Leggi qui tutti i racconti erotici di: Eriaku

Finita la partita, io e Luca sudati e stanchi facciamo la fila alle docce. C’è solo un box doppio, purtroppo. Rimasti in due ad aspettare che si riscaldasse acqua, seduti parliamo del più del meno: lavoro, calcio, donne. Lui ha una decina d’anni più di me, che ne ho ventitré, ma abbiamo punti in comune, è sempre un piacere.

Mentre mi sta dicendo che è fidanzato da tre anni, escono gli ultimi due. Ora tocca a noi. Mi alzo spogliandomi e nudo affianco a Lui che si toglie i pantaloncini resto un momento di sasso. Per la miseria, ha una sberla da far paura! “E la madonna” gli faccio “A chi troppo e a chi niente!”
E diavolo se è vero, io mi difendo bene ma quell’affare sarà almeno una ventina di centimetri da moscio.

“La tua donna sarà felice” continuo. “Mica sempre mi fa scopare, dice che le faccio male, poi non cammina bene per due giorni!” Mi risponde ridendo. Non riesco a non occhieggiarlo mentre ci laviamo e noto che si fa sempre più grosso, non si allunga ma si gonfia a mo’ di tappo di damigiana.

“Ti piace quel che vedi?” Oddio…mi ha beccato.
“Ma no, che dici… è solo che…” Interrompo quell’arrampicata sugli specchi senza distogliere lo sguardo. Si avvicina: “Toccalo, senti com’è, ci stai pensando no? Fammelo diventare duro…” Sarà la curiosità, ma allungo la mano e lo tocco, chiudo la mano intorno e non riesco a circondarlo con le dita, s’ingrossa sempre di più…è caldo, pulsa. “Avevo capito che ti piaceva il cazzo, ho visto come guardi gli uccelli degli altri ragazzi, Sei mai stato con qualcuno di quelli che giocano?” Rispondo con un rapido cenno negativo del capo, la mano ancora piena del suo enorme fallo ormai eretto.

Lui continua imperterrito col suo interrogatorio: “Hai esperienze fuori di qui? Io da ragazzo mi facevo fare i pompini, solo due volte ho trovato chi è riuscito a prenderlo” e mi accarezza il culo. Tento un’ipocrita resistenza: “Fermo, che fai?” Inizialmente non risponde mentre mi liscia il solco e mi insapona il buco. “Ti massaggio come stai facendo tu…” Ammicca verso il basso e seguendo il suo sguardo mi rendo improvvisamente conto di star masturbando quello scettro che ha fra le gambe, forse da un minuto, forse dall’inizio. Mi sfugge un gemito, mi ha penetrato con un dito mentre ora con l’altra mano gioca coi miei capezzoli, io continuo a segarlo nella doccia piena di vapore.

***

Come sia finito a dargli la schiena non lo ricordo.
Mi tiene per i fianchi appoggiando la punta del suo cazzo sul mio buchetto allargato e fremente. Spinge, sente il mio corpo irrigidirsi:
“Prenderò il tuo culetto che tu lo voglia o no, ormai sono troppo arrapato, non ti lascio uscire finché non abbiamo finito”.

“Porco…Bastardo!” rispondo in maniera infantile alla sua minaccia sussurrata, e in risposta mi molla uno sculaccione riprendendo a spingere;

Mi dimeno mentre il suo cazzo si fa strada al mio interno. Non parla più.

“Basta…Basta…” Ora lo sto implorando, se di lasciarmi andare o sfondarmi non lo so più neanch’io.

Con una mano è aggrappato a me, con l’altra mi tormenta le natiche con pizzicotti e sberle. Non risponde, preso nel suo intento.

Mi lamento, gemo, piango mentre il mio culo lentamente cede all’azione di quell’ariete duro e caldo incuneato fra i glutei.

“Zoccoletta, mi stai facendo divertire…Ti voglio proprio rompere.”

Mi prende con entrambe le mani per i fianchi, tirandomi a sé, spingendo ancora:

“Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhaaaahhhhhhhhhhhhahhhhhhhhhhhh!” Un urlo continuato abbandona la mia gola rimbombando intorno a noi. Ha oltrepassato lo sfintere, è dentro al mio culo. Si ferma un momento.

“Brucia…Ti prego…” Ancora un inutile supplica, ormai è tardi.

“Sei troppo eccitante giovane puttanella, ho appena iniziato con questo sederino liscio e tondo…”

Con una mano mi afferra una spalla, l’altra rimane abbrancata ai miei fianchi. “Sei una vacca, con il culo di una vacca, ora te lo rompo per bene così poi potrai infilarci di tutto dentro.” Non sussurra più ora.

“Porco…Oddio che male…” Schiacciato contro il muro della doccia, sottrarmi è impossibile, posso solo subire le sue spinte, avanti e indietro nel mio culetto, sempre più avanti, sempre meno indietro, finché non sento sbattere i suoi coglioni contro le terga. Mi fa male tutto, mi strizza i capezzoli, me li prende alla base spremendoli verso l’alto, poi li prende alla base tra le dita e li schiaccia, li tira allungandoli come non credevo fosse possibile.

