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Racconto di un pedé
Tramite Irina, una mia amica trentenne moscovita, prostituta d’alto bordo, con buoni clienti tra i nuovi ricchi russi, conobbi Thierry un pedé di 23 anni, offriva il suo corpo agli uomini ed era, anche lui come Irina arrabbiatissimo con la polizia russa. Lo ricattava da sempre con la minaccia di vietargli di battere sul marciapiede, spaventandolo di arresti e il carcere russo spaventava chiunque.
Thierry era un bel ragazzo, alto magro, occhi cerulei, capelli a caschetto biondi, lisci e un corpo diafano dalla pelle delicata.
A casa mia il pedé si sentiva al sicuro, si rilassava e piacevolmente chiacchierava delle sue sfortune senza gravarle su di me, come, invece faceva Irina.
– Raccontami della tua avventura con quel gosudarstvennaja Avtomobil’naja Inspekcija (Ispettorato Automobilistico Statale), la polizia stradale russa ‘ dissi offrendogli un t&egrave.
– Ma no! Sei proprio un durilka kartonnaja (‘scemo di cartone’, modo per dire: idiota totale). ‘ mi disse – il poliziotto? ‘ domandò ‘ l’ufficiale era dell’Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija? (Reparto di Polizia con Compiti Speciali, analogo russo della Celere, che non di rado si segnala per la propria brutalità).
– Sì, si quel bell’ufficiale della milizia, proprio lui ‘ feci sedendomi curioso.
Thierry sorseggiò il liquido caldo.
– Che vuoi sapere? Tu che sei il mio ideale d’uomo, rassomigli a Oleg Menshikov.
– E chi &egrave?
– Un attore, quello che nell’ottantotto interpretò il Barbiere di Siberia – m’informò – perché cerchi di eccitarti con i miei racconti’non ti basto io per questo’
– Certo, certo’&egrave da preferire la pratica’ma ora mi sento, invece, dell’umore giusto per ascoltare, la tua voce. Mi piace, mi rilassa’e poi sono curioso dell’ultima tua avventura ‘ dissi mettendomi comodo.
Il ragazzo iniziò a raccontare il suo flirt, sapeva che la cosa mi piaceva perché già altre volte gli avevo chiesto di raccontarmi le sue esperienze particolari.
Anche lui si accomodò e diede inizio alla sua avventura.
– Spesso sono solo e mi annoio. Quel giorno, dopo aver sfogato la mia solitudine di fronte ad un film porno, mi sento illuso, deluso dalla mancanza di un uomo. La tentazione era forte, avevo bisogno di riempirmi di carne dura’bisogno di vivere’
Ma nessuno, nessuno s’accostava al mio didietro, ai miei dolci colli’al mio cuore almeno.
Dico: ‘Perché, perché ancora aspettare.’ Perciò.
Mi vesto ed esco, verso una qualsiasi direzione.
Dopo aver vagabondato un po’ sotto la pioggia sferzante, rincaso inappagato’in giro solo gente indaffarata, vecchi o bambini strepitanti’non un maschio desideroso di godere del mio corpo’ma prima di aprire l’ingresso.

– Ehi Tu!

Il chiamante &egrave un giovinottone di circa 28-29 anni, alto, con dei pettorali ben visibili sotto la maglia e occhi blu oltremare incastonati in uno sguardo oltre ogni aspettativa. Rispondo.

– Se’sei stato tu a chia’chiamarmi? – contemplando tanta avvenenza.

L’uomo con tono deciso.

– Sì, io. Sai dov’&egrave Andrej Novikov?

Dal modo di parlare e di fare, dagli occhi da cerbiatto tipici dell’omosessualità. Capisco che l’uomo che ho di fronte &egrave gay. Piccolezze quasi irriconoscibili dalla pupilla di un etero.
Dopo questa analisi, durata all’incirca un secondo.

– Non lo so! ‘ dico.

L’uomo mi si fa vicino, non &egrave in divisa, ma mi fa vedere la tessera della milizia.

– Allora? ‘ mi fa sventolandomela sotto gli occhi. Un kadyrovcy, uomini della milizia noti per le loro crudeltà.
– Non &egrave in casa ‘ faccio io timoroso ‘ arriva qualche rara volta a pranzo, ma non sempre.
– Ho un appuntamento aspetterò ‘ fece il poliziotto sedendosi sui gradini delle scale.
– Vuoi stare lì? Bene! Oppure preferisci entrare? Che ne dici se ti offro una birra?
L’uomo muovendo quel corpo d’atleta senza parlare entra in casa.
– Birra? Beh, ora ne avrei proprio bisogno. Grazie!

