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La mia mamma.

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I.

Ho sempre adorato il corpo di mia madre.

Non c’è stato un inizio, un momento in cui mi son detto ‘guarda un po’ che figa mia madre’. No, l’ho sempre ammirata, bramata, amata. Amata come una madre, ma desiderata come una donna.
L’ho sempre guardata, anche spiata, ogni volta che potevo. Quando era in bagno, quando si cambiava, quando era in camera sua a porta chiusa, quando scopava con mio padre.

Ho tanti ricordi di mamma e papà che scopano, collezionati nel corso della mia crescita, che da sempre mi accompagnano nella masturbazione… Ricordi che ogni volta arricchisco con la fantasia, immaginando di prendere il posto di mio padre durante il sesso, o anche di unirmi a loro, facendo bellissime cose a tre incestuose in cui soddisfiamo insieme le voglie più zozze…
Le mie fantasie sono sempre state così radicate in me che non me ne sono liberato neanche quando ho cominciato a fare sesso con le prime ragazze. Durante i primi pompini pensavo alla bocca, alle labbra, alla lingua di mia madre, vedendo lei invece della ragazza di turno. La prima volta che ho fatto sesso completo è successo in un bagno, durante una festa, con una mia compagna di scuola(carina e dalle tette gigantesche). Le venni dentro(senza alcuna precauzione, cosa che per fortuna non ebbe conseguenze) immaginando di sborrare nella figa di mamma… Insomma, mamma è sempre stata per me un’ossessione.

Mia madre mi ha avuto quando era molto giovane, all’età di 19 anni, ma evidentemente mio padre, dodici anni più grande di lei, la amava davvero. Così, anche se sono stato (immagino) un errore, sono cresciuto in una famiglia piena di amore, con due genitori fantastici e senza nessun vero problema, nonostante non abbiamo mai sguazzato nei soldi.
Ma crescere in questa famiglia ha significato anche crescere con una mamma sempre in forma, giovane e giovanile, che sarebbe impossibile non apprezzare fisicamente e caratterialmente: è sempre stata un’amante della vita, dei viaggi (per quanto possibile), dello sport (ha fatto nuoto per anni, poi è passata alla palestra)… Insomma, una persona entusiasta e coinvolgente.

Il suo carattere solare donava spesso un grande sorriso al suo bellissimo volto e faceva sì che il suo corpo perfetto esprimesse sempre tutta la propria vitalità. Castana, occhi marroni-verdi, pelle piuttosto chiara e labbra rosse e un corpo magro, sodo ma morbido, corredato di un seno magnifico, grande, due meloni perfettamente rotondi, e un culo e due fianchi talmente perfetti che sfido qualsiasi figlio con una mamma così a non sfinirsi di seghe per lei.

Fino ai miei 17 anni, mamma aveva i capelli lunghi, mossi, che le ricadevano sulle spalle col loro castano brillante. Quando se li tagliò, per quanto io sia sempre stato un amante dei suoi capelli lunghi, dovetti riconoscere che con quel taglio corto, a parte il ciuffo che le ricadeva sul viso (e con cui da allora gioca spesso con le dita in modo piuttosto sensuale), il suo volto prendeva ancora più vita. Una volta che stavo spiando lei e mio padre dalla porta della loro camera, mi divertì sentire lui che, in piedi davanti a lei e col cazzo che andava avanti e indietro nella sua bocca, si lamentava perché senza quei capelli lunghi non sapeva più come tenerle la testa in momenti come quello. Trattenni una risata, ma per farlo sbuffai rumorosamente, così tornai come un razzo in camera mia e non seppi se mi avessero sentito oppure no.

Quando avevo vent’anni successe qualcosa di grosso. Mio padre me lo raccontò solo qualche anno più tardi: aveva tradito mia madre con la propria cugina.
All’epoca mi fu chiarissimo che qualcosa non andava, ma non conoscendo questo retroscena, assistetti solo ai loro litigi (e già era grave, perché prima litigavano pochissimo), a settimane intere durante le quali mio padre non rientrava a casa, ai pianti di mia madre che poi io cercavo di consolare con tantissimi, inutili abbracci. Chiesi più volte a entrambi, soprattutto a lei, cosa stesse succedendo, ma entrambi mi dicevano solo che in una coppia arriva prima o poi una grossa crisi, ma che loro si amavano ancora, quindi non dovevo preoccuparmi perché tutto si sarebbe aggiustato… Le solite cose, insomma. Ovviamente a vent’anni non ci si lascia più convincere da queste frasette di circostanza, ma pensai che dopotutto erano affari loro e la miglior cosa che potevo fare era continuare a vivere la mia vita aspettando di vedere come la cosa sarebbe finita.

A dire la verità, nonostante io volessi bene a mio padre, la cosa che mi dispiaceva non era la possibilità della loro separazione, ma il fatto di vedere mia madre stare così male. Lei aveva 39 anni e io ero un ventenne che l’aveva sempre vista come la donna più bella del mondo. Dato che ero un tipo sveglio e a quell’età non mi facevo problemi su niente, a un certo punto pensai che, se abbracciare mia madre per mesi non l’aveva fatta sentire meglio, dovevo cambiare strategia: così, senza sapere veramente dove volevo arrivare, decisi di non trattenere più i complimenti che da sempre avrei voluto farle. Certo, non potevo essere esplicito quanto avrei voluto, ma qualche apprezzamento la avrebbe senz’altro tirata su di morale.

Così, durante la sua ennesima crisi di pianto in un periodo che mio padre era fuori casa, invece di abbracciarla le accarezzai il viso e dissi ‘è raro vedere un angelo piangere’. Fu un complimento forse eccessivo, anche fuori luogo data la situazione, ma dopo un momento in cui restò immobile, lei rise, non smettendo di versare lacrime. Poi il suo sorriso si spense e disse ‘non sono un angelo, sono uno schifo’ e io risposi ‘se fai schifo tu, pensa a quanto fa schifo il resto del mondo’. Lei mi guardò con gli occhioni bagnati, mi prese il viso tra le mani e mi dette un bacio su una guancia con le sue labbra umidissime, tenendole così attaccate alla mia guancia per almeno un minuto. Quando si staccò, ancora guardandomi con i suoi occhioni, mi disse singhiozzando ‘sei tu il mio angelo’. Da lì scherzammo per un po’ su chi di noi due fosse più angelo e lei fu più tranquilla per il resto della serata.

Il successo ottenuto quella sera nel tirarla su di morale mi fece capire che ero sulla strada giusta, così continuai con i complimenti, provando ogni volta a osare un po’ di più.
Un giorno in cui era particolarmente giù, mi parlò della sua paura che mio padre potesse non tornare più a casa, e che magari potesse trovarsi una donna più giovane, con le curve al posto giusto e il seno sodo. Non mi trattenni e dissi ‘vorresti dire che tu non hai le curve al posto giusto? E vorresti dire che non hai il seno sodo? Non conosco nessuna ragazza della mia età che abbia due bocce belle e sode come le hai tu!’. Mi resi conto subito dopo di cosa avevo appena detto, e diventai rossissimo, mentre mamma mi guardava con gli occhi spalancati. Dopo un attimo fece uno sguardo ammiccante e disse ‘le hai guardate bene, eh?’. ‘L-Le ragazze?’. ‘No, le mie… bocce!’. Lo disse in modo scherzoso e, superato l’imbarazzo iniziale, ridemmo per un po’. Poi provai a scusarmi ma lei mi fermò dicendo ‘capisco cosa vuoi dire… Vuoi dire che sono in forma e il mio seno è bello… Non preoccuparti, sono cose che a una donna fa piacere sentirsi dire, specialmente da un ragazzino molto più giovane. E credo che sia anche normale che tu guardi le mie… bocce. L’importante’, aggiunse, con un sorrisetto malizioso, ‘è che guardi anche quelle delle tue amiche, non solo quelle della tua mamma!’. Io mi affrettai a rispondere: ‘Certo, le guardo a tutte!’. Anche questa non fu una gran risposta, ma lei rise di nuovo per la mia goffaggine nell’esprimermi. Ci abbracciammo spontaneamente e, dopo quella conversazione, al sentire le sue bocce spingere contro il mio petto non riuscii a impedire al mio arnese di indurirsi. Di sicuro mia madre se lo sentì puntare addosso, ma per un po’ nessuno di noi due si staccò dall’abbraccio dell’altro . Quando l’abbracciò finì io finsi nonchalance e andai in bagno, dove mi sparai un segone pensando a cosa avrei potuto fare con quelle bellissime bocce e col resto del corpo della mia stupenda mamma.

Continuai a farle complimenti, sia in generale che nei particolari, riferendomi spesso anche a quelle che ormai chiamavamo quasi sempre ‘bocce’, dato che, con la scusa di tirarla su, parlarle liberamente mi fu sempre più facile. Nelle nostre conversazioni sull’argomento, arrivò a dirmi addirittura che portava la quinta, coppa c, che le bocce erano la sua parte preferita del suo corpo e che le piaceva mettersi i reggiseni di pizzo bianco. Insomma, ormai potevamo parlare praticamente di tutto… Ed era una cosa bellissima, sia perché questo rendeva il nostro rapporto molto stretto, sia perché quando, oltre a mille altri argomenti, parlavamo del suo corpo e soprattutto delle sue bocce, mi arrapavo davvero come un porco!
L’unico ‘problemino’ fu che ormai a ogni nostro abbraccio mi veniva un’erezione indomabile, che lei sentiva chiaramente senza mai dire niente o mostrarsi infastidita in alcun modo. E non sto a descrivere le erezioni che avevo durante i nostri abbracci quando arrivò l’estate, visto che in quel periodo capitava che mia madre stesse in casa indossando solo mutande e reggiseno!

Erano passati altri mesi da quando la crisi tra i miei genitori era cominciata. Avevo quasi 21 anni, e mio padre in quel periodo stava via anche per periodi lunghi, cosa che almeno fu positiva per il mio umore e soprattutto per quello di mamma che, non vedendolo più scomparire ogni poche settimane, aveva ogni volta il tempo di tirarsi un po’ su, grazie al suo carattere forte e gioioso e al mio sostegno, che cercavo di non farle mai mancare.

Un giorno in cui, a causa di uno sciopero, non avevo corsi all’università, approfittai della mia libertà per non mettere la sveglia e dormire un po’ di più. Quando mi alzai non mi reggevo bene in piedi e avevo lo sguardo annebbiato, risultato anche delle bevute fatte con gli amici la sera prima, ma fui felice di vedere che il mio telefono segnava le 12.03. Da parecchio non dormivo fino a tardi, così fui felice di essere un po’ intontito, se quello era il risultato di un po’ di divertimento e un po’ di riposo extra.

Andai in bagno, pisciai e mi lavai il viso, cosa che migliorò già molto il mio stato. Poi ancora in mutande andai in cucina, dove fui stupito di vedere mia madre, dato che di solito a quell’ora era al lavoro già da un po’. Anche lei non doveva essersi accorta della mia presenza in casa, perché indossava solo un leggero tanga bianco ed era senza reggiseno.
Mi dava le spalle, era occupata a prepararsi la colazione e aveva appena acceso il frullatore per farsi il suo consueto frullato mattutino. Se faceva colazione a quell’ora, voleva dire che anche lei aveva dormito fino a tardi, cosa che non faceva mai, neanche nei fine settimana.
Lei non mi sentiva, dato che il rumore del frullatore copriva quello dei miei passi sul pavimento, così mi venne spontaneo pensare di andare da lei e abbracciarla da dietro col mio solito fare affettuoso. Ma stavolta era diverso, perché lei non aveva il reggiseno e avrei potuto creare una situazione molto imbarazzante. Ma già la sola idea che avesse le tettone al vento mi eccitava da pazzi, e pensai che tutto sommato, dopo tutte quelle conversazioni su quanto fosse bella e sulle sue bocce, ormai avevamo un livello di confidenza tale che un abbraccio a tette nude non era poi la fine del mondo. Affrettai il passo mentre andavo verso di lei, temendo che l’imbarazzo o la vergogna mi impedissero di farlo, così la raggiunsi… e la abbracciai.

Appena la cinsi da dietro con le mie braccia, lei fece un urletto, perché non se lo aspettava.
‘Buongiorno amore’, disse.
‘Buongiorno mamma’.
‘Non sei andato all’università oggi? Hai dimenticato di mettere la sveglia?’
‘No mamma, mi ero scordato di dirtelo ma oggi c’è sciopero dei professori, quindi niente corsi!’
“Mmmh, farò finta di crederci senza pensare che volevi solo farti una bella dormita.’
‘È vero, mamma, c’è sciopero generale oggi! Ma tu invece? Non sei al lavoro?’
‘No, oggi entro all’una. Stamani quando mi sono svegliata mi è presa un po’ di tristezza per la nostra situazione, così ho chiamato al lavoro e ho chiesto la mattinata libera… Così sono potuta tornare a letto e dormire finora. Mi ci voleva proprio.’
Al sentire che le era presa un po’ di tristezza, la strinsi un po’ più forte e le detti un bacio sul collo, primo lembo di pelle a portata delle mie labbra.
Mentre le mie labbra si poggiavano sulla sua pelle, le mie braccia, stringendosi, sfiorarono la parte inferiore del suo enorme seno e di conseguenza il mio cazzo si impennò… premendo proprio sul suo culo.
Rimanemmo per un po’ fermi in quella posizione, ma adesso che eravamo in silenzio, in effetti un po’ di imbarazzo c’era. Attraverso il mio petto, appiccicato alla schiena della mia mamma, potevo sentire il battito del suo cuore.

