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Racconti Gay

L’inglese

By 7 Giugno 2006Dicembre 16th, 2019No Comments

Quasi ogni giorno, aspettando il treno che dalla cittadina universitaria mi avrebbe riportato a casa, fumavo la mia marlboro light e poi mi veniva da pisciare.
Quasi ogni giorno, nel disgustoso bagno della stazione, mi soffermavo sulle scritte a pennarello di dieci colori diversi.

BOY PASS SUCCHIO AL PARCO TEL 339…

23 ANNI ATT/PASS TEL 335…

Poi ce n’era una in inglese, a pennarello rosso,

GOOD-LOOKING, 34, ACTIVE, LOOKING TO MEET GUYS 20-35, 338…

Quasi ogni giorno, mi trovavo a pensare. Si trattava di una piccola città, ventimila abitanti, nella provincia norditaliana. Inglesi non ne avevo mai visti.
Fatto sta che quel giorno, dopo che la lezione di Tecniche Agricole era saltata per un improvviso malore della professoressa Aicardi e dopo che, per ingannare il tempo, avevo fumato un paio di canne con Gemma e Liuba, mi venne in mente qualcosa di nuovo.
Mi sorpresi a sorridere davanti alle scritte sul muro.
Mi sorpresi con un’inattesa erezione che rendeva difficile finire la mia pisciata.
Mi sorpresi a chiamare il numero dell’inglese.
Mi risponde una voce calda, bassa, informale.
-Hello.
-Hi, my name’s Luca. I’m reading your ad in the bathroom…
-Oh. Ehm. Well, hi, how are you?
-Good, good.

Ero in imbarazzo, non sapevo cosa dire. Le due cannette non erano poi abbastanza. L’inglese, probabilmente colto di sorpresa, si riprese e mi venne incontro.

-Sorry, my name is Richard. Should we…arrange and…meet somewhere, sometimes?
-Uhm…yeah. Sure. When?
-I don’t know. What are you doing now?
-Nothing…I mean…No, no, nothing. I’m free.
-Ok. Say the bar, here at the station?
-Yeah. I’ll pick you up there in…say twenty minutes?
-Perfect. Thanks. Bye.

