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Racconti Gay

L’estate di Gianni – 4 Michele

By 15 Ottobre 2008Dicembre 16th, 2019No Comments

Domenica sera i genitori di Gianni erano partiti per Milano e allora chiese il permesso ai nonni di andare a fare un giro fuori. Si ricordò che la sorella gli aveva parlato di un falò in spiaggia dove ragazzi e ragazze si radunavano per cantare, suonare e ballare e andò lì con l’idea di cercare di rimorchiare. Dopo una settimana di cazzi e culi aveva proprio voglia di figa. Il pensiero corse a Vanda, ai sapori della sua figa a come fosse stato bello perdersi tra le sue cosce e capì che doveva cercare di adescare qualcuna. In effetti c’era parecchia gente in spiaggia intorno al falò. Tre ragazzi con le chitarre accompagnavano le canzoni urlate a squarciagola in quel gigantesco karaoke collettivo mentre vari gruppi ballavano attorno a loro. Gianni si aggirava tra i vari assembramenti alla ricerca di una candidata possibile, ma si stava un po’ deprimendo perché tutte sembravano o avere il ragazzo o a cercare di conquistare uno di quelli che suonava la chitarra o che faceva il ballerino alla ‘Febbre del sabato sera’. Non poteva competere con quei tipi esuberanti perché comunque era più timido. Fra le persone che ascoltavano cantare vide anche sua sorella che se ne stava appoggiata ad una morettina più alta di lei.
Registrò l’informazione nel cervello ‘Vuoi vedere che Elisa si &egrave fatta l’amichetta?’ Non c’era niente nell’atteggiamento delle due che potesse venire catalogato come non lecito eppure le lezioni ricevute da Aldo gli avevano fatto sorgere un sospetto. Scacciò il pensiero e tornò a fare un altro giro alla ricerca di una ragazza. Niente non c’&egrave trippa per gatti stasera! Si guardò intorno alla ricerca di un posto dove sistemarsi in osservazione e l’occhio gli cadde su una figura sistemata su un muretto che osservava la scena in spiaggia con le gambe piegate strette contro il petto e circondate dalle braccia. Alla luce pulsante del falò sembrava una biondina non molto grande con i capelli non molto lunghi, vestita con un pareo e una camicetta. ‘Proviamo lì’ decise e si avviò come se fosse una normale passeggiata a portarlo verso il muretto proprio dove c’era la ragazza. Esordì con un ‘Ciao. Ti diverti?’ La risposta lo lasciò per alcuni secondi interdetto ‘Sei il quarto che ci prova! Sono un ragazzo.’ Poi si riscosse e la sua innata gentilezza lo spinse comunque a mascherare il maldestro tentativo di tacchinaggio. ‘Provare cosa? Io volevo solo trovare qualcuno per chiacchierare un po’ visto che sono tutti impegnati a cantare e ballare!’ Il ragazzo alzò il viso verso di lui e poté ammirarne i lineamenti delicati, gli occhi chiari e al tempo stesso un po’ tristi, la carnagione pallida, i capelli che gli ricadevano sulle spalle. Un sorriso illuminò il suo sguardo ‘Dai se vuoi parlare un po’ e anche tu, che sei bello robusto, non riesci a farti accogliere in quei gruppi di stronzetti, accomodati pure!’ Allungò la mano e disse ‘Ciao io sono Michele e non sognarti di chiamarmi Micky!’ Gianni rise e si presentò sedendosi a fianco di lui. Parlarono come per cercare di prendere le misure uno dell’altro.