Io incespicando con le parole a causa dell’emozione mi soffermo a guardare le sue braccia muscolose e più in basso i glutei scolpiti in un paio di jeans.
– Ok, allora accomodati qui sul divano, mentre io vado a prendertela.
Il bel tenebroso, dice di chiamarsi Vladimir, si distende come se da sempre avesse conosciuto l’ambiente.
Prendo la birra dal ripiano più basso del frigo, in modo da metter ben in mostra il mio di dietro coperto solo da un leggero strato di stoffa.

Beviamo e lui:
– Cerco Andrej Novikov, appunto, perché ho saputo che affitta la casa, e sarei interessato.
– Sì, pare che vada in una dacia con i suoi fratelli ‘ dico.
E poi di getto: – Sarai un nuovo inquilino’ne sono felice, Andrej &egrave un rompiscatole.
Beviamo ancora ridendo.
Ad un certo punto, questo dio greco seduto al mio fianco dice:
– Anche se fuori piove, qui &egrave rimasta l’umidità dei giorni scorsi, che caldo!
Mi paralizzo, ho un brivido, i miei occhi rimangono stampati sui suoi pettorali, li immagino sudati, glabri, e poi giù l’addome piatto e vigoroso, l’ombelico dove una traccia di peli lasciano immaginare di tutto’ la sotto.

Vladimir si sfila la maglia. Sotto una T-shirt aderentissima.

– Ti piacciono i miei tatuaggi? ‘ dice facendomi vedere il suo bicipite da culturista.
Io sempre più stravolto.
– Oh’ splendidi ‘ Si’sì.

Lui, senza tanti complimenti tenta di liberarmi dalla felpa.
– Ma dai, vedi che anche tu hai un bel figurino!

Con mano audace, sfioro il suo petto, infilando la mano sotto la maglietta.

Prendo per il mento Vladimir e lo bacio a fondo con le labbra infuocate e vogliose di sostanza.
Vladimir mi ricambia accarezzandomi.
Io sono in Paradiso.
Dopo un involgere di lingue inumidite di calda saliva. Rivolgo una domanda tanto semplice quanto rituale, due paroline che valgono un’intera nottata: il fatidico ‘Ti Va?’
A quest’invito previsto e desiderato, Vladimir risponde piano ‘S’Sì, facciamolo’.
Dico con un filo di voce, soltanto con un ‘Ok’.
Mi alzo spogliandomi lentamente, lui mi segue con gli occhi avidi sfilandosi i vestiti.

Quando Vladimir arriva sul punto di sfilarsi i boxer, io sprofondo lo sguardo nelle sue zone intime, vedo già la grossezza dell’arnese avvolto dalla stoffa leggera.
Appena Vladimir lentamente li abbassa, si libera di colpo il suo cazzo, lungo all’incirca 23-25 cm, muscolo meraviglioso, vene pulsanti, teso in alto indirizza la grossa cappella nella mia direzione.
&egrave una manifestazione divina, la sua spranga si accorda benissimo con l’addome scolpito e modellato alla perfezione, le sue cosce sormontano un culo massiccio e sodo e le sue palle gonfie e pensati strette in uno scroto increspato. &egrave depilato, ciò mi da ragione sulla sulle sue tendenze…
– Beh? Tu non ti fai guardare? – domanda con sorriso.
– Sì… si’ora – rispondo, riprendendo coscienza.

Mi osserva con libidine accarezzandomi, prende con le mani i miei capezzoli e li pizzica, gli tocco il cazzo duro: con una mano gli massaggio pian piano l’asta, mentre con l’altra gli accarezzo il viso. Siamo entrambi nella più totale nudità.
Tra di noi scorrono rapide occhiatine sui particolari del corpo’

– Dai, prendimelo in bocca’succhiamelo.
Accetto senza esitazioni, m’inginocchio spalancando del tutto la bocca e inizio a sfiorare con la cima della lingua la cappella ingrossata, d’un rosso carnoso e lucente.
La mia lingua morbida passa oltre, s’insinua nella fessura sfuggente della cappella e assorbe quel sapor di cazzo virile; e per cogliere ancor di più, gli strizzo il pene serrandogli la cappella e introducendo la lingua dentro, roteandola intorno al prepuzio bagnato.
– Su’dai’Oh’ohhhhh si succhiamelo.’ ‘Mhmmmm, ohhhh, come sai farci con quella lingua’ sii, oh siii, ciuccia dai” esaltandosi ‘ pompa succhia’ mmm”.