Riattaccai.
Mi resi conto che il cuore mi batteva a mille. Il mondo intorno a me era disturbato da un costante ronzio di sottofondo. Mi incamminai verso il bar della stazione e ordinai un martini con ghiaccio. Lo bevvi in due sorsi. Feci cenno al barista calabrese che ne volevo un altro.
Liscio.
Guardavo l’orologio e cominciavo a farmi domande.
Come sarà quest’inglese?
E se fosse un pazzo, un serial killer?
Come lo riconosco, adesso?
Buttai giù il mio secondo martini e cominciai a sentire il calore spandersi per il mio stomaco, limando le asperità delle mie cogitazioni e rendendomi più eccitato di prima. Ogni volta che si apriva la porta mi giravo a guardare chi fosse.
Entrò un signore ultrasessantenne. Lidia la tardona. La Baralducci quella che insegna gestione aziendale, seguita da Marina Guazzoli, centodieci e lode imminente. Cercai di non farmi notare.
La Baralducci prese un caff&egrave, rapidamente. Poi uscì. La Guazzoli prese una coca e un pacchetto di san carlo.
Entrò il professor Stanthorpe, col suo trench di lana grigia. Si guardò intorno, poi mi venne incontro e disse
-Mr.Luca?
Oh cristo. Il professor Stanthorpe. Lui non mi conosceva, io studiavo francese, dato che sono bilingue e l’inglese lo sapevo già.
-Yeah. It’s me.
-Nice to meet you. Really nice to meet you. Shall we go?
-Uhm. Yeah. Sure.
Lo seguii fuori dal bar, pensando fra me e me alla situazione che mi aveva preso alla sprovvista. Stanthorpe era venuto in macchina. Mi fece accomodare e cominciammo a parlare. Lui si fece subito molto loquace. Ogni tanto mi lanciava qualche occhiata e mi diceva che mi trovava bello. Gli piaceva la mia pelle olivastra. Mi fece i complimenti per il mio inglese.
Stanthorpe era un biondino un po’ slavato, occhi chiari, magro.
Ci fermammo davanti ad una villetta unifamiliare. Scendemmo e mi fece strada. Nel giardino, un cane ci fece le feste.
Entrammo dentro, e Stanthorpe mi disse di mettermi comodo, mi offrì un t&egrave, che rifiutai. Mi offrì uno scotch che invece accettai volentieri. Mise sù un disco dei beatles e si tolse il trench e la giacca e la cravatta.
Poi la conversazione, rada, si fece più sciolta, e a quel punto il professore virò su temi sessuali.
-So, are you gay or bi?
-Don’t know. Bi, I guess…
-Do you do this often?
-No. It’s really my first time.
-Really? Oh, well, then we’re gonna make it very special…
Mi sorrise, e mi fece cenno di sedermi accanto a lui. Io accettai, con un po’ d’imbarazzo. Lui si accorse che non sapevo esattamente cosa fare, mi sussurrò all’orecchio
-Relax…Why don’t you just play with my cock a little bit?
Annuii, e mi chinai per sfilargli la cintura, aprire la cerniera dei calzoni. Mi feci strada fin oltre i suoi boxer, con la mano. Sentivo il calore del suo membro che si risvegliava. Gli sfilai tutto e cominciai a menargli il cazzo, lui socchiuse gli occhi e mi disse di lasciarmi andare. Le due canne, i due martini e lo scotch, tutto a stomaco vuoto, facevano il loro dovere. Mi misi in ginocchio davanti a lui e cominciai ad avvicinarmi al suo pacco, carezzandogli le cosce. Gli presi in bocca i coglioni mentre lo segavo, poi risalii lentamente lungo l’asta, mordicchiandola, a destra, a sinistra, poi i bordi della cappella. La punta. Poi d’improvviso cercai di ingoiarlo ma a quel punto la sua erezione mi rendeva difficile prenderlo tutto in bocca. Cominciai a leccarlo, infilandomelo in bocca di tanto in tanto, poi più spesso. A quel punto lui mi invitò in camera da letto.
Mi fece spogliare nudo, lui fece lo stesso. Si sedette sul letto, davanti al grande specchio dell’armadio, per potermi guardare mentre, a pecorina, in ginocchio, davanti a lui, lo segavo e lo spompinavo come una vera zoccoletta.
Mi piaceva avere quel pezzo di carne tesa in bocca. Mi piaceva il suo calore. Volevo esplorarlo, e la mia curiosità produceva in Stanthorpe reazioni di vero piacere. Il mio cazzo era di marmo, e con il crescere della mia eccitazione, il mio pompino si faceva più intenso, sentito. Guardavo Stanthorpe negli occhi, lui sorrideva. Gli tastavo i coglioni, gli carezzavo le chiappe, la pancia leggermente rigonfia.
Dopo qualche minuto, Stanthorpe incominciò ad ancheggiare, ad affondarmi in gola con foga. Io ebbi qualche conato di vomito, ed ero teso perch&egrave non volevo fargli male con i denti. Lo risucchiavo dentro cercando di rilassare la mia mascella, variavo il mio stile, dentro mezzo, dentro tutto, dentro solo la cappella, fuori a mordicchiare un lato, l’altro. Dentro tutto. Stanthorpe mi afferrò per i capelli e prese a muovermi la testa sul suo cazzo. Io sentivo la sua erezione gonfiarsi, il suo corpo tremare e il suo respiro incrinarsi. Allora aumentai il ritmo, e quando sentii che stava per venire, feci uno sforzo e, senza fermare la mano, lo presi fino in gola, dove sentii la sua sborrata esplodere. Fui costretto ad ingoiarla, mentre lui gridava e gemeva e si portava le mani al viso. Rimase steso sul letto per un paio di minuti, con un sorriso sul volto e il respiro sincopato.
Poi mi guardò e mi disse
-You’re great. Absolutely amazing.
-Thanks…
-Listen, do you have to go or do you want to stay for dinner?
Io, che ero eccitato come una cagna in calore e non ero ancora venuto, avevo in testa pensieri bellicosi. Avrei voluto farmi inculare duro. Allora giocai una carta azzardata.
-I would love to stay but…the last train is in…
-Oh, don’t worry…You could stay for the night…
-Wow, thanks…If it’s not too much trouble, of course…
-No, it’s a pleasure…
-Definitely a pleasure. I feel so horny…
-Really?
-Yeah, I was feeling like a whore, a slut, you know? Twas great…
-Listen, would you mind a surprise for after dinner?
-Not at all…go ahead…surprise me…
Chissà a quale sorpresa si riferiva. Qualunque cosa fosse, doveva riguardare il sesso ed il mio sentirmi puttana, per cui avrei apprezzato. Questo pensavo.
Andai a farmi una doccia, e quando uscii trovai Stanthorpe in jeans e maglietta che preparava una cena surgelata in una padella di teflon. Mi sorrise e mi disse che la sorpresa era pronta e mi sarebbe piaciuta parecchio…

