di fianco. Lei una gamba fra le sue e l’altra sollevata. Lui ha un braccio sotto il suo collo. In questo modo lui può liberamente baciarla dove può arrivare.
“Le gambe intrecciate consentiranno un ritmo lento e sensuale grazie al quale entrambi i partner potranno scivolare l’uno contro l’altra. Dal momento che la parte superiore del corpo della donna è in posizione supina, l’uomo può sporgersi in avanti per mordicchiarle le orecchie, baciarle il collo o amoreggiare in modo più spinto. Può usare il braccio superiore per accarezzarle delicatamente le gambe, stuzzicarle il clitoride o aggrapparsi ai suoi fianchi. Nel frattempo, può infilare il braccio inferiore sotto di lei per sostenerle la testa mentre la mano libera è in una posizione perfetta per chiudersi a coppa sul suo seno e massaggiarlo.”

Sdraiati entrambi uno sopra l’altro. Lei a pancia in giù.
“Questa posizione è una variante più sensuale (e tenera) della penetrazione da dietro e permette una deliziosa cavalcata dalla partenza lenta per entrambi. Se l’angolazione non è corretta, un cuscino posizionato sotto i fianchi della donna le solleverà il bacino per consentirle una ricezione migliore. Questa posizione vi concede parecchio spazio di manovra, quindi sfruttatelo. Agitate i fianchi e lasciate vagare le mani per rendere ancora più piccante questa posizione!”

Cena, non ero certa, ma credo che l’ora era passata e stavo mangiando seduta su Dick con il suo pisello nel mio fiore. Non mi dispiaceva, era strano, era divertente, eravamo nudi e dentro al camper ridendo tutti felici. Poi si sono alternati a due a due, una volta, poi due, poi tre. Nel momento in cui abbiamo finito, ero sudata ed esausta. Come sempre.

Loli, spontanea, tanto quanto ingenua…
La storia si divincola nei giorni che si susseguono…
Loli non sa a quali avventure andrà incontro.
Leggete e scoprirete.

Continua…

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Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli…

Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
This novel should not be reproduced electronically or in print with out my written permission.
Dick Fitosello, Pietro Insidya, Justin Hermouf, Michele Oxhard e Enrico Cosimato.
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DAY…34

Il giorno successivo, sia prima che durante e dopo la colazione, i ragazzi avevano sempre bisogno. Ero un poco stanca e dolorante e abbiamo fatto una riunione. Dopo esserci lavati saremo tutti andati a fare una escursione. In montagna. Fortuna che Dick ha insistito a farmi mettere i jeans lunghi e la camicia con le maniche lunghe e il cappello perché a sera, il mio petto e la pelle di tutti che non era coperta, era fortemente arrossata. Dopo aver mangiato i nostri panini, mi hanno spinto contro un albero, spogliata e bendata. Avrei dovuto riconoscere di chi era il pisello in bocca o nel mio fiore. Se sbagliavo mi strizzavano i capezzoli o mi infilavano un dito nel sedere. Sapevano che non mi piaceva, ma loro ridevano. Quando indovinavo allora il premio consisteva nel continuare fino al piacere. È stato divertente ed emozionante. Tornati al campo abbiamo fatto il bagno e giocato in apnea. Dovevo scendere sott’acqua prendere le loro sorprese in bocca e succhiarle per un minuto. Stessa cosa dovevano fare loro. Mike ed Harry non erano capaci. Dopo cena, come sempre, fino a notte fonda e al mattino, ancora e ancora.

DAY…37

A pranzo, hanno deciso di fare un nuovo gioco. Mi hanno legata e poi sdraiata. Non capivo il gioco, un panno in bocca, sopra i miei occhi, le braccia e le gambe legate a quattro punti diversi. Non sembrava davvero un gioco. Non ero sicura di cosa fosse, ma i ragazzi stavano ridendo, divertendosi, quindi credo che abbiano apprezzato il gioco. Mi irritai mentre cominciarono ad andare oltre l’ora che avevamo concordato. Più il tempo passava ed ero sempre più frustrata ed arrabbiata. Quando avevano finito, il buio stava già cadendo. Non sapevo cosa dire. Ero delusa. Sono stata frustrata. Sono stata arrabbiata.

“Mi dispiace.- Disse Justin.- Stavamo facendo così tanto divertimento che abbiamo perso la traccia del tempo. Ti sei divertita?” I suoi occhi sembravano così felici, così pieni di gioia, che non avevo il cuore di dirgli che ero arrabbiata con loro. Che avevamo fatto un affare, solo un’ora, per cui potevo davvero godermi un po’ di tempo per nuotare, o fare escursioni, o semplicemente per essere pigro. Ho buttato indietro la mia nota di delusione e l’ho guardato. Erano miei amici, erano così gentili con me, e stavano solo cercando di giocare. Sia che capissi o no, non ha importanza. Mentre ero molto afflitto, ammetto che era stato divertente. Era diverso, non essendo in grado di vederli, per sapere cosa sarebbe successo fino a quando non lo avrebbero fatto. Ho iniziato a pensarci. Ero io che stava diventando frustrato. Invece di godermi il gioco, ho agito come un po’, beh, qualcuno che segue troppo le regole.
“Sì.- Dissi.- Mi è piaciuto.”

Sembrava felice di questo, e sono stata contenta di avergli dato quella risposta, ma la sera dopo cena ho detto buona notte e sono andata a letto per recuperare.

DAY…38
Il giorno successivo, li ho lasciati fare solo una volta a turno anche dopo ogni pasto e sono andata a letto, ancora recuperando, ma già alla sera stavo meglio. Tuttavia, ho deciso di lasciarli tentare di nuovo, per provare il loro gioco, il giorno seguente, quando non ero così affaticato.

