Leggi qui tutti i racconti erotici di: Fidelio

Ilario era un bel ragazzo e anche un bel toro da monta, dopo l’avviamento alla mia mutazione, decisi che dovevo scoparmelo, un venerdì sera, che non avevo nessun appuntamento, dopo la palestra stavo tornando a casa per farmi la doccia quando lo incontrai mentre mi dirigevo alla mia macchina, ci salutammo calorosamente, scambiando quattro chiacchiere, mi osservava, mi guardava con curiosità, e casualmente mi metteva la mano alla vita, e io gli accarezzavo il braccio solleticandoglielo, che non disdegnò, presi la palla in balzo e facendomi dolce gli proposi di uscire noi due da soli, accettò, restammo per le 22 avevo quasi un’ora per prepararmi era più che sufficiente, ci baciammo sulla guancia, e andammo. Mi preparai, indossai le stesse cose che avevo al primo appuntamento con Giuseppe, mi presentai all’appuntamento con un piccolo ritardo, lui era fuori appoggiato alla macchina, posteggiai accanto alla sua, mi aprì lo sportello, porgendomi la mano, appena sceso mi strinse a sé baciandomi sulle guance, avvertii un forte senso di desiderio nei miei confronti, quel bacio non fu un normale bacio di saluto, era pieno di intensità erotica, mi guardò dalla testa ai piedi complimentandosi per l’abbigliamento che mi facevano delle belle curve, sottolineando in particolare le mie natiche, salimmo in macchina, mi chiese dove volevo andare a prendere qualcosa da bere, risposi che a me non interessava il bere qualcosa ma il dopo, replicò che saremmo andati a casa sua che era libera, “bere per bere dissi io sicuramente a casa avrai qualcosa di buono possiamo andare a casa sin da ora”, Ilario accese la macchina si avviò fece un giro lungo e poi andammo a casa, abitava al 4° piano, salimmo a piedi, subito dopo la prima rampa mi strinse a se, palpandomi il culo, grugnando come un porco, lo baciai sul collo, “ormai ci siamo palesati, caro Ilario,” entrammo in casa gli sbottonai i pantaloni, lui mi spogliò completamente lasciandomi in perizoma, andammo nella stanza da letto dei suoi genitori e cominciai a succhiargli il cazzo, bello duro turgido poderoso nodoso con una cappella stupenda, glielo succhiai e leccai per bene strofinando bene la mia lingua, mentre lui mi leccava le cosce le natiche il buco del culo con desiderio, era assalito da una forte eccitazione molto animalesca, dopo un po’ mi mise a pecorina e mi ficcò dentro il suo cazzo, come un toro cominciando a montarmi con veemenza con forza incontrollata, strofinando le mani in tutto il mio corpo, apostrofandomi per bagascia troia cagna; sentivo il suo cazzo dentro il mio intestino che strofinava lungo le pareti intestinali, quel cazzo dentro che mi fotteva mi faceva godere, mi leccava la schiena la sua lingua mi dava una sensazione di piacere, di essere desiderata, cercavo di baciarlo in faccia girandomi la testa e cercavo di accarezzarlo quando potevo, grugnavamo dal piacere, corrispondevo ai suoi affondi venendogli incontro, il mio desiderio era poterlo abbracciare mentre entrava dentro di me, lo supplicai di cambiare posizione mi girai senza che Ilario uscisse il cazzo dal mio culo, ci ritrovammo uno di fronte all’altro, i nostri visi si toccavano, lui mi abbracciava con tutte le sue forze, e io lo abbracciavo con tute le mi forze stringendogli anche le mie gambe attorno alla vita, gli baciavo il viso, gli leccavo il viso e lui ricambiava con sentimento appassionato, quando sentii il suo cazzo ingrossarsi e aumentare il ritmo dei colpi, presi dall’impeto del desiderio, uscirono dalle nostre bocche le seguenti parole, “Lui: Io Ilario prendo te Gianni come legittima sposa; Io: Io Gianni prendo te Ilario come legittimo sposo e unico padrone,” riversò tutta la sua sborra dentro il mio intestino, i nostri occhi erano di fronte, le nostre labbra si sfioravano, ci baciammo, le nostre lingue si contorcevano all’interno delle nostre bocche, sembravano due liquidi che separate erano innocui, ma mescolandosi diventavano una miscela esplosiva, un esplosione di passione erotica, godemmo entrambi, rimanendo abbracciati baciandoci, quando le forze e la passione ci abbandonarono ci separammo, uscì il cazzo dal mio culo era fumante e pieno di umori lo presi in bocca pulendolo e pulii anche la mia sborra che era sull’addome, quando finii di pulirlo, mi sedetti sopra il suo cazzo a smorza candela, scopammo e godemmo, ci baciavamo, ci amavamo, rinnovando la nostra promessa di unione, quando esaurimmo i nostri impeti sessuali solo perché avevamo esaurito le nostre forze, rimanemmo nel letto abbracciati baciandoci, poi mi alzai andai nello studio del padre presi due fogli di carta io scrissi nel mio le seguenti parole
(“IO GIANNI CLEMENTI RIBATTEZZATO VERONICA PRENDO TE ILARIO TATANGELO COME MIO LEGITTIMO SPOSO PROMETTO CHE SARO’ LA TUA SCHIAVA, BAGASCIA, TROIA, E GIUMENTA DA MONTA, ESAUDIRO’ OGNI TUO DESIDERIO SENZA DIRE NULLA.”)
