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Serena è mia cugina.
Abbiamo un rapporto profondo che negli anni è sfociato in intimità quasi carnale, ma ho sempre preferito sottomettere un bel maschietto che una ragazza e così a parte delle “lezioni orali” in adolescenza e qualche scopata capitata ogni tanto negli anni, siamo sempre stati più dei grandi complici, anziché degli amanti. Ed è proprio grazie alla nostra grande complicità che trovarla vicino alla mia moto appena uscito dal lavoro, lavoro in uno studio come parrucchiere truccatore per eventi e cinema, sapevo che voleva di “guai in vista”.

“Dario, quanto tempo che non ci si vede!” mi disse mentre ci scambiamo un bacio sulla guancia.

“Saranno al massimo due giorni quindi vieni subito al dunque.” le risposi facendole capire che le sue moine erano completamente inutili.
“Uff.…Sei il solito scorbutico, non ti su può dire niente!”
“Taglia corto, come se non fossero trent’anni che ti conosco.”
“E va bene, ho un problemino ma nulla che tu non possa risolvere.”
“Ecco che ci siamo, allora offrimi un aperitivo che ne parliamo.”

Così ci ritrovammo seduti davanti ad un paio di drink: “Vedi Dario, c’è grave un mio studente, uno di quelli a cui do ripetizioni, che ha qualche problemino col sesso, e questo secondo me non gli permette di rendere al meglio. Quest’anno ha gli esami di maturità, se non studia a dovere, lui perderà l’anno ed io della potenziale clientela!” Iniziò a raccontarmi. “Questo ragazzo è certamente omosessuale, solo non ha coraggio di manifestarlo e d’avere alcun tipo di rapporto.”
“Cosa ti fa pensare che gli piacciano i maschi, scusa?”
“Non l’avessi capito dalle sue ingenue confidenze, o non lo avessi beccato con un porno gay, sarebbe bastato il fatto che non si fili per niente queste qui!” E tutta seria s’indicò il seno prominente. In effetti nemmeno io riuscivo a non guardare le sue gemelle in bella mostra nella canotta, figurarsi un liceale in piena tempesta ormonale.
“D’accordo Sherlock, mettiamo che hai ragione. Io che c’entro? Non posso certo guarirlo da quella che non è una malattia!”
“Hai ragione, ma tu sei pratico di femminilizzazione come nessun altro che conosco.”
“Grazie del complimento, ma continuo a non capire cosa vuoi da me.” le dissi sempre più incuriosito dal suo discorso.

“Ecco se tu lo potessi far sentire femmina almeno una volta, sono certa che si sbloccherebbe.”
“Ma chi ti dice che sia una sorellina? Magari vuole fottersi un bel culetto…”
“No, ti dico! Uno che vuole chiavare non si sborra tra le mani al grido di “Fottimi, Fottimi!”, mentre guarda un quarantenne che si fa un ragazzetto.”
Mi sfuggì una risata a metà con uno sbuffo: “Il video con cui lo hai beccato?” “Si, si! Ed il ragazzetto era biondo come lui… “Però lo hai visto bene…” “Si beh non volevo interromperlo sul più bello, no?” Ci guardammo in silenzio per un momento, e fummo colti dalle risate.

Rimasi poi a guardarla in silenzio sorseggiando lentamente il mio Gin Lemon, in fondo il suo ragionamento non faceva una piega, solo volevo trarre un mio “guadagno” da quella situazione. Oltre al fatto di farmi una verginella, intendo.