DAY…39
Dopo la colazione, li ho riuniti. “Mi dispiace, a tutti voi.- Mi hanno dato sguardi perplessi.- Avete cercato di mostrarmi un gioco, e lo ammetto, mi sono arrabbiata, non al gioco, era…” Ho esitato. Era stato interessante, ma non molto divertente. Aveva, per qualche strano motivo, una sorta di eccitante, ma anche un po’ spaventosa. “Divertimento.” Ho finito di dire qualche secondo dopo, poi ho continuato.

“Mi spiace per pensare al castigo, che siete passati oltre all’ora stabilita e non ho cercato di capire come giocare al vostro gioco. Voglio provare di nuovo”. Hanno applaudito. “E questo è anche il motivo per cui non ho aiutato tanto quanto avrei dovuto fare ieri. Sono stato così doloroso dal giorno prima, che non ho potuto, ma sono riposato. Per il gioco.”

Questa volta, mi hanno portata in questa zona che aveva un albero tagliato. Il ceppo dell’albero era enorme. Infatti, era così grosso che quando mi hanno chiesto di sedere su di essa, sono stata in grado di allungare completamente. Mi legarono nuovamente, le mie gambe allungate a sinistra e a destra, le mie braccia legate sopra la testa. Le corde erano legate a dei paletti piantati nel terreno.

“Tutto bene?” Chiese Justin, con gli occhi quasi preoccupati.

“Sì, sono pronta.” Gli dissi, cercando di rendermi fiducioso. Con questo, ha legato un panno intorno alla mia bocca e intorno ai miei occhi. La luce filtrava lungo i bordi, ma non riuscivo a vedere nulla. Poi, cominciarono a stuzzicare me.

Mi sono persa nella sensazione, non essere in grado di parlare, né di muoversi. Le mie braccia e le gambe si indurirono, ma non c’era molto da fare, quindi mi occupavo di chi fosse tra le gambe. Il boinking si sentiva ancora diverso ora che ho giocato con loro, sia quando non lo abbiamo fatto sia quando normalmente lo abbiamo fatto. Mi ha sorpreso quando ho sentito che qualcuno mi toccava e mi sono trovata un po’ saltellando. Era frustrante quando nessuno era in giro, come ero sola nel mondo e quando mi sono abituata, improvvisamente qualcuno che tocca i miei seni, si stabilisce tra le gambe, è stato sconvolgente. Ha anche evidenziato quello che sembrava, laggiù. Impossibile vedere, parlare, muoversi, la mia mente si concentrò su ciò che facevano. Ha aumentato la sensazione di ogni spinta. Ogni volta che sono venuti. Non sapevo neanche che ora fosse. Sapevo che era stato il momento del pranzo. Potrei sentire il sole sulla mia pelle, calda, mani che spalmano la crema, che mi toccavano facendomi venire caldo; un ragazzo in me, più caldo ancora. Ho potuto sentire il sudore che mi sgocciola addosso, sentire il sudore che mi corre sulla mia pelle calda mentre il loro corpo ha fatto contatto. L’aria cominciò a raffreddarsi e mi sono addormentata.

Mi sono svegliata nuovamente nella completa oscurità. All’inizio ho cominciato a sentirmi in panico. Poi, ho sentito che il peso si stabilisce tra le gambe. Mi resi conto che mi ero addormentata e stavano ancora giocando al loro gioco. Ma, come potevano giocare con me mentre dormivi. Ho cominciato a non piacere seriamente questo gioco. Non mi sentivo come stavo giocando. Più come ero la palla, l’oggetto con cui gli altri giocavano. Ho cercato di forzare la benda dalla mia bocca e chiunque fosse tra le mie gambe mi sembrava che mi avrebbe spostato.

“Ciao, sembrava che eri stanca, quindi abbiamo deciso di lasciarti dormire mentre abbiamo giocato.- Era Michele.- Solo qualche altro giro e avremo finito. Tutti gli altri sono tornati al campo, quindi siamo solo tu e io.” Non mi piaceva questo. Sembrava che stava andando troppo lontano.

Ho sentito il rumore bagnato, basso tra le mie gambe, che mi faceva vergogna, ma che sentivo sempre e i ragazzi erano felici con questo e poi, lo sentivo godere.

“Mi sto divertendo.” Disse. Qualcosa nella sua voce mi ha fatto sentire… non così confortevole. Ho cercato di chiedere a lui di prendere la benda toglierla. È uscito come un “mff mff mff mffff”.

Potevo sentirlo ansimare accanto a me. Poi, dopo qualche altro minuto, lo sentivo riposare tra le gambe di nuovo. Ancora una volta ho provato a parlare. “mff mff mff…” Volevo che si fermasse. Ho fatto male a me. Oh, ero così scivolosa che non era dolorosa da quella parte, ma più dolorante nell’animo. Si spinse più forte e tornò di nuovo. Era sdraiato lì, giocando con i miei seni, come il suo pisello scivolato fuori. “Sai, non sapevo che tu fossi così…” Si è fermato mentre sentivo le sue mani giocando con i miei capezzoli per poi baciarli. “Ragazza fantastica.”

Potrei sentire di nuovo la sua ‘sorpresa’ diventare grossa. Mi chiedevo quanto tempo mi aveva boinking. Volevo solo tornare al campo.

“Vuoi rimanere qui tutta la notte?” Ho scosso la testa no. Ha riso.

“Non ti stai divertendo? Stiamo giocando a questo gioco per te”. Il suo tono è stato spento, mi ha fatto sentire un po’… spaventato.”