Michele aveva 16 anni e viveva e studiava in un paesino del comasco. In vacanza era anche lui con i nonni nel vicino paese di ***, dove passava le giornate anche con i cuginetti rompiballe di 9 e 11 anni. ‘Per fortuna ho la camera da solo. Però durante i week end, quando vengono i miei e gli zii, devo trasferirmi con i cugini per lasciare la stanza ai grandi’ Parlarono di come passavano le giornate e Michele raccontò la propria noia a trascorrere il suo tempo in spiaggia circondato dal gaio chiasso dei cugini e dall’annoiato controllo dei nonni. Gianni fu più vago e gli spiegò come fosse riuscito a conquistare la libertà di muoversi ogni giorno. ‘Uh che bello! Quindi ogni giorno cambi spiaggia e vedi posti nuovi e gente nuova! Che bello! Quasi quasi chiedo ai nonni se posso venire anch’io’ ‘Mah veramente adesso io vado sempre in una spiaggia e ” ‘E allora posso venire anch’io vero?’ ‘Mah sai &egrave un posto un po’ speciale, forse non so, sai sei minorenne ” ‘che cazzate sto raccontando!- pensò Gianni ‘Come sono minorenne? Non &egrave mica un posto da orge?’ Allora si decise ‘No &egrave una spiaggia per nudisti. Ma guai a te se lo dici in giro!’
Michele sembrò colpito dalla notizia e cominciò a tempestarlo di domande dettate dalla curiosità ‘Ma com’&egrave stare nudi? Ma non &egrave che ti tira e gli altri ti guardano? E ci sono belle fighe? E così e colà ” Gianni cercò di fare un po’ di ordine e prese a narrargli di come fosse bello stare distesi a sole senza alcun impedimento per i raggi, di come nuotare nudo in mezzo al mare fosse una fonte di piacere inaspettato, di come tutti si facessero i fatti loro e se qualcuno aveva un’erezione nessuno se ne curava. ‘Dai ti prego, portami domani!’ Era veramente implorante e non si sentì di deluderlo ‘Va bene, ma acqua in bocca con tutti!’ Si misero d’accordo per gli aspetti tecnici. Michele si muoveva in treno tra i due paesi perché non aveva mezzi e fissarono l’ora in cui Gianni lo avrebbe atteso alla stazione l’indomani. ‘A proposito mi potresti accompagnare in stazione perché tra poco ho un treno, per fortuna non l’ultimo’ ‘Perché l’ultimo cos’ha?’ ‘Niente, solo che arriva dopo la mezzanotte e i miei nonni hanno paura che io faccia la strada dalla stazione fino a casa da solo’. Al momento di salutarsi Michele con naturalezza si avvicinò e lo abbracciò amichevolmente appoggiando la guancia contro quella del nuovo amico, poi leggiadro corse verso il treno. E Gianni rimase lì con ancora nelle narici quell’aroma dolce di albicocca che i capelli biondi sprigionavano. Pensò che era venuto per cercare una figa e si ritrovava invece un amico. Un ragazzo che assomigliava un po’ ad una ragazza, anche se era completamente piatto davanti. Forse un giovane virgulto da far crescere opportunamente. Si accorse che il pensiero malizioso gli stava causando un principio di erezione e allora si avviò verso casa per sfogare nel bagno l’eccesso di ormoni che i diciotto anni causano.
L’indomani era alla stazione in anticipo con il suo zaino pieno di tutte le cose che servivano e, memore del primo incontro con Ermanno, con un campionario di creme che avrebbe potuto cospargere tutte le persone della spiaggia! Lo vide scendere titubante e timoroso, guardarsi in giro a cercarlo e poi ,quando finalmente gli occhi lo avevano inquadrato, un sorriso illuminò il dolce volto. ‘Cazzo quando sorride ti conquista quel ragazzo- fu il pensiero di Gianni. Anche stamane Michele salutò l’amico con un bacio sulla guancia, lasciandogli ancora una volta nelle narici l’afrore dello shampoo all’albicocca. Camminarono per quasi un quarto d’ora per raggiungere la spiaggia mentre Michele cinguettava allegro raccontando di questo e di quello, di come aveva convinto i nonni, dell’invidia dei cuginetti e avanti di questo passo. Si capiva chiaramente che era eccitato di vivere una avventura da ‘grande’ e poi, anche a sedici anni ci sono molti ormoni in circolo!