Rimanemmo così abbracciati in silenzio per alcuni minuti, durante i quali avevo cominciato a sudare per l’enorme eccitazione, e anche se era il caso di staccarsi da lei, non riuscivo a farlo.
Così alla fine fu lei a rompere il silenzio e disse, con un tono che faceva capire che anche lei era imbarazzata: ‘A-amore… probabilmente, se non avessimo t-tutti e due le mutande, ora il tuo ‘pistolino’ sarebbe nel culetto della tua mamma’. Mia madre voleva dirlo in tono scherzoso, ma data la situazione nessuno di noi due rise, anzi… Era come se il mio cazzo non volesse abbandonare quella posizione e mi impedisse di muovermi. Riuscii solo a muovere leggermente le braccia, che furono sempre più a contatto con la parte inferiore delle sue tettone.
Mi accorsi che stavamo tutti e due respirando affannosamente. Come se il mio cazzo stesse comandando i miei movimenti, cominciai a muovere lentamente il bacino come se la stessi scopando. Il mio cervello mi diceva ‘no, non farlo, stai facendo una cazzata!’, ma non riuscivo a dargli ascolto, la mia perversione stava vincendo sul buonsenso.
Impazzii quando mi accorsi… che anche mamma non riusciva a resistere: stava muovendo il culo con un movimento rotatorio. ‘Cazzo!’, pensai, ‘questa proprio non me la aspettavo! Mia madre sta muovendo il culo per imitare una scopata con me!!!’
A quel punto anche le mie mani persero il controllo, e all’improvviso strinsero le bocce di mamma con forza, avvolgendo i suoi capezzoli duri con i palmi. Sembrava che mamma non aspettasse altro: portò le sue mani sulle mie e le chiuse a sua volta sulle proprie enormi tette! Inarcò la schiena e piegò il collo all’indietro, appoggiando la testa sulla mia spalla destra. Approfittai del suo collo a mia disposizione per morderla tutta, dal lobo dell’orecchio fino alla spalla… Non avrei mai smesso di fare ciò che stavamo facendo!
Ma dopo pochissimo mi resi conto che stavo già per venire e mi chiesi ‘e ora che faccio? Vengo? Dovrei fermarmi qui?’
Mamma forse sentì la mia esitazione, perché si liberò dalla mia stretta e si girò verso di me, appiccicandosi completamente con le sue tettone al mio petto. Mi guardò negli occhi con uno sguardo da gran porca che non le avevo mai visto e scese lentamente, non staccando mai le tette dal mio corpo… Si stava inginocchiando di fronte a me! Ero confuso e mi girava la testa per l’emozione, lei continuava a guardarmi negli occhi, con i suoi occhioni marroni-verdi che da sempre mi facevano impazzire… Quando quelle magnifiche bocce furono all’altezza del mio cazzo, lei si soffermò lì, muovendocele un po’ sopra per farmele sentire… Era questione di secondi, stavo davvero per sborrare…
Mamma scese ancora un po’ e, mentre mi abbassava le mutande, il suo viso si trovò esattamente davanti al mio cazzo durissimo. Le sue labbra rosse, leggermente carnose, erano lì, a neanche due centimetri dalla punta del mio cazzo… I suoi occhioni fissavano ancora i miei… Era un’immagine che non avrei mai immaginato di vedere…
Mamma tirò fuori la lingua e dette un’ampia e lenta leccata sulla parte inferiore della mia cappella, fermandosi poi con la punta sul buchino che stava proprio in cima. Io stavo impazzendo, potevo morire in quell’istante e sarebbe stata la morte più bella del mondo.
Mamma, con la lingua ancora spalmata sulla punta del mio cazzo, prese la mia mano destra, la portò sul retro della sua testa e fece un movimento come per invitarmi a spingerla. Senza dire niente, eseguii l’ordine e spinsi la testa di mamma diritta sul mio cazzo rosso e pulsante. Lentamente, la mia mano guidò la testa di mamma facendo scomparire tutto il mio cazzo nella sua bocca. Vedevo il suo labbro superiore a contatto col mio pube… Sentivo il calore umido della sua bocca… La mia cappella toccava il fondo della sua gola… Non resistevo più! Con quella mano dietro la sua testa la tenevo ferma, e cominciai a muovere il bacino avanti e indietro, velocemente, con foga! Stavo scopando la bocca della mia mamma! Non me lo stavo immaginando, il mio cazzo entrava e usciva davvero dalla gola della donna che da sempre avrei voluto chiavare, da cui da sempre desideravo farmelo ciucciare, a cui da sempre volevo stringere le enormi e bellissime tette, a cui…!
Tempo scaduto. Ero arrivato. Presi la testa di mamma con entrambe le mani e le infilai il cazzo drittissimo in gola con forza. Lei capì che stavo per sborrare e mi guardò di nuovo negli occhi. Impazzii!

Mentre ci guardavamo, sborrai in gola alla mia mamma.

Fu una sborrata lunga, liberatoria, sentivo la sborra che mi attraversava il cazzo e usciva da me, finendo direttamente dentro di lei. Vidi che cominciava a fare fatica a tenere il mio cazzo in gola e a deglutire, così lo tirai un po’ indietro, permettendole di respirare meglio e di inghiottire tutto il seme che le regalavo. Depositai gli ultimi schizzi di sborra sulla sua lingua e tolsi la mano da dietro la sua testa. Lei portò indietro la testa per avere la bocca libera dal mio cazzo e deglutì un paio di volte, per buttare giù tutto.

Mi guardò di nuovo negli occhi e si riavvicinò al mio cazzo per dare una lenta, dolce ciucciata alla mia cappella, come se quella fosse il chupa-chup più buono del mondo. Stavo per svenire, credetti davvero di svenire.

Mamma staccò alla fine le labbra dal mio cazzo, si girò a guardare l’orologio a muro e si rimise in piedi. ‘Sono in ritardo’, disse, e andò in bagno, camminando come una pantera.

Io rimasi lì, nudo e immobile, per tutto il tempo che mamma passò in bagno. Ne uscì pulita, pettinata e profumata, vestita con un bel tailleur. Si fermò di nuovo davanti a me, sorrise maliziosa e mi disse all’orecchio ‘poi ne parliamo’. Mi strinse giocosamente una chiappa nuda con una mano, sfiorò il mio naso col suo, mi baciò con la lingua per cinque secondi e raggiunse la porta, infilò le belle scarpe nere tacco 9, girò la maniglia e uscì.

II.

Passai l’intero pomeriggio in catalessi.

Riuscii a rivestirmi solo alcune ore dopo che mamma se n’era andata. Non mi lavai neanche, forse perché non volevo che il passaggio delle sue tette e della sua bocca su di me si ‘cancellasse’ in qualche modo dal mio corpo.
Sentii il suo odore nelle narici per tutto il resto della giornata, come se la sua pelle fosse stata ancora lì a mia disposizione per farsi annusare da me, come se il mio olfatto non volesse lasciar andare il profumo di lei. Mi portai un mucchio di volte le mani al viso, per annusare anche loro, e me le guardavo come si guarda un’arma con cui è stata compiuta un’impresa straordinaria. In quel caso, l’impresa era stata stringere le tettone di mamma.

Un’altra cosa che durò per tutta la giornata fu la mia erezione. Il mio cazzo non si toglieva dalla testa le immagini e le sensazioni che quella mattina, per pochi, magici minuti, avevo vissuto.
Me lo guardavo, dritto e duro come lo era stato quella stessa mattina, e lo rivedevo entrare nella bocca di mamma, uscire e poi rientrare… Rivedevo gli occhioni di lei che fissavano i miei, mentre le mie mani le tenevano la testa e il mio cazzo inondava la sua gola con la mia sborra.

Ripensavo a queste immagini e rivivevo le stesse sensazioni così intensamente che per parecchie volte, pur senza masturbarmi, fui sul punto di sborrare… Soltanto al ricordo di quello che era accaduto.
Quegli stessi ricordi scatenavano un mucchio di pensieri, come ad esempio:
Se era successo tutto questo, allora voleva dire che anche mamma mi desiderava? Per questo nell’ultimo periodo eravamo entrati così in confidenza da poter parlare tranquillamente del suo corpo e delle sue ‘bocce’? Per questo non reagiva mai quando, durante i nostri abbracci, il mio cazzo si induriva e premeva contro di lei? Per questo, quando quella mattina le premevo il cazzo da dietro, dopo poco aveva cominciato a muovere il culo come se non volesse altro che farselo infilare dentro da me? Oppure tutto era accaduto perché l’avevo presa in un momento di fragilità, di voglia, di eccitazione? Avremmo fatto altre cose del genere? Il nostro rapporto sarebbe cambiato? Lei avrebbe ripensato con ribrezzo a quello che era successo? Sarebbe stata ancora più triste che nell’ultimo periodo? O più felice? Quella sera, tornata a casa, si sarebbe strappata i vestiti di dosso e mi avrebbe scopato come una porca infoiata? O mi avrebbe parlato in tono grave dell’errore che avevamo fatto e che non avremmo mai più dovuto ripetere? Se la sarebbe presa con me, che l’avevo indotta in tentazione? Non mi avrebbe parlato per giorni, settimane, mesi, a causa della vergogna?

Un turbine di immagini, sensazioni, pensieri, ricordi, insomma. Fin troppi e fin troppo intensi, misti alla felicità di un sogno che si era avverato e al timore delle sue conseguenze… E la paura che non succedesse più.

Mi chiedevo che cosa sarebbe successo quando mamma fosse tornata, quella sera, ma mi rendevo conto che, con tutta la voglia che ancora avevo di lei, mi sarei sentito distrutto se proprio quella sera mi avesse chiesto di non fare più ciò che avevamo fatto la mattina.

Così mi comportai da vigliacco.

Mi infilai jeans, maglietta e scarpe. Le lasciai un biglietto sul tavolo, ‘Non aspettarmi per cena, sono uscito’. Andai verso il centro, camminai senza meta per ore e, quando mi trovai davanti a un cinema, feci un biglietto per un film al quale non prestai la minima attenzione. Nel buio della sala però mi rilassai e pensai che almeno sarei tornato a casa abbastanza tardi da non trovare mamma ancora in piedi. Il pensiero della discussione rimandata mi tranquillizzò e, istintivamente, mi portai una mano nelle mutande. Cominciai ad accarezzarmi il cazzo, lentamente…
Quando mi resi conto di cosa stavo per fare, feci un piccolo salto sulla poltroncina. Per fortuna c’erano pochi spettatori a vedere il film, nessuno doveva essersene accorto. Ma decisi di andare in bagno a sfogare finalmente la mia voglia.
Anche il bagno del cinema era deserto, perché le persone aspettavano di sicuro l’intervallo per andare a pisciare. Così entrai in uno dei cessi, chiusi la porta e mi tirai fuori il cazzo, che quel giorno era stato durissimo così a lungo che adesso mi faceva quasi male. Lo guardai con fierezza, come il guerriero che aveva sborrato nella gola della mia mamma e, appoggiatomi con la schiena a una parete, cominciai a menarmelo… Prima lentamente, poi, pensando sempre più intensamente a quando si trovava nella bocca di mamma, aumentai il ritmo. Sborrai nel cesso, sbattendomene degli schizzi che erano volati sulla tavoletta, mi riabbottonai i pantaloni senza neanche pulirmelo con la carta igienica e tornai in sala.

Quando uscii dal cinema mi sentivo molto meglio. Una serata passata da solo, una bella camminata, il buio rilassante del cinema e una sega dedicata alla mia meravigliosa mamma mi avevano calmato. Così mi rimisi in cammino e tornai verso casa.

Rientrai che erano quasi le 2. Tutte le luci erano spente, tranne quella che filtrava dalla porta della camera di mamma. Guardai dal buco della serratura e vidi che lei era nel suo letto, con la televisione ancora accesa. Si era addormentata da seduta, appoggiata alla testiera del letto… Da quel piccolo buco e da quell’angolazione capii che era in una strana posa, ma non riuscivo a distinguere bene.
‘Deve avermi aspettato alzata fino a tardi, fino a quando si è addormentata’, pensai. ‘Doveva avere davvero bisogno di parlare con me… e io invece che ho fatto? Sono uscito e sono andato a calmarmi da solo, invece di accoglierla in casa e parlare insieme di quello che è successo’. Capii di essere stato uno stronzo e un vigliacco. Decisi che almeno dovevo entrare in camera di mamma, spegnere la TV e sistemare meglio quella splendida signora sul letto, invece che farla dormire in quella posizione, evitandole un bel mal di schiena il giorno successivo.
Così, senza far rumore, girai la maniglia ed entrai.

Adesso potevo vederla molto meglio. Era bellissima, con quella maglia rosa larghissima che usava da pigiama, la schiena leggermente storta su un lato e la testa caduta sulla propria spalla. Non avevo mai visto mamma in una scena del genere. Accesi l’abat-jour, spensi la TV e, muovendomi piano, misi un braccio sotto le gambe di mamma e uno dietro la sua schiena per spostarla in posizione sdraiata. Inutile dire che appena toccai la sua pelle il mio cazzo diventò di nuovo durissimo. Mamma si mosse e mugolò qualche volta, perché in quel modo le stavo disturbando il sonno. Pregai che non si svegliasse e continuai a metterla giù con tutta la delicatezza possibile. Riuscii a sdraiarla senza farla svegliare e la guardai… Era sdraiata a pancia in su, i suoi capelli corti erano spalmati sul cuscino, tranne il lungo ciuffo, che le attraversava il viso quasi esattamente al centro. Alla luce dell’abat-jour, la sua pelle chiara sembrava ancor più chiara e le sue labbra rosse sembravano ancor più rosse. Quella magliona rosa, ora che era sdraiata, evidenziava le forme del suo corpo tonico e i suoi fianchi magri ma generosi, e ovviamente risaltavano le sue enormi tette, che ondeggiavano delicatamente al ritmo della sua respirazione. Le sue gambe nude fuoriuscivano da quella maglia larghissima, che le arrivava poco sotto la vita, e potevo gustarmene la visione… Avrei voluto accarezzarle ma in qualche modo mi trattenni. Cedetti solo alla tentazione di alzare leggermente la maglia per vedere che mutandine indossasse. Mi girò la testa quando vidi che era lo stesso tanga bianco su cui, quella stessa mattina, avevo piantato il mio cazzo prima che succedesse quel che era successo.
Anche se ero arrapato in maniera quasi incontrollabile, resistetti a tutte le voglie che quel corpo incredibile mi faceva venire, tipo toccarle le tette o metterle il cazzo in bocca. Pensai che potevo guardarla pochi altri minuti, poi sarei andato in camera mia a spararmi un’altra sega su mia madre e mi sarei messo a letto. Stavo proprio pensando questo, quando mamma aprì gli occhi.