Volevo assicurarmi che hai ricevuto il massimo da questo gioco.” Ha spinto, poi spinto profondo dentro di me mentre ha riempito il mio fiore con il suo sperma. Sentii le lacrime che escono dall’angolo dei miei occhi. Volevo tornare al camper e dormire appena dentro un bel posto confortevole. Non continuare un gioco che sembrava che avrebbe dovuto essere finito molto tempo fa.

Ho sentito dei passi. Sentivo qualcuno che mi stava accanto.

Mi ha accarezzato il lato del viso, strofinando le lacrime. Poi gridò: “Togli quel brutto cazzo stronzo!” Era Justin. Ero felice di sentire la sua voce.

Hanno urlato, abbastanza forte da poter sentire le loro voci, ma ancora incapace di comprendere le loro parole, tranne dei frammenti occasionale.

“… stai andando a rovinarla…”

“… non mi importa, avresti dovuto fermarti da molto tempo…”

“…seriamente, vuoi che racconti agli altri questo?”

“…coglione di merda…”

Allora, ho sentito come se stessero lottando e poi come uno schiaffo. Poi un’altro. Li ho sentiti gridare e poi ho capito che stavano lottando.

Durato poco, forse meno di un minuto, poi Justin disse a Michele: “Porta il tuo cazzo lontano da qui e se ti vedo fare qualcosa di nuovo…” Ha lasciato la minaccia appesa in aria.

Subito dopo ha iniziato a liberarmi. “Mi dispiace Loli, non so cosa diavolo aveva in testa, il gioco era finito già molto tempo fa. Quello stronzo non sa quando fermarsi.”

Dopo che mi ha slegato, ho cercato di muovermi. Tutto il mio corpo era dolorante. Le mie gambe urlavano in protesta. Le mie braccia erano difficili da muoversi senza dolore. Non potevo nemmeno chiudere le gambe.

“Io… io…” Volevo dirgli che mi ha spaventato. Legata al buio. Da sola con Mike.

“Stai bene?” Lui disse.

Ho scosso la testa no.

“Oh, che c’è di sbagliato? Prima che tu mi dici, volevo farti sapere, che io e gli altri ragazzi, abbiamo avuto un’esplosione, è stato un giorno così bello, lo giuro, tutti qui pensano che tu sei la migliore ragazza che hanno mai incontrato. Credo che un paio potrebbero essere ‘innamorati di te.”

Sono stata sconvolta dalla sorpresa. Quel pauroso tempo con Michele cominciò a lavare via e cominciai a sentirmi calda e meravigliosa. Non mi piaceva la parte dell’amore, ma ero così popolare con loro. Forse dovrei dare loro di nuovo il discorso sull’amore? Ho inghiottito quello che avrei voluto dire.

“Soprattutto Michele, lo metterò dritto, lo so che non ti piace, almeno non così, ma, come vedi, ha continuato a voler giocare, anche quando avrebbe dovuto fermarsi. È fatto così, lo so che è troppo eccitato, troppo trasportato, è così anche con lo sport, sempre gridando al televisore, sempre eccitato e sovraccaricato, a volte non sa quando fermarsi. Parlerò con lui.”

Non ero sicura di cosa dire. Non so perché mi ha disturbato tanto, essendo al di fuori, sola con Michele, al buio. Perché mi ha fatto sentire paura. Ma Justin aveva ragione. Michele sembrava avere molta attenzione e mentre lui poteva essere uno stronzo, ancora sembrava trattare me bene, normalmente. Forse ero solo un poco stupida. Forse ero una ragazza stupida. I ragazzi mi amavano. Hanno sempre prestato molta attenzione a me. Infatti, pensando a questo, ho capito che Justin aveva ragione. Era come se fossi il centro del mondo per loro. Era quasi scomodo, come i ragazzi erano troppo concentrati su di me, ma aveva ragione. Mi piacevano tutti. Ero eccitata. Non ero ingrata come le altre ragazze. Ho pensato a Michele. Lasciarli vedere che sono stata arrabbiata con lui. Inoltre, cercare di assicurare che capisca, non sarei la sua fidanzata. In realtà ho iniziato a sentirmi male per lui.

Anche qualcosa altro doveva essere detto.

“Justin, questo gioco… non mi piace.”

Lui mi guardò con quello sguardo cui ero abituata a vedere nella gente quando parlavo.

“Oh, voglio dire, va bene, ma, va bene solo per sconvolgere… non è divertente… infatti… non mi fa sentire come… non lo so… come… come ai giocatori di calcio, non mi sento come se fossi un giocatore, mi sentivo come se fossi la palla.”

“Oh. Mi dispiace di averti fatto sentire così. Perché non ci hai detto prima?”

“Beh, perché, ero sconvolta, dal tempo e ho pensato che forse non mi è piaciuto, perché ero troppo concentrata sul pensiero di stordire oltre l’ora concordata nel tempo, ma… non come un gioco, ci sono altri giochi, che possiamo provare, dove ho vinto.”

“Come il calcio hai detto? Parlerò con i ragazzi, conosciamo tantissimi giochi che penso che tu possa godere di più.”

Ho riso. “Sì, proprio come il calcio, grazie Justin.” Mi sono abbracciata a lui. Mi ha stretto a lui. Mi sono trovata a guardarlo negli occhi, gli occhi chiusi, ho chiuso i miei. Ho trovato le mie labbra che si muovono verso le sue.

Improvvisamente, mi sono tirata indietro, realizzando che ho quasi fatto sesso con lui. “Mi dispiace, non dovrei avere, non posso farlo, non sei nemmeno il mio ragazzo.” Aveva un lampo di confusione, poi uno sguardo di comprensione. “Va bene.” Disse, e tornammo in silenzio, mi preme contro di lui sorreggendomi. Avevo molto male alle gambe.