Io mi lecco le labbra, proseguendo a prendermelo tutto, fino in fondo alla gola: operazione assai ardua considerate le dimensioni dell’arnese.
‘Ohhh sii’ dentro’ tutto dentro’siii’riesci a leccarmi anche le palle? Dai’
Io tento invano. Avendo tutto il cazzone che mi preme in gola non riesco proprio a far arrivare la punta della lingua ai testicoli. Per rimediare, glieli accarezzo.

Continuando, ora con vigore, lo sbocchino a colpi di lingua alternando con ogni sorta di gioco orale; d’ogni tanto lo imbocco di traverso poi lo estraggo sbattendolo sulle guance, strofinandomelo sulla barba ispida, altre invece lo lascio serpeggiare velocemente sul palato. La mia lingua slitta lungo le nervature, sento il suo frenulo e lo insidia con rapide leccate, struscio lungo il torace verso i capezzoli, per blandirli a colpi di baci, ruotando la lingua intorno.

Dopo questi preamboli, Vladimir mi agguanta la mano trascinarmi sul tappeto. Lo osservo scodinzolare nudo con il mio ciondolo sballottato, ripensando all’eccezionalità di questo giorno con il cuore impazzito, già desidero sentirselo tutto dentro in culo.

Vladimir, accarezzandomi il corpo.

– Su, sdraiati, facciamoci un bel 69.

Mi adagio ardentemente a cosce aperte, lui con una mano si manipola il cazzo, scoprendo e nascondendo la cappella in maniera lentissima, eccitante, mentre con l’altra carezza il mio, presto ognuno con davanti alla bocca il cazzo dell’altro. Tra di noi solo guizzi di labbra sulle aste bagnate dalla saliva pastosa.
‘Mmmmhhh’ Siii’.Ohhhh siii’.’ Mugoliamo entrambi.
Poi il mio bel maschio dice:
– Ora voltati di spalle e aggrappati bene al divano, così da poterti sfondare il culetto.
– Bagnami bene ‘ dico ‘ io ho già fatto il possibile, ma con quell’arnese spero non mi strazierai.
Il mio amante, comprensivo, s’impegna con saliva e dilatazioni preventive, poi ritraendosi aspetto. In ginocchio spingo il culetto in alto e attendo il cazzone di Vladimir. Spinge. Avverto la grossa cappella premermi con forza contro lo sfintere, sembra quasi non voler proseguire, Vladimir s’impegna e con un colpo secco,entra e come un dardo slitta dentro, Urlo, sento bruciare come non mai. Il mio retto, anche se ben allenato, non regge l’intrusione. Il poliziotto si muove e io digrigno i denti. Mi pompa sempre più forte.
Arriva sino in fondo, dove spero di essere più sensibile. In effetti sistemandomi meglio quel meraviglioso cazzo nel retto e rilassandomi cedevole al pensiero di essere finalmente pieno di carne viva, inizio a godere e quando sento contro le natiche il pelo pubere di Vladimir, mugolo.
‘Ohhh siiiiiiiii’.
‘Oh mio dio’ mhmmm’ – spasimo, accogliendolo.
Vladimir continua insistentemente, come uno stantuffo. In tutta la stanza si sente lo sbattere del suo ventre contro le chiappe a ritmo veloce. Il poliziotto me lo sbatte sino alla radice, testicoli, tutto compreso, s’aggrappa con le mani alla schiena e me l’accarezza dicendo.
– Godi’godi troietta’ ti basta questo a farti andare in paradiso? Mmmmhmmm’ Sbatte, sbatte quel cazzone dentro di me. A bocca spalancata strillo, senza fregarmene del vicinato.
‘Ohh’.Dai girati, sdraiati supino con un cuscino sotto la schiena, così ti inculo di nuovo – dice Vladimir.
Io ubbidisco a malincuore per un attimo dovetti tirare fuori quel piacere dal culo.
Il mio bell’ufficialetto mi mette gambe all’aria, e s’introduce di nuovo nel mio orifizio allargato: ora entra lentamente. Spinge dentro, ma con un sinuoso movimento del bacino che dà più risalto alla sua muscolatura, m’infila le dita dentro la bocca bagnandole per poi farle strisciare lungo il mio torace, fino al mio cazzillo semi rigido, lo maneggia.
– Oh siiii’mhhmm oh si tieni, tieni’prendilo siii’oh sii’iiii’iiii.
Vladimir mi trapana come un forsennato, così come mi masturba allo stesso tempo. I nostri corpi grondanti di sudore, lucenti, sprigionano passione.

Io non resisto, mi prendo il cazzo e me lo meno. Ohhhhhhh’Vengo.
Mi partono schizzate di sborra. Il liquido caldo mi arriva sul petto, fino sul collo.