Arrivati alla spiaggia Gianni si guardò intorno ma non vide nessuno che conosceva, tutta la popolazione era cambiata e nonostante questo erano sempre presenti una ventina di persone richiamate forse da un passa parola. Michele ora era imbarazzato e, appena tolto il costume si precipitò a stendersi a pancia in giù. Gianni non poté fare a meno di notare che aveva le chiappe belle sode e sporgenti. Si ricordò allora di quanto gli aveva raccomandato Ermanno ‘Hai la crema?’ ‘Oddio no!’ ‘Nessun problema ce l’ho io. Adesso te la spalmo’ Si mise in ginocchio di fianco a lui e cominciò a stendere la patina protettiva sulla pelle ancora bianca e morbida assaporandone al tempo stesso la lievità al tocco e la delicatezza. Indugiò a lungo sulla schiena, poi passò alle gambe e infine, dopo essersi cosparso per bene le mani attaccò quei glutei consistenti. Sentì all’inizio irrigidirsi il ragazzo, poi i muscoli si distesero, anche per la delicatezza del massaggio, e leggermente le gambe si divaricarono. Allora arrivò l’affondo: la mano malandrina corse lungo il solco a indugiare un secondo di troppo sul buchino che alla consistenza doveva essere ancora inviolato.
Gianni si cosparse tutto il davanti di crema e si stese con la schiena per terra e gli occhi chiusi ‘Con questo sole devi ricordarti di cambiare posizione ogni mezz’ora’ raccomandò, poi curioso chiese ‘Allora cosa ti sembra a stare nudo sotto il sole?’ ‘E’ bellissimo! Non credevo che fosse così bello. Però non ci sono belle fighe in giro!’ ‘Ci ho pensato e sono giunto alla conclusione che quando le persone sono nude perdono molto della bellezza del loro portamento. Solo pochi fanno risaltare l’avvenenza naturale del corpo.’ Una pausa ” Come te ad esempio’ Michele arrossì e l’amico non insistette oltre. Aveva capito che bisognava lanciare l’amo poi ritirarsi, poi ancora colpire e fuggire, fino a che la pera matura sarebbe caduta nelle sue mani. Oramai la caccia era lanciata. Si convinse di aver scelto il bersaglio buono perché, quando l’altro si girò mostrando il proprio uccello senza impedimenti, gli crebbe una voglia incredibile di gustarsi a fondo quel pezzo di carne acerbo e non ancora svezzato.
Quando andarono in acqua Gianni aspettò che l’amico assaporasse per alcuni minuti il piacere di essere libero nel liquido salato e tiepido, poi presero un po’ a giocare, un po’ a nuotare e spesso succedeva che si toccassero, che le mani si soffermassero, forse un istante di troppo, su quella coscia, a sfiorare un gluteo o l’asta di uno dei due. Eppure nessuno si tirava indietro e così felici della loro gioventù e della loro libertà rimasero in acqua fino a che, sfiniti corsero verso gli stuoini a lasciare che il sole asciugasse il salmastro sulla loro pelle. Era ora di pranzo e Gianni raccolse il suo zaino e le proprie cose e condusse l’amico al posto dove andava di solito e che Ermanno gli aveva mostrato la prima volta. Michele era entusiasta di tutto quello che vedeva e di ogni cosa che facevano, anche la più semplice: per lui era come essere accettato nel mondo dei ‘grandi’ ed era riconoscente a questa specie di fratellone maggiore che lo stava introducendo in questo inesplorato universo.
Mangiarono chiacchierando vivacemente e accrescendo in quel modo la loro reciproca conoscenza. Alla fine Gianni chiese ‘Ma ce l’hai il dopo sole perché con quella pelle così delicata corri il rischio di startene a casa per due settimane!’ ‘Accidenti non l’ho portato’ ‘Se vuoi ti posso spalmare il mio’ Si guardarono negli occhi un attimo poi, anziché chiedere di avere la confezione per distribuirselo sul proprio corpo da solo, accettò con un si. Erano in piedi uno di fronte all’altro e Gianni superava Michele di quasi venti centimetri e quindi con grande delicatezza, quasi stesse accarezzando un vaso di cristallo, prese a cospargere il liquido cremoso sulla pelle del giovane. Prima davanti sul petto, sul ventre, sulle gambe, sull’uccello che prese a crescere, poi si avvicinò ancora di più, oramai i due cazzi sbattevano l’uno contro l’altro, e prese a stendere il dopo sole sulle spalle, sui glutei, sul solco, sulle cosce, non trascurò alcun centimetro del corpo dell’amico.
