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Come &egrave incominciato

&egrave domenica. Dalla finestra/balcone entra la luce del sole. Sono ancora a letto. Mi sono svegliata da circa 10 minuti. Guardo l’orologio. Sono quasi le 12. &egrave tardi. Nonostante abbia dormito mi sento tutta scombussolata. Il cervello riprende a funzionare ed i ricordi affiorano. Un movimento alla mia destra mi fa girare. Il corpo di un uomo, parzialmente coperto dal lenzuolo, &egrave steso al mio fianco. Lo guardo e riconosco in quel statuario corpo la causa del mio sfinimento fisico. Sollevo il lenzuolo e mi accorgo che sono nuda. Ricordo. Che nottata. Tutta trascorsa all’insegna del sesso più sfrenato. Una notte in cui un falco ha invaso il mio nido e ghermito la mia passera; prima l’ha sbattuta e poi l’ha divorata. La sera prima abbiamo festeggiato il conseguimento della sua laurea. Abbiamo cenato e poi abbiamo raggiunto casa. Non appena siamo entrati mi ha sollevata e mi ha portata nella camera che da circa sette anni &egrave il nostro nido. Mi ha depositata sul letto; si &egrave sfilato i pantaloni ed insieme ad essi anche lo slip e, prima ancora che potessi respirare, mi allarga le cosce e mi strappa le mutandine. Si stende su di me e mi penetra. comincia a chiavarmi. Non dura molto. Dopo due colpi diluvia. Poverino. Deve essere tanta la tensione accumulata che &egrave bastato mettermelo dentro per scaricarsi. Mi sfila il cazzo dal ventre e si abbatte di schiena sul letto.
‘Mamma, scusami. Non ce la facevo più. Era tanta la voglia di averti che ti avrei scopata anche sul tavolo del ristorante.’
Dopo alcuni minuti mette la testa su una delle mie gemelle e si addormenta. Si, l’uomo che sta dormendo al mio fianco &egrave mio figlio. L’uomo che mi ha sbattuta per una notte intera &egrave il mio bambino. Egli &egrave il mio amante e dal momento che sta nel mio letto &egrave anche mio marito. Tutto ha avuto inizio circa sette anni prima. Mio marito mi aveva lasciato per andare a vivere con una sua collega più giovane di me. La conoscevo. Come donna non era una che faceva girare la testa. Non sono mai riuscita a capire cosa ci trovasse mio marito in lei. Avevo 34 anni ed ero fisicamente ben messa. I miei 102 di seno e i 90 di bacino erano misure che molte donne mi invidiavano. Quando la voce che ero rimasta sola si sparse il mio habitat comincia a pullulare di orsi ingrifati. Tutti però restano a bocca asciutta. Ho altro che pensare ad una nuova storia. Ho un figlio ed il morale a pezzi. Fu mio figlio a tirarmi fuori dallo sconforto per l’andata via del padre. Una sera stavamo in salotto a guardare la TV. Mio figlio era steso sul divano e con la sua testa appoggiata sulle mie cosce. Era una posizione per lui molto conveniente. Le mie gemellone sovrastavano il suo viso. Lui, con la scusa che gli impedivano di guardare la TV, allungava le mani e me le palpava.
‘Mamma hai delle tette molto ingombranti.’
‘Se vuoi guardare la televisione senza che il mio seno te lo impedisca, mettiti seduto. Non posso certamente tagliarmele e smettila di palparmi. Ricordati che sono tua madre.’
‘Il fatto di essere mia madre non mi impedisce di ammirare le tue tette. Devono essere favolose. Me le lasceresti vedere?’
‘Sei impazzito? Farti vedere il mio seno? Dovrei spogliarmi e mostrarmi nuda ai tuoi occhi? Ti rendi conto di quello che mi stai chiedendo?’
‘Ehi, non arrabbiarti. Voglio solo vedere le tue tette. Non vuoi farmele vedere? va bene. Non te la prendere.’
Di colpo si alza, mi abbraccia e mi da un bacio sulla guancia quasi vicino alle mie labbra.
‘Mamma, andiamo a cena fuori?’
Era la prima volta che mio figlio mi proponeva di uscire con lui. Lo guardai fissando i suoi occhi. Sorridevano. Accettai.