“Inutile che ti dica che voglio il completo controllo della situazione. Voglio che venga da me già depilato e con dei vestiti da donna, anzi ti farò una lista di quello che deve portare.” le dissi assumendo il tono più serio possibile
“Dovrà obbedirmi in tutto e per tutto altrimenti non se ne fa niente.” Continuai.
“Lo sapevo che avresti detto di sì. Un culetto vergine per uno come te è un richiamo irresistibile.” mi rispose ridendo. “Diciamo che sverginare un novellino mi intriga, ma non dimenticare che lo faccio per amicizia!” Le dissi col tono più serio possibile. Su quella frase esplodemmo entrambi a ridere di nuovo e finimmo i nostri aperitivi con discussioni meno serie.
Il giorno dopo inviai una mail a Serena con tutto ciò che volevo portasse il ragazzo, lei mi rispose garantendomi che aveva sentito Davide, questo era il suo nome, e che lui aveva accettato la sua proposta, inoltre mi mandò i suoi contatti.
Fissammo quindi l’incontro col giovane per sabato pomeriggio e le promisi che le avrei raccontato tutto quello che sarebbe successo.
Passai il sabato mattina a sistemare la stanza dovrei avrei reso donna Davide, senza dimenticarmi di lasciare alcuni giochini ben nascosti, ma a portata di mano sia lì che in camera. Alle due suonò il campanello, era lui con un borsone sportivo in mano.
“Buongiorno signor Dario, sono Davide, l’amico della signora Serena.” mi disse timidamente.
“Ciao e lascia stare il signore, dammi del tu.” Gli risposi facendolo entrare “Sai già le mie condizioni quindi se hai qualcosa da dire fallo subito.”
“No, no anzi ti ringrazio, anche se non ho ancora capito cosa farai.”
“Lo vedrai, dai tempo al tempo.”
Portai Davide nella camera che avevo preparato per l’incontro e notai subito che era impacciatissimo nei suoi vestiti, come se gli stessero stretti e non solo materialmente.
“Allora spogliati che iniziamo.” gli dissi senza perdere tempo.
“Nudo?”
“Si con le mani in tasca!” gli risposi sorridendo “Certo che devi essere nudo, sono una persona precisa e non lascio mai niente al caso.”
Quasi come si vergognasse, si spogliò dandomi le spalle e quando mi si mise davanti, aveva le mani sui genitali.
“Iniziamo male, avevo detto che dovevi essere depilato e invece vedo dei peli. Almeno sei pulito?” gli dissi quasi arrabbiato perché il mio ordine non era stato eseguito a dovere.
“Scusami ma non ho trovato nessun estetista che mi depilasse in maniera integrale e da solo non ci riesco. Il resto l’ho fatto da solo!” cercò di scusarsi, rosso come un peperone.

“Non importa, inizieremo a toglierti ogni pelo superfluo, ora andiamo in bagno.”
Mentre lo portavo in bagno lo guardai con calma, aveva un fisico minuto, ben proporzionato, ma soprattutto il mio sguardo cadde sul suo sedere, un culetto a mandolino che tante donne avrebbero invidiato per forma e proporzione.
Davide si sistemò sul bidè mentre io indossavo dei guanti usa e getta, gli passai sul pube prima un taglia capelli regolato al minimo e subito dopo la lametta, ripetendo le stesse operazioni sui suoi glutei. Alla fine, gli diedi una lozione lenitiva che si spalmò in abbondanza e subito dopo gli passai uno specchio per fargli vedere meglio come stava senza più peluria.
“Mi sembra d’essere tornato bambino.” mi disse quasi stupito “Però è un bel vedere non credi anche tu ?”
“Certo ora sei molto più femminile, ma questo è ancora niente.” risposi sornione come non mai.

Tornati in camera gli feci indossare l’intimo che gli avevo detto di portare, un reggiseno imbottito e un perizoma entrambi rossi, e delle autoreggenti a rete nere, insomma il vestiario di una puttana da strada. Davide l’indosso felice facendosi poi guardare da me per avere la mia approvazione, che non tardò ad arrivare.
“Sei uno schianto, chiunque ti vorrebbe scopare all’istante!”
“Ma cosa dici!” mi rispose schermendosi “Parli così solo per farmi contento.”
Gli afferrai la mascella con una mano “Non azzardarti a contraddirmi! Ora sotto col trucco, voglio renderti ancora più bella.”