Rimasero a pochissimi centimetri l’uno dall’altro, poi ‘Grazie. Sei stato dolcissimo’ ‘Vieni che ci stendiamo a fare un riposino’ fu la risposta. E allora si stesero uno di fronte all’altro a guardarsi negli occhi. La mano di Gianni si posò sul fianco di Michele, il quale non si oppose, anzi continuava a dimostrare la propria eccitazione con una erezione quasi completa. E fu su di essa che la mano di Gianni scivolò, ad accarezzarne i contorni, ad afferrarne la base, a tirare fuori il glande rossastro. Delicatamente lo stava segando e cominciò a sentire i primi mugolii di piacere. Fu con sorpresa che si sentì afferrare l’arnese e si abbandonò anche lui alla scomposta e inesperta mano dell’amico. Suggerì alcuni consigli per ‘lavorare’ meglio, e ogni volta avvicinava il proprio volto a quello dell’amico. Oramai solo pochi centimetri separavano le bocche, potevano sentire entrambi il respiro affannoso dell’altro, e infine il movimento decisivo e le labbra si posarono una sull’altra. Con dolcezza la lingua più esperta si fece largo fino a incontrare la sua dirimpettaia e ad ingaggiare un simpatico duetto che coinvolse i sensi dei due sempre più intensamente.
Si baciarono a lungo succhiando l’un l’altro la saliva con la dolcezza che lasciava spazio alla crescente libidine. Quando ritenne giunto il momento si staccò e sistemandosi adeguatamente imboccò la protuberanza che tanto lo attirava. La leccò per bene e poi la infilò il più possibile in bocca succhiando come gli avevano insegnato prima Vanda poi Aldo e stringendo al contempo la base. Anche il suo uccello fu carpito alla base e sentì che l’altro lo stava segando, ma l’intensità dei rantoli indicavano chiaramente che la mente del ragazzo era rivolta altrove. E ne ebbe conferma dall’irrigidirsi tipico del membro che stava succhiando e dall’esclamazione ‘Oh mio dio!’ seguita dai primi fiotti di sborra. Gianni cercò di tenerla tutta in bocca assaporandone il gusto ancora non pienamente formato, per certi versi anche un po’ dolce. Non la inghiottì tutta ma la re distribuì con la lingua lungo l’asta che stava parzialmente afflosciandosi. Continuò a tenere il cazzo del giovane in bocca gustandoselo anche un po’ moscio e fu con soddisfazione che qualche minuto più tardi avvertì la rigidezza dell’erezione che tornava.
Sentì che anche la propria punta era oggetto di attenzioni orali da parte del partner e così cominciò uno strano gioco dove qualsiasi cosa Gianni facesse all’uccello di Michele, altrettanto faceva questo al suo. Ma non bastava per il nostro diciottenne: lui voleva preparare l’amico a piaceri più alti che gli avrebbe elargito nei giorni seguenti. Si portò una gamba sopra la spalla e cominciò a leccare le palle, poi il perineo e finalmente il bocciolo di rose posto all’ingresso del suo obiettivo. Conscio dell’importanza di non creare troppi traumi e dolori nel giovane, diede fondo a quanto aveva imparato nelle settimane precedenti fino a forzare lo sfintere con la lingua. Quando fu certo del gradimento del proprio partner fu la volta di riprendere l’uccello in bocca e cominciare con un dito cosparso di crema. Oramai aveva imparato bene la lezione perché bastarono pochi minuti e il ragazzo accolse completamente due dita dentro il suo orifizio. Gianni decise che poteva bastare come primo impatto e cominciò quindi a pompare su e giù la coppia di dita nel culo dell’amico. Contemporaneamente gli succhiava l’uccello e glielo segava. Oramai sentiva che era pronto per una nuova esplosione.