‘Dove vuoi che andiamo?’
‘Sei tu che dovrai guidare. Io non ho la patente. Il posto lo lascio scegliere a te purché sia un posto romantico.’
‘Perché romantico?’
‘Perché stasera voglio che la mia bella mammina sia tutta per me e non voglio stare in un posto dove vi sono lupi affamati che ti divorerebbero con gli occhi.’
Mi venne da ridere e però mi fece piacere sentirmelo dire.
‘Grazie amore. Dammi un momento ed andiamo.’
‘Mamma non devi prepararti. Stai bene cosi.’
‘Ma sono in disordine?’
‘Guarda che devi uscire con me non con uno che non conosci.’
‘Lo so che vengo con te, ma tu sei mio figlio e non voglio che altri vedendomi insieme a te possano dire che tu te la fai con una donna che si trascura.’
‘&egrave proprio questo che voglio. Non devi attirare le attenzioni di nessuno. Stasera ti voglio solo per me.’
Lo fissai. Palpeggiamenti alle mie tette; desiderio di vedermi nuda, bacio quasi sulle labbra; proposta di uscire con lui e di andare in un posto romantico mi misero in sospetto. Un pensiero cattivo mi attraversa la mente. Ma no, non può essere. Che cazzo vado a pensare. &egrave mio figlio. La domanda che gli faccio mi venne spontanea.
‘Di un po’. Non &egrave che ci stai provando? Ti ricordo che sono tua madre.’
Lui mi guarda e con una espressione di meraviglia dipinta sul viso mi risponde.
‘Lo so che sei mia madre. A cosa ti riferisci quando dici che ci starei provando?’
Mah! Forse mi sbaglio. Eppure il diavoletto mi dice che non &egrave così. Se ho ragione penso proprio che il prossimo passo avverrà questa sera stessa.
‘Niente, niente. La gonna già ce l’ho; vado solo a togliermi la vestaglia ed indossare un maglietta.’
Ho messo una maglietta con un scollo a V molto profondo e molto aderente. Faccio ritorno da lui. Prendo la borsa ed andiamo in garage.
Il desiderio &egrave più forte della ragione.

Dopo un ora circa di guida durante la quale mio figlio non ha mai smesso di guardarmi ora il seno ed ora le gambe, giungiamo a destinazione. Si tratta di un piccolo ristorante molto distante dalla città. La prima volta che ci sono stata mi ci portò il mio primo ragazzo. Lo trovai un posto romantico perché era la prima volta che uscivo da sola con un ragazzo. Non accadde niente. Il ragazzo che mi ci portò si mantenne sulle sue. Non ci sono più tornata. Credevo che il locale non ci fosse più. Invece era lì. Era cambiato solo il nome. Parcheggiai e scendemmo dall’auto. Mio figlio prese la mia mano e la strinse. Mi stava comunicando qualcosa. Cosa mi stava dicendo me lo disse il diavoletto che, con un ghigno dipinto sul volto, si affacciò nella mia mente. Quello che mi disse non mi scandalizzò perché inconsciamente già sapevo. Una sola frase: tuo figlio ha voglia di te, vuole chiavarti. Ancora una volta lo scacciai. Entrammo ed andammo a sederci ad un tavolo in fondo al locale; c’erano solo altre due coppie. Lui si sedette su un mio lato. Ordinammo e nell’attesa cercai di intavolare un discorso con mio figlio che non smetteva di guardarmi con occhi sognanti; rispondeva alle mie domande con monosillabi. Di colpo infilò una sua mano sotto al tavolo e la poggiò sulla mia coscia e l’accarezzò. Sobbalzai. Non mi sottrassi per non provocare scandalo. Senza alzare la voce gli intimai.
‘Togli quella mano dalla mia coscia.’
La sua risposta fu quella di infilare la mano sotto alla gonna e strusciandola sulla mia carne (non avevo le calze) la sentii avvicinarsi al mio inguine.
‘Mamma sei bellissima.’
Oramai era chiaro il suo intento ed era la conferma alle mie intuizioni. La mano arrivò al centro del mio inguine. La mia figa ne sentì la pressione. Con tono un po’ alto gli sibilai.
‘Smettila.’