Stavamo finendo il chianti, io avevo ormai perso il conto delle tossine che mi giravano in corpo, ed ero ancora eccitatissimo dopo il pompino del tardo pomeriggio.
Ad un certo punto suonarono alla porta. Stanthorpe si alzò e mi sorrise, mi disse
-I’ll get that…
Sentii delle voci basse, risate, poi il professore tornò, accompagnato da altri due tipi. Passammo per le presentazioni. I due si chiamavano Roberto e Kolo. Kolo veniva dalla Costa d’Avorio e faceva l’operaio. La sua pelle nerissima, manco a dirlo, già mi prometteva falliche meraviglie. Non era molto alto ma sembrava robusto e aveva dei tratti solari, mi strinse la mano con forza squadrandomi dall’alto in basso. Con lui, il suo ragazzo Roberto, venditori di aspirapolveri americani a domicilio, un trentacinquenne abbastanza anonimo con l’aria da passivello.
Stanthorpe offrì loro del vino, poi ci mettemmo a sedere in salotto. Pensavo che dovesse succedere qualcosa, ma continuammo a parlare come se niente fosse. Dopo pochi minuti, suonarono di nuovo alla porta. Questa volta si trattava di un ragazzo, esile ed effeminato, di nome Andrea. Aveva diciott’anni e si era appena iscritto all’università. Un giorno, fidandosi del suo gaydar, aveva avvicinato Stanthorpe nei bagni e Andrea era diventato la sua puttanella preferita. La situazione cominciava ad eccitarmi da morire. Si trattava di un’orgia in piena regola. Mentre, entusiasta, versavo del vino ad Andrea, suonarono di nuovo alla porta. Era Marco, un quarantenne rasato e massiccio, vestito con un soprabito australiano, odoroso di colonia, col sorriso stampato sul volto. E ancora prima di chiudere la porta, apparve sul vialetto d’ingresso il professor emerito Bonario Zufoli Mainardi, sfolgorante vicepreside della mia facoltà. Quasi sessantenne, molto grasso, i capelli in un improbabile riporto e la barba folta e bianca. Mi vide e sorrise, scuotendo la testa. Io risi a mia volta, sputtanato, mi limitai a salutare.
Mentre tutti eravamo seduti a bere il chianti, Stanthorpe disse ad Andrea di farmi strada. Andrea mi fece cenno di seguirlo e salimmo nel grande bagno della villetta.
-Ok. Ora dobbiamo prepararci. E’ la prima volta che vieni, mi ha detto Jeff.
-Si. In che senso prepararci?
E Andrea me lo mostrò. Si spogliò, restando con il suo fisico gracile, acerbo e spigoloso in bella vista. Aveva pochissimi peli, la pelle liscia. Un vero androgino. Con mia grande sorpresa, mi ritrovai il cazzo in tiro nei pantaloni.
-Spogliati, dai…
Nel frattempo Andrea estrasse da uno dei cassetti una doccia anale, e la lubrificò per bene. Quando fui nudo, Andrea sorrise alla vista della mia potente erezione. Mi si inginocchiò davanti e me lo prese in bocca piano, dando piccoli bacetti, leccandolo, giocando. Io mi stavo eccitando moltissimo. Lui si mise a novanta e gli infilai il bizzarro oggetto nel culo, lui sospirava. Quando fu ben pieno di acqua calda, si assentò per trasferirsi sulla toilette. Ripetemmo la scena con me, provavo una sensazione strana nel sentire le mie viscere piene di calore, e mi liberai completamente. A quel punto Andrea ed io ci infilammo rapidamente sotto la doccia, esplorando un po’ i nostri corpi, profumandoci per bene. Poi scendemmo, per ritrovarci in un ambiente trasformato. C’era una luce soffusa giallastra e rosata, tappeti stesi in mezzo al salone, le tende tirate, Stanthorpe, Kolo, Roberto, Marco e Bonario seduti sui divani e sulle poltrone, nudi, con il loro vino in mano. Andrea mi disse semplicemente di fare quello che faceva lui. Si mise a sedere sul tappeto e cominciò a toccarsi