Lo feci sedere e presa la borsa dei trucchi dalla sua sacca, rimasi stupito dalla gran quantità di scatolette e tubetti vari che ne uscirono, vuoi vedere che il ragazzetto gioca di nascosto? Iniziai a truccarlo molto lentamente di fronte uno specchio per mostrargli come facevo, poi gli diedi in mano un rimmel e lo feci esercitare con quello. Con molta calma e, soprattutto, con grande pazienza gli insegnai i rudimenti base del maquillage, sino a quando non riuscì a truccarsi da solo in maniera più che decorosa. In realtà il tutto era sicuramente un po’” troppo pesante, ma corrispondeva in pieno all’idea di puttanella che volevo da lui.
“Ora completiamo l’opera. Vestiti.” Mi accorsi del mio stesso tono più roco, stavo iniziando ad eccitarmi per il risultato. Davide prese quello che gli avevo detto di portare, una mini tanto corta che non arrivava al pizzo delle calze, un top che lasciava scoperto l’ombelico, e un paio di scarpe col tacco. Quando cominciò a camminare dimostrò subito una certa pratica con i tacchi alti, e vederlo sculettare vestito in quella maniera fece salire le mie voglie al massimo.
“Non so quale maschio potrebbe resisterti.” Dissi iniziando la mia “manovra d’avvicinamento”
“Ma no, ci sono tante bellezze in giro, e poi …”
“Sentimi bene, per primo non ti devi vergognare d’essere quello che sei, se vestito e truccato così e ti senti bene con te stesso, vuol dire che questa è la tua natura, e opporsi non ti porterà niente di buono.”
Continuai la mia ramanzina molto leggera sino a quando non poggiai la mano sul suo bel culetto.
“Dimmi Davide, ma è vero che non sei mai andato con nessuno ?”
“Si purtroppo è vero.” mi disse con tono rassegnato: “ Sono tanto timido da fuggire via come sembrano potersi fare serie.”
“E se io ci provassi scapperesti via?” gli chiesi mentre la mano scendeva sotto la mini e sfiorava la sua chiappa.