Anche il suo, che era stato oggetto finora delle attenzioni inesperte di Michele, stava oramai per giungere alla fine della corsa e quindi lasciò che il destino si compiesse e avvisò solamente ‘Ah sborro!’. Il giovane fece appena tempo a togliere la bocca dalla punta che venne investito sul viso da quattro o cinque schizzi densi di crema biancastra. Ma non ebbe tempo per distrarsi perché il lavorio che stava subendo il suo cazzo e contemporaneamente il suo culo lo stavano lanciando verso sconosciuti orizzonti di piacere che non aveva mai provato nel chiuso del bagno di famiglia. Fu così che, travolto dal coacervo di sensazioni e di lussuria che gli stava salendo dai lombi, lasciò che si compisse il suo destino e che ancora una volta il suo prezioso liquido fosse bevuto e gustato dall’amico. Rimase con le dita nel culo fino a che i tessuti non cominciarono a ricomporsi e, quando fu privato dei graditi ospiti, gli sembrò quasi di essere svuotato e che gli mancasse qualcosa. Gianni si rimise al suo fianco e, stringendolo a se, gli leccò via tutte le gocce di sperma dal suo viso, salvo poi baciarlo nuovamente.
Ma Michele rispose al bacio con passione e senza schifo, anzi dimostrava la curiosità tipica dei giovani davanti alle situazioni nuove e piacevoli. Si lasciò poi accogliere tra le capienti braccia dell’amico e si accoccolò per far sì che un sonno ristoratore li cogliesse. Al risveglio tornarono alla spiaggia e Gianni fu sommerso dalle domande dell’amico che voleva sapere di tutto e di più. Era ansioso di imparare questa nuova materia che sembrava così avvincente! Andarono ancora a nuotare ma, una volta asciugatisi sotto i raggi del sole, decisero di tornare per una nuova lezione nella loro alcova. Questa volta il canovaccio fu simile alla volta precedente con la variante della leccata sui capezzoli che Gianni fece sperando di essere ricambiato. Ancora una volta Michele se ne venne più per il movimento frenetico delle dita a deflorargli l’ano che per il lento segargli che la mano dell’amico gli praticava. Nemmeno stavolta poi l’allievo si cimentò nell’impresa di bere il succo del maestro. Assaggiò invece il proprio indirettamente attraverso i baci che si scambiarono alla fine.
Poi venne il momento di rivestirsi, di tornare alla stazione, di immergersi nuovamente in una realtà che non apparteneva più a loro. Si diedero appuntamento per il giorno dopo e il saluto malizioso di Gianni a Michele fu ‘Preparati perché domani ti insegno una cosa bellissima!’. Con questo impegno si salutarono. Tornando a casa rifletteva su questo nuovo amico. Era molto femminile nel modo di comportarsi e nel fisico (quando scuoteva la testa di capelli biondi sembrava proprio una attrice), probabilmente era passivo e forse non lo aveva ancora scoperto fino in fondo, comunque doveva essere anche un po’ snob e con la puzza sotto il naso.
L’indomani non ci furono più giochini di adescamento: erano entrambi coscienti che il gioco per cui si vedevano aveva il nome più noto e diffuso: sesso! E come spinti da una molla inarrestabile corsero subito su nella loro alcova e si gettarono l’uno nelle braccia dell’altro. Era uno strano spettacolo vedere il grande Gianni che stringeva a sé il fragile Michele, ma la passione non distingue così sottilmente, e allora furono baci appassionati. Le loro mani indagavano in tutte le pieghe dei loro corpi. Ora stringevano un gluteo, ora accarezzavano una tettina, ora pizzicavano un capezzolo, ora afferravano saldamente un cazzo. Si distesero alfine per terra e ripresero con rinnovato vigore un 69 dove da un lato uno si concentrava solo sullo splendido bastone dell’amico, mentre l’altro violava anche le intimità più profonde, causando mugolii di goduria profonda.