‘Ciao, amore’ sussurrò, mentre le sue labbra rosse formavano un sorriso. ‘C-ciao, mamma’, risposi, non potendo non sorridere a mia volta.

Nella luce fioca dell’abat-jour, gli occhi di mamma mi guardavano sonnacchiosi, le sue labbra erano distese nel sorriso più bello del mondo. Io mi scoprii felice del fatto che mamma fosse sveglia, anche solo perché potevo vedere il suo sorriso… E perché mentre mi guardava fece un eccitante(ed eccitato?) sospirone che per alcuni istanti le sollevò il seno ancora un po’, prima di riportarlo nella sua posizione originaria.

Ci sorridemmo così per un po’. Non capii per quanto, ma non importava. Dopo una manciata di minuti, mi accorsi che mamma aveva sollevato una mano e la stava dirigendo piano verso il mio viso. Per farcela arrivare prima, mi abbassai su di lei, portando il mio viso di fronte al suo, a una ventina di centimetri di distanza. Non staccavamo gli occhi l’uno dall’altra. La sua mano raggiunse il mio viso e lo accarezzò, delicatissima, dalla fronte fino al mento, passando dalla mia guancia e sfiorando l’occhio, il naso, l’angolo della bocca.
Quella carezza mi incoraggiò ad allungare una mano a mia volta. Non feci chissà che, mi limitai a mettergliela su un fianco, facendola scorrere su e giù sulle pieghe della sua enorme maglia, dalla quale permeava il calore della sua pelle.
Per quanto mi volessi trattenere, osai un po’: facendo scorrere la mano su e giù sul suo fianco, il mio movimento si faceva man mano sempre più ampio. La mia mano andava piano piano sempre più su e sempre più giù su quel fianco tonico, fino a raggiungere… da un lato il bordo del suo bellissimo seno, dall’altro il suo gluteo… Avanti e indietro…
Mamma continuava a guardare i miei occhi, mentre il suo sorriso dolce si trasformò in uno sguardo che tradiva eccitazione. La sua mano, che prima accarezzava il mio viso, ora era ferma come una farfalla posata sulla mia guancia. Tremai leggermente. Quello sguardo eccitato mi eccitava di rimando e la mia mano, che in quel momento si trovava ad accarezzare il suo gluteo, smise di andare su e giù e si infilò lentamente sotto quella maglia larghissima. Sentii che tremava anche lei. La mano che aveva sul mio viso si mosse con tutta la sua delicatezza e si posizionò sulla mia nuca. Senza perdere tempo, sentii che quella mano tirava la mia testa verso quella di mamma. Non opposi resistenza e, quando il mio viso e quello di mamma furono a pochi centimetri, mi buttai su di lei e la baciai.

Pensai ‘vacci piano, è mamma… stai baciando mamma’. Ma proprio quel pensiero ebbe l’effetto opposto a quello che mi sarei aspettato: Le misi la lingua in bocca e la limonai con tutta la foga di cui ero capace. La cosa più eccitante fu che mamma mise la sua lingua nella mia bocca proprio nello stesso momento in cui lo feci io. Io e mamma limonammo di brutto, quasi senza respirare, non dando mai tregua alle nostre bocche e alle nostre lingue per un mucchio di tempo.

Nel frattempo la mia mano, quella che si era infilata sotto la maglia di mamma, era a contatto con la pelle del suo gluteo. Con quella mano le alzai leggermente la gamba e le accarezzai tutta la coscia, liscia e soda come quella di una quindicenne, poi la mia mano tornò al suo gluteo stringendolo con ardore. Capii che le piaceva, dal modo in cui mi baciava e da come il suo corpo cominciava a muoversi.
Istintivamente, osai di più: tolsi la mano da quella chiappa contemporaneamente morbida e soda e alzai la sua maglia fino a metà pancia. Non smettendo di limonare duro con mamma, infilai quella stessa mano nelle sue mutande.
Le sfiorai il clitoride. Questo fu sufficiente a farle inarcare leggermente la schiena mentre liberò un sospirone nella mia bocca. Continuai a dedicarmi al clitoride, accarezzandolo delicatamente col dito medio e poi leggermente più forte tenendolo tra indice e medio. Mamma muoveva i fianchi come se stesse danzando al ritmo delle mie dita che si muovevano sul suo clitoride. Volli inumidirle per darle ancora più piacere, e il primo luogo umido a disposizione era… la sua figa. Mi stupii di quanto mi venisse naturale fare quello che stavo facendo. Scesi leggermente con le dita e trovai qualcosa di completamente bagnato, come se fosse appena uscita da una piscina. Immersi la punta del mio dito indice in quel luogo fradicio e caldo e lo portai di nuovo al clitoride, accarezzandolo sulla punta come se fosse la cappella di un piccolo cazzo. La schiena di mamma si inarcò tantissimo, così tanto che le sue enormi tette si premettero sul mio petto. Rimase in quella posizione per alcuni istanti, mentre ripetevo lo stesso movimento delle dita sul suo clitoride. Poi, non smettendo mai di limonarmi mentre respirava forte, usò la sua mano libera per afferrare la mia e spostarla dal clitoride a… un po’ più giù.

Mamma mise la mia mano sulla sua figa. Infilai il dito indice lì dentro lentamente e senza alcuna fatica, tanto era fradicia. Aggiunsi quasi subito il dito medio. Cominciai a far scorrere quelle due dita dentro e fuori dalla figa della mia mamma, che con la mano sul mio gomito mi teneva fermo il braccio… come se io potessi mai voler togliere la mano da quel posto meraviglioso! Mamma godeva, godeva tantissimo, il suo bacino sembrava scosso dal terremoto, il suo corpo era caldissimo, la mano che mi reggeva la testa sembrava una morsa che voleva ‘costringermi’ a non interrompere il nostro lunghissimo bacio.
Smisi di far entrare e uscire quelle due dita dalla figa della mia mamma, cominciando un movimento diverso: le piegavo muovendole all’interno di quella passera bagnatissima e bollente, toccando un punto della parete superiore che evidentemente le piaceva moltissimo. Appena cominciai a muovermi così, mamma cominciò a fare sospiri fortissimi, soffocati dalle mie labbra e dalla mia lingua che penetrava nella sua bocca. Continuò così, in un crescendo, muovendosi sempre più come un’indemoniata e lanciando piccoli urletti senza mai staccare completamente la sua bocca dalla mia. A un certo punto, dall’intensità dei suoi movimenti, del suo respiro e dei suoi urletti, capii che mamma stava per venire. Aumentai il ritmo del mio movimento.

Così, con le mie dita che si muovevano nella sua figa, mamma venne.

Con la schiena completamente inarcata, staccò la sua bocca dalla mia buttando indietro la testa, emettendo un sospiro così forte che era quasi un urlo, un suono liberatorio che veniva dal profondo di lei.

Rallentai il movimento delle mie dita fino a fermarle. Non riuscivo a credere di aver fatto godere così la mia mamma… Il mio cazzo, ancora imprigionato nei jeans, era duro come una sbarra di acciaio, anche se, mi resi conto solo in quel momento, per l’eccitazione di sditalinare mamma mi ero sborrato nei pantaloni. Ma non mi importava.
Detti tempo a mamma perché finisse di godere. Ci volle un po’, alla fine tornò nella sua posizione sdraiata iniziale, anche se ogni tanto aveva uno spasmo, come se le mie dita si stessero muovendo ancora dentro di lei.

Poi mamma prese la mia mano, la allontanò dalla sua figa e, con sguardo da cerbiatta, si portò le mie dita alla bocca, leccando i suoi stessi umori. Incredulo per l’ennesima volta, non riuscivo a credere che stavo vedendo mamma che leccava il proprio succo dalle mie dita, le dita di suo figlio!
Lentamente, quell’azione si trasformò in un vero e proprio pompino che lei stava facendo alle mie dita. Intanto lasciò la mia mano e, allungando le braccia, si dedicò alla mia cintura. La slacciò e mi sbottonò i pantaloni.
Il mio cazzo saltò fuori. Era talmente dritto che non stava più nelle mutande e mamma, sbottonandomi i pantaloni, lo aveva liberato. Vedendolo fece uno sguardo meravigliato, forse non si aspettava di vederlo così… in forma. Con una mano mi accarezzò la cappella e me la cinse con le dita, accarezzandola come se stesse facendo una sega alla punta del mio cazzo. Anche l’altra mano partì dalla punta del mio cazzo, ma col palmo fece una lunga, lenta carezza all’asta, arrivando fino in fondo, alle mie palle, che si trovavano ancora nelle mutande. Non parve sorpresa di sentire l’umidità che ci trovò, forse perché aveva già capito che mi ero sborrato addosso.
In un attimo di lucidità decisi di togliermi scarpe, pantaloni e mutande. Non so come, feci tutto con una singola, rapida mossa, alla fine della quale feci un balzo con la parte inferiore del corpo e le mie gambe nude si trovarono sul letto, allargate, ai lati di quelle di mamma, e il cazzo qualche centimetro sopra la sua figa.
Mamma afferrò ai lati la stoffa della mia maglietta e la tirò su, togliendomela. Ero nudo.
Poi, sempre con quello sguardo da cerbiatta si fece scivolare sulla schiena, mentre il suo ventre scorreva tra le mie gambe. Con questo movimento, la sua maglia larghissima si arrotolò intorno al suo seno. Ne afferrai la stoffa sui due lati e gliela tolsi.

Rimasi senza fiato. Le sue ‘bocce’, anche se lei era sdraiata, rimanevano su quasi come se la gravità non avesse effetto su di loro. Ondeggiarono leggermente per il passaggio della maglietta sopra di loro. Probabilmente le guardai come si guarda una bella bistecca al sangue dopo un lungo digiuno. E di sicuro lei vide il mio sguardo.
Continuò a scivolare tra le mie gambe, fino a quando le sue enormi tette furono all’altezza del mio cazzo. Ce lo posizionai esattamente in mezzo, cominciando a muoverlo avanti e indietro tra quelle meravigliose bocce, che con le mani lei stringeva ai lati per farmi sentire bene la carne che stavo scopando.
Lo feci subito velocemente, avevo troppa voglia, volevo sborrare in mezzo a quelle bocce che da sempre avevo sognato e che negli ultimi mesi erano state oggetto di chiacchierate con la donna che mi aveva messo al mondo. Mentre mi faceva quella spagnola incredibile, mamma piegò il collo, alzando la testa per accogliere con la bocca la punta del mio cazzo, che così ad ogni spinta si faceva accarezzare dalla sua lingua.
Impazzivo. Sarei durato poco anche stavolta. Chi se ne frega.

Ma dopo un po’ mamma si fermò. Aveva altri piani. Fece scivolare il suo corpo di nuovo in su, riportando la testa sul cuscino, e con una mano si tolse il suo leggero tanga bianco, lanciandolo da qualche parte. Adesso eravamo entrambi completamente nudi, mamma e io, col mio corpo sopra il suo, il mio cazzo dieci centimetri sopra la sua figa. Ciò che mamma voleva era ovvio.
Avrei dovuto chiederle se aveva un preservativo o se le andasse bene che io la scopassi così senza protezione. Ma non chiesi niente. Non volevo che ci fosse niente fra il mio cazzo e la figa di mamma. Mi abbassai su di lei e appoggiai il cazzo all’entrata della sua figa, di nuovo bagnata. Esitai un attimo… Ma solo un attimo. Mentre mamma allungava le braccia per accarezzarmi il viso, con un gesto infinitamente materno, io le piantavo il cazzo nella figa. Le sue mani si fermarono all’inizio di quella carezza materna, e rimasero immobili mentre mamma spalancò la bocca e trattenne per un attimo il respiro, come se fosse stata trafitta da una spada.
Cominciai a muovere il mio cazzo nella figa da cui ero uscito quasi ventun anni prima. Le mani di mamma ricominciarono ad accarezzare il mio viso, proprio come le mani di una mamma accarezzano il viso del proprio bambino, e anche il suo sguardo era così dolce, così materno…

Vedendo il suo guardo mi resi conto di cosa stavo facendo. Stavo chiavando la donna che, aldilà del sesso, aldilà dell’uso che avremmo fatto dei nostri corpi, aldilà del piacere che ci saremmo dati, sarebbe stata, nel cuore e nell’anima, sempre la mia mamma. Che importa se una mamma e un figlio scopano, pensai, questo può solo rendere più stretto il legame tra di loro, che comunque si ameranno sempre come madre e figlio.

Era un pensiero così profondo, così dolce e meraviglioso, che mi eccitò ancor di più, forse al livello massimo di eccitazione che chiunque possa provare.

Anche se ero rapito da questo pensiero, mi resi conto di cosa stava succedendo. Io e mamma stavamo scopando, respiravamo forte, il suo corpo veniva sbatacchiato dalle spinte del mio cazzo e le sue meravigliose bocce si muovevano ininterrottamente. Mamma ansimava sempre più forte. Anche io. Prese il mio viso e lo avvicinò al suo. Ci baciammo con la lingua per un minuto, limonando come madre e figlio (forse, solo per chi lo ha provato questo può avere un senso). Le nostre bocche poi si staccarono e io mi sdraiai su di lei, mentre veniva gridando ‘Ohhhhh… Ohhhh… Ohhhh siiiiiiii!’ nel mio orecchio.
Ormai mi muovevo come un indemoniato, il mio cazzo la pompava col solo obiettivo di sborrare lì dentro… Sentivo la mia sborra che saliva, che era lì, pronta per…

Finalmente sborrai nella figa della mia mamma.