Maxtaxi

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DAY…40
Ho dormito quella notte e mi sono svegliata ancora rigida e affaticata, muscoli che urlano ovunque e ancora incapace di chiudere completamente le gambe. Tutti i ragazzi erano già svegli e parlavano fuori dal camper. Si fermarono quando sono arrivata vicino come era il loro solito e mi sono seduta a fare colazione. Il resto della giornata, ho rifiutato di aiutare e di fare qualsiasi altra cosa. “Mi dispiace, ti aiuti da solo se ne hai bisogno, sono molto male a partire da ieri sera per aiutare.” Odio averlo detto, ma era vero. Quando ho visto Michele, con un occhio contratto e gonfio, gli ho dato un abbraccio, poi l’ho portato da parte. “Guarda, Justin. Mi ha detto tutto.”

“Ti ha detto che cosa?”

“Che sei innamorato di me. È per questo che ti sei comportato così, sai, non mi piace di più così, l’ho già detto, per favore, fermati, non voglio farti del male.” Ho cercato di consolarlo, mi ha accarezzato il braccio.

Lo sentivo muovere sotto il fiato. “Stupida cagna fottuta, non capisci una merda, lurida troia e io sarei…” Non l’avevo più sentito. Stava ridendo mentre continuava a dire parole a me incomprensibili. Gli altri ragazzi lo sgridavano.

Volevo dire qualcosa. Sapevo che non si sentiva così, ed era sconvolto perché l’ho rifiutato. Le parole che ho sentito mi hanno stordito. Beh, quello che ho capito di loro.

Mi sono avvicinato a Dick. Volevo chiedere a Justin, ma dopo quello che è accaduto la notte scorsa, come potrei, non osavo.

“Umm, sono i ragazzi arrabbiati con me, perché sai… non aiutare?”

“No, sono bravi, capiscono.” Disse, confortandomi.

“Perché, voglio dire, voglio aiutare, davvero.- Ho trovato le lacrime che scappano dai miei occhi.- Ma io, sono ancora ferito, non posso ancora camminare dritto.”

Mi guardò, poi distolse lo sguardo. “No, davvero, va bene, ti distendi oggi, ci occuperemo noi di tutto.” Stava fissando avanti, con uno sguardo colpevole sul suo volto.

“Ok se lo dici tu.” Non ero ancora così sicura, ma il resto del giorno i ragazzi facevano proprio questo. Mentre mi sono seduta sulla sedia, godendo il sole, i ragazzi mi hanno portato cibo, bevande. Quando sono andata a sedersi sulla sabbia, guardando l’acqua muoversi nello stagno che avevamo creato, i ragazzi mi controllavano in che condizione ero e se avevo bisogno di qualcosa. Mi hanno trattato come una principessa. Ho evitato Michele, lasciandolo sapere che ero arrabbiata. Capisco che sia stato ferito, ma ha dovuto capire che non poteva solo insultarmi, anche se fosse solo parole scappate. Ho posto il mio sorriso migliore per tutti, ma per lui ho mantenuto la mia espressione fredda e gelida. Lo guardavo con lo sguardo cattivo stringendo un poco gli occhi. Era strano che lui solo ridacchiò. Più di una volta, gli altri ragazzi gli hanno parlarono, uno alla volta, in due, una volta tutti. Quella sera, mentre il sole era all’orizzonte, si avvicinò e si scusò per aver urlato e di aver fatto troppo.

“E… i nomi che mi hai chiamato? Ero proprio qui, potrei sentirti.”

Sospirò, poi si scusò per questo. “Ero solo… in ogni caso… mi dispiace.”

L’ho accettato. Purtroppo, senza la boinking, era in realtà… era stata una sorta di noiosa giornata. Non ero in viaggio per fare escursioni o nuotare, quindi tutto quello che potevo fare era parlare con i ragazzi, guardare gli uccelli, gli alberi, forse giocare con la sabbia. Mi sono trovata a volerli stordire. Si sentiva bene e si passava il tempo con attività più interessanti. Mi piaceva veramente più di quanto l’ho capito.

L’unica novità è che ho scritto lunghi messaggi a mamma facendola sapere come mi stavano trattando da principessa perché stavo ferita al mio fiore e lei era contenta di come erano bravi e comprensibili i miei compagni di viaggio. L’ho corretta che erano amici e non stavamo andando da nessuna parte.

Alla fine della giornata, sono stato recuperato per lo più. Potrei camminare dritto, e i miei muscoli sembravano meno angusti. Dopo cena, sono entrata nel camper. Justin era lì, e all’improvviso iniziò a massaggiarmi.
“Abbiamo diversi giochi da poter fare.” Mi disse mentre le sue mani lavoravano sui miei muscoli afflitti. Mi sentivo rilassare e presto non rimaneva nessuna rigidità. Beh, diverso dal mio fiore. Mi sono addormentata, le dita mi hanno portato a sognare.

Maxtaxi

Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli…

Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
This novel should not be reproduced electronically or in print with out my written permission.

DAY…41

La mattina successiva, abbiamo deciso di avere una discussione sui giochi, per aiutare ad animare la permanenza nel campeggio. Volevo fare boinking. Mi pareva di stare meglio, ma i ragazzi erano già fuori dal camper, vestiti e come mi hanno visto mi hanno fatto fare colazione. Ci siamo seduti in cerchio, discutendo di idee sui giochi. Per qualche motivo, tutti i giochi dei ragazzi includevano il boinking.

“Ma, non abbiamo mai stordito nei giochi a scuola.” Ho detto.

“Abbiamo pensato che questo sarebbe un buon modo per aiutarci e per tutti di divertirci allo stesso tempo.” Ha detto Enrico.

