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Andammo a dormire anche se io non riuscivo a togliermi dalla testa il cazzo di U., appena ci pensavo mi diventava duro! Non mi sentivo affatto gay però non riuscivo a capire come mai ero cosi attratto da un cazzo grosso.
Anche tutta la mattina seguente mentre eravamo in spiaggia non pensavo ad altro e quando guardavo U. o la mia ragazza, mi passavano per la testa le immagini dell’esperienza della sera prima.
Andammo a casa per pranzo e mangiammo tutti insieme qualcosa di veloce visto anche il caldo.
Dopo pranzo alcuni dei nostri amici si coricarono sul divano per dormire un pò. Stranamente anche la mia ragazza decise di andare a riposarsi.
Mi ero immaginato di poter sfruttare quel momento di tranquillità per farla sfondare da U. in tutti i buchi però a quanto pare lei non era dell’idea.
Rimanemmo in cortile io U. ed un altro nostro amico a parlare del più e del meno.
U. si comportava come se nulla fosse, io ci provavo anche se mi veniva un pò difficile.
Avevo sempre il cazzo in tiro e con il costume avevo paura che si notasse.
Ad un certo punto il nostro amico ci disse che sarebbe andato a prender il tabacco al tabaccaio perchè lo aveva finito. Il tabaccaio era a circa dieci minuti da casa. Non appena uscito, dissi ad U. che andavo a prendere l’acqua in cucina e tornavo. Quando tornai dalla cucina vidi U. seduto sulla sedia con il cazzo molle che gli usciva dal costume da una delle cosce.
Mi guardò e disse:
«Stavi pensando a questo vero?»
Io immobile guardai quel ben di dio e risposi di si, che non riuscivo a togliermelo dalla testa talmente era grosso.
U. mi chiese cosa mi era piaciuto di più la sera prima così gli risposi
«In generale tutta la situazione mi ha mandato fuori di testa, il pensiero che S. te lo succhiasse già mi faceva impazzire, ma farlo insieme a lei è stato qualcosa di assurdo! Se dovessi dirti, mi piace vedertelo molle con quelle palle penzolanti e grosse, mi piace mettermi sotto, farmelo sbattere in faccia e leccare le palle e la cappella quando ce l’hai ancora molle»
U. era tutto soddisfatto e io continuai:
«Non so come mai mi piace così tanto quando ce l’hai molle, forse perché è molto più grosso del mio da duro, cioè capisci?»
Mi tirai giù il costume e uscì il mio cazzo ovviamente duro e visibilmente più piccolo di quello di U. molle.
Sorridendo U. disse:
«eh si in effetti c’è un pò di differenza, ti andrebbe adesso di giocarci un pò? Mi sembra che tu sia sul punto di esplodere!»
Gli dissi che non vedevo l’ora, il fatto che non ci fosse S. mi permetteva di avere quel cazzone tutto per me!
U. mi disse di seguirlo per non farci beccare dagli altri e si diresse verso il bagno.
Una volta entrati, U. si tolse il costume e mi disse
«Ecco, qui, fai quello che vuoi! Devo solo fare la pipì prima poi è tutto tuo»
Si diresse poi verso il gabinetto e si mise davanti. Andai di fianco a lui e glielo presi in mano, lo scappellai leggermente e U. iniziò a pisciare.
Era veramente pesante talmente era grosso, sarebbero servite tre mani per tenerlo tutto.
Non appena finì, prese un pezzo di carta per pulirsi, tirò l’acqua e si girò. Io mi accovacciai sul pavimento e me lo feci sbattere sulla faccia.
Avere quel pezzo di carne floscio in faccia mi fece quasi scoppiare.
Mi sfilai il costume e iniziai a segarmi mentre gli leccavo le palle. Era una sensazione fantastica, erano enormi. Provai a prenderle tutte in bocca e ci riuscii a fatica.
Iniziai nel mentre a segarlo lentamente per godermi a pieno la vista di quel cazzo moscio così grosso.
Ad un certo punto dissi ad U. che volevo cambiare posizione.
Mi coricai sul tappeto del bagno e gli dissi di inginocchiarsi dietro la mia testa e farmelo penzolare in faccia.
Che vista spettacolare, U. faceva ondeggiare il cazzone avanti e indietro e me lo sbatteva sulla bocca insieme alle palle.