Vladimir procede facendomelo sentire ancora dentro.
– Ohhhh’tieni’tieni’- e accolgo il suo seme caldo sino negli intestini.

– Alzati ora, fammi sdraiare un attimo ‘ dice soddisfatto.
Lo guardo disteso, &egrave bellissimo, il suo virgulto di carne e ancora teso e non ha intenzione di rilasciarsi.

– Fammi un bel pompino ‘ dice sorridendomi.
Così mi sospinge sul suo cazzo, lo inglobo con gioia, ha il gusto del mio retto misto allo sperma di Vladimir, ne sono inebriato. Lo pompo da vero professionista e lui mi gratifica con i suoi:
– Ohhhh’Siiii’.siii’sii’ohhhhhhh – lo sento pulsare e accelero il movimento.
– Ecco’ siii’ vengooooo’
Io spalanco come non mai la bocca, il cazzo dell’ufficiale della milizia inizia a sussultarmi sulla lingua, e poi schizza i suoi spasmi zampilli. ‘Ohhhhhhh’

Vladimir sembra entrato in trance. E mentre la cappella sgocciola ancora muovo la lingua per raccoglierla tutta, gliela faccio vedere aprendo la bocca dove fili di sperma colano dal palato alla lingua, poi la ingoio con cupidigia leccandomi le labbra.
Mi ero concesso a lui per desiderio fisico, ma sopratutto essere l’amante di un ufficiale della milizia mi esonerava da tanti problemi. Pensai, Farò di tutto per tenermelo buono…poi mi piace un casino…
– Che ne diresti se la prossima volta lo facciamo a tre? Ti voglio presentare il mio ragazzo – Domanda Vladimir, coccolandomi affettuosamente.
– Che dici’non sarà geloso?
– No! Lui ora sta con me, ma non &egrave geloso, la promiscuità della vita militare ci fa cambiare spesso partner e nessuno &egrave possessivo. Tu potresti essere quello che potrebbe ravvivare il nostro rapporto.
– Ma io sono geloso’ ‘ dissi ridendo – Ok, mi piacerebbe, e quando si potrebbe fare?
– Quando vuoi tu, basta che mi avvisi prima, in modo’
Non lo lasciai finire, stampandogli un bacio sulla bocca.
Passai alcuni giorni a tormentarmi se dire a Vladimir che ero un ragazzo di vita, o no. Lui nel frattempo, aveva traslocato ed ora lo vedevo quasi ogni giorno. Era bello in divisa, ancora più virile, vigoroso’perfetto.
Rinunciai a scoprire la mia identità. Sicuro che prima o poi l’avrebbe scoperta da solo.
– A quando ‘ gli dissi un giorno ‘ mi fai conoscere il tuo ragazzo.
– Se vuoi anche stasera ‘ fa lui con entusiasmo.
Ordino una cenetta con tutti i crismi e mi preparo come un’adolescente impaziente.
D’un tratto suonano alla porta di casa.
‘Forse sono loro?’ penso con trepidazione.
Apro la porta, in effetti, sono proprio Vladimir e Mishad.
Il suo collega del cuore a passi lenti e entra. Lo guardo sorpreso spalanco gli occhi stupito. – Tu’Tu’Tu’
Mishad era un mio abituale cliente’
Non risponde, perché anche lui, come me, si trova per metà nel torto e per metà nella ragione.
Io allora, esprimendomi con azzardata ironia.
Piacere di conoscerti’ancora.
– Anch’io, ancora ‘ farfuglia il ragazzo di Vladimir.
Il mio bel tenetino non comprende nulla, esamina entrambi a sbirciate, e non trovandone una spiegazione ripete:
– Io vorrei conoscervi per altre mille notti, a partire da ora’
Ci sediamo a tavola e dopo un delizioso pranzetto iniziano a tutti il risveglio delle protuberanze inguinali. Guardo i relativi pacchi, quando si alzano bevendo l’ultimo bicchiere di vodka, sembrano piccole tende da campeggio.
In conclusione sono diventato la puttana del VI Dipartimento della Milizia e pagando in natura, solo a Vladimir, riesco a fare più di dieci marchette al giorno.
– E ti lamenti? ‘ dico io alla fine del suo racconto.
Thierry mi abbraccia sconsolato.
– Purtroppo Vladimir non può interferire negli altri dipartimenti e quindi se ci scoprono sono dolori, io resto fedele ai miei clienti, però se a uno di loro venisse la voglia di denunciarmi sono finito’dalle carceri russe &egrave difficile uscirne vivi ‘

Autore Pubblicato il: 31 Dicembre 2007Categorie: Racconti Gay0 Commenti

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