“Oh, va bene, ha senso.” Gli dissi. Sembravano godersi l’idea.

Il primo gioco che abbiamo deciso di provare è stato ‘le gare di vergogna’. Le regole sono state così fatte. Farei boinking ogni ragazzo, uno alla volta, e i ragazzi cercheranno di evitare di godere il più a lungo possibile. Ogni ragazzo sarà cronometrato e il più veloce verrà eliminato. Per aiutarci a renderla giusta, in modo che i ragazzi potessero controllare, abbiamo fatto la gara con me in cima, in modo da poter controllare la tempistica.

Nudi, per avere una gara equa, dovevo iniziare con il mio fiore caldo e umido. Non capivo cosa mi volessero dire. L’acqua nel laghetto era fredda, ma poi ho compreso. Pietro e Justin hanno usato le loro lingue per stordire e quando avevano finito ero tutta calda e sudata mentre le loro sorprese, di tutti, erano gonfi e lunghi.

Ho iniziato con Michele usando la lingua per inumidire. Così mi è stato detto di fare. Le mie gambe lo cavalcano, facendo aderire il suo ventre nel mio fiore. Ho iniziato a muovere i fianchi e una volta che stava scivolando facilmente, ha iniziato a muovermi più velocemente. Presto, stava spingendosi contro di me mentre mi sono abbattuto su di lui. Ho guardato come il suo pisellino scomparso dentro di me, come i nostri fianchi incontrati e abbiamo colpito e unito i nostri corpi insieme. Dopo un breve periodo di tempo, 3 minuti e 28 secondi, ho sentito lo sperma dentro di me.

Con Michele fatto, mi sono trasferita su Enrico. L’ho leccato e succhiato brevemente poi mi sono messa su di lui e il pisellino è scivolato facilmente tutto dentro. A differenza di Michele, Enrico è rimasto immobile facendomi fare tutto il lavoro. Ho saltellato molto di più rispetto a prima e quando abbiamo finito sentivo le cosce bruciare per via dello sforzo fatto nel rimbalzare sul suo pisellino. Come ho sentito il suo sperma inondare dentro di me il timer si è fermato a 8 minuti e 13 secondi.

Successivamente, mi sono occupata di Pietro. È stato appena poco più veloce di Enrico. Ho saltellato più a lungo di quello con Michele, ma abbiamo finito più velocemente di Enrico. Ormai il mio fiore stava cominciando a sentirsi caldo e frizzante e bene. Alla e fine ho trovato la mia beatitudine, ho sentito il mio fiore stringere il suo pisello e ho sentito il culo scendere fra le sue gambe mentre tiravo i fianchi stretti contro di lui. Tremavo e spingevo fortemente mentre lui eruttava profondamente in me. Restai immobile alcuni minuti cercando di recuperare. Lo sentivo ammorbidire, il suo pisellino è poi scivolato fuori e il suo sperma fuoriuscita dal mio fiore.

Justin era accanto. Ricordandomi di aver avuto quasi sesso con lui, ero più esitante. Abbiamo boinking per oltre 10 minuti prima che finalmente venisse nel mio fiore. Alla fine, lo guardavo profondamente negli occhi, guardavo le sue labbra. È sempre così bello, così premuroso, che ero ancora tentata, anche adesso, di abbassare le mie labbra mentre il suo corpo tremava sotto di me. Ho resistito alla tentazione mentre stavo tremando con lui.

Infine, ho montato Dick. Adesso ero un po’ malata, quindi volevo solo finire. Lascio che il suo pisellino si seppellisse nel mio fiore bagnato, gocciolante e appiccicoso, appoggio il mio corpo contro di lui ancora tremante dal bene con Justin. Mi sono mossa sfregando tutto il corpo contro di lui, la testa arrivava appena sotto al suo mento. I ragazzi si lamentavano che non era corretto, ma le gambe mi facevano male. Poi ho iniziato a sentire bene muovendo il mio fiore avanti e indietro sfregando contro i peli del pube. Ho iniziato a fare quei suoni profondi e ad essere stordita mentre lui mi palpava le tette e pizzicava i capezzoli. Qualcuno ha urlato che dovevo fare su e giù e mi ha messo un dito nel sedere sollevandomi. Ha finito poi quando ha superato i 15 minuti. Stavo per andare in nero quando mi ha trattenuto a sé abbracciandomi forte. Sentivo il suo cuore battere impazzito. Respiravamo con fatica ed eravamo tutti sudati.

Sono rimasta su di lui senza forze e senza voglia di muovermi. Tremavamo di tanto in tanto. Sentivo il suo pisellino ridimensionarsi e mi mandava brividi di piacere. Il mio fiore la sentivo che pulsava. Ero stanca e affaticata. In quella posizione qualcuno lesse i risultati. Michele canticchiava felice quando notò che ha avuto il tempo più breve.

“Ehi, è tua la colpa uomo. Abbiamo visto come stavi spingendo dentro di lei tanto duramente quando ti stava cavalcando.” Gli hanno detto.

Abbiamo preso una pausa, andando a nuotare nello stagno per lavare e raffreddare, poi mangiato il pranzo. Lavati i piatti, abbiamo poi continuato.