Non si fermò. Al contrario comprimeva la mano stringendo la mia ‘ciucia’. Intanto i miei ormoni cominciarono una piacevole danza. Era passato molto tempo che una mano non accarezzava la mia passera. Non riuscii a trattenere un gemito di piacere. Lo fissai negli occhi.
‘Io e te dobbiamo parlare. Adesso togli quella mano che sta arrivando il cameriere.’
Il resto della serata trascorse senza che nessuno dei due proferisse parola. La cena ebbe termine. Pagai ed uscimmo. Mi tenevo distante da lui. Arrivammo all’auto. Salimmo. Chiusi la portiera e lui chiuse la sua. Mi girai col busto verso di lui. Lo guardai.
‘Cosa ti frulla nel cervello? Eravamo in un locale pubblico. Quello che hai fatto &egrave da pervertito. Sono tua madre e non una puttana.’
Lui fissò i suoi occhi nei miei e con voce ferma mi disse:
‘Mamma io ti amo. Ti desidero.’
‘Amore, amore. Parole nient’altro che parole. Piuttosto di che ti piaccio; che vuoi chiavarmi. Questo &egrave il tuo solo desiderio. Smetti di sognare e metti i piedi a terra. Quello che vuoi che io ti dia &egrave una cosa impossibile da fare. Sono tua madre.’
Non sapeva che anch’io avevo cominciato a sognare. Misi in moto ed uscii dal parcheggio. Presi la direzione verso casa. Il silenzio assordante era sceso nell’auto. Nemmeno il rumore del nostro respiro si sentiva. La mia mente era in preda ad un subbuglio di pensieri. Intanto mio figlio aveva nuovamente allungato una mano sulla mia coscia e la palpeggiava. Sulla destra intravidi l’ingresso di un sentiero sterrato; sterzai di colpo. Mi addentrai. Giunsi in una piccola radura. Fuori era scuro. Fermai la macchina e spensi il motore. Mi girai verso mio figlio.
‘Da quando sono oggetto delle tue bramosie?’
Mi guardò e rispose.
‘Da quando ho cominciato a fare sogni erotici. Sei sempre tu la donna dei miei sogni.’
‘Mi stai dicendo che lo sei da quando tuo padre era ancora mio marito?’
‘Sì. Quando avete divorziato ho fatto salti di gioia.’
‘Fammi capire. Sei stato contento che io e tuo padre ci siamo separati?’
‘Sì, cosi saresti stata mia e solamente mia.’
‘Solamente tua? Vuoi che io sia la tua donna? Vuoi occupare il posto che fu di tuo padre? Come puoi pensarlo. Sono tua madre non una qualsiasi ragazza.’
‘Mamma faresti di me il ragazzo più felice del mondo.’
‘Vorresti venire a dormire nel mio letto? Lo sai i pericoli a cui andresti incontro se te lo lasciassi fare? Vuoi che faccia di te il mio amante. Il nostro sarebbe un rapporto immorale. Sarebbe incesto e punito dalla legge.’
‘Mamma non cercare di spaventarmi? So cosa significherebbe accoppiarmi con te. Ma non mi importa.’
Portai la mano sotto al suo mento e glielo sollevai. Avvicinai la mia testa alla sua e poggiai la mia bocca sulla sua. Tirai fuori la lingua e stuzzicai le sue labbra con la punta. Lui le dischiuse ed io mi affrettai a penetrarle. Gli frullai la mia lingua nella bocca. Duellai con la sua lingua. Smisi di baciarlo quando mi accorsi che stava andando in apnea. Mi sistemai al posto guida e dopo aver avviato il motore ritornai sulla strada.
‘Dove andiamo?’
‘A casa. Andiamo a realizzare il tuo sogno.’
Mi arrendo.

Raggiungemmo casa che erano l’una di notte. Portai l’auto nel garage e attraverso la scala interna giungemmo nell’appartamento. Lo presi per mano e lo portai in giro per l’appartamento. Glielo stavo facendo vedere. Lo feci entrare anche nei bagni di cui le ogni stanza da letto era dotata. Poi andammo nel salone e ci sedemmo sul divano. Gli presi l’altra mano.
‘Hai visto?’
‘Cosa?’
‘Le stanze, i bagni, la cucina, insomma tutta la casa.’