Rimasi lì, accasciato, mentre sentivo la sborra che fluiva dal mio cazzo fino dentro la passera della mia meravigliosa mamma. Quando finii di sborrare, la sua mano mi accarezzò la testa con dolcezza.
Così, cullato dalle carezze e dalla figa della mia dolce mamma, mi addormentai.

III.

Mi svegliai qualche ora dopo.

Nel buio, l’unica cosa che potevo vedere erano le cifre della radiosveglia, che segnavano le 5.07 del mattino.
Mi resi conto di essere completamente nudo. Poi mi resi conto di essere ancora nel letto di mamma. E mi resi conto che… cazzo… che l’ultima cosa che avevo fatto prima di addormentarmi… era stata scopare la mia mamma. Al pensiero, feci un sospiro profondo.

Nel silenzio, sentii il respiro regolare di lei, che dormiva accanto a me. I miei occhi si abituarono all’oscurità e potei riconoscere la forma del suo corpo, sdraiato su un fianco. Conoscevo bene quella silhouette. L’avevo osservata mille volte, in mille posizioni diverse, spiando mamma ogni volta che potevo. Ma adesso era diverso. Quel corpo, fasciato soltanto da un lenzuolo leggero, che nonostante vent’anni prima mi avesse dato alla luce era ancora giovane e in forma, adesso si offriva alla mia vista volontariamente, senza bisogno di spiarlo di nascosto… Addirittura dopo aver fatto sesso con me. Con me, suo figlio.
Era bellissima. Forse solo pochissime persone al mondo hanno una mamma così, pensai, perfetta fisicamente e caratterialmente. Avevo sempre adorato il suo corpo e amato lei, ma mi rendevo conto da sempre che, anche se non avesse seguito la dieta bilanciata e la continua attività fisica che la rendevano fisicamente perfetta, l’avrei adorata lo stesso, amata lo stesso, non l’avrei mai desiderata di meno. Per me sarebbe comunque stata la mia fantastica, arrapante, meravigliosa mamma.

Mamma si mosse nel sonno e il suo respiro divenne leggermente irregolare. Sperai che si stesse svegliando, per scoparmela di nuovo. Magari stavolta sarei riuscito ad avere una durata decente, diversamente dal giorno prima e da poche ore prima… Sempre se l’emozione di scopare la mia mamma me lo avesse permesso. Sentii il mio cazzo diventare duro in un attimo e nel buio vidi la sua forma che cresceva sotto il lenzuolo. Me lo accarezzai leggermente, prima l’asta e poi la cappella, e lo scappellai piano per quattro, cinque volte. Poi tolsi la mano da lì, lasciandolo durissimo e drittissimo.

Istintivamente, mi girai anch’io su un fianco, puntando il mio arnese in direzione del culo di mamma, che sporgeva leggermente verso di me. Come se quel culo sodo e perfettamente rotondo avesse contenuto una calamita, il mio cazzo ne fu irresistibilmente attratto. Dopo quello che già c’era stato tra me e mamma, pensai che se anche fosse stata sveglia non sarebbe stato un gran male sentire che il mio cazzo le accarezzava il culo, un po’ come era successo il giorno precedente.

Così mi spostai verso di lei finché non fummo vicinissimi e cominciai a strusciare il mio cazzo duro alla sua chiappa nuda. La mia cappella si muoveva lentamente sulla pelle liscia di quel culo, contemporaneamente morbido e scultoreo. Pian piano, allungai la mano sull’altra chiappa, prima accarezzandola con solo la punta delle dita e poi, prendendo coraggio, spalmandoci sopra tutto il palmo. Sentivo che il respiro di mamma non era decisamente più regolare come prima, anzi si faceva più profondo e seguiva in qualche modo le carezze che la mia mano e soprattutto il mio cazzo le facevano sul culo.

Anche se era così buio e sentivo che mamma era immobile, sapevo che ormai era di sicuro sveglia. Il suo respiro mi diceva che lei apprezzava ciò che suo figlio stava facendo, perciò continuai a farlo.
A un certo punto, mamma portò una mano sulla mia, quella che si muoveva sulla sua chiappa, e la prese intrecciandoci le dita. La sollevò e se la portò a una delle sue tette, quelle enormi, sode bocce che da sempre mi mandavano fuori di testa. Non esitai a muovere quella mano sulla sua tetta, stringendone più carne possibile, accarezzandola prima dolcemente e poi in modo deciso, tenendo il capezzolo caldo e duro al centro del mio palmo o tra le dita…

Intanto il mio cazzo aveva istintivamente abbandonato la chiappa su cui si era strusciato fino a quel momento, per andarsi a infilare proprio in mezzo a quel culo, muovendosi avanti e indietro. Mamma aprì un po’ le gambe, così il mio cazzo poté cominciare a muoversi sullo spacco della sua figa, di cui sentivo la crescente umidità.

Mamma respirava sempre più forte, ogni tanto emettendo un sommesso miagolio, un suono che mi faceva impazzire. Continuammo così per qualche minuto… Mi piaceva da matti e, ne ero sicuro, anche a lei.

Poi, all’improvviso, mamma si girò, si liberò dalle lenzuola, mi spinse giù in modo da mettermi supino e si mise a cavalcioni sopra di me. Mentre la prendevo per i fianchi e intravedevo nell’oscurità la forma del suo corpo, delle sue tettone, dei suoi capelli, delle sue braccia, lei piazzò la figa sopra il mio cazzo e si mosse sinuosamente, scendendo sempre più giù, lentamente, facendolo infine scomparire tutto dentro di lei. Il suo corpo dette poi un ultimo colpo verso il basso, e sentii distintamente il mio cazzo toccare la parete di fondo della figa della mia mamma. Lo sentì bene anche lei, perché lanciò un urletto acuto che si spense piano in un sospiro.
Dopo qualche istante, necessario per riprendersi dal primo contatto del mio cazzo con l’estremità interna della sua figa, mamma cominciò a muoversi sopra di me, velocemente, con voglia infinita, come se non avesse aspettato altro che farsi impalare dal cazzo del suo bambino. Respiravamo all’unisono, forte, entrambi emettendo suoni piccoli o grandi, come se fossimo un’unica cosa, come se finalmente ci fossimo ricongiunti perché il posto giusto per il mio cazzo era lì, dentro la sua figa, e adesso che c’era, noi eravamo completi, perfetti, uniti indissolubilmente.
Dopo chissà quanto tempo, mamma rallentò il ritmo al quale si muoveva sopra di me, così anche il mio bacino ridusse la velocità con cui la penetrava. Adesso facevamo l’amore dolcemente, come se ci fossimo appena ricordati di essere una dolce madre e il suo figlio innamorato… Continuando a muoversi sul mio cazzo, mamma si piegò su di me. Prima arrivarono le sue tette, poi arrivò il suo busto, che si adagiò sul mio torace. Ci prendemmo le mani, intrecciando le dita, e ci baciammo con la lingua con dolcezza, a lungo, mentre scopavamo a un ritmo dolce, bellissimo…
Quando le mie mani si sciolsero da quelle di mamma, le portai alle sue chiappe sode, stringendole mentre aumentavo di nuovo il ritmo con cui la stavo scopando. Lei staccò le labbra dalle mie e, a volte guardandomi negli occhi e a volte non riuscendo, da quanto godeva, a tenere i suoi occhioni aperti, cominciò ad ansimare. Il mio cazzo entrava e usciva dalla figa della mia mamma velocemente e lei ansimava sempre più forte, il che mi faceva impazzire… Capii che stavo per sborrare dentro di lei. Mi muovevo dentro la mia mamma a una velocità forsennata. Ero sempre più vicino a venire e capivo che anche a lei mancava poco. Il suo ansimare si era trasformato in una serie di urletti acuti che emetteva al ritmo della nostra scopata. Divennero sempre più forti mentre lei muoveva il viso sul mio, a volte baciandomi, a volte strusciando il naso sulla mia guancia, a volte mordendo il mio labbro inferiore. All’improvviso si immobilizzò, con gli occhi chiusi e la bocca semiaperta, sospirando forte più volte. Alla fine emise un forte ‘Ohhhhhhh’ e la sua testa cadde sulla mia spalla. Mamma era venuta.
Non avevo smesso di scoparla a ritmo forsennato, così adesso stavo davvero per venire anch’io. Dopo un po’ mamma rialzò la testa, mise le labbra accanto al mio orecchio e disse: ‘Vieni dentro la tua mamma, amore mio’.
Non mi serviva altro. Il mio cazzo divenne, se possibile, ancora più di marmo. Mi immobilizzai.

Sentii la sborra salire nel mio cazzo. La lasciai uscire… Sborrai dentro la figa di mamma.

Rimasi lì, fermo, col mio cazzo a fondo dentro la mia mamma, per tutto il tempo necessario a far defluire la mia sborra dalle mie palle fin dentro a quella meravigliosa, calda figa.
Quando ebbi finito di sborrare dentro mamma, il mio corpo si rilassò ed emisi un sospiro profondo. Mamma mi baciò dolcemente sulle labbra e rimanemmo lì per un po’, ad occhi chiusi, lei sdraiata su di me e io col cazzo che si stava ammosciando, ma che era ancora dentro di lei.

Quando riaprii gli occhi, notai che non c’era più l’oscurità di quando mi ero appena svegliato. Probabilmente la luce del sole filtrava dalle imposte già da un po’, ma io ero stato troppo occupato a chiavare la mia mamma, per accorgermene.
Anche mamma riaprì gli occhioni marroni-verdi, che illuminati da un raggio di luce sembravano ancora più belli. Il suo sguardo dolcissimo mi faceva sciogliere…
Si sdraiò accanto a me, su un fianco, non staccando gli occhi dai miei. La bellezza del suo corpo nudo veniva esaltata dalla luce tenera che permeava nella camera. Io provavo un misto tra dolcezza infinita e voglia di scoparmi ogni centimetro del suo corpo perfetto. Avrei dato chissà cosa per scopare quelle tettone e sborrarci sopra, in quell’esatto momento. Ma l’espressione sul volto di mamma mi faceva capire che non era il momento per questo. Era il momento di parlare.

‘Di’ qualcosa’, disse. Io non sapevo cosa dire e optai per un banale ‘sei bellissima’. Lei allungò una mano e mi accarezzò il viso, dicendo ‘sei tu che sei bellissimo. Ma mi riferivo… a quello che è successo fra noi’. Io le chiesi preoccupato ‘vorresti che non fosse successo?’.

‘Sono felicissima di quello che è successo’, sospirò. ‘È stata la cosa più bella della mia vita, oltre alla tua nascita’.

Non credevo alle mie orecchie. Scopare con me… era stata la cosa più bella della sua vita.

‘Anche per me è stata la cosa più bella’, dissi sinceramente.

‘Lo so… visto che mi desideri da sempre’, rispose.

Rimasi interdetto per un istante, non sapendo cosa dire.

‘Come sai che ti desidero da sempre?’

‘Una mamma se ne accorge, se il suo bambino ha sentimenti… particolari, nei suoi confronti. E poi mi accorgevo che mi spiavi, spesso anche quando facevo l’amore con papà. Mi accorgevo che, dopo avermi spiata, spesso ti chiudevi in bagno o in camera, a… sfogare l’eccitazione che avevi per me. A volte sarei anche voluta entrare, per ‘beccarti’ nel momento in cui ti masturbavi pensando a me. Se non l’ho mai fatto è stato un po’ per imbarazzo e un po’ perché mi dispiaceva interromperti… Anche se magari ti sarebbe piaciuto vedermi entrare in quei momenti’.

Esitai, prima di rispondere.

‘Mi sarebbe piaciuto… tantissimo…’

‘Mi piaceva che ti masturbassi per me… E mi piacevano mille cose che notavo di te…’

‘P-per esempio?’

‘Per esempio, vedevo che fissavi di continuo le mie tette’.

Arrossii.

‘Ti vedevo crescere senza smettere di cercarmi, abbracciarmi, spiarmi… Ti vedevo sempre più uomo, anche se rimanevi sempre mio figlio. Quando papà se n’è andato e tu mi consolavi con le tue parole, con i tuoi abbracci, sentivo la tua eccitazione… e sentivo anche la mia’.

Sospirammo contemporaneamente.

‘Siamo arrivati anche a parlare di cose così… intime, per una mamma e un figlio… come le mie… ‘bocce’, come ci piace chiamarle. Mi eccitava sentirti nominare le mie bocce, mi eccitava sentirti dire quanto ti piacciono…’

Fece una pausa. Mi sorrise, col suo sorriso più dolce, bellissimo, che da sempre mi faceva impazzire.

‘Pensavo che non sarebbe mai successo niente fra noi, perché siamo madre e figlio. Invece… Invece ieri tu hai avuto il coraggio di abbracciarmi da dietro e stringermi mentre ero praticamente nuda, e mi hai baciato il collo, e hai mosso il tuo… beh, sul mio culo come se fosse la cosa più normale del mondo, e mi hai stretto le… bocce, e… Oddio…’

‘E me lo hai succhiato’, aggiunsi, con tutto il mio coraggio, fissandola negli occhi.

Ci guardammo per un lunghissimo istante. Poi lei si protese verso di me e, come se le fosse improvvisamente tornata una voglia infinita, mi infilò la lingua in bocca e cominciammo a limonare selvaggiamente.