Questa volta ho montato i restanti quattro ragazzi, con Michele che guardava non potendo più partecipare. Purtroppo, alla fine, Justin ha avuto il tempo più breve. Volevo che lui rimanesse. Mi è piaciuto molto stuzzicarlo di più. Scossi la testa, ripetendo che non amavo Justin. Questo non era sesso, bizzarro. Mi chiedevo se, una volta tornati a casa, mi chiedesse ancora di aiutarlo con il suo problema. Sentii il loro sperma nel mio fiore e ancora una volta potevo sentire la beatitudine e lo stordimento. Ero lì sudata che recuperavo il respiro mentre il cuore mi batteva nelle tempie e continuavo a chiedermi se Justin mi avrebbe chiesto di diventare la sua fidanzata. Forse non abbiamo dovuto aspettare fino al matrimonio per avere rapporti sessuali. Il mio fiore gocciolava il loro sperma, mentre questi pensieri cattivi e malvagi correvano nella testa.

Finita questa seconda gara, i ragazzi sono andati per un’altra breve nuotata. Le mie cosce bruciavano e il mio fiore stava diventando più dolorante. Il loro sperma nel mio fiore mi ha reso più facile, quindi ho declinato la nuotata. Volevo mantenere la sborra dentro il mio fiore, in modo che fosse più scivoloso e più facile per il giro numero tre, piuttosto che iniziare… non scivoloso… di nuovo.

All’inizio del turno, ho deciso di cambiare le regole. Ero troppo doloroso per continuare a cavalcarli, perciò, invece, mi sono messa in piedi e mi sono piegata in avanti. Le regole erano leggermente cambiate, i ragazzi non potevano fermarsi. Ho notato che Michele aveva la sua sorpresa in mano mentre guardava Enrico, poi Dick che mi ha fatto bene e Pietro per ultimo. Pietro è venuto più veloce degli altri e fu fuori per il turno successivo. I ragazzi non si preoccupavano neppure di lavare, e questo è andato bene. Ho mantenuto il maggior numero di sperma fuoriuscendo il più possibile, in modo da compensare l’indolenzimento. Ho sentito la pressione di tutto lo sperma nel mio fiore, ma era okay. Non ha fatto del male. Si sentiva solo… pieno. Mi sentivo bene, a differenza dell’esterno del mio fiore.

Li ho leccati e succhiato come mi era stato insegnato per far venire loro lunghi e grossi. L’odore era molto forte come il gusto, ma non dovevo lavarli con la lingua, solo renderli umidi per farli scivolare meglio. Al quarto turno, c’era così tanto sperma nel mio fiore che trapelava lungo le gambe e li sentivo sguazzare e ciaf, ciaf, e gorgogliare e schiuma usciva indipendentemente da quello che volevo. Enrico e Dick tremavano, ma purtroppo, non avevo sentito la beatitudine, ero troppo dolorante anche se sono arrivata vicina.

Enrico è stato dichiarato il vincitore.

Michele è venuto e mi ha sussurrato. “Hey, se lo tieni tutto dentro, ti aiuterà a farti sentire meno male.” Pensavo a questo. E’ stato sicuramente più facile, essendo tutto scivoloso laggiù, ma non ho intenzione di stordire ancora questa sera. Ma abbiamo avuto più giochi domani, quindi ho deciso di provare.

Chiusi le gambe e avvicinai al camper con le mie ginocchia strette. I ragazzi mi guardarono stranamente.

Quando sono entrata, ho posato sul letto, alzando i fianchi in modo che la sborra non sarebbe fuoriuscita, e ho indossato le mutandine. Sembrava assolutamente diverso, lasciandolo lì, invece di lavare o lasciarlo fuoriuscire. Ho messo un assorbente nelle mutandine per una buona misura, dato che avevo tutto il loro sperma dentro, quindi se fosse trapelato, almeno lo perderebbe sul tappetino.

“Hmmm.- Dissi, pensando ad alta voce.- Non dovrei avere la mia luna a scorrere ora?” Mormorai, chiedendomi se fosse tardi. A volte il mio flusso di luna era tardi. Ho scrollato le spalle, ho picchiato il mio fiore attraverso le mie mutandine. “Ora, stai lì.- Dissi allo sperma che mi riempiva.- Voglio sentirmi meglio per domani.”

+Quella sera Michele ha usato nuovamente il sonnifero. Dopo che Loli aveva finito di ballare, anche se si lamentava che era stanca, ci ha intrattenuto ed eccitato per più di un’ora. Ero restio a quel stratagemma per scopare perché lei non se lo meritava e lui mi stava diventando sempre più antipatico. Loli non si meritava come lui la trattava oltretutto. Comunque, sia io che Enrico abbiamo fatto gli straordinari nel pomeriggio per via della gara e potevo capire gli altri ragazzi dopotutto. Comunque, dopo che avevano finito il primo giro, eccitato per lo spettacolo, ne ho approfittato e anche io ho svuotato le palle di quel che mi rimaneva nella sua calda e accogliente figa.

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Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
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DAY…42
La mattina successiva, ho trovato il mio assorbente attaccato a me a causa di tutto lo sperma che era fuoriuscito. Tuttavia, sembrava aver aiutato. Non mi sentivo più dolorosa come mi aspettavo anche se mi bruciava terribilmente quando facevo la pipì. Ho trovato lui nella fredda aria del primo mattino.
“Michele, grazie per il suggerimento, ho tenuto tutto nel mio fiore quanto più possibile e avevi ragione: non sono più dolorosa.”

“Nessun problema.” Disse, poi si allontanò ridendo. La risata mi metteva in pericolo un po’, ma non mi preoccupavo di perdere nei miei pensieri. A volte i maschi sono così strani.