“Ma Serena ha detto che tu ti occupi solo di truccare le persone!”
Possibile che sia così ingenuo… “Vieni con me e ti dimostrerò cosa può fare questo truccatore per te” dissi prendendogli la mano e portandolo in camera. Lì gli fece togliere la mini e lo feci appoggiare leggermente chino in avanti sul comò.
“Rilassati e guardati allo specchio mentre godi.”
Cominciai a massaggiargli i glutei con lenti movimenti rotatori che, partendo dall’esterno, avvicinavano sempre di più le mani al suo buchetto ancora inviolato. Mentre sentivo salire la sua eccitazione sfiorai con l’unghia quello che ormai era diventata la mia ossessione, ma lui si ritrasse subito in avanti, come a evitare quel contatto.
“Davide ma sei proprio vergine, vergine ?” gli chiesi stupito da quella reazione.
“Si ho solo messo un dito dentro, ma ho sentito sempre troppo dolore per andare avanti.” mi rispose come a scusarsi del suo fin troppo logico comportamento.
“Ora stai tranquillo, penserò io a non farti male, ma ricordati che puoi fermarmi quando vuoi.”
Lo presi di nuovo per mano per portarlo sul letto dove si sistemò docilmente a carponi, poi scansai le mutandine ed inizia a lubrificargli il buchetto usando un gel fino a che, quasi senza che se ne accorgesse, un mio dito entrò dentro. Al primo dito ne seguì un altro che questa volta sentì ed emise un piccolo gemito di dolore, ma non si scompose più di tanto, e cominciai a masturbargli il culo con molta calma.
“Vedi che non fa male.” gli sussurrai all’orecchio “Basta fare nella maniera giusta.”
“Mmh…Com’è bello! Dario mi posso toccare l’uccello?” mi chiese come se volesse il mio permesso. Prometteva molto bene.
“No! Deve godere la donna che è in te non l’uomo che la ricopre.”
La mia frase ebbe l’effetto di farlo sciogliere e cominciò a dimenarsi sotto l’azione delle mie dita. Ora era lui a ricercare la penetrazione ondeggiando su e giù sino ad arrivare sulla soglia dell’orgasmo. Quando lo sentii prossimo a venire mi fermai e tolsi le dita dall’orifizio appena violato.
“Ma come ti fermi?” mi disse quasi supplicandomi di continuare.
“Certo! Ma non l’hai ancora capito che ti voglio scopare!”
Mi tolsi i pantaloni, liberando la mia erezione dolorante. Presi il cockring che avevo messo sotto il cuscino e l’indossai sotto il suo sguardo sconvolto. Solo quando mi riavvicinai a lui ebbe la forza di parlare: “Ma è enorme! Mi farai solo male!” cercò di protestare, anche se dentro di sé fossi certo sapesse che il suo destino di verginello era ormai segnato.
Lo afferrai per i capelli e lo tirai contro di me: “Taci e stammi bene a sentire, cerca solo di rilassarti, come sono entrate due dita entrerà anche questo e poi, dopo che ti avrò montato a dovere, potrai dire d’aver goduto come la troia che sei.” Lo lasciai andare e ricadde sul letto, ora continuando a fissarmi con gli occhi sbarrati, in un sottomesso silenzio.
Per precauzione misi un’abbondante dose di gel sul mio fallo pulsante di voglia, poi m’avvicinai al mio obbiettivo deciso a prendermi ciò che volevo.
Davide s’irrigidì come sentì la punta del cazzo, ma bastarono due manate sulle chiappette per farlo rilassare quel tanto che mi basto per infilare dentro la punta.
“Ahi! Fa male.” protestò debolmente. “Rilassati, ora ti do il tempo d’abituarti.”
Rimasi immobile per dar modo ai suoi muscoli anali di “prendere confidenza” con quella penetrazione così invadente. Poi con calma cominciai a spingere pian piano, facendo uscire ogni tanto un po’ il membro per lubrificargli ancor meglio lo sfintere. Alla fine, mi ritrovai a contatto col suo culo e gli diedi di nuovo una sculacciata su di una chiappa.
“Vedi che non sei morto! Ora inizio il bello.” gli dissi mentre gli afferravo i fianchi e cominciavo a scoparlo.

All’inizio lui rimase fermo come una statua di marmo non mostrando alcuna emozione, ma poi si scatenò. Cominciò a gemere, dire frasi sconnesse, ma soprattutto era lui a cercare il fallo, spingendosi avanti e indietro.
“Vedo che ti piace il cazzo, altro che storie!” gli urlai contro.
“Si è.…ahh…bello…fa male ma è bello…anzi bellissimo…Ahm…Oddio sono una troia!.”
“Lo so lo so, si vede che godi come una zoccoletta e lo amerai sempre di più! Ogni volta!” gli inveii contro.

Ormai sicuro del fatto che gli piaceva essere fottuto presi a farlo con sempre maggior foga sino a quando non venne sborrandosi nel perizoma. Ma non avevo nessuna voglia di fermarmi, così mi sfilai e, dopo aver constatato il bel foro palpitante fra le sue natiche, gliele schiaffeggiai ancora un paio di volte. Stavano diventando di un bel rosso.

“Ora facciamo sul serio, comincia a farmi un bel pompino puttanella che non sei altro!”
Lui, un po’ impacciato, si girò verso di me e cominciò a leccare quasi disgustato il mio uccello. Vederlo fare lo schizzinoso mi fece inizialmente ridere fra me e me, ma poi decisi che non poteva continuare in quel modo, così afferrai con una mano il fallo e con l’altra la sua testa per spingerglielo tutto in bocca.
“Ti ho detto succhia, non giocaci, frocio che non sei altro!” urlai incazzato.
Davide non provò neanche a sottrarsi alla mia presa e si fece docilmente scopare in bocca sino quasi a slogarsi la mascella tanto era forte il mio ritmo. Ma ero incontentabile e mentre lo guardavo spompinare il suo primo pisello, sbavandosi tutto, gli occhi quasi fuori dalle orbite, già pensavo in quale posizione avrei ripreso a chiavarlo. Alla fine, decisi che volevo gustarmi sino in fondo la sua sodomia, così lo feci sdraiare sul letto e, dopo avergli messo un paio di cuscini sotto il culo, puntai decisa verso il suo buchetto ormai ben aperto. Con una forte spinta gli misi mezzo uccello dentro, lui urlò per il dolore, ma imperterrito affondai con un’altra spinta e gli misi dentro la parte mancante, togliendogli quasi il respiro. Le mie palle poggiate sul suo culo tondo come una mela, guardai le sue contratte appena qualche centimetro sopra l’unione dei nostri corpi, il suo cazzetto duro poggiato sulla pancia.