Mentre limonavamo allungai una mano su una sua tetta e la strinsi, cominciando poi a giocarci come se fosse un enorme, caldo, bellissimo antistress.
Anche mamma allungò una mano. La poggiò sul mio viso, accarezzandolo mentre continuavamo a limonare, per poi farla scendere lentamente, sul mio collo, sul mio petto, sul mio fianco, fino ad arrivare al mio cazzo. Lo accarezzò da cima a fondo per un po’, facendolo diventare duro in un attimo. Poi lo strinse e cominciò una lenta sega.
Dopo poco, senza smettere di segarmi, staccò la sua bocca dalla mia e guardò la radiosveglia alle mie spalle. ‘Devo alzarmi’, disse al mio orecchio, ‘o farò tardi al lavoro’. Mugolai di dispiacere.
Mamma si spostò sul letto fino a mettere le labbra sulla punta del mio cazzo. La sua bocca inglobò la mia cappella e dette qualche lunga, lenta succhiata. Quando la sua bocca si allontanò dal mio cazzo, mugolai di nuovo di dispiacere, ma lei avvicinò di nuovo il suo viso al mio e disse, con voce da porca, ‘stasera sarai tutto mio… e poi avremo il week-end tutto per noi’.
Ci baciammo di nuovo e lei si alzò dal letto. Uscì dalla camera e la sentii usare il bagno e prepararsi il suo frullato mattutino. Tornò in camera, indossò un tanga color panna e un nuovo reggiseno di pizzo bianco, una maglietta bianca che esaltava le sue forme perfette e l’elegante tailleur che aveva anche il giorno precedente.
Infine tornò da me, disse ‘buona giornata’, mi baciò con trasporto e uscì.

La mia giornata passò normalmente, anche se dentro di me c’era un turbine di confusione per tutto quello che stava succedendo, così in fretta, con mia madre, e l’eccitazione fortissima per quello che avremmo fatto quella sera e per i due giorni successivi!

Passai la maggior parte della giornata all’università, totalmente ignaro di quello che il professore spiegava e, nei momenti di pausa, distante anni luce dalle chiacchiere e dalle risate dei miei compagni di corso.
Tornai a casa più o meno all’ora in cui mamma finiva di lavorare e seppi che non l’avrei vista prima di due ore, perché dopo il lavoro lei andava sempre in palestra. Così decisi di preparare una bella cenetta e creare l’atmosfera per una serata di sano sesso tra madre e figlio.

Quella sera, mamma rientrò a casa poco prima delle 8. Indossava la sua tuta grigia e azzurra e le scarpe da ginnastica, e profumava di bagnoschiuma per la doccia appena fatta in palestra. Mi feci trovare pulito, profumato e vestito con jeans, camicia e una cravatta dal nodo volutamente largo, per essere elegante ma non troppo. Appena entrò dalla porta le presi il borsone della palestra e lo posai a terra, lì nell’ingresso. La baciai sulle labbra, trattenendomi dal desiderio di saltarle addosso e chiavarla subito, e la condussi in cucina, dove la feci accomodare sulla sedia davanti alla tavola apparecchiata, versai del vino bianco nei bicchieri e misi nei piatti la pasta ai frutti di mare che avevo preparato. Alla luce soffusa delle candele, cenammo tranquillamente, a volte parlando e a volte guardandoci negli occhi, non riferendoci mai direttamente a quello che stava succedendo tra noi dal giorno precedente.
Quando arrivammo al dolce, un piccolo cheesecake che avevo preso in pasticceria perché non avrei avuto il tempo di farlo io, tra un boccone e l’altro mamma ruppe l’atmosfera romantica/erotica per dirmi una cosa che avrebbe voluto dirmi dal giorno precedente, ma non aveva potuto farlo perché ogni volta che ci eravamo visti avevamo fatto del meraviglioso sesso.

‘Lunedì papà torna qui da noi’, disse. Quasi mi strozzai con quel pezzo di cheesecake.

‘Vuoi dire che torna… definitivamente? O è come le altre volte?’

‘Beh, non si sa mai, ma… Definitivamente, credo. Ci siamo visti qualche giorno fa e abbiamo deciso che, visto che ci amiamo ancora e chiunque può fare un errore, non c’è motivo di non continuare a vivere insieme’.

Quelle parole mi fecero salire la rabbia. Quel ‘ci amiamo ancora’ mi disturbava. Papà aveva fatto chissà che cazzata e se n’era pure andato di casa, e mamma lo stava riprendendo con sé! Non era giusto! Ormai aveva perso il posto accanto a mamma, che spettava a me! Mamma doveva amare solo me, scopare solo me.

Lei sembrò leggere i miei pensieri.

‘Sei e sarai sempre il mio uomo’, disse con dolcezza. ‘Ma per noi e per te è giusto che torniamo a vivere come una famiglia’.

Mi calmai un po’ e annuii. ‘Almeno vuoi finalmente dirmi che ha combinato, per aver causato tutto questo casino?’

‘Ha detto che vuole prendersi le sue responsabilità e parlartene lui di persona, e mi sembra giusto’.

Sembrava giusto anche a me, anche se dovevo tenermi la curiosità ancora per almeno un paio di giorni. Mamma mi vide più tranquillo, così si alzò dalla sua sedia e venne a sedersi sulle mie gambe. Mi cinse il collo con le braccia e il suo sorriso dolce riapparve. ‘Non mi pento di quello che abbiamo fatto io e te ieri e oggi’, disse. ‘E non mi pento di quello che faremo stasera… e che faremo per tutto il weekend’. E mi infilò la lingua in bocca.

Dopo cinque minuti eravamo già completamente nudi, mamma sdraiata sul tappeto in salotto e io a cavalcioni sopra di lei, col cazzo in mezzo alle sue tettone, che le sue mani muovevano con grande maestria ed esperienza. Fu una spagnola meravigliosa, alla fine della quale sborrai sul suo visino mentre mi guardava con i suoi occhioni materni. Dopodiché scesi lungo il suo corpo, coprendole le tette sborrate e la pancina tonica di baci, fino a che arrivai a baciarle la figa. Le leccai e succhiai il clitoride con passione, mentre muovevo due dita nella sua passerina. Mi gustai il suo fantastico sapore sperando che quel momento durasse il più possibile, ma alla fine, inarcando la schiena ed emettendo i suoi urletti sempre più acuti, venne tenendomi la testa schiacciata sulla sua bellissima figa. Quella sera non smettemmo mai di fare sesso fino alle 2 di notte. Sborrai altre tre volte, due nella figa di mamma e una nella sua bocca, dopo averla scopata a pecorina mentre era piegata sul tavolo da pranzo, a missionario sul suo letto e dopo averle chiavato la gola mentre i suoi occhioni guardavano i miei. Alla fine ci addormentammo nel suo letto come la notte precedente, nudi e abbracciati.

Anche il giorno successivo scopammo tutto il giorno, tranne quando mangiavamo o ci riposavamo. Nei momenti di pausa parlavamo e scherzavamo, lottavamo tirandoci i cuscini o stavamo fermi a riposarci, di solito abbracciati, con la mia testa fra le sue tette, sul suo letto o sul divano in salotto. In tutto il giorno ci facemmo due volte la doccia, visto che continuavo a benedirla con la mia sborra su praticamente tutto il corpo, e perfino lì, sotto la doccia, mamma mi fece un pompino e le sborrai sulle tettone, mentre l’acqua cominciava già a lavar via la mia sborra dal suo corpo.

Nessuno di noi due aveva mai provato un desiderio così profondo e selvaggio per qualcuno, e quel giorno io e mamma sfogammo quel desiderio fino in fondo.
La sera, esausti, ci addormentammo presto, probabilmente alle 10.

Il giorno dopo era domenica. Cominciai la giornata con una sensazione mai provata, cioè quella di essere svegliato con un pompino. Auguro a qualsiasi uomo di provare questa sensazione, e soprattutto auguro a qualsiasi figlio di provarla con la propria mamma. Doveva essere mattino inoltrato, vista la luce che inondava la stanza. Sentii i rumori delle labbra e della lingua della mia mamma, che si dedicava a ciucciare e leccare il mio cazzo, e ne sentivo le sensazioni fantastiche mentre ancora ero appannato dal risveglio.
Fui definitivamente sveglio solo quando sentii che stavo sborrando nella bocca di mamma. La sborra defluiva nel mio cazzo e finiva direttamente nella sua bocca. Alzai la testa per vedere la scena e mamma mi guardò con i suoi occhioni mentre tre quarti del mio cazzo dimoravano tra le sue fauci.

Stavo sparando gli ultimi schizzi in quel luogo paradisiaco, quando sentimmo distintamente una chiave che girava nella serratura e la porta di casa che si apriva. Mamma alzò la testa e l’ultimo schizzo della mia sborra la sporcò dal naso al mento.
Sentimmo la porta chiudersi e la voce di papà che diceva ‘Buongiorno! C’è nessuno?’

Papà era tornato a casa con un giorno di anticipo.

IV.

Un’ondata di panico travolse me e mamma, che con un balzo saltò giù dal letto e si mise a rovistare tra le le lenzuola alla ricerca sfrenata delle sue mutandine e del suo reggiseno. Mentre (con mio grande dispiacere) si allacciava il reggiseno coprendo le sue meravigliose tettone, alzò lo sguardo verso di me, che mi stavo infilando le mutande. Ne approfittai per indicare con un gesto la striscia di sborra che aveva sul viso. Cercai di restare calmo e dissi a bassissima voce ‘io vado a distrarre papà, tu sistema il letto e va’ a lavarti… Gli dirò che sei in bagno’. Lei annuì nervosa, mentre cominciava a risistemare il letto. Io mi misi i pantaloncini e la maglietta in un secondo, uscii dalla camera di mamma e mi recai in cucina, dove per fortuna papà si era attardato qualche istante.

Mi trovai faccia a faccia con lui, imponendomi di farmi vedere meno nervoso possibile. Nonostante questo, non riuscii ad aprire bocca per un po’ e rimanemmo in silenzio per alcuni imbarazzanti secondi. Poi parlò lui.

‘Ciao’.
‘Ciao, papà’.
‘Come stai?’
‘Bene… Tu?’
‘Ora meglio… Avevo detto a mamma che sarei tornato da voi domani, ma… non ce la facevo ad aspettare… E sono venuto oggi’.

‘Anch’io sono ‘venuto’, oggi’, pensai. Trattenni una risata, ma mi scappò un sorrisino, che forse papà scambiò per un timido segno di felicità per il fatto di riavere mio padre a casa con me. Fece un sorrisino anche lui, poi chiese ‘mamma c’è?’. ‘È in bagno’, risposi meccanicamente, prima di ripiombare nel silenzio.
Fu di nuovo lui a rompere il silenzio. Mi fece qualche domanda sull’università, cosa che mi permise di avere una piccola conversazione con lui. Quando esaurimmo quest’argomento, mi decisi a fargli una domanda io.

‘Cosa hai fatto in tutto questo tempo?’

Forse papà non si aspettava di sentirselo chiedere così presto, così inspirò, forse pensando alle parole giuste da dire. Quando aprì bocca, però, non fece in tempo a produrre nessun suono, perché era comparsa mamma, anche lei in maglietta e shorts, che molto più tranquilla di quanto immaginassi, disse un semplice ‘ciao’.
Io e papà ci girammo entrambi verso di lei. Cazzo, quanto era bella! Mi scopavo la mia mamma da due giorni, ma me la sarei chiavata in quell’esatto momento. Mi stupii anche di vederla perfettamente pulita e in ordine, diversamente da com’era pochi minuti prima.

Anche papà era rimasto imbambolato alla vista di lei. Non avevo dubbi che anche lui se la sarebbe scopata subito, cosa però impossibile, data la mia presenza e dato che prima si imponevano almeno delle scuse, che non tardarono ad arrivare.

‘Ciao’, disse di nuovo papà.
‘Sei tornato in anticipo’, disse acida mamma.
‘Non resistevo più’. Dopo un momento di silenzio, papà continuò. ‘Scusate. Non volevo farvi stare male e vi assicuro che sono stato malissimo anche io, senza di voi. Cercherò di essere migliore, d’ora in poi’.

Erano palesemente delle scuse che si era preparato, ma ebbero almeno un po’ di effetto, sia su me che su mamma (forse perché anche noi avevamo qualcosina da farci ‘perdonare’). Lei tese una mano verso di lui per farsi dare la sua giacca, che prese con ostentata freddezza e la appese all’attaccapanni. Ci fu di nuovo silenzio.
Dopo un po’ mamma gli chiese ‘hai fatto colazione?’. Lui fece segno di no con la testa, così lei lo invitò ad accomodarsi ed andò a prepararla per tutti, quindi facemmo colazione a tavola tutti e tre insieme. Dopo aver finito, nessuno di noi si alzò da tavola, così lentamente ci sbloccammo un po’ e cominciammo a parlare. Non come se tutto fosse stato come sempre, ma parlammo un bel po’, e tra una chiacchiera e l’altra rimanemmo seduti a parlare per un’oretta.

Io fui il primo ad alzarmi e a cambiare stanza, un po’ perché ce l’avevo ancora con lui e mi sembrava di avergli già concesso troppo del mio tempo, un po’ perché immaginavo che avessero bisogno di parlare da soli. Anche se lasciare mamma da sola con lui mi creò un magone alla bocca dello stomaco: ero geloso!

Una parte di me sperò tanto che litigassero e che lui se ne andasse di nuovo. Immaginai di tornare in cucina da mamma e consolarla di nuovo, baciandola e poi scopandola.

Ma dopo un bel po’, papà era ancora lì. Li avevo sentiti parlare a lungo, avevo sentito i loro silenzi e a un certo punto ero andato a spiare (come ai vecchi tempi) che cosa stesse succedendo. Dalla serratura, vidi che erano abbracciati. Evidentemente mamma era davvero intenzionata a perdonarlo.

Mi sentii un egoista, perché avrei voluto che mamma lo odiasse, avrei voluto che gli dicesse che ormai stava con me, che scopava me, che era solo mia! Avrei voluto che mi facesse tornare in cucina da loro per potersi far chiavare da me davanti a lui!
Ovviamente, questo non successe.