‘Perché me lo chiedi? &egrave casa nostra. Già la conosco.’
‘Te l’ho fatta vedere perché devi promettermi che tutto quello che accadrà fra noi due lo dovranno sapere solo le pareti di casa nostra. Nessuno dovrà mai venire a conoscenza o sospettare alcunché. Giuramelo.’
Lo promise e lo giurò.
‘Vieni a baciarmi.’
Si accosta, mi abbraccia e porta le labbra della sua bocca sulle mie. Mi bacia e sento la punta della sua lingua bussare alle mie labbra. Le dischiudo e lui me la infila nella bocca e me la frulla. Rispondo bloccandola e succhiandola. Per interminabili minuti continuiamo a baciarci. Le mie mani cominciano a trafficare con i bottoni della sua camicia. Gliela sfilo. Ha un torace largo e dei pettorali molto sviluppati. Smetto di baciarlo e lo faccio stendere. La mia testa e sul suo petto. Lo bacio. Tiro fuori la lingua e gli lecco i capezzoli. Lui geme. Li avvolgo con le labbra e glieli succhio. Ancora un gemito; questa volta &egrave più forte del primo. Intanto le mie mani sono indaffarate a sbottonargli i pantaloni. Glieli tiro giù fino alle caviglie. Lui riesce a togliersi le scarpe e scalciando riesce a togliersi anche i pantaloni. Una mia mano si poggia sul suo pube coperto dagli slip. Avverto una consistente presenza. So di cosa si tratta. Infilo le dita nello slip ed artiglio la bestia. La porto allo scoperto. Smetto di succhiargli i capezzoli e fiondo la mia testa sull’animale. Lo guardo. Dio, &egrave una meraviglia. &egrave un cazzo grosso ed &egrave anche lungo. Di sicuro saranno 20 cm di lunghezza e 4 cm di diametro. Svetta come un palo. Ne sono incantata. Mi chino e accosto le mie labbra sulla testa della bestia. Gli schiocco un sonoro bacio. Tiro fuori la lingua e comincio a leccarglielo partendo dal glande e scendendo fino ai testicoli che avvolgo con le labbra e glieli succhio. Impugno lo spiedo di soda e dura carne e sento il pulsare del sangue contro il palmo della mia mano. Libero i testicoli e riprendo a leccargli il muscolo risalendo fino al glande. Faccio vibrare la lingua intorno alla corona del glande e picchietto con la punta della lingua il suo frenulo. I muggiti di mio figlio sono ormai un’orchestra. Apro la bocca e me la faccio penetrare dal possente batacchio. Non so come ma la mia bocca riesce ad accogliere tutta la sua lunghezza. Il glande &egrave contro la mia ugola. Gli faccio un pompino. Glielo succhio. Ha poca resistenza. Pochi colpi e viene. Mi spara in bocca una sequela di fiotti di caldo e denso sperma che ingoio non perdendone nemmeno una goccia. Non ho finito. Mi rimetto in piedi e do il via ad un lento spogliarello. Lui si mette seduto e si accarezza il cazzo. Lancia grida di approvazione e di compiacimento. Non ho più niente da togliermi. La mia IV taglia &egrave davanti ai suoi occhi.
‘Mamma sei ‘, sei ‘, non so cosa; so solamente che una donna bella come lo sei tu non la si trova sulla Terra. Tu superi tutte le mie fantasie. Vieni, fatti toccare.’
Mi avvicino, mi chino in avanti e gli faccio dondolare le mie zizze sul viso. Le mie prorompenti mammelle, oggetto dei suoi sogni erotici, sono li. Gliele sto offrendo. Lui allunga le mani e le artiglia.
‘Dio, mamma, non credevo le avessi cosi dure. Sai quanto latte potrebbero produrre. Faresti la concorrenza ad una mucca. Potresti sfamare una decina di bambini e te ne resterebbe ancora.’