Dopo la colazione, quella mattina appena svegliati i ragazzi non li ho aiutati con il loro problema, così era stato deciso la sera prima, abbiamo giocato a ‘boinking c’è l’hai’. Poiché dovremmo correre in giro anche nella foresta cercando di scappare da loro, indossavo le scarpe da trekking, una gonna e una t-shirt. Sapevo che avremmo bisogno di essere in grado di stordire, ma volevo proteggere la maggior parte della mia pelle dai possibili graffi, quindi la gonna ha reso più facile per loro di accedere al mio fiore con vestiti che mi proteggevano. Ho scelto Justin per iniziare. Dopo che ho usato la bocca e la lingua come mi era stato insegnato, trovavo strano e piacevole sentire e vedere come cambiava il pistolino, mi sono sdraiata a terra, allargando le gambe, invitandolo. Non volevo diventare sporco, ma il mio desiderio di guardarlo negli occhi ha vinto su una piccola sporcizia sui miei vestiti. Ho aspettato, le mie labbra si separarono, mentre si stabilì tra le mie gambe, strofinando la testa della sua ‘sorpresa’ contro il mio fiore. Era già bagnato di rugiada di fiori al pensiero di lui che mi baciava. Se ha provato, non ero sicura di fermarlo. Purtroppo, o forse per fortuna, non ha provato. Lui mi ha spinto dentro facendomi stordire con le gambe in alto contro le sue spalle e, ho sentito la sborra calda essere spinta in profondità come potrebbe andare, mentre il mio desiderio che lui avrebbe portato quelle labbra giù contro le mie. Volevo sapere cosa era il sesso. Volevo sentire la nostra bocca insieme, per sentire la beatitudine tra l’altro mentre boinking e io e lui ci stordivamo. Come ha finito, le gambe le ho spinte insieme, poi mi sono alzata per allontanarmi. Guardai indietro e notai che nessuno degli altri ragazzi correva lontano da lui. Toccò Enrico accanto a lui, e disse: “C’è l’hai tu.”

Poi, la caccia era partita. Purtroppo, non è durata molto a lungo con me cercando di mantenere il mio fiore chiuso, in modo che la sborra di Justin non sarebbe fuoriuscita, per aiutarmi a tenere me dal male, proprio come Michele aveva suggerito. In poco tempo mi ha preso. Dopo che ho usato la bocca, mi alzò e io avvolsi le gambe intorno a lui, le mie braccia intorno al collo e rimbalzai il mio corpo contro il suo. Lui scivolò facilmente, lo sperma di Justin che rendeva ancora il mio fiore bagnato e scivoloso, e presto lo sentivo tremare mentre lui mi tirò stretto contro il suo corpo.

Una volta terminato, ho scivolato, chiudendo le gambe in fretta. Ho corso, ma quando sono stata presa mi sentivo bagnata in mezzo alle gambe fino alle ginocchia. Sono stata piegata in avanti mentre Pietro ha afferrato i miei fianchi e ha spinto dentro di me. Un paio di volte, mentre lui si è spostato in avanti e io andavo indietro ci sono stati un paio di incidenti in cui la sua ‘sorpresa’ è uscita dal mio fiore andando a sbattere contro il culo o la coscia finché non abbiamo trovato un buon ritmo. Stordita, non mi sono quasi accorta che mi stava riempiendo con il suo caldo sperma.

Liberata dalla presa delle sue mani e dal suo pisellino, ho iniziato a correre nuovamente. Ancora una volta ho guardato dietro la spalla e ho notato che nessuno degli altri ragazzi scappava da lui. Ha toccato Michele e ha iniziato a correre. Ho pagato un po’ meno attenzione allo sperma nel mio fiore, cercando di stare lontano da lui il più a lungo possibile, ma ancora non ci volle molto per farmi prendere. Mi ha spinto verso il basso grossolanamente. Non ha fatto del male, ma è stato sorprendente. Poi ha guidato la mia testa a lungo facendomi male alla gola molte volte. Non mi piaceva. Spinse la testa contro il terreno, così il mio fiore si bloccò in aria. Le regole hanno affermato che potrebbe boinking me in qualsiasi posizione che volessero, ma non mi piaceva questo. Quando mi ha spinto, ha spinto duro. Sentii la sua sorpresa in fondo al mio fiore e gridai. La sua mano sulla testa, che mi impediva di alzarmi e i suoi duri profondi colpi presto lo facevano sborrare dentro di me. Sembrava che stava cercando di sperimentare il più profondo possibile. Gli altri ragazzi si avvicinavano mentre stava andando via. La mia faccia rossa, ho tolto le foglie dai miei capelli, la terra dalla mia faccia. Ho tirato fuori la mia lingua e gli ho fatto il mio muso duro. Abbiamo avuto regole, ma volevo mandare Michele fuori dal gioco. Stavo cominciando a non amarlo. Mi sono alzata, i miei interni hanno male un po’, ho stretto le gambe cercando di mantenere la sborra dentro. Ho sentito un rumore di sciacquettio e colare fra le gambe, ma ho chiuso le gambe per cercare di fermare il flusso.

Dick ha tirato un pugno a Michele nel braccio, ringhiato a lui e poi è giunto il momento per me di scegliere qualcun altro.

Questa volta ho scelto Dick, tirandolo ad un albero che avevamo tagliato. Ho sparso le gambe e l’ho tirato verso di me, desiderando che si affrettasse prima che tutto lo sperma fuoriesca. Abbiamo trovato una buona posizione e la sua sorpresa penetrava il mio fiore. Grugnì e gemette come io mentre stordivo. Lui spinse ancora più fino a che la sua ‘sorpresa’ non avesse mandato in me il liquido caldo e appiccicoso.

Abbiamo continuato per altre due ore, quando ho dovuto dire basta. Potevano sconvolgersi a vicenda se avessero voglia di stordire di più.

Ho camminato al camper mantenendo tutto lo sperma che potevo dentro il mio fiore, cercando di non perdere nulla. Mi sono messa le mutandine con l’assorbente, chiedendomi se avrei bisogno per il mio periodo, o semplicemente per tenere tutto lo sperma dentro e riempirlo quando si è fuoriuscita lentamente.