Più tardi pranzammo. Loro sembravano abbastanza tranquilli, anche se non parlarono molto. Io mi rendevo conto che il mio malumore era palese, ma non potevo farci niente.
Passai mezzo pomeriggio in camera mia. Quando uscii dalla mia stanza, papà e mamma non erano più in cucina e la porta della loro camera era chiusa. Mi sentii scoppiare. Erano sullo stesso letto dove, nei giorni precedenti, io avevo chiavato con mamma chissà quante volte, e dove quella stessa mattina lei me lo aveva succhiato e aveva bevuto la mia sborra! E ora di sicuro stava rifacendo le stesse cose con papà! Non resistevo e andai a spiarli.
Come immaginavo, scopavano. Mamma era a pecorina sul letto e papà stava dietro di lei. La teneva per le chiappe mentre le chiavava la figa, prima lentamente, poi aumentando il ritmo. A un certo punto la stava pompando abbastanza velocemente, e si sporse un po’ in avanti afferrandola per le bocce, cosa che la fece gemere forte. Provavo emozioni contrastanti: quello che stavo vedendo mi eccitava, ma mi rendeva anche gelosissimo. Si risvegliò in me il desiderio che, spiando i miei genitori scopare, avevo avuto per anni: il desiderio di unirmi a loro. Avevo il cazzo duro, lo tirai fuori dai pantaloncini. Senza smettere di guardare quella troia di mia madre che si faceva sbattere, presi il mio cazzo in mano e cominciai a segarmelo velocemente, mentre immaginavo di potermi aggiungere ai miei genitori mettendo il cazzo in bocca a mamma, mentre papà le stantuffava la figa. Pensare a mamma che si faceva scopare nella figa da papà e in bocca da me allo stesso tempo, fece scomparire per un po’ la gelosia. Mi chiesi se prima o poi questo desiderio non avesse potuto realizzarsi. A un certo punto vidi papà che si immobilizzava e capii che stava venendo. ‘E così, gran troia, adesso ti sei beccata la sborra da tuo figlio e dal tuo maritino nello stesso giorno, eh?’, pensai. Era eccitante, pensare a mia madre come a una troia che non si era fatta problemi a fare una cosa del genere. Era una situazione che in passato avevo più o meno immaginato, ma viverla… era un’altra cosa!
Papà tirò fuori il cazzo dalla figa di mamma, che (fui felice di notare) si sdraiò sul proprio lato del letto, lontana da lui. ‘Fine dello spettacolo’, pensai, e mi diressi verso il bagno con l’intenzione di terminare la sega che mi stavo facendo.

Mi chiusi la porta del bagno alle spalle e mi sedetti sul cesso. Chiusi gli occhi e ricominciai a segarmi, ma lentamente, continuando a immaginare cosa avremmo potuto fare io e papà con quella troia di mamma.
Dopo qualche minuto, la porta del bagno si aprì. Per fortuna era mamma, perché non sarei stato abbastanza sveglio da nascondere ciò che stavo facendo. Indossava di nuovo la maglietta e gli shorts che aveva prima. Non aveva il reggiseno, sotto… e neanche le mutandine, immaginai. Era di sicuro venuta a pulirsi dopo la scopata.

‘Non ti è bastato quello che abbiamo fatto in questi giorni?’, disse con un sorriso malizioso.

‘Senti chi parla’, risposi, molto serio, ancora col cazzo in mano.

‘Ci hai visti?’, chiese mamma, sorpresa solo per un attimo. Si avvicinò a me e continuò con aria triste ‘Mi dispiace, ma sarebbe stato… un po’ strano, se non avessi fatto niente con papà… visto che da giorni ci dicevamo che non vedevamo l’ora di rivederci’.

Mentre lo diceva, mamma non mi guardò negli occhi. Aspettai qualche secondo, poi mi alzai in piedi. Adesso ero davanti a lei. Avevo ancora pantaloncini e mutande abbassati, ma non importava. Le presi il mento delicatamente e le feci alzare lo sguardo verso il mio viso, per farle vedere la mia espressione arrabbiata. Lei sostenne lo sguardo, ma aveva gli occhioni tristi.
Dopo qualche istante, presi la sua maglietta dalla base e gliela tolsi, senza che lei si opponesse. Le sue bellissime tettone oscillarono leggermente. Poi mi liberai dei miei pantaloncini e delle mie mutande, che erano arrotolati intorno alle mie caviglie, e tolsi a mamma i suoi shorts, lasciandola nuda. Appena glieli sfilai, vidi che dalla sua figa colava lungo l’interno coscia un’inconfondibile goccia di sborra, la sborra del mio papà. Con un dito la raccolsi e risalii l’interno coscia di mamma fino a raggiungere la sua figa caldissima… in cui infilai quel dito senza alcun problema, visto che era ancora bagnata. Mamma chiuse gli occhi, emettendo un sospiro. Da ciò che sentii col mio dito nella sua passera, era ovvio che papà ci aveva appena sborrato dentro, perché c’erano un calore e una densa umidità che normalmente la figa di mamma non aveva. Tirai fuori il mio dito da lì e mamma riaprì gli occhioni. Forse volli fare qualcosa di porco, forse volli stupirla, non so. Ma mi infilai tutto il dito in bocca, gustando con le labbra e con la lingua i sapori mescolati di mamma e papà. Non avrei saputo dire se mi piaceva il gusto che sentivo, ma non importava, perché avevo fatto una cosa che forse poche altre persone al mondo avevano fatto.
Mamma mi guardò col suo sguardo da porca e mi accarezzò il cazzo duro, che era appoggiato sulla sua pancina tonica.
Le detti qualche momento perché mi piaceva sentirmi accarezzare il cazzo da lei, ma poi, senza parlare, la presi e la feci girare completamente, in modo che mi desse le spalle, e le spinsi la schiena in avanti per farla piegare a pecorina. Mamma dovette tenersi al muro con le mani, mentre io le afferravo i fianchi morbidi e le piantavo senza preavviso il cazzo nella figa. Volevo scoparla come aveva appena fatto papà, mescolando la mia sborra alla sua nella passera della mia mamma. Cominciai a chiavarla subito velocemente e bene a fondo. Volevo farle sentire tutto il cazzo del suo bambino, ora che aveva appena sentito quello di papà…
La chiavavo come un forsennato, cercando di entrare più profondamente e più forte possibile dentro di lei. Entrambi trattenevamo urla di piacere, anche se un paio di volte mamma fece dei versi a un volume leggermente più alto e dovetti sperare che papà non li avesse sentiti.
Quando sentii che non mi mancava molto a sborrare nella figa di mamma, lasciai i suoi fianchi e mi sporsi un po’ per afferrarle le bocce. Le presi e strinsi forte le mani su di loro, tanto che credetti di averle fatto male, ma dai versi che sentivo, non era dolore, quello che mamma stava provando.

Così, in quella posizione, con la mia mamma piegata a novanta gradi e io dietro di lei, piegato in avanti, con le sue tettone tra le mani e col cazzo nella sua figa bollente, sborrai.

Dio, quanto mi piaceva sborrare dentro alla mia mamma! Dalla prima volta che lo avevo fatto, pochi giorni prima, era stato sempre qualcosa di meraviglioso… Sia che sborrassi nella sua bocca, o nella sua figa, o tra le sue tettone, o sul suo viso (il suo culo mi mancava, ma prima o poi ci sarei arrivato), amavo donare alla mia dolce e bellissima mamma tutta la sborra che sentivo fluire dalle mie palle, scorrere attraverso il mio cazzo e uscire dalla mia cappella, riversandosi nella o sulla parte del suo corpo scelta per l’occasione!

Quando ebbi quindi finito di sborrare nella figa di mamma, mi detti il tempo di riprendermi da quella ‘fatica’ e tirai fuori il cazzo da lì. A mamma servì almeno un minuto per tirarsi su, visto che era stata piegata un bel po’ e non ero stato molto delicato con lei. Quando fu di nuovo in piedi, la mia sborra era già colata dalla sua passera lungo tutte le sue gambe.
Pensai che non era prudente rimanere ancora in bagno insieme a lei, così mi rivestii in un attimo e decisi di uscire da lì, lasciando mamma a lavarsi da sola.

Aprii e richiusi la porta del bagno più silenziosamente possibile. Appena fui in corridoio vidi, solo per un istante, ma molto chiaramente, una figura che entrava velocemente in camera dei miei genitori. ‘Cazzo’, pensai. Perché papà rientrava così in fretta in camera? Mi si scatenò nel cervello un turbine di pensieri: forse papà si era chiesto come mai mamma stesse passando tanto tempo in bagno, invece di tornare a letto da lui, ed era venuto a controllare? O aveva sentito i versi di piacere che mamma non era riuscita a trattenere? Gli era venuto ‘solo’ qualche sospetto su di noi? O ci aveva addirittura visti scopare? Dovetti sospettare di sì, che ci avesse visti. Pensai di tornare in bagno e dirlo a mamma, ma non lo feci. Tornai in camera mia e mi sdraiai sul mio letto.

Sdraiato lì, lasciai scorrere i miei pensieri. Pensai al fatto che probabilmente papà aveva visto il proprio figlio e la propria moglie scopare. Mi aspettavo che un pensiero del genere mi facesse salire una paura immane, ma questa non arrivò. Anzi, essendo io un porco (ormai senza ombra di dubbio, visto che ormai da giorni mi scopavo la mia mamma), il pensiero che papà ci avesse visti… mi piaceva. ‘Anzi’, pensai, ‘prima io ho spiato mamma e papà che scopavano, poi papà ha spiato mamma e me che scopavamo’. Mi stupii dell’erezione che ancora riuscivo ad avere, considerando che facevo sesso non-stop da giorni e che avevo appena cavalcato mamma. Ma il pensiero che papà ci avesse visti mi eccitava troppo! Chissà come aveva reagito… Era rimasto stupito? Certo che sì! E gli era piaciuto? Chissà! Magari sì… Magari si era anche fatto una sega vedendo suo figlio scopare sua moglie a pecorina dopo che lo aveva appena fatto lui! Ignorai il mio cazzo, che si faceva notare dal gonfiore dei pantaloncini.
Sentii mamma che camminava in corridoio e rientrava in camera sua. Mi chiesi cosa sarebbe successo a quel punto.

Non riuscii a sentire più niente e pensai che non fosse il caso di andare di nuovo a spiare papà e mamma. Mi trattenni anche dal farmi un’altra sega, perché ogni tanto dovevo pur far riposare il mio cazzo. Rimasi soltanto lì, sul mio letto, a chiedermi per il resto del pomeriggio come avrebbe potuto evolversi la situazione.

Quando fu ora di cena, venne papà a bussare timidamente alla porta. ‘Avanti’, dissi. Lui si affacciò e disse ‘è… è pronta cena’. Risposi con un altrettanto timido ‘vengo subito’ e lui richiuse la porta.
La cena passò in modo piuttosto tranquillo, anche se sentivo un po’ di tensione. Mi chiesi se fossi l’unico a sentirla o se la provassimo tutti e tre. Non parlammo di niente in particolare e dopo cena guardammo la TV.
Fui il primo ad annunciare che sarei andato a letto, con la scusa che il giorno successivo era lunedì e quindi dovevo alzarmi abbastanza presto per andare all’università. Passai dal bagno per lavarmi i denti e pisciare, poi andai in camera mia, mi spogliai rimanendo in mutande e mi misi nel letto, pur non avendo per niente sonno. Immaginai che mamma e papà avessero entrambi preso il lunedì libero per stare un po’ insieme. Fui di nuovo geloso.
Dopo due ore non riuscivo ancora a dormire. Pensai di alzarmi per vedere cosa stessero facendo i miei genitori. Uscii da camera mia in silenzio e vidi che erano di nuovo nella loro stanza, con la porta chiusa. Mi avvicinai e guardai dalla serratura per un attimo. Vidi che erano nudi e sdraiati sul letto, papà col cazzo moscio tra le gambe e mamma sdraiata su un fianco accanto a lui. Immaginai che avessero finito di scopare da poco. Stavano parlando a voce molto bassa, ma rimasi in ascolto accanto alla loro porta per cercare di capire qualche parola. Non capii molto, ma mi sembrava che parlassero tranquillamente. Riuscii a distinguere alcune frasi di mamma, ‘è sempre stata una nostra fantasia’, ‘hai sempre immaginato di farlo’, ‘realizzeremmo un sogno’, e solo alcune parole di papà, ‘sarà d’accordo?’, ‘siamo i suoi genitori’, ‘non so se…’.
Non ero sicuro di ciò di cui stessero parlando e provai a immaginarlo. Tornai nel mio letto e, pensando a ciò che avevo sentito e al suo possibile significato, finalmente mi addormentai.

Il giorno dopo fu per me un normale lunedì: un corso dopo l’altro, la pausa pranzo, scherzi e battute coi compagni. Ma era impossibile togliermi dalla testa il ritorno di mio padre, la mia gelosia perché probabilmente mentre io ero a lezione lui si scopava mia madre a casa, la voglia immensa di scoparmela io, di infilarle il cazzo ovunque… e poi non riuscivo a non chiedermi di cosa stessero parlando la sera prima, quando li avevo sentiti pronunciare quelle poche frasi e parole.