Cazzo! Mi ha paragonato ad una vacca. Dovrei offendermi. Invece guardandomi le tette devo riconoscere che ha ragione. Si, sono una vacca e lui sarà il mio toro da monta. Lo catapultai sul letto e lo cavalcai. Mi impalai sulla sua daga e mi feci sventrare. Lo farò implorare di risparmiarlo. Gli svuoterò le palle. Non ci riuscii. Lui dimostrò di essere un giovane stallone nel pieno delle sue forze. Per una notte intera mi stantuffò il suo pistone nella pancia. Riempi la mia pancia del suo seme e lo fece anche per i giorni che seguirono quella notte. Divenne la mia droga. Avevo bisogno del suo cazzo. Dovevo sentirmelo frullare nel ventre. Me ne innamorai e mi fregai. Lo accolsi nel mio letto come amante ed anche come marito. Fuori casa era mio figlio e fra le mura domestiche era lo stallone che mi ingroppava facendomi impazzire dal piacere. Dovetti faticare per tenerlo a bada. L’occasione di ammansirlo mi fu data dalla scuola. Il primo quadrimestre si rivelò deficitario in quasi tutte le materie. Se continuava su quella strada avrebbe perso l’anno. Fu allora che presi in mano le redini del mio perverso rapporto incestuoso. Lo ricattai.
‘Che vogliamo fare? Vuoi perdere l’anno scolastico? Se a te sta bene a me no. A partire da oggi ti farò venire nel mio letto solo se la media dei tuoi voti salirà e quando dico salirà devi superare la media del 7 altrimenti ritornerai a sognare. Ti avverto che ogni settimana verrò a parlare con i tuoi insegnanti e se mi diranno che sei migliorato allora ti permetterò di venire a stare nel mio letto.’
Facendo fede a quando dettogli la prima settimana gliela feci passare in bianco. E cosi fu anche per la seconda settimana anche se il miglioramento c’era stato. Non come volevo ma notai che si stava impegnando. Il giovedì della terza settimana venne a casa e tutto raggiante mi disse che aveva preso nove nel compito di matematica. Mi abbracciò e mi chiese se poteva venire a dormire con me. Gli risposi che non gli credevo e che l’indomani sarei andata a scuola per parlare con i suoi docenti e che se le risposte mi avrebbero soddisfatta gli avrei permesso di giacere nel mio letto e di albergare il suo sparviero nel mio nido. Non mi aveva detto bugie. Il venerdì mattina andai a scuola a parlare con i suoi docenti. Era veramente migliorato. I suoi docenti erano soddisfatti e mi chiesero cosa avessi fatto per stimolare il suo interesse per lo studio. Se avessi detto che gli avevo promesso di farmi chiavare a condizione che il profitto scolastico migliorasse mi avrebbero presa per pazza. Mi limitai a dire che lo tenevo in regime di clausura anche se erano le mia voglie a subirne le conseguenze. Mi mancava il sentirmi frullare nel ventre il suo fantastico cazzo. Tornai a casa e aspettai che facesse ritorno dalla scuola. Mi feci trovare nella sua camera completamente nuda e stesa nel suo letto. Quando mi vide, spalancò la bocca. In un baleno si spogliò e mi venne sopra. Allargai le cosce e lo feci entrare.
‘Ricordati che questo &egrave il premio per il tuo impegno. Continua su questa strada e il premio si moltiplicherà. Un solo cedimento e ritornerai a spararti le seghe.’
Mi riempì la pancia della sua forza. Mi sbatté con furia per tutto il tempo che gli permisi di albergare il suo sparviero nel mio nido. Restò fra le mie cosce fino al lunedì mattina. Continuai a tenerlo a bada per il resto dell’anno. Lo avevo domato. Mi facevo montare il venerdì sera e lo lasciavo sfogare, con il mio piacere, fino al lunedì mattina e cosi feci per tutto i restanti mesi che lo separavano dalla fine dell’anno scolastico. Trascorremmo le vacanze estive su un isola del Pacifico poco frequentata. Fu la nostra luna di miele. Ritornammo più stanchi di quando eravamo partiti. Non poteva essere diversamente dal momento che mio figlio non perdeva occasione di sbattermi il suo cazzo nel ventre. Si rifece di tutti i giorni che lo avevo lasciato in bianco. Le vacanze finirono ed un nuovo anno scolastico ha inizio. Per mio figlio &egrave l’ultimo anno. Poi se vuole ci sarà l’università. Il giorno prima che ritornasse a scuola mi feci promettere che si sarebbe impegnato e che quello che era accaduto l’anno prima non avrebbe dovuto ripetersi. Lo promise a condizione che lo facessi ritornare a dormire nel mio letto; glielo concessi. Mantenne la promessa si impegnò ed io lo premiavo di volta in volta facendogli scaricare nella mia pancia la tensione accumulata per lo studio. Superò gli esami di stato con il massimo dei voti. Si diplomò. Venne a casa e mi sbatté sotto al naso il risultato. Lo abbracciai e lo baciai.