Ad un certo punto aprii la bocca e me lo feci mettere dentro, cominciai a leccargli la cappella mentre con entrambe le mani gli tenevo le palle.
Era talmente grosso che faticava a diventare duro, ovviamente non era più molle ma era ancora bello penzolante.
Mentre gli leccavo le palle esclamai:
«Minchia U. sei un cavallo, adoro succhiartelo e avercelo in faccia, andrei avanti tutto il giorno». Lui sorrise e rispose:
«hahahah beh per me non ci sono problemi, è sempre bello farsi leccare le palle e l’uccello»
Dopo qualche minuto in quella posizione U. aveva il cazzo completamente duro così gli dissi che volevo provare a confrontarli.
Ci alzammo in piedi entrambi uno di fronte all’altro, avvicinai il mio cazzo al suo e la differenza era più che evidente.
La sua cappella era circa 4 volte la mia, le palle non parliamone, anche di più.
Li tenevo entrambi in mano sfregandoli e segandoli e dissi:
«Dio quanto è grosso!» Non appena finii di dirlo un brivido mi corse lungo la schiena e dopo un secondo iniziai a sborrare, non ero riuscito a trattenermi e gli stavo sborrando sulla cappella e su tutta l’asta, dopo tre o quattro schizzi alzai il suo cazzo per potergli sborrare anche sulle palle!
Non appena finii U. disse
«hahah ma che schifo mi hai riempito l’uccello di sborra! ora lo pulisci»
Mi inginocchiai e incominciai a leccargli prima le palle una alla volta, poi con la lingua passai lungo tutto il cazzo per arrivare alla cappella ed iniziai a ripulirla, era una sensazione bellissima. La cosa ancora più bella è che lui doveva ancora venire.
Nel frattempo io ce lo avevo di nuovo duro e ripresi a masturbarmi.
Guardai U. con la bocca ancora piena dello sperma che avevo raccolto e gli dissi che ora era arrivato il suo turno per svuotarsi, volevo che mi riempisse la faccia e la bocca.
Me lo ficcò in bocca con una leggera violenza e mi prese la testa con due mani per muoverla avanti e indietro lungo tutta la’asta, nel frattempo muovevo la lingua per soddisfargli la cappella, con una mano mi segavo e con l’altra gli stuzzicavo le palle come per spremerle.
Dopo circa cinque minuti di pompino non-stop, sentii un primo schizzo in gola. U. stava venendo, ne sentii un altro e poi ancora un altro e nel mentre che pompavo quel mattarello sborrai di nuovo anche io.
Dopo 4 schizzi U. sfilo il cazzo dalla mia bocca e continuò sborrarmi sulla faccia come pioggia.
Io ero lì a godermi la situazione e farmi riempire di sborra dal mio amico.
Aveva sborrato di nuovo abbondantemente e io avevo la faccia ricoperta e la bocca piena.
Il suo cazzone si stava ammosciando così lo presi e cominciai a sfregarmelo su tutta la faccia per spalmarmi tutto quella sborra.
Lo presi poi in bocca per ripulirlo per bene.
Alla fine U. mi disse:
«cavolo che goduria, mi sono svuotato per bene hahaha! ora ci conviene uscire prima che ci becchino!»
Prima che si spostasse gli dissi di aspettare che volevo immortalare quel momento così presi il mio telefono, mi accovacciai sotto il suo cazzo, me lo posizionai bello flaccido sulla faccia piena di sborra e scattai un paio di foto.
U. mi chiese ridendo se le avrei usate per masturbarmi e gli risposi che sicuramente avrebbero aiutato dato che ero così in fissa. «Poi magari un giorno la farò vedere anche ad S. hahahaha»
Iniziammo a ridere tutti e due, ci ripulimmo per bene e tornammo in cortile uno dopo l’altro per non destar sospetti.
Arrivammo appena in tempo dato che dopo pochi minuti tornò il nostro amico.
Chiacchierammo ancora un pò mentre io nascosi le foto sul cellulare in modo che non fossero facilmente visibili e, quando gli altri si svegliarono, andammo in spiaggia per il pomeriggio.
Inutile dire qual era l’unica cosa che avevo per la testa…..

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Autore Pubblicato il: 2 Agosto 2022Categorie: Racconti Cuckold, Racconti Gay, Tradimento0 Commenti

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