languidamente, rimbalzando gli sguardi degli altri cinque, io cominciai a fare lo stesso. Il mio cazzo era di marmo, e guardavo gli altri con occhi golosi. Kolo aveva un fisico asciutto, ben disegnato, la pelle liscia d’ebano mi attirava da morire. Marco era palestratissimo, aveva braccia grandi più delle cosce di Andrea, muscoli sodi e tesi ovunque. Roberto non era niente di particolare, un fisico ordinario stile Stanthorpe. Il vicepreside invece era questo semiobeso dall’aria unticcia, con il grande ventre ricoperto di una peluria ispida, le forme distorte dal grasso. Mi eccitava essere uno spettacolo per quel gruppo di uomini. Ad un certo punto afferrai una delle numerose bottigliette di lubrificante poste intorno ai tappeti, mi misi a novanta e cominciai ad infilarmi un dito nel culo, adoravo la sensazione sulle mucose sensibili che avevo dentro. Passai a due dita. Dopo qualche minuto di spettacolo, Stanthorpe, col cazzo ben in tiro, si alzò e cominciò a dedicarsi ad Andrea. Roberto lo seguì, e mentre il professore infilava le dita nel culo di Andrea, che già mugolava come una puttanella, Roberto gli mise il cazzo davanti al viso e Andrea cominciò a succhiarlo. Marco poi venne da me e cominciò a sditalinarmi il culo con le sue dita tozze, con affondi secchi e potenti da culturista. Il vicepreside Zufoli Mainardi mi si mise davanti e cominciò a provocarmi.
-Succhiami il cazzo, adesso, piccola troia…
Non avevo mai creduto nel sextalk, ma mi piaceva esserne il destinatario. Mainardi aveva un cazzo piccolo, come soffocato dal grasso. Fu facile succhiarlo e prenderlo tutto in bocca. Cominciai a perdere lucidità. Il cazzo del vicepreside mi si gonfiava in bocca e io gli tastavo le palle ed il pube e la pancia lorda, mentre Marco, dietro di me, ormai mi slargava con tre dita, avanti e indietro.
Poco dopo mi sentii prendere e rovesciare, Marco mi fece mettere sulla schiena e mi spalmò il buco di lubrificante. Intorno a me la situazione era cambiata. Vidi Stanthorpe infilarsi un condom e avanzare verso di me. Bonario mi mise dei cuscini sotto la schiena, e mentre Stanthorpe si metteva in posizione, Roberto mi avvicinò alla bocca il suo bel cazzo liscio in tiro, mentre Kolo si apprestava ad incularlo. Andrea mi poneva il suo tarello davanti e alle sue spalle, pronto a sodomizzarlo, il massiccio Marco. Bonario si segava davanti a tutta la scena.
Stanthorpe prese in mano il mio cazzo e mi disse con dolcezza di rilassarmi. Lo sentivo spingere dentro di me.
Spinse più forte, e mi fece male, gli chiesi di fermarsi un attimo. Dopodich&egrave uscì, rientrò e fece crollare le mie difese riuscendo ad infilarmelo tutto. Ci furono apprezzamenti ed applausi per la capienza del mio culetto. A quel punto Stanthorpe iniziava a pomparmi, e io dividevo le mie attenzioni orali fra i cazzi di Andrea e Roberto, semieretti a causa dei due stalloni che da dietro li montavano. Marco stava già sconquassando il giovane Andrea, con colpi decisi e ravvicinati, mentre Kolo andava giù un po’ più dolce sul suo ragazzo… Stanthorpe ci sapeva fare. Aumentava il ritmo gradualmente, e sapeva puntare verso la mia prostata. Dopo cinque minuti ero aperto come una mela, il cazzo di Stanthorpe entrava ed usciva come sarebbe entrato ed uscito da una larga fica bagnata. Ormai godevo di ogni affondo, e se mi guardavo intorno a fatica trattenevo la mia eccitazione. Feci avvicinare il povero Bonario, lo presi in bocca anche a lui. Poi questi chiese a Stanthorpe il cambio. Stanthorpe, allora, si mise dietro a Kolo mentre Bonario mi fece mettere le gambe sulle