‘Sapevo che non mi avresti tradita. Ho pronto per te un bel regalo. Sono sicura che ti piacerà. Seguimi.’
Il regalo per il diploma

Mi venne dietro come un cagnolino segue la sua padrona. Ed io ero la sua padrona in tutto. Lui oltre ad essere mio figlio era anche il mio uomo. Mi apparteneva. Raggiungemmo la mia camera. Entrammo. Mi portai vicino al letto e mi spogliai. Lasciai le calze nere con il reggicalze, il reggiseno a coppe aperte formato da due cinghie di lattice nero a forma di cappio in cui vi erano infilate le mie zizze con i capezzoli puntati come missili; il tanga perizoma anch’esso aperto sul davanti ed anche dietro; le scarpe nere con i tacchi da 12 cm. Gli occhi di mio figlio si spalancarono. Lui non mi ha mai visto con quel tipo di abbigliamento. Emise un lungo ululato di compiacimento. Gli piacevo del come ero conciata. Mi avvicinai e lo abbracciai. Lo strinsi contro il mio petto. Le mie mammelle si schiacciarono contro il suo torace. Poggiai le mie labbra sulle sue e gli infilai la lingua in bocca. Lui rispose bloccandola e succhiandola. Intanto le sue mani scorrono sul mio corpo senza fermarsi. Mi artiglia le chiappe e me le strizza. Smetto di baciarlo. Fisso i miei occhi nei suoi.
‘Ti piace quello che stai strizzando?’
‘Ti riferisci al tuo culo? Sì. Mamma hai un culo favoloso.’
‘Questo l’ho sempre saputo e so anche che fai sogni osceni sul mio culo. Lo vorresti?’
‘Non capisco.’
‘Ti piacerebbe mettermelo nel culo?’
‘Mi stai chiedendo se mi piacerebbe sodomizzarti? &egrave una vita che sogno di mettertelo nel culo.’
‘Perché non ci hai mai provato?’
‘Avevo timore di provocare una reazione negativa da parte tua. Ho pensato che se avessi provato a mettertelo nel culo tu ti saresti arrabbiata e non avresti più lasciato che ti chiavassi. Mi premeva di più continuare a frequentare il tuo nido attraverso la tua entrata anteriore.’
‘Scemo! Si vede che sei ancora un bambino. Che ne diresti di provarci?’
‘Mamma, smettila; non scherzare.’
‘Non sto scherzando. Ti sto offrendo il mio culo. L’ho preparato per te. &egrave il mio regalo per il tuo diploma. Vieni. Sodomizzami.’
Mi libero dal suo abbraccio; salgo sul letto e mi metto carponi con il culo a lui rivolto. Allargo le cosce. Prendo due cuscini e me li metto sotto alla pancia. Porto le mani sulle chiappe e le allargo in modo da fargli vedere il buchetto in cui dovrà far entrare la sua mazza.
‘Sono pronta. Datti da fare. Dietro non l’ho mai preso. Li sono vergine. Sfondami il culo. Non aver paura se mi sentirai gridare. Tu continua a spingere.’
‘Mamma, veramente vuoi che te lo metta nel culo.’
‘Sì e non voglio più ripeterlo. Me lo devi trivellare come se stessi perforando un pozzo.’
Si spoglia. Una volta che &egrave nudo si avvicina al mio deretano; poggia le sue mani sui miei fianchi e posiziona la sua bestia fra le mie chiappe. Sento il glande premere contro il mio forellino.
‘Mamma ti farò male.’
‘Lo so, ma non mi importa. Dai non farmi raffreddare. Spingi e inculami.’