Erano entrambi dei ‘linguisti’ molto portati e il pompino che si stavano reciprocamente scambiando avrebbe fatto la gioia di tutti gli uomini di questa terra. Gianni si arrischiò, quando finalmente capì che dopo la lunga preparazione i tessuti erano pronti, a infilare tre dita nel buco del partner. Attese sapientemente che le pareti si adattassero alla ulteriore violazione e poi cominciò a segarlo nel culo. Su e giù, senza più muovere né la lingua, né la bocca, e nemmeno la mano che impugnava la verga turgida e oramai durissima. Lo sentiva mugolare con la bocca piena del suo uccello che non smetteva di succhiare, ma anche muoveva il bacino sempre più forte per farsi violare ancora più a fondo. E infine esplosero, quasi all’unisono, l’uno nella bocca dell’altro e questa volta Michele cercò di trattenere il più possibile in bocca e di gustare la calda crema che l’amico gli aveva donato. Oramai il giovane discepolo era scatenato, come un vaso di Pandora cui avevano tolto il coperchio, tutta la sua esuberante voglia di sesso esplose e si espresse in tutti i modi possibili: nei giochi in acqua, nel carezzare e anche provocare l’amico steso sullo stuoino, nel chiedere continuamente di farlo ancora.
Ma Gianni non voleva esagerare perché i suoi maestri gli avevano spiegato che il culo non deve accentuare troppo gli sforzi perché altrimenti subentrava dolore e fastidio. Fu per quello che riuscì a resistere fino all’ora di pranzo prima di concedere un bis di sesso all’amico. Ma stavolta lo portò nell’alcova di Giacomo, perché la riteneva più consona a quanto aveva intenzione di fare. Fece stendere l’amico sul masso dove era stato violato la prima volta in quel posto, gli prese le gambe sollevandole fino alle proprie spalle, poi cominciò a succhiare e leccare il buchino. Michele capì che sarebbe stato quello il centro del gioco che avrebbero fatto e mugolando sottolineò il proprio gradimento. La lingua sferzava ogni millimetro di pelle, lo distendeva, lo inumidiva, forzava dolcemente l’anello esterno, poi fuoriusciva e la bocca aspirava tutto quasi a volersi inghiottire le viscere e tutto il contorno.
Quando l’amico cominciò a implorare di più, lo accontentò prima con un dito, poi con il secondo, ben lubrificati entrambi. Infine, dopo aver infilato anche il terzo, cominciò a pompargli il culo con movimenti sistematici. Non appena si accorse che l’eccitazione era arrivata a livelli di guardia, si fermò con le dita piantate nel culo e attese qualche istante che l’amico si calmasse. Poi, con la voce resa roca dal desiderio e dalla lussuria, gli chiese ‘Michele, lo vuoi?’ Un lamentoso sì uscì dalla bocca del giovane ‘Allora adesso te lo punto, quando vuoi decidi tu di farlo entrare. Se fa male dimmelo che lo tolgo’ Fece come promesso e attese alle porte del paradiso di venir chiamato dentro. Non dovette aspettare molto perché le orami note contrazioni rivelarono che lo sfintere era pronto ad accogliere l’ospite. Gianni fece una manovra di cui era stato oggetto lui, infilò solo il glande, lo tenne dentro un po’, poi lo tolse. Ripetendo più volte il movimento contribuì a rendere morbidi i tessuti intestinali e solo allora spinse fino in fondo dove si trattenne a lungo.
Assaporò fino in fondo la sensazione di potere e di conquista che infilarlo tutto gli dava e attese che anche il partner prendesse coscienza di essere riempito completamente e adattasse conseguentemente il caldo antro al nuovo ospite. Ospite che cominciò poi a percorrere su e giù il canale, cercando sempre nuove posizioni che sollecitassero le terminazioni nervose a scatenare quella tempesta di deliziose sensazioni che aveva imparato ad apprezzare. Si chinò a baciare l’amico che oramai estasiato si godeva ad occhi chiusi il trattamento. Lui cominciò a muoversi verso il violatore, mentre frasi sconnesse cominciavano ad affiorare sulle sue labbra delicate. Voleva essere posseduto, riempito ancora di più, sentire i propri intestini violati in ogni centimetro, e allora Gianni lo incitò con un ‘Adesso ti sfondo tutto!’ e cominciò a stantuffare deciso. Michele accompagnava con rantoli di voluttà il frenetico movimento dell’amico che gli stava sverginando il culo, incitandolo perché sentiva giungere a compimento la sua corsa verso il piacere, corsa che fu coronata da un’abbondante sborrata sulla sua pancia. Le contrazioni dell’intestino vinsero i bastioni di difesa di Gianni che urlando raggiunse l’atteso orgasmo.