sue spalle e mi entrò dentro con facilità. Pompava veloce, scopava come un coniglio. Mi teneva per i fianchi e godeva alla vista di quell’orgia gaudente. Kolo cominciava ad urlare di piacere. Il suo cazzo sfondava Roberto e dietro di lui Stanthorpe lo violava con maestria. Quando Bonario disse che stava per venire, quasi all’unisono, tutti cambiarono configurazione. Io non capivo più nulla. Ricordo che subito dopo c’era Marco a scoparmi. Ad ogni affondo usciva e poi rientrava fino in fondo, il tutto ad una velocità tale che sembrava prossimo all’orgasmo. Sentivo un po’ di male in fondo, dove il retto curva, ma gli dicevo di scoparmi forte, che era uno stallone. Mi piaceva guardare i suoi muscoli tesi. Dopo di lui venne Kolo, il suo cazzone spropositato fece ancora un po’ di fatica ad entrare, e mi portò nuove sensazioni di pienezza. Mi sentivo una gran troia, un giocattolo sessuale di lusso. Ero stato ormai quattro o cinque volte prossimo all’orgasmo, sentivo le mie mani e le mie gambe tremare, volevo succhiare, leccare, prenderlo in culo, bere sborra. Ero in preda ad una frenesia erotica senza precedenti.
Ad un certo punto, Stanthorpe si sdraiò per terra e mi disse di cavalcarlo. Io mi sedetti su di lui, dandogli le spalle, e cominciai a fare su e giù sulla sua asta. Dapprima timidamente, poi con sempre maggiore convinzione. Presi le misure e presi confidenza, e mi alzavo e mi abbassavo sul suo cazzone senza mai farlo uscire e puntando contro la mia prostata. Gli altri erano tutti intorno a me con i cazzi duri in mano. Bonario mi si avvicinò e cominciai a spompinarlo con foga, mentre prendevo il cazzone di Stanthorpe nel ventre. Il vicepreside mi disse che voleva venirmi addosso, allora lo feci uscire dalla bocca e lo segai con la mano, l’attrito ridotto al minimo dal lubrificante, Bonario venne, tremando ed ululando, spargendomi tre begli schizzi di sborra calda sul viso. Non ebbi tempo di realizzare che Andrea mi fu davanti. Pochi colpi di mano e anche lui mi eiaculò addosso. Roberto, che non ce la faceva più, mi sborrò sul petto segandosi da solo. Poi arrivò Marco, glielo presi in bocca e poi accolsi sul viso anche la sua sborrata. Mentre Kolo mi parava davanti il suo totem, Andrea si era chinato su di me e cominciava a succhiarmi. Stanthorpe, da terra, mi pompava secco con tutta la forza dei suoi reni e io amplificavo il godimento con il mio su e giù tutto di anche. Kolo mi sborrò in faccia dopo pochi secondi. Mi sentivo caldo e bagnato, la sensibilità del mio viso era ridotta al minimo, non mi sentivo più le mani, e all’improvviso sentii nel culo che il tarello di Stanthorpe si stava gonfiando. Mi disse che stava per venire, e che voleva venirmi dentro. La cosa mi eccitò da matti, e io venni copiosamente nella bocca di Andrea con urla sconnesse e in falsetto, venni di un orgasmo prolungato ed intenso, interiore, mentre Stanthorpe, impennando il suo ritmo, quasi mi procurò un orgasmo parallelo con i suoi colpi di maglio. Andrea rigirò il mio sperma nella sua bocca e poi mi guardò e mi disse di aprire la bocca. Io, stremato, accasciato a pancia in su sul professor Stanthorpe che, soddisfatto, non smetteva comunque di muoversi su e giù nel mio culetto, aprii la bocca e accolsi il mio sperma che colò per metà sulla mia guancia. Non so quanto ci volle per ritornare alla normalità. Ricordo solo un godimento che sembrava infinito ed un groviglio di corpi sempre meno frenetico. E forse, a pensarci bene, alla normalità non riuscii mai più a tornare.

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