Avverto il contatto del suo glande contro il mio sfintere. Comincia a spingere. Il dolore si presenta in tutta la sua forza. Mi sento lacerare. Mordo un cuscino soffocandovi contro le grida di dolore. Lui non si ferma, continua a spingere. Lo sento entrare. Il grosso glande riesce a valicare lo stretto pertugio. Il più &egrave fatto. Sento la spinta affievolirsi fino a fermarsi.
‘Perché ti sei fermato? Dai, un ultimo sforzo e mi avrai trivellato il culo.’
Un colpo forte e possente mi fa gridare come stessero sgozzando una scrofa. Sento il suo pube scontrarsi con le mie chiappe ed i suoi testicoli sbattere contro la mia passera. Ce l’ha fatta. Mio figlio mi ha rotto il culo.
‘Bravo. Ora non ti resta altro da fare che chiavarmi il culo e pisciarmi nella pancia tutta la tua forza. Voglio che tu mi faccia dei clisteri di sperma. Mi devi inondare le budella.’
‘Mamma, non ti facevo cosi troia. Stai senza pensieri. Ti prometto che ti piscerò nella pancia quanto più sperma mi sarà possibile scaricare. Ti riempirò fino a fartelo arrivare nello stomaco.’
Comincia a muoversi. La trivella ha iniziato il suo lavoro. Entra ed esce dal mio buco del culo come un pistone entra ed esce dal cilindro di un motore. Mio figlio mi sta chiavando nel culo e lo fa con la potenza di un toro imbizzarrito. La sua azione mi fa raggiungere una sequela di orgasmi che non avrei mai creduto di avere. Un grosso cazzo mi sta sfondando il culo e sto godendo. Ho il cazzo di mio figlio ben piantato nel mio culo e sto avendo orgasmi a ripetizione. Da non credere. Questa a raccontarla &egrave grossa. Si stende sulla mia schiena. Mi circonda il torace con le sue forti braccia ed abbranca le mie zizze. Me le strizza fino a farmele dolere. La mia componente masochista affiora.
‘Sì, bravo, mettici più forza. Frantumami le zizze. Spaccami in due. Pompa, pompa. Fammelo uscire dalla bocca. Dai, più forte; più forte. Fammi male.’
Mi sento come se un TIR stesse avanzando nel mio budello. Un sonoro grugnito mi avvisa che il TIR &egrave a fine corsa. Un secondo dopo sento il getto caldo del suo seme inondarmi le viscere. Mi sta pisciando nel culo tutta la sua forza.
‘Si, amore di mamma, inondami, riempi la mia pancia. Ti amo, ti amo.’
Quando l’effetto dell’amplesso si esaurisce mio figlio sfila il suo cazzo dal mio culo e si abbatte sul letto. Io resto nella stessa posizione perché sono talmente indolenzita che non ho le forze sufficienti per muovermi. Solo la mia mente lavora. Mi sono fatta sodomizzare da mio figlio. Sono anni che desideravo farmi trivellare il culo ed ho scelto mio figlio come uomo fornito dell’attrezzo adatto a sfondarmi il culo. &egrave stato doloroso ma alla fine i recettori del piacere hanno prevalso. Ora non ho più niente da dargli. Di me si &egrave preso tutto. Anima, cuore e corpo. Almeno cosi credo.
Epilogo

Sono trascorsi sette anni da quando ho fatto di mio figlio il mio amante. Ieri sera siamo andati a cena in un ristorante. Abbiamo festeggiato il conseguimento della sua laurea. Ma la vera festa l’abbiamo fatta a casa, nella nostra camera e nel nostro letto. Mi ha sbattuto il suo cazzo nella pancia per tutta la notte e alle prime luci dell’alba me lo ha messo anche nel culo. Stanchi ed esausti ci siamo addormentati abbracciati. Il sole mi ha svegliata ed i ricordi del tempo trascorso con mio figlio mi si sono proiettati nella mia mente. Per lui sono stata madre ed amante. Ora &egrave diventato un uomo ed io non sono più la donna di sette anni prima. Il timore di essere lasciata mi angoscia. Eppure devo farmene una ragione. Il mio cucciolo deve trovare una sua strada. Non può restare ancorato a me. Dovrà trovarsi una donna e costruirsi una nuova vita. Sono questi i pensieri che affollano la mia mente e non mi accorgo che si &egrave svegliato e mi sta guardando.