(“LUI, IO ILARIO TATANGELO, PRENDO TE VERONICA CLEMENTI, COME MIA LEGITTIMA SPOSA SARO’ IL TUO PADRONE E CAVALLO DA MONTA OGNI QUALVOLTA CHE LO DESIDERO,”);
lo firmammo e ce lo scambiammo, rimanemmo a letto, ammirava il mio corpo glabro ed efebico, gli dissi che lo avevo visto scopare con Veronica quel giorno e avevo sentito tutto, ne fu dispiaciuto abbassò lo sguardo a terra, ma lo tranquillizzai lo ringraziai per le belle emozioni che mi aveva regalato, e per come mi avevano apostrofato, perché in fondo mi sentivo come lui mi aveva descritto, in parte iniziò tutto da quel giorno, mi disse che avevo un corpo di una sinuosità marmorea, l’assenza totale di peli lo rendeva ancora più desiderabile, gli risposi che era stato grazie a lui e a quello che vidi quel giorno, che mi avevano fatto aprire gli occhi, mi chiese se fu la mia prima volta con lui, gli risposi che ero sempre stata attratto da lui sin da quando ci eravamo conosciuti, non sapendo il perché, avrei fatto qualsiasi cosa lui mi avrebbe chiesto, sarebbe bastato un suo cenno e sarei stata sua e che ormai non aveva importanza, rimase sbalordito, guardai l’orario si erano fatte le 3 di mattina, dissi che era tardi e dovevo ritornare a casa, ci rivestimmo mi accompagnò alla macchina, durante il tragitto non dicemmo nulla, gli stavo accanto quel tanto che potevo, gli dissi che ero stata bene e che avevo goduto bene, e lui rispose che ero stata brava più brava di Veronica che mai aveva goduto con una donna come aveva goduto con me, ne fui lusingata gli dissi che gli avevo dato tutto ciò che una donna non poteva mai dare, la donna che era in me, la mia femminilità nascosta.
Arrivammo alla mia macchina accostò, mi prese la mano stringendomela alle sue, mi chiese che ne sarebbe stato di noi, risposi che tra noi poteva succedere di tutto, ma solo ed esclusivamente dentro quattro mura, che quel contratto lo avrei rispettato, finché la fiamma della mia perversione, corruzione turbamento, vizio sarebbe arsa, fu d’accordo in tutto, quello che era nato tra noi doveva essere solo un gioco e tale doveva rimanere.