Dopo fu il momento della tenerezza e quando anche questo terminò, Michele si accovacciò tra le possenti braccia di Gianni dandogli le spalle ed entrambi furono accolti da Morfeo nelle grandi pianure del sonno ristoratore. Quel pomeriggio furono soprattutto giochi d’acqua e poi, nella loro alcova, giochi di bocca. Lasciandosi alla stazione gli occhi luminosi di Michele fecero allargare il cuore di Gianni. Con sorpresa si sentì dire ‘Domani sera vedo di ottenere il permesso per stare fuori a cena, mi fai compagnia?’.
Da quel giorno cominciò una frenetica passione tra i due, l’uno solo passivo ma pieno di vita e di voglia di imparare, l’altro che era assurto al ruolo di esperto insegnante e cercava di plasmare il giovane allievo in modo da soddisfare i propri desideri. La sera dopo persero il treno che Michele prendeva sempre e allora Gianni si offrì di accompagnarlo a casa con quello di mezzanotte. Ma così facendo non avrebbe potuto tornare a casa e allora nacque l’idea ‘Chiedo ai nonni se ti possiamo ospitare nella mia stanza visto che sei così gentile da accompagnarmi e facciamo telefonare a loro ai tuoi per chiedere il permesso di dormire fuori. E magari domani sei tu che contraccambi!’ La cosa andò liscia ed ebbero il permesso di dormire assieme e fu così che provarono anche questo piacere. In silenzio si diedero piacere l’un l’altro fino a che, stremati, non si addormentarono. La sera dopo fu la volta di Michele dormire in stanza di Gianni e anche quella notte fu notte di sesso e passione.
Passarono vari giorni trascorrendo tutte le ore del giorno, e anche parte della notte, assieme cercando sempre nuovi pretesti per farlo nei modi più tradizionali e in quelli più fantasiosi. Gianni introdusse il giovane Michele ai segreti dell’inculata, lo prese a pecorina in vari modi, gli insegnò a fare lo smorza candela, lo possedette nelle alcove e anche in acqua al mare, dove Ermanno lo aveva sverginato. Tutti questi movimenti non erano sfuggiti ai frequentatori della spiaggia che avevano capito bene la natura della loro amicizia, ma i due ragazzi se ne fregarono anche se un giorno, stupiti, ricevettero la corte di un giovanotto un po’ fighetto che si presentò come Bernardo. Timidamente reclinarono l’offerta del ventenne e si chiusero ancora di più nel loro bozzolo di passione.

Ma il tempo trascorreva e oramai la grande carica sessuale che li aveva spinti l’uno nelle braccia dell’altro si stava esaurendo e fu così che, senza astio, ne parlarono una sera verso la fine della seconda settimana di conoscenza. Parlando capirono che erano sazi l’uno dell’altro e che erano pronti a bere ad altri calici, Michele che, snob come era, mal sopportava un amico così vistoso, e Gianni che cominciava ad avvertire degli strani pruriti al buchino che oramai da tempo non veniva più violato se non da sporadiche visite di scarne dita. Ma su una cosa furono d’accordo, nel promettere di coprirsi le spalle l’un l’altro se uno dei due avesse voluto passare la notte fuori. E così, con l’affetto che due amanti provano quando il tempo &egrave terminato, si salutarono e si avviarono ognuno verso la propria casa.
Qualche giorno dopo Gianni venne a sapere che Michele si era messo insieme con Bernardo, il fighetto che poi non si era fatto più vedere alla spiaggia, e a volte gli capitò di reggergli il gioco telefonando ai suoi per avvisare che si sarebbe fermato da lui. Ma Bernardo fu solo il primo di quella lunga vacanza e Michele, grazie anche agli insegnamenti del suo primo maestro, divenne una notorietà nella riviera ligure e il suo culo venne visitato da numerosi uccelli.
ettoreschi@yahoo.it

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