‘Mamma, a cosa stai pensando?’
Gli do un bacio sulla fronte e stringo la sua testa contro il mio petto.
‘Sei tu l’oggetto dei miei pensieri. Stamattina nel svegliarmi mi sono accorta che tu sei diventato un uomo e che non &egrave giusto che ti tenga ancorato a me. Devi trovare una tua strada; costruirti una vita tua.’
‘Mamma, la mia strada l’ho già trovata ed &egrave quella di stare sempre con te. Io ti amo come madre e come donna. Non ci sarà mai un’altra donna che prenderà il tuo posto nella mia vita. &egrave già un bel po’ di tempo che volevo affrontare questo discorso con te. Il nostro rapporto deve fare un passo in avanti. Noi dobbiamo essere qualcosa di più che l’essere amanti. Io sono stufo di amarti solo fra le mura di casa. Voglio che tutti sappiano che tu sei la mia donna. Qui, in questo paese, non sarà mai possibile e allora trasferiamoci in un altro paese. Tu non dovrai essere più l’amante segreta di tuo figlio ma ne devi essere anche la moglie.’
Mi commuovo. Mio figlio mi ama al punto da voler sfidare il mondo. Mai dichiarazione d’amore &egrave così meravigliosamente bella.
‘Vuoi che io sia tua moglie. Lo sai che non potrà mai essere. In nessun paese di questo mondo c’&egrave una legge che permetta ad una madre di sposare il proprio figlio. Al massimo accettano che una madre si accoppi con il proprio figlio ma non che possano sposarsi.’
‘E noi ci sposteremo in uno di questi paesi. Basta che io e te possiamo amarci anche fuori dalle mura domestiche. Io voglio che il nostro rapporto sia vissuto alla luce del sole; che esca dalla clandestinità. Sarai la mia madre-amante ed anche concubina. Potremmo anche avere dei figli.’
Ecco una cosa a cui non avevo pensato: diventare madre di un figlio di mio figlio.
‘Vuoi fare un figlio con me? Vuoi mettermi incinta? Lo sai che non possiamo. Siamo madre e figlio; procreare sarebbe sbagliato. Non ce lo permetteranno.’
‘Mamma anche il nostro rapporto in questo paese viene considerato sbagliato. Ma se ci spostiamo in un paese dove posso liberamente accoppiarmi con te non vedo perché fare un figlio dovrebbe essere sbagliato.’
‘Perché &egrave geneticamente sbagliato. Io e te siamo consanguinei ed un figlio non possiamo farlo.’
‘Basta. Ora impegniamoci a trovare il luogo dove il nostro rapporto può essere portato alla luce del sole poi penseremo al figlio.’
Il luogo lo trovammo. Ci trasferiamo. Siamo favoriti dal fatto che nessuno ci conosce. La gente del posto pensa che siamo una strana coppia. Non &egrave di tutti i giorni vedere una donna matura essere la convivente di un giovincello. Però non interferiscono mai e ne ci danno fastidio. Ci accettano. Un mese dopo ho un ritardo nelle mestruazioni. Nel trambusto del trasferimento ho dimenticato di prendere precauzioni. Durante quel mese il mio utero &egrave sottoposto ad un fitto bombardamento di impazziti spermatozoi. Non passa giorno che mio figlio non spari nel mio ventre possenti bordate di denso, caldo e fertile sperma col risultato di rendermi pregna; mi mette incinta. Potrei abortire. Non lo faccio. Nove mesi dopo partorisco una stupenda bambina. Non &egrave l’unica. Finché il mio ciclo biologico me lo concede di figli ne metto al mondo altri due. In totale sono tre: due femmine e un maschio. Oggi ho 50 anni e sono madre di quattro figli. Due femmine e due maschi. Il più grande ha superato i venti anni ed &egrave lui che ha reso possibile l’incremento demografico della famiglia. &egrave lui, il mio figlio-amante, il padre delle due bambine e del mio secondo figlio maschio. Mi ha resa nonna e madre. Peccato che il mio ciclo biologico si sia esaurito. Mi sarebbe piaciuto continuare a procreare.

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Autore Pubblicato il: 21 Luglio 2017Categorie: Racconti erotici sull'Incesto0 Commenti

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