Tornai a casa poco prima delle 6 del pomeriggio. Quando arrivai in cucina, trovai lì mamma ad aspettarmi. Cazzo, era incredibile che la trovassi ogni volta più bella. Era seduta su una sedia, vestita con una camiciola semitrasparente, da cui erano in risalto le sue enormi bocce, contenute in un reggiseno nero di pizzo. L’unica altra cosa che indossava era il tanga, nero anche quello.
Mamma si alzò in piedi, cosa che valorizzò ancor più il suo corpo giovane e tonico, e venne verso di me. Mi guardava negli occhi col suo sguardo voglioso. Mi tolse lo zaino dalla spalla e lo lasciò cadere a terra. Mi tolse la felpa. Poi mi cinse il collo con le braccia e mi limonò come se non aspettasse altro. Dato che anche io non aspettavo altro, non mi tirai indietro e limonammo per un bel po’, mentre le mettevo le mani dappertutto.
Mentre slinguavamo come due assatanati, io afferrai mamma per le chiappe e la sollevai di peso, mettendola a sedere sul tavolo. Senza smettere di limonare, le misi una mano nelle mutandine e accarezzai il suo clitoride col mio dito medio. Era già bagnata.
Mamma staccò la sua bocca dalla mia e appoggiò la testa sulla mia spalla, cominciando a leccarmi e mordicchiarmi il lato del collo, risalendolo con la lingua. Il mio dito, nel suo tanga, accarezzava le labbra della sua figa bagnata.
Quando la lingua di mamma ebbe raggiunto il mio orecchio, me lo leccò avidamente, dal lobo fino in cima, e ne mordicchiò il contorno con lentezza, cosa che mi faceva tremare di piacere. Con la stessa lentezza, raggiunto e mordicchiato il lobo, si fermò. E sempre con la bocca appoggiata al mio orecchio, disse queste parole: ‘La faresti una cosa a tre con mamma e papà?’

Al sentire la voce di mamma che mi faceva una domanda del genere, istintivamente infilai nella sua figa il dito con cui gliela stavo accarezzando dall’esterno, così lei si immobilizzò per un istante, emettendo un sospiro.
Aspettai almeno un minuto prima di rispondere. Nel frattempo, mamma mi sganciò i pantaloni e tirò fuori il mio cazzo, che era già durissimo, e cominciò a farmi una lenta sega.
Mentre ci davamo piacere l’un l’altra con le mani, chiesi malizioso ‘è una tua idea?’

‘Ci avevo pensato, ma… l’ha proposta papà per primo. Ci ha… ci ha visti ieri… in bagno’.

‘E tu… cosa gli hai detto?’

‘Gli ho raccontato tutto… di noi’.

‘Come… come ha reagito?’

‘All’inizio era arrabbiato… poi… eccitato… perché era… una nostra fantasia… da tempo… Comunque… ne abbiamo parlato molto…’

‘Non solo parlato, immagino…’

‘No… ovviamente’.

‘E com’è finita la… chiacchierata?’

‘Ho detto… che te ne avrei parlato’.

‘Ci credo… che sono un porco… ho preso dai miei genitori!’

‘Decisamente…’

Ridemmo, mentre ancora ci masturbavamo a vicenda. Dopo un po’ tolsi il dito dalla sua figa e le sfilai le mutandine, mentre lei, afferratomi il cazzo, lo indirizzò verso l’entrata della sua passerina. Penetrai mamma lentamente, per godermi ogni secondo e per farle sentire ogni centimetro del mio cazzo che entrava in lei. Cominciai a muovere il bacino per far andare avanti e indietro il mio cazzo dentro la meravigliosa figa di mamma. Ma all’improvviso… lei mi fermò, dicendo ‘aspetta… Andiamo a letto…’. A me lì per lì non faceva differenza, scoparla sul letto di camera o sul tavolo della cucina. Tirai fuori il cazzo dalla sua figa, lei mi prese per mano e mi condusse in camera sua.

Quando fummo arrivati nella stanza, mamma mi fece fermare davanti al suo letto e mi spogliò, togliendomi prima la maglietta e poi sfilandomi jeans, mutande e calzini. A quel punto mi sussurrò ‘chiudi gli occhi’. Li chiusi, chiedendomi che giochino volesse fare. Mi spinse, facendomi cadere all’indietro sul suo letto. Continuai a tenere gli occhi chiusi. Un istante dopo, sentii la lingua di mamma che, cominciando dalla base dell’asta e arrivando fino alla cappella, mi leccava il cazzo lentamente, gustandosi e facendomi gustare tutto il piacere di quella leccata. Una volta che la sua lingua ebbe raggiunto la mia cappella, sentii distintamente le sue labbra che la avvolgevano… Che premurosa, la mia mamma, a tenere la mia cappella al calduccio tra le sue labbra… e a succhiarla un po’ per volta, per darmi quelle sensazioni meravigliose che solo nella sua bocca avevo provato. ‘Oh… mamma…’, dissi spontaneamente. Ancora con gli occhi chiusi, sentivo che il mio cazzo veniva accolto sempre più in profondità nella bocca di mamma, le cui labbra e la cui lingua salivano e scendevano sul mio cazzo e si muovevano dolcemente, in modo da non perdere neanche una minima parte dell’uccello duro del suo bambino. Cominciai a incitarla, ‘oh, sì mamma, succhiamelo… ciucciami il cazzo, mamma.. sì…’.
All’improvviso, ebbi l’impressione che ci fosse qualcosa di strano, come se oltre alle mie parole e ai suoni prodotti dal gran lavoro di mamma sul mio uccello… ci fosse qualcos’altro. Non mi fu facile concentrarmi su cosa potesse essere, perché ero in estasi a causa del pompino che mamma mi stava facendo. Ma mi decisi e aprii gli occhi.

A quel punto, non credetti a quello che stavo vedendo. Mamma mi succhiava il cazzo, piegata a novanta gradi su di me. E dietro di lei, in piedi, c’era… mio padre, che la stava chiavando gustandosi la scena dall’alto! Mi resi conto che ciò che prima sentivo erano… i respiri di papà, che chiavava mamma proprio mentre lei mi succhiava il cazzo!
Dalle due estremità di mamma, io e papà ci guardammo. All’inizio facemmo entrambi una faccia strana, forse la faccia di chi sta facendo qualcosa che non si sarebbe mai aspettato di fare. Ma poi papà mi sorrise con un’espressione che non avevo mai visto sul suo viso, un sorriso diabolico, come se volesse mostrarmi la gioia perversa che provava a fare quello che stava facendo. Probabilmente ricambiai il suo sguardo con la sua stessa espressione. Papà cominciò a chiavare mamma più forte, io le presi la testa e la spinsi sul mio cazzo, chiavandole la bocca più in fondo che potevo. A un certo punto fu chiaro che papà voleva cambiare posizione: sfilò il cazzo dalla figa di mamma e, prendendola per i capelli, la rimise in piedi interrompendo il pompino che mi stava facendo. Senza che parlassimo, capii che io dovevo sdraiarmi sul letto completamente. Papà condusse mamma sopra di me, per scoparmi a smorzacandela. La presi per i fianchi e lasciai che si facesse penetrare dal mio cazzo. Si mosse piano all’inizio, ma aumentando gradualmente il ritmo. Dopo poco, papà si mise in piedi davanti a mamma e le schiaffò il cazzo in bocca. Era incredibile… potevo vedere mia madre che ciucciava il cazzo a mio padre… mentre io ero lì sotto che la chiavavo! Papà prese mamma per i capelli e le infilò tutto il cazzo in gola, rimanendo così immobile per qualche secondo. Quando tirò fuori il cazzo dalla gola di mamma, lei respirò forte… e lui ricominciò a chiavarle la gola fino in fondo, a gran velocità. Anche io aumentai la velocità con cui scopavo la figa di mamma e mi resi conto che mi mancava poco a sborrarle dentro. Ma papà sborrò prima di me: si fermò all’improvviso con la punta del cazzo appoggiata sulla lingua di mamma e schizzò, non so quante volte perché la mia visuale dal basso non mi permetteva di capirlo. Parecchia della sborra di mio padre colò lungo il mento di mamma e finì prima sulla pelle liscia delle sue tettone, poi sul reggiseno di pizzo e sporcò la sua camiciola semitrasparente. Un po’ della sborra di papà cadde anche sulla mia pancia, ma stranamente mi eccitò. Al ritmo della mia scopata e dei movimenti del suo bacino, mamma cominciò a fare dei piccoli versi (visto che adesso aveva la bocca libera per farli), che divennero sempre più acuti, finché non venne emettendo un ‘Ohhhh sì! Sìììììì..’.
A quel punto toccava a me venire: stantuffai la figa di mamma col mio cazzo, più velocemente che potevo, e dopo un minuto sentii fluire la mia sborra attraverso il mio cazzo, che la riversava nella passera della mia meravigliosa mamma.

Rimanemmo lì, nelle nostre posizioni, per un po’: papà in piedi col cazzo che ancora gocciolava sborra sulle tette di mamma, lei che aveva il mento e le labbra sporchi della suddetta sborra e un’espressione rapita sul volto, data dall’orgasmo appena avuto. E io, estasiato, col cazzo che lentamente si ammosciava nella figa di mamma, mentre mi imprimevo per sempre quel momento nella memoria.

V.

Era passato quasi un anno dai bellissimi giorni in cui avevo cominciato a scopare con mia madre e dalla sera in cui io, lei e mio padre avevamo fatto sesso insieme per la prima volta.
Da allora era cominciato per me un periodo meraviglioso. In casa mi sentivo finalmente ibero di esprimere ogni mia voglia, soprattutto sessuale, mi sentivo di poter confidare ai miei genitori tutto ciò che mi passava per la testa, comprese le cose che nessuno direbbe mai ai propri genitori, e vedevo nella mia famiglia un’unità che non avevo mai visto. Papà era rinato, era una persona molto più rilassata, non l’avevo più visto cupo o arrabbiato, e in casa, quando non era occupato a scopare, era una presenza davvero positiva. Mamma era tornata ad essere la persona solare che conoscevo, sempre col sorriso e la battuta pronta, e non perdeva occasione per dimostrare a me, mio padre o entrambi insieme quanta voglia aveva di scopare con noi! La nostra era diventata una casa di sesso, dialogo, amore e felicità!
Insomma, la mia vita era cambiata, perché la mia famiglia era diventata per me ciò che tutte le vere famiglie dovrebbero essere.

Il tardo pomeriggio di un giorno in cui mamma non doveva andare al lavoro, io e lei eravamo nudi in salotto. Lei era piegata in avanti, appoggiata alla spalliera del divano, e io ero in piedi dietro di lei. Tenendola per i fianchi sodi ma morbidi, stavo scopando il culo della mia mamma, non con troppa forza, perché non volevo farle troppo male, ma ad ogni affondo facevo entrare il mio cazzo più in dentro possibile. Mi sembrava assurdo pensare che neanche un anno prima guardavo e bramavo quel culo magnifico, allora apparentemente irraggiungibile, mentre adesso… Beh, adesso era proprio mia madre a chiedermi, guardandomi con i suoi occhioni marroni-verdi, ‘amore… me lo metti in culo?’.

E un bravo figlio che può fare, di fronte a un’accorata richiesta della propria mamma, se non piantarle il cazzo in mezzo a quelle bellissime chiappe toniche?