“Vedi che sei solo una troietta! Un’ora fa facevi la difficile e ora ti stai facendo inculare senza ritegno e godi, basta vedere come l’hai duro per capire che ti piace.”
Lui rimaneva in silenzio cercando invano di nascondere il suo piacere e mantenere così un minimo di dignità. Ma nulla poté quando gli strinsi il pene alla sua base, bloccandogli l’erezione.

“Allora non parli? Hai forse perso la lingua?” Gli diedi una forte strizzata e contemporaneamente mi sfilai fino al glande.
“Si hai ragione sono una checca! Mi piace che m’inculi col tuo bel cazzone.” urlò liberandosi di tutti i complessi che aveva.

Avuta la conferma che aspettavo, gli afferrai una gamba e me la poggiai su una spalla senza mollargli il cazzo con l’altra mano, riaffondai brutalmente nelle sue carni strappandogli un urletto molto femminile. Presi a scoparlo sempre più intensamente, lo vedevo contorcersi dal piacere e gemere senza sosta. M’incitava anzi a scoparlo con sempre maggior veemenza, cosa che feci molto volentieri insultandolo in continuazione. Ma penso che Davide non ascoltasse neanche, completamente assorbito com’era nel suo godimento, per la prima volta femmina e posseduta.

Quando gli mollai il cazzo bastò lo smottamento della monta per farlo venire, ma questa volta mi fermai per fargli assaporare ogni attimo di quell’orgasmo ma soprattutto perché volevo che provasse la differenza fra l’essere scopato per venire, e quello per soddisfare il suo maschio, godendo della sensazione di pienezza, della consapevolezza di essere utile solo per far godere gli altri. Me lo immaginai al centro delle attenzioni altrui, sottomesso alle voglie di ignoti e fu quello che mi portò a riempirgli le viscere del mio seme. Mi svuotai dentro di lui a fiotti accompagnati con secche botte di bacino: “Ecco…puttana! Ecco…orai sei una vera femmina…”

Dopo essermi riavuto, gli permisi di darsi una rinfrescata e di cambiarsi non prima di averlo “obbligato” a ripulirmi l’uccello. Prima di buttarlo fuori di casa volli fargli un regalo per ricordo del nostro incontro, un piccolo plug che gli feci leccare prima di infilarglielo nell’ano.
Come fu fuori andai a controllare l’esito delle riprese e soddisfatto ne constatai la perfetta riuscita. Un’altra aggiunta alla mia collezione. Glielo mandai via mail e ovviamente lo inoltrai anche a Serena…Ero certo le sarebbe piaciuto.

***
Qualche settimana dopo ricevetti una mail di risposta da Davide con un allegato. Un altro suo video mentre, truccato da donna, faceva un pompino mentre un altro uomo lo sodomizzava. La ripresa mobile era stata fatta da un terzo che sicuramente aveva partecipato a quell’incontro.

Mi misi a ridere pensando che avevo aperto il vaso di Pandora ed ora una puttanella girava felice in città in cerca di uomini da soddisfare.

Nota dell’Autore: Un nuovo capitolo di questa “Serie”, forse raccolta è più adatto. Questa volta ho usato come base un lavoro della meravigliosa Serena, i cui racconti sono fortunatamente ancora presenti sul web.

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Autore Pubblicato il: 19 Giugno 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Gay0 Commenti

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