Il mio culetto era occupato dal suo cazzone, andava avanti e indietro dolorosamente e senza pietà.
Esce quasi tutto e poi rientra con un colpo violento che mi fa sobbalzare. Il mio sfintere si sta adattando, le mie resistenze diminuiscono, i suoi movimenti sempre più veloci.

“Toccati, puttana!” Un ordine accompagnato da una spinta brutale.
“Brucia troppo!” Una protesta lacrimosa, messa a tacere da una spinta ancora forte ed uno schiaffo su una natica.
“Fallo!” Insiste perentorio. Obbedisco. Subisco.

Mi tocco, ho il pisello duro come mai è stato con la mia ragazza.
Lui mi fotte con cattiveria, mi fa male, mi tratta come una puttana e io mi tocco. Mi insulta, ed io continuo a toccarmi. Non gliene frega niente di me. Sono solo carne per il suo cazzo. E mi tocco fino a venire, il mio orgasmo subito lavato dall’acqua della doccia che ancora scorre addosso a noi.

“Lo sapevo che eri una puttanella perfetta.”
Mi dà gli ultimi, violenti, profondi colpi e mi riempie il culo.

***

Siamo nella sua macchina, ha insistito per accompagnarmi a casa anziché farmi prendere l’autobus. Seduto sul sedile del passeggero sono tutto un dolore, eppure ho goduto e tanto. Le mie riflessioni interiori sono interrotte dalla sua mano sulla coscia. “Senti chi è stato il primo?” Mi chiede.

Quindi se ne è accorto, penso. Mentre mi sfondava si è accorto che qualcuno lo aveva già fatto. “Era un vicino. Io avevo diciotto anni e lui ventuno. Giocavamo, parlavamo di ragazze. Una volta mi portò nella cantina della sua famiglia per farmi vedere un giornaletto. Ci siamo masturbati. La seconda volta mi ha messo in mano il suo uccello, era normale credo, non certo una bestia come il tuo. L’ho segato fino a che mi ha riempito le mani. Una settimana dopo, me lo ha fatto succhiare. Quello stesso pomeriggio, mi ha sverginato piegato su una vecchia poltrona. Con l’uccello intriso della mia saliva mi ha penetrato. Mi ha sborrato dentro. È andata avanti per qualche mese, ogni volta mi spingeva sempre più avanti. Mi diceva che ero la sua troietta, che voleva presentarmi come la sua ragazza rotta in culo. Ovviamente scherzava, erano cose dette mentre era affondato dentro di me. Ma avevo paura…perché l’idea iniziava piacermi. Di essere trattato da troia in pubblico, come in cantina. Diedi un taglio alla cosa, lui provò a farmi cambiare idea, gli chiesi di lasciarmi in pace, gli dissi che non avevo più voglia.

Mi chiese un regalo d’addio. Era un pomeriggio. Lo spompinai nel sottoscala del palazzo, col rischio che chiunque potesse vederci. Lo lasciai venire nella mia bocca, ingoiai tutto. Un’altra prima volta.”

Le parole fluiscono fuori da me, così come i ricordi, e non mi rendo conto che siamo arrivati sotto casa mia. Mi strizza la coscia con la mano che ha tenuto lì per tutto il tempo. Non so da quanto siamo fermi, il mio sguardo è attirato dal suo mostruoso affare che sbuca dai jeans. È duro.

Non dice nulla, afferra la mia nuca con la stessa mano che mi teneva la gamba e mi cala sul suo cazzo. lo prendo in mano e lo lecco sulla cappella e poi piano piano cerco di succhiarlo, me ne entra in bocca una metà. Intanto è entrato con due dita nel mio ano ancora lasso, e me lo massaggia. Gemo di dolore ma continuo.
È quasi sera e non è una strada principale. Ciò non toglie che chiunque potrebbe passare e riconoscere la mia zazzera di capelli rossi che fa su e giù su quel piolo. Fortunatamente non succede. Succhio e lecco con sempre più foga, ancora ricordo come si fa, penso. Tira fuori le dita da me d’improvviso, con entrambi le mani mi ferma la testa mentre viene. Non mi lascia uscire dall’auto, finché non ho pulito ogni singola goccia di sperma.

***

Adesso mi scopa a casa sua una o due volte la settimana, quando la sua ragazza è troppo distrutta per dargliela, e mi tratta come se fossi la sua donna. Mi chiedo se i vicini notino la differenza fra i miei urli mentre mi monta, e quelli di lei. Ogni volta nel suo bagno controllo il mio buchino nello specchio a muro. È un tondino perfetto ormai. L’ultima volta mi ha chiesto il perché lo faccio. “Mi sento troia” ho risposto, neanche io so perché. Forse per farmi stare meglio, in risposta mi ha raccontato che della squadra non sono il solo che si è fatto, e di stare tranquillo perché quelli sposati sono molto peggio di me…

NOTA: Soggetto riadatto da una lettura trovata per caso sul Web. Se l’autore mai dovesse leggere questo racconto, sappia solo che lo ringrazio. Rimettere il tutto in scena nella mia mente e poi da vivo con una mia conoscenza, è stato magnifico.

Autore Pubblicato il: 17 Giugno 2022Categorie: Racconti Gay, Sensazioni0 Commenti

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