Abbiamo mangiato e mi sono trovata più affamata del normale. Ho chiesto una salsiccia in più e sono rimasta scioccata. Non mi piace molto la carne, ma per qualche ragione, proprio allora, niente sembrava più delizioso.

Il pomeriggio l’abbiamo passato ad oziare a bordo laghetto facendo giochi e stordendo. Justin si è divertito a fare cose meravigliose con la lingua e i ragazzi tutti hanno voluto giocare con i miei capezzoli come se fossi la loro mamma. Poi hanno fatto un gioco. Bendata dovevo riconoscere con la bocca i loro piselli. Mi sono divertita tanto anche perché non potevo più stordire o andavo a nero. Il premio finale è stato quello di bere tutto il loro seme.

Quella notte, quando siamo andati a letto, ho ancora avuto del loro sperma dentro di me e quando sono andata a nero sentivo il mio fiore tremare, pulsare di stordimento.

Quella notte, Dick si svegliò accanto a me, la sua ‘sorpresa’ grossa. Lo lascio stuzzicare, poi boingking, fino a quando il suo sperma mi ha riempito. Ho stretto le gambe cercando di tenere tutto dentro. Forse qualcosa sarebbe andato via prima dell’alba, ma non sapevo dove erano le mie mutandine.

DAY…44
Il giorno dopo, dopo aver fatto boingking per quasi tre ore e oltre, senza respiro, volevo giocare qualcosa di meno… del correre… Ero tutta dolorosa perchè la sera avevamo fatto ancora e ero andata a nero due volte per poi addormentarmi senza ricordare di aver mangiato a sera. Anche i muscoli facevano male non solo il mio fiore. Camminavo divertente come mi hanno detto quella mattina e svegliandomi presto sono uscita dal camper prima che loro si svegliassero per chiedere aiuto.

Ho anche notato che l’assorbente era incollato a me ed era fuoriuscito molto sperma dal mio fiore. Forse, con oggi, se non essere un gioco da correre, sarei in grado di risparmiare abbastanza per mantenerlo dentro fino al giorno successivo. Non mi dispiaceva la sensazione dentro di me, e stavo cominciando ad abituare al mio fiore pieno di sentimenti. Mi piaceva il sentimento che provavo.

La colazione è stata divertente. Con loro che mi toccavano ovunque e le loro ‘sorprese’ tutte grosse che ondeggiano. Anche io li ho toccati e baciati come loro hanno fatto a me per darmi il buon giorno e devo dire che mi mancava un poco fare boinking. Mi faceva sentire bene.

Ci siamo sistemati al gioco del nascondiglio. I ragazzi contano a 100 ad alta voce. La prima volta, mentre cominciai a camminare, Mark, Dick, Peter, hanno contare troppo veloce.
“Fermati, no, contano correttamente, mille, mille e uno, mille e due, così.” Gli dissi, facendoli ricominciare.

Hanno iniziato, contando. Mi sono nascosto dietro il camper.

Harry è stato il primo a trovarmi e gli ho consegnato la coperta. Il resto, sentendoci, sono rapidamente avvicinati, mi hanno guardato come Harry mi boinking finché il suo sperma mi riscaldava il fiore, prima di alzarmi in piedi. Ho chiuso le gambe e ho raddrizzato le mutandine in modo da aiutare a mantenere chiuso il mio fiore.

Poi sono tornati e hanno cominciato a contare. Non mi importava che stava facendo il conteggio, fintanto che lo facevano correttamente.

Sono andata a nascondermi. Questa volta abbiamo giocato fino a quando non è arrivato il momento di preparare il pranzo. Ognuno aveva sperma in me almeno due volte, e Dick aveva sperma nel mio fiore tre volte. Era così pieno che colava, non importa quanto duramente ho cercato di fermarlo. Ancora, abbiamo mangiato il pranzo e io sono andata per una seconda piccola bistecca, e poi siamo pronti a giocare un po’ di più.

Il mio fiore è stato così pieno, dopo solo il secondo ragazzo che sborra dentro, che è schizzato fuori come il prossimo ragazzo è entrato in me. Suppongo che fossi piena, piena e, ho cercato di assicurarmi di rimanere piena. Il cazzo di un ragazzo ha riempito il posto lasciato libero da quello prima e le mie gambe erano appiccicose, le cosce interne fino alle ginocchia con il loro sperma fuoriuscito.

Prima di cena, non avevo altra scelta se non lavarmi, tenendo il mio fiore chiuso mentre lavavo le gambe e scivolando nel letto, ancora piuttosto pieno. La mia pancia si sentiva leggermente stretto e quasi un po’ carino. Forse ho avuto troppo sperma nel mio fiore.

+A dir poco esaltante. Quando siamo arrivati all’ora di cena eravamo esausti. Non potevamo più godere ancora. Avevamo male alle gambe e alle chiappe del sedere. Pensavo che se a noi ci bruciava il cazzo chissà a lei. Comunque quella sera restammo semplicemente seduti a bere, a fumare e a scambiare sms con la civiltà. Come ha iniziato a fare freddo ci siamo rinchiusi nel camper anche perché eravamo mezzi nudi e ci siamo addormentati tutti subito, ma prima volevo contare quante volte avevo sborrato in quella giornata incredibile e se era corretto, l’avevo fatto ben sette volte. Io come tutti gli altri.

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Questo romanzo non deve essere riprodotto elettronicamente o a mezzo stampa senza la mia autorizzazione scritta.
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….CONTINUA….

Autore Pubblicato il: 23 Aprile 2018Categorie: Orgia, Trio0 Commenti

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