Così eravamo lì, già da un po’, lei piegata e io tutto impegnato nel sacro dovere filiale di scoparle il culo. Emettevamo all’unisono i nostri versi, i respiri, come se a forza di scopare avessimo raggiunto la perfetta coordinazione. Sborrai nell’intestino di mamma proprio nel momento in cui la porta di casa si aprì. Era papà, tornato dal lavoro. Arrivò in salotto proprio mentre spruzzavo gli ultimi fiotti di sborra nel culo di colei che mi aveva messo al mondo. Ci guardò fino a quando non fu chiaro che avevo finito e poi disse ad alta voce ‘bene bene bene, qui c’è chi lavora come uno schiavo e chi chiava tutto il giorno, eh?’. Ancora in quella posizione, io e mamma ci girammo verso di lui e lo salutammo. Lui continuò tutto allegro, aggiungendo ‘per caso vi è rimasto un buco libero? Il mio cazzo si sente solo!’. Estrassi il mio cazzo dal culo di mamma e lei si rimise in piedi, dicendo a mio padre ‘di’ al tuo cazzo di darmi il tempo di pulirmi!’, prima di andare in bagno tenendosi una mano sul culo, in modo da non far colare la sborra che il suo bambino le aveva riversato in pancia.
Mentre mamma era in bagno, io e papà chiacchierammo qualche minuto di quello che avevamo fatto durante la giornata (in effetti lui aveva lavorato, invece io avevo chiavato mamma, studiato e poi chiavato mamma di nuovo), poi lui si spogliò completamente davanti a me. Era diventata un’abitudine: appena tornavamo a casa, ci spogliavamo per sentirci a nostro agio, oltre che per agevolare qualsiasi scopata avessimo voglia di fare. Ci sedemmo entrambi sul divano e dopo un po’ mamma tornò.
Bellissima, si fermò in piedi davanti a noi. Io e papà guardavamo il suo corpo perfetto (io le sue magnifiche bocce, soprattutto), mentre i nostri cazzi prendevano vita, ispirati da quella visione celestiale. Mamma li vide indurirsi e sorrise dicendo ‘sono felice di farvi sempre questo effetto’. Si inginocchiò sul pavimento, davanti a noi, e afferrò il mio cazzo con una mano e quello di papà con l’altra. Le mani di mamma cominciarono ad accarezzare il cazzo di papà e il mio contemporaneamente, mentre noi due ci rilassavamo sul divano per goderci la sega che mamma ci stava facendo. Mamma muoveva le mani lentamente sui nostri cazzi. Per me era così rilassante… e mi piaceva, in quel momento, non dover fare niente ma solo lasciarmi servire, diversamente dalla scopata che avevamo da poco finito. In più, adesso potevo godermi la vista della mia meravigliosa mamma che segava tranquillamente il proprio marito e il proprio figlio, vedevo le sue magnifiche tettone appoggiate in mezzo a noi sul divano e vedevo la sua espressione rilassatamente porca mentre guardava a volte me, a volte papà e a volte i nostri cazzi. ‘Quanto siete belli’, ci disse dolcemente mentre ci segava. Per me era lei ad essere bella, bellissima. Dopo poco mamma disse con la stessa dolcezza ‘alzatevi’ e io e papà ci mettemmo in piedi, io alla sua destra e lui alla sua sinistra. Continuando a segare il mio cazzo, mamma girò la testa verso l’uccello di papà e con una lenta e dolce leccata gli inumidì tutta la cappella, mentre lui la guardava eccitato. Mamma cominciò a ciucciare il suo cazzo lentamente… Poi più velocemente… Papà respirava profondamente mentre muoveva piano il cazzo in quella bocca calda…
Poi mamma invertì i ruoli: la sua bocca lasciò il cazzo del mio papà per voltarsi verso il mio e baciarne la cappella dura. Ora la sua mano sinistra segava il cazzo di papà, mentre la destra mi massaggiava le palle e la bocca avvolgeva la mia cappella. Il suo viso rimase per un po’ fermo così, con la mia cappella in bocca, mentre sentivo che le sue labbra ciucciavano con abilità e la sua lingua accarezzava la cappella all’interno di quella calda e umida bocca materna. Misi una mano dietro la testa di mamma e spinsi il mio cazzo più in dentro, nella sua bocca, andando un po’ avanti e indietro mentre lei mi guardava negli occhi. La mia mano si spostò sul suo viso, accarezzandoglielo, mentre lei lasciava delicatamente il mio cazzo per tornare a dedicarsi a quello di papà.
Mamma continuò così, a dedicare i servizi della sua bocca un po’ al cazzo di papà e un po’ al mio, e ogni volta ognuno godeva di quelle labbra morbide e di quella lingua abile e dolce.
Dopo un po’, mentre mamma stava leccando la cappella di papà con la punta della lingua, papà afferrò il proprio cazzo e cominciò a menarselo, appoggiando la cappella sulla lingua di mamma, che a bocca aperta si preparava ad accogliere l’imminente sborrata del mio papà. Mentre lui continuava a menarsi il cazzo ed emetteva gemiti e sospiri sempre più profondi, io osservavo la scena con la mano di mamma che ancora segava il mio cazzo.
Quando papà venne, sparò parecchi consistenti schizzi di sborra. Il primo fece centro, direttamente nella bocca di mamma, che non aspettandosi quella precisione chiuse la bocca per un attimo, così il secondo e il terzo schizzo le sporcarono le labbra e colarono sul suo mento, andando a cadere sulle sue enormi tette. Osservai eccitato il percorso di quei piccoli fiumi di sborra, dalla bocca di mamma al suo mento, poi la caduta sulle tette e le strade che quei rivoli bianchi percorrevano su ciascuna di quelle meravigliose bocce. Mi eccitò vedere che sulla tetta sinistra un po’ di sborra aveva raggiunto esattamente il capezzolo, da cui poi aveva continuato a gocciolare, ancora più giù. Le guardai di nuovo il viso, su cui papà aveva completato l’opera schizzando anche su una guancia, sulla fronte e subito sotto il naso, donando a mamma dei simpatici baffetti di sborra, che cominciarono a colare a loro volta, intraprendendo il proprio cammino verso le tette e forse oltre.
Una volta che papà ebbe finito di sborrare, mamma si leccò i baffi assaporando un po’ della sborra sul suo viso e poi si voltò verso il mio cazzo, che cominciò a ciucciare forsennatamente senza perdere tempo, mentre con entrambe le mani stringeva la mia asta muovendole su e giù e facendomi godere da matti. Mamma voleva anche la mia sborra. Così presi la testa della mia mamma con entrambe le mani e le scopai la bocca, non seppi per quanto, ma continuai a chiavare quella bocca e quella gola come la passera di una puttana. Mentre io scopavo quella bocca divina, papà si inginocchiò dietro a mamma e con una mano prese a stringere e palpare una sua tetta, e con l’altra mano si dedicò alla sua figa, dandole evidentemente molto piacere, almeno a giudicare dai forti mugolii che lei emetteva mentre il mio cazzo le occupava la bocca.
Quando venni, riversai senza preavviso la mia sborra nella gola di mia madre. Le mie mani le impedivano di muovere la testa, così prese quella sborrata fino all’ultimo schizzo, anche se forse non era preparata ad ingoiarla tutta, così parecchia della sborra del suo bambino colò dalla sua bocca e si unì a quella che già si trovava su quelle tettone materne.
Il mio cazzo era ancora nella bocca della mia mamma quando, data l’eccitazione del momento e dato il lavoro che papà stava facendo alla sua figa, mia madre cominciò a tremare tutta e richiuse le labbra sul mio cazzo, mugolando forte. La sua bocca lasciò andare l’uccello del suo bambino solo quando si spalancò per emettere un misto tra un urlo e un sospiro liberatorio, che si ripeté alcune volte, affievolendosi lentamente. Anche mamma era venuta. Restammo ancora per un po’ in quella posizione: mamma in ginocchio ricoperta di sborra dal viso alle tette (e anche un po’ su pancino e cosce, dove era gocciolata), papà in ginocchio dietro di lei con due dita nella sua figa e una mano su una sua tetta, e io in piedi col cazzo che si ammosciava lentamente a un centimetro dal viso di mamma.
Quando mi fui ripreso da quel bellissimo pompino dissi, con finta sorpresa, ‘mamma, sei tutta sporca’. Lei mi guardò con quegli occhioni e rispose sarcastica ‘davvero? Ma guarda, chissà come mi è finita addosso tutta questa sborra!’. Ormai ci ero abituato, ma mi eccitava ogni volta sentire mia madre pronunciare la parola ‘sborra’. ‘Per fortuna non è un problema, visto che ami la sborra, vero tesoro?’ disse papà baciandole una guancia sporca di quella crema bianca. ‘Mmm… Solo la vostra, porcellini’, ribatté lei, alzandosi in piedi. Quando l’ebbi aiutata a mettersi in piedi, mi inginocchiai davanti a lei e mettendole le mani sulle chiappe sode piazzai la mia lingua nella sua figa bagnatissima, leccando in profondità in mezzo a quelle labbra dall’odore e dal sapore intensi. Poi la mia lingua risalì fino al clitoride di mamma, che leccai lentamente e succhiai con delicatezza come se fosse un piccolo cazzo. Da lì, senza mai staccare la lingua dal corpo di mia madre, risalii quel pancino tonico e raggiunsi la sua tetta destra, che leccai avidamente da sotto fino ad arrivare al capezzolo, che succhiai come un bambino, ripulendolo dalla sborra che io e papà ci avevamo riversato. Con la stessa passione mi dedicai alla pulizia completa di quella tetta, mentre papà andò a dedicarsi all’altra. Mamma mugolava piano e respirava profondamente. ‘Vi amo…’, diceva, accarezzandoci i capelli, e mentre io risalivo a leccarle e baciarle il collo, papà la baciò, limonando con lei a lungo.
Continuammo a leccarla, mordicchiarla, baciarla e farci leccare, mordicchiare e baciare da lei ancora un po’, finché io, stanco perché quel giorno io e mamma avevamo scopato parecchio, dissi ‘ho fame’. Anche mamma e papà dissero di averne, così andammo in bagno a pulirci e, sempre nudi come ormai era nostra abitudine, cucinammo una cena leggera, bocconcini di pollo e verdure in padella.

Dopo cena, ci sedemmo sul divano a guardare un po’ di TV. Trasmettevano un quiz in cui i concorrenti dovevano dare la risposta giusta alle domande che gli venivano fatte. Ci eravamo abituati a ‘giocare’ ogni volta che guardavamo quella trasmissione: cercavamo di indovinare anche noi le risposte, e chi indovinava quella giusta riceveva un bacio con la lingua da uno degli altri due. La prima ad indovinare una risposta fu mamma, a cui volli dare io il premio, così le misi la lingua in bocca baciandola con passione. Poi indovinò papà, così stavolta mamma baciò lui. Subito dopo fu di nuovo mio padre a indovinare, così mamma mi disse ‘tocca a te premiare papà’. Mi sporsi su di lui e lo baciai con la lingua. La quarta risposta giusta la dette mamma, e toccava a papà premiarla. Non mi stava andando bene, eravamo già alla quinta domanda e non avevo ancora dato una risposta giusta! Dovevo mettermi d’impegno! La trasmissione continuò e noi continuammo a giocare, fra risposte giuste e sbagliate e baci con la lingua. Quando il programma finì, miracolosamente vinsi io, anche se solo con una risposta di vantaggio su papà e mamma, che erano a pari merito! A questo punto il vincitore doveva scegliere il proprio premio finale. Mamma mi guardò negli occhi, vogliosa, e mi disse ‘allora amore, scegli il tuo premio…’
Al solo sentire quella frase avevo già il cazzo duro, che mamma vide e a cui dette una leggera carezza.
‘Mettiti sopra di me’, le dissi. Mamma obbedì, sedendosi a cavalcioni su di me. Il mio cazzo e la sua figa furono subito a stretto contatto e mamma spalmò le sue bocce enormi e bellissime sul mio viso. Amavo quando mamma mi metteva le tette in faccia! Mi facevano impazzire da sempre… e lei lo sapeva bene! Mi godetti il piacere di strusciare il viso in mezzo alle tettone di mamma e cominciai ad accarezzarle la schiena con entrambe le mani, partendo dalle sue spalle fino a raggiungere il suo culo bellissimo e sodo, che strinsi, una chiappa per ogni mano. Il corpo di mamma si muoveva lentamente come se stessimo scopando… il suo bacino andava avanti e indietro, in modo che la sua figa, che sentivo già bagnatissima, si muovesse sull’asta del mio cazzo duro. Dopo un anno di meravigliose scopate, mamma mi faceva ancora impazzire come se fosse la prima volta! Cedetti subito alla tentazione: sollevai il corpo di mamma quanto bastava perché il mio cazzo dritto potesse puntare precisamente all’entrata della sua passera e, guardando mia madre nei suoi occhioni vogliosi, la feci ridiscendere in modo che l’uccello durissimo di suo figlio penetrasse quella figa calda e bagnata. In quel momento esclamammo insieme un ‘Ooh!’ di piacere. Mamma strinse di nuovo la mia testa alle sue tette e ne approfittai per cominciare a leccare un suo capezzolo, mentre muovevo il mio cazzo dentro di lei.
Per tutto il tempo che durò quella scopata, mamma emise un sacco di urletti, che aumentavano nei momenti in cui provava più piacere e che a un certo punto divennero vere e proprie urla, a volte semplici ‘ahhh’ o ‘ohhh’ e a volte frasi, anche molto porche, come ‘scopa la tua mamma’ o ‘mi piace il cazzo del mio bambino’. Solo quando la facevo godere al massimo diceva queste cose, e io impazzivo al sentirle. Proprio mentre urlava queste porcate, con una mia mano stretta su una sua boccia e l’altra sul suo culo, il suo corpo si fermò completamente. Mamma drizzò la schiena e buttò la testa all’indietro e riprese a muoversi come impazzita, tremando di piacere ed emettendo forti sospiri uno dopo l’altro. Intanto anch’io avevo aumentato il ritmo con cui scopavo la sua figa e mentre lo facevo lei si fermò di nuovo, liberando quel misto fra urlo e sospiro che faceva capire che mamma stava venendo. Questo non mi impedì di continuare a scoparla forte, cosa che poco dopo la portò a venire di nuovo, e di nuovo. Mentre emetteva gli ultimi urli, sentii che stavo per venire anch’io. Rallentai il ritmo, cercando di arrivare più dentro possibile alla figa calda della mia mamma, che capì cosa stava succedendo e si chinò di nuovo su di me e mi baciò con la lingua, prendendomi la testa con le mani. Mentre io e mamma limonavamo come due innamorati, io sentii quella bellissima sensazione di quando senti i fiotti di sborra lasciare le tue palle, risalire il tuo cazzo e uscire finalmente dalla tua cappella, liberandosi infine nella figa della tua mamma.

‘Siete bellissimi’, disse papà. Quando ebbi finito di sborrare dentro mamma, le nostre lingue si staccarono e ci girammo verso di lui, che aveva in mano il proprio cazzo duro e se lo stava segando tranquillamente. ‘Povero papà’, disse mamma, voltandosi di nuovo a guardarmi, ‘ha dovuto fare tutto da solo, povero tesoro… Mamma dovrà fare qualcosa anche per lui, che ne dici?’. Poi ci baciammo di nuovo con la lingua per qualche secondo e lei si alzò solo quando sentì che il mio cazzo si era del tutto ammosciato.
Mamma corse in bagno, per evitare di far gocciolare in giro quel misto della mia sborra e dei suoi umori, e dopo essersi ripulita tornò ad accasciarsi sul divano, esausta. Anch’io ero esausto, dopo quella giornata passata a scopare la mia mamma in vari modi, così mi addormentai un attimo dopo e non seppi se alla fine mamma aveva avuto le forze di dedicarsi anche a papà.

Qualche giorno dopo, io, mamma e papà tornammo a casa più o meno alla stessa ora dopo le rispettive giornate di studio o lavoro. Come al solito, ci spogliammo, ci abbracciammo e baciammo e infine ci mettemmo ai fornelli. A tavola ci raccontammo com’era andata la giornata di ognuno, e quando finimmo di cenare, notai che mamma non era tranquilla come al solito.

‘Mamma… Va tutto bene?’, chiesi. Lei attese qualche secondo e disse ‘devo dirvi una cosa’. Io e papà la guardammo incuriositi e preoccupati, in attesa che lei parlasse. Mamma prese un bel respiro.

‘Ho fatto il test. Sono incinta’.

Ci fu un momento di silenzio.

‘Ma tu non prendi la pillola?’, dissi.

‘Sì…’

‘La certezza del funzionamento non… non è al cento per cento’, intervenne papà.

Ci fu di nuovo silenzio. Poi papà si alzò e andò ad abbracciare mamma, ancora seduta. Le sorrise e disse: ‘Non eravamo preparati, ma… è una notizia meravigliosa!’. Il sorriso gli si allargava sempre di più sul viso e contagiò mamma, che sorrise a sua volta. Io ero ancora seduto al mio posto, incredulo, ma al vederli così felici mi accorsi che stavo sorridendo anch’io di gioia! Mi alzai e mi unii al loro abbraccio. Ci stringemmo e ci baciammo a lungo, e quella sera andammo nel loro letto, dove scopammo fino al mattino.

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