Per circa due settimane non ci vedemmo visto che avevo i miei impegni a cui non volevo rinunciare, anche se lui cercava di mettersi in contatto con me telefonandomi a casa, ma io non mi rendevo reperibile di proposito, volevo che cuocesse a fuoco lento incrementando il suo desiderio nei miei confronti, un giorno risposi a telefono, avevo appena finito di pranzare, rispose mia sorella, era lui, lei mi chiamò guardandomi con aria sospetta e sorriso profetico tirò un sospiro di sollievo sentendo la mia voce, era giù di morale un po’deluso, si sentiva ingannato dal mio comportamento, mi sorella era rimasta nelle adiacenze, gli dissi di venirmi a prendere, chiusi il telefono mia sorella mi guardò con uno sguardo beffardo, derisore, quando suonò il campanello rispose sempre mia sorella, dicendomi con tono sarcastico che era il mio amichetto, come se avesse capito che c’era qualcosa tra noi, seguendomi con lo sguardo finché non uscii dal suo visus, scesi salii sulla macchina e ripartimmo, appena fummo fuori città ci prendemmo per mano, era arrabbiato perché non mi ero fatta ne sentire ne vedere, parlava come se fosse il mio fidanzato, facendogli presente che non era così, mi ricordò il patto scritto e controfirmato da entrambi, dal suo viso uscì fuori tutta la sua stronzaggine e sete di libidine e dominanza, lo guardai dicendogli che quel patto andava coronato con un rito, e visto che quello che ci sarebbe stato tra noi era del tutto innaturale, inumano, bestiale, libero e istintivo, anche la cerimonia che avrebbe dovuto sancire la nostra unione dove essere blasfema e miscredente, misi la mano sulla sua patta, aveva il cazzo duro come un marmo, gli aprii i pantaloni e cominciai a succhiarlo con voracità, gridava dal piacere, mi mise le mani sulla testa tenendola ferma e cominciò a scoparmela, dicendomi che si sarebbe fatta questa cerimonia, mentre mi scopava la bocca facendomi arrivare il cazzo fino alla gola provocando conati di vomito mi usciva la saliva inzuppandogli i peli e le palle, allentò la morsa dal forte piacere, presi un po’ d’aria e ricomincia a succhiarlo, lo strofinavo in faccia, lo leccavo gli leccavo le palle e l’interno coscia asciugandolo di tutta la mia saliva con la mia lingua e il mio viso, poi gli dissi di conservare la sborra perché sarebbe servita per la nostra cerimonia, di un calice di vetro, avevo la bocca e la faccia intrisa e odorante di cazzo e saliva, che mi eccitava tanto liberando la troia che era in me, mi riaccompagnò a casa, sarei venuto in campagna con la mia auto.
Salendo le scale mia sorella si fece trovare sulla soglia della porta, con sorriso beffardo e ironico mi disse:
– Lei, come fai a essere ancora amico suo dopo che ti scopato Veronica la tua ex, è uno stronzo, un pezzo di merda inutile che non ha rispetto di niente,
– Io, Veronica ha fatto ha fatto benissimo a farlo, e per farlo vuol dire che meritavo ciò, sia da lei che da lui,
– Lei, puzzi da morire che cos’è quest’odore acre e schifoso, avvicinandosi al viso, non è che ti sei fatto scopare pure tu da Ilario, puzzi di cazzo,
– Io, stai zitta sono fatti miei, quando li ho visti scopare è scattata una molla dentro di me provocando un turbamento pari a una rivoluzione che ha causato un conflitto tra il cuore e la mia ratio corrompendo il mio essere, decidendo di attraversare il guado istintivamente e buttarmi tra le braccia di Ilario, mi ha regalato belle emozioni, ne è valsa la pena e stasera dobbiamo coronare la nostra unione, mi guardò ansiosa, si avvicinò e mi bacio sulle lebbra leccandole, poi si leccò le sue labbra,
– Lei, cosa ti serve per questa cerimonia, come ti posso aiutare
– Io, ti ringrazio per la tua disponibilità ma ho tutto quello che mi serve, devo solo farmi una doccia.
Andai in bagno, mi spogliai e cominciai a farmi la doccia, mentre l’acqua scorreva sul mio corpo pensavo alle parole di mia sorella sul conto di Ilario, in effetti non aveva tutti i torti, Ilario era uno stronzo e pezzo di merda egoista ed egocentrico, si era scopato Veronica, lei aveva lasciato me, e poi l’aveva scaricata dopo qualche mese come un oggetto di cui si era stancato, ma tutto ciò non mi interessava volevo vivere quei bei momenti di passione peccaminoso, Giuseppe, Ilario, Veronica e io erano forti emozioni, anzi nei miei pensieri si concepiva una relazione a tre.
Il mio cuore alimentava ancora qualcosa per Veronica.

2
5

